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Scopri il blog Reti Sociali & Networking, uno spazio di divulgazione scientifica dedicato alla sociologia delle relazioni, delle reti e della società digitale. Un punto di riferimento per studenti, ricercatori e operatori sociali. Scopri di più su Alessandria today.
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La sostanziale pregressa incapacità degli Stati Uniti di leggere la vicenda politica italiana in tutti i suoi elementi di complessità
Uno dei motivi più ricorrenti da parte di chi individua la presenza costante della longa manus statunitense sulle vicende nostrane riguarda il ruolo, presunto o reale, che il governo degli Stati Uniti ha avuto nell���arginare la crescita elettorale del Partito comunista italiano (PCI). Non stupisce, perciò, che il rapporto tra gli Stati Uniti e la “questione comunista” italiana dal secondo…

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#1945#1948#1968#1973#1976#Alice Ciulla#anni#centrismo#centrosinistra#DC#governi#Henry Kissinger#intellettuali#Italia#Ottanta#PCI#PSI#scienze#Sessanta#sociali#Stati Uniti
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La sostanziale pregressa incapacità degli Stati Uniti di leggere la vicenda politica italiana in tutti i suoi elementi di complessità
Uno dei motivi più ricorrenti da parte di chi individua la presenza costante della longa manus statunitense sulle vicende nostrane riguarda il ruolo, presunto o reale, che il governo degli Stati Uniti ha avuto nell’arginare la crescita elettorale del Partito comunista italiano (PCI). Non stupisce, perciò, che il rapporto tra gli Stati Uniti e la “questione comunista” italiana dal secondo…

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La sostanziale pregressa incapacità degli Stati Uniti di leggere la vicenda politica italiana in tutti i suoi elementi di complessità
Uno dei motivi più ricorrenti da parte di chi individua la presenza costante della longa manus statunitense sulle vicende nostrane riguarda il ruolo, presunto o reale, che il governo degli Stati Uniti ha avuto nell’arginare la crescita elettorale del Partito comunista italiano (PCI). Non stupisce, perciò, che il rapporto tra gli Stati Uniti e la “questione comunista” italiana dal secondo…

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La sostanziale pregressa incapacità degli Stati Uniti di leggere la vicenda politica italiana in tutti i suoi elementi di complessità
Uno dei motivi più ricorrenti da parte di chi individua la presenza costante della longa manus statunitense sulle vicende nostrane riguarda il ruolo, presunto o reale, che il governo degli Stati Uniti ha avuto nell’arginare la crescita elettorale del Partito comunista italiano (PCI). Non stupisce, perciò, che il rapporto tra gli Stati Uniti e la “questione comunista” italiana dal secondo…

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La sostanziale pregressa incapacità degli Stati Uniti di leggere la vicenda politica italiana in tutti i suoi elementi di complessità
Uno dei motivi più ricorrenti da parte di chi individua la presenza costante della longa manus statunitense sulle vicende nostrane riguarda il ruolo, presunto o reale, che il governo degli Stati Uniti ha avuto nell’arginare la crescita elettorale del Partito comunista italiano (PCI). Non stupisce, perciò, che il rapporto tra gli Stati Uniti e la “questione comunista” italiana dal secondo…

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[Pasolini “cattivo” maestro][Mario Caligiuri]
Scopri il lato meno noto di Pier Paolo Pasolini: quello di educatore. Un'analisi dei suoi scritti e dei suoi film che rivelano una profonda riflessione sul ruolo della scuola e della cultura nella società.
La pedagogia “corsara” di Pasolini: un antidoto al presente Titolo: Pasolini “cattivo” maestroA cura di: Mario CaligiuriEdito da: RubbettinoAnno: 2024Pagine: 160ISBN: 9788849879186 La sinossi di Pasolini “cattivo” maestro di Mario Caligiuri Pasolini è un autore smisurato. Nel suo straordinario impegno intellettuale un posto preminente viene occupato dalla pedagogia. Le sue poesie, i suoi…
#2024#Alessandra Mazzini#Alessandro Mariani#Educazione#Francesco Vilotta#Franco Arminio#Italia#libri gay#Mario Caligiuri#Maura Locantore#Monica Lanzillotta#Paolo Mottana#Pasolini#Pasolini “cattivo” maestro#pedagogia#Pier Paolo Pasolini#Queering Pasolini#Roberto Carnero#Rubbettino#Saggi#Saggistica#Società e scienze sociali#Studi culturali educazione#università#università della calabria
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Topi e strategie sociali: come una femmina può salvarti la pelliccia
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Quando gli animali si muovono nel loro ambiente, non lo fanno mai in modo casuale o disinteressato. Valutano costantemente i rischi, osservano attentamente ciò che accade intorno a loro, utilizzano indizi sensoriali e acquisiscono nuove informazioni per adottare comportamenti appropriati. Del resto, il pericolo è sempre dietro l'angolo, e sapere cosa fare è cruciale per la sopravvivenza. I roditori, ad esempio, adottano posture difensive quando percepiscono minacce, come odori di predatori o ombre sospette.
Anche all'interno dei gruppi sociali, gli animali sviluppano meccanismi cognitivi per rispondere agli stimoli sociali e ai cambiamenti ambientali. In comunità con gerarchie ben definite, devono costantemente osservare i comportamenti degli altri per capire se sta per scoppiare un conflitto o se il gruppo è in quiete. Quando si presenta una minaccia, la fuga è una risposta classica ed efficace. Ma scappare non è sempre la scelta migliore, perché implica perdere risorse e opportunità di accoppiamento. Come fare allora per ridurre i conflitti all'interno di un gruppo? Per i piccoli topi della specie Mus musculus, la risposta è ingegnosa: utilizzare le femmine come distrazione.
Un gruppo di ricercatori ha registrato le interazioni di gruppi composti da due maschi e due femmine per un periodo di cinque ore. Hanno utilizzato l'intelligenza artificiale per codificare in maniera oggettiva come i topi gestiscono i comportamenti aggressivi dei loro simili. Essendo animali gerarchici, nei gruppi c'è sempre un maschio più aggressivo degli altri. I ricercatori hanno registrato 3.000 incontri tra maschi, determinando le risposte più probabili all'aggressione e se queste azioni risolvessero o peggiorassero il conflitto.
Tra questi incontri, i ricercatori hanno osservato un comportamento molto costante: il maschio aggredito spesso correva verso una delle femmine, riuscendo così a de-escalare l'aggressione. Dopo un confronto aggressivo, il maschio vittima interagiva brevemente con una femmina prima di allontanarsi rapidamente, poiché l'attenzione dell'aggressore si spostava su di lei. Questa sequenza comportamentale era l'unica che non portava ad ulteriori scontri violenti. In pratica, il maschio aggredito distraeva l'aggressore con la presenza della femmina, evitando così ulteriori conflitti senza dover fuggire lontano. Geniale, no?
Nonostante questi risultati, lo studio presenta alcune limitazioni. È stato condotto in un ambiente controllato con piccoli gruppi bilanciati per sesso, che potrebbero non rappresentare fedelmente le condizioni naturali. Inoltre, l'assenza di una gerarchia sociale ben definita tra i topi osservati potrebbe aver influenzato i comportamenti registrati. Future ricerche dovrebbero variare il numero e la composizione degli animali per comprendere meglio come questa strategia si applichi in contesti più naturali, ma una cosa è chiara, in alcuni casi basta affidarsi ad una femmina per uscire da una situazione difficile.
A Presto e Buona Scienza! fonte
fonte foto: George Shuklin (talk) - Opera propria, CC BY-SA 1.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5521043

#drops of science#Topi#Strategie Sociali#Comportamento Animale#Mus Musculus#Scienza#Etologia#Ricerca Scientifica#Comportamento#Animali#Biologia#Intelligenza Artificiale#Conflitti Animali#Gerarchia Animale#Distrazione#Femmine#Sopravvivenza#Studio Scientifico#Comportamento Sociale#Mammiferi#Ricerca#Biologia Animale#scienze naturali#zoologia
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Breve storia del clima.
In epoca romana, dal 250 a.C. al 450 d.C., la temperatura era di almeno 2ºC più alta di oggi (i più nerd tra i medioman vi diranno che c'erano variazioni, senza rendersene conto confermando la tesi: le variazioni climatiche avvengono "da sole" non certo per colpa dell'uomo. I più fessi, quelli che non sapendo leggere ma solo ubbidire chiedono "le fonti?", sostengono che i romani aumentarono la CO2 ... bruciando legna. La fonte? ndr).
Era un periodo di riscaldamento globale. La popolazione è aumentata (...). L'agricoltura del clima caldo poteva essere intrapresa in aree a latitudini e altitudini molto più elevate di adesso. (La vite in Inghilterra, ndr). Questo riscaldamento non poteva essere dovuto alle emissioni umane di CO2.
Seguirono i secoli bui. Questo è stato un periodo di freddo pungente di fallimento dei raccolti, carestia, malattie, guerra, spopolamento, espansione del ghiaccio e aumento del vento. (...) Bande assassine di rifugiati climatici vagarono per l'Europa in cerca di prede. Civiltà come i Maya crollarono.
Il successivo riscaldamento medievale (900-1300 d.C.) fu un periodo (positivo) per la vita sulla Terra. Le calotte glaciali, i ghiacciai e il ghiaccio marino si contrassero, consentendo l'esplorazione e l'insediamento del mare ad alte latitudini. Colture di cereali, bovini, ovini, fattorie e villaggi furono stabiliti in Groenlandia, almeno 6ºC più calda di oggi.
Sebbene ci sia stato un periodo freddo di 40 anni nel riscaldamento medievale (i clcli del clima che cambia COSTANTEMENTE, ndr), i fallimenti dei raccolti e la carestia erano rari. La popolazione aumentò (...). La ricchezza creata (...) è stata utilizzata per costruire cattedrali, monasteri e università. Il riscaldamento medievale era globale. Ancora una volta il riscaldamento non poteva essere dovuto alle emissioni umane di CO2.
La piccola era glaciale iniziò alla fine del XIII secolo con una diminuzione dell'attività solare. La piccola era glaciale è stata caratterizzata da un clima rapidamente fluttuante, e periodi straordinariamente freddi durante l'inattività solare: (1280-1340, 1450–1540, 1645–1715 e 1795–1825). Faceva molto freddo (i carri dei rifornimenti a Venezia potevano passare sulla laguna ghiacciata d'inverno, ndr). È stato un cambiamento climatico globale. C'era il fallimento del raccolto, la carestia, la malattia (peste nera, peste manzioniana, ndr), la guerra e lo spopolamento.
Ci fu uno spaccamento sociale (rivoluzione francese). I prezzi del cibo aumentarono nei periodi di debole attività solare. I vichinghi in Groenlandia si estinsero. Non era un buon momento per vivere. La piccola era glaciale terminò nel 1850 e da allora c'è stata una tendenza al riscaldamento con periodi più freddi (1940-1976 e 1998-2005). Storia, archeologia e geologia dimostrano che attualmente viviamo in un clima interglaciale e variabile.
I cambiamenti che possiamo osservare con la strumentazione moderna sono molto piccoli. Sia i tassi che l'entità del cambiamento climatico sono inferiori ai cambiamenti negli ultimi 1000, 10.000 o 100.000 anni.(...) La storia e l'archeologia ci mostrano che il raffreddamento globale provoca siccità, sconvolgimenti sociali, migranti climatici, carestie, malattie, guerre, spopolamento, collasso di civiltà ed estinzioni di piante e animali. Le grandi civiltà prosperarono in tempi caldi. Viviamo nei tempi migliori che gli esseri umani abbiano mai avuto sul pianeta Terra.
Siamo l'unica generazione di umani a temere un clima caldo! Il riscaldamento globale ci ha sempre reso più ricchi e più sani. La storia è li a ricordarcelo ma, come la matematica e le scienze, oggi non si studia più.
via https://twitter.com/climacritic/status/1738157567820312714
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TROPPE FALSITÀ SULLA SALIS!
Innanzitutto leggiamo il curriculum...
Curriculum di Ilaria Salis:
Ilaria Salis nasce a Milano nel 1984, dopo un triennio vissuto con la famiglia nel Regno Unito fra il 1992 e il 1995, cresce a Monza. Diplomatasi al liceo classico B. Zucchi di Monza, nel 2005 si laurea cum laude all'Università degli Studi di Milano in Scienze storiche e, nel 2021, consegue la laurea magistrale in Filologia, letterature e storia dell'antichità presso lo stesso ateneo.Educatrice, maestra elementare e, dal 2021, docente supplente presso gli istituti di scuola secondaria superiore.
Attenzione: Le condanne e le denunce Ilaria le ha ricevute per aver agito nel sociale con spirito umanitario e MAI per interesse personale!
Informatevi!
Tutti reati di nessuna valenza criminale ma per battaglie sociali radicali. La sua colpa, una certa radicalità, idealismo e grande fede umanitaria!
Cose che, per chi ha vissuto l'epoca della battaglie per le conquiste sociali e civili di cui tutti per un po' abbiamo beneficiato, erano all'ordine del giorno. Per quanto riguarda l'occupazione case Aler, a Milano ce ne sono 2000 vuote da anni in corso di deperimento.
L'occupazione per chi non ha casa è un atto morale oltre che una battaglia dimostrativa. Forse, non lo sappiamo con certezza, Salis ha partecipato ad una di queste occupazioni e gli è stata attribuita pur non abitandoci. Piccolo particolare, queste case in stato di abbandono vengono in qualche modo ripulite e perciò risanare da chi le occupa. Aler dovrebbe solo ringraziare.
Sono stufo di ascoltare falsità!
Ilaria è una persona che ha fatto delle Lotti sociali, non si è tirata indietro quando la Polizia ha caricato con i manganelli e per questo è stata accusata di resistenza a pubblico ufficiale, Vi auguro di finire anche voi in mezzo a una carica della polizia e di alzare le mani per difendervi il volto, ricordate però che se lo fate vi arresteranno e vi condanneranno per resistenza a pubblico ufficiale!
Si è messa nei guai per fare delle lotte sociali, per aiutare i poveracci, per i suoi ideali umanitari!
Non come molti politici che hanno infranto e infrangono la legge per mero interesse personale!
Mettere sullo stesso piano di "criminalità" qualche condanna per resistenza a pubblico ufficiale e simili che fanno parte del bagaglio di vita di una intera generazione di attempati signori che oggi sono nonni felici, non è moralmente accettabile.
Secondo questo metro noi costruttori del paese dal dopoguerra in poi, invece che una rispettata generazione, saremmo tutti degli ex criminali pregiudicati. Gli stessi leghisti, dal capo al defunto Maroni hanno avuto condanne simili.
Per non parlare del padre della patria, che da pregiudicato voleva fare il presidente della repubblica. Ben altra gravità hanno le condanne o le frequentazioni di pezzi grossi di questo governo o loro amici che intrattengono relazioni strette con criminalità, mafie e pluriassassini stragisti dello stimato terrorismo nero. Ma quelle sono ragazzate vero?
C'è un parlamento pieno di pregiudicati per aver rubato in vari modi, ma il problema è una ragazza che lotta in maniera radicale contro le ingiustizie. Poi la pericolosa "picchiatrice" non dimostrata, sotto processo in un tribunale farsa, avrebbe così tanto fatto male ad un muscoloso picchiatore nazista da avergli provocato BEN 5 giorni di prognosi, per i quali ha già scontato 16 mesi di carcere preventivi senza condanna, che qui neanche agli stragisti delle bombe...Cioè una misura che qualsiasi PS quasi ti riconosce anche per una puntura di zanzara. Da condannare è l'orrore di un pensiero nazista in crescita e violento, vedi gli attentati agli oppositori in aumento in tutta europa
Così Lidia Vitali
Mettere sullo stesso piano di "criminalità" qualche condanna per resistenza a pubblico ufficiale e simili che fanno parte del bagaglio di vita di una intera generazione di attempati signori che oggi sono nonni felici, non è moralmente accettabile. Secondo questo metro noi costruttori del paese dal dopoguerra in poi, invece che una rispettata generazione, saremmo tutti degli ex criminali pregiudicati. Gli stessi leghisti, dal capo al defunto Maroni hanno avuto condanne simili. Per non parlare del padre della patria, che da pregiudicato voleva fare il presidente della repubblica. Ben altra gravità hanno le condanne o le frequentazioni di pezzi grossi di questo governo o loro amici che intrattengono relazioni strette con criminalità, mafie e pluriassassini stragisti dello stimato terrorismo nero. Ma quelle sono ragazzate vero?
C'è un parlamento pieno di pregiudicati per aver rubato in vari modi, ma il problema è una ragazza che lotta in maniera radicale contro le ingiustizie. Poi la pericolosa "picchiatrice" non dimostrata, sotto processo in un tribunale farsa, avrebbe così tanto fatto male ad un muscoloso picchiatore nazista da avergli provocato BEN 5 giorni di prognosi, per i quali ha già scontato 16 mesi di carcere preventivi senza condanna, che qui neanche agli stragisti delle bombe...Cioè una misura che qualsiasi PS quasi ti riconosce anche per una puntura di zanzara. Da condannare è l'orrore di un pensiero nazista in crescita e violento, vedi gli attentati agli oppositori in aumento in tutta europa.
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"Miei cari," ci esortava "fate che il vostro motto sia di lasciare il mondo un po' migliore di come l'avete trovato, e di dare ai vostri figli condizioni di partenza un po' migliori di quelle che avete avuto voi. Non contate sugli altri. Vivete come se l'intero futuro dell'umanità dipendesse dal vostro impegno; in fondo, potrebbe anche darsi! Sono tempi critici, questi, molto critici. La padronanza del fuoco non è che un inizio; devono esserci pensiero, pianificazione, organizzazione, per poter edificare su queste fondamenta. Dopo le scienze naturali, le scienze sociali!"
Roy Lewis - Il più grande uomo scimmia del Pleistocene
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"Arsenico e Altri Veleni": Un Viaggio Oscuro nel Medioevo con Beatrice Del Bo. Presentazione del libro a Casale Monferrato: il potere letale dei veleni medievali in un evento affascinante
Venerdì 8 novembre alle ore 18:00, il Salone del Senato della Biblioteca Civica “Giovanni Canna” di Casale Monferrato ospiterà la presentazione del libro di Beatrice Del Bo “Arsenico e altri veleni.
Venerdì 8 novembre alle ore 18:00, il Salone del Senato della Biblioteca Civica “Giovanni Canna” di Casale Monferrato ospiterà la presentazione del libro di Beatrice Del Bo “Arsenico e altri veleni. Una storia letale nel Medioevo”, edito da Il Mulino nel 2024. L’evento, organizzato dalla Biblioteca Civica in collaborazione con l’Associazione Arte e Storia, sarà a ingresso libero. L’autrice…
#Alessandria today#Antonella Perin#arsenico#Arsenico e altri veleni#Associazione Arte e Storia#Beatrice Del Bo#Biblioteca Civica Giovanni Canna#Casale cultura#Casale eventi#Casale Monferrato#Conferenza storica#corti medievali#Cultura italiana#donne avvelenatrici#eventi novembre 2024#Google News#Il Mulino#Intrighi di corte#italianewsmedia.com#Medioevo#miti medievali#narrazione storica.#nobiltà e società#Pier Carlo Lava#potere e controllo#Presentazione libro#relazioni di potere#Salone del Senato#salute e veleno#Scienze sociali
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Dialogo tra studenti: la moderazione dei contenuti è strutturalmente terribile

Introduzione:
Durante il nostro confronto di gruppo, abbiamo riflettuto sul tema della moderazione dei contenuti online, a partire dalla lettura del testo “La moderazione di contenuti è strutturalmente terribile”. Abbiamo discusso insieme su come viene gestita la moderazione da parte delle piattaforme digitali, quello che ne pensano le persone che ci lavorano sulle sue contraddizioni e sulle ripercussioni sociali che comporta.
Personaggi:
Mina:
Background: laureata in scienze della comunicazione, con interesse per i media digitali, i diritti umani e l’etica dell’informazione. Cresciuta in una famiglia dove si parla spesso di giustizia sociale, è sempre stata molto sensibile ai temi dell’etica e della salute mentale. Inoltre ha fatto volontariato durante il liceo in un centro anti-violenza e questo l’ha resa ancora più consapevole del potere delle parole e delle immagini.
Personalità: Attenta all’invisibile, infatti è turbata proprio da ciò che non si vede sui social, da chi “ripulisce” in silenzio. Non le basta che una cosa “funzioni”: vuole sapere a quale prezzo. Critica verso il sistema: È disturbata dall’arbitrarietà delle decisioni delle piattaforme. Non attacca frontalmente la tecnologia, ma la sua applicazione ingiusta e poco trasparente.
Alessia:
Background: laureata in Psicologia con una tesi sulla disumanizzazione nel lavoro digitale. Collabora con ONG che difendono i diritti digitali e la salute mentale nel lavoro tech.
Personalità: Empatica, riflessiva, ma anche decisa quando parla di giustizia e diritti. Non è anti-tecnologia, ma critica la mancanza di trasparenza e di umanità nei modelli attuali.
Iana:
Background: Figlia di una giornalista e di un insegnante, è cresciuta con una forte attenzione all’etica dell’informazione. Ha partecipato a un progetto universitario sulla comunicazione responsabile nei social. Durante lo stage in una start-up, ha scoperto quanto lavoro invisibile c'è dietro ai contenuti “ripuliti”.
Personalità: Empatica, con un tono di voce pacato ma deciso. Ama ascoltare prima di esprimersi, ma quando parla, lo fa con chiarezza. È la mediatrice naturale del gruppo.
Manuel:
Background: Manuel studia economia e informatica. Ha una visione pragmatica e analitica, ha partecipato in progetti universitari focalizzati sull'impatto economico e sociale dei social media e della moderazione dei contenuti online.
Personalità: Pratico, razionale e attento, Manuel preferisce argomentare con fatti e dati concreti piuttosto che con emozioni. È spesso la voce della ragione nel gruppo, cercando soluzioni realistiche e strutturali ai problemi. Non ama estremismi o approcci troppo idealistici. Ritiene che un equilibrio tra tecnologia, economia ed etica sia essenziale per migliorare realmente il contesto sociale digitale.
Vale:
Background: Vale studia sociologia e ha avuto diverse esperienze personali che l'hanno resa particolarmente sensibile alle questioni di salute mentale e violenza online. Ha vissuto direttamente episodi di molestie digitali che non sono stati presi sul serio dalle piattaforme, il che le ha dato un forte senso di ingiustizia e rabbia verso la superficialità con cui certi temi vengono trattati.
Personalità: Emotivamente coinvolta, Vale tende a reagire con passione ai temi che sente vicini. È sensibile, empatica e determinata a far sentire la sua voce.. A volte può apparire impulsiva, ma la sua intenzione è sempre quella di difendere e sostenere gli altri.
Maria:
Background: Maria è cresciuta in un paese difficile, segnato da instabilità e crisi. Ha lavorato brevemente nel campo della moderazione di contenuti online, dove ogni giorno è stata esposta a immagini violente, traumatiche e disturbanti. Questa esperienza l'ha resa insensibile alle sofferenze altrui e cinicamente distaccata dal dolore emotivo, portandola a sviluppare un atteggiamento freddo e crudele.
Personalità: Maria in superficie appare distante, cinica e sarcastica. Non mostra alcuna empatia verso le sofferenze degli altri, spesso minimizza apertamente i problemi altrui. Crede fermamente che preoccuparsi della salute mentale o delle emozioni sia una debolezza, una perdita di tempo. La sua visione del mondo è pessimista: secondo lei, il dolore e la crudeltà sono inevitabili e tutti devono imparare a conviverci senza lamentarsi. Usa spesso un linguaggio diretto, mostrando indifferenza e a volte persino compiacimento nell'osservare il disagio o la vulnerabilità degli altri. Maria, pur essendo consapevole delle conseguenze psicologiche del suo precedente lavoro, si è convinta che il cinismo sia l'unico meccanismo di difesa efficace contro le sofferenze della vita.
Mina:
Ragazzi, dopo aver letto il testo, sono rimasta davvero colpita. Non avevo idea che ci fossero persone che, per lavoro, devono passare la giornata a guardare contenuti traumatici sui social per decidere se rimuoverli o no…
Maria:
Sinceramente, se scegli di fare un lavoro così, sai a cosa vai incontro. Piangere dopo non serve a nulla.
Vale:
Maria, forse un po' di empatia non guasterebbe. Nessuno merita un lavoro così stressante senza supporto psicologico.
Iana:
Però bisogna anche dire che è un lavoro necessario. I social senza moderazione diventerebbero ingestibili. Secondo me, la tecnologia può aiutarci: gli algoritmi stanno diventando sempre più precisi.
Alessia:
Sì, ma attenzione: anche l’intelligenza artificiale non è una soluzione magica. Gli algoritmi possono ‘vedere’ un’immagine, ma non ne capiscono il contesto. Possono censurare un nudo artistico e lasciare online un discorso d’odio mascherato da satira. Per me, il problema è che si vogliono automatizzare processi che in realtà sono profondamente umani. L’efficienza va bene, ma non può sostituire il giudizio critico.
Maria:
Che importanza ha il contesto? Siamo tutti qui a lamentarci, ma poi vogliamo anche un web lindo e pulito. Un po' ipocrita, no?
Mina:
Non si tratta di ipocrisia, Maria. Si tratta di voler un ambiente più sano per tutti.
Manuel:
Sì, ma anche nel testo l’autore dice che gli algoritmi non sono la soluzione. Non riescono a distinguere il contesto. Tipo: come fai a capire se un post è ironico, provocatorio o davvero offensivo? Serve comunque un occhio umano.
Vale:
Infatti. Io una volta ho denunciato un post sessista e la piattaforma mi ha risposto che “non violava le linee guida”. Ma poi ho visto rimuovere un post di un’amica che parlava di mestruazioni. Ma che senso ha?
Mina:
È proprio questa arbitrarietà che mi disturba. Le regole sembrano cambiare in base a chi sei, cosa dici, e forse anche dove ti trovi nel mondo.
Alessia:
Esatto! E il paradosso è che le piattaforme dicono di voler ‘difendere la libertà di espressione’, ma poi applicano le loro regole in modo arbitrario. Una foto di un seno viene censurata, ma certi contenuti complottisti o xenofobi restano online per mesi. Perché? Perché creano engagement, clic, visualizzazioni. E quindi profitti. C’è un’enorme ipocrisia nel modo in cui gestiscono la moderazione.
Maria:
Le regole sono fatte da chi comanda. Non capisco perché continuate a scandalizzarvi: benvenuti nel mondo reale.
Alessia:
Ma proprio perché è il mondo reale che dobbiamo cercare di cambiarlo. Non possiamo semplicemente rassegnarci.
Iana:
Però scusa , preferisci l’anarchia digitale? Ci vogliono delle regole, sennò ognuno fa quello che gli pare. Pensate alla disinformazione o all’hate speech.
Manuel:
Secondo me il problema non è tanto il “se” moderare, ma il “come”. Serve più trasparenza, magari un organismo esterno che controlli le decisioni delle piattaforme, non solo Facebook che si controlla da sola.
Vale:
Ma voi vi rendete conto che ci sono persone che guardano video di torture, suicidi, violenze sessuali ogni giorno per lavoro? È una forma di trauma secondario. Si parla pochissimo di questo.
Maria:
Trauma secondario? Qualcuno lo deve pur fare, e non è certo lamentandosi che risolvi qualcosa. Questo vittimismo è stancante.
Alessia: Non è vittimismo. È consapevolezza di un problema serio che riguarda la salute mentale di tantissime persone.
Mina:
Verissimo. E la cosa assurda è che non ne parla nessuno. È un lavoro invisibile. Quante volte abbiamo pensato: “per fortuna che qualcuno lo ha rimosso”? Ma non ci chiediamo mai chi lo ha fatto.
Alessia:
Credo che sia proprio da lì che dovremmo partire: sapere chi pulisce lo spazio digitale che usiamo ogni giorno e a cosa viene sottoposto. La salute mentale di chi fa questo lavoro dovrebbe essere una priorità, non un effetto collaterale di un sistema che preferisce restare invisibile. Ho visto qualche giorno fa un video su Youtube di un ragazzo che parlava di questo lavoro, non che del suo lavoro e sono rimasta davvero colpita. I moderatori di contenuti sono sottoposti a delle immagini troppo violente e crude. Il web sa essere davvero sgradevole. Vogliamo delle piattaforme più sane? Allora serve più trasparenza su quello che c'è dietro a ciò che vediamo sui social.
Iana:
Io comunque continuo a pensare che non dobbiamo buttarci giù. Serve più regolamentazione, sì, ma anche più educazione digitale. Dovremmo essere noi utenti a capire cosa postare e cosa no.
Maria: Davvero credete che educare le persone risolverà qualcosa? La crudeltà fa parte della natura umana. Tanto vale farsene una ragione. Manuel: E forse anche smettere di credere che Internet sia uno spazio neutrale o “libero”. È uno spazio governato da regole, spesso poco chiare, e da interessi economici giganteschi.
Vale:
Dopo questa lettura, io non riesco più a vedere i social nello stesso modo. Penso a tutte le cose che vediamo… e a quelle che non vediamo.
Mina:
Sì. Forse la cosa più utile che possiamo fare è iniziare a parlarne. Non dare per scontato quello che ci viene mostrato online. E pretendere che le piattaforme siano più responsabili sia per la salute dei suoi utenti che per quella dei suoi lavoratori.
Link video:
https://www.google.com/url?q=https://www.google.com/url?q%3Dhttps://www.youtube.com/watch?v%253DPdFxa5NqmNI%26amp;sa%3DD%26amp;source%3Deditors%26amp;ust%3D1745006828152008%26amp;usg%3DAOvVaw0Wwx9GB_iD-tSt4TCwkQgq&sa=D&source=docs&ust=1745006828176129&usg=AOvVaw3KLIZg3s1Hj71AvsEmy5wD
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"A mio parere, il tratto fondamentale del nostro tempo è il rifiuto di riconoscere l’umanità dell’altro, un rifiuto che in questo momento colpisce i russi in quanto russi, gli israeliani in quanto israeliani, le donne israeliane a dispetto del loro essere donne. L’esistenza di zone franche, in cui le persone si incontrano come scienziati, scrittori, atleti, musicisti, sarebbe un prezioso contro-veleno rispetto al dilagare dell’odio neo-razzista. Chiara Saraceno, che è stata mia direttrice quando ero al Dipartimento di Scienze Sociali, è una grande studiosa, femminista coerente, donna coraggiosa. Che le ragazze di oggi siano arrivate al punto di contestare Chiara Saraceno, la dice lunga sul livello di faziosità e intolleranza cui si è arrivati."
Luca Ricolfi
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Isaiah Berlin (Il potere delle idee)

Se si obietta che tutto questo appare molto astratto e remoto dall'esperienza quotidiana, qualcosa che si preoccupa troppo poco degli interessi essenziali - la felicità e l'infelicità e il destino ultimo degli uomini comuni - la risposta è che si tratta di un'accusa infondata. Gli uomini non possono vivere senza descrivere e spiegare a se stessi l'universo. E i modelli che impiegano nel farlo non possono non influenzare profondamente le loro vite, anche e anzi specialmente quando ne sono inconsapevoli: buona parte dell'infelicità e della frustrazione degli uomini è dovuta all'applicazione meccanica e inconsapevole (oltre che deliberata) di modelli là dove non funzionano. Chi può dire quanta sofferenza sia stata causata dall'esuberante utilizzazione del modello organico in politica, o dalla concezione dello Stato come opera d'arte, o dalla rappresentazione, da parte dei teorici totalitari della nostra epoca, del dittatore come l'ispirato forgiatore della vita degli uomini? Chi dirà quanto male e quanto bene siano venuti, in epoche precedenti, dall'esagerata applicazione ai rapporti sociali di metafore e modelli costruiti ricalcando i paradigmi dell'autorità paterna (soprattutto nella sfera dei rapporti tra i reggitori dello Stato e i governati, o tra i preti e il laicato)? Se c'è una speranza di realizzare un ordine razionale sulla terra, o di arrivare a un giusto apprezzamento dei numerosi e svariati interessi che dividono i diversi gruppi di esseri umani - una conoscenza indispensabile a qualunque tentativo di valutare i loro effetti, e i modelli della loro interazione e delle sue conseguenze, mirando a trovare compromessi praticabili attraverso i quali gli uomini possano continuare a vivere e a soddisfare i loro desideri senza schiacciare ciò facendo gli altrettanto essenziali desideri e bisogni degli altri essa sta nel portare alla luce questi modelli sociali, morali e politici, e soprattutto i sottostanti paradigmi metafisici in cui sono radicati, mirando a esaminare se siano oppure no adeguati al loro compito. Il compito perenne dei filosofi è di esaminare qualunque cosa appaia refrattaria ai metodi delle scienze o dell'osservazione quotidiana: per esempio le categorie, i concetti, i modelli, i modi di pensare o di agire, e in particolare le maniere in cui si scontrano, puntando a costruire altre metafore, immagini, simboli e sistemi di categorie che siano meno internamente.
Prima uscita: 19 novembre 2023 Traduttore: G.Ferrara degli Uberti Editore: Adelphy Pagine: 352
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Ci sono persone che ci restano nella testa e continuano a venirci in mente anche se le abbiamo incontrate una sola volta. A fare la differenza è una frase o un’immagine che si impiglia nei nostri pensieri. L’immagine che non ho dimenticato è quella di una ragazzina infelice e irrequieta che passa le sue giornate seduta nel corridoio della #scuola a guardare dalla finestra. Gli insegnanti la mandano regolarmente fuori dalla classe perché non segue e disturba. Nessuno di quelli che passano si cura di lei, che si sente incompresa e invisibile. Fino ad un incontro fortuito.
Danielle è nata in Camerun ed è arrivata in Italia all'età di sette anni insieme a suo fratello gemello Ivan. La mamma, per sottrarli ad una faida familiare, li aveva affidati a uno zio che viveva vicino a Pavia. I due bambini cominciano una nuova vita, ma quando hanno nove anni lo zio muore all’improvviso e il loro equilibrio si spezza di nuovo: i servizi sociali li dividono e mandano lei dalle suore e lui dai preti. Tutto va in pezzi.
Danielle si riempie di dolore ed è sempre arrabbiata: la bambina che faceva da mamma a suo fratello diventa intrattabile. Comincia la scuola media e i voti non sono mai sopra il 4: «Nessuno si preoccupava della mia situazione, così io stavo seduta fuori dalla classe e quello era il modo in cui passavo le mie giornate».
Oggi Danielle, che ha 26 anni e di cognome si chiama Madam, racconta tutto con il sorriso, con grande calma e pace. Se ci riesce è grazie a quell’incontro con il professore di ginnastica, Giampiero Gandini.
«Mi disse: “Perché invece di stare lì seduta non vieni a provare a lanciare il peso?". Siamo andati in giardino, ho iniziato a lanciare e ho visto lo stupore nella sua espressione». Da quel momento Danielle inizia ad allenarsi tutti i giorni.
Poche settimane dopo la iscrive alla prima #gara, tra le scuole della provincia di Pavia: «L’ho vinta e ho adorato il senso della vittoria. I miei compagni, che fino a quel momento non mi avevano mai calcolata, cominciano a farmi i complimenti e a voler essere miei amici».
L’idea di non essere più invisibile e di avere un valore contamina ogni aspetto della sua vita: «Mi sono detta: perché non provo a trasferire questi valori che sto imparando, grazie allo #sport, anche nella scuola? E così è stato».
Il viaggio di Danielle la porta sempre più in alto, fino a vincere cinque campionati italiani nelle sue categorie di età e a raccogliere 25 medaglie. Poi si qualifica per i #mondiali, per scoprire, però, che non può partecipare, perché non è italiana e la maglia azzurra non la può indossare: «Rappresentare l'Italia, il posto che mi ha accolta, era un po’ come ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutato».
Diventata maggiorenne non può più stare dalle suore, loro le trovano un posto dove abitare ma deve mantenersi, così fa la babysitter e la sera le consegne delle pizze con la bicicletta.
Non si scoraggia e dopo 17 anni in Italia riesce a diventare cittadina e nello stesso momento a laurearsi in Scienze della Comunicazione.
📬 Racconto la storia completa di Danielle nella mia ultima #newsletter #altrestorie, ci si iscrive con un click su mariocalabresi.com. La sua voce è invece protagonista della nuova puntata del mio #podcast Altre/Storie, la potete ascoltare qui: 🎧 https://open.spotify.com/episode/5EWqec08xO7VK7iUIyGuRR
Buona lettura e buon ascolto.
Mario Calabresi
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