#riforma scolastica
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pier-carlo-universe · 19 days ago
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Settimana corta nelle scuole di Casale Monferrato: interrogazione in Consiglio Comunale
Il Partito Democratico chiede garanzie su trasporti, mense e monitoraggio della riforma scolastica
Il Partito Democratico chiede garanzie su trasporti, mense e monitoraggio della riforma scolastica Lunedì 10 febbraio 2025 è stata presentata un’interrogazione in Consiglio Comunale a Casale Monferrato per fare chiarezza sulle modalità di introduzione della settimana corta negli istituti superiori a partire dal 2025. Il documento, depositato da Maria Fiore, vicepresidente del Consiglio Comunale…
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crazy-so-na-sega · 2 years ago
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Il primo “pilastro” riguarda la trasformazione fisica degli ambienti di apprendimento (100.000 aule) grazie a una forzata iniezione di tecnologia di ultima generazione: device informatici personalizzati, schermi multifunzione, intelligenza artificiale, realtà aumentata, stampanti 3D, ecc. È il cespite più consistente dell’iniziativa: circa i ¾ degli investimenti previsti. Entro Natale 2022 tutte le scuole sono state “caldamente invitate” dal Ministero a fare incetta di strumentazioni high tech per il massimo degli stanziamenti virtuali disponibili (cioè a contribuire sconsideratamente al Debito pubblico), indipendentemente dalle dotazioni pregresse, dalla reale capacità di fruizione delle nuove, dalla loro utilità per il tipo di scuola, ecc. Il resto dei finanziamenti servirà per “smontare” le aule tradizionali e riqualificarne l’apertura al mondo attraverso banchi a rotelle, aule-laboratorio, ambienti virtuali, ecc. L’approccio generale sarà work based learning e gli spazi scolastici dovranno essere disegnati “come un continuum fra la scuola e il mondo del lavoro”.
la Scuola sarà svilita a componente della riforma del lavoro, sollevando le aziende dall’onere di selezionare e formare il proprio personale. La riforma introduce infatti nella Scuola superiore di primo e secondo grado due nuove figure di insegnanti (la seconda grande novità): il docente Orientatore e il docente Tutor. Con compiti, l’uno, di aiutare lo studente nella scelta precoce della futura professione e, l’altro, di consigliarlo nei percorsi di apprendimento liberi ad essa più adeguati. Nella nuova Scuola, infatti, non tutti studieranno ancora le stesse materie o nello stesso modo, ma ciascuno studente seguirà un iter di apprendimento personalizzato volto a fargli conseguire le conoscenze e le abilità specifiche per la sua futura professione.
La difesa del merito – di studenti e insegnanti – è in effetti il terzo pilastro della riforma, come del resto propagandisticamente annunciato dal Governo Meloni fin dal nuovo nome del Ministero dell’Istruzione, divenuto pure “del Merito”. Si tratta della pretesa non nuova di misurare la capacità didattica dei docenti, fingendo di non sapere che ad insegnare si arriva vincendo concorsi per titoli ed esami. In realtà, è fin troppo chiaro quale siano le vere finalità di questo sbandierato progetto di valorizzazione del merito. In primo luogo, acquisire un’arma di ricatto contro quella libertà professionale dei docenti (art. 33 Cost.), che nel quadro attuale costituisce un ostacolo insormontabile alla rimodulazione indotta del loro insegnamento. Alla condizione di assoggettamento etico e professionale degli insegnanti cui mira la riforma si arriverà probabilmente correlando al merito lo stipendio, il punteggio interno alla scuola e quello esterno per i trasferimenti. In secondo luogo, spingere gli insegnanti a divenire organici alla riforma stessa: con quelli “contrastivi” relegati in fondo alla graduatoria, essere docenti “meritevoli” significherà né più né meno che assecondare in modo acritico la visione sociopedagogica che essa sottende.
Le finalità umanistiche e “liberali” dei tradizionali curricoli scolastici lasceranno il posto a quelle utilitaristiche della formazione tecnologica, funzionale alla creazione di un vasto proletariato di nuova concezione. Anche gli insegnanti dovranno adeguarsi ai tempi, adattando la loro didattica agli strumenti e alle finalità delle nuove onnipresenti tecnologie informatiche, secondo i voleri insindacabili dell’UE (vedi Quadro di riferimento europeo per le competenze digitali dei docenti, il “DigCompEdu”). Inseriti in un sistema europeo di riconoscimento delle competenze digitali, saranno valutati (e domani stipendiati) secondo una precisa scala di bravura, con tanto di titolo distintivo: A1) Novizio; A2) Esploratore; B1) Sperimentatore; B2) Esperto; C1) Leader; C2) Pioniere. In altre parole, non saranno più riconosciuti come professionisti tutti ugualmente “sapienti” nelle loro rispettive materie, ma incardinati in una gerarchia di valore (e di diritti) di natura prettamente tecnica, che confonde i fini del loro lavoro con gli strumenti utilizzati per conseguirli. Ci chiediamo: valeva la pena percorrere tutto il cerchio dell’ideale democratico per tornare al “MinCulPop”, ai Balilla e ai Lupetti da cui proveniamo?  –  E allora vogliamo pure i Colonnelli!
-Marco Bonsanto, insegnante di Storia e Filosofia
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p.s: testata che si dichiara "ostinatamente laica, dissidente e di sinistra". Lo sconquasso basilare, eppure silenzio.
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sisif-o · 5 months ago
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10 anni di residenza continua nel Paese sono veramente tanti però (detto da una persona che sta aspettando la cittadinanza da anni), per non parlare di chi la cittadinanza non ce l'ha nemmeno dopo essere natə qui. Una riforma è più che necessaria
personalmente non concordo con te, 10 anni non credo siano tanti, credo sia un tempo ragionevole per permettere l'integrazione anche di chi proviene da culture estremamente lontane.
5 anni sono sufficienti per una persona europea, che condivide radici simili a quelle italiane, ma ad esempio una persona che arriva dalla steppa uralica o dall'Africa subsahariana, magari con un livello di educazione scolastica minima, una religione diversa dal cristianesimo, una lingua non indoeuropea, non credo che sia in grado di integrarsi in soli 5 anni
mentre per la cittadinanza alla nascita io sono d'accordo con te, chi nasce su suolo italiano dovrebbe essere italiano a pieno titolo
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carmenvicinanza · 9 months ago
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Adelaide del Balzo Pignatelli
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“L’educazione femminile deve elevarsi ad altezza artistica e giungere a profondità scientifica se si vuole che l’abilità delle mani non rimanga un incosciente meccanismo relegato tra quelle che si dicevano opere servili”.
Adelaide del Balzo Pignatelli, educatrice, scrittrice e filantropa, è stata la fondatrice dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Una vita dedicata  all’impegno per la crescita culturale del Mezzogiorno e per affermare il ruolo della donna nella società.
Artefice della realizzazione di un visionario progetto di formazione attiva e professionalizzante per le donne, intrattenne rapporti e scambi di idee col mondo europeo della cultura attraverso una fitta e continua corrispondenza.
Nata a Napoli il 10 giugno 1843 da Francesco del Balzo, duca di Caprigliano e da Paolina Capece Minutolo, nobile intellettuale che frequentava l’élite culturale femminile della Napoli di inizio Ottocento e che l’aveva instradata alla conoscenza di latino, greco, musica e arti.
Suo marito fu il principe Francesco Pignatelli della Melissa, ultimo discendente di una delle più illustri famiglie partenopee, che aveva partecipato alla rivoluzione del 1799.
A seguito dell’epidemia di colera, nel 1884, ritenendo l’educazione scolastica cruciale per lo sviluppo culturale del paese, aveva istituito un asilo per l’infanzia che aveva accolto 600 orfani. 
Dama di corte della regina Margherita di Savoia, nel 1891 venne nominata ispettrice e poi governatrice del Ritiro di Suor Orsola Benincasa che aveva trasformato in un complesso scolastico femminile comprendente ogni ordine di scuole, dal giardino d’infanzia all’Istituto superiore universitario di Magistero che, con il Regio Decreto del 15 maggio 1901, è stato il primo in Italia ad essere equiparato all’Università.
Per fornire un’adeguata formazione professionale alle donne, nel 1896, aveva anche istituito la Croce Azzurra, un indirizzo di studi che dava la possibilità di seguire corsi per diventare infermiere.
Illuminata e lungimirante, riteneva la promozione della cultura femminile nel Mezzogiorno d’Italia un imperativo categorico. Solo attraverso la costruzione di una professionalità come quella maschile, le donne avrebbero potuto incidere sui cambiamenti che i tempi dettavano.
Insieme a Maria Antonietta Pagliara, pedagogista froebeliana, prima suffragetta e prima donna in Italia a capo di un Istituto superiore, ha portato alla Facoltà di Magistero le più avanzate esperienze pedagogiche europee, volte a rivoluzionare i percorsi formativi dei docenti, prima ancora che degli studenti.
Il “piano d’azione” era avanguardistico e orientato alla modernizzazione delle élites e alla diffusione della cultura nelle classi meno agiate.
Insieme realizzarono il progetto di riforma degli istituti femminili industriali, commerciali e per le facoltà di scienze domestiche, presentato al ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio, nel 1906.
In riconoscimento dei suoi meriti culturali fu ammessa a far parte dell’Accademia Pontaniana, onore riservato all’epoca solo agli uomini.
La principessa illuminata si è spenta a Napoli il 28 giugno 1932.
La direzione dell’Istituto è rimasta nelle mani di Maria Antonietta Pagliara fino al 1948.
Nel prezioso epistolario del Fondo Adelaide del Balzo Pignatelli custodito a Napoli nell’antica cittadella monastica di Suor Orsola ci sono lettere private inviate alla Principessa da alcuni tra i personaggi più influenti del mondo culturale di fine Ottocento che, recentemente, è diventato anche un innovativo portale web con percorsi narrativi audiovisivi.
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guattarianbitch · 1 year ago
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«Al Congresso giovanile di Bologna nel 1912 i giovani del PSI si ribellarono all'impostazione "scolastica" che il partito voleva imporre alle sue sezioni giovanili giungendo a promuovere la trasformazione de L'Avanguardia, il combattivo giornale di lotta dei giovani, in attrezzo "culturale". Nella loro mozione la risposta fu nettissima: "Considerando che in regime capitalista la scuola rappresenta un'arma potente di conservazione nelle mani della classe dominante; che nessuna fiducia sia da attribuirsi ad una riforma della scuola in senso laico e democratico; che scopo del movimento nostro è contrapporsi ai sistemi di educazione della borghesia; affermiamo che l'educazione dei giovani si fa più nell'azione che nello studio e in conseguenza esortiamo tutti gli aderenti al movimento giovanile socialista a riunirsi per discutere dei problemi dell'azione socialista comunicandosi i risultati delle osservazioni e delle letture personali e abituandosi sempre più alla solidarietà dell'ambiente socialista".»
«lo Stato borghese, per assolvere i suoi compiti in pieno, ha bisogno di essere ben saldo nel tempo, di coinvolgere molte generazioni, di separare adeguatamente bambini, giovani e adulti in compartimenti stagni, di obbligarli ad assorbire ciò che trasmette a senso unico un funzionario dello Stato sulla base di un programma statale pressoché immutabile.»
«L'istinto rivoluzionario è inversamente proporzionale alla cultura che ogni uomo possa assorbire nell'attuale società.»
«La scuola è già da tempo una realtà utile al controllo statale tramite la perpetuazione, anzi, la fossilizzazione dell'ideologia dominante, e non può essere riciclata come nuova sovrastruttura.»
«La scuola generalizzata è un'istituzione esclusivamente borghese e per di più abbastanza recente, dato che, come la conosciamo adesso, non ha ancora duecento anni.»
«Il capitalismo stesso ha dunque introdotto la scuola popolare e gratuita. In seguito l'ha resa obbligatoria al pari del servizio militare. Più o meno con le stesse motivazioni utilizzate per l'esercito di volontari d'oggi, la sta rendendo sostanzialmente volontaria e "professionale". Come il soldato non sta più in caserma, avendo invaso la società militarizzata, dove guerra e pace sono la stessa cosa, così la scuola è uscita dalle aule e si è diffusa sul "territorio" permeando di sé l'industria, i servizi, il sindacato: questa è la società dei "corsi di formazione". C'è da chiedersi come mai un giovane, dopo vent'anni di scuola, non sia ancora formato.»
«La scuola assomiglia molto alla Chiesa, o al partito stalinista. Anche se è un'emanazione dello Stato, rappresenta una comunità autonoma, anzi, autoreferente. Pretende di essere universale, perché il sapere è di tutti, al di sopra delle generazioni, ma è strumento di classe in questa società.»
«Ad ogni ragionevole osservatore dovrebbe apparire evidente che nella scuola non si produce nulla di ciò che si dice di produrre, dal sapere alla capacità di affrontare la vita sociale. Come tutte le chiese o i partiti borghesi, la scuola, oltre a generare i suoi miti, se ne serve in circuito chiuso: per far parte della struttura occorre assorbirli e poi farli assorbire ad altri, per cui l'individuo preso nel circolo vizioso diventa del tutto incapace di mettersi in relazione con la realtà esterna (e mai aggettivo fu più ricco di significato). Come la società di cui è espressione, essa non produce elementi organici a un tutto, perciò il tutto non potrà mai rendere organico ciò che non lo è, inglobandolo, trasformandolo, utilizzandolo. Come ogni circuito chiuso della società, essa si dota, al suo interno, di procedure per invalidare le reazioni e i comportamenti individuali atti a smascherare la truffa della democrazia e dell'eguaglianza. Se non tutto fila liscio, l'intero sistema scolastico, dall'individuo, ai gruppi e alle correnti, teorizzerà di non aver fatto abbastanza per raggiungere il risultato e contribuirà a rafforzare la liturgia, l'ideologia, sé stesso nel suo insieme. Vorrà assomigliare di più alla società "produttiva". Vorrà per esempio trasformare le scuole in aziende e coloro che vi insegnano in ottusi cultori del mercato. Vorrà la meritocrazia fra gli insegnanti e fra i ragazzi, attribuendo debiti o crediti al nozionismo quantificato. E allora è ovvio che la scuola-azienda non avrà altro, nelle sue strutture, che presidi manager, insegnanti-funzionari-del-Capitale e una massa di milioni di studenti-consumatori col loro bravo borsellino dei titoli-denaro.»
«Abbiamo visto che la scuola, pubblica o no, è Stato. La scuola privata vive in gran parte vendendo la propria merce in modo autonomo, ma quanto a indipendenza ideologica è zero, dato che i programmi scolastici, anche quando non sono redatti negli uffici dello Stato, sono comunque il prodotto della società che lo esprime.»
«Cartesio espresse uno dei più celebri aforismi della storia della conoscenza: penso, dunque sono. Separando il corpo dalla mente. Se lo prendiamo alla lettera, come ancora oggi è solito farsi, vi è rappresentato il rovescio esatto della realtà, sia per quanto riguarda l'ominazione e lo sviluppo sociale, sia per quanto riguarda la struttura del cervello umano e quindi dell'apprendimento: l'uomo è, dunque pensa. Capire come "funziona" il cervello aiuta a capire in che cosa consista veramente il problema di una teoria della conoscenza e della formazione dell'uomo. L'organo cervello può essere studiato secondo il riduzionismo cartesiano per quanto riguarda le sue parti costitutive e le loro funzioni, ma mai, in ogni caso, separatamente dal corpo e dalla società di cui fa parte.»
«La struttura del cervello riproduce così la realtà "esterna" da cui è determinato: esso è suddiviso in parti specializzate ma, nello stesso tempo, raggiunge i suoi scopi funzionando come un tutto. »
«All’interno della società capitalistica gli stessi borghesi sanno che i bambini non allenati al lavoro e all'attività fisica imparano molto più lentamente e con maggior difficoltà. Privilegiando l'insegnamento di materie compartimentate secondo una spudorata divisione sociale del lavoro, separando l'individuo dalla prassi produttiva e quindi dall'interazione con altri individui nel processo più socializzato che esista, limitando l’uso finalizzato della mano, dei sensi e delle comunicazioni nervose che portano l'esterno a contatto col cervello, e viceversa, formando l'individuo di massa come semplice ricettore passivo, non c'è dubbio che la borghesia produca uomini con qualche deficit nello sviluppo cognitivo.»
«Che razza di scuola è mai quella odierna che non permette ai bambini di organizzare ma solo di subire? Chi non sa organizzare e vive passivamente la propria vita non è un uomo, è una bestia.»
«L'individuo non può modificare né il proprio bagaglio genetico che gli dà l'informazione necessaria, l'istinto, l'intuizione per affrontare il mondo, né tantomeno il resto dell'informazione accumulata nella storia, quella che alla sua nascita trova già tramandata da altri. Ma nello stesso tempo, a parte il bagaglio "innato", egli nasce come parte di una specie che evolve, quindi ha il compito, con gli altri uomini, di adoperare la conoscenza esistente per incrementarla, affinarla e soprattutto, quando si presentino le congiunture storiche favorevoli, rivoluzionarla. Perché ciò sia possibile è necessario proprio l'opposto di un enorme apparato di omologazione e di conservazione. L'ordine stabilito, l'Accademia, la fossilizzazione dell'insegnamento sono il contrario di ciò che occorre alla dinamica della formazione dell'uomo.»
«Noi possiamo conoscere, ma poco per volta, per approssimazioni successive, inglobando man mano i risultati passati in quelli nuovi. È assurdo elevare strutture immani come la scuola e immaginarle dispensatrici di conoscenza "finita" da inscrivere in programmi scolastici e trasmettere agli studenti attraverso un complicato sistema di ordinamenti e direttive.»
«La scuola non può essere "formazione" perché illude l'individuo di poter "scegliere" la sua strada fra molte, mentre tutte sono invece prefissate, sono vicoli ciechi. Lo studente di fronte alla scuola è come il consumatore davanti al distributore automatico di bibite: inserisce la moneta e può ottenere in cambio soltanto ciò che c'è nel contenitore, prendere o lasciare; egli non può permettersi di smontare i pulsanti, cambiare i cablaggi, immettere panini invece di bevande, ecc. Molti parlano di scuola "costruttiva". Ma non è questo il problema: l'uomo si "costruisce" da sé, a partire dalle prime cellule embrionali e poi non fa che continuare. Il rovesciamento della prassi, l'atteggiamento attivo e non passivo di fronte al processo di formazione dell'uomo, consiste prima di tutto nel capire che l'informazione accumulata e quella in atto (linguaggio, comunicazione) sono un tutt'uno con lo sviluppo dell'embrione, sono il suo ambiente, liquido amniotico, placenta, cordone ombelicale e così via. L'uomo si forma – volendo, si "costruisce" – nell'ambito dello sviluppo delle caratteristiche di specie, mentre si realizza la vera "natura antropologica dell'uomo che è l'industria" (Marx) e che qualcuno chiama ancora "cultura".»
«Quella del bambino come recipiente vuoto da riempire è concezione meccanicistica recente. Persino la società medioevale ha scavato a fondo nel problema della conoscenza offrendoci spunti pratici utili per il futuro, solo la società capitalistica sembra essersi auto-esentata da questo compito, tenendo la prassi scolastica ben lontana dalle proposte degli stessi studiosi borghesi, a parte esperimenti di gruppi isolati. Dopo aver realizzato le basi materiali per il salto definitivo dalla preistoria alla storia essa non ha più dato importanza alla necessità di fissare nell'ideologia una teoria della conoscenza. Le bastava indagare intorno alla struttura esistente, sull'insieme formato da cervello, psiche, ambiente, comportamento, e ovviamente criticare, dall'alto del suo pseudo-materialismo, la sottile capacità di auto-organizzazione della materia, così come l'intravide Engels e com'è abbondantemente provato oggi dalla paleoantropologia, dall'etologia e dalla scienza del linguaggio. Oggi l'accademia borghese taccia di neo-kantismo e di innatismo la teoria della formazione e della fissazione genetica dei caratteri plasmati dal lavoro, proprio mentre una sua corrente eclettica rivela profonde connessioni fra la materia auto-organizzata, cioè vivente, il suo passato biologico-sociale e il suo divenire. A dispetto dell'ideologia, la scienza verifica che l'auto-apprendimento relazionale si trova a tutti i livelli biologici, fin dal genoma che ci programma, dato che in ognuno di essi troviamo regolazioni in atto, cioè stimoli e retroazioni che "costruiscono" il corpo e la sua intelligenza.»
«Ogni rivoluzione ha i suoi militi, il suo programma e la sua estetica. Ma da dove scaturiscono, se il sistema che la rivoluzione ha il compito di demolire impone la propria ideologia, la propria cultura, la propria scienza, ecc.? Vecchia questione: nessuna svolta rivoluzionaria è possibile senza il partito della rivoluzione, ma il suo programma, quello che i suoi militi devono assimilare è frutto della rivoluzione. Dov'è la soluzione del paradosso? Dopo l'Ottobre Trotsky dovette rispondere più volte a quesiti sulla cultura proletaria, l'arte proletaria, la scienza proletaria, la dottrina militare proletaria. Il proletariato non "possedeva" tutto questo, non lo poteva costruire con le macerie della vecchia società e non c'erano ancora i mattoni e le impalcature per quella nuova. I bolscevichi, Trotsky compreso, tendevano a rispondere che il compito era quello di edificare con i pochi materiali nuovi sulle macerie della vecchia società, salendo su di esse, si era più in alto e si vedeva un orizzonte più lontano. Il tempo per lo sviluppo della "scienza proletaria" sarebbe venuto dopo. Questo valeva anche per la scuola. La Sinistra Comunista "italiana" ci ha insegnato che la risposta completa è: la dialettica insita nella dinamica verso la società nuova fa sì che emergano dalla vecchia società anticipazioni di quella futura, quindi che emerga il partito storico che le collega fra loro e forma gli strumenti adatti per la rottura catastrofica del vecchio sistema mentre il nuovo si impone. La scuola, come tutto il resto, ne è coinvolta e le contraddizioni entro il vecchio sistema non sono altro che sintomi della sua malattia mortale.»
«La borghesia esalta l'individualità del genio, dello scienziato, dell'artista che esce dalle sue accademie (se è bravo mercante di sé stesso, specie se fa soldi, anche l'autodidatta va bene); la rivoluzione, senza bisogno di geni e condottieri, portò e porterà nelle case la scienza e nelle fabbriche la cosiddetta arte, facendo sberleffi all'autorità dei critici del momento.»
«Il bambino ha un'enorme capacità di ricezione e di interazione con l'ambiente e invece è costretto ad assorbire quel che gli trasmettono gli adulti, a senso unico. Con quali conoscenze interagisce? Con quale materiale "genetico" può svilupparsi? La struttura unidirezionale della comunicazione si manifesta a tutti i livelli, ma in particolar modo nella scuola elementare, proprio dove sarebbe più necessario l'affermarsi del principio bio-pedagogico spiegato precedentemente. Mentre questo fenomeno contraddittorio è assolutamente insuperabile per la borghesia, la nuova società lo affronterà con eleganza scientifica: semplificando. Eliminando la scuola come struttura fissa, come campo a sé, come ghetto da condizionamento, si otterrà già di per sé liberazione di esuberanti forze interagenti. Abbreviando enormemente il tempo perso in quello che oggi si definisce senza ironia "studio", sostituito dal complesso di attività formative non separate dalla vita, si amplierà, altrettanto enormemente, la possibilità di realizzare, lungo tutta l'esistenza dell'individuo, il primo requisito dell'uomo "umano", il rovesciamento della prassi, l'azione cosciente finalizzata.»
«L'ordine è per sua natura contro ogni evoluzione, più che mai contro ogni rivoluzione. Se la vita biologica fosse regolata da un immutabile DNA saremmo ancora dei batteri unicellulari. Solo dal caos può nascere nuovo ordine, nel senso che il caos è sempre solo apparente, nasconde processi deterministici e quindi un ordine nascosto. Il comunismo è l'ordine emergente dal caos, non è un modello, è una dinamica.»
«Mentre lo Stato proletario sarà una macchina non dissimile da quella precedente, ma rovesciata (Marx: sarà sottomesso alla società invece di sottometterla), la scuola sarà sostituita dall'intera società come contesto in cui avverrà una "istruzione permanente" dell'uomo.»
«per "istruzione permanente" non si può che intendere la necessità di approfondire di continuo le nostre conoscenze sulla natura e le sue leggi; la crescita dell'uomo sociale nel senso che abbiamo più sopra esposto; il perfezionamento delle tecniche e dei metodi; l'affinamento dei programmi che gli permettono di rovesciare la prassi, di progettare la propria esistenza col dominio delle passioni, o con il loro indirizzo razionale, accanto alla creatività dell'istinto e dell'intuizione.»
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collasgarba · 1 year ago
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Scuola e società in Italia tra il 1950 ed il 1970
La prima metà degli anni Cinquanta segnava la fase finale della politica di ricostruzione, il mutamento degli schemi politici e l’acuirsi degli scontri ideologici – anche a livello internazionale con l’affermarsi del bipolarismo della Guerra Fredda – che incisero anche sulla mancata realizzazione del disegno di riforma scolastica predisposto da Gonella nel 1951, a seguito della lunga e discussa…
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adrianomaini · 1 year ago
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Scuola e società in Italia tra il 1950 ed il 1970
La prima metà degli anni Cinquanta segnava la fase finale della politica di ricostruzione, il mutamento degli schemi politici e l’acuirsi degli scontri ideologici – anche a livello internazionale con l’affermarsi del bipolarismo della Guerra Fredda – che incisero anche sulla mancata realizzazione del disegno di riforma scolastica predisposto da Gonella nel 1951, a seguito della lunga e discussa…
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bagnabraghe · 1 year ago
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Scuola e società in Italia tra il 1950 ed il 1970
La prima metà degli anni Cinquanta segnava la fase finale della politica di ricostruzione, il mutamento degli schemi politici e l’acuirsi degli scontri ideologici – anche a livello internazionale con l’affermarsi del bipolarismo della Guerra Fredda – che incisero anche sulla mancata realizzazione del disegno di riforma scolastica predisposto da Gonella nel 1951, a seguito della lunga e discussa…
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tempi-dispari · 1 year ago
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Gaznevada, una voce da non dimenticare
Contesto storico
Il 1977 è stato un anno difficile per il nostro paese, caratterizzato da un diffuso malessere sociale. Un anno ricco di eventi, spesso tragici, legati ad episodi di violenza e terrorismo.
A febbraio esplode, infatti, la protesta delle frange estremiste del Movimento Studentesco, che si muove dalla protesta contro la riforma scolastica del ministro Malfatti: all’Università di Roma scoppiano scontri e violenze. Successivamente, durante un’altra manifestazione a Bologna, viene ucciso lo studente Francesco Lorusso. E ancora, durante gli scontri che continuano in città, le forze dell’ordine fanno irruzione nella radio locale “Radio Alice”, imponendo la fine alle trasmissioni.
A maggio perde la vita la giovane Giorgiana Masi, durante un corteo radicale dove avvengono degli scontri violenti. Si verificano anche altri attentati terroristici nei quali vengono uccisi Fulvio Croce, presidente degli avvocati di Torino, e Carlo Casalegno, direttore del quotidiano “La Stampa”.
Ma il 1977 è anche un anno di novità:
nel campo dell’informatica: il computer diventa personal ed il primo personal computer per il mercato di massa è stato il Commodore PET introdotto nel gennaio del 1977; in TV: il primo gennaio 1977 è andata in onda l’ultima puntata di Carosello, il programma televisivo andato in onda per 20 anni a partire dal 3 febbraio 1957 che conteneva dei filmati, spesso comici, o intermezzi musicali seguiti da messaggi pubblicitari. È anche un anno molto interessante dal punto di vista letterario: ricordiamo la pubblicazione di Avere o essere, dello psicanalista Erich From.
In questo contesto nacquero i Gaznevada
Underground è la parola chiave per parlare dei Gaznevada. Innanzitutto “Going Underground” è il titolo di uno dei loro brani più famosi, tratto dal secondo disco Sick Soundtrack (è il 1980), ma soprattutto è una parola che racchiude tutto il percorso musicale e culturale che i Gaznevada hanno attraversato, in Italia, come una cometa caleidoscopica.
1977-1979: Dalla nascita al Bologna Rock Il gruppo si forma a Bologna verso la fine del 1977 nell’ambito della scena musicale locale e come evoluzione del Centro d’Urlo Metropolitano, formazione rock movimentista autrice di un unico brano Mamma dammi la benza (album: Sarabanda” etichetta: “Humpty Dumpty” produzione: Radio Alice), registrato in Fonoprint e pubblicato su cassetta in occasione del Convegno sulla Repressione del settembre 1977. Nel corso di questa manifestazione si esibiscono dal vivo con il brano “Mamma dammi la benza” dando vita a quello che verrà definito il “Rock demenziale” e che vedrà negli Skiantos i maggiori esponenti del genere.
Il loro ritrovo è la casa occupata, in Via Clavature 20, al primo piano, a Bologna denominata “Traumfabrik”, nome ideato dal fumettista Filippo Scozzari che diviene ben presto una sorta di Factory frequentata da fumettisti, disegnatori, scrittori, musicisti, fotografi e video maker, nonché sede del fan-club della band.
Due mesi dopo l’esibizione al Convegno sulla Repressione, nel novembre del 1977, di ritorno da un viaggio a Londra di alcuni componenti della band, il gruppo decide di cambiare il nome in “Gaznevada”, ispirandosi ad un racconto di Raymond Chandler dal titolo Nevada Gas. La formazione originaria era costituita da sette elementi: Alessandro Raffini (Billy Blade), Ciro Pagano (Robert Squibb), Giorgio Lavagna (Andy Droid, successivamente Andrew Nevada), Marco Dondini (Bat Matic), Gianpietro Huber (Johnny Tramonta) e Gianluca Galliani (Nico Gamma).
Nei primi anni frequenti sono i fraintendimenti ideologici da parte della sinistra italiana, che non vedeva di buon occhio l’ondata punk che stava investendo l’Italia di allora e i Gaznevada che con spirito situazionista ostentavano vestiti neri, spille e catene, non ne furono immuni.
È di questo periodo, marzo 1978, il concerto “Gaznevada sing Ramones”, svoltosi per tre serate consecutive al Punkreas di Bologna, uno scantinato nel centro storico della città, nel quale la band si esibì suonando per ore solo “cover” dei brani dei Ramones con brevi pause tra un pezzo e l’altro come sui dischi originali, senza sosta e a ritmo velocizzato rispetto ai brani della band americana..
Fu proprio in quell’occasione che furono avvicinati dal neo-produttore Oderso Rubini che propose loro di registrare una serie di brani inediti, alcuni già eseguiti dal vivo, e che furono registrati negli studi, approntati in un garage della centrale via San Felice a Bologna, della neonata Harpo’s Bazar, poi Italian Records. Nel marzo del 1979 viene pubblicato il primo album dei Gaznevada su supporto cassetta k7 e dal titolo Gaznevada. Da lì a breve Gianluca Galliani abbandona la band.
Il 2 aprile 1979 i Gaznevada partecipano al Bologna Rock, un festival che si svolse al palasport di Bologna e che vide sul palco i migliori gruppi dell’allora scena punk rock e new wave bolognese. Fra questi vi erano Windopen, Luti Chroma, Skiantos, Bieki, Naphta, Confusional Quartet, Andy J. Forest, Frigos e Cheaters
Nella primavera del 1979, anche Gianpietro Huber abbandona il gruppo e viene sostituito al basso da Marco Bongiovanni (Chainsaw Sally, in seguito Marco Nevada)
Con l’arrivo del nuovo bassista i Gaznevada tornano in studio per registrare, nell’autunno del 1979, il loro primo singolo Nevadagaz, contenente nel lato B l’inedito presentato al Bologna Rock Blue TV Set.
1980-1981: Sick Soundtrack e Dressed to Kill Il secondo album Sick Soundtrack (1980), anticipato dal singolo Nevada Gaz/Blue TV Set, li impone all’attenzione della critica come una band innovativa, capace di accogliere e rielaborare le nuove sonorità in arrivo dagli Stati Uniti e dal Regno Unito[4]. Lo stile del disco era fatto di suoni nevrotici, sax molto ruvidi, ritmi quasi funk, influenze new wave (Talking Heads) e no wave, ma anche elettroniche, influenze rielaborate e fatte proprie in modo del tutto originale.
La loro immagine noir/fantascientifica accresce la curiosità e il successo in alcuni ambienti della critica musicale dell’epoca e nella audience di nicchia legata alla new wave e al punk. Nel 2012 l’album Sick Soundtrack verrà inserito da Rolling Stone Italia tra i migliori 100 dischi di rock italiano. Alle prime mille copie del 33 giri era allegato un singolo 7″ inciso su una sola facciata, con il brano I See My Baby Standing on a Plane eseguito dagli stessi Gaznevada con lo pseudonimo “Billy Blade and the Electric Razors”, gruppo rockabilly che successivamente si esibirà in alcune occasioni dal vivo con membri dei Gaznevada e dei Confusional Quartet. Dall’album Sick Soundtrack viene anche prodotto un video per il brano “Shock Antistatico”.
È di questo periodo la vignetta di Andrea Pazienza pubblicata sul Male che li ritrae in concerto su un asteroide piatto che fluttua nello spazio. Molti anni dopo, nel 2002, il regista Renato De Maria, anch’egli frequentatore della Traumfabrik di quegli anni, realizzerà il film “Paz!”, sulla vita e l’arte di Andrea Pazienza, e inserì nella colonna sonora il brano Japanese Girls estratto dall’album Sick Soundtrack.
Nel 1980 Ciro Pagano (Robert Squibb), Marco Bongiovanni (Chainsaw Sally), Marco Dondini (Bat Matic) suonano rispettivamente chitarra, basso e batteria per Edoardo Bennato nel brano Uffà! Uffà!, all’interno dell’album omonimo, partecipando anche al videoclip realizzato per il brano. Nello stesso anno compaiono nel film Si salvi chi vuole per la regia di Roberto Faenza con Claudia Cardinale.
Nel 1981 i Gaznevada pubblicano sempre con l’etichetta Italian Records e la produzione di Oderso Rubini il mini-LP Dressed to Kill, che si può considerare la continuazione del percorso musicale/artistico intrapreso dalla band con Sick Soundtrack e allo stesso tempo la sua conclusione. Il disco, ispirato all’omonimo film di Brian De Palma, è un “concept” dalle influenze no wave ed elettroniche dominanti di quel periodo. L’intero album sarà registrato e mixato a Bologna negli studi della Fonoprint.
Nell’estate del 1981 i Gaznevada partecipano, con vestiti e trucco ispirati ai samurai giapponesi, al festival “Electra 1. Festival per i Fantasmi del Futuro”, che si svolse a Bologna tra il 17 e il 21 luglio e al quale, oltre ai Gaznevada parteciparono diversi artisti di spicco della scena musicale new wave internazionale: Bauhaus, DNA, Brian Eno, Peter Gordon, Chrome, The Lounge Lizards e gli italiani: N.O.I.A., Rats, Band Aid oltre al gruppo teatrale Magazzini Criminali.
Nel 1982 Giorgio Lavagna (aka Andy Nevada) lascia la band per proseguire la sua esperienza musicale con il gruppo elettronico “The Stupid Set” dei quali fu fondatore e i Gaznevada iniziano un percorso sonoro diverso, che rompe in qualche modo gli schemi con il proprio passato.
Escono contemporaneamente il singolo 7” Ragazzi dello Spazio e il Mix 12” (Black Dressed) White Wild Boys, quest’ultimo dalle sonorità funky ed entrambi cantati in italiano. Successivamente partecipano con il brano inedito Detectives che interpreteranno anche nel ruolo di attori, al musical cinematografico Pirata!, per la regia di Paolo Ricagno e presentato l’anno successivo alla Biennale di Venezia.
1983: Svolta pop e italo disco La vera svolta musicale avviene nel 1983 con il brano I.C. Love Affair contenuto nell’album Psicopatico Party. Il brano, ad oggi considerato una “cult track” della musica clubbing, e suonata da numerosi dj di levatura internazionale, ottiene un notevole successo e proietta il gruppo nelle classifiche di vendita e di gradimento. Nel frattempo, poco dopo l’uscita dell’album, anche Marco Dondini (Bat Matic) abbandonerà il gruppo sostituito da Gianni Cuoghi (ex batterista dei Confusional Quartet).
Grazie al successo di I.C. Love Affair firmano un nuovo contratto con la casa discografica EMI e partecipano ospiti a numerosi programmi televisivi tra cui il Festivalbar. Successivamente usciranno altri due singoli Special Agent Man e nel 1984 Ticket To Los Angeles prima di realizzare nel 1985 Back To The Jungle il primo album per la EMI. L’album conteneva il brano Living in The Jungle che fu pubblicato come singolo ed ebbe un discreto successo di vendita e di pubblico.
Dal singolo venne prodotto un video per conto della RAI che divenne sigla del programma per ragazzi Cartoni magici in onda tutti i giorni su Rai 1. La regia era di Renzo Martinelli e gli inserti di animazione curati da Bruno Bozzetto. Living in the Jungle arrivò al 1º posto nella categoria ‘Video-clip’ del mensile Musica e dischi e venne premiato per la sua realizzazione e gli effetti speciali. Dall’album Back to the Jungle sarà estratto anche il singolo Mary is a Clerk.
Lo stesso anno compaiono nel film Dolce Assenza di Claudio Sestieri con Jo Champa e Sergio Castellitto. Per la colonna sonora del film realizzano anche una versione ad hoc del brano Railway Station Boy contenuto nell’album Back To The Jungle. L’anno successivo nel 1986 viene realizzato il singolo Sex Sister primo ed unico disco interamente prodotto dai Gaznevada.
Nel 1987 con l’uscita di Gianni Cuoghi e di Alessandro Raffini (Billy Blade) e l’ingresso, alla voce, di Nicola Guiducci, dj e fondatore del Plastic, storico locale di Milano, la formazione subisce un’ultima e definitiva variazione di organico e della band originale restano solo Ciro Pagano e Marco Bongiovanni. Lo stesso anno i Gaznevada entrano nuovamente in studio e realizzano un nuovo album per conto della CBS e prodotto da Guido Elmi, storico produttore di Vasco Rossi.
Al termine del 1987 viene pubblicato il singolo Thrill Of The Night contenuto nell’album Strange Life il quarto ed ultimo album della band in uscita nel 1988 e da cui verranno estratti altri due singoli, Sometimes e Jimmy Boy.
Dopo i Gaznevada Terminata l’esperienza Gaznevada, nel 1988, Ciro Pagano si dedicherà a diverse produzioni nell’ambito della dance e successivamente darà vita al gruppo techno Datura mentre Marco Bongiovanni produrrà, tra gli altri, il progetto italo house “DJ H feat.Stefy” Successivamente, dopo anni di silenzio, nel 2002 esce per la EMI Dance Factory un nuovo inedito dei Gaznevada: il singolo di matrice elettronica Dance no Dance. La produzione artistica è dei Datura mentre la copertina, che richiama la grafica di Sick Soundtrack, è curata da Giorgio Lavagna, primo cantante del gruppo.
Nel 2020 a quarant’anni dalla prima pubblicazione viene ristampato, su etichetta Italian Records, e per conto di Expanded Music, l’album Sick Soundtrack in versione limitata e remasterizzata. Da lì a breve viene anche pubblicata su vinile la cassetta Gaznevada, primo lavoro della band.
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aneddoticamagazinestuff · 7 years ago
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Te la do io la scuola democratica
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Te la do io la scuola democratica
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(e fingo di prendermi molto sul serio)
§1 PREAMBOLO: DICHIARAZIONI DI PRINCIPIO Un sistema formativo può essere valutato come ben costruito, se dopo i tredici anni trascorsi nelle aule scolastiche un giovane che vive in Italia dimostra di avere acquisito le seguenti caratteristiche:
1. Una conoscenza la più ampia e sicura possibile della lingua italiana, quanto a lessico sintassi ed ortografia. In funzione di tale obiettivo, nei vari cicli (che qui per comodità chiameremo in modo tradizionale Elementare Media Superiore) e con difficoltà crescenti con il loro succedersi, gli studenti saranno chiamati al lavoro di scomposizione di testi letterari, storici, sull’arte, giornalistici, scientifici e matematici, ed alla loro ricomposizione condotta in maniera personale ma aderente all’originale. Insomma un lavoro di analisi e sintesi, le due vie maestre della logica, un addestramento insistito alla soluzione di problemi, destinato a persistere per tutta la vita di una persona. In età adolescenziale la dimostrazione di un teorema di Euclide può risultare più formativa di un trattato di economia, con tutto il rispetto per questo, che rischia di rivelarsi intempestivo. Una preparazione più adeguata di questa per entrare nel mondo del lavoro è inimmaginabile, e le attuali esperienze scuola/lavoro sono di una banalità disarmante. La perfetta conoscenza dell’italiano garantirà la possibilità di accedere agli studi universitari, che devono tornare ad essere una dura ma efficace palestra formativa, fino a fare delle Università italiane il fiore all’occhiello dell’intero sistema formativo nazionale, accademico e non aziendale;
2. Con particolare attenzione alla diacronia ed alla sincronia, una competenza la più completa possibile nella Storia, locale nazionale europea e mondiale, con adeguata dedizione alle cause che hanno provocato gli eventi storici in esame. Anche alla Geografia va restituita dignità, perché la si conosca a partire dalla topografia della zona di domicilio, fino ad arrivare alla conoscenza dettagliata della geografia planetaria. Nella narrazione dei luoghi va obbligatoriamente inserita la descrizione delle bellezze naturalistiche paesaggistiche artistiche e storiche rilevabili nei territori. L’obiettivo ulteriore sarà quello di rendere partecipi i giovani di un progetto di trasformazione del nostro territorio in un museo a cielo aperto, ma estremamente dinamico, il nostro petrolio;
3. Una introiezione profonda dei valori del sistema democratico, fatto di partecipazione, di rispetto verso gli altri, verso l’habitat, verso l’arredo urbano ed i Beni Comuni. L���addestramento dovrà essere estremamente severo, anche con inflessibilità nei confronti dei comportamenti anomali ed estranei al disegno. La democrazia cresce con la democrazia, se ne nutre, e si potenzia e rafforza con la teoria e soprattutto la pratica democratica;
4. Una fluente proprietà di almeno una lingua straniera, nonché la massima disinvoltura possibile nell’utilizzo dell’informatica.
§ 2 IL DISTRETTO SCOLASTICO La cellula base della struttura organizzativa Al distretto spetterebbero i compiti amministrativi ed organizzativi pratici per il funzionamento quotidiano ed annuale delle scuole del suo territorio. In particolare sarebbe di sua competenza la determinazione dell’organico distrettuale. Per il personale docente anno per anno l’ipotesi delle cattedre, inserendo nel calcolo anche il saggio di supplenza, ricavato dai dati statistici degli ultimi anni.
§ 3 FORMAZIONE DEI DOCENTI 1. Potranno candidarsi alla cattedra, i laureati con LAUREA ABILITANTE; 2. Se il corso di laurea ha durata quadriennale, una volta conseguito il titolo (con voto almeno di 92/110) e nel numero di anni contemplato dall’ordinamento di facoltà (poche e severamente accertate le cause impediendi, che consentirebbero la deroga a questo requisito), per abilitarsi ci si iscrive ad un quinto anno, con esami di didattica della/e disciplina/e, di psicologia dell’età evolutiva, di sociologia, di docimologia. Sarà poi da affrontare un colloquio in inglese e dimostrare una sufficiente disinvoltura nell’utilizzo del PC, sia a fini didattici, sia per l’inserimento dei dati nel sistema centralizzato; 3. Laurea tradizionale sommata al V anno extra fanno la Laurea Abilitante, che sostituisce tutti gli istituti proliferati nel tempo e finalizzati alla formazione; 4. La formazione professionale si completa come indicato nel seguente paragrafo.
§ 4 RECLUTAMENTO E FORMAZIONE IN ITINERE 1. Il laureato/abilitato ha facoltà di proporre domanda di assunzione in organico a tutti i distretti che desidera, i quali stileranno le graduatorie di distretto in base a criteri obiettivi; 2. Il distretto proporrà la presa in carico dei candidati sulla scorta delle disponibilità di organico, determinato come nel § 2; 3. Il candidato che accetta, entra in organico, e per tre anni farà esperienza remunerata in collegamento con un Tutor (vedi oltre); 4. Il neo assunto opererà in accordo con il tutor (compresenza, lezioni frontali, scelta dei compiti e delle tematiche delle lezioni, correzione dei compiti e tutto ciò che è in relazione allo sviluppo di un programma); 5. In caso di necessità sarà utilizzato per supplenze nelle scuole del distretto o dei distretti limitrofi; 6. Al termine del terzo anno avrà concluso il periodo di addestramento, e permarrà nel distretto per almeno altri due anni in qualità di docente di ruolo. Potrà poi chiedere trasferimento.
§ 4 NUOVE FIGURE PROFESSIONALI 1. TUTOR: si diviene Tutor in conseguenza di apposito corso universitario con esame, e dopo dieci anni di cattedra senza censure: il tutor sarà operativo, quando avrà alle sue “dipendenze” almeno tre nuovi laureati; avrà carriera e stipendio a parte e potrà aspirare a rivestire il ruolo di direttore didattico. E’ nell’elenco dei tutores di distretto; 2. Analogamente si determinano figure professionali speciali, e con riconoscimento stipendiale, come per la elaborazione somministrazione e valutazione dei test INVALSI; 3. I test INVALSI saranno di istituto, e finalizzati a verificare il raggiungimento degli obiettivi minimi indicati fase per fase. Al ministero il compito di controllare che i test siano svolti secondo le regole; 4. BIBLIOTECARIO, RESPONSABILE DEI LABORATORI, ATTIVITA’ EXTRA: figure professionali con riconoscimenti stipendiali e di carriera; 5. DIRETTORE DIDATTICO, con compiti di sorveglianza e controllo sull’andamento didattico dell’istituto di competenza, con requisiti professionali da determinare. § 5 CONCLUSIONE DEL CICLO 1. Si aboliscono rimandi e bocciature così come usati oggi. Ogni giovane fin dal primo anno dei suoi studi, al termine di ogni anno riceve un libretto personale, elaborato dai docenti, in cui ci sia la fotografia del suo anno scolastico. Gli anni successivi, fino all’ultimo, produrranno analogo documento (una copia alle famiglie o agli interessati ed una in archivio distrettuale). Vi si indicherà il giudizio dei docenti sull’opportunità di passare all’anno successivo. Alle famiglie la valutazione se fermare o no il proprio figlio. Il libretto personale sarà il documento ufficiale da esibire come certificato degli studi, in caso – ad esempio – di domanda di lavoro; 2. L’anno scolastico inizierebbe il 1 settembre, e per un mese si terrebbero corsi di recupero con esami (il cui esito sarebbe registrato sul libretto personale) per chi ne avesse bisogno. La frequentazione sarebbe facoltativa per gli altri; 3. Le lezioni regolari inizierebbero per tutti il 1 ottobre; 4. Dopo il 13° anno di scuola si aprirebbero per i giovani le seguenti vie: a) iscrizione all’università; b) opzione per il lavoro; c) corso di formazione professionale con l’intervento delle attività produttive territoriali; d) corso con accompagnamento pratico per la creazione di attività produttive di imprenditoria giovanile; 5. Fino al terzultimo anno di corso, curriculum obbligatorio unico per tutti, ma con la possibilità di accedere in più ad insegnamenti specifici per determinati indirizzi successivi, mentre dal terzultimo anno fino alla fine un robusto asse comune di discipline, con tre/quattro specializzazioni, come nei migliori sperimentali degli anni 70/80 (classico, scientifico, linguistico, informatico), in cui l’unità di classe sia interrotta e si crei l’aula specialistica. 6. Il ciclo si concluderebbe con adeguato esame finale. 7. RICORSI. Competenti per la valutazione dei ricorsi da parte di famiglie e studenti per materie propriamente scolastiche sono tre Commissioni di giudizio, che determinano tre gradi: quella di distretto, quella dell’Ufficio Scoastico Provinciale (Provveditorato) e quella ministeriale. Ognuna delibererà entro dieci giorni dalla presentazione del ricorso. Ai tribunali ordinari, con apposita legge, il compito di verificare le procedure seguite, perché risultino inoppugnabili. ___________ § 6 CONCLUSIONE Questa in grandi linee (e con molte lacune) la bozza di una riforma decorosa. Ma di tutto il discorso la parte più rilevante ed irrinunciabile è quella contenuta nel preambolo, paragrafo uno. Resterebbe la formazione oggi affidata agli istituti professionali, da regolare con l’intervento delle regioni e delle attività produttive territoriali. Ma anche per questo tipo di istruzione è irrinunciabile il preambolo CON I SUOI OBIETTIVI DI FONDO.
N.B.: TUTTO DOVREBBE SVOLGERSI SENZA MASSACRI SOCIALI, QUINDI SENZA NEMMENO UN LICENZIAMENTO, GIUSTIFICATI DA RAGIONI DI BILANCIO. TRENT’ANNI DI TV COMMERCIALE DILAGANTE HANNO PORTATO IL 70% DEGLI ITALIANI AD UNA CONDIZIONE DI ANALFABETISMO FUNZIONALE (sanno cioè leggere e scrivere, ma raramente capiscono ciò che leggono o scrivono in modo corretto e comprensibile): E’ POSSIBILE UNA VERA DEMOCRAZIA IN TALI CONDIZIONI? OCCORREREBBE QUINDI UN PROGETTO DI RIENTRO DALL’ANALFABETISMO. HO LETTO QUALCHE PROGRAMMA ELETTORALE PRIMA DEL 4 MARZO: ARIA FRITTA PER LO PIU’, OPPURE UN CENTONE INCOERENTE DI LUOGHI COMUNI, MIRATI A RACCATTARE VOTI A DESTRA ED A MANCA, E NULLA PIU’.
ED ORA SCATENATEVI PURE!
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pier-carlo-universe · 23 days ago
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Settimana corta nelle scuole superiori di Casale Monferrato: opportunità e criticità. Partito Democratico - Circolo di Casale
Casale Monferrato – L'introduzione della settimana corta nelle scuole superiori di Casale Monferrato a partire dal prossimo anno scolastico rappresenta un cambiamento significativo che richiede una riflessione approfondita su vari aspetti logistici ed economici.
Casale Monferrato – L’introduzione della settimana corta nelle scuole superiori di Casale Monferrato a partire dal prossimo anno scolastico rappresenta un cambiamento significativo che richiede una riflessione approfondita su vari aspetti logistici ed economici. Il Partito Democratico – Circolo di Casale Monferrato, attraverso il segretario Cesare Chiesa, ha evidenziato alcune questioni…
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thegianpieromennitipolis · 2 years ago
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Da: SGUARDI SULL’ARTE LIBRO TERZO - di Gianpiero Menniti 
FINO AL COMPIMENTO
I dipinti di Hieronymus Bosch sono lame: lacerano al primo sguardo. Sono la voce tonante del banditore che annuncia, inconsapevole, la "riforma", con lo spirito di un appello evangelico alla visione apocalittica che è lì, palese, di fronte al sentimento del credente. Le sferzate inflitte da quei colpi di pennello, nascondono nell'autore il dubbio, l'incredulità, l'incertezza. Segni dell’ultima “scolastica” ormai scivolata nel solco dell’indagine scientifica. Chi è l'essere umano, davvero? Come può trovare conciliazione l'incommensurabile sacrificio del "Figlio" con la natura così misera dell'uomo? I piaceri del corpo non sono forse correlati con le più intime persuasioni che animano la mente? La riflessione non scaccia i dubbi, li alimenta. La critica, feroce, non elude le domande. Non rimane altro che la loro rappresentazione. Chiara, evidente fino al grottesco. E per questo, lacerata anch'essa. Al fondo, egli accetta il logos divino e nell'incertezza tiene ferma la barra sulla rotta della seconda venuta, la "parusía" di Cristo, attesa al termine dell'Apocalisse narrata da Giovanni. Orrore e disgusto lasciano spazio al desiderio dell'avvento come percezione della follia: la chiamata è interiore e non trascendente. È un processo psichico personale, una grazia che tuttavia discende e illumina. Non è il timore di Dio ma il mistero dell'amore, unica risposta possibile al vacillante scetticismo che pervade la fede. La crisi deve giungere al suo compimento. Colui che guarda le figure di Bosch, coglie se stesso e accetta di cadere fino al fondo del baratro. Fino a vedere il volto della follia. Come ben seppe comprendere, qualche anno dopo, Erasmo da Rotterdam: «Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia».
- Hieronymus Bosch (1453-1516): 
"La nave dei folli", 1494, Louvre, Parigi
"Allegoria dei Piaceri", 1494, Yale University Art Gallery, New Haven 
"Morte di un avaro", 1494, National Gallery of Art, Washington
- Sulla copertina del libro: Maria Casalanguida, "Bottiglie e cubetto", 1975, collezione privata
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moonyvali · 3 years ago
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Il principio della rana bollita è un principio metaforico raccontato dal filosofo, e anarchico statunitense Noam Chomsky, per descrivere una pessima capacità dell’essere umano (zombie) moderno: ovvero la capacità di adattarsi a situazioni spiacevoli e deleterie senza reagire, se non quando ormai è troppo tardi. Viviamo, infatti, in una società nella quale il popolo è letteralmente schiacciato dall’economia, dalla politica, dai media, e accetta passivamente il degrado, le vessazioni, la scomparsa dei valori e dell’etica che derivano da questo continuo subire, in silenzio, senza mai reagire.
Questo principio può essere calato nella realtà scolastica come in tante altre situazioni.
“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky
In verità il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca condotta dal “John Hopkins University” nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita.
Questo principio viene applicato quotidianamente nella società moderna e sembra essere applicato nel sistema scolastico. Negli ultimi anni la figura del docente è notevolmente cambiata peggiorando sotto ogni punto di vista, economico, di prestigio sociale, rispetto e soprattutto dal punto di vista dei diritti che via via sono andati perduti.
L’obiettivo è rendere la scuola totalmente inoffensiva e gli insegnanti completamente anestetizzati.
Se 30 anni fa avessero in un solo colpo chiesto ad ogni insegnante ciò che chiedono adesso tra formazione obbligatoria, stipendio da fame, adempimenti burocratici, di certo ci sarebbero stati scioperi ad oltranza poiché gli insegnanti non avrebbero accettato un tale salto di qualità che peggiora la loro condizione.
Picconando la scuola e i diritti degli insegnanti anno dopo anno si è arrivati allo stesso obiettivo con persone che man mano si sono adeguate sempre più alle pessime riforme perpetrate dai vari ministri negli ultimi 25 anni. La realtà è sotto gli occhi di tutti: gli insegnanti sono praticamente diventati insensibili a qualsiasi peggioramento della propria situazione. O almeno si lamentano in continuazione ma non sono in grado di protestare adeguatamente perchè ciò che perdono di volta in volta è “poco” affinché loro protestino energicamente. Ma in realtà ciò che hanno perso. in 30 anni è tantissimo. E lo sanno bene coloro i quali stanno andando in pensione dopo oltre 40 anni di servizio sapendo in che condizioni sono entrati e in quali condizioni lasciano la scuola.
Prendiamo ad esempio una riforma, quella della Gelmini che tagliò oltre 130mila posti. Gli insegnanti pensavano non toccasse coloro i quali erano di ruolo ma poi si scoprirono in tanti perdenti posto e trasferiti da un istituto all’altro. Hanno impiegato anni e alla fine si sono adeguati. Nel frattempo ci sono stati ricorsi al TAR e consiglio di stato, la riforma è stata dichiarata illegittima ma a nessuno più interessa tornare indietro e ripristinare diritti perduti, neanche a coloro i quali a suo tempo fecero ricorsi.
Poi arriva la legge 107. Porta con sé chiamata diretta, bonus merito, formazione obbligatoria e altre porcherie. Gli insegnanti protestano ma non quel che basta per fermarla, l’acqua bolle ma non al punto tale da farli arrabbiare tanto da potersi salvare. Adesso tutti sono in grado di dimostrare che la loro situazione è peggiorata con due riforme ma nessuno è interessato a riguadagnare i diritti perduti.
E veniamo a Bianchi. Nelle interviste dice una cosa, poi fa addirittura di peggio scrivendo decreti la notte e pubblicandoli il giorno dopo in gazzetta ufficiale dopo la firma in consiglio dei ministri.
Gli insegnanti leggono, vengono informati ma ci sono sempre quelli che ritengono di non essere toccati dalla riforma, di essere immuni ai danni che essa promette a tutti gli insegnanti.
Adesso ci chiediamo, l’acqua è abbastanza bollente per uscire fuori dal pentolone o siamo noi molto stanchi da lasciarci andare e farci bollire definitivamente?
“Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute.” Noam Chomsky – “Media e Potere“
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et3rnauta · 8 years ago
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l’ho già scritto che la Turchia non mi vede più?
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carmenvicinanza · 11 months ago
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Gabriela Mistral
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Gabriela Mistral, scrittrice cilena, è stata la prima latinoamericana a ricevere il premio Nobel per la Letteratura nel 1945.
Con uno stile e un ritmo narrativo unico e innovativo, nelle sue opere ha affrontato l’amore, la natura e la spiritualità, mostrando una profonda compassione per l’umanità e un forte senso di solidarietà verso le persone più deboli e bisognose.
Nata col nome di Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga a Vicuña, in Cile, il 7 aprile 1889, aveva studiato da autodidatta, con l’aiuto della sorella insegnante, dopo aver lasciato la scuola alle secondarie.
A quindici anni già scriveva versi per un giornale locale e insegnava in una scuola rurale.
Nel 1914 ha vinto il suo primo premio letterario e adottato lo pseudonimo di Gabriela Mistral in omaggio ai suoi due poeti preferiti, Gabriele d’Annunzio e Frédéric Mistral.
Mentre la sua carriera scolastica progrediva, nel 1922 è stata invitata in Messico dal Ministro dell’Educazione, per partecipare a un piano biennale di riforma scolastica con l’intento di far decollare l’istruzione del Paese. Nello stesso anno, a New York, ha pubblicato la raccolta Desolación che le ha portato fama internazionale.
Nel 1923, dopo aver contribuito con suoi testi all’antologia Lecturas para Mujeres, ha ricevuto dal presidente del Messico Álvaro Obregón una borsa di studio di un anno che le ha consentito di viaggiare negli Stati Uniti e in Europa per tenere discorsi pubblici. Tornata in patria, le venne conferito il titolo accademico di Professoressa di lingua spagnola presso l’Universidad de Chile.
Nel 1924 ha pubblicato a Madrid Ternura, altra raccolta di gran successo seguita da un tour per l’America del Sud.
Ha rappresentato l’America Latina all’Istituto per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni, a Parigi.
Lasciato l’insegnamento, ha lavorato come giornalista e tenuto lezioni e conferenze in diverse università americane come la Columbia e l’Università di Porto Rico.
Dal 1932 fino alla sua morte, è stata console del Cile in diverse città come Napoli, Madrid, Petrópolis, Nizza, Lisbona, Los Angeles, Veracruz, Rapallo e New York.
Ha pubblicato centinaia di articoli in periodici e giornali di tutti i Paesi di lingua Spagnola.
Nel 1938, a Buenos Aires, grazie all’aiuto dell’amica e corrispondente Victoria Ocampo, ha dato vita a una nuova opera, Tala, il ricavato delle vendite venne devoluto agli orfani e orfane dalla Guerra Civile Spagnola. Il volume include vari poemi che esaltano gli usi ed il folklore del Sud America e dell’Europa mediterranea. La prima parte dell’opera è dedicata alla madre, morta nel 1929, da sempre figura chiave nella sua vita.
Il 10 dicembre 1945 è stata la quinta donna della storia e la prima di lingua spagnola a vincere il Premio Nobel per la letteratura per «la sua opera lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealiste di tutto il mondo latino americano».
Nel 1946, durante uno dei suoi viaggi, ha conosciuto la scrittrice statunitense Doris Dana, con la quale è nata una relazione sentimentale segreta e travagliata a causa della distanza. La corrispondenza fra le due scrittrici (1948-1956), raccolta nel libro Niña errante è stata pubblicata postuma nel 2009.
Nel 1947, Gabriela Mistral ha ricevuto la laurea honoris causa dal Mills College di Oakland, in California. Quattro anni dopo, in patria, le è stato consegnato il Premio Nazionale per la Letteratura.
Nel 1953 è nominata console a New York, dove è morta di cancro al pancreas a Long Island il 10 gennaio 1957. Quando i suoi resti sono stati traslati in Cile, il Governo ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale.
Durante la convivenza, quando era già malata, la sua compagna aveva iniziato a raccogliere la corrispondenza e le sue opere, più di 40.000 manoscritti e 250 lettere che sono stati donati al governo cileno e conservati nella Biblioteca Nazionale del Cile dal nipote Doris Atkinson, dopo la sua morte, avvenuta nel 2006.
Nonostante il rapporto conflittuale con la sua terra natia, dove era stata spesso discriminata per il contenuto dei suoi lavori che si distaccavano da quelli di una società “maschilista, centralista ed elitaria” mentre nel resto del mondo veniva osannata per il suo talento, Gabriela Mistral non ha mai dimenticato le sue origini e nel suo testamento ha disposto che i proventi delle vendite dei suoi libri in Sud America e i beni mobili o immobili di sua proprietà fossero donati ai bambini poveri di Monte Grande, quartiere in cui aveva trascorso la sua infanzia.
L’Organizzazione degli Stati americani ha istituito, nel 1979, il Premio Gabriela Mistral, «con lo scopo di riconoscere coloro che hanno contribuito all’identificazione e all’arricchimento della cultura tipica Americana e delle sue regioni o individualità culturali».
C’è un’università che porta il suo nome e ogni città principale del Cile ha una strada, una piazza, o una via, dedicata all’autrice.
La sua effige è apparsa nella banconota da 5000 pesos cileni a partire dal luglio 1981, sostituita con una nuova versione nel settembre del 2009.
Il 7 aprile 1991 il cerro Fraile, una collina situata a Monte Grande, è stata rinominata Gabriela Mistral, esaudendo un suo desiderio espresso nel testamento.
Il 15 novembre 2005 la Metropolitana di Santiago del Cile ha ricordato l’anniversario della premiazione del Nobel di Gabriela dedicandole un intero treno decorato con fotografie della poetessa.
Gabriela Mistral è stata una scrittrice girovaga e tormentata sempre da una profonda nostalgia del suo paese che non l’ha mai amata abbastanza. Un pilastro della letteratura sudamericana il cui nome ancora oggi riecheggia nei programmi scolastici e nelle antologie.
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corallorosso · 4 years ago
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La signora nella prima foto pensó, qualche anno fa, che la storia e la geografía non fosse necessario studiarle e, su questa convinzione, costruí una riforma, votata da Lega e Meloni. La signora nella prima foto pensó, qualche anno fa, che in una classe potevano starci 35 studenti senza problemi e, su questa convinzione, costruí una riforma, votata da Lega e Meloni. La signora nella prima prima foto pensó, qualche anno fa, che la scuola privata o paritaria meritasse piú della scuola pubblica e, su questa convinzione, costruí una riforma, votata da Lega e Meloni. La signora nella prima foto pensó, qualche anno fa, che bisognasse tagliare i finanziamenti alla scuola e, su questa convinzione, tolse 8 miliardi dall'importo presente nella relativa voce di bilancio. Il taglio impedí qualsiasi investimento per anni. Dai banchi all'edilizia scolastica. Introdusse il taglio in una riforma votata da Lega e Meloni. La signora nella prima foto pensó, qualche anno fa, che il personale della scuola fosse eccessivo e, su questa convinzione, introdusse il blocco totale del turn-over e di nuove assunzioni per 10 anni, in una riforma votata da Lega e Meloni. Adesso, il peggior ministro della scuola della storia Repubblicana (prima foto), autrice di una catastrofica riforma che ha distrutto la scuola italiana, insieme a Salvini e Meloni che quella riforma votarono, parlano, dicono ció che va fatto, si permettono di attaccare l'attuale Ministro che invece ha presentato ed avviato il progetto per l'assunzione di 80.000 nuovi insegnanti, che ha avviato investimenti considerevoli, che ha un piano di ammodernamento, ecc. ecc. Uno dei motivi degli attacchi? Le rotelle ai banchi. Le televisioni non si sono mai occupate della controriforma attuata dalla signora Gelmini e votata da Salvini e Meloni. Peró hanno dedicato centinaia di ore di discussioni alle rotelle e, sempre a proposito di rotelle, ai monopattini Io sarei favorevole al trasferimento delle rotelle in questione nei cervelli di molti nostri connazionali che, probabilmente, di quelle rotelle hanno un assoluto ed improcrastinabile bisogno. Giancarlo Selmi
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