#intercettazioni telefoniche
Explore tagged Tumblr posts
pier-carlo-universe · 25 days ago
Text
Alessandria. Delivery della droga smantellato dai Carabinieri in città.
Quattro gli indagati ritenuti responsabili dello spaccio in centro e in zona Cristo.
Quattro gli indagati ritenuti responsabili dello spaccio in centro e in zona Cristo. Alessandria – Un vero e proprio delivery market della cocaina, con offerte, sconti e consegne a domicilio, reso più efficiente grazie alla costante attività di fidelizzazione del cliente attraverso richieste di feedback sulla qualità del prodotto e del servizio. È finita questa mattina, dopo l’esecuzione…
0 notes
vadaviaaiciap · 28 days ago
Text
Tumblr media
Svezia. Da inizio dell’anno già 30 le sparatorie legate alla criminalità delle gang di immigrati.
“La situazione è fuori controllo” ha detto il primo ministro Ulf Kristersson in una drammatica conferenza stampa dopo un consiglio dei ministri sulla sicurezza.
Annunciata una stretta sui migranti che compiono reati, i quali saranno rimpatriati più velocemente e intercettazioni telefoniche anche per i 15enni, dato che molti degli attacchi vengono compiuti da minorenni.
“Abbiamo ereditato questa situazione dopo anni di lassismo” ha aggiunto Kristersson “questo è ormai terrorismo di stato”.
Leonardo Panetta
42 notes · View notes
falcemartello · 6 months ago
Text
Tumblr media
(Via: https://myjetpack.tumblr.com)
-----
L'arresto del CEO di Telegram, e la natura delle accuse, ci inducono a ritenere che le altre piattaforme (Whatsapp, Facebook, IG e X, p.e.) collaborino attivamente fornendo alle autorità giudiziarie tutte le informazioni relative ai contenuti dei messaggi privati scambiati dagli utenti.
Sarebbe utile sapere sotto quale forma questa collaborazione avviene, se cioè, in Italia, nel rispetto della normativa sulla segretezza della corrispondenza e di quella sulle intercettazioni telefoniche e informatiche.
Il Garante Privacy chiarisca, e anche Elon Musk.
Per esempio, non è che i governi possono venire in possesso, attraverso questa "collaborazione", di dati attinenti la vita privata, le opinioni politiche, gli orientamenti sessuali, gli affari leciti privati, le opzioni di consumo, etc. trasmessi in forma privata?
Libero Petrucci
84 notes · View notes
anchesetuttinoino · 29 days ago
Text
Tumblr media
Svezia, dall’inizio del 2025, sono già 30 le sparatorie legate alla criminalità delle gang di immigrati.
“La situazione è fuori controllo” ha detto il primo ministro Ulf Kristersson in una conferenza stampa dopo un consiglio dei ministri sulla sicurezza.
Annunciata una stretta sugli immigrati che compiono reati, i quali saranno rimpatriati più velocemente e intercettazioni telefoniche anche per i 15enni, dato che molti degli attacchi vengono compiuti da minorenni.
“Abbiamo ereditato questa situazione dopo anni di lassismo” ha aggiunto Kristersson “questo è ormai terrorismo di Stato”.
Via francesca Totolo
8 notes · View notes
ginogirolimoni · 7 months ago
Text
Tumblr media Tumblr media
Parabola del buon pastore
Una notte dei ladri sconosciuti entrarono nell’ovile di un pastore e rubarono alcuni dei migliori agnelli del suo gregge; il buon pastore appena se ne accorse se ne dispiacque moltissimo, si rattristò, quasi tutti i nuovi nati erano stati portati via e l’alternativa era usare quelli rimasti per le ricorrenze e per i rituali previsti dalla sua cultura e dalla sua religione, oppure venderli per sopravvivere.
Dopo qualche anno un imprevisto lo costrinse ad allontanarsi dal suo gregge, ma fece in modo da affidarlo a persone di sua completa fiducia dietro un lauto compenso promesso loro.
Al suo ritorno il pastore si accorse che le persone avevano venduto a pastori itineranti non soltanto tutti i suoi agnelli, ma anche le pecore migliori e persino il suo unico montone.
Allora si stracciò le vesti e si cosparse il capo di cenere, perse l’appetito per giorni, si disperò, lanciò imprecazioni irripetibili e il suo animo si accese alla vendetta, per questo si armò del coltello con cui sgozzava il bestiame e tagliò la gola a tutti i pastori che l’avevano beffato.
Durante il processo per omicidio  gli fu chiesto come mai non aveva reagito allo stesso modo contro i ladri del primo furto, e lui disse con estrema semplicità che i primi erano ladri, notoriamente conosciuti, che era nella loro natura rubare, e che per quanto grave fosse il loro crimine, la responsabilità del furto era in gran parte loro e in minima parte sua che non aveva vigilato abbastanza: dei ladri non bisogna fidarsi.
Nel secondo caso, quelle persone godevano della sua completa fiducia ed erano da lui state pagate lautamente, egli non si aspettava che lo tradissero in quel modo, per cui il carcere che spetta ai ladri a lui non bastava per punire il crimine, bisognava punire pure la fiducia tradita, e quello solo il suo coltello poteva farlo.
Ora, un ladro che ruba poco o tanto e che fa del ladrocinio il suo mestiere e il suo stile di vita, le persone oneste devono premurarsi, e pretendere che lo Stato li catturi e faccia giustizia.
Ma se un funzionario di Stato, mettiamo il caso di un sindaco, di un presidente di regione, di un politico, di un ministro o di un amministratore, che invece di fare l’interesse dei cittadini, ne tradisce la fiducia e fa gli interessi propri e quelli dei suoi sodali, allora merita una pena ben più gravosa del semplice ladro, anche se hanno rubato entrambi.
Se poi questo funzionario colto con le mani nel sacco, auspicasse delle leggi per farla franca nel caso volesse replicare la sua condotta truffaldina, se ritenesse di aver agito correttamente nonostante intercettazioni telefoniche che lo smentiscono (il versante giudiziario è un’altra cosa, ma se sei stato eletto dai cittadini non rispondi solo alla giustizia delle tue azioni ma anche a chi ti ha dato il voto), se dichiarasse di essere il miglior amministratore in circolazione e che ciò che doveva gestire non è mai stato amministrato meglio: beh, allora si merita di essere preso pure a calci in culo e sputi in faccia.
Nel Far West i ciarlatani e i truffatori venivano cosparsi di melassa e coperti di piume d’uccello, e dovevano attraversare tutta la main street prima di potersela dare a gambe e non farsi più rivedere; i ladri, poi, venivano persino impiccati se recidivi o se ladri di cavalli.
Se siamo in uno stato di diritto il Far west è una barbarie, ma se lo stato di diritto è scomparso e il ladro può circolare liberamente dopo poche settimane dall’arresto e fare dichiarazioni spavalde, spalleggiato dagli amicuzzi, allora il Far West ritorna auspicabile e inevitabile.
8 notes · View notes
aitan · 1 year ago
Text
Nel 1989, appena laureato, fui chiamato come consulente della questura per tradurre delle intercettazioni telefoniche colombiane nella questura di Napoli. [...]
Mentre ero con le cuffie ad ascoltare, fui interrotto da grida e fascicoli sbattuti sulla scrivania dell'ispettrice della stanza accanto.
Non riuscivo più a lavorare. Tolsi le cuffie e mi misi ad ascoltare.
Quello che urlava si dimenava e batteva pugni e fogli sul tavolo era un poliziotto. Da quello che sentii ricostruì che lo accusavano di aver rubato della benzina dal serbatoio della volante. Ebbene, lui anziché discolparsi o dichiararsi innocente, urlava: "Ispettrice, io voglio solo sapere chi ve lo ha detto. Ca**o, ditemi chi ve lo ha detto, se no non me ne vado da qua!". E poi ipotizzava: "È stato quel cornuto di Ics? È stato quel bastardo di Ipsilon?"
Ecco, mi è venuto in mente questo fatto qua pensando al ministro Crosetto [...].
3 notes · View notes
arcobalengo · 1 year ago
Text
🇫🇷 L'EX PRESIDENTE FRANCESE SARKOZY CONDANNATO A UN ANNO DI PRIGIONE
La Corte d'appello, secondo quanto riportato dall'AFP, ha confermato la sentenza pronunciata in precedenza da Nicolas Sarkozy, attenuando leggermente la pena. Nel 2021, il tribunale penale di Parigi ha ritenuto l'ex capo di Stato colpevole di aver ampiamente superato il limite legale di spesa per la campagna elettorale del 2012 (nel "caso Bygmalion", dal nome dell'azienda specializzata in PR politiche e che ha gestito la sua campagna presidenziale del 2012), e lo ha condannato a un anno di prigione. Oggi, 14 febbraio, Nicolas Sarkozy ha ricevuto la stessa sentenza, ma con la sospensione della pena per sei mesi. Pene così brevi non vengono scontate in carcere, ma magari agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Questa non è la prima condanna contro Nicolas Sarkozy. Nel maggio 2023, in appello in un caso di intercettazioni telefoniche (il cosiddetto “ Caso Witapping", è stato condannato a tre anni di carcere, di cui due con la sospensione, ma tale decisione è ancora impugnata in Cassazione. E l'anno prossimo l'ex presidente dovrà affrontare un processo con l'accusa di finanziamento libico alla sua campagna presidenziale del 2007. FONTE
Giuseppe Masala
2 notes · View notes
felixfosteroleplay · 2 years ago
Text
*Felix insieme al presidente Muhammad al-Husseini va a Berlino in Germania visitando i loro alleati Adolf Hitler e Reinhard Heydrich che i quali con le intercettazioni telefoniche informano entrambi che è stato Saif Baghdad a rapire la moglie di Felix, Giulia Costa e si trova a Mosul in Nord Iraq, una volta tornati in Libia a Tripoli, il presidente libico Muhammad al-Husseini fece inviare delle spie a Mosul che salvano e liberano dall'ostaggio Giulia Costa che venne riportata da suo marito Felix Foster mentre il califfo Saif Baghdad viene consegnato alla polizia libica e trasferito nella prigione libica Abu Salim Prison che è una prigione nota per le torture ma lui verrà trattato bene perché è noto che è stato già torturato in precedenza in una prigione irachena durante l'invasione illegale statunitense dell'Iraq.
Nel frattempo Felix è felice di rivedere sua moglie Giulia Costa mentre la sua amante Esmeralda Messina rimane sempre fedele a Felix e non ha nessuna cotta per Adolf Hitler che aveva rifiutato il suo sentimento perché già sposato con Eva Braun e vuole solo Eva Braun rimanendo sempre timido verso le donne e non fa nessun adulterio*
Tumblr media Tumblr media Tumblr media
16 notes · View notes
ibrahimalbadriroleplay71 · 2 years ago
Text
8 notes · View notes
scamfalse · 3 years ago
Text
Migliaia di persone sono state truffate dei loro risparmi con uno schema Ponzi. Di nuovo
Teneva convention in prestigiosi hotel e postava video su YouTube, forte anche del passaparola di risparmiatori convinti dai rendimenti promessi, il 5% lordo mensile: un ex broker di Cagliari è stato arrestato la vigilia di Pasqua, al suo ritorno in Sardegna, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'abusivismo finanziario, al riciclaggio, all'autoriciclaggio e alla truffa, ai danni di circa 5 mila persone in tutta Italia, secondo quanto stimato dagli investigatori.
Roberto Diomedi, 51 anni, è accusato di aver organizzato una rete di società finanziarie, anche di diritto estero, per reclutare gli investitori necessari ad alimentare un sistema piramidale truffaldino noto come 'schema Ponzi'. Un'indagine della Polizia postale di Cagliari, che negli ultimi due anni ha raccolto un centinaio di denunce di raggiri solo nella provincia, e del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, ha svelato una presunta truffa per circa 5 milioni di euro.
ADV
Una parte degli investitori, che erano tenuti aggiornati tramite una chat su Telegram, è rientrata in possesso di una parte delle somme, ma la maggior parte non ha ottenuto i rendimenti promessi nè la restituzione del capitale.
Per una quindicina d'anni Diomedi aveva esercitato la professione di consulente finanziario a Cagliari, dopo aver studiato Economia e commercio e tecniche bancarie, poi era stato cancellato dagli elenchi, dopo che aveva cominciato a operare all'estero, fra Dubai, Serbia e Bulgaria.
Quando è stato arrestato, l'ex broker rientrava a Cagliari con un volo proveniente da Duesseldorf. L'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Ermengarda Ferrarese, al termine dell'indagine coordinata dalla pm di Cagliari, Diana Lecca, ha portato in carcere Diomedi e agli arresti domiciliari la sorella Barbara, 46 anni, di Quartu Sant'Elena. Ad altri quattro indagati, fra i quali il fratello Fabrizio, 41 anni, di Sinnai, è stato imposto l'obbligo di dimora.
Il gruppo che faceva capo all'operatore finanziario era composto anche da una donna di 51 anni, residente in provincia di Varese, che curava il marketing; un uomo di 47 anni, residente a Como, cofondatore e comproprietario di alcune delle società che proponevano gli investimenti; un saudita di 48 anni, residente in Svizzera, considerato la 'cassaforte' dell'organizzazione, che raccoglieva, tramite bonifici, le somme dei risparmiatori; e un uomo di 39 anni, residente a Olbia, ritenuto l'ideatore del progetto iniziale d'investimento e che era il formale proprietario di una società slovena.
Sono indagati anche tre promotori finanziari, due uomini di 39 e 35 anni, e una donna di 33, residenti nell'Oristanese e nel Sud Sardegna. Ai risparmiatori venivano proposti, fra gli altri tipi d'investimento, proprietà immobiliari, diamanti e criptovalute. Il gruppo aveva creato almeno una decina di società, fra cui la Bolton Holding Limited con sede a Dubai e la Bolton First Credit Limited con sede a Londra, alcune gestite da prestanome, secondo quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche e telematiche affidate alla guardia di finanza.
Le Fiamme gialle hanno sequestrato un immobile adibito ad albergo a Sardara (Sud Sardegna), del valore stimato di circa 1,5 milioni di euro, acquisito tramite prestanome. In totale è stato disposto il sequestro di beni, fra conti correnti e quote societarie, di 4,5 milioni di euro nei confronti di Diomedi.
Ricostruire il sistema ha richiesto quasi tre anni d'indagini, scattate nel 2018, inizialmente su due distinti filoni: la Polpost ha cominciato dopo le prime denunce di risparmiatori che non riuscivano a riavere i loro soldi (qualcuno ha perso fino a 70 mila euro), mentre la Gdf si è attivata dopo la segnalazione di un'operazione sospetta.
Per svelare la rete di società di diritto estero, anche negli Stati Uniti (in particolare nel New Jersey) e in Gran Bretagna, i finanzieri si sono avvalsi della collaborazione delle Financial Intellingence Units straniere. Nel 2019 una delle società di Diomedi, la Bolton Fist Credit, manifestò interesse a investire, tramite blockchain, nel rilancio dello stadio di Villa Belmiro, in Brasile, dopo alcuni incontri coi vertici del Santos, il club della leggenda del calcio Pelè. Sulla sua pagina Facebook Diomedi pubblicò una sua foto accanto al calciatore brasiliano. Ma poi l'iniziativa, che avrebbe portato a rinominare lo stadio 'Bolton Arena' non ebbe sbocco. Diomedi, in un'intervista, raccontò poi che il progetto si blocco' per volontà del Santos.
0 notes
pier-carlo-universe · 1 month ago
Text
Interrotto dai Carabinieri un giro di affari da oltre 30.000 euro generato dallo spaccio di droga nel tortonese. Castelnuovo Scrivia 
Castelnuovo Scrivia – Un impegno incessante quello dei Carabinieri nel contrasto alla diffusione delle droghe nel territorio tortonese.
Castelnuovo Scrivia – Un impegno incessante quello dei Carabinieri nel contrasto alla diffusione delle droghe nel territorio tortonese. Il monitoraggio quotidiano e il “recupero” di piccole quantità di stupefacente da parte delle Stazioni e del Radiomobile della Compagnia di Tortona hanno permesso all’Aliquota Operativa di strutturare un’attività di indagine con servizi di osservazione, controllo…
0 notes
dogospianews · 7 years ago
Text
Cison, 53mila tonnellate di rifiuti conferiti illegalmente in una cava: due arresti da parte dei Carabinieri
Due arresti, quattro persone sottoposte a misure interdittive nel settore della gestione dei rifiuti e dei trasporti, il sequestro preventivo di una cava e di nove automezzi utilizzati per la commissione dei reati e altre dieci persone denunciate a piede libero.
E’ questo il risultato di una vasta ed articolata attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso, diretti e coordinati in oltre un anno di indagini dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Venezia, conclusasi nella mattinata di oggi con l’esecuzione delle ordinanze di misura cautelare emesse dal gip del capoluogo lagunare per i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, falsità in registri e notificazioni, realizzazione e gestione di discarica non autorizzata, abuso edilizio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’indagine tutta veneta – nei luoghi interessati dall’attività delittuosa e nelle persone coinvolte – avviata a gennaio del 2017 e sviluppatasi nel corso dei mesi con pedinamenti, intercettazioni telefoniche ed ambientali e, per la prima volta almeno nel Veneto, anche con l’utilizzo del sistema Sistri, il sistema di tracciabilita dei rifiuti di cui l’Arma dei Carabinieri gestisce i processi ed i flussi di informazioni in esso contenuti.
I Carabinieri del Noe sono partiti attenzionando i lavori di bonifica dell’ex fonderia Montini di Paese, dove dal giugno del 2016 ha operato in esecuzione di un contratto d’appalto la ditta “Ecostile Srl”, con sede legale a Pordenone ma plesso operativo a Gorgo al Monticano.
Emergeva quindi che il materiale in uscita da Paese (misto di terre e rocce da scavo e scorie/terre di fonderia, contenente fluoruri e quindi classificabile come rifiuto) invece di essere conferito in una discarica autorizzata di Vittorio Veneto, in località Forcal, gestita dalla ditta Centro recuperi Piave Srl, con sede in Conegliano, veniva illecitamente dirottato, smaltito ed intombato nel secondo sito protagonista dell’indagine, ubicato a pochi chilometri di distanza, l’ex cava di Cison di Valmarino (nella foto),  sita in località Formesin, i cui lavori di sistemazione e reimpimento sono in corso da parte della ditta “Fal Srl”, con sede legale in Pieve di Soligo e dove, però, non possono essere conferiti rifiuti ma solo materiale inerte.
Ovviamente tale traffico illecito non si sarebbe mai potuto concretizzare senza altre complicità e, nella fattispecie, quella rappresentata dalle aziende trasportatrici – la “Dal Zilio Inerti Srl” con sede a Quinto di Treviso e la veneziana “Marchiori Group” – che redigevano false annotazioni sui registri di carico/scarico rifiuti e fornivano autisti compiacenti per i trasporti, nonchè quella fornita dal gestore della discarica di Vittorio Veneto che si adoperava per fornire falsa copertura documentale che attestasse l’arrivo dei rifiuti in discarica, in realtà mai avvenuto.
Va senz’altro evidenziato in primis l’ingiusto profitto, derivato per le due ditte maggiormente coinvolte. Per l’Ecostile senz’altro l’abbattimento dei costi di smaltimento. I Carabinieri infatti hanno monitorato direttamente 41 viaggi di trasporti illeciti, pari 1.640 tonnellate di rifiuti che invece di finire nella discarica di Forcal sono stati delittuosamente smaltiti nella cava di Cison, divenuta nei fatti una vera e propria discarica abusiva.   Tali viaggi, confrontando i costi di smaltimento per i due siti, indicano un immediato guadagno di oltre 30 mila euro. A ciò va aggiunto il vantaggio derivante alla Fal (ma anche alla stessa Ecostile in virtù di un accordo societario tra le due ditte) dal riempimento indebito della cava di Cison.
I militari del Noe hanno infatti anche accertato, in sede di controllo, che sono stati conferiti illecitamente nella cava di Cison gestita dalla Fal oltre 53 mila tonnellate di materiali (pari a quasi 2.000 conferimenti) che per la loro natura di materiale edile di risulta e derivante da lavorazione non avrebbe potuto essere smaltito nel sito. Tale abnorme conferimento quantifica per Fal un profitto illecito di circa 215 mila euro.   Nelle prime ore di stamane, con il blitz conclusivo che ha visto all’opera, oltre ai Carabinieri del Noe di Treviso, altri 30 militari dei comandi provinciali di Treviso, Venezia e Padova, del gruppo Carabinieri tutela ambientale di Milano, sono stati fermati e posti agli arresti domiciliari nelle proprie abitazioni:
• l’amministratore delegato di Ecostile, un 47enne di Ponte di piave che ha anche materialmente gestito la bonifica dell’area ex fonderia di Paese;

•il responsabile dei lavori per le attività di riempimento della ex cava di Cison di Valmarino gestita dalla Fal, 41 anni di Follina.   Nei confronti invece dei rappresentanti legali delle due ditte di trasporti (Dal Zilio inerti e Marchiori Group), nonchè a carico del gestore della discarica di Forcal, un 59enne di Torre di Mosto (Venezia) e di un altro socio dell’ecostile, 45enne di Gorgo al Monticano sono state notificate le misure cautelari di interdizione dall’esercizio di attività d’impresa per un periodo variabile dai sei mesi ad un anno.   Dieci infine gli indagati a piede libero, autisti delle due ditte di trasporti e consapevoli pienamente, come hanno dimostrato i Carabinieri nel corso dell’indagine, dei viaggi di trasporto illecito che stavano eseguendo.   Eseguito anche, sempre su disposizione del gip, il sequestro preventivo dell’intera cava di Cison, un’area di oltre 25 mila metri quadri e quello dei nove mezzi (motrice e rimorchio, per un valore complessivo di oltre 350 mila euro) utilizzati per i viaggi di trasporto illecito.   Ancora, sono state eseguite una decina di perquisizioni ed il sequestro di copiosa documentazione cartacea e digitale, che sarà ora vagliata dagli inquirenti.
Nell’ambito dell’attività si è proceduto alla notifica del provvedimento della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per quattro mesi nei confronti di un appuntato dei Carabinieri in servizio nella provincia di Treviso, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale, in concorso e a vantaggio di uno dei due arrestati, per aver svelato che il numero di targa notato nel corso di un servizio di osservazione e controllo nei pressi della cava apparteneva ad una macchina dei Carabinieri del Noe.
1 note · View note
forzaitaliatoscana · 3 months ago
Text
Nitti: Il caso Esposito, Giustizia e integrità politica
Tumblr media
Il Responsabile Comunicazione di Forza Italia Arezzo Edoardo Fabbri Nitti: "Il caso Esposito: un'analisi critica della giustizia italiana"  Oggi vorrei discutere di un caso che ha fatto discutere non solo la nostra comunità azzurra ma l'intero tessuto politico-sociale italiano. Parlo del proscioglimento dopo ben sette anni di accuse pesanti per l'ex senatore del Pd Stefano Esposito. Questo episodio non è solo una vicenda personale di un politico, ma rispecchia un problema più ampio che merita la nostra attenzione critica. Il fatto che si tratti di un'avversario politico non deve minimamente influenzare il nostro metro di giudizio, soprattutto in un momento storico in cui il doppiopesismo sembra essere diventato un costante. L'ex senatore Esposito, dopo aver affrontato un "calvario giudiziario" durato sette anni, è stato finalmente prosciolto dalle accuse di corruzione, turbativa d'asta e traffico di influenze. Il caso, aperto dalla Procura di Torino, ha visto intercettazioni telefoniche illegittime, successivamente dichiarate inutilizzabili dalla Corte Costituzionale, sollevando seri interrogativi sulla conduzione delle indagini e sul rispetto delle garanzie costituzionali. Esposito ha vissuto quello che lui stesso ha definito un periodo di "sofferenze", combattendo contro accuse costruite su basi che i magistrati romani hanno definito "irragionevoli" e basate su mere "congetture". La richiesta di archiviazione da parte del Gip di Roma è stata un sollievo, ma non cancella il tempo perso e le difficoltà affrontate. È importante sottolineare qui che, mentre critichiamo la gestione di questo specifico caso, la maggior parte dei giudici italiani svolge il proprio lavoro con onestà e correttezza, come evidenziato da numerosi esempi di integrità nel nostro sistema giudiziario. Tuttavia, quando si verificano errori giudiziari di questa portata, è nostro dovere come rappresentanti politici, e come cittadini, riflettere sulle falle del sistema. La domanda che Esposito pone è legittima: "Chi sbaglia deve pagare?". Questo non è solo un appello alla giustizia per lui, ma un richiamo alla necessità di riforme che garantiscano un'equa responsabilità per chi opera nel sistema giudiziario. Come ha notato l'ex senatore, la solidarietà politica, in particolare dai suoi compagni del Partito Democratico, è venuta a mancare, lasciandolo in una quasi totale solitudine. Questo ci porta a riflettere sul ruolo della politica e sul supporto che dovrebbe offrire ai suoi membri in momenti critici. La politica, al di là delle divisioni partigiane, dovrebbe essere un bastione di supporto e trasparenza, non un luogo dove si abbandona chi viene ingiustamente accusato. Chiudiamo con una citazione di Winston Churchill: "La giustizia è verità in azione". In questo contesto, la verità ha finalmente prevalso per Esposito, ma il percorso verso una giustizia efficiente e giusta per tutti è ancora lungo. È nostro compito non solo come Forza Italia ma come società civile, lavorare per una riforma che garantisca che la giustizia non sia più un calvario, ma un diritto accessibile e rispettoso delle leggi che tutti noi abbiamo giurato di difendere. Edoardo Fabbri Nitti Forza Italia - Coordinamento Regione Toscana Follow @FI_ToscanaTweet to @FI_Toscana
Tumblr media Tumblr media Tumblr media Tumblr media Tumblr media
Read the full article
0 notes
metrojournalnews · 7 years ago
Text
Cison, 53mila tonnellate di rifiuti conferiti illegalmente in una cava: due arresti da parte dei Carabinieri
Due arresti, quattro persone sottoposte a misure interdittive nel settore della gestione dei rifiuti e dei trasporti, il sequestro preventivo di una cava e di nove automezzi utilizzati per la commissione dei reati e altre dieci persone denunciate a piede libero.
E’ questo il risultato di una vasta ed articolata attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Treviso, diretti e coordinati in oltre un anno di indagini dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Venezia, conclusasi nella mattinata di oggi con l’esecuzione delle ordinanze di misura cautelare emesse dal gip del capoluogo lagunare per i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, falsità in registri e notificazioni, realizzazione e gestione di discarica non autorizzata, abuso edilizio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’indagine tutta veneta – nei luoghi interessati dall’attività delittuosa e nelle persone coinvolte – avviata a gennaio del 2017 e sviluppatasi nel corso dei mesi con pedinamenti, intercettazioni telefoniche ed ambientali e, per la prima volta almeno nel Veneto, anche con l’utilizzo del sistema Sistri, il sistema di tracciabilita dei rifiuti di cui l’Arma dei Carabinieri gestisce i processi ed i flussi di informazioni in esso contenuti.
I Carabinieri del Noe sono partiti attenzionando i lavori di bonifica dell’ex fonderia Montini di Paese, dove dal giugno del 2016 ha operato in esecuzione di un contratto d’appalto la ditta “Ecostile Srl”, con sede legale a Pordenone ma plesso operativo a Gorgo al Monticano.
Emergeva quindi che il materiale in uscita da Paese (misto di terre e rocce da scavo e scorie/terre di fonderia, contenente fluoruri e quindi classificabile come rifiuto) invece di essere conferito in una discarica autorizzata di Vittorio Veneto, in località Forcal, gestita dalla ditta Centro recuperi Piave Srl, con sede in Conegliano, veniva illecitamente dirottato, smaltito ed intombato nel secondo sito protagonista dell’indagine, ubicato a pochi chilometri di distanza, l’ex cava di Cison di Valmarino (nella foto),  sita in località Formesin, i cui lavori di sistemazione e reimpimento sono in corso da parte della ditta “Fal Srl”, con sede legale in Pieve di Soligo e dove, però, non possono essere conferiti rifiuti ma solo materiale inerte.
Ovviamente tale traffico illecito non si sarebbe mai potuto concretizzare senza altre complicità e, nella fattispecie, quella rappresentata dalle aziende trasportatrici – la “Dal Zilio Inerti Srl” con sede a Quinto di Treviso e la veneziana “Marchiori Group” – che redigevano false annotazioni sui registri di carico/scarico rifiuti e fornivano autisti compiacenti per i trasporti, nonchè quella fornita dal gestore della discarica di Vittorio Veneto che si adoperava per fornire falsa copertura documentale che attestasse l’arrivo dei rifiuti in discarica, in realtà mai avvenuto.
Va senz’altro evidenziato in primis l’ingiusto profitto, derivato per le due ditte maggiormente coinvolte. Per l’Ecostile senz’altro l’abbattimento dei costi di smaltimento. I Carabinieri infatti hanno monitorato direttamente 41 viaggi di trasporti illeciti, pari 1.640 tonnellate di rifiuti che invece di finire nella discarica di Forcal sono stati delittuosamente smaltiti nella cava di Cison, divenuta nei fatti una vera e propria discarica abusiva.   Tali viaggi, confrontando i costi di smaltimento per i due siti, indicano un immediato guadagno di oltre 30 mila euro. A ciò va aggiunto il vantaggio derivante alla Fal (ma anche alla stessa Ecostile in virtù di un accordo societario tra le due ditte) dal riempimento indebito della cava di Cison.
I militari del Noe hanno infatti anche accertato, in sede di controllo, che sono stati conferiti illecitamente nella cava di Cison gestita dalla Fal oltre 53 mila tonnellate di materiali (pari a quasi 2.000 conferimenti) che per la loro natura di materiale edile di risulta e derivante da lavorazione non avrebbe potuto essere smaltito nel sito. Tale abnorme conferimento quantifica per Fal un profitto illecito di circa 215 mila euro.   Nelle prime ore di stamane, con il blitz conclusivo che ha visto all’opera, oltre ai Carabinieri del Noe di Treviso, altri 30 militari dei comandi provinciali di Treviso, Venezia e Padova, del gruppo Carabinieri tutela ambientale di Milano, sono stati fermati e posti agli arresti domiciliari nelle proprie abitazioni:
• l’amministratore delegato di Ecostile, un 47enne di Ponte di piave che ha anche materialmente gestito la bonifica dell’area ex fonderia di Paese;

•il responsabile dei lavori per le attività di riempimento della ex cava di Cison di Valmarino gestita dalla Fal, 41 anni di Follina.   Nei confronti invece dei rappresentanti legali delle due ditte di trasporti (Dal Zilio inerti e Marchiori Group), nonchè a carico del gestore della discarica di Forcal, un 59enne di Torre di Mosto (Venezia) e di un altro socio dell’ecostile, 45enne di Gorgo al Monticano sono state notificate le misure cautelari di interdizione dall’esercizio di attività d’impresa per un periodo variabile dai sei mesi ad un anno.   Dieci infine gli indagati a piede libero, autisti delle due ditte di trasporti e consapevoli pienamente, come hanno dimostrato i Carabinieri nel corso dell’indagine, dei viaggi di trasporto illecito che stavano eseguendo.   Eseguito anche, sempre su disposizione del gip, il sequestro preventivo dell’intera cava di Cison, un’area di oltre 25 mila metri quadri e quello dei nove mezzi (motrice e rimorchio, per un valore complessivo di oltre 350 mila euro) utilizzati per i viaggi di trasporto illecito.   Ancora, sono state eseguite una decina di perquisizioni ed il sequestro di copiosa documentazione cartacea e digitale, che sarà ora vagliata dagli inquirenti.
Nell’ambito dell’attività si è proceduto alla notifica del provvedimento della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici per quattro mesi nei confronti di un appuntato dei Carabinieri in servizio nella provincia di Treviso, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale, in concorso e a vantaggio di uno dei due arrestati, per aver svelato che il numero di targa notato nel corso di un servizio di osservazione e controllo nei pressi della cava apparteneva ad una macchina dei Carabinieri del Noe.
1 note · View note
giancarlonicoli · 8 months ago
Text
25 giu 2024 18:17
ERBA SPACCIATA – COME MAI ALCUNI AFFILIATI DI ‘NDRANGHETA USAVANO SIM “SEGRETE” PER FARE RICERCHE SULLA STRAGE DI ERBA NEL 2020 (14 ANNI DOPO I FATTI)? – LA RIVELAZIONE DEL PODCAST “IL GRANDE ABBAGLIO”, DEI GIORNALISTI FELICE MANTI ED EDOARDO MONTOLLI, CHE HANNO SCOVATO ALCUNE INTERCETTAZIONI IN UN'ORDINANZA DELLA DDA DI MILANO, CHE INDAGA SU UN PRESUNTO NDRANGHETISTA CHE AVREBBE AVUTO IL CONTROLLO DEI TRAFFICI DI DROGA NELLA ZONA DI ERBA: “CHIUDI IL TELEFONO, ASCOLTA ME, DEVI GUARDARE LA STRAGE DI ERBA E CHIUDI…” – LA PISTA DELLA DROGA CHE SCAGIONEREBBE OLINDO E ROSA, MAI PRESA IN CONSIDERAZIONE DAGLI INQUIRENTI… - VIDEO -
Dal podcast “Il grande abbaglio” – di Felice Manti ed Edoardo Montolli
Nel 2020, molto prima che si parlasse di una revisione del processo per Olindo Romano e Rosa Bazzi, i trafficanti di droga del comasco facevano ricerche “coperte” online sulla strage di Erba. Lo rivela un’intercettazione legata a una recentissima inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, coordinata dalla squadra mobile di Como.
A scoprirlo sono stati Felice Manti ed Edoardo Montolli, che nell’ultima puntata del podcast su Youtube Il Grande Abbaglio svelano l’esistenza di questi brogliacci a un ignaro Fabio Schembri, il legale della coppia che sta discutendo la riapertura del processo per la mattanza dell’11 dicembre 2006, quando morirono Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di 2 anni e mezzo, la mamma Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini.
A parlare nell'intercettazione è Vincenzo Milazzo, che secondo i pm avrebbe avuto il controllo dei traffici nella zona di Erba. […] 39 anni, è nato in Germania e nelle intercettazioni sosteneva che il padre e il nonno erano vicini al boss di Cosa Nostra Giuseppe Di Cristina, fatto assassinare da Totò Riina.
Per la sua capacità è tenuto molto in considerazione dai fornitori di stupefacenti a Erba, anche a quelli legati all’ex capo della ‘ndrangheta di Erba Pasquale Varca (condannato per questo con sentenza definitiva), grazie alla protezione di un altro presunto boss di ndrangheta, Luigi Vona, finito nella recente inchiesta perché considerato il boss di Asso e di Canzo.
Nella conversazione risalente al 2020 tra Milazzo e alcuni appartenenti a un presunto sodalizio criminale dedito allo spaccio a Erba si parla di sim segrete da utilizzare solo per fare ricerche su internet.
La conversazione è messa in evidenza in neretto non solo dagli inquirenti ma anche dal gip che ha emesso l’ordinanza. Pur avendo a disposizione dei telefoni criptati, Milazzo decide di comprare a Milano alcune schede telefoniche e ne parla con tale Leonardo Potenza.
È lui a suggerirgli di dare le sim soltanto a pochissime persone, cinque o sei fidatissimi. «Sì, ma non chiamerò mai. Sai qual è il problema? Questa qua la uso, riguarda l’omicidio. Chiudi il telefono, ascolta me, chiudi il telefono e i cazzi. (Incomprensibile). Devi guardare l’omicidio Longone e chiudi. Strage di Erba e chiudi.  Non lo devi usare mai per chiamare e mandare whatsapp, hai capito cosa voglio fare io con questa, hai capito cosa devi fare? Il fatto di Raimondo», facendo riferimento - scrivono gli ufficiali che hanno fatto queste intercettazioni - ai fatti nei quali era rimasto coinvolto tale Como Edmond, albanese assolto dall’inchiesta Crimine Infinito sulla ’ndrangheta e recentemente condannato per l’omicidio di Metaj Beesnik, un connazionale ammazzato con tre colpi di pistola a Longone, vicino Erba, per cui era stato arrestato una settimana prima di questa intercettazione.
Ma perché nel 2020 i trafficanti di droga del comasco utilizzavano schede telefoniche dedicate esclusivamente alle ricerche online per cercare notizie sulla Strage di Erba? Oggi la vicenda è oggetto di revisione alla Corte d’Appello di Brescia, allora era lontano dai radar di media e opinione pubblica.
Non si sapeva ancora che il dottor Cuno Tarfusser aveva intenzione di presentare una richiesta di revisione, né che la difesa stava lavorando a una richiesta analoga, non c’è un fatto di cronaca oggettivo che può interessare questi soggetti. Il caso era chiuso definitivamente da nove anni con la condanna definitiva.
«Io di questa indagine ne ho appreso, ho avuto notizia dalle dai giornali, ma non conoscevo questa intercettazione, quella che mi è stata letta» dice Schembri a Manti e Montolli. E perché la strage di Erba è stata messa in correlazione con l’omicidio per cui è accusato Edmond Como, legato allo spaccio di droga?
La vicenda si lega al racconto del testimone Abdi Kais, che la difesa di Olindo e Rosa ha chiamato come testimone al processo di revisione a Brescia e che ipotizza il movente della droga per la strage. Kais era un tunisino residente nell’appartamento della strage, condannato con Azouz Marzouk per spaccio. E ricorda che all’epoca c’era in corso una faida con i marocchini di Merone nella quale lo stesso Kais era stato accoltellato per questioni di droga. Secondo il suo racconto, i marocchini avevano tentato un assalto con i coltelli al loro appartamento di Merone, poi sventato. Da allora, stando a quanto lui ricorda, i proventi della droga vennero custoditi nell’appartamento della Corte di via Diaz.
Tra le organizzazioni criminali che fornivano la droga vi erano gli albanesi e la ‘ndrangheta, sgominata a Erba dalla Procura di Milano nel 2010. Al vertice di questa locale vi era Pasquale Varca, come confermerà il pentito Francesco Oliverio, sostenendo a verbale che lo stesso Varca trattava con gli stranieri 300 kg di droga alla settimana.
Come sappiamo dalle carte del processo, gli inquirenti non seguirono mai realmente la pista della droga. Non ci sono atti, documenti, interrogatori. Ma se il movente della strage fu la droga, possibile che la 'ndrangheta non ne sia mai venuta a conoscenza?
«Questo potrebbe essere un tassello ulteriore che va ad avvalorare sostanzialmente quanto noi abbiamo già indicato nella richiesta di revisione - dice ancora Schembri agli autori del podcast - abbiamo ipotizzato la possibilità che la Strage di Erba sia maturata in un ambito relativo al traffico di sostanze stupefacenti per le faide in corso raccontate da Kais. Uno spaccio che aveva come base Piazza del mercato a Erba, adiacente all’abitazione della strage in via Diaz».
Non basta. L’avvocato Schembri ricorda anche che «la strage avviene in un momento nel quale c’era una faida in corso, Raffaella Castagna aveva ricevuto delle minacce telefoniche, di cui riferisce anche la direttrice della casa circondariale di Como dove era detenuto Azouz. E come ne riferiscono anche alcune amiche, la Castagna era anche stata inseguita da una macchina di grossa cilindrata».
«Perché gli inquirenti ritengono interessante da un punto di vista investigativo questa intercettazione?», chiedono i due giornalisti. «Allo stato naturalmente questo non lo sappiamo - è la replica del legale di Olindo e Rosa - Certamente se viene evidenziata, una certa rilevanza la deve avere. E però su questo possono soltanto riferire gli inquirenti. Bisogna fare chiarezza su questa intercettazione. Non compete a me fare degli approfondimenti, però certamente sarebbe un aspetto da approfondire, perché si va a inserire in quel contesto che noi già abbiamo indicato in una richiesta di revisione».
0 notes
siciliatv · 1 year ago
Text
Operazione "The Family": 26 Misure Cautelari Eseguite dalla Polizia di Stato a Messina
Tumblr media
La Polizia di Stato di Messina ha eseguito 26 misure cautelari, di cui 13 in carcere e 13 agli arresti domiciliari. L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha smantellato una compagine delinquenziale nel rione Fondo Fucile. Denominata "The Family", l'indagine ha rivelato un sodalizio criminale guidato da tre fratelli, dedito al traffico e spaccio di cocaina e marijuana.   Le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno svelato un'organizzazione stabile, coinvolta nell'approvvigionamento, custodia e lavorazione dello stupefacente, venduto in città e provincia. Inoltre, un infermiere, in contatto frequente con i membri dell'associazione, si è reso disponibile a compiere attività illecite per conto del gruppo. Questi atti includevano l'appropriazione di kit di tamponi e di materiale sanitario durante l'emergenza COVID-19, utilizzati per attività private e la compilazione di false certificazioni per eludere l'obbligo del green pass.   Il Giudice per le Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica, ha applicato le misure cautelari. L'operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Messina, supportata da unità di varie città, coinvolgendo complessivamente 120 agenti della Polizia di Stato. Read the full article
0 notes