#Premios Annie
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shiguresouma · 1 year ago
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El Niño y la Garza (película, 2023): acerca de la manera en que escoges vivir
Me tomo un momento de mis nuevas obligaciones paternales para darme el gusto de ver por primera vez el estreno de una película de Studio Ghibli en una pantalla de cine y sin saber más que lo indispensable de ella. Sin haberla visto antes en las funciones de Club SUGOI, por ejemplo. Y encima con un buen par de amigos también fans del anime y conocedores de la carrera de Miyazaki. Y la experiencia…
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eloscartimes · 2 days ago
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'The Wild Robot' destaca en los Annie Awards 2025
#TheWildRobot domina los premios Annie 2025 y gana como Película Animada mientras que Flow lo hace como Película Animada Independiente.
En la edición 52 de los premios Annie, los cuales reconocen al cine de animación, sobresalen las siguientes películas: ‘The Wild Robot’ logra nueve premios, entre ellos el de Película Animada. ‘Flow’ consigue el premio a Película Animada Independiente.   the wild robot scene x twitter   Lista de ganadores de los Annie Awards 2025   MEJOR PELÍCULA ANIMADA Inside Out 2 Kung Fu Panda 4 That…
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La chica de la foto es una extraña que me ha legado su memoria.
Memoria de chica, Annie Ernaux.
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omarfor-orchestra · 2 years ago
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Buongiorno mi sono svegliata col sangue avvelenato
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pier-carlo-universe · 3 days ago
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Montedidio di Erri De Luca: una poesia in forma di romanzo. Un viaggio nei vicoli di Napoli tra crescita, sogni e introspezione. Recensione di Alessandria today
Montedidio, pubblicato da Erri De Luca, è un romanzo che racconta la Napoli degli anni '50 attraverso gli occhi di un tredicenne.
Montedidio, pubblicato da Erri De Luca, è un romanzo che racconta la Napoli degli anni ’50 attraverso gli occhi di un tredicenne. Con uno stile lirico e introspettivo, il libro ci conduce nel quartiere di Montedidio, una zona di vicoli e palazzi antichi, dove si intrecciano le vite di personaggi straordinari e si svelano i primi passi verso la maturità del protagonista. La trama Il racconto si…
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sauolasa · 2 years ago
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Bielorussia, condannato il Premio Nobel per la pace Ales Bialiatski. 10 anni di reclusione
Il procedimento penale nei confronti dell’uomo e di altri fondatori dell'organizzazione per la tutela dei diritti umani Viasna, non riconosciuta dalle autorità bielorusse, è stato avviato lo scorso gennaio
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raccontidialiantis · 1 month ago
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Finalmente tra le mie braccia
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Ce n'è voluto di tempo, per farti crollare. Ma comunque adesso sei qui, tra le mie braccia di donna matura, avvezza alle schermaglie d'amore da tempo. Per te è la prima volta. Finalmente mia e cotta d'amore. Sento che fremi di desiderio e di voglia di avere la mia bocca ovunque, sulla tua pelle di seta. Sei bella: sei la donna più bella che abbia mai conosciuto. 
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L'odore che sprigioni cattura la mia libidine. E... sei mia! Non ci credo ancora! Voglio assaporarti ovunque. Ti sussurrerò parole sporchissime all’orecchio e percepirò il rossore sulle tue guance di pesca; stupita ma lusingata da tanta voglia e brama per il tuo corpo da parte di un'altra donna. Perché io proprio non voglio altro corpo femminile nel mio letto che non sia il tuo. Fra un po' avrò il premio per me più ambito: divaricherò le tue natiche e tu me lo lascerai fare.
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Faticherai un po’ a vincere l’imbarazzo della tua prima volta con una donna. Ma la cosa ti stuzzica nel profondo dell’anima, lo intuisco, lo so. Ne sono sicura. Perché anche per me è stato così, anni fa. Poi leccherò il tuo preziosissimo e altezzoso buco del culo per un'intera ora. Non voglio altro dalla vita che questo. Voglio sentirti godere. Comunque, penso che per oggi mi basterà: troppe emozioni fanno scoppiare il cuore, soprattutto a una certa età, o mia giovane cerbiatta smarrita e tenera.
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Sai: consumerò sul tuo ano e sulla tua fica le mie papille gustative. Fino a che non avrai un orgasmo incredibile e quindi cercherai di strapparmi la lingua con le tue natiche sode, con quel culo di marmo che ho sempre sognato, mentre di notte nel letto mi toccavo per te. Preda di una passione bruciante per il tuo sorriso, il tuo seno, il tuo profumo. Ma basta chiacchiere, ora. Voglio solo odorarti e leccarti. Tutta.
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RDA
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donaruz · 4 months ago
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"Nel paese della bugia, la verità è una malattia".
Il 23 ottobre 1920
Esattamente 104 anni fa nasceva ad Omegna Gianni Rodari.
"Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti,
ma perché nessuno sia più schiavo."
Scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, si specializza nella letteratura per l'infanzia e diviene l'unico vincitore italiano del Premio Hans Christian Andersen.
Atlantide
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eloscartimes · 2 months ago
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Nominaciones a los Annie Awards 2025: ‘The Wild Robot’ lidera
#TheWildRobot lidera las nominaciones a los Annie Awards 2025. #Moana2 es ausencia, mientras que logran entrar Flow e Inside Out 2.
En la edición 42 de los premios Annie, especializados en animación, sobresalen las siguientes películas nominadas: ‘The Wild Robot’ lidera con diez nominaciones. ‘Kung Fu Panda 4’ y ‘That Christmas’ entran en Mejor Película Animada. ‘Moana 2’ es la ausente del rubro principal. Para el resto de categorías no cinematográficas, consulta la página de los Annie. Los ganadores serán revelados el 8 de…
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gregor-samsung · 10 months ago
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«Vede, a me non piace né comandare né essere comandato. A me piace lavorare da solo, così è come se sotto al lavoro finito ci mettessi la mia firma; ma lei capisce bene che un lavoro come quello non era per un uomo solo. Così ci siamo dati da fare: dopo quella gran tormenta che le ho raccontato era tornata un po' di calma e non si andava tanto male, ma a colpi veniva giù la nebbia. Per capire ognuno che tipo era ci ho messo un po' di tempo, perché non siamo mica fatti tutti uguali: specie poi coi forestieri. L'ortodosso era forte come un toro. Aveva la barba fin sotto gli occhi e i capelli lunghi fin qui, però lavorava preciso e si vedeva subito che era del mestiere. Solo che non bisognava interromperlo, se no perdeva il filo, cascava dalle nuvole e doveva ricominciare tutto dal principio. Di Staso è venuto fuori che era figlio di un barese e di una tedesca, e difatti si vedeva che era un po' incrociato; quando parlava facevo più fatica a capirlo che se fosse stato un americano d'America, ma per fortuna parlava poco. Era uno di quelli che dicono sempre di sì e poi fanno alla sua maniera: insomma bisognava starci attenti, e il suo guaio era che pativa il freddo, così tutti i momenti si fermava, si metteva a ballare magari anche in cima al traliccio, che mi faceva venire la pelle di gallina, e si metteva le mani sotto le ascelle. Il pellerossa era una sagoma: l'ingegnere mi ha raccontato che era di una tribù di cacciatori, e che invece di stare nella loro riserva a fare tutti quei gesti per i turisti, avevano accettato in blocco di trasferirsi nelle città per fare la pulizia delle facciate dei grattacieli; lui aveva ventidue anni, ma quel mestiere lo facevano già suo padre e suo nonno. Non è che sia la stessa cosa, per fare il montatore ci va un po' più di cervello, ma lui cervello ne aveva.
Però aveva delle abitudini strane, non guardava mai negli occhi, non muoveva mai la faccia e sembrava tutto d'un pezzo, anche se poi sul montaggio era svelto come un gatto. Anche lui parlava poco: era grazioso come il mal di pancia, e a fargli osservazione rispondeva; dava anche dei nomi ma per fortuna solo nel dialetto della sua tribù, così si poteva far finta di non capire e non nascevano questioni. Mi resta da dire del regolare, ma quello ho da capirlo ancora adesso. Era proprio un po' intiero, ci metteva tempo a capire le cose, ma aveva volontà e stava attento: perché lo sapeva, che non era tanto furbo, e cercava di farsi forza e di non sbagliare, e difatti in proporzione sbagliava abbastanza poco, appunto, non capivo come facesse a sbagliare così poco. Mi faceva pena perché gli altri gli ridevano dietro, e mi faceva tenerezza come un bambino, anche se aveva quasi quarant'anni e non era tanto bello da vedere. Sa, il vantaggio del nostro lavoro è che c'è posto anche per gente come quella, e che sul lavoro imparano quelle cose che non hanno imparato a scuola; solo che con loro ci va un po' più di pazienza.»
Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi (Supercoralli Nuova serie); prima edizione 1978.
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Así que nunca habían migrado fuera del territorio de su juventud. El descubrimiento me desconcertó. Era como si el hecho de haberse enraizado en un lugar les hiciera seguir siendo los mismos, como si su identidad geográfica fuera garantía de la permanencia de su ser.
Memoria de chica, Annie Ernaux.
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angelap3 · 4 months ago
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La pinguina più chiara è una femmina anziana il cui compagno è morto quest'anno. Quello più scuro è un maschio più giovane che ha perso la sua compagna due anni fa. I biologi li hanno seguiti mentre si incontrano ogni notte per confortarsi a vicenda. Stanno insieme per ore a guardare le luci.
Il fotografo Tobias Baumgaertner ha catturato queste immagine di due pinguini vedovi che osservano lo skyline di Melbourne. Ha vinto un premio agli Ocean Photography Awards 2020 della rivista Oceanographic. 🐧❤️🐧
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pier-carlo-universe · 21 days ago
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Natale in casa Cupiello: 90 anni di un classico intramontabile al Teatro Menotti. Milano
Un capolavoro di Eduardo De Filippo rivive tra tradizione e innovazione scenica. Un ritorno emozionante sul palcoscenico. Dal 28 gennaio al 2 febbraio 2025, il Teatro Menotti di Milano ospiterà una versione unica e suggestiva di “Natale in casa Cupiello”, l’opera più iconica di Eduardo De Filippo, che celebra quest’anno il suo 90° anniversario. Lo spettacolo, prodotto da Teatri Associati di…
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mccek · 1 year ago
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“Nonoo” questa mattina sei venuto a mancare e dopo aver lottato per altri tre mesi, anche se in ospedale ti avevano dato pochi giorni, ininterrottamente non hai mai mollato quel filo sottile che divide la vita dalla morte; anche contro le tue volontà a testa alta col tuo carattere (in cui non mi rispecchiavo) sei riuscito a tenerti vivo, ahimè, purtroppo, la morte vince si tutto, non ha pietà.
Fin da piccolo il tuo sogno era di vedermi guidare, cosa che se pur col tempo ho saputo apprezzare non ho mai amato fare come te, prima che l’infarto ti colpisse definitivamente ti avevo fatto una promessa, di portarti a vedere un gran premio di formula uno, da noi tanto amata, questo seppur per evidenti problemi economici non mi avrebbe mai impedito di non farlo, però non avresti avuto le forze, anche se immagino che ti saresti commosso, anche se una persona come te era difficile vederla piangere.
Abbiamo avuto periodi in cui ci costruivamo mentalmente dei muri invisibili e proprio per la differenza del nostro carattere questo ci ha ferito entrambi, fuori sicuramente eravamo orgogliosi ma il problema poi è sempre dentro, quel peso che a lungo andare ti consuma fino a trasformalo in malattia.
Col senno di poi siamo bravi tutti, tu hai le tue responsabilità e io le mie, non esistono santi, nessuno di noi due ha vinto o perso, nonostante abbiamo sofferto, ci siamo riavvicinati pian piano, con più fiducia e lo abbiamo fatto raccontandoci la mia, la nostra infanzia, nostra perchè alla fine hai passato davvero tanti anni assieme a me quando ero piccolo, io non dimentico i tuoi errori nonno, ma nemmeno il bene che mi hai fatto, la tua immensa disponibilità per me e la mamma quando aveva bisogno di essere portata per lunghi anni su e giù in ospedale, sappi che queste cose rimarranno impresse nella mia testa, perché col tempo, forse crescendo, anche se ancora mi vedo, sai, un po’ bambino, quel Mattia che era il tuo idolo, che doveva essere il migliore di tutti, ma che in realtà voleva solo essere come tutti, e che quei tutti avessero il mio stesso cuore, quella bontà che col tempo è pian piano svanita.
Chi si dimentica di tutta quella gente che ci Incontrava in bici la mattina presto?
La tua felicità negli occhi, nel vedere come tutti si fermassero a guardarmi, a parlarmi e a sottolineare il fatto che il sorriso non mi mancasse mai.
Si andava a prendere il pane, ne volevo subito un pezzo, ci fermavamo a vedere tutti i cani della via con la speranza che rispondessero alle mie parole, e restavo lì convinto fino a quando sentivo abbaiare e tu mi davi conferma delle loro risposte.
Che periodi, cercavo sempre mia mamma, purtroppo per via del lavoro per me era come stesse via intere settimane ma in realtà così non era, però tu ben sapevi quanto io sia legato a mamma, e tranquillo ricorderò sempre quanto anche tu lo fossi, anche se spesso avevi qualcosa da ridere per via del tuo carattere ricorderò le tue ultime parole: “La mamma è la donna più intelligente che ho conosciuto, fin troppo buona e disponibile per tutti, voglio che lei lo sappia”.
Potrei scrivere un libro, non un poema su ciò che abbiamo vissuto insieme, sei stato la mia infanzia, il mio periodo preferito, lo rivivrei mille volte, nonostante il tuo modo di essere, ma chi sono io per giudicare? Certo, quello che penso lo dico, come hai sempre fatto tu, ma allo stesso tempo non mi nasconderò mai come non giudicherò mai!
Ora stai vicino alla nonna, e assieme fatemi il regalo più grande, che non sono i soldi, non sono una vita di successi, ma la speranza di vedere vostra figlia, mia mamma, stare un po’ meglio.
Solo questo.
Il pensiero rimbomberà sempre nella mia testa, fra cose belle e cose brutte, ma per vivere di questi tempi, bisogna affidarsi solo all’amore, lo sai nonno no?
Quella piccola parte di odio che io ho sempre avuto verso la mia generazione, e tu, verso chi ben sapevi, era molto simile, però se fossi qui so che con un sorriso, e magari una lacrima, diresti: “Qua te ghe rason”.
Ciao caro nonno, ti voglio bene❤️
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et3rnauta · 1 year ago
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Se avete cinque minuti, leggete fino alla fine questo articolo. Astutillo Malgioglio, per gli amici Tito, era il portiere di riserva dell’Inter di Trapattoni, quella dello scudetto dei record. Nel 1987 lo andai ad intervistare per Il Giorno, il quotidiano per cui allora lavoravo, a Piacenza. Avevo saputo che Malgioglio, allora 29enne, aveva aperto vicino a casa una palestra per la rieducazione motoria dei bambini cerebrolesi; aveva chiamato la struttura ERA 77 (acronimo di Elena, il nome della figlia nata appunto nel 1977, di Raffaella, la moglie, e di Astutillo) e coadiuvato dalla moglie prestava questo servizio gratuitamente mettendo a disposizione tutto il suo tempo libero. Per questa intervista vinsi un premio a Como, che mi venne consegnato da Pierluigi Marzorati, il campione della Pallacanestro Cantù, somma che girai immediatamente all’Unicef. Malgioglio mi raccontò cose bellissime e bruttissime. Cose vere. Mi raccontò che stava facendo tutto questo da 7-8 anni ma a fari spenti, quasi in incognito: perché non era buona cosa, per come andavano le cose nel mondo del pallone, che un calciatore professionista si distraesse con pensieri (o attività) inutili o bizzarre come, appunto, aiutare il prossimo. A meno di non incontrare sulla propria strada due persone come Nils Liedholm e Sven Goran Eriksson, come capitò a Tito nei due anni alla Roma dall’83 all’85, che convinsero Dino Viola a mettere a disposizione di Malgioglio, nel tempo libero, la palestra di Trigoria, per permettergli di fare anche a Roma quel che aveva cominciato a fare a Piacenza. Mi raccontò che l’Associazione Calciatori, sul suo giornale, aveva aperto una sottoscrizione tra tutti gli iscritti (gli oltre mille calciatori di serie A, serie B, serie C1 e serie C2) per raccogliere fondi a favore dell’attività di Tito; e che alla fine il ricavato era stato di 700 mila lire, che con un certo imbarazzo l’AIC aveva provveduto a fargli avere. Mi raccontò, soprattutto, che un giorno alla Pinetina Jurgen Klinsmann lo aveva avvicinato e gli aveva chiesto come mai finiti gli allenamenti lo vedesse andarsene, sempre, così di fretta a Piacenza. Tito gli aveva spiegato il perché e Klinsmann gli aveva detto: domani vengo con te, voglio vedere con i miei occhi quello che fai. Klinsmann mantenne la promessa. Salì sul maggiolino scassato di Malgioglio, andò con lui a Piacenza, passo l’intero pomeriggio a guardare Tito assistere i bambini cerebrolesi. Poi, prima di risalire sul maggiolino per farsi riportare a Milano, sfilò di tasca il libretto degli assegni e senza dire una parola scrisse 70 milioni (settanta milioni), staccò l’assegno e lo consegnò al compagno. Aveva gli occhi lucidi. Come quelli di Malgioglio". [Paolo Ziliani da Il Fatto Quotidiano]
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morganadiavalon · 9 months ago
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A MIA MAMMA.
Eri piccola quando ci siamo conosciute.
Beh, sì, io ero ancora più piccola, ma tu eri più piccola di me adesso.
Eri una giovane donna che aveva conosciuto l'indigenza e il lavoro minorile e nonostante ciò non lesinavi sorrisi e leggerezza, come se la vita fosse per te una continua scoperta appassionante e non avessi mai niente da rimpiangere.
Sei stata la prima e l'unica persona che mi abbia mai letto una storia ad alta voce, leggevi e inventavi, perché di certo la fantasia non ti è mai mancata e mi hai cresciuta a sorrisi, iniezioni di autostima, lezioni di pazienza e amore. Un totale, disinteressato, incalcolabile amore.
Non ti ho mai percepita gelosa, fare l'offesa o essere possessiva.
Non hai mai cercato di ostacolare le mie scelte coniugando una sostanziale fiducia in me con una silenziosa osservazione di ogni passo che compievo.
Mi hai dato la vita e poi mi hai permesso di scorazzare qua e là, senza iperprotettivismo, ma con la saggezza infinita di chi sa che le migliori lezioni sono quelle che che impariamo a nostre spese e cercare di impedire a un figlio di soffrire (seguendo, peraltro, un criterio personale nel determinare quale sarebbe il suo bene) equivale talvolta a impedirgli di crescere.
Hai sorriso della mia irruenza adolescente, che ti rimproverava alcune scelte, che ti chiamava pavida e ti criticava di esser troppo accondiscendente. Ma le lezioni di vita a volte son semestri infiniti di materie che non si leggono sui manuali e il cui reale significato ci arriva molto dopo averle studiate.
E così la tua granitica pazienza ha visto me mutare, crescere, maturare. E capire finalmente l'incomparabile intelligenza che ha guidato ogni tua mossa per portarti fuori indenne dal tuo personalissimo ginepraio e lasciare a noi sì, la percezione di essere passate attraverso qualcosa di scombussolante, ma riportando solo qualche graffietto superficiale e lasciandoci invece, come premio, un'inviolabile serenità familiare che, come una leonessa ruggente, hai protetto e custodito facendone il rifugio felice e il porto sicuro che è ancora adesso e che sarà per sempre. Perché hai sempre saputo separare le tue battaglie dalle nostre vite e non hai mai permesso che piani che non dovevano sovrapporsi si sovrapponessero e che la strada delle tue conquiste personali incrociasse maldestramente quella della nostra crescita.
Il risultato è la serenità interiore che ci hai dato in eredità, tesoro preziosissimo che custodisco fieramente. E sebbene noi abbiamo ereditato anche parte della dimensione più squisitamente malinconica e profonda di papà (che custodisco altrettanto fieramente), e sebbene questi nostri anni adulti siano terribilmente instabili e a noi piaccia dire che la vostra vita negli anni '80 fosse per certi versi più "facile" e ci si faccia, quindi, a volte, prendere un po' dallo sconforto, mi basta ripensare al tuo sorriso felice, al tuo entusiasmo, alla tua sconfinata e ottimistica fiducia nella vita per sentire come un'epifania dentro di me e sapere, con certezza, che andrà tutto bene, che tutto avrà un suo senso, prima o poi.
Mamma, anno dopo anno, non posso che augurarmi di somigliarti sempre di più, crescendo.
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