#società liquida
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[...] nell’era digitale, in cui c’è sempre più informazione, la memoria è urgente perché l’amnesia è nel cuore di questa rivoluzione.
#Eric Hobsbawm#Eric Hobsbawm citazioni#citazioni#citazione#amnesia#società#società moderna#società liquida#saggio
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Una società liquida che rischia di dissolversi
Leggendo le pagine introduttive di Cecità morale, mi ha colpito quanto Bauman e Donskis abbiano centrato un problema fondamentale della nostra epoca: l’incapacità di riconoscere il male quando lo abbiamo davanti. Oggi il male non ha più un volto chiaro, non è il “nemico” che possiamo identificare, combattere o temere. È qualcosa di più subdolo, che si infiltra nella normalità delle nostre vite,…
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#AngeliKaMente#Bauman#cambiamento sociale#cecità morale#comunità#consumismo#Donskis#legami autentici#modernità liquida#multiculturalismo#relazioni umane#responsabilità morale#riflessione sociale#sensibilità etica#società liquida#Tolleranza
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I ragazzi di oggi: un'emergenza educativa della società liquida del XXI secolo
Demotivati, senza valori, con lo sguardo sempre rivolto verso uno schermo. Pare che i ragazzi d’oggi prendano parte ad una generazione a sè stante, con linguaggi ed atteggiamenti indecifrabili e lontani dai codici tradizionali. In questo mondo globalizzato la realtà fluida permea in ogni vissuto, trascinando verso l’abisso soprattutto chi non ha gli strumenti per decifrarne le difficoltà…

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#Cambiamenti culturali#Cambiamenti sociali#Educazione contemporanea#Educazione digitale#Emergenza educativa#Futuro delle nuove generazioni#Generazione iGen#Genitorialità moderna#Gioventù odierna#Maturità emotiva#Media e comunicazione#Mondo globalizzato#Relazioni familiari#Responsabilità Sociale#Riflessione sull&039;educazione#Ruolo degli adulti.#Sfide educative#Società del XXI secolo#Società liquida#Strumenti educativi#Tecnologia e giovani#Valori morali
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Se il numero che descriveva il mondo, ora lo norma e lo supera, esso può anche offrire i mattoncini di una poiesi magica nelle mani di un illusionista-demiurgo.
Una siffatta ipotesi sarebbe azzardata se le civiltà occidentali non fossero poi effettivamente sprofondate in questo incantesimo, arrivando anzi a identificarvisi con orgoglio. Pur introdotta come un mero «metodo» di indagine dei fenomeni naturali, la scienza avrebbe presto reclamato un monopolio gnoseologico per cui tutto ciò che non è misurabile – cioè appunto non riducibile a un numero – deve essere favola, superstizione o sogno. E tutto ciò che i suoi addetti proclamano per numeros deve essere vero anche quando non ha riscontro nell’esperienza – aneddotica, irrilevante, male interpretata ecc. – degli individui.
Similmente, la statistica ha tradotto l’antica arte sovrana (basiliké téchne) in una Scienza Politica governata dai numeri, che promette di restituire un riflesso ordinato e fedele dei fenomeni, mentre nella realtà li seleziona e li interpreta secondo le implicite gerarchie ideali che presiedono alla scelta delle metriche, e dunque li plasma tracciando il perimetro del pensabile e del necessario.
Come ha limpidamente osservato Nikolas Rose, il numero statistico "crea uno «spazio fittivo» che imita la realtà affinché la realtà lo imiti". Nell’onirica società «data-driven» le masse si lasciano trascinare e costringere da una pletora di indici economici, elettorali, sanitari, sociali ecc. inaccessibili all’esperienza e si trovano così prigioniere di una caverna platonica sulle cui pareti scorrono percentuali e istogrammi gabellati per fatti «oggettivi» senza padroni, né interpretazioni, né intenti.
La conferma più chiara e recente di questo processo è la diffusione a tappe forzate delle tecnologie informatiche che, lontane dall’essere «rivoluzionarie», fissano piuttosto il capolinea obbligato di una reductio ad numeros universale.
La digitalizzazione che si è imposta in ogni ambito produttivo, amministrativo, ludico, creativo, relazionale ecc. è una numerificazione sia in senso tecnico, perché si esprime attraverso serie numeriche binarie, sia in senso letterale per la sua radice inglese digit, che significa appunto «cifra». La foga con cui si estendono i campi di applicazione delle nuove tecniche, spesso contro ogni ragione di necessità e di buon senso, segnala il progetto di sostituire il creato con una sua più liquida ed evanescente – e perciò malleabile – rappresentazione numerica.
Il Pedante
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"Ho sempre avuto come compagna la morte per molti anni. È una presenza discreta, silenziosa, che si siede accanto a te senza chiedere permesso. Eppure, più cerchi di ignorarla, più ti accorgi che c’è. Bisogna vivere la vita come un dono, nel bene e nel male, e io l’ho imparato attraversando ogni sfumatura di buio.
Da bambina ero solare, ma anche incredibilmente malinconica. Sentivo il peso di un’assenza che non sapevo nominare. Guardavo il cielo e mi chiedevo se fosse tutto lì: la luce del sole, il profumo dell’erba tagliata, le risate che mi circondavano. Non capivo il respiro della vita, mi sembrava che ci fosse sempre qualcosa di sospeso, qualcosa che mi sfuggiva. Ora l’ho capito. L’ho accettato. E l’abbraccio a 360 gradi, anche nelle sue ombre.
La mia carriera è stata un viaggio strano, intenso, a volte spietato. A Sanremo ci sono arrivata come in una sfida, ma non era la più grande. Ce ne sono state altre, molto più dure, e la musica, il cinema, il teatro sono stati solo scenari di battaglie interiori che ho dovuto affrontare. La droga, l’autolesionismo… sono precipizi che ti chiamano, dolci come sirene. A un certo punto devi scegliere: precipiti o voli. Per me non c’è mai stata una via di mezzo. Il processo è in continua evoluzione, non finisce mai. Solo quando morirò potrò dire di esserne uscita davvero.
Ho sempre avuto una sensibilità che mi rendeva diversa, e forse per questo ho sempre sentito una connessione speciale con chi, come me, era un’anima fuori posto. Lady Diana, ad esempio. Era un angelo a cui hanno strappato le ali troppo presto. Le persone ipersensibili dovrebbero essere protette, aiutate. Invece spesso vengono isolate, incompresse.
Per un periodo ho vissuto in strada. Non ci sono barboni, ci sono solo persone che hanno perso qualcosa, o che hanno scelto di stare fuori dai margini. È stata una scuola incredibile. Non ero sola: ero tra esseri umani con storie spezzate, con occhi pieni di mondi che nessuno voleva ascoltare. Ho visto il dolore in forme che non si possono spiegare, ma anche una bellezza cruda, autentica, lontana dalle maschere della società.
E poi c’è papà. Adriano Celentano. Per tutti un gigante, un rivoluzionario. Per me, prima di tutto, mio padre. Eppure lo guardo con una distanza strana, oggettiva. Era avanti, certo. Ma era anche distratto. Non era lui ad asciugare le mie lacrime. Non era lui a vedermi quando avrei avuto più bisogno di essere vista. Ma forse è così con tutti i grandi artisti. Sono colonne portanti per il mondo, ma fragili nelle stanze di casa.
E l’amore? L’amore non ha definizioni, non ha etichette. Io non credo nelle categorie. Ho amato più donne nella mia vita, questo sì. Le donne sono come il mare: più ti tuffi in profondità, più scopri meraviglie. Gli uomini li sento più come la terra: solidi, statici, ma senza quella vertigine liquida che mi ha sempre affascinata.
Forse sono sempre stata un’anima nomade, un’anima inquieta. Ma non cambierei nulla di quello che sono stata. Perché, nel bene e nel male, ho sempre scelto di volare."
Rosalinda Celentano

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In un rapporto di coppia si tende spesso a pensare che se le cose non sono più come prima occorra lasciarsi.
È molto facile, nella società liquida, liquidare il cambiamento relazionale in questo modo.
È la minor spesa energetica possibile, ed è quindi molto conveniente.
Soprattutto in un mondo nel quale l'orizzonte etico della responsabilità si è dissolto nell'etica della pulsionalità, nella soddisfazione immediata, nel principio di piacere, e nell'intercambiabilità dei rapporti fast food.
Sono cambiata, è cambiato: lasciamoci, non conviene più stare insieme.
In realtà le coppie che durano sono quelle che, seppur all'interno della inevitabile trasformazione degli affetti, dei sentimenti, del legame stesso in tutte le sue sfaccettature, decidono di rimanere insieme perché vogliono evolvere insieme.
La trasformazione è inevitabile e spesso inconscia.
L'evoluzione invece è consapevole, ed è frutto di una decisione personale e sovrapersonale insieme.
Decisione che coinvolge entrambi i partner, i quali vogliono continuare a conoscere se stessi all'interno della relazione grazie all'altro, seppur nella consapevolezza che l'altro, e loro stessi, evolveranno verso nuove modalità di esistenza.
Sono convinto che tale atteggiamento sia quasi un segno del destino, seppure possa essere avvertito come un atto personale.
Purtroppo molto spesso nelle relazioni attuali non c'è la pazienza, la profondità e soprattutto la responsabilità spirituale, di rimettersi in discussione per aderire a qualcosa che vada al di là del proprio ego.
Questo non vuol dire accondiscendere a un rapporto che non funziona e che magari non funzionerà mai.
Significa trovare un modo appagante di stare insieme, che possa anche essere fonte di evoluzione personale, nonostante e anzi spesso grazie agli ostacoli che la coppia, nel cambiamento, porta con sé.
È facile stare insieme finché si percorre la stessa strada.
Più difficile è cambiare strada insieme, quando il percorso richiede di farlo.
Nel mio nuovo libro parlo anche delle problematiche di coppia, le quali scaturiscono sovente da copioni personali e blocchi della corazza irrisolti.
Nel libro spiego le dinamiche fondamentali generate dalla corazza muscolo caratteriale, come da queste si sviluppano crisi relazionali, e come lavorare su di esse onde evitare un avviluppamento di coppia nevrotico.
Omar Montecchiani
#quandolosentinelcorpodiventareale
#armaturainvisibile #meccanismididifesa
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Ultimi preparativi.
Oggi dopo aver accompagnato l'amica di mia nipote e lei stessa a casa, in due punti opposti della città e ho impiegato quasi un'ora solo di auto, sono andato a comperare le ultime cose da portarmi, un libro, visto che quello che ho preso un mese fa è quasi finito (mi manca l'ultimo capitolo, una cinquantina di pagine), adesso posso svelare che libro è "Società liquida" di Zygmunt Bauman, un mattone forse ma che contiene tanti bei concetti che sono reali su come stiamo vivendo il presente, anche se il libro è del 99 (la prima edizione), ho preso un libro, dicevo, che in realtà ho letto molti anni fa, lo possiedo in pdf ma volevo il cartaceo "Il mondo nuovo" di Huxley, cambio completamente genere. Un regalo al fidanzato di mia figlia e un paio di cose al supermercato che mi mangio tra oggi e domani. Poi in programma c'era da preparare lo scatolo che mi devono spedire, quindi mi sono messo a dividere le cose, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, questo lo porto, questo lo spedisco, ecc ecc. Alla fine ho praticamente fatto anche la valigia, tanta è la voglia che ho di partire, quasi completa, manca il pc, su cui sto scrivendo e alcune piccole cose, più i vestiti che ho in dosso adesso (adoro le rime), li metto a portata di mano di chi rovista nelle valigie, chissà magari gli passa la voglia odorando vestiti sporchi. Poi guardavo il pacco e pensavo, chissà quando mia sorella mi spedirà sto coso? Ma cazzo, ho tutta la giornata per spedirlo, alle 10 vado dagli zii e poi spedisco sto coso, fatta, così levo a mia sorella la fatica di mandarmelo, anche perché lei è sempre incasinata e veramente chissà quando le rivedevo ste cose.
Fatto questo mi sono sparato un risotto zucchine, peperoni, cipolla e gorgonzola con lo zafferano naturalmente, na delizia. Adesso finisco qua e mi metto un pò a suonare e poi mi lancio a letto per l'ultima giornata catanese. Ho visto sto EP e ho pensato perché no, non è male, un pò troppo regolare forse ma molto interessante.
youtube
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⚠️ NOVITÀ IN LIBRERIA ⚠️
Matteo Colnago
DESTINATI A COMBATTERE
Orientarsi, capire e assaltare il futuro attraverso le discipline sportive
“Un Uomo è un combattente: è coraggioso e cerca il piacere del rischio calcolato”. Così Ernst Jünger definiva l’essere umano, esaltandone la vera natura: vivere ardendo, senza bruciarsi mai. Tale predisposizione – seppur contaminata da una società liquida, sradicante e devirilizzata – è ancora presente e tangibile nello spirito di certe attività e di certe persone.
Dopo il grande successo de “L’atleta combattente”, Matteo Colnago ci accompagna in un nuovo viaggio tra le insidie della vita, dimostrando che – mediante le discipline sportive – ogni avversità può essere affrontata e vinta. Come? Attingendo alle inesorabili risorse fisiche e spirituali; coltivando il coraggio, la disciplina e l’audacia; sopportando i sacrifici e superando i propri limiti; affrontando l’ignoto e costruendo il proprio stile di vita.
Un testo completo, che non si limita a parlare di sport, ma propone un’alternativa dinamica e verticale alla mollezza di una società malata e omologante. Certezze scientifiche, interpretazioni psicologiche, suggerimenti tecnici, spunti operativi e linee di vetta interiori: un manuale organico e fuori dagli schemi, per orientare la propria esistenza, restare integri ed essere artefici del proprio destino.
Prefazione di Dario Bordoni
Postfazione di Simona Ciaccio
INFO & ORDINI:
www.passaggioalbosco.it
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l'insostenibile bellezza di Acca Larenzia
Sì, certo, le accuse di apologia di Fascismo, i richiami alle sentenze, il Fascismo eterno, il suo ritorno, il suo pericolo, il suo spettro e così via. Il circo mediatico progressista è tutto una canea di urli e urletti, indignazioni e smorfie di cera che sfidano i lifting. Ieri, oggi, domani, il registro pare essere sempre lo stesso ma in occasione di quanto accaduto per la commemorazione di Acca Larenzia c’è qualcos’altro.
È noto il detto “un’immagine vale più di mille parole” e da giorni un’immagine è impressa nella mente di tutti coloro che non vivono su Marte: l’istantanea di Acca Larenzia, il raccoglimento, il saluto ai caduti.
Cosa si cela, dunque, dietro la levata di scudi progressista? Pensateci bene, in quella commemorazione commossa va puntualmente in scena tutto quello che li nega.
La solennità di chi ricorda, concretizzando il significato di questa parola, ossia riportare al cuore, non può che risultare inaccettabile in coloro che hanno come unico obiettivo l’irrefrenabile impulso della cancellazione.
L’imperitura fedeltà rispetto a un richiamo radicale che identifica è irricevibile per chi persegue la fluidità della società liquida, per chi si adopera alacremente a smontare civiltà millenarie e destrutturare tradizioni eterne, per chi ha ucciso i padri e le Patrie, per chi continua a occhieggiare, dal bordo dorato di un’isola privata, al sacrificio dell’innocenza dell’uomo.
L’irrinunciabilità di ciò che saldamente si è non può essere compresa da chi vuole spiritualmente negare. Della chiamata interiore del dover-essere si può solo esser consapevoli, la risposta di ognuno decreterà il senso ultimo di questa esistenza.
Ristabilire e puntellare l’onore della memoria richiamando al presente, per tre volte, per tre urli, scuote il profondo turbando ogni categoria d’inconsistenza propagandata dall’infinito assortimento di tutti quei (dis)valori perennemente in saldo, perché l’impegno a non tradire la parola data alla sorte è un patto con quell’onore che altro non è che l’ultima vera parola-destino da cancellare.
La compostezza siderale della commemorazione è incorniciata da un testimone discreto: il silenzio. Presente negli interstizi dell’urlo al cielo, presente nell’ordine marziale dei corpi, presente oltre questo, maledetto, tempo.
Il viatico inciso sulla carne viva di quelle immagini gridanti traccia un solco invalicabile, deflagra fiera bellezza, il cui richiamo è inconfessabilmente irresistibile per ogni essere vivente degno di tal nome e, al tempo stesso, non può che scaturire negli antri degli abietti la rabbia cieca e sbavante della frustrazione omicida, accompagnata da quella servile dei vili, la cui ignavia putrefazione non sarà nemmeno degna della putrescenza fluida sognata dai loro padroni.
Valerio Savioli
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L’acqua non è un pozzo senza fondo
L’acqua non è un pozzo senza fondo
a cura della Redazione 14-08-2024 L’acqua – Nella società liquida in cui siamo immersi, tendiamo spesso a confondere il reale con il virtuale. L’espressione navigare in rete è curiosa ed emblematica. Nel World Wide Web ci si muove facendo surfing, usando la nostra tastiera come una tavola, capace di scivolare veloce tra le correnti di un mare che è fatto di impulsi e dati ma privo d’acqua, un…

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La fatica di attraversare l’adolescenza. Crescere in una società liquida senza riti di passaggio, Intervista a Marco Aime a cura di Roberto Camarlinghi, in Animazione sociale n. 370, 2024
Animazione sociale n. 370, 2024. Indice della rivista – MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità Animazione sociale n. 370, 2024. Indice della rivista
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Ricerca e talento: la storia della Fondazione Maria Gabriella De Matteis
Ha preso il via, con un grande concerto-evento all’Auditorium Vincenzo Vitale del Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, la storia della Fondazione Maria Gabriella De Matteis ispirata dai valori che la Presidente della De Matteis Food Corporation. È proprio la Fondazione ad essere protagonista della storia di oggi. Fondazione Maria Gabriella De Matteis per la ricerca ed il talento La Fondazione, dedicata a Maria Gabriella De Matteis, si impegna a valorizzare e supportare giovani talentigrazie a borse di studio per la ricerca scientifica e la formazione di musicisti meritevoli. Tutto questo è reso possibile grazie al bando 2024 dedicato alla ricerca oncologica avanzata e la borsa di studio a supporto della carriera di un allievo della Gustav Mahler Jugendorchester. Intervista a Fernando Ricci, Presidente Fondazione Maria Gabriella De Matteis Una fondazione giovane ma con alle spalle già una storia da raccontare tra passato, presente e futuro. Proprio di questo parliamo con Fernando Ricci, Presidente Fondazione Maria Gabriella De Matteis: Come nasce la Fondazione Maria Gabriella De Matteis? Nel dicembre 2022 - dopo aver combattuto un tumore per anni e con tutte le sue forze - mia moglie Maria Gabriella è stata sopraffatta dalla malattia e ci ha lasciato. La sua eredità morale, però, ispira ogni giorno me le mie figlie, Alessandra e Maria Chiara. Proprio insieme a loro ho quindi deciso di creare la Fondazione dedicata a Maria Gabriella, per riuscire a rendere reali i valori in cui ha creduto fortemente e di cui è stata testimone attiva per tutta la sua vita, ovvero - come diceva – riuscire a “plasmare un futuro condiviso dove l’innovazione, la responsabilità e la fluidità disciplinare possano creare un mondo migliore per tutti”. Qual è la mission della Fondazione? Maria Gabriella credeva che i giovani, la bellezza delle arti e il progresso scientifico fossero i pilastri necessari a ogni cambiamento sostenibile. Come lei, anche noi pensiamo che, per riuscire a costruire un futuro migliore, dobbiamo fidarci e affidarci alle nuove generazioni. Per questo abbiamo deciso di incentrare tutte le attività della Fondazione sulla ricerca e la valorizzazione dei giovani talenti in grado - con i loro percorsi artistici e scientifici - di innovare e restituire alla società le conoscenze acquisite attraverso opportunità di formazione e ricerca. Tutti i nostri progetti e la creazione di tutti i nostri bandi puntano a questo: a cercare di creare un futuro migliore per tutti tramite un dialogo continuo e interdisciplinare tra il mondo della produzione, delle scienze e delle arti. Può descrivere i due comitati che formano la Fondazione? I comitati della Fondazione si dividono in Artistico e Scientifico. Il primo è composto da due musicisti di caratura internazionale - nonché amici miei e di Maria Gabriella - Marco Postinghel e Valérie Gillard. Loro hanno il compito di selezionare i migliori talenti musicali italiani all’interno dell’organico annuale della migliore orchestra giovanile del mondo, la Gustav Mahler Jugendorchester (GMJO) e di sostenerli poi con delle borse di studio nel prosieguo dei loro studi accademici. Il Comitato Scientifico, invece, è coordinato da Giuseppe Curigliano, Professore Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Milano e direttore della divisione clinica di sviluppo nuovi farmaci presso l’Istituto Europeo di Oncologia. Lui, con il supporto dei Prof. Andrea Ballabio, Silvia Novello, Gabriella Pravettoni e Paolo Marchetti, selezioneranno i migliori progetti di ricerca, e i relativi ricercatori, in grado di dare speranze e maggiori aspettative di vita nel campo dell’oncologia. Parliamo del vostro primo bando di ricerca: a chi è rivolto? Il nostro primo bando dal titolo “Integrazione della biopsia liquida nella gestione di pazienti con tumore solido” è rivolto a tutti i ricercatori under 30 e stanzia 40.000€ per finanziare i migliori progetti di ricerca su questo nuovo strumento diagnostico. La biopsia liquida, infatti, rivoluziona completamente il modo in cui si comprendono e vengono trattati i tumori. Consiste sostanzialmente nell’analizzare il materiale genetico o le cellule tumorali rilasciate nel sangue - o in altri fluidi corporei - per ottenere informazioni sullo stato e sull’evoluzione del tumore, senza dover fare una biopsia tradizionale. I vantaggi sono molteplici: si può monitorare la risposta al trattamento in tempo reale, individuare precocemente la presenza di recidive o metastasi e, allo stesso tempo, identificare eventuali mutazioni genetiche che possono influenzare la scelta del trattamento più efficace. Senza contare che questo innovativo metodo consente una personalizzazione dei trattamenti basata specificatamente sulle caratteristiche specifiche del tumore di ciascun paziente. Quali sono i vostri progetti per il futuro? In campo scientifico, per i prossimi anni, la Fondazione continuerà ad investire le proprie risorse in progetti di ricerca in ambito diagnostico, con particolare attenzione alla biopsia liquida, così da avere a disposizione uno strumento ancora più performante di prevenzione per le patologie oncologiche. In ambito artistico, invece, continueremo sicuramente la nostra collaborazione con la GMJO, per sostenere giovani eccellenze in ambito musicale, ma ci piacerebbe anche aprire il nostro raggio d’azione ad altri ambiti artistici. Read the full article
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# Sardegna : un cuore vivo from vittorio e.pisu on Vimeo.
Sardonia e Museo del Vino Berchidda presentano Sardegna : un cuore vivo Fotografie di Dolores Mancosu a cura di Vittorio E. Pisu Museo del Vino Via Giangiorgio Casu 5 Berchidda dal 29 luglio al 1mo settembre 2023
Sardegna: un cuore vivo
Nel corso rapido dei giorni che sembra travolgere e gettare nell’oblio le esperienze e le vite, in una società cosi tristemente “ liquida”, talvolta, il mio sguardo si posa su volti ed immagini sospese tra un tempo che tuttavia non muta e l’eterno divenire. Scrittura di luce, la fotografia mi consente di rappresentare uomini e donne, ma anche piante, oggetti ed animali, abitanti della Sardegna, la mia terra, dove campeggia, nell’amore dell’Identità condivisa, la forza fulgida della Durata. Nel tessere il fine merletto dell’immagine, cerco di rappresentare gli spazi interiori ed i luoghi dell’esistere così come la memoria e la stessa realtà me li rimanda. Rimango colpita dai visi di donne, di uomini e di bambini, belli per dignità, per intelligenza e bontà; per umiltà e Grazia. Miti e attenti alla quotidiana dimensione dei giorni, al cibo “ fillu benedittu de su soli, de su surori, de sa pasientia” ( figlio benedetto del sole, del sudore, della pazienza) , all’ idea di casa tipica della nostra cultura : ” Sa domu est pitticca, su coru est mannu” ( La casa è piccola, il cuore è grande). Il cuore è sempre più grande delle cose, anche delle più amate. E casa è la Natura, mai straniera all’uomo, famiglia da preservare e custodire. E proprio l’idea di “ casa comune” , per dirla con Papa Francesco, ispira la realizzazione e la scelta dei lavori fotografici presentati nella mostra: lo spazio di un tavolo illuminato dal sole è il luogo in cui si preservano e si ricompongono equilibri vitali e insostituibili tra gli esseri. Nello spazio piccolo di una stanza la luce accoglie e dilata l’immagine ingenua e popolare, ma non per questo meno intensa, dell’amore per il Creatore a cui si prepara una culla perché possa, nella casa degli uomini, abitare. I frutti della terra, gli animali diventano centro dell’immagine, guardati con occhi pieni di quell’amore e di quel rispetto dovuti ad ogni creatura. Quel rispetto e quell’amore che oggi il nostro pianeta improcrastinabilmente esige e a cui si può rispondere in un solo modo : con un cuore vivo. Gli uomini e ancor più le donne sono nelle mie fotografie le interpreti di questo atteggiamento di conoscenza e cura delle creature che suggeriscono nei gesti ai bambini , eredi del mondo. Il sole, unica lampada, illumina e consacra la sola dimensione che sento e rappresento come vera: quella di un’antica, contemporanea Umanità. Dolores Mancosu
Una trasmissione S'Arti Nostra Un film di Vittorio E. Pisu
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Overland, un’installazione site-specific di Tommaso Chiappa dedicata al viaggio e alla scoperta

Palermo - L'arte dove meno te l'aspetti. Si intitola "Overland" l'installazione site-specific dell'artista Tommaso Chiappa, allestita nei locali dello studio dentistico Biodent srl del dott. Angelo Inzerillo in via Puccini 70, che sarà inaugurata sabato 24 giugno alle ore 17.
Negli ultimi anni l'artista palermitano si è distinto per aver portato la pittura fuori dai tradizionali contesti, nei luoghi di lavoro, fabbriche, business center, studi legali e sedi di ordini professionali, alberghi e ristoranti, cliniche e ospedali in tutta Italia. Con gli obiettivi di ampliare l'accessibilità e la fruizione delle opere a un pubblico più vario, connettere l'arte alla vita quotidiana delle persone, stimolare il dialogo tra l'arte e la società, impreziosire gli ambienti di lavoro con un tocco di creatività, arricchire l'esperienza sociale e migliorare la qualità del tempo trascorso in quei luoghi.
Overland propone un percorso di opere pittoriche inedite, ispirate al tema del viaggio e della scoperta, che si inseriscono nello studio dentistico dialogando con lo spazio circostante, dalla reception alla sala di attesa, dal corridoio, fino alle sale operatorie e agli altri ambienti di lavoro.
Overland è un viaggio avventuroso per le strade del mondo. Un'esplorazione attraverso luoghi cari all'artista - da Barcellona a New York, da Palermo a Milano – popolati da folle multicolore che riflettono il continuo cambiamento ed esprimono la dimensione sempre più multiculturale e multietnica delle nostre società. L'artista nelle sue opere racconta il rapporto quotidiano uomo-ambiente urbano e uomo-natura. Il luogo non è solo lo spazio che ci circonda ma è anche emozione, ricordo e memoria, scambio e interazione. L'installazione, pensata e creata negli ultimi anni, ha fatto i conti con la pandemia e con la guerra, ma anche con l'idea di rappresentare una società che prova ad andare avanti. Al tema della Natura Chiappa dedica la raffigurazione di un ficus monocromatico e di alcuni suggestivi paesaggi marini.
L'artista propone opere ad olio su tela con una pittura liquida, attenta al particolare e alla qualità della luce. Ultimamente Chiappa, che in precedenza ha lavorato con la monocromia, utilizza i colori puri, con sfumature nette e i contrasti forti con il bianco di titanio. Il bianco rappresenta l'assenza di colori ma al tempo stesso la sublimazione metafisica nella luce che avvolge la realtà.
Tommaso Chiappa (Palermo, 1983) si è formato artisticamente a Milano, compiendo i suoi studi all'Accademia di Brera e legando il proprio nome alla Galleria di Luciano Inga- Pin con alcune mostre che lo hanno fatto conoscere a un più vasto pubblico. Ha partecipato a numerose personali e collettive in Italia e all'estero. Tra gli altri, la Clio Art Fair di New York (2017). Al suo percorso artistico la critica e storica dell'arte Vera Agosti ha dedicato il libro "Origine di Tommaso Chiappa (Prearo Editore). L'artista predilige per le mostre contesti insoliti e luoghi di lavoro, come fabbriche (Electrolux, Solaro), studi legali (La Scala, Milano; ospedali (IRCCS Maugeri, Pavia), sedi di ordini professionali (Villa Magnisi sede Ordine dei Medici), alberghi e ristoranti (Hotel Excelsior Hilton, Palermo; Antica Focacceria San Francesco, Milano e Palermo). Di recente ha curato la direzione artistica del progetto espositivo Genio italiano al Museo Onda Rossa di Caronno Pertusella (VA) dedicato a Leonardo da Vinci. Sempre nel 2020 ha ideato e curato l'installazione Restart city presso la sede di Ucimu – sistemi per produrre, Associazione Costruttori Italiani Macchine Utensili, Robot e Automazione – a Cinisello Balsamo (MI). Ha realizzato progetti di riqualificazione urbana a Bagheria (facciata dell'istituto professionale D'Acquisto, "Umano colors street", 2018 – facciata laterale "People and Peace" 2022), Termini Imerese (zona adiacente al Liceo artistico "Ugdulena" e murales "Energy Street Social" all'esterno e all'interno dell'azienda Genovese nella zona industriale, 2019) e Palermo (parcheggio sopraelevato "Multicultural-educarnival" del Centro Commerciale La Torre, 2020 e nello stesso parcheggio" Resilienza" 2022; People Air Basket riqualificazione facciata interna Scuola Elementare Lambruschini 2022).
Le opere esposte in permanenza nello studio dentistico Biodent srl del dottor Angelo Inzerillo potranno essere ammirate negli orari di apertura dello Studio o su prenotazione, nel rispetto degli orari e delle modalità lavoro del personale.
Info e contatti
Tommaso Chiappa:
Cell: 3398697986
Sito: www.tommasochiappa.eu
Facebook tommasochiappa artist
Instagram tommasochiappa_artist_
Per appuntamenti:
www.studiodentisticoinzerillo.it
Tel: 091 616 6050
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Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto, e così via. Nell'idea dell'armonia e del consenso universale, c'è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. Alla fine questa è un'idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità.
Zygmunt Bauman
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Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende a essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine (per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro gravato da obblighi che limitano la libertà di movimento e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che (inevitabilmente) si presenteranno. La prospettiva di trovarsi invischiati per l’intera durata della vita in qualcosa o in un rapporto non rinegoziabile ci appare decisamente ripugnante e spaventosa.
Zygmunt Bauman
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