#strade di birra
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“Cerco di vedere la luce accanto all’ombra. Ogni luce proietta la propria.
Lo dico e lo scrivo con una sorta di fervida vergogna. Il vecchio amore si rifiuta ancora di morire: l’amore per il paesaggio e la lingua tedesca.
A una cultura del passato che è rimasta il mio presente.
A una vita che mi ha fatto sentire legato ad amici che ammiravo e che amavo.
A volte vado in uno dei ristoranti tedeschi di New York.
Rido della borghesia, del rumore, della birra e dei deliziosi bratwurst.
E rido di me stesso.
Di una ridicola malinconia e di una piccola tristezza sentimentale.
Poi torno a camminare per queste strade notturne e con questo rumore pieno di meraviglia, e do la buonanotte a ogni stella.
Andiamo a casa!
Ma dov’è?
Non si può tornare a casa"
(Peter Flamm - Paul Gauguin)
...a casa si può tornare, se quella è casa mia...casa nostra.
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Un bel giorno - il più bel giorno dell’anno, la vigilia di Natale - il vecchio Scrooge se ne stava seduto come sempre occupatissimo nel suo ufficio contabile. Era una giornata gelida, tetra, di un freddo pungente, per di più nebbiosa, e si sentiva la gente andare su e giù per le strade battendosi le mani sul petto e pestando i piedi sul selciato per tentare di scaldarsi. Gli orologi della città avevano da poco suonato le tre, ma faceva già buio: per tutto il giorno c'era stata poca luce e le candele brillavano alle finestre degli uffici vicini come macchie rossastre sopra la densa aria scura. La nebbia si infilava in ogni fessura e buco di serratura, ed era così fitta che benché quel vicolo fosse uno dei più angusti, le case di fronte si distinguevano appena come fantasmi. A vedere la sudicia nube che era calata sulla città oscurando ogni cosa, si sarebbe detto che la Natura avesse preso casa lì vicino e si fosse messa a fermentare birra su larga scala.
Canto di Natale - Il fantasma di Marley
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strade chilometri mignotte
Paolo, il padre di Rosemary, è stato il mio primo cliente, il primo a darmi fiducia un anno fa e l’unico a pagare sempre puntuale al primo del mese. Col tempo il nostro rapporto s’è stretto al punto da farci quasi amici, sento chiaramente il suo bene e gli voglio bene anch’io. Qualche giorno fa mi ferma in chiusura, esclamando: “Per sabato non prendere impegni, eh. Ti porto a cena fuori e poi ce ne andiamo a divertirci”. Ho accettato volentieri, nonostante l’ultima frase mi lasciasse un po’ interdetto. Che intenderà per “divertirci”? Alcol? Night club? Prostitute? Magari solo un giro. Così ieri sera m’ha raccontato un po’ della sua storia: Paolo è un camionista, marinaio dell’asfalto, un ferino divorzio alle spalle e un unico mantra nella vita: strade, chilometri e mignotte. Un acre bisogno d’infinito amore che ne martella il cuore, spingendolo a cercar muto affetto fra le cosce a pagamento. Dopo cena mi dice che vorrebbe andare a Bari e io gli faccio eco, entusiasta, credendo nella birra. Noto però che avvicinandoci, la città s’allontana sempre più e anziché entrare, Paolo gira largo fra le stazioni di servizio in periferia, sulla statale. Non voglio pensarlo, ma lo penso, e comincio a sentirmi male. “Sei serio?” gli chiedo, ma lui quasi non risponde, fisso ormai in un’ossessione. Quando, superata la prima, non si ferma, mi dico allora che forse sta scherzando, non lo farà davvero. Giriamo così per mezz’ora, ogni svolta mi fa credere a un ritorno, per poi ritrovarci in mezzo a discariche abusive e casolari abbandonati, in una notte d’apparente sciopero. Quando penso ormai che sia finita, ecco che troviamo l’ultima combattente ancora in piedi, una ragazza sudamericana svogliatamente poggiata contro una stazione di benzina. Paolo accosta e m’implode il cuore. “Ciao bella, sei in servizio?” la ragazza ci guarda malissimo ed emette un vago: “Sì…?” poco convinto. “Non è che per caso hai un’amica per lui?” “Sì… mo’ torna” a quel punto m’intrometto a cuore duro e sputo d’angoscia: “No no no, guarda, io passo. Non sono molto nel mood”, con lo schifo addosso di sentirmi trattare come se stessi dicendo no a una birra o a un pacchetto di patatine. Paolo si volta un po’ risentito e dice: “Ok, allora ripassiamo tra dieci minuti”. Ribadisco le mie intenzioni, ma lui insiste, quasi si sentisse in dovere d’offrirmi una scopata. Cerco d’esser calmo, nonostante non lo sia, e mi rendo conto che Paolo sembra averne assolutamente bisogno, come se non potesse chiudere la notte altrimenti. Se a lui serve, mi dico, non posso certo impedirglielo. Ma nessuno potrà forzarmi a fare ciò che non voglio. Non so se le due “amiche” ci stessero aspettando, non credo, fatto sta che non siamo più tornati e la serata è finita così, in una nube di schifo, tristezza e profondo squallore.
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Caldo sudario sciropposo che copre ogni angolo della pelle, sauna a cielo aperto strade sciroccose, soffocose, stordenti allucinate e afose. animali nascosti sotto ogni ombra aria calda che danza sull’asfalto bollente, creando a mezz’aria miraggi sahariani. Il sole è un martello infuocato il canto ossessivo delle cicale i suoi colpi impietosi. Estate siciliana: aria di fuoco deserto nei campi e nelle strade, follia nella testa Cielo come volta di un forno cardi rinsecchiti, felci arrugginite erba gialla come l’invidia limoni di cupo verde ulivi impassibili di glauco verde finchè non reagisco per disperazione: granita di caffè con montagna di panna granita salvifica al limone, granita dolcissima alle mandorle all’amato pistacchio alle more, al sublime gelso alle fragole, alla pesca, al cioccolato ma non alla menta, gusto volgare, continentale. Oppure gelato alla crema, nocciola, limone, zuppa inglese cioccolato, crema, liquirizia, gusto santo e dovuto di cassata mandorla, fragola, pesca, fiordilatte regale stracciatella, sensuale mango ma non menta, banale, continentale. Magari seltz, limone e sale o acqua tonica e granita al limone caffè caldo con granita al caffè, lasciva panna! Gelo al limone, al melone vino freddo gelato, grillo, inzolia, malvasia in un bicchiere appannato dall’afa e affanculo prosecco e daiquiri affanculo l’estate, l’afa, il caldo mi basta una birra Messina gelata un bagnasciuga infinito e tutto il resto, i l mondo, l’universo è solo il sogno di un folle una fiaba ridicola scritta su un rotolo di carta igienica.
Warm, syrupy shroud that covers every corner of the skin, open-air sauna, sirocco roads, suffocating, hallucinated and sultry stuns, animals hidden under every shadow, hot air dancing on the boiling asphalt, creating Saharan mirages in mid-air. The sun is a fiery hammer, the obsessive song of the cicadas its pitiless blows. Sicilian summer: air of fire, desert in the fields and streets, madness in the head. Sky like the vault of an oven, withered thistles, rusty ferns, yellow grass like envy, dark green lemons, impassive sea-green olive trees. until I don't react out of desperation: coffee granita with mountain of cream, saving lemon granita, very sweet almond granita to the beloved pistachio with blackberries, to the sublime mulberry with strawberries, peach, chocolate, but not mint, vulgar, continental taste. Or cream ice cream, hazelnut, lemon, trifle, chocolate, cream, licorice, holy and due taste of cassata, almond, strawberry, peach, fiordilatte, royal stracciatella, sensual mango, but not mint, banal, continental. Maybe seltzer, lemon and salt, or tonic water and lemon granita, hot coffee with coffee granita, lascivious cream! Gelo with lemon, melon, ice cold wine, grillo, inzolia, malvasia in a glass misted by the heat, and fuck prosecco and daiquiri, fuck the summer, the heat, the heat, a frozen Messina beer is enough for me an infinite shoreline, and all the rest, the world, the universe, is just a madman's dream, a ridiculous fairy tale, written on a roll of toilet paper
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quando il gruppo si riunisce al completo, un venerdì sera va più o meno così. ci ritroviamo al solito bar, gestito da una tipa che ormai ci vuole e le vogliamo bene, ci chiede sempre come va e nota ogni volta un dettaglio "Hai cambiato tinta blu!" "Hai tagliato i capelli!". iniziamo chi con degli spritz chi con della birra, siamo sempre felici di vederci e più o meno la prima mezz'ora passa con frasi come Oooh ma quant'era che non ci vedevamo!!, abbracci e teste sulle spalle che intervallano i discorsi. siamo un gruppo di laureat e laureand in filosofia - attorno ai quali ruotano partner e amic di qualcun di noi - piuttosto sfigaty, non di quelli vestiti bene con una prospettiva di futuro: gente di provincia con un profondo odio di classe transfemminista che attende la lotta armata, a parte me e A. tutti depressi, e senza paura nei confronti delle scomodità perché tanto - cito - "Si fa tutto". qualcuno ha 28 anni e sta ancora scrivendo la tesi, qualcuno ha iniziato il dottorato, qualcuno viene sfruttato per 500€ al mese. quando arriva il momento di passare dallo spritz al negroni, C. racconta un'insolita esperienza sessuale che non ha gradito, facendo nascere confronti infiniti tra J. e M. che devono sviscerare i dettagli della cosa. Verso l'una qualcuna tira fuori le parole crociate e il gruppo si divide tra chi cerca di indovinare le definizioni e chi continua a parlare di chissà cosa - io provo a giostrarmi tra le due fallendo in entrambe. qualcuno va a fumare e fa avanti e indietro, quando rientra fa finta di nulla ma a fine serata si scopre che in quelle intime pause sigaretta a due o a tre si confessano segreti. C. è ubriaco - quando beve gli prende qualcosa che chiama "vena pansessuale", smette di essere etero e mi propone di fare sesso. in effetti in quel tavolo gli incroci negli anni sono stati parecchi ma tra noi due mai, non ci avrei mai pensato però e mi pare un po' strano che me lo dica così, poi mi rendo conto che non so neanche quanti negroni abbia bevuto quindi ha senso: gli dico che gli voglio bene ma magari un'altra sera. M. confessa a J. di essere innamorato di C. e quando il pettegolo me lo racconta la prima cosa che diciamo è Cazzo ecco perché sta così male! ci mettiamo settant'anni a prendere la via di casa, C. prova a picchiarsi usando le nostre mani mentre A. è l'unica che ride sguaiatamente alle cose che dico mentre cerco di trascinarli via. ci salutiamo pregando M. di ricordarsi di far mangiare C. domani, perché si dimentica di farlo ogni giorno e se non fosse per lui si potrebbero contare sulle dita di una mano le volte in cui mangia in una settimana. C. reggendosi a mala pena in piedi prima di salutarmi mi dice Adesso ti darò un bacio ok? io rispondo NO non farlo grazie, ti voglio bene segui L. e vai a casa, e mi chiedo Ma perché cazzo gli è presa così stasera. saluto gli altri e J. viene via nella mia stessa direzione, M. convinto di smascherare chissà quale segreto mi chiede Ma quindi tornate a casa insieme stasera??!! e io per l'ennesima volta gli devo ripetere che J. sta andando a dormire dalla ragazza che abita vicino a me, aggiungendo che ormai sono passati anni da quando scopavamo. alle interminabili ore 3:00 finalmente le nostre strade si dividono e io faccio l'ultimo pezzo di strada con J. che più che un amico per me è un braccio o un rene. oggi l'ho visto per la prima volta con la sua ragazza in un momento di tenerezza e mi sono sembrati innamorati, è bello vedere le persone che amo felici. ed è bello anche essergli accanto quando mi dicono che stanno male. da fuori forse sembriamo uno sgangherato gruppo di strambi maniaci, ma l'ambiguità ci piace anche quando non accade niente, la chiacchieriamo più di quanto non la pratichiamo davvero, e quella che più ci riesce è l'ambiguità emotiva - col cazzo che l'amore romantico è più importante dell'amicizia che abbiamo. ci prendiamo cura l'uno dell'altra: con una birra, con medicine, con la febbre la depressione la povertà la tesi i problemi d'amore, ci siamo.
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"Frattamaggiore è una piccola città a Nord di Napoli, un comune di poco più di cinque chilometri quadrati, ma molto densamente popolato, cementificato e trafficato.
A Frattamaggiore ci sono molte banche e poche attività produttive ed è presente un gran numero di istituti scolastici pubblici e privati. Inoltre, a Fratta, ogni giorno si inaugurano nuovi bar, pub, sale giochi, punti scommesse e pizzerie che aumentano la capacità di attrazione di questo piccolo territorio di periferia.
Pochi, invece, gli spazi pubblici di aggregazione culturale, soprattutto per i giovani, che si riversano per le strade con in mano una birra, un cicchetto, una pizzetta o una canna di erba o di fumo e vengono accusati di schiamazzi notturni da una generazione che offre loro scarse alternative e pochi modelli culturali che esulino dalla logica della dipendenza e del consumo.
Eppure, per la sua storia e per la grande quantità di artisti nati in questo territorio, Frattamaggiore potrebbe diventare una autentica *città della musica*, con tutto l’indotto economico e socioculturale che questo potrebbe comportare.
Era di Frattamaggiore un genio dell’armonia come Francesco Durante (1684-1755) precursore della Scuola musicale che fece di Napoli, nel XVIII secolo, uno dei massimi centri operistici mondiali.
E sono o sono stati di Frattamaggiore una lunga serie di musicisti, soprattutto clarinettisti, sassofonisti e batteristi, legati al mondo del jazz, della musica classica, del rock e del pop.
Una lunga serie di cui sono stati antesignani i fratelli Pierino, classe 1927, e Gegè Munari, classe 1934, due meravigliosi diffusori del drumming jazz e del verbo swing in Italia.
Pierino – per anni nella Big Band della RAI e batterista di centinaia di colonne sonore composte da artisti del calibro di Ennio Morricone, Nino Rota e Piero Umiliani – se ne è andato nel 2017; Gegè, invece, è ancora attivo, energico e trascinante alle soglie dei 90 anni che compirà tra un paio di giorni, ed è giustamente considerato uno dei padri fondatori della “musica sincopata” italiana [...]."
Questo lo scrivevo un paio di giorni fa.
Oggi è arrivato il grande giorno del compleanno di Gege Munari. 90 anni compiuti.
Ieri, gli è stato conferito dal Presidente Sergio Mattarella il titolo di "Ufficiale della Repubblica".
Per chi si trovasse a Roma, Gegezz festeggia nel ristorante di Stefano Di Battista e Nicky Nicolai "Da Peppe a Tor Cervara".
Chi, invece, si trova a Frattamaggiore città della musica può venire alla prima serata dell'ottava edizione del Mediterraneo Reading Festival, che si tiene alle 20:30 al civico 27 di Via Lupoli.
#Frattamaggiore#munari#musica#città della musica#del prete#felicidades#mediterraneo#mediderraneo reading festival#gegè munari#fratta#swing#jazz#gegezz#consumismo#dipendenza
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“ Che fortuna passare le giornate in giro in bicicletta, respirando aria buona, facendosi travolgere dai colori, dagli odori e dai rumori della città. Candido inspira a pieni polmoni l’aria igienizzata del quartiere e si rimette in posizione: zaino in spalla, mani sul manubrio, gomiti stretti, testa bassa, schiena parallela alla canna. E via a pedalare. Mentre sfreccia tra le arterie cittadine, superando le macchine elettriche, slittando sulle rotaie e schivando i passeggeri che salgono e scendono dai tram a lievitazione magnetica, riconosce gente felice come lui, che guarda al futuro e s’impegna perché sia meraviglioso. Anche il barbone sdraiato sulla panchina sembra contento, tenendo in mano una lattina di birra calda agita forsennatamente l’altra mano verso di lui, come per dirsi d’accordo con il suo ottimismo. Più avanti, un imbianchino precipita dal ponteggio mentre decora di rosa pastello l’insegna di una pasticceria. E poco distante una bambina piange miserabile come solo i cuccioli sanno essere. Ora l’imbianchino, pensa Candido colmo di gioia, le regalerà di sicuro un dolce, di quelli profumati appena sfornati dalla pasticceria, e lei smetterà di singhiozzare. I due si abbracceranno e tutto tornerà a posto, com’è giusto che sia, nella perfetta armonia universale che regola i bisogni degli uomini. Abbandonate le strade pulite e scintillanti di quei quartieri inclusi abitati da gente educata e felice, Candido imbocca la circonvallazione, al di là della quale, dal lato esterno, cominciano a intravedersi i vecchi palazzoni in cemento armato dei quartieri esclusi. Dopo la pandemia, quando nuovi virus avevano cominciato a diffondersi per il repentino scioglimento dei ghiacci, l’emergenza sanitaria combinata con l’innovazione tecnologica aveva accelerato la divisione: da una parte tutto è sotto controllo, chiunque entra è sottoposto a rigorosi accertamenti medici e burocratici, dall’altra c’è il medesimo sistema di sorveglianza, ma in fondo ognuno può fare come gli pare. Candido è arrivato nel quartiere in cui è nato e cresciuto, con gli enormi caseggiati sporchi e diroccati che si alternano a terreni incolti dove spesso gli abitanti educati e facoltosi delle aree più belle della città vengono a scaricare rifiuti e a gettar via quello che non usano più. Se i poveri sono i primi a non prendersi cura del posto in cui vivono, pensa amaramente, perché dovrebbero farlo gli altri? “
Guido Maria Brera con I Diavoli, Candido, La nave di Teseo (collana Oceani), 2021. [ Libro elettronico ]
#Guido Maria Brera#I Diavoli#Candido#distopia#leggere#letteratura italiana contemporanea#lavoro#riders#tecnologia#narrativa italiana#Voltaire#letture#libri#distopie#società#contratti a termine#disuguaglianza#informatica#ottimismo#diritti del lavoratore#algoritmi#multinazionali#ciclofattorini#citazioni letterarie#aziendalismo#ideologie#sfruttamento#libertà#giovani#La nave di Teseo
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tappa 15
Tappa 15 Da Voghera a Carrù
Distanza: 152 km tempo complessivo: 8 ore 01 min ascesa 805 m
anche questa tappa una di trasferimento, un po di salite attorno ad Alessandria (colline), attorno ad Asti e per salire a Carrù, tempo buono, caldo a tratti, vento modesto, traffico scarso, strade abbastanza buone.
Ultima tappa del viaggio perchè per domani sono previsti temporali sulla provincia di Cuneo, sono già vicino a casa, strade conosciute e quindi poche ragioni per pedalare sotto la pioggia,
Così la Iride mi viene a prendere al casello autostradale di Carrù, previsto incontro alle 16.00.
Passata la notte al albergo Corona di Voghera, molto sui generis, molto decadente, ma per il week end non si trova nulla: vorrei sapere quali sono le attrattive di Voghera e dintorni di questa stagione per rendere tutto sold out per gli hotel. Ma tant'è.
Anche oggi decido di tenermi alla larga delle strade principali, sempre su stradine in mezzo ai campi (asfaltate) che mi hanno fare un po' di colline per lasciare fuori Alessandria.
Passato attraverso posti conosciuti per lavoro ( Felizzano, Quattordio, nessun rimpianto) un po di turbolenza attraversando Asti, stradine in periferia e poi su, lungo il Tanaro.
Alba tagliata fuori, come Bra e Cherasco, poi la strada di fondovalle del Tanaro fino a Farigliano e poi l'ultima salita a Carrù. Arrivato verso le 15.00 mi fermo al ristorante Il Bue Grasso per una ben meritata birra, aspetto poco la Iride, anche lei in anticipo.
Fine della avventura, quest'anno più corta (molto) del solito ma molto più travagliata. Un segnale?
Alla fine sono stati 1.673km con un dislivello di 13.491m: veramente niente di spettacolare, 800km in meno del piano e circa 16.000m di dislivello. Vedremo il futuro cosa ci riserva.
Mi spiace molto per quelli che hanno fatto fatica a seguirmi: Tumblr è cambiato, non me ne ero accorto, adesso è più complicato, bisognerà trovare qualcosa più semplice per il futuro.
Comunque grazie mille a quelli che ci hanno provato.
Un caro saluto a tutti.
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Braga: la gemma nascosta del Portogallo
Braga, conosciuta come la "Roma del Portogallo", è una città che riesce a incantare chiunque la visiti. Fondata dai Romani, Braga è una delle più antiche città del Paese, e ogni angolo racconta storie di un passato ricco e affascinante. Mentre passeggi per le sue strade acciottolate, ti ritroverai avvolto da un'atmosfera di meraviglia e bellezza. Le chiese maestose e i palazzi seculari si ergono come guardiani di una storia millenaria, ogni struttura un capitolo scritto nel libro della vita di questa città straordinaria.
Un viaggio tra storia e architettura
Braga non è semplicemente una città; è un museo a cielo aperto. Tra le sue strade si trovano meraviglie architettoniche che spaziano dallo stile romanico al barocco, rendendo ogni visita un'esperienza visiva affascinante. La maestosa Sé de Braga, la cattedrale principale della città, è un esempio chiave di questo ricco patrimonio. Costruita nel XII secolo, la cattedrale non è solo un luogo di culto, ma anche un simbolo della storicità di Braga. Camminando al suo interno, rimarrai stupito dalla delicatezza dei lavori in legno e dalle decorazioni artistiche che adornano gli altari.
Ma la bellezza di Braga non si limita alla cattedrale. Ogni via e ogni piazza raccontano una storia. Una tappa imperdibile è il Santuario do Bom Jesus do Monte, un luogo di pellegrinaggio situato su una collina. La sua scalinata monumentale, costellata di fontane e statue, offre una vista panoramica mozzafiato sulla città. Salire i numerosi gradini è un'esperienza che unisce spiritualità e avventura. Concludendo questa ascensione, ti sentirai non solo fisicamente soddisfatto, ma anche in armonia con l'energia storica di Braga.
Un patto con il passato La storia di Braga è anche intrecciata con gli eventi che l'hanno plasmata nel corso dei secoli. Fondativa nell'epoca romana, la città ha visto passare diverse culture e dominazioni. Ogni periodo ha lasciato un'impronta unica, creando un mosaico di influenze che si riflettono negli edifici e nelle tradizioni locali. Passeggiando per il centro, scoprirai edifici medievali che raccontano storie di battaglie, di trionfi e di conquiste.
Non dimentichiamo che Braga è anche un importante centro religioso. La città ospita diverse festività, tra cui quella della Settimana Santa, caratterizzata da processioni che ridestano l'entusiasmo dei locali. I visitatori vengono attratti non solo dalla bellezza architettonica, ma anche dall'eco delle tradizioni che si tramandano di generazione in generazione. Qui, dentro i confini di Braga, il tempo sembra essersi fermato, permettendo a chi la visita di immergersi completamente in un'altra epoca.
I sapori di Braga Non si può parlare di Braga senza menzionare la sua incredibile gastronomia. La cucina portoghese, ricca di sapori e tradizioni, raggiunge un apice a Braga, dove ogni piatto è una celebrazione della terra e della cultura. I ristoranti offrono una varietà di piatti tipici, dai freschi frutti di mare alle carni succulente, ognuno preparato con la massima cura e passione. Dirigiti verso un ristorante tradizionale e lasciati tentare da una porzione di "Francesinha", un panino farcito con carne e salsiccia, ricoperto da una salsa di pomodoro e birra.
Oltre alla Francesinha, non puoi perderti il "Caldo Verde", una zuppa deliziosa a base di cavolo verde, patate e salsiccia, perfetta per riscaldarti nelle fresche serate portoghesi. La serenità della gastronomia di Braga risiede nella freschezza degli ingredienti e nell'arte della tradizione culinaria. Ogni piatto è un invito a scoprire le ricchezze agricole e marine che registrano la grande varietà del territorio portoghese.
La magia della Cattedrale di Braga
La Cattedrale di Braga, con la sua straordinaria architettura e il suo profondo legame con la storia di Portugal, è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti da visitare nel quartiere di Braga. Immagina di camminare tra le strade acciottolate di questa antica città, dove il profumo del pane fresco e il suono delle campane che risuonano nell'aria ti accolgono come un abbraccio caloroso. Questo meraviglioso monumento, noto anche come Sé de Braga, è un ponte che collega il passato con il presente, e ogni angolo racconta una storia affascinante.
Braga, una delle più antiche città del Portogallo, è spesso considerata la capitale spirituale del paese. Camminando verso la cattedrale, ti ritrovi immerso in un’atmosfera dove la sacralità si intreccia con la vita quotidiana. Le piazze animate, i caffè all'aperto e i mercatini offrono un contrasto vibrante con la solennità dell'edificio sacro che si erge fieramente contro il cielo blu. E così, il nostro viaggio alla scoperta della Cattedrale di Braga ha inizio.
Il fascino dell'architettura
Già dalla prima vista, la Cattedrale di Braga cattura l’attenzione con la sua maestosa facciata romana, ornata da dettagli barocchi che raccontano di un'epoca passata. Costruita nel 1066, la cattedrale è un perfetto esempio di architettura che fonde diversi stili nel corso dei secoli. Avvicinandoti, puoi notare le intricate sculture che adornano le porte, raccontando storie bibliche e leggende locali. Ogni dettaglio è una piccola poesia visiva che si svela davanti ai tuoi occhi.
Ma non è solo l'esterno a sorprendere. Entrando nella cattedrale, ti avvolge immediatamente un’atmosfera di tranquillità e sacralità. Il soffitto a volta, alto e imponente, sembra sfidare le leggi della gravità mentre riesci a scorgere i meravigliosi affreschi che decorano le pareti. Il gioco di luce proveniente dalle vetrate colorate crea un’atmosfera mistica, trasformando la cattedrale in un luogo di meditazione e riflessione. Senza dubbio, ogni visitatore resta colpito dalla bellezza di questo luogo, un rifugio spirituale nel cuore di Braga.
Una storia intrigante
La cattedrale non è solo un capolavoro architettonico; è anche un custode della storia portoghese. Nel corso dei secoli, ha vissuto eventi cruciali, dall’incoronazione dei re alle cerimonie religiose più importanti. Ad esempio, è stato qui che il re Alfonso I, noto anche come Alfonso Henriques, ricevette la benedizione e il supporto della Chiesa nel 1140, un momento determinante per la fondazione del Portogallo come nazione indipendente.
Inoltre, la Cattedrale di Braga è testimone di trasformazioni culturali e sociali. Durante il periodo della Reconquista, la cattedrale ha rappresentato la resilienza e la determinazione del popolo portoghese. Le sue mura hanno assistito a battaglie, celebrazioni e cambiamenti, mantenendo intatto il suo spirito. Visitare la cattedrale significa quindi immergersi in secoli di storia e passioni, in un luogo che ha visto la nascita e la caduta di imperi.
Riti e tradizioni che ispirano
La Cattedrale di Braga non è soltanto un luogo di visita turistica; è anche un importante centro di vita religiosa e celebrazioni tradizionali. Ogni anno, migliaia di pellegrini si radunano qui per partecipare alle feste religiose, che sono elementi fondamentali della vita collettiva della città. Tra queste, spiccano le celebrazioni per il Santissimo Sacramento, un festival che si tiene in occasione della festa della Sacra Eucaristia. Durante questo evento, la città di Braga si riempie di colori, musica e fede.
Le tradizioni locali si intrecciano così con la spiritualità della cattedrale, creando un'atmosfera unica che affascina i visitatori. Non è raro vedere famiglie locali recarsi in cattedrale per le celebrazioni, vestiti con costumi tradizionali e portando offerte ai loro santi. Questo senso di comunità è palpabile, e chiunque visiti la cattedrale potrà percepire l’amore e il rispetto che gli abitanti di Braga nutrono per questo luogo sacro.
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Fuochi di artificio dal castello. Esco in bici tutta la città é riversa in strada. Ti cerco nelle gasse e nelle strasse antiche e non ti trovo, La gente é sui ponti nelle strade beve vino di spezia. Sta nei tavolini all'aperto, birra vino bianco, spritz. Cibi. Gruppi di ragazze profumo di fresco. Giro in marktplatz. Milioni di persone sono li. Mi sdraio a guardare le stelle. Sogno di fumare un sigaro…. Poi ti vedo vicino al caffè, sotto un pilastro gigante che regge la cattedrale. Sei vestita di bianco. I capelli puro biondo. Ti bacio mi baci. Beviamo birra facile in strada.... Ore dopo la folla si é calmata, torniamo a casa. Bacio le labbra tue, tu le mie, mi fai sentire i tuoi profumi. I capelli biondi si schiacciano sul cuscino bianco. Il vino sulla tavola. I tuoi vestiti sul tappeto. Un’ arancia sul tuo seno fresco. Baci. Ancora baci. Le tue labbra sanno di menta e piccole menzogne . La tua pelle soffia amore. Io ti guardo dormire.
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Una volta da giovane ero là e capitai in una piazzetta a Pisa e da allora so come appare quello che ho sempre desiderato... Era una notte che tu capisci non essere fatta per dormire. Affondi in strade sconosciute. Dopo alcune traverse il rumore si è spento del tutto. Allora scopri una piazza con una piccola fontana e una chiesa nell'angolo. E con un piccolo gruppo, alcuni ragazzi e ragazze, usciti per chiacchierare al fresco di mezzanotte. Ti siedi su una panchina all'altra estremità della piazza, ascolti le loro voci e, se qualcuno ti chiedesse in quel momento cosa sia la felicità, tu indicheresti in silenzio quei ragazzi. Invecchiare con gli amici in una piazza come quella, chiacchierando e sorseggiando la birra nelle notti calde, in un quadrilatero di vecchie case. Essere tranquillo quando tacciono le voci degli altri, seguite da un'ondata di risate, non volere dal mondo nulla di più e nulla di meno, se non che conservi questo ritmo di silenzio e risate. Nelle notti ineluttabili degli anni che verranno e della vecchiaia.
Cronorifugio, Georgi Gospodinov.
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gran serata in città
ubriaco nelle strade buie di qualche città,
è notte, ti sei perso, dov'è la tua stanza?
entri in un bar per ritrovare te stesso,
ordini scotch con acqua.
dannato bancone bagnato fradicio, ti inzuppa una manica della camicia.
è un posto squallido - lo scotch è annacquato.
ordini una bottiglia di birra.
Madama Morte ti viene vicino
indossa un vestito.
si siede, le offri una birra,
lei puzza di palude, ti appoggia
una gamba contro.
il barista sogghigna.
lo stai facendo preoccupare, non capisce se sei uno sbirro, un killer, un pazzo o un idiota.
ordini una vodka.
rabbocchi con la vodka la bottiglia di birra.
è l'una di notte in un mondo carogna.
le chiedi quanto per un pompino,
scoli tutto, sa
di olio per auto.
pianti li Madama Morte,
pianti li il barista sogghignante.
ti sei ricordato dove
è la tua stanza.
la stanza con la bottiglia piena di vino sul como'.
la stanza della stanza degli scarafaggi.
la Perfezione sta nelle Stelle
dove l'amore è morto
ridendo.
Da: Quando eravamo giovani
Charles Buk🖤wski
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Strada di città (1)
Graffiti sui muri, lo fanno un luogo per ragazzi, la luce della luna accarezza la vecchia vernice. Teschi, scrittacce, corna, uno è seduto a cavalcioni a fumarsi una sigaretta. Fa freddo, oltre al fumo dalla bocca esce anche il vapore.
Maledizioni da tutte le parti, spiriti imprendibili escono dalle oscenità dell'ambiente, aiutano lo sporco lavoro.
La strada è abbandonata a se stessa da tanto tempo, spazzatura agli angoli della strada, sporcizia ovunque. Ma dalle crepe escono graziosi fiori oltre che erbacce.
Pantaloni larghi, tatuaggi, sigaretta in bocca arriva un ragazzo, porta con sé una bottiglia di birra si salutano e parlano. Gesticolano, si toccano il giubbotto di pelle nero. Ne accendono un'altra. Vengono tutti e due dalla periferia, preferiscono il tabacco alla marijuana. Sono vestiti di nero con disegnini grotteschi sulle t-shirt, uno di loro ha i dreadlocks colorati alle punte.
È un ambiente morto a se stesso, un luogo di cenere e per questo si trova una luce, una luce fievole di rinascita.
Letame, spazzatura e fiori tanti fiori in ogni angolo nascono proprio dal degrado, dalle parolacce, dagli sputi, dall'ingenuità della droga.
Un riff di chitarra elettrica accompagna la scena, due note lente dondolano i muri bruciati dal degrado. Anarchiche e pacifiste se non fosse per le borchie che portano come tiara.
Manifesti di ribellione, anarchici, violenti e rabbiosi. Un'aura minacciosa contro il governo si alza e circonda il quartiere, indurisce i visi, allarga le mascelle strappa i vestiti e quando è stanca bestemmia. Un posto infuriato dalla miseria, dall'abbandono. Dio è morto.
Vecchie industrie, ferrovie d'acciaio arrugginito, luoghi abbandonati, crescono in questa scena i bambini, piccoli fiori che già sono abbronzati di grigio, giocano con le macerie, con i rifiuti: gli allargano i vestiti gli rasano i lati del cranio.
Il cielo è sempre nuvoloso, una luce grigia illumina l'ambiente, carica di elettricità e magia. Le scrittacce illuminano i cuori infranti dalla miseria, gli danno conforto, quelle strade si può chiamarle casa.
L'odio si sviluppa e si evolve, capelli neri come la notte, corrompe e aiuta a sopravvivere, la pelle è bianca, dà speranza e rincuora, dice: aggrappati a me ti do la possibilità di maledire, di metterti sullo stesso piano, di non sottometterti.
Bestie maledette sono i ragazzi, si divertono a trasgredire, i bassi gli martellano i timpani, fumano e se ne fregano, sporchi come carbone, aprono un rifugio nei loro occhi a cavalcioni l'uno di fronte all'altro seduti sulle panchine sfasciate.
Gli zaini portati a una spalla sola, le scarpe da ginnastica rotte e sporche. Vestono di nero. Alcuni si suicidano, altri si tagliano fino all'osso, tutti sono ubriachi la sera, ma hanno una vena poetica, portano una luce incredibilmente bella nei loro occhi, i loro vestiti splendono nell'oscurità della comune ordinarietà.
Rabbiosi, sono demoni e pirati rifiutati dalla società, nelle loro strade sporche sono divinità, i fiori sbocciati di quei tunnel bui e senza anima. Una manifestazione di odio, rabbia e colori sgargianti su un nero oscuro difficile a descriversi.
Senza famiglia, o meglio abbandonata, trovano conforto in se stessi, gli piace stare assieme, condividere la sigaretta.
Dita gialle di sigaretta, pelle grigia, capelli spinati, arruffati, rasati. Li vedi camminare tra i rifiuti, occhi duri, anime ribelli. Induriti dalla povertà.
In cosa credono? In nulla, nessun Dio, nessun maestro, punk disperati si nascondono il volto con i capelli. Fanno della tristezza la loro forza, il loro nichilismo li fa strafottenti.
Una birra su una panchina questo li fa felici, anarchici credono nell'inferno in terra.
Erbacce ai lati di un graffito, mozziconi, cocci di bottiglia, dal degrado nasce una forza chiara. Una luce di speranza dalla morte del vecchio arriva il nuovo.
"No future" gridano i muri come un uomo che abbia accelerato troppo contro un muro, la fine è giunta e con sé tutto il suo squallore. Non ci si riesce a fermare ma nel botto c'è anche la novità.
Si deve arrivare al fondo di questa rabbia per portare questa strada di città alla sua morte totale.
E da lì rinascere come una fenice dalle sue ceneri. Odore di cenere, odore di cenere. Odore di cenere ovunque, tutto deve avviluppare questa rabbia. Deve ridurre tutto in cenere.
I due si alzano, sputano, buttano le cicche e le bottiglie a terra e se ne vanno. Non fanno che aumentare la magia di questo luogo, il fermento spirituale inebriante.
Una scrittaccia dice "rispettiamo solo il degrado", non c'è luce, non c'è luce, non c'è luce e proprio per questo ce n'è tanta.
Solo in questi luoghi è possibile respirare la morte del vecchio, la vita non è che un gioco per bambini, un giocattolo vecchio e arretrato fatto di linee moderne che niente hanno a che fare con la vera luce, la vera vita.
Dalle crepe della strada nascono i fiori in tutto il loro splendore, proprio dalla morte nascono, e anche se li schiacci o li tagli, ricrescono, aprendosi un varco nel cemento e nell'asfalto.
Dal letame nascono i fiori, dalle crepe e dall'incuria nasce il verde della speranza, una nuova vita che distrugge il vecchio morente.
Nascono i giovani che cercano la droga, una dimensione senza vincoli di spazio e tempo, ancora acerba, ancora per ingenui ma sempre la ricerca verso qualcosa che non è nell'ordine delle cose, straordinaria, fatta di libertà per la mente e lo spirito.
Non si può schiacciare il fiore che cresce, borgo corrotto non riuscirai a seppellire il sacro degrado. La morte di Dio va vissuta a fondo per trovare la vera luce.
Cantate il degrado punk, emo, goth, cantate il vostro dolore e deridete il passato, il cosidetto classico che ormai morente, vive solo nei cuori più arretrati.
Bevete in un sorso la vostra vita, rabbiosi e ribelli rifiuti di una società corrotta e falsa, fatevi sporcizia e fate crescere il fiore dentro di voi, esso non vi abbandonerà mai, sarà buono e vi guiderà per la vostra strada.
Cospargetevi di cenere e tutto diventerà più chiaro dalla mente allo spirito.
Il degrado porta un mazzo di fiori alla tua porta, accettali e falli crescere tra i rifiuti. Perché il fiore affonda nel letame.
Intanto arriva un altro ragazzo, capelli nerissimi, bianco di carnagione, borchie sulle braccia, scrive qualcosa sul muro: "sali sul cesso e inizia a pensare".
Si mette a cavalcioni su un cesso gettato tra la spazzatura e ingoia una pasticca, d'un tratto dopo alcuni minuti inizia il trip.
I muri cadono come se fossero stati bombardati e si apre davanti a lui una distesa infinita, guarda su nel cielo e vede una struttura spaziale dalla forma circolare ma irregolare.
È una nave spaziale pronta a esplorare nuovi pianeti e galassie, è enorme, è grande quasi quanto una città ed è densamente popolata, dentro ci sono milioni di persone.
Il ragazzo è come ipnotizzato da questa struttura. Finalmente dopo a lungo attendere l'umanità è pronta per lasciare in massa il pianeta terra ed esplorare nuovi orizzonti, alla ricerca delle risposte più importanti dell'uomo.
Il ragazzo è come estasiato da questa visione e cerca di raggiungere la struttura, "anch'io voglio andare dall'altra parte!" Così la nave lo accoglie e lo prende con sé.
La partenza fu in un attimo, la nave scomparve dalla sua immagine e aprì immediatamente le porte, e davanti all'umanità apparve l'impossibile.
Ogni forma è totalmente sovvertita, ogni linea è spezzata e al tempo stesso unita insieme, le forme geometriche sono cambiate e non è possibile descriverle o disegnarle.
Ogni fiore è diverso dall'altro, sono fiori ma al tempo stesso sono alberi, sono entrambi sia minuscole pianticelle sia quercie giganti.
Ad ogni passo che si fa ogni regola fisica cambia, d'un tratto anche gli uomini mutano d'aspetto e diventano quello che desideravano ardentemente essere, e anche di più, una sorpresa continua, sempre più belli e giovani, ad alcuni per esempio escono mille gambe e con queste gambe salgono su nel viola del cielo e vedono i mille oceani e in ogni oceano posano le loro gambe.
Le mille braccia le usano per modificare e personalizzare ogni cosa che esiste, e gli occhi vedono addirittura le cose che non esistono.
Sono tutti uniti insieme in una coscienza sola e passeggiano restando fermi.
Passeggiano perché lo vogliono e restano fermi perché non c'è il bisogno di vivere. Non c'è il bisogno di vivere si dice tra sé e sé il ragazzo, non c'è il bisogno di vivere.
Si risveglia vomitando e ripetendo non c'è bisogno di vivere, non c'è bisogno di vivere.
Beve un po' di birra, si accende una sigaretta e riflette su quanto vissuto, poi si alza e scrive sul muro:
"in ogni oceano poso le mie gambe,
in ogni terra poso le mie braccia
la testa non è poggiata da nessuna parte
perché non c'è il bisogno di vivere"
Si beve una birra, sputa a terra e si accende un'altra sigaretta mentre se ne va a casa con un forte mal di testa.
"Volevo tutto e l'ho avuto anche solo per un istante!" Pensa il ragazzo.
"Avevo tutto: le mie gambe erano negli abissi dell'oceano e anche più giù per toccare terra, con le braccia potevo fare qualsiasi cosa e con la mente non vivevo ed ero libero da qualsiasi vincolo della vita".
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VENDICARI
“e ora dove andiamo?” Chiese la figlia partendo da Marzamemi. “andiamo dove l’uomo è solo un ospite” Le risposi enigmatico. Partimmo cosi prendendo autostrade che non erano autostrade con caselli per il pedaggio abbandonati che sembravano usciti da un film horror e strade bianchissime che diventavano mulattiere strette e scomode, fino a che i vigneti, gli uliveti e i campi pieni di piccoli mandorli lasciano il posto a canneti senza fine. In uno di questi lasciamo la macchina e procediamo verso un mondo che ha vinto la civiltà, verso Vendicari. Delle attempate e cordiali signore vestite da ranger ci registrano al limitare di un Boschetto e da li ci incamminiamo per l’oasi su una strada sopraelevata circondata da canneti e acque salmastre. La strada ci porta verso il mare e, come animali in cattività seguiamo percorsi protetti da reti in modo da non disturbare gli acquitrini e gli ospiti che li vivono. Siamo come sopportati e intorno a noi la natura è dominante, rigogliosa, intoccata, splendidamente felice. Arriviamo ad una striscia di sabbia. Il mare è quieto, caldissimo e non sprofonda subito negli abissi che circondano la Sicilia, ma degrada lentamente e puoi camminare a lungo senza affondare. È una piscina naturale, calda e accogliente. Lontano la tonnara è un avanzo umano a ricordarci che li siamo ospiti e che è la natura la vera signora e padrona. Nella spiaggia e lungo le strade che costeggiano i laghi, non c’è un cestino per l’immondizia, ma non vedi tra l’erba e i cespugli neanche una bottiglia di plastica o di birra, un sacchetto un pannolino usato o un mozzicone di sigaretta. Nessuno oserebbe sporcare Vendicari e questa attenzione a lasciare tutto com’è, com’era, come sarà, è un segno di devozione, un atto d’amore assoluto. Nei laghetti i fenicotteri pascolano silenziosi, i grandi granchi si muovono nervosi, il vento si acquieta e il richiamo degli uccelli è l’unico suono che ci accompagna. Lontano monti ingialliti dal caldo e dietro di loro un illusorio mondo tecnocratico, freddo e impietoso. Ci sdraiamo sulla sabbia calda e aspettiamo il tramonto per visitare la tonnara. Chiudo gli occhi e mi sembra di scivolare in un sogno bellissimo ma mi sveglio di soprassalto spaventato che tutto sia illusione, guardandomi ansiosamente intorno. C’è solo il vento, la cantilena delle onde del mare, la carezza del sole, le voci gioiose di bambini e voci dei volatili che si chiamano negli stagni quieti. Per fortuna non era un sogno: è Vendicari.
“And where are we going now?” My daughter asked fwhen we left Marzamemi. “let's go where man is just a guest” I replied enigmatically. So we leave, taking highways that weren't highways with abandoned toll booths that seemed like something out of a horror film and very white roads that became narrow and uncomfortable mule tracks, until the vineyards, olive groves and fields full of small almond trees gave way to cane thickets. endless. In one of these we leave the car and proceed towards a world that has won civilization, towards Vendicari. Some elderly and friendly ladies dressed as rangers register us at the edge of a grove and from there we set off towards the oasis on an elevated road surrounded by reeds and brackish waters. The road takes us towards the sea and, like animals in captivity, we follow paths protected by nets so as not to disturb the marshes and the guests who live there. We are tolerated and around us nature is dominant, luxuriant, untouched, splendidly happy. We arrive at a strip of sand. The sea is calm, very warm and does not immediately sink into the abyss surrounding Sicily, but slopes slowly and you can walk for a long time without sinking. It is a natural swimming pool, warm and welcoming. Far away, the tonnara is a human remnant to remind us that we are guests there and that nature is the true lady and mistress. On the beach and along the roads that run along the lakes, there is no rubbish baskets, but you don't see even a plastic or beer bottle, a bag, a used nappy or a cigarette butt among the grass and bushes. . No one would dare to dirty Vendicari and this attention to leaving everything as it is, as it was, as it will be, is a sign of devotion, an act of absolute love. In the lakes the flamingos graze silently, the large crabs move nervously, the wind calms down and the call of the birds is the only sound that accompanies us. Far away mountains yellowed by the heat and behind them an illusory technocratic world, cold and merciless. We lie down on the warm sand and wait for the sunset to visit the tuna fishery. I close my eyes and I feel like I'm slipping into a beautiful dream but I wake up with a start, scared that everything is an illusion, anxiously looking around. There is only the wind, the singing of the sea waves, the caress of the sun, the joyful voices of children and the voices of birds calling each other in the quiet ponds. Luckily it wasn't a dream: it's Vendicari.
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Non so se devo qualcosa a questa città
O è questa città a dovermi qualcosa?
Di certo, se non fosse stata per lei,
Non sarei mai fuggita alla ricerca
Di innumerevoli scenari.
Non avremmo mai scoperto quanta gente è fuggita come noi
Dalla loro città
Con il nostro stesso dubbio
Dobbiamo qualcosa alla nostra città
O è la nostra città a doverci qualcosa?
Così ho chiesto alle strade
Ma tutte le difendevano come fossero la loro casa,
Anche se si sentiva il loro disprezzo nei loro confronti.
I nomadi, per altro
In modo particolare, rivendicavano un senso di appartenza
Che io stessa ho sentito
Solo una volta andata via
Da ciò che abbiamo lasciato indietro.
Così ho chiesto al sole
Perché i suoi raggi eran così diversi
Per ogni posto in cui andavamo.
Non ha saputo chiedermi altro se non:
"È di me che si tratta?"
Solo il mare mi ha potuto dare una risposta
Io e lui,siamo intimi confidenti
Da molti anni
"Da cosa stai davvero fuggendo?
Perché non è questa la fuga che decanti
Questa è la vita.
Tu stai fuggendo dalla tua vecchia versione
Quella che non sarai mai più
Per abbracciarne una nuova,
Che prima o poi dovrai abbandonare
Per un' ennesima versione di te.
Tu rimani mare
Come mare sei nata
È la corrente che cambia
E tu con essa.
Sarai un'infinità di te
E nessuna di queste,
E le rivorrai tutte indietro
Ma non saranno più adatte al tuo presente."
Il sole tramontava
Le strade si scurivano
I nomadi, erano a festeggiare per dimenticare
Che non avrebbero mai più avuto una sola casa.
L'umidità si infittiva
Il mare, era sparito
Così un Vucumprà mi domanda se avessi bisogno di una birra
Rifiuto
Mi guarda e mi chiede:
"Non sei di qui vero? Nemmeno io
Io devo tutto a questa città
Mi da i soldi
Che posso inviare alla mia città natale
Impoverita ormai anche dei suoi stessi valori.
Quella città mi deve tutto
La tua invece?"
- me.
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Ecco l’ultima recensione letteraria pubblicata sul sito dell’Associazione Avvocati nella Polis, un consiglio di lettura per il mese di Luglio
di Sara Boringhieri
“LA SALITA DEI GIGANTI – La saga dei Menabrea” di Francesco Casolo
Una saga familiare che si dipana tra Valle d’Aosta e Piemonte, Gressoney e Biella, che racconta la storia di persone realmente esistite e della loro impresa commerciale, oltre che delle loro vicende personali.
Siamo nel 1882, la Belle Époque è alle porte e il cinema sta per essere inventato quando, il 29 agosto, Carlo Menabrea organizza un sontuoso ricevimento per festeggiare l’acquisto di un castello poco lontano da Biella. Nessuno in città ha intenzione di perdersi l’evento, ma pochi sanno che l’origine di tanta fortuna risiede in una scommessa fatta trent’anni prima: il padre di Carlo, Giuseppe, walser di Gressoney, che come i suoi antenati valicava a piedi i ghiacciai per commerciare lana e prodotti di artigianato in Svizzera, ha deciso di puntare tutto su una bevanda, la birra. Quando nel cielo sopra il castello esplodono i fuochi d’artificio che illuminano il cortile a giorno e si riflettono sul volto di Carlo, anche la sua secondogenita Eugenia, che tutti chiamano Genia, avrebbe qualcosa da domandargli: perché, qualche settimana prima, ha insistito perché fosse lei, e non le sue sorelle, ad accompagnarlo in montagna? E perché, raggiunta la vetta, al cospetto dei Giganti del Monte Rosa, ha tanto voluto che lei, a soli sei anni, assaggiasse la birra? Fra amori, gelosie, gloria e cadute – e un destino che, come una valanga, colpisce sempre nello stesso punto –, solo più tardi Genia intuirà quello che suo padre non aveva osato dirle: quel sorso di birra era un rito iniziatico. È lei la prescelta, l’erede designata per portare avanti la tradizione di famiglia, anche se nessuno vuole fare affari con una donna. Per riuscirci Genia dovrà, con l’aiuto della madre, diventare un Gigante, come suo padre e suo nonno e come le montagne ai piedi delle quali sono cresciuti tutti loro.
Grazie a un accurato lavoro di ricerca, Francesco Casolo racconta con maestria l’epopea di una famiglia che ha fatto la storia dell’imprenditoria e che ha creato un impero fondato su una birra artigianale conosciuta ai più ancora oggi e tuttora in produzione, ripercorrendo trent’anni di vicende familiari e al contempo trent’anni di Storia del nostro Paese.
Il risultato è un’opera che incuriosisce, coinvolge, fa sorgere legami con personaggi e luoghi, offrendo uno spaccato della realtà storica del tempo senza diventare banale. È un romanzo sicuramente multi-sfaccettato che accanto alla crescita della Menabrea come fabbrica e ai progressi che investirono l’Italia in quegli anni (la luce elettrica, il telefono, le automobili, la necessità di costruire strade di collegamento al passo con i tempi e in linea con l’evolvere della società, e tanto altro), ci mostrerà anche il dolore di una famiglia che, a livello umano, subirà grandi perdite.
Sicuramente un racconto interessante per calarsi in un periodo storico ricco di avvenimenti, imparando a rapportarsi con vicende umane e di imprenditor
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