#SigmundFreud
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lukaszbiel · 2 months ago
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epicforwards · 1 year ago
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"From error to error, one discovers the entire truth."
-- Sigmund Freud
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dxs2363 · 5 months ago
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Sigmund Freud was an absolute nutcase
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geceninayi0-0 · 1 year ago
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ramon-balaguer · 1 year ago
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I haven’t heard of this Fiction movie “Freud’s Last Session” but will certainly check it out and as I read this article on it, a couple of things are clearly Not fictional at all;
First, the fact that C. S. Lewis representing GOD and His Existence wins every argument or at very least seems to Always have the upper hand- isn’t that just like GOD! 🙌🙌🙌 And Truth be told, had this meeting of the minds actually occurred, the end result would’ve been the same or even more convincing and concrete.
And secondly, there’s the factual list of principles I always use (although sometimes laced with a bit of sarcasm and humor at the expense of the other ones trying to go toe to toe with me on GOD, Politics, Religions, Justice, Social and Economic issues) by which we can converse, debate and or discuss completely opposite beliefs, ideas and or views per our convictions, experiences and or learnings about anything but especially on GOD, specifically Jesus Being GOD vs any other thoughts or assumptions and opinions to the contrary as frustrated Freud represents the Sin Sick World. 🧐🙏🌎#REBTD😇 So read the article and principles before trying to get in the kitchen with with me 🤓 or as the old adage says “Stay out the kitchen if you can’t stand the heat.” 😜
Lewis is a Giant in Christianity and Freud is a Figment of the world’s imagination, the kind of champion character who delve into our psyche and develop a bunch of theories and hypotheses still debated today as whether it does good or more harm than good but also into the sexual aspects of us humans and in his frustrations he thought to take a few strikes at GOD - so like Jean-Paul Sartre, Stephen Hawking, Neil deGrasse Tyson, Richard Dawkins, and a long list of others heading to or in Hell just like Freud, who makes for a good challenger or contestant against GOD’s man; kinda like Goliath vs David or all them put together like all the false prophets and Elijah. And we all know how those accounts turned out. 🤣🤣🤣
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loveint-diario · 2 years ago
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Capitolo 31 - Il sonno della coscienza genera mostri
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“… intorno a lui fu consultato il vate profetico per sapere se avrebbe visto i lunghi giorni di una matura vecchiaia: «Se non si conoscerà» egli disse. La profezia dell’augure a lungo sembrò menzognera, ma la confermarono la fine, gli avvenimenti, nonché il genere di morte e la singolarità della follia.”
Metamorfosi di Ovidio
Il lui della citazione è Narciso e come ci racconta Ovidio, era un giovane di straordinaria bellezza che dopo essersi specchiato nelle acque di un lago, s’innamora follemente della sua immagine riflessa e nel tentativo di afferrarla cade in acqua e muore annegato. La singolarità della follia è quella di amare sé stesso più di qualsiasi altro essere al mondo e come da profezia, la morte avviene nel momento in cui si conosce, si vede per la prima volta.
Il mito di Narciso è tra i più conosciuti della mitologia greca e tra i più utilizzati in psicologia come in letteratura per raccontare individui insensibili e manipolatori o descrivere società basate sull’egotismo e l’apparenza.
In Introduzione al narcisismo (1914), Sigmund Freud definisce narcisismo originario un particolare stadio dello sviluppo psichico durante il quale il bambino, o la bambina, basta a sé stesso, nel senso che il suo corpo è il punto di partenza e di arrivo delle pulsioni e del piacere. È quel momento in cui dipendiamo completamente dall’accudimento materno, il momento in cui ogni nostra necessità viene soddisfatta senza che sia necessario far nulla fuorché piangere, è il momento in cui la simbiosi con chi ci accudisce è assoluta, non siamo capaci di distinguere ciò che è io da ciò che è il corpo dell’adulto che ci accudisce. Abbiamo fame, sete, vogliamo dormire, essere coccolati oppure vogliamo giocare o essere cambiati e senza nessun altro sforzo che sia quello di agitarci scompostamente e piangere, otteniamo ciò che desideriamo, quello di cui abbiamo bisogno. Nel momento di massima dipendenza siamo quasi come degli dei, otteniamo pronta soddisfazione senza la necessità di affidare alle parole la nostra richiesta e solo con il movimento.
Crescere comporta però ripetere continuamente l’esperienza dell’essere incapaci, da soli, di soddisfare le nostre necessità, di essere fisicamente e psicologicamente inadatti a rispondere alle richieste dell’ambiente; crescendo ci scontriamo con i limiti che l’educazione pone al soddisfacimento del nostro piacere e con la frustrazione che deriva dai divieti morali e civili che la nostra società impone. Questo è il momento edipico, un momento fondamentale secondo Freud nello sviluppo psichico normale e in quello patologico dell’essere umano e per spiegarlo prende a prestito un altro mito di origine greca, quello di Edipo.
Questa volta a consultare l’indovino Tiresia sono il re Laio e sua moglie Giocasta, al quale pongono la stessa domanda che i genitori di Narciso posero all’augure: il loro primogenito vivrà sereno e abbastanza a lungo da godersi la vecchiaia? Sì, il bambino vivrà a lungo, abbastanza da invecchiare ma sarà causa di morte per il padre, è la risposta del veggente. I genitori sconvolti dalla profezia, decidono di uccidere il bambino, ma non essendo capaci di farlo affidano il neonato a un cacciatore, chiedendogli di abbandonarlo nel bosco così che muoia di fame e di freddo. Il cacciatore compassionevole non esegue però l’ordine del re, salva il bambino affidandolo alle cure di altri due genitori regali, senza figli, che lo accolgono con immensa gioia.
Una volta cresciuto, Edipo per dimostrare il suo valore di uomo e di futuro re, si mette in marcia, esercito a seguito, con l’intenzione di conquistarsi un proprio regno. Durante il cammino giunge dinnanzi ad una strettoia, all’altro capo della quale c’è Laio con il suo esercito in marcia. Nessuno dei due sa chi sia l’altro, ma entrambi sanno che il diritto di passaggio spetta a Laio in quanto re e in quanto anziano. Come sappiamo Edipo freme dalla voglia di mostrare le sue doti virili e i suoi talenti da guerriero così, invece di cedere il passo a Laio in rispetto alle leggi e agli dei, comanda al suo esercito di attaccare per imporre il suo diritto di passare per primo. Sarà proprio la sua spada ad uccidere il padre. Edipo trionfante e inconsapevole conquista il regno di Laio, sposa la madre e dall’unione dei due nascono ben quattro figli. Dei miti greci e delle leggende la cosa che più mi piace è che la verità anche se giace nascosta per anni e anni, trova sempre il modo di manifestarsi e una volta nota a tutti, la giustizia segue implacabile. Edipo venuto a conoscenza dell’orrida verità, si accecherà con le sue stesse mani e si costringerà a una vita in esilio vagando per strade sconosciute coperto di stracci.
Freud utilizza il mito di Edipo per spiegare un passaggio fondamentale della maturazione psichica durante il quale l’Io smette di trovare godimento in sé stesso e si rivolge all’ambiente, cerca di soddisfare i suoi bisogni nella relazione con i genitori, uno dei quali diventa l’oggetto del suo amore, l’altro diventa oggetto d’identificazione e d’imitazione, una sorta di ideale. Il primo atto costitutivo dell’Io come Essere in relazione con è una scelta d’amore e contemporaneamente è il desiderio di voler essere come quel modello in grado di possedere l’oggetto amato.
Il processo di identificazione è alla base del complesso edipico, il bambino s’identifica con l’oggetto amato che vuole per sé e con il quale non ammette distanza o separazione, ma s’identifica anche con il rivale in amore, l’altro genitore al quale vuole somigliare, che imita e che vorrebbe sostituire. L’identificazione è il primo legame emotivo che istauriamo con un’altra persona perché sia nell’innamoramento che nell’ammirazione tendiamo a emulare il comportamento delle persone amate e ammirate, in Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) Freud dice che a volte l’Io copia la persona amata a volte quella non amata (quella ammirata) e che l’identificazione è immedesimazione, la stessa che utilizziamo per comprendere l’Io estraneo di altre persone, la stessa che sta alla base dell’empatia. L’Io dunque crea un legame emotivo identificandosi con il soggetto che ammira e dunque con ciò che vorrebbe essere oppure con l’oggetto e dunque con ciò che vorrebbe avere.
Il legame emotivo che si istaura mediante l’identificazione è ambivalente, tende all’avvicinamento e alla tenerezza con l’altro con cui ci si identifica ma allo stesso tempo tende all’allontanamento e a cercare di separarsi da questo. Le forme di relazione basate sull’identificazione sono forme primordiali di relazione, l’altro è vissuto come un oggetto, come qualcosa che si vuole avere interamente, o in parte appropriandosi dei suoi attributi, in questo aspetto predatorio e aggressivo risiede l’ambivalenza del legame.
Narciso vuole afferrarsi ed Edipo non vuole solo diventare re, vuole essere re come Laio, vuole il suo regno, il suo esercito e la sua regina.
“[L’identificazione] Si comporta come una propaggine della prima fase orale dell’organizzazione libidica nella quale l’oggetto bramato e apprezzato veniva incorporato durante il pasto e perciò distrutto in quanto tale. Come è noto il cannibale rimane fermo a tale stadio; egli ama i nemici che mangia e non mangia se non quelli che in qualche modo può amare.”
Tre saggi sulla teoria sessuale (1905)
È sempre Freud a parlare e sembra far eco al poeta che dal carcere di Reading canta:
“Troppo poco si ama, o troppo a lungo;
C’è chi vende l’amore e chi lo compra,
Chi commette il delitto lacrimando
E chi senza un sospiro:
Poiché ogni uomo uccide ciò che ama,
Ma non per questo ogni uomo muore.”
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Infatti a morire sono solo le donne che vengono divorate da uomini che amano solo sé stessi. I dati circolati dopo la morte di Giulia Tramontano, la giovane donna incita di sette mesi uccisa dal suo compagno, dicevano che in Italia 3 donne al giorno sono vittime di violenza e l’85% di loro muore uccisa da compagni, mariti, padri e figli, proprio da quegli uomini che le amano di quel tipo d’amore che le considera soltanto oggetti utili al loro nutrimento e al loro piacere. Ecco che tipo di amore è quello di ogni uomo che uccide ciò che ama, lo stesso tipo di amore in nome del quale chi mi stalkerizza giustificava la sua azione abusante nei miei confronti. In questi anni mi sono chiesta come potesse una persona, che mi ossessionava con la sua presenza sempre lì dov’ero io ad ascoltare ogni mio respiro, a guardare ogni mia azione, sempre pronto a sottolineare i miei gesti, gli eventi della mia vita con poesie d’amore, canzoni, articoli, sempre lì a ripetere le mie parole, i miei argomenti, a imitare i miei gesti, i miei modi di dire, che a ogni mio tentativo di liberarmi da questa sorveglianza globale rispondeva che sarebbe rimasto per sempre perché mi amava troppo, come può questo uomo non aver mai nemmeno tentato, di avere una relazione normale con me? Non aver mai cercato d’incontrarmi o di parlarmi per comunicare, non soltanto per ripetermi come un’eco infinita. In linea con Freud ritengo che la risposta stia proprio nella fame smodata e insaziabile dell’oralità, e nella violenza dell’identificazione come esporrò nel prossimo capitolo.
Adesso, dopo aver parlato di uomini, di miti e di parole ripetute, mi piacerebbe concludere con la storia di un personaggio femminile Eco, la ninfa ripetente, così come l’ho trovata nel libro di Christoph Ransmayr, Il mondo estremo.
La storia è ambientata agli estremi confini del mondo conosciuto, nella città di Tomi, sul Mar Nero, dove Ovidio fu esiliato e dove morì. Il protagonista è Cotta, amico del poeta, che aveva assistito al suo ultimo discorso pubblico a Roma prima dell’esilio. Cotta si reca nella città selvaggia perché vuole rintracciare le ultime tracce di Ovidio e delle Metamorfosi, muovendosi in un mondo in cui il mito si trasfigura in realtà. In questo romanzo Eco è una donna straniera, povera e sola, dalla pelle così chiara e delicata che se si espone al sole inizia a squamarsi e a decomporsi, per questo vive in una caverna in cima alla montagna. Eco è capace di discorrere di molte cose, sa molto e ha vissuto a servizio di Ovidio fino alla morte di quest’ultimo, ma a Tomi generalmente quando le rivolgono la parola si limita a ripetere le ultime parole di chi le ha parlato. Essendo una straniera, povera e donna, gli uomini della città ferrigna, si presentano di notte nella sua caverna e portando polli, stoffe, grano o farina pretendono di accoppiarsi con lei, lei per sopportare quei momenti, rimane in silenzio e immagina di trovarsi a passeggiare per sentieri di montagna. Cotta è l’unico a sapere che Eco non ripete soltanto parole, ma parla in modo tale da fargli venire il sospetto che Ovidio stesso possa aver scritto le  Metamorfosi ripetendo le storie ascoltate dalla donna. Nonostante questo, o forse proprio per questo, anche Cotta la violenta.
Roma, 12 giugno 2023 h 9.33 a. m. – 15 giugno 2023 h 3.05 p. m.
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divinortv · 7 months ago
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"Todo chiste, en el fondo, encubre una verdad"
Sigmund Freud
(Frase 142)
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kelthoumrambles · 11 months ago
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Alors, qu'est ce qu'on a appris aujourd'hui ?
« Être normal, c'est aimer et travailler. » Ici, Freud ne parle pas seulement du travail social, mais de tout effort pour mûrir et changer ainsi notre propre « nature »
En psychanalyse, le principe de réalité est la capacité d'ajourner la satisfaction pulsionnelle, face aux exigences du monde extérieur. Il fait couple avec le principe de plaisir en tant que principe régulateur.
Freud, S. (1911). Formulations sur les deux principes de l’advenir psychique. Œuvres complètes, 11, 11-21.
Freud, S. (1924). La perte de la réalité dans la névrose et la psychose. Névrose, psychose et perversion, 299-303.
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paginadepsihologie · 11 months ago
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🎂 Azi îl celebrăm pe Sigmund Freud.
Cărțile autorului au astăzi preț special, cu până la 37% reducere față de prețul afișat.
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blog-aventin-de · 1 year ago
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Der Mensch ist ein Prothesengott
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Der Mensch ist ein Prothesengott · Hans Joachim Störig
Irgend jemand ... ich denke, Sigmund Freud ist es gewesen ... hat den Menschen einen »Prothesengott« genannt. In der Tat, es gibt Tiere, schneller, größer, stärker als der Mensch, besser geschützt gegen Kälte, Hitze oder äußere Feinde, fruchtbarer oder feinhöriger. Doch sein überlegenes Gehirn erfindet Hilfsmittel, Verlängerungen seiner Wirkungsmöglichkeiten, Prothesen, mit deren Hilfe er den Erdkreis unterwirft und nach seinem Willen gestaltet. Seine Hand, als Werkzeug ein Wunder an Vielseitigkeit, ist schwach. Aber er verstärkt sie durch einen Faustkeil, dann durch Hammer, Axt, Zange, durch Hebel und Flaschenzug; dann zähmt er Dampfkraft und Elektrizität und baut Drehbänke, Kräne, gigantische Pressen und Walzstraßen. Von Natur aus auf seinen zwei Beinen nur mäßig beweglich, zähmt er das Reittier, erfindet das Rad, zimmert den ersten Wagen, baut Automobile, Eisenbahnen, Schiffe, Flugzeuge, schließlich Weltraumraketen. Neben diesen Bewegungsprothesen ... alle Hebel und Räder der Welt sind letztlich verlängerte und verstärkte Arme und Beine ... stehen auch Sinnesprothesen. Brille, Fernrohr, Mikroskop, Röntgenstrahlen, Elektronenmikroskop und Radar vervielfachen die Leistungsfähigkeit des Auges und lassen uns in Bereiche des Allerkleinsten und Allerfernsten blicken, die uns ohne sie ewig verschlossen blieben. Hörrohr, Mikrofon, Lautsprecher, Telefon, Telegraf, Radio, Kopf- und InEar-Hörer sind Prothesen für das Ohr. Diese Betrachtung führt aber noch weiter. Alle diese Prothesen verstärken die Wahrnehmung im Raum und die Wirkung auf die Materie. Erfindungen wie die Ziffern, die Buchstabenschrift, die Buchdruckerkunst, die Photographie, die Schallplatte, das Tonband oder der Speicher im Internet, sie verlängern und verstärken unsere Wirkung und Wahrnehmung durch Dauer hinaus. Solche Zeitprothesen oder auch Zeitkonserven entspringen dem Versuch des Menschen, seine Vergänglichkeit zu übertrumpfen und das, was er gelebt, gefühlt und gedacht hat, über den fliehenden Augenblick und die Vergänglichkeit des einzelnen Lebens hinaus zu fixieren und zu bewahren. »Verweile doch, du bist so schön«, spricht er, wie Faust, zum Augenblick. Der Mensch ist ein Prothesengott · Hans Joachim Störig · Essay Read the full article
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quotenova · 1 year ago
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That which we can't remember, we will repeat. https://www.quotenova.net/authors/sigmund-freud/q27z5w
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tmarshconnors · 1 year ago
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"Most people do not really want freedom, because freedom involves responsibility, and most people are frightened of responsibility."
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Sigmund Freud was an Austrian neurologist and the founder of psychoanalysis, a clinical method for evaluating and treating pathologies seen as originating from conflicts in the psyche, through dialogue between patient and psychoanalyst, and the distinctive theory of mind and human agency derived from it. 
Born: 6 May 1856, Příbor, Czechia
Died: 23 September 1939 (age 83 years), Hampstead, London
Cocaine Use in His Research: In the early stages of his career, Freud experimented with the therapeutic uses of cocaine. He initially believed it could be a cure for various ailments, including depression and anxiety. However, he later recognized its harmful effects and distanced himself from its promotion.
Freud's Jaw Prosthesis: Freud suffered from oral cancer in the later years of his life, leading to the removal of his jaw in 1923. He wore a prosthesis to cover the surgical site, which impacted his ability to speak clearly. Despite his health challenges, Freud continued his work and writing until his death in 1939.
Fears of Traveling: Freud had a fear of traveling and rarely left Vienna. This fear, known as agoraphobia, limited his international travel and kept him largely within the confines of his home city.
Freud's Daughter Anna Freud's Contribution: Anna Freud, Sigmund Freud's youngest daughter, became a prominent psychoanalyst in her own right. She made significant contributions to child psychoanalysis and continued her father's work. Anna Freud founded the Hampstead Child Therapy Course and Clinic in London.
Freud's Interest in Mythology: Freud had a deep interest in mythology and often used mythological references in his interpretations. He frequently drew parallels between psychoanalytic concepts and myths, exploring the symbolic meanings embedded in ancient stories and folklore. This interest is evident in his work, such as "Totem and Taboo" and "Moses and Monotheism."
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fabioemme78 · 1 year ago
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geceninayi0-0 · 1 year ago
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“Öfkeliyken söylenilmiş her kelime,
Sakinken düşünülmüştür.”
~Sigmund Freud
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scienza-magia · 1 year ago
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Gli elementi di pensiero magico in Freud
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Anche se non è possibile definire magica la teoria dell’inconscio elaborata da Freud egli si occupa di magia vera e propria in una delle sue opere più importanti ovvero “Totem tabù”. In tale opera per la prima volta Freud applica il metodo psicoanalitico non a un materiale clinico ma utilizza tale metodo come chiave di interpretazione della storia degli uomini e della loro civiltà. Spinto anche dalle ricerche che Jung stava portando avanti in quegli anni Freud decise di esplorare in Totem e Tabù due fenomeni apparentemente estranei agli interessi psicoanalitici ovvero quello del tabù e quello del totemismo oramai assente dalla civiltà contemporanea. Freud si propose di mettere a fuoco quella particolarissima concezione della natura e del mondo che hanno i popoli primitivi a noi noti. Secondo la prospettiva di tali popolazioni primitive il mondo sarebbe popolato da una moltitudine di esseri spirituali benevoli o malevoli. A tali esseri viene attribuita la causa degli eventi naturali dell’universo. Gli stessi esseri umani sarebbero dotati di anime capaci di abbandonare la loro dimora emigrare in altri uomini. Tali anime di conseguenza sarebbero in una certa misura indipendenti dai corpi. Freud individua alla radice di tale credenza l’osservazione di fenomeni quali il sogno il sonno e la morte. Da queste premesse sarebbe derivata una prospettiva in grado di legittimare una comprensione unitaria dell’universo. Tale comprensione dell’universo di volta in volta avrebbe assunto il nome di animismo religione e scienza. Agli occhi di Freud l’animismo conterrebbe dunque le premesse necessarie e sufficienti a generare quel che noi conosciamo come religione pur senza coincidere con quest’ultima. Non può stupire a loro sapere che insieme all’animismo si sarebbe sviluppata una certa indicazione del modo in cui comportarsi per padroneggiare uomini animali e cose. Tale indicazione va sotto il nome di “incantesimo” e “magia”. Freud distingue però l’incantesimo dalla magia. Secondo Freud l’incantesimo si risolve nell’arte di influire sugli spiriti placandoli conciliandoseli privandoli del loro potere. Al contrario la magia è caratterizzata dal lusso di strumenti particolari prescindendo dagli spiriti per assoggettare alla volontà dell’uomo i fenomeni naturali difendere l’individuo dai nemici e dai pericoli nonché dandoci il potere di danneggiare i suoi nemici. E tutto questo avviene basandosi su un principio autentico principio fondante della magia ovvero quello per cui si confonde un nesso ideale con uno reale. Si tratta in breve di agire per “similarità su un’immagine del nemico nella convinzione che quanto verrà fatto a tale immagine accadrà anche all’originale. O anche di operare per imitazione ottenendo la pioggia con il versare dell’acqua o imitando le nuvole da cui la pioggia cade. Freud si riferisce costantemente all’opera di Frazer “Il ramo d’oro”. In tal modo Freud individua i principi fondamentali dell’agire magico ovvero quello della similarità e quello di appartenenza : se si impadronisce di una ciocca di capelli della persona e si agisce su quella ciocca si crede che le cose accadranno come si ci si fosse impadroniti della persona stessa . Inoltre Freud riprende ancora da Frazer la distinzione tra una magia imitativa e una contagiosa . Ma se tali sono i principi dell’azione magica quali sono le ragioni che spingono a esercitare la magia? Freud non ha nessun dubbio a riguardo infatti sostiene che che i desideri dell’uomo sono le ragioni che spingono a praticare la magia . Freud mette in evidenza che l’uomo primitivo ha una straordinaria fiducia nel potere dei suoi desideri. Di conseguenza tutto ciò che egli realizza per via magica deve accadere soltanto perché egli vuole. Si intende che anche l’analisi di Totem e tabù non è interamente fine a se stessa . Analizzando il comportamento dell’uomo in una condizione primitiva Freud non dimentica di problemi dei suoi pazienti . Infatti Freud collega quello che egli chiama il principio della onnipotenza dei pensieri alle rappresentazioni ossessive di cui soffrivano alcuni pazienti convinti che tutto quanto accadeva alle persone a cui pensavano dipendesse dal semplice averle pensate . Anche in questo caso dunque in un ambito prettamente scientifico si introduce la magia in rapporto con le nevrosi ossessive . Poiché il nevrotico ha paura di esprimere certi suoi pensieri convinto che per il semplice fatto di aver pensato determinate cose queste ultime debbano accadere ecco entrare in gioco gli incantesimi per proteggersi dal timore di sventure. Freud è convinto che nella civiltà contemporanea operi ancora una scintilla dell’antica tradizione animistica magica. Secondo Freud e la fede nell’onnipotenza dei pensieri non è stata ancora del tutto sconfitta dal dominio della forma mentis però puramente scientifica . Per Freud il principio dell’onnipotenza dei pensieri è ancora vivo e operante in un settore quello dell’arte . In definitiva per Freud opere d’arte spiriti e demoni sono dunque semplici proiezioni dell’emozioni umane dal momento che l’essere umano trasforma le proprie cariche affettive in personaggi e oggetti con i quali popola il mondo. così facendo l’essere umano ritrova fuori di se i propri processi mentali interiori. Uomo primitivo ,nevrotico artista e mago sono dunque compagni in una stessa avventura vittime della fiducia nell’onnipotenza del pensiero . Ma nel disegnare la sua teoria della magia Freud si contrappone esplicitamente alle ricerche che per un certo verso l’avevano spinto a farlo . In particolare Freud si contrappone alle ricerche elaborate in quegli stessi anni dal migliore dei suoi allievi Jung . Agli occhi di Freud, Jung avrebbe usato un procedimento inverso al suo utilizzando materiale tratto dalla psicologia dei popoli per tentare di risolvere i problemi della psicologia individuale. Giovanni Pellegrino Read the full article
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loveint-diario · 2 years ago
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Capitolo 32 - Il narcisista
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Sono passati poco più di due mesi dalla pubblicazione dell’ultimo capitolo di questo blog, nonostante le mie intenzioni fossero di concludere questa denuncia in forma di racconto entro l’estate, sono accaduti degli eventi che mi hanno turbato così tanto, non solo da non poterne scrivere, ma da rendermi incapace di scrivere qualsiasi altra cosa fino ad oggi. Gli eventi sono legati a questo violento stalking che subisco da anni e anche se qualcuno mi ha consigliato di tacere per il momento, di non attirare ulteriormente l’attenzione, penso che sia proprio questo il momento necessario per scrivere e per continuare a raccontare, per non smettere di riflettere e far riflettere, per non implodere in questo inevitabile senso di impotenza.
C’eravamo lasciati con Cotta, il fanatico amico di Ovidio che violenta Eco e nella conclusione del capitolo, alludevo al fatto che la violenza di Cotta su Eco nascesse proprio dalla conoscenza che questo ha del valore della fanciulla. Cotta è l’unico a sapere che Eco non è una selvaggia così stupida che può solo limitarsi a ripetere le frasi che le vengono rivolte dagli altri, incapace di pronunciare un suo personale discorso, ed è anche l’unico che può rimanere affascinato dalla sua cultura essendo stato, non solo un amico di Ovidio, ma un fan dello scrittore, un seguace così invasato da spingersi ad un auto esilio per ritrovare le orme dell’amico e i resti dello scrittore. In un luogo desolato come Tomi, ai limiti della dignità umana, Cotta è l’unico che può comprendere la straordinarietà di Eco ed è proprio per questo che la violenta, vuole possederla ma sa di non esserne all’altezza, sa di non avere le capacità e le doti necessarie per avere da Eco quello che le prenderà comunque con la violenza.
Questa estate le notizie di femminicidi e stupri di donne non sono mai mancate, la violenza di genere è diventata un fatto quotidiano nel nostro Paese e come sempre succede con ciò che si ripete spesso, nessuno fa più caso all’orrore che gli cammina affianco. L’orrore è quotidiano e lascia ormai indifferenti, nella frazione di un fotogramma i nostri telegiornali passano dalla guerra a scene di vacanze, di lidi balneari e di interviste ad italiani in Albania dove il mare è splendido e il divertimento è per tutte le tasche.
Quando ogni giorno consumiamo i pasti davanti a un telegiornale che trasmette notizie di guerra, morte e distruzione senza che ci passi l’appetito, come possiamo poi indignarci per una donna che muore ammazzata, per una ragazza che viene drogata e poi stuprata?
Io invece vorrei soffermarmi a riflettere con voi, pensare insieme a quale tipo di uomo possa essere capace di drogare una donna per fare sesso con lei, quale tipo di uomo sia capace di stuprare una donna mentre è incapace di esercitare la sua volontà, invitarvi a chiedervi quale tipo di uomo sia capace di godere abusando di una donna che si trova in uno stato di simil morte, con un corpo che non reagisce. Come mai è diventato così frequente? Come mai gli abusatori, che restano spesso impuniti, sembrano delle così brave persone?
Questa volta invece di rimandare come di consuetudine la risposta ai successivi capitoli rispondo subito che il solo tipo di uomo capace di fare questo è un narcisista patologico, uno che usa gli altri come oggetti per il suo piacere, che considera gli altri solo degli strumenti del suo godimento e del suo successo, è lo stesso uomo che sarebbe impotente, proprio in senso letterale, davanti a quella stessa donna se lei fosse cosciente e consapevole.
“L’uomo mostra una entusiastica inclinazione per donne da lui profondamente stimate, che però non lo eccitano al rapporto amoroso, ed è potente nei soli riguardi di altre donne che non «ama», per le quali ha poca stima o che addirittura disprezza.” (Sigmund Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io)
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Il narcisista è qualcuno che non ha completato lo sviluppo psichico maturando, ma è rimasto fissato, è bloccato in una fase ben precisa di questo sviluppo senza riuscire ad andare avanti; incapace di attraversare e superare il momento edipico, il narcisista continua a vivere nella rivalsa di quel momento.
Nell’abuso sessuale con l’uso di droghe, la donna vittima diventa arrendevole, sottomessa, incapace di senso critico nei confronti della situazione, le è impedita ogni iniziativa personale, la sua coscienza è annullata, stordita, il senso di realtà compromesso a tal punto da percepire la situazione come se fosse un sogno che al mattino si dimentica.
Gli ultimi eventi di cronaca hanno visto uomini abusare in questo modo di donne, agendo in coppia con altri uomini oppure riprendendo la violenza con il proprio smartphone per poi condividere in rete il video. Ogni persona sana moralmente giudicherà questa azione, la sua brutalità e la trivialità dell’abuso, inspiegabile ma per ogni buon psicoanalista è direttamente collegabile a qualcosa che è andato storto durante la fase edipica.
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L’uomo che droga una donna e dopo ne abusa insieme all’amico, è un uomo che è rimasto bloccato alle ferite della maturazione edipica, quando il bambino deve accettare di non poter sposare e possedere la madre, deve accettare che il padre non è un rivale da eliminare e cominciare a dirige la sua energia libidica, il suo investimento amoroso al di fuori dei familiari, rivolgendosi al mondo sociale esterno.
Un ragazzo, un uomo che abusa di una donna dopo averla drogata è qualcuno che non riesce a godere senza ripetere la scena edipica: possedere la madre-oggetto mentre il padre-rivale guarda e accetta la sconfitta. Chi abusa in questo modo di una donna è qualcuno incapace di godere di un rapporto reciproco perché ha bisogno, per raggiungere il piacere, dello sguardo di un altro uomo, della fantasia della sua celebrazione vittoriosa davanti a un rivale che viene finalmente sconfitto. È la messa in scena di un trauma che ha condotto a una deviazione, esitata in un comportamento violento e criminale. Un padre troppo autoritario, aggressivo verbalmente, fisicamente o psicologicamente nei confronti di una madre sottomessa e un figlio ricettacolo dei dolori della madre, rifugio per questa, depositario delle sue confidenze intime e designato a riscattarla da questa immeritata sofferenza.
Un figlio che la saprà amare e la salverà, un eroe! Questo stesso figlio negli anni continua ad assistere alla sottomissione della madre a un padre che non stima, con il quale però s’identifica perché la madre, che è l’oggetto del suo amore, continua ad amarlo. Le scene di violenza si susseguono accompagnate sempre da quelle di sottomissione. Il bambino a questo punto non capisce più cosa sta succedendo e per difendersi da tutta questa angoscia, si ritira in sé stesso, regredisce alla fase di narcisismo originario in cui la sua psiche e il suo corpo erano principio ed esito del piacere, la madre era percepita come un oggetto buono dispensatore di cure e amore, indistinta da sé stesso, che al primo richiamo esaudiva i suoi desideri in una perfetta simbiosi. Il suo Io ritorna allora ad essere il punto di partenza e quello di arrivo di ogni evento, gli altri diventano solo oggetti del suo piacere e le relazioni sono solo strumenti per accrescere l’immagine ideale di sé. Un esilio dalla realtà assoluto in cui non esiste coscienza morale, autocritica o assunzione di responsabilità, esiste solo il piacere dell’Io. Un esilio in cui l’altro è vissuto come oggetto d’amore da possedere o come rivale sul quale vincere privandolo dei suoi tesori.
Un narcisista è l’eroe di una madre, passivamente aggressiva, docilmente sottomessa a un padre violento, che ha trasformato il figlio in un dio nel quale non ha saputo confidare e che non è stata capace di amare. Il narcisista, a differenza di altre persone che come lui sono cresciute in famiglie disfunzionali e violente, che hanno cercato di riconoscere gli eventi accaduti, hanno provato a dare un nome alla violenza subita, hanno fatto il lavoro necessario a rimarginare le ferite, per essere in grado di allontanarsi da quel passato evolvendo psicologicamente, è qualcuno che ha deciso di prendersi tutto quello che vuole, di prenderselo come rivalsa ai suoi dolori, come vincita che conferma il suo potere, o con l’insensibile naturalezza di chi per allontanare un cane che intralcia il suo passo gli dà un calcio sul muso.
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È proprio il narcisista il tipo di uomo che può provare piacere nell’abusare una donna drogata, incosciente e inconsapevolmente sottomessa, mentre un altro uomo o una fotocamera lo guardano. Chi considera la donna un oggetto, chi la svaluta, chi si sente minacciato dalla sua intelligenza, chi si relaziona solo con gli altri uomini e solo in termini di competizione e di potere è il tipo di uomo che può abusare di una donna dopo averla resa inerme.
Chiunque con uno sviluppo psichico e morale sano sa che fare l’amore o godere di una sessualità libera è come danzare insieme, che se un uomo per godere ha bisogno di umiliare, picchiare, sottomettere, comandare e veder soffrire una donna, siamo decisamente lontani dall’amore libero e spaventosamente vicini alla malattia mentale.
Uno sviluppo psichico normale non è uno sviluppo in cui non vi siano stati eventi critici, esperienze negative o traumatiche, uno sviluppo psichico normale è quello che procede confrontandosi con questi eventi per progredire, attraversando il dolore che hanno recato, elaborando un significato per non restare imbrigliati nella rete dei traumi. Lo sviluppo psichico procede tutta la vita e in ogni fase di essa tende al mantenimento della salute mentale e morale della persona. Una persona sana psichicamente e moralmente è incapace di considerare un altro uomo, una donna, un bambino o un animale solo e soltanto un oggetto del proprio piacere.
Gela, 16 agosto 2023  h 12:00 a. m.
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