#le Disincantate
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Ti ricordi di Sarah Leroy? – Recensione del libro di Marie Vareille, di Alessandria today
“Ti ricordi di Sarah Leroy?” di Marie Vareille è un romanzo avvincente che intreccia amicizia, mistero e introspezione psicologica. Ambientato tra gli anni ’90 e il presente, il libro racconta la storia di Sarah Leroy e Angélique Courtin, due amiche legate da un patto di solidarietà nato nel dolore. Un’amicizia indissolubile che prende forma nel piccolo paese di Bouville-sur-Mer, sulla costa…
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C’era una volta Magda, una tizia che si credeva la nuova Caterina Sforza, che fu la versione femminile di Machiavelli, dei tempi moderni. Ma con capelli con le extension e capacità di comunicazione con i mezzi moderni.
Magda aveva un talento: convincere gli altri a credere in cose stupide per il suo tornaconto economico o per semplice divertimento, il suo dico. Tipo far credere alla gente che se ci si alza la mattina presto e si correre più veloce del benzinaio, che sta andando ad alzare il prezzo del carburante al suo distributore, si può fare rifornimento a un prezzo inferiore. Così oltre a divertirsi vedendo i suoi conoscenti fare benzina quando ancora non era sorto il sole, guadagnava delle mazzette dal gestore delle pompe a cui aveva indirizzato gli ignari clienti. Oppure persuadere il suo prossimo a investire soldi per “per trovare la felicità” che, guarda caso, era sempre la sua felicità quella che trovava, non quella degli altri.
Un giorno, Magda decise di alzare il tiro. Aveva in mente un grosso progetto per guadagnare molto denaro, per il giorno di San Valentino lanciare un business nel mondo dei single. Quelli che ancora sanno sospirare per qualcuno, che sognano a occhi aperti il grande amore della vita. Così coniò il suo motto: amare una persona che non ti ama, è come aspettare il treno della propria vita alla fermata dell'autobus. Non male, vero? Si inventò pure, di sana pianta, una laurea, ovvero un dottorato, in chimica specializzata nell'ossitocina (l'ormone dell'amore) e una laurea in letteratura, in particolare, quest'ultima, era stata ottenuta con una tesi sulla serie di romanzi da spiaggia Harmony, Eva 3000 e Grazia. Si creò anche un nome accattivante: Dottoressa Graziella Rcazzo.
Peccato che Magda non fosse proprio un’aquila. Aveva sottovalutato un particolare, ovvero che le persone che patiscono le pene dell'amore sono sensibili si, ma non sprovvedute. Anzi, alcune sofferenze patite nella vita affettiva le hanno rese molto più attente e disincantate sotto alcuni punti di vista.
Arrivò il giorno della presentazione del progetto. Cominciò a proporsi sui social con video promozionali investendo tempo e denaro. A suon di frasi come "cucinare è un modo d'amare, ma amare vuol dire cadere dalla padella alla brace", oppure "è più importante amare o essere aRmati?" e, ancora, "pazzi d'amore o d'amore è la pizza?".
Risultato? Magda non solo perse i soldi investiti per le promozioni, ma finì relegata a un lavoro dell’ufficio, per una agenzie di pompe funebri. L'azienda si chiamava "Tappo, chiusi su misura". Magda all'inizio, memore della sua vivacità creativa, propose di usare un motto da lei inventato dietro riconoscimento dei diritti d'autore: "da noi si bara", ma il titolare la mise a fare fotocopie con una fotocopiatrice senza colori.
Morale della storia? Se vuoi manipolare, almeno fallo bene. Oppure trovati un lavoro onesto, altrimenti finisce con te che piangi davanti a una stampante rotta. Che peccato, però, Magda eri quasi geniale… quasi!
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Anni che passano
Sono rimasto impressionato. Nell'ultimo film di Van Damme - Darkness of man - fra gli interpreti figura anche Shannen Doherty. Massì, la gemella di Jason Priestly nella mitologica serie televisiva Beverly Hills 90120. E anche una delle tre sorelle Halliwell nell'altra serie culto Streghe. Be', ho faticato a riconoscerla. Ci sono riuscito dopo averla osservata con un minimo di attenzione. Mi spiace sempre constatare la decadenza fisica ed estetica di un attore che andava per la maggiore tempo fa. Anche Van Damme non è più un giovincello. Ma ha gestito il passare degli anni molto meglio di tanti suoi colleghi. A proposito di Darkness of man, è un film cupo in parecchi sensi. Intanto si svolge quasi tutto di notte. E anche di giorno le tinte sono decisamente fosche. Jean-Claude non è più invincibile e si vede bene. Ma lo sa e lo accetta in pieno. Ultimamente i suoi personaggi hanno un dato comune. Sono tutti creature dolenti, ciniche e disincantate. Rottami che però da qualche parte trovano ancora la forza di reagire. E di ricordare ciò che sono stati un tempo.
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carissimi volevo dirvi ci sta di diventare persone un po' disincantate sulle cose, anche un po' ciniche, non lo consiglio ma certe volte è inevitabile, succedono cose e cambiano le idee. A me è capitato, vorrei essere ancora sempre idealista e sognatore ma non sempre è possibile.
Però una volta passati dall'altra parte bisogna avere anche un pochino la lucidità di vedere le cose con distacco, ad esempio se si ammette e contempla che la politica nel nostro paese si poggi su solide basi di corruzione e clientela si può pensare che in qualche misura tutti i partecipanti al gioco siano a qualche livello compromessi e non pensare che quella volta che vincono i 'nostri' sia democrazia e tutte le altre invece no.
Allo stesso modo ci sta pensare che il mondo dello spettacolo viva di falsità e le dichiarazioni pubbliche rientrino sempre in una narrazione che è storytelling come vogliono insegnarci quei diavoli che lavorano nel marketing però anche lì dobbiamo avere il coraggio di bollare tipo tutto sanremo come un circo e dargli il giusto peso invece che stare lì a chiedere l'intervento del ministero di grazia e giustizia per la riforma del regolamento con cui eleggono il vincitore o il riconteggio delle schede per gusti e simpatie personali
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𝐒𝐂𝐎𝐏𝐑𝐈 𝐈 𝐏𝐈𝐔̀ 𝐀𝐅𝐅𝐀𝐒𝐂𝐈𝐍𝐀𝐍𝐓𝐈 𝐕𝐈𝐋𝐋𝐀𝐆𝐆𝐈 𝐄 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐈𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐍𝐀𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐍𝐈𝐌𝐀𝐍𝐎 𝐌𝐈𝐋𝐀𝐍𝐎 𝐍𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟐𝟒

Scopri i più affascinanti villaggi e mercatini di Natale che animano Milano nel 2024, offrendo un'esperienza magica che incanta persone di tutte le età. Dalle luminarie al divertimento famigliare, la città lombarda si trasforma con attrazioni uniche.

Villaggio delle Meraviglie - Christmas Village Milano
Un'icona natalizia nel cuore di Milano Il Villaggio delle Meraviglie è una delle destinazioni natalizie più amate di Milano, offrendo un'esperienza magica per tutte le età. Situato nei Giardini Pubblici Indro Montanelli, in zona Porta Venezia, il villaggio si estende dal 16 novembre 2024 al 6 gennaio 2025, permettendo ai visitatori di immergersi nell'atmosfera festiva fino all'Epifania. Attrazioni principali - Pista di pattinaggio: Una grande pista di ghiaccio, ideale per pattinatori di ogni livello, con possibilità di noleggiare pattini e partecipare a corsi. - Spettacoli per bambini: Eventi e animazioni pensati per i più piccoli, con spettacoli teatrali e incontri speciali con Babbo Natale, Mamma Natale e la Befana. - Mercatini natalizi: Stand colorati che offrono una vasta gamma di idee regalo, artigianato locale e prodotti tipici, perfetti per lo shopping natalizio. - Gastronomia: Punti ristoro che propongono specialità culinarie natalizie, dalle caldarroste al vin brulé, per deliziare il palato dei visitatori. Posizione centrale e accessibilità Situato nel centro di Milano, il Villaggio delle Meraviglie è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici: - Metropolitana: Linea M1 (rossa), fermata "Porta Venezia". - Tram: Linee 5, 9 e 33, fermata "Porta Venezia". - Passante ferroviario: Linee S1, S2, S5, S6 e S13, fermata "Porta Venezia". Per chi arriva in auto, sono disponibili parcheggi nelle vicinanze; si consiglia di consultare le informazioni sul sito ufficiale per dettagli e convenzioni. Orari di apertura - Giorni feriali: dalle 15:00 alle 20:00. - Weekend e festivi: dalle 10:00 alle 20:00. Si raccomanda di verificare eventuali variazioni di orario sul sito ufficiale prima della visita. Informazioni aggiuntive L'ingresso al villaggio è gratuito, mentre alcune attrazioni potrebbero richiedere un biglietto o una prenotazione anticipata. Gli amici a quattro zampe sono i benvenuti nelle aree all'aperto del villaggio. Per ulteriori dettagli e aggiornamenti, è possibile visitare il sito ufficiale del Villaggio delle Meraviglie.

La Magia del Natale 2024 al Carroponte
Un’esperienza natalizia unica a Sesto San Giovanni La Magia del Natale al Carroponte di Sesto San Giovanni torna nel 2024 in una veste rinnovata e ancora più spettacolare, pronta a incantare grandi e piccini. Ogni venerdì, sabato e domenica, dall’8 novembre al 22 dicembre, il Carroponte si trasforma in un villaggio fiabesco dove i sogni prendono vita e le tradizioni natalizie si mescolano a esperienze moderne e coinvolgenti. Attrazioni imperdibili Il parco offre una moltitudine di attrazioni per tutte le età. Tra le novità di quest'anno: - Luminarie Salentine: Migliaia di luci artistiche, ispirate alle tradizionali decorazioni del Salento, creano un'atmosfera magica, aggiungendo un tocco unico a Milano. - Spettacoli emozionanti: All’interno dello Chapiteau delle Meraviglie, potrai assistere a show come Alice in Circusland e Natale – The Musical, che combinano teatro, musica e arti circensi. - Performance sui pattini: Il classico Schiaccianoci prende vita grazie ai campioni mondiali di pattinaggio, in una straordinaria reinterpretazione visiva. - Spiegeltent Paradise: Una tenda dal fascino retrò ospita spettacoli di magia, cori gospel e uno show serale intitolato Disincantate, che sfida gli stereotipi delle fiabe classiche. Esperienze per tutta la famiglia I bambini troveranno il loro paradiso nella Casa di Babbo Natale, dove potranno incontrare Santa Claus e scrivere la loro lista dei desideri nell’Ufficio Postale. Gli elfi, instancabili costruttori di giocattoli, li accoglieranno nella Fabbrica dei Giocattoli, un luogo dove l’immaginazione prende forma. Per chi ama l’avventura, la ruota panoramica regala una vista mozzafiato sul parco, mentre la pista di pattinaggio, raddoppiata nelle dimensioni rispetto agli anni precedenti, offre momenti di divertimento indimenticabili. Delizie culinarie Il villaggio è anche un paradiso per i buongustai, con numerosi stand gastronomici che propongono specialità natalizie come vin brulé, strudel, crêpes e bretzel. Il mercatino di Natale equosolidale di Chico Mendes aggiunge un tocco sostenibile all’esperienza, offrendo prodotti etici e artigianali. Date e orari - Venerdì: dalle 15:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 18:00) - Sabato e domenica: dalle 10:00 alle 20:00 (ultimo ingresso alle 18:00) Prezzi dei biglietti - Intero adulto: €18 + diritti di prevendita - Ridotto bambini (4-12 anni): €14 + diritti di prevendita - Pacchetto famiglia (2 adulti + 2 bambini): €60 + diritti di prevendita - Bambini 0-3 anni: ingresso gratuito Il biglietto ordinario consente l’accesso all’Ufficio Postale, alla Fabbrica dei Giocattoli, alla Casa di Babbo Natale, alla Spiegeltent Paradise e allo Chapiteau delle Meraviglie. Il prezzo include tutti gli spettacoli proposti, eccetto quelli serali. L’accesso alla pista di pattinaggio, alla ruota panoramica e alla giostra richiede un ticket aggiuntivo acquistabile direttamente in loco. I biglietti sono disponibili su TicketOne e Ticketmaster. Non perdere l’occasione di vivere un Natale indimenticabile al Carroponte, dove ogni angolo racconta una storia e la magia è di casa! solo il panorama offre uno sfondo straordinario, ma l'intera esperienza al Carroponte invita alla creatività, rendendo ogni scatto una nuova scoperta natalizia.
Perché Visitare i Villaggi e Mercatini di Natale a Milano
Vivi la magia della tradizione natalizia milanese I villaggi e mercatini di Natale a Milano rappresentano un appuntamento imperdibile che unisce tradizione e innovazione. La città si trasforma in un teatro di luci, suoni e profumi, offrendo esperienze che riscaldano il cuore e rendono indimenticabile il periodo festivo. Questi luoghi non sono solo attrazioni, ma veri e propri simboli dello spirito natalizio che coinvolgono tutti, dai più piccoli agli adulti. Un’esperienza per famiglie, turisti e residenti Per le famiglie, i mercatini offrono un’occasione unica per creare ricordi preziosi: i bambini possono incontrare Babbo Natale, pattinare sul ghiaccio o scoprire i segreti della Fabbrica dei Giocattoli. I turisti, invece, possono immergersi nell’atmosfera unica di Milano durante le feste, esplorando tradizioni locali e attrazioni iconiche. Anche i residenti trovano in questi villaggi un modo per riscoprire la loro città sotto una luce nuova e magica. Un mix di shopping, divertimento e cultura culinaria Milano offre una vasta gamma di esperienze natalizie: - Shopping: I mercatini sono il luogo perfetto per acquistare regali artigianali, decorazioni uniche e prodotti locali di alta qualità. - Divertimento: Spettacoli, giostre e attrazioni creano un ambiente di festa che incanta grandi e piccoli. - Cucina: Dai dolci tipici come panettone e strudel alle bevande calde come vin brulé e cioccolata, l’offerta gastronomica è irresistibile. - Fotografia: Le luminarie e gli scenari da fiaba sono un paradiso per chi ama catturare momenti unici e suggestivi.
Un Natale da vivere e ricordare
Partecipare ai villaggi e mercatini di Natale a Milano non significa solo visitare, ma vivere un’esperienza autentica che unisce tradizione e contemporaneità. Che tu stia cercando un regalo speciale, un momento di svago con la famiglia, o semplicemente un luogo dove respirare la magia del Natale, Milano ha tutto ciò che serve per rendere le tue feste memorabili. Read the full article
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Non ho mai
Cercato
Di trattenerti
Nemmeno quando
Hai voluto fondere
La tua anima
Con la mia
In quella notte di stelle
Soffocando gemiti
Elargendo brividi
Avvinghiati
Nel corpo
E nello spirito
Dell'orgoglio
Madidi di sudore
Entrambi
Osservavamo
I nostri limiti
Dalla finestra in cui
Palpitava la luna
Mentre
Nel silenzio circostante
Si insinuava
Una sola voce
Ridotta ormai
A un sussurro
Le tue parole disincantate
Dopo il trapasso
Della furia
Mentre l'aria fendeva
L'ultima speranza
Di redimermi
Per le vanità che
Non ho mai compreso.
Francesco Gallina

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Dahü

Il Dahü, anche conosciuto con il nome di Dahus Rupicapra Vacca Montanus o più comunemente Dahus Rupicapra, è una creatura magica che vive nei monti tra l'Italia e la Francia, in particolare si trova nelle Alpi Valdostane. Questo raro animale è quasi indistinguibile da una comune capra di montagna, se non fosse per la loro abilità di cambiare la lunghezza dei propri arti a piacimento, caratteristica che li rende tra i migliori scalatori, e per la presenza nelle femmine di un marsupio per contenere i cuccioli appena schiusi dalle uova. I Dahü sono erbivori e particolarmente mansueti, timidi e come molte specie di capre disincante se spaventati possono svenire sul colpo, e proprio per questa loro caratteristica che li rendeva una facile preda che sono quasi andati in estinzione. I Dahü infatti erano molto apprezzati per il loro caldo manto e la loro morbida e saporita carne, quindi i cacciatori utilizzavano forti e improvvisi rumori mentre le prede erano di spalle facendole così svenire e poi cadere dalle pendici dei monti uccidendole, per poi essere recuperati con tutta calma. Fortunatamente piccoli gruppi di Dahü sono riusciti a salvarsi emigrando in punti sempre più remoti rimanendo lì per quasi un secolo poi la piccola popolazione che nel frattempo era diventata solo un racconto popolare tornarono a farsi vedere.
The Dahü, also known as Dahus Rupicapra Vacca Montanus or more commonly Dahus Rupicapra, is a magical creature that lives in the mountains between Italy and France, in particular in the Valdostan Alps. This rare animal is almost indistinguishable from a common mountain goat, if it were not for their ability to change the length of their limbs at will, a feature that makes them among the best climbers, and for the presence in females of a marsupium to contain the cubs just hatched from eggs. The Dahü are herbivores and particularly meek, shy and like many species of goats if frightened they can immediately faint, and it is because of this characteristic that made them an easy prey that they almost went into extinction. The Dahü in fact were much appreciated for their warm coat and their soft and tasty meat, so the hunters used loud and sudden noises while the prey was on their back making them faint and then fall from the slopes of the mountains killing them, and then be recovered calmly. Fortunately small groups of Dahü were able to save themselves by migrating to more and more remote points remaining there for almost a century then the small population that in the meantime had become only a folk tale returned to be seen.
#Bestiario Italiano#Italian Bestiary#North Italy#Nord Italia#Valle d'Aosta#Aosta Valley#Folklore#Italian Folklore#Folklore Italiano
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Il sigaro di Groucho Marx - Italo Calvino
Ciò che distacca Groucho Marx dagli altri grandi comici dello schermo è che la sua maschera si presenta con gli attributi esteriori del prestigio, del successo, dell'autorità, del saper vivere: sigaro baffoni occhiali abito scuro e quell'avanzare a lunghi passi a ginocchia piegate in fuori come pattinando che è la sua invenzione mimica più emblematica.
Mentre lo spazio vitale da cui i suoi due fratelli traggono la loro frenetica euforia sono la libertà l'avidità l'astuzia del nullatenente assoluto (Chico con la sua aria d'emigrante italiano della Brooklyn inizio del secolo; Harpo con la sua aria d'angelo spiritato e un po' perverso piovuto da un cielo chagalliano) - e in questo rientrano nel filone delle classiche maschere comiche da Chaplin e Keaton a Woody Allen, del disadattato patetico, del povero cane preso a calci dalla vita, dell'underdog sociale o psicologico - i ruoli che Groucho incarna sono invece sempre in qualche modo figure di potere (dittatore, miliardario, impresario, grande avvocato, professore universitario).
Ma di questo potere Groucho mette fuori tutta la sostanza ignobile, svela di quanta bassezza è impastata ogni affermazione di prestigio, di quanto cinismo ogni pretesa di rispettabilità, di come ogni successo non sia che una precaria vacanza senza illusioni prima di ripiombare al livello zero da cui si è partiti. Se le maschere dell'underdog sublimano l'insuccesso, Groucho sveste il mito del successo d'ogni possibile sublimazione, dimostra quanto l'affermazione sociale porta con sé di miserabile e di gaglioffo.
Consumato viveur e conquistatore irresistibile, Groucho insegue bionde vedove giunoniche e soprattutto i loro conti in banca, ma le sue mosse di seduttore sono così sbadate e disincantate da togliere alla conquista ogni significato e valore. Ciò che Groucho sa è che il traguardo d'ogni azione ambizione desiderio è il poco o il nulla. Per questo, in fin dei conti successo e insuccesso s'equivalgono nel suo imperturbabile sarcasmo.
Si può dire che Groucho non ha mimica facciale: la sua fisionomia è sempre ferma (in contrasto con gli stralunamenti ininterrotti di Chico e di Harpo); le sue gags sono affidate alla parola; le sue operazioni espressive consistono in cortocircuiti verbali, in fulminee discontinuità comportamentali. “Chiedo mille dollari”. “Te ne offro dieci”. “Ah, ah, ah!�� Risata sprezzante e di compatimento, e poi subito: “I take it!” (“Ci sto!”)
Chico, che parla il cattivo inglese degli emigranti, e Harpo il muto, che s'esprime estraendo oggetti dalle inesauribili tasche, compensano il difetto d'articolazione con la musica. (Il primo è un virtuoso di piano, il secondo d'arpa). Groucho è la negazione della musica, è la prosaicità più brutale, è la stonatura perpetua.
Ma proprio perché rifiuta ogni autoillusione, proprio perché dissolve gli orpelli e riduce tutto a una essenza umana elementare, Groucho afferma la superiore dignità di ci si presenta per quello che è, l'innocenza di chi gioca a carte scoperte, il disinteresse di chi sa che tutte le vincite si risolvono in fumo.
Per questo sento il bisogno d'inchinarmi alla memoria di Groucho, e lo associo nel mio rimpianto a un altro grande cinico che se n'è andato quest'estate, un altro spietato osservatore del genere umano come spettacolo comico e sgradevole, un altro manipolatore dell'elasticità della lingua (dell'inglese come la più elastica delle lingue) per rendere le smorfie e i passi falsi dell'esistenza: il romanziere Vladimir Nabokov.
(Da: Il Corriere della Sera, 28 agosto 1977- Ora in: I. Calvino, Una pietra sopra, Einaudi 1980)
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Istituto per sordomuti
Mentre le scuole provvedono ad addestrare gli uomini all’uso della parola come ai primi soccorsi alle vittime degli incidenti del traffico o alla costruzione di alianti, gli ammaestrati diventano sempre più muti. Sanno tenere conferenze, ogni proposizione li qualifica per il microfono davanti a cui vengono collocati come rappresentanti della media: ma la capacità di conversare si estingue. Questa capacità presuppone un’esperienza degna di essere comunicata, libertà di espressione, indipendenza e rapporto nello stesso tempo. Nel sistema universale il colloquio diventa ventriloquio. Ognuno è il proprio Charlie McCarthy: di qui la sua popolarità. Le parole nel loro insieme si assimilano alle formule riservate un tempo al saluto e al congedo. Una ragazza educata con successo secondo gli ultimi desiderata dovrebbe saper dire in ogni momento proprio e soltanto ciò che è adatto alla “situazione”, e per cui esistono indicazioni provate. Ma questo determinismo per adattamento è la fine del linguaggio: è reciso il rapporto tra cosa ed espressione, [...] Accade alle voci dei parlanti ciò che secondo la psicologia è accaduto alla voce della coscienza, della cui risonanza vive il discorso: esse vengono sostituite fin nelle minime sfumature dell’accento, da un meccanismo socialmente preparato. Non appena questo meccanismo cessa di funzionare, si verificano pause che non erano state previste nei codici non scritti, e succede il panico. Allo scopo di evitare questo pericolo si ricorre a giochi complicati e ad altre occupazioni per le ore d’ozio, che mirano a dispensare del peso intollerabile della parola. Ma l’ombra fatale dell’angoscia cade su quel tanto di conversazione che resta. Disinvoltura e oggettività nella trattazione degli argomenti spariscono anche nel circolo più ristretto, come in politica, la parola energica e autoritaria ha preso da tempo il posto della discussione. [...] La passione, che, in un colloquio veramente umano, andava tutta all’oggetto, si attacca ciecamente alla pura volontà di avere ragione, fuori di ogni rapporto con l’importanza dell’enunciato. Ma le parole disincantate e ridotte a puri strumenti di potenza, acquistano un potere magico su coloro che le adoperano. Si può osservare continuamente come ciò che è stato detto una volta, per quanto assurdo, casuale o ingiusto possa essere, per il solo fatto di essere stato detto tiranneggia il parlante - come la proprietà il proprietario - e non gli consente di staccarsene. Parole, numeri, termini, una volta escogitati e formulati, diventano indipendenti, e sono fonte di malanno per tutti quelli che capitano nei loro pressi. Creano una zona di contagio paranoico, e occorre tutta la forza della ragione per spezzare il loro incanto. La magicizzazione dei grandi e insignificanti slogan politici si ripete in privato, per gli oggetti apparentemente più neutri: la rigidezza cadaverica della società invade anche la cellula dell’intimità, che crede di esserne al riparo. Nulla accade all’umanità solo dall’esterno: l’ammutolimento è lo spirito oggettivo.
T.W.Adorno Minima moralia [90]
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Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille – Un viaggio tra amicizia, segreti e misteri irrisolti. Recensione di Alessandria today
La scomparsa di Sarah Leroy ha segnato l’immaginario collettivo della Francia all’inizio degli anni 2000.
Autore: Marie VareilleAnno di pubblicazione: 14 gennaio 2025Genere: Thriller psicologico, Giallo con investigazione femminileValutazione: ★★★★☆ (4,3 su 5 – 349 voti)Classifica: #2 tra i più regalati in Gialli con donne investigatrici La scomparsa di Sarah Leroy ha segnato l’immaginario collettivo della Francia all’inizio degli anni 2000. Era una ragazza modello, amata e rispettata, con…
#adolescenza#Alessandria today#Amicizia#Angélique Courtin#AUTRICE BESTSELLER#caso irrisolto#Colpi di scena#dramma psicologico#Fanny Courtin#giallo con investigazione femminile#Giallo francese#Google News#indagine giornalistica#italianewsmedia.com#le Disincantate#lettura consigliata#libro più regalato#Marie Vareille#mistero#narrativa contemporanea#narrativa francese#Pier Carlo Lava#Recensione libro#Romanzo da Leggere#romanzo emozionante.#Sarah Leroy#Segreti#segreti nascosti#Suspense#thriller emotivo
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Il tempo che passa, lascia tracce di se nella scia delle nuvole...
L'aria è fresca, così tanto da riempire il petto.
Il sole in ritirata porta via con sé, quel tepore di primavera dal volto mascherato.
I carri sono passati, i bimbi vestiti, tutti Joker e Harley Quinn, il mondo fa le facce.
Dove sono i Zorro, le principesse ed poliziotti, le ballerine ed i supereroi.
Il tempo è delle maschere disincantate, delle chiacchiere al forno, delle castagnole non fritte.
Ogni carnevale segue le stagioni della società in mondovisione.
Forse è tutto uno scherzo...
Ridatemi il Carnevale cucito con le mani...
Quello di ieri, oggi e domani.
@vefa321
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Le donne nate sotto il segno dei Pesci sono sognatrici e disincantate,
sorridenti e malinconiche,
intuitive ed empatiche,
emotive e passionali,
caste e sensuali.
Sono conformiste e ribelli,
determinate e arrendevoli,
streghe e sante,
coerenti e contraddittorie.
Misteriose e magiche, sacre e divine.
Sono le infinite sfaccettature
delle donne diamante,
fatte di opposti e di contrasti,
tormentate poesie,
versi liberi senza rime né metriche.
Cento donne in una,
tutte preziose e rare
come un diamante.
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Venezia, l'ufficio, una piazza, un locale.. sfiorare le persone, passarle accanto inosservato, guardare quelle espressioni disincantate...camminare tra la folla nelle calli, sommerso da passanti, e non trovare un solo essere umano..
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Oggi leggevo un articolo dei Wu Ming su Evola. Evola era un antisemita e di conseguenza mi avrebbe guardato male, magari non gli sarebbe dispiaciuto poi tanto se i nazisti mi avessero gassato. Cionondimeno, nel momento in cui leggo un articolo dei Wu Ming su Evola la prima cosa che mi viene in mente è l’abisso di significanza che separa gli intellettuali di regime che non sanno di essere tali da un intellettuale di rottura che è stato consapevolmente (e dolorosamente) anche intellettuale di regime.
In questo articolo c’era scritto che il valore di Evola come storico della religioni è minato dalla sua ottica esoterica e tradizionalista. Cioè, che l’unico approccio accademicamente valido alle religioni è quello scientifico, nel senso dello sguardo oggettivante dello scienziato. Che di religione si può parlare solo rifiutando metodologicamente le categorie della religione.
Ecco, questo è il principio di ogni male. Molto peggio dell’antisemitismo, del fascismo. L’idea che la conoscenza si acquisisca operando le leve degli esperimenti dal cranio artificiale della ragione pragmatica, che la visione chiara si sviluppi attraverso la distanza fra l’uomo e le cose, fra l’uomo e i fenomeni, fra l’uomo e l’uomo.
Il problema è che questa distanza spezza il legame originale fra l’uomo e le cose. Le cose mentono all’uomo che le interroga, perché l’unica verità che hanno è la verità-per-l’uomo, quella del simbolo. Non possono venir scardinate come serrature, ma si aprono solo alla voce conosciuta. Disincantate le cose e, per comprenderle, dovrete costringervi alla fatica di disincantare voi stessi. Nel caso ci riusciate, avrete smesso di essere umani e parlerete una lingua non più umana.
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I 10 MIGLIORI ALBUM DI METÀ 2018
di Viviana Bonura
Questo primo semestre del 2018 ha offerto tante sorprese musicali. Benché la programmazione non sembrasse particolarmente entusiasmante alla fine sono usciti album di debutto veramente interessanti, mentre quelli più attesi hanno riservato delusioni più o meno grandi. Giugno è arrivato e con lui anche il momento di tirare le somme, almeno momentaneamente. Ecco di seguito i 10 album che per gazemoil si meritano un posto nella lista dei dieci migliori album di metà 2018.
* Il criterio seguito è n.1 album (no mixtape, no EP) per artista ordinati per preferenza decrescente ed usciti prima e non oltre il 15 giugno dell’anno in questione.
10. Haley Heynderickx - I Need To Start A Garden

Nel suo album di debutto, la cantautrice e musicista di Portland Haley Henderickx porta a compimento un progetto dalla struggente forza emotiva e dall’introspezione dolce-amara, sfumata delicatamente da un’aura fiabesca che permea ogni parola di significato. Innanzitutto I Need to Start a Garden possiede le basi per un buon album indie-folk, vale a dire una bella (anche se contenuta) raccolta di cantilene dolci e intime, accompagnate da una chitarra acustica e occasionalmente anche con l’infusione di quella elettrica. Oltretutto arriva in maniera diretta al cuore degli ascoltatori senza avere pretese. Quest’album scolpisce percorsi tra la solitudine e confessa incertezze a lungo nutrite con l’acutezza di qualcuno abbastanza a suo agio da essere onesto coi suoi dubbi. E’ un buon punto di partenza, e anche se la Heynderickx non è sicuramente al livello degli artisti da cui prende ispirazione, ha molto potenziale e grande sensibilità che ispira fiducia e speranza per la sua maturazione artistica e penso sia sulla strada giusta per affinare il suo personale stile cantautorale.
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09. Unknown Mortal Orchestra - Sex & Food

Sex & Food ti pone nella penombra, in uno stato di eclissi parziale, a metà tra la luminosa sicurezza del sole e il netto buio dell'incertezza della luna. E’ un album con grande potenziale, soprattutto nei testi che esprimono forte malessere politico, senso di impotenza e critica verso il tempo e il modo in cui stiamo vivendo, rivolgendosi sia all'individuo che alla più collettiva società. Nella recensione originale sono stata piuttosto rigida nelle critiche a causa delle sue mancanze non trascurabili, ma riascoltandolo mi sono resa conto che in generale questo è un album davvero piacevole. E’ un occasione di introspezione per l'ascoltatore, “a meno che quest'ultimo non si distragga lasciandolo scivolare nel sottofondo” avevo detto, ed è ancora così, Sex & Food non pretende attenzione, devi essere tu a cogliere il suo potenziale. E’ un vero peccato, perché alla fine le tracce si prestano bene a farsi riascoltare più volte, inoltre la paranoia, le frustrazioni e l'amore incapace di Nielson sono vere più che mai e proposte con un liricismo intelligente
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08. Generic Animal - Generic Animal

Il primo disco da solista di Luca Galizia, chitarrista dei Leute, sotto il nome di Generic Animal ci ha subito sorpreso. E’ la prima volta che Luca canta in italiano e lo fa con la sua voce stridente, approfittando del momento in cui nel mondo della musica it-pop vanno di moda le cantilene strisciate, per lasciare scoperto il fatto di non avere molta esperienza col canto ed essere un pò stonato, puntando l’attenzione, piuttosto, verso quel senso d’improvvisazione della musica suonata libera. Questo funziona anche perché la penna dei testi è quella dello strepitoso Jacopo Lietti dei Fine Before You Came, uno che di riflessioni disincantate sul nascere ai margini delle città, nelle province ferme che precludono la possibilità di raggiungere una stabile condizione di serenità, ne ha fatte tante e ne presta altrettante in questo disco. Giustamente, essendo un album che rispetta le tradizioni cantautorali italiane e forte del possedere liriche intime, poeticamente metaforiche ma inequivocabilmente quotidiane, Luca decide di fare della sua voce la guida principale. Ma per la musica guarda anche altrove, rimanendo aggiornato con lo stile dei musicisti internazionali dell’alternative, combinando l’amore per il lo-fi delle chitarre acustiche con le contaminazioni storte ed elettroniche dei synth che mantengono quel fare malinconico ma danno anche un piacere un pò pop. Generic Animal arriva lieve ma sommessamente brutale, soprattutto per la leggerezza con la quale vengono descritte le anchilosate sensazioni di fastidio quotidiane vissute nella post-adolescenza.
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07. Jorja Smith - Lost & Found

Con Lost & Found la cantante Jorja Smith si aggiunge alla lista dei promettenti artisti che quest'anno hanno pubblicato l'album d'esordio. Pur ispirandosi alle grandi icone indiscusse dell’rnb come Amy Winehouse, la versione contemporanea della Smith ha una sua personalità, questo grazie ad un timbro vellutato riconoscibile ed una buona tecnica vocale. La produzione, spesso, è un pò troppo minimale e preferisce giocare sul sicuro: beat tipicamente hip-hop, bassi sintetici sempre della stessa matrice e synth semplici. Jorja stessa è il motivo principale per cui quest’album sta in piedi, dimostrandosi sempre elegante ed intima.
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06. Hop Along - Bark Your Head Off, Dog

Spinti dall’inconfondibile voce di Frances Quinlan, gli Hop Along continuano a distinguersi nella scena indie rock, abbracciando più apertamente la loro flessibilità nello spaziare influenze musicali all’interno di Bark Your Head Off, Dog, il loro disco più luminoso e amichevole - quasi pop. Sotto l’aspetto ritmico e melodico la band procede nello sperimentare con le sezioni e coi cambi, mantenendo l’umore alto, nello stesso tempo i testi non peccano di spessore e di approfondimento; grazie all’abilità di scrittura di Quinlan e alla sua voce rauca e graffiante, infatti, rimangono profondamente sentiti e ricchi. C'è un potere edificante nel modo in cui queste canzoni sono liberatorie. È come se ci fosse stato qualcosa di piacevolmente epifanico nella loro scrittura e di catartico nel registrarle. Ciò che è doppiamente soddisfacente è che entrambi questi sentimenti illuminanti possono essere condivisi dall'ascoltatore.
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05. The Voidz - Virtue

Quando era uscito Virtue mi era piaciuto, ma non mi aveva convinto a pieno, a tal punto che ho deciso di non inserirlo nei preferiti di quel mese. Col passare del tempo è maturata in me la certezza che un posto nella classifica se lo meritava eccome. Quello dei The Voidz è un sophomore sorprendentemente riuscito che rompe e ricompone sotto una visione insolita molte concezioni legate ai generi musicali, è un cavallo pazzo che scalcia con energia provocante su campi del garage rock, elettronica, neo-psichedelia, synth punk, hard rock e altre miriadi di generi, prendendosi molti rischi. Per tutto l’ascolto piroettiamo in una rocambolesca discesa nella stranezza, in cui la sperimentazione - talvolta provocatoria - coglie impreparati. I testi, spesso paranoici, aggiungono un'atmosfera post-apocalittica che in contrasto con la musica, a volte a primo impatto più felice, serena e ballabile, rende il tutto più macabro e di impatto. La spirale d'illuminazione dalla quale sembrano travolti gli permette di mettere in pratica tutte le loro abilità, adattandosi magnificamente bene a qualsiasi campo appartengano le loro trovate musicali. I The Voidz ci fanno piacere le accoppiate azzardate, la complementarietà improbabile, la collisione ed il caos, perchè la loro musica non è un qualcosa alla quale bisogna abituarsi, ma una porta che si apre infinite volte sull'infinito, fatta per scomodare e punzecchiare l'orecchio.
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04. Saba - Care For Me

Nel suo secondo album, il rapper di Chicago Saba scrive alcuni dei testi con maggiore impatto emotivo nella scena hip-hop del 2018, insieme ad alcune delle migliori produzioni jazz-hop sentite durante l'anno. Care for Me è un album ben costruito che parte da una vera e propria necessità di narrazione della vita privata a Chicago dell’artista. Il liricismo è proprio l’aspetto che differenzia Care For Me da un altro album qualsiasi uscito negli ultimi tempi. Nella propria vita, Saba si mette nella posizione di un attento osservatore che fa di ogni esperienza un bagaglio da portare dietro malgrado questo pesi, imponendosi perciò di narrare tutto nel dettaglio in una profondissima introspezione, e rimanendo sempre estremamente coinvolto a livello emotivo.
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03. Car Seat Headrest - Twin Fantasy (Face To Face)

Giungiamo al podio con la reissue di Twin Fantasy (Mirror to Mirror), uno degli album D.I.Y del 2011 di un Will Toledo appena diciannovenne, quando i Car Seat Headrest erano ancora un progetto solista. Ciò che salta subito all'occhio, o meglio all'orecchio, come una vera sorpresa è la passione autentica e dolente dei testi, valorizzati dalla creatività nella sperimentazione delle strumentali. Twin Fantasy riesce a pieno nell'offrire emozioni, nell'essere capace di raccontare di depressione e auto-distruzione in maniera tagliente e cinica, mantenendo una coerenza narrativa che in cambio riafferma la potenza della storia che vi sta dietro. In conclusione quest'album chiude un cerchio lasciato aperto sette anni fa, mettendo un punto ad una storia turbolenta e segnando la maturazione di Will Toledo.
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02. Parquet Courts - Wide Awake!

I Parquet Courts offrono un commento particolarmente forte ed acuto sugli aspetti forse più difficili dei problemi socio-politici odierni: violenza, dislivelli economici e normalizzazione di un clima politico inaccettabilmente tossico. Nel loro Wide Awake! l'energia e la rabbia del punk non sono lasciati liberi all'anarchia come soluzione finale, la loro non è una ribellione irrazionale. Sicuramente questo è un album di protesta, di denuncia e di emergenza sociale, ma questi sentimenti sono canalizzati in un focalizzato bisogno di ristabilire un ordine in cui l'individualità ha voce, ma non a discapito della collettività. Per i Parquet Courts - che della loro posizione morale e politica fanno il cardine del disco - si ci arriva dopo una fase di caos totale forte abbastanza da spezzare la sistematicità delle ingiustizie. Musicalmente lo esprimono spingendosi su nuovi territori e senza paura di conformarsi in un periodo in cui tutto è incerto ed omologante, passando da un suono sincopato, aggressivo e robusto ad ammicchi funk-punk ballabili anni 70′. Il fatto che l'album, traccia dopo traccia, mostri una chiara progressione del pensiero e ci accompagni nella sua evoluzione considerandone le varie implicazioni e poi alla chiusura tragga le proprie conclusioni, lo rende incredibilmente pragmatico, coerente e valido.
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01. Calcutta - Evergreen

A dominare la classifica di metà anno è un italiano, Edoardo d’Erme in arte Calcutta. Evergreen è un album che per forza maggiore si porta dietro tante responsabilità. Tra le quali la più grande reggere bene il peso del tempo come sta facendo il predecessore, e per farlo Calcutta ha dovuto dosare i compromessi. Per certi aspetti Evergreen prosegue sulla falsariga di Mainstream ma per altri è un concetto superato per mirare idealmente alla dimensione del classico vecchio stile, non più quello dell'indie per giovanissimi. Facendo attenzione a certe sfumature si coglie la maturazione artistica che parte innanzitutto da un'intenzione diversa, da composizioni occasionalmente atipiche rispetto alle sue solite produzioni, e da scegliere volontariamente di non riempire il disco di altre Cosa mi manchi a fare, giudicando dai singoli ne è ancora capace, per costruirlo più come un album che ascoltandolo suona come tale e non come una raccolta di hit. Calcutta prende in giro l'originalità, ed è colui che nella musica italiana riesce a farlo tirando fuori brani originali, un pop tascabile e sbilenco alla portata di tutti. E dimostra di conoscere il modo migliore per fare perno su storie d’amore problematico, il topos assoluto della canzone, così da mettere in piedi il circo dell’età disagiata, dell’età fratturata, delle speranze dimesse o – meglio – rimosse, di una quotidianità che non ha sbocchi se non, appunto, nell'immaginare.
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MENZIONE A:
Yakamoto Kotzuga - Slowly Fading
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Janelle Monàe - Dirty Computer
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Shame - Songs Of Praise
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I diari della principessa. Io, Leia e la nostra vita insieme di Carrie fisher Fabbri - 14/09/2017
https://redkedi.it/2017/10/i-diari-della-principessa-io-leia-e-la-nostra-vita-insieme-2/
Trama - Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, la principessa Leia attraversava lo Spazio vivendo avventure che l’avrebbero resa leggenda… e le avrebbero fatto incontrare l’amore: l’affascinante e insolente Han Solo. Circa quarant’anni fa, proprio qui sulla Terra, la giovanissima Carrie Fisher volava a Londra per girare un film su cui nessuno avrebbe scommesso un soldo: “Guerre stellari”. Ironica, tagliente e senza peli sulla lingua, in queste pagine Carrie svela se stessa come mai prima: le speranze e le insicurezze di una ragazza che non voleva fare cinema e che invece ne è diventata un’icona indimenticabile, l’origine della ormai mitica pettinatura della principessa Leia, lo shock di trasformarsi improvvisamente in un sex symbol per via di un bikini dorato, la difficoltà di dover convivere per tutta la vita con un personaggio ingombrante… e, per la prima volta in assoluto, la verità dietro la relazione avuta con Harrison Ford. Attraverso le riflessioni disincantate di oggi, foto del set e le pagine dei diari scritti all’epoca, l’attrice si confessa con ironia e un pizzico di sarcasmo, con intelligenza ma anche con nostalgia e amarezza. Un’occasione unica per conoscere la donna dietro al mito, la ragazza che ha prestato il volto alla principessa: Carrie e Leia, per sempre legate, mai dimenticate.
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