#chitarra elettrica
Explore tagged Tumblr posts
vitaspanata · 1 year ago
Text
Voglio costruire una solid body #67
Tumblr media
Verniciatura completata! Abbiamo usato la poliuretanica della SAYERLACK per via della robustezza e nel contempo scoperto che il mondo delle vernici e della verniciatura sono parecchio complicati e puzzolenti.
Abbiamo anche aggiunto le schermature in rame per le cavità dei pickup e dei potenzionetri.
18 notes · View notes
filtrospazio · 2 years ago
Text
Tumblr media
15 notes · View notes
pier-carlo-universe · 2 months ago
Text
Davide Lo Surdo: Una Statua di Bronzo per Celebrare il Chitarrista più Veloce della Storia
Un omaggio alla leggenda vivente della chitarra, Davide Lo Surdo, con una scultura in bronzo in Danimarca che ne consacra l'eredità musicale
Un omaggio alla leggenda vivente della chitarra, Davide Lo Surdo, con una scultura in bronzo in Danimarca che ne consacra l’eredità musicale. Davide Lo Surdo, celebre chitarrista italiano, continua a segnare la storia della musica con una serie di tributi e riconoscimenti che testimoniano il suo impatto senza pari. Riconosciuto dalla rivista Rolling Stone Brasil come il chitarrista più veloce di…
0 notes
crisvola · 6 months ago
Video
youtube
Il segreto dietro il suono della mia chitarra elettrica crisvola
0 notes
fard-rock-blog · 11 months ago
Text
La chitarra elettrica
Con la nascita delle prime orchestre jazz, all’inizio degli anni ’20 del secolo scorso, nacque l’esigenza di aumentare la potenza dell’amplificazione. In particolare il problema si poneva per le chitarre che erano difficilissime da amplificare con dei normali microfoni che, a causa della cassa armonica, tendevano a innescare (effetto larsen). I costruttori iniziarono così a produrre chitarre con…
youtube
View On WordPress
1 note · View note
Text
Tumblr media
Photober good vibes
Autore foto: @whateverpeoplesayiwas
0 notes
klimt7 · 2 years ago
Text
Il buio e le stelle
Tumblr media
Nuovi angoli del reale.
Indagare, dove conducano
quelle scale.
Una mattina, che non è niente male
e che la tua curiosità esistenziale
ti stupisce ancora con lo stupore
di quand'eri bambino
preso ad esplorare
di ogni possibilità, le strade.
Allora, come ora
tu non conosci le cose
ma ti ostini, caparbio
a prendere direzioni inusuali.
A incaponirti ad espandere il mondo.
A slabbrare il confine dal tuo cortile
al Buio inspiegabile
che ti aprono dentro, le Stelle.
.
youtube
.
youtube
.
.
.
.
14 notes · View notes
diceriadelluntore · 3 days ago
Text
Tumblr media
Storia Di Musica #355 - King Crimson, Red, 1974
L'ultima storia dell'anno riguarda un disco che è uno dei capolavori di tutti i tempi. Riscoperto negli ultimi anni, per tutta una serie di avvenimenti che andrò a raccontarvi, chiude il cerchio del progressive di una delle band che lo fecero nascere: i King Crimson.
Di quella band che nel 1969 sconvolse il mondo della musica con In The Court Of The Crimson King è rimasto solo il genio di Robert Fripp, che in 5 anni cambia 7 formazioni diverse. E il disco di oggi nasce dopo l'ennesimo cambio di formazione. Concluso un tour americano di tre mesi nel 1974, Fripp, Bill Bruford (batteria) e John Kenneth Wetton (basso, voce e chitarra) decidono a maggioranza di allontanare il violinista David Cross. Rimangono un trio, e iniziano a pensare ad un nuovo disco. In Gran Bretagna Fripp ha un incontro che gli sconvolge la vita: legge gli scritti di John G. Bennett, allievo diretto di Gurdjieff. Bennett, che era un matematico, voleva nei suoi lavori integrare il proprio sapere scientifico con le conoscenze acquisite in materia di filosofie orientali e misticismo con la frequentazione del grande maestro greco-armeno. Fripp ne rimase folgorato, e nei decenni successivi organizzerà nei campi studio di Bennett corsi di chitarra divenuti leggendari: non prendere la chitarra per settimane intere, fare meditazione prima di ogni sessione, persino accordature tutte particolari per suonare lo strumento. Ma l'incontro con Bennett provocò anche altro: Fripp dichiara finita l'esperienza King Crimson, Bruford e Wetton hanno totale carta bianca per l'ultimo lavoro.
Quello che poteva essere l'inizio di una tragicomica esperienza, si rivela invece un trampolino creativo potentissimo: ne nasce fuori un disco dove il progressive e il jazz rock, cardini di quel suono così unico, sono la base di partenza per una musica più muscolare, scarna, drammatica. Bruford e Wetton chiamano musicisti sessionisti per le registrazioni, alcuni grandi amici dei nostri ed ex componenti: Ian McDonald, con il suo sax, uno dei fondatori della band, Mel Collins, anche lui ex Crimson, e Mark Charig che tra il 1970 ed il 1971 suona negli storici album Lizard e Islands, in quest'ultimo è suo un fenomenale assolo di cornetta nella title track. Le registrazioni di Red, colore della passione, della morte, della rinascita, iniziano nel luglio del 1974, e ne vengono fuori 40 minuti di musica straordinaria. Red è l'inizio già spiazzante: la band è in formazione power trio, il brano gira intorno ad un potente riff, tra i migliori di Fripp, fino a quando verso metà brano entra in scena un violoncello (strumento che apparirà anche in altri brani). Chi sia l'esecutore è ancora oggi un mistero, perchè non è segnato nei crediti sull'album e persino nei registri degli Olympic Studios di Londra dove iniziarono le registrazioni. Una recente teoria vuole che fosse nientemeno che Julian Lloyd Webber, fratello del famosissimo Andrew Re dei Musical, ma è una balla. Fatto sta che a 50 anni rimane ancora il mistero! Il disco continua con Fallen Angel, dove compare una rara chitarra acustica, è un brano sugli Hells Angels, dove un uomo chiede al fratello di unirsi alla terrificante banda per poi vederlo pugnalato tragicamente per le strade di New York. One More Red Nightmare è il lato horror del disco: l'incubo di uno schianto aereo, con il riff a salire vertiginosamente e gli interventi al sax di McDonald, un brano drammatico e potentissimo. Providence è una live session improvvisata al Palace Theatre di Providence, Rhode Island, il 30 giugno 1974, dove suona e comprare nei crediti anche David Cross. Ma sono gli ultimi, monumentali 12 minuti di Starless la pietra miliare di questo capolavoro: originariamente pensata per il precedente album, che si intitola Starless And Black Bible, è divisa in una parte cantata dove ritorna il caro Mellotron, un tema di chitarra elettrica e il sax di Mel Collins; nella seconda parte inizia il ritmo di un basso iconico (per gli appassionati puristi, in tempo 13/8 e dall'armonia diminuita) dove la chitarra di Fripp arriva nel cielo più oscuro, senza stelle appunto, un abisso celeste e non terreno.
All'epoca, quando uscì, il 5 Ottobre, si sapeva già da un'intervista al New Musical Express che il gruppo non esisteva più. Persino la copertina, così intima e minimalista rispetto alla magia delle loro precedenti, non attirò l'attenzione dovuta. Il disco ebbe pochissimo successo. Ma negli anni a seguire, visti anche i futuri e numerosi ritorni di Fripp a sigla King Crimson, il disco ha finito per ammaliare intere generazioni di musicisti: figura non solo come ultimo apice del prog, che verrà di lì a poco colpito a morte dal punk, ma è considerato il capostipite di tutte le varianti che da fine anni '80 riproposero i suoni articolati, la maestria strumentale, l'atmosfera tenebrosa e cinematografica. È un disco mondo, probabilmente anche più mistico e profondo di quello pensato dai musicisti, che ancora sfida a cercarci dentro a 5 decenni di distanza, nelle sue profondità recondite e terribili. Come si fa con ogni cosa che non ci lascia indifferenti. Tanto che un giovane produttore, Butch Vig, lo fece ascoltare ad un giovane musicista, che disse: "è il miglior album nella storia del rock". Quel musicista era Kurt Cobain.
Un grande abbraccio a quelli che leggono sempre, a quelli che spero si appassionino, ai curiosi ogni tanto. Buon anno e alle prossime storie musicali!
28 notes · View notes
angelap3 · 4 months ago
Text
Tumblr media
La storia della Musica!!!!
Tre giorni di pace e musica. Tre giorni che hanno fatto la storia. Si celebra oggi il 51esimo anniversario del più grande evento di libertà, umanità e lotta pacifica: il Festival di Woodstock. Più che un concerto un pellegrinaggio, una fiera di arte e musica, una comunità, un modo di vivere che ha cambiato per sempre il concetto di libertà. Sul palco, a Bethel (una piccola città rurale nello stato di New York) si sono alternati per tre giornate alcuni tra i più grandi musicisti della storia. Musicisti che provenivano da influenze, scuole musicali e storie differenti ma che avevano in comune ciò che più contava in quei favolosi anni ’60: la controcultura.
Si passava dal rock psichedelico di Jimi Hendrix (che, pur di essere l’ultimo a esibirsi, salì sul palco alle 9 di lunedì mattina per un concerto di due ore, culminato nella provocatoria versione distorta dell’inno nazionale statunitense) e dei Grateful Dead ai suoni latini dei Santana (che regalarono un memorabile set, impreziosito dallo storico assolo di batteria del più giovane musicista in scena: Michael Shrieve) passando per il rock britannico di Joe Cocker (che regalò in scaletta le splendide cover di Just Like a Woman di Dylan e With a Little Help from my Friends dei Beatles) e degli Who all’apice della loro carriera (celebre l’invasione di palco dell’attivista Habbie Hoffman, durante il loro concerto, quasi quanto il lungo assolo di Pete Townshend durante My Generation, con lancio di chitarra finale).
C’era poi il folk, con una splendida Joan Baez su tutti, che suonò nonostante fosse al sesto mese di gravidanza, genere tipicamente statunitense che si alternava a suoni più esotici e orientali, come il sitar di Ravi Shankar. Impossibile dimenticare infine l’intensa performance della regina del soul Janis Joplin, la doppia esibizione (acustica ed elettrica) di Crosby, Stills, Nash e del “fantasma” di Neil Young, che rifiutò di farsi riprendere dalle telecamere e il divertente show dei Creedence Clearwater Revival.
1969, il ‘Moon day’ in musica..
Concerti che rimarranno nella memoria di chiunque ami la musica come simbolo di cambiamento, pace e libertà. D’impatto i presenti come pesanti furono le assenze di John Lennon, che si rifiutò di esibirsi per il mancato invito di Yoko Ono, Bob Dylan, padrone di casa (lui che all’epoca viveva proprio a Woodstock) assente per la malattia del figlio, i Rolling Stones, ancora scossi per la morte di Brian Jones e i Doors, alle prese con una serie infinita di problemi legali.
Il vero protagonista dell’evento fu però il pubblico, la “vera star” secondo l’organizzatore Michael Lang, eterogeneo quasi quanto i generi musicali. Da tutta America arrivarono studenti liceali e universitari, hippie, veterani del Vietnam, filosofi, operai e impiegati. Nessuna differenziazione di razza, etnia o colore della pelle: tutti uniti dalla voglia di stare insieme in libertà con il fango a livellare ogni diversità e i capelli lunghi come simbolo di ribellione. Un sogno che oggi sembra lontano anni luce, nelle ideologie come nell'organizzazione.
Da quel 1969 si è provato a più riprese a riproporre Woodstock, con scarsi risultati culminati nell'annullamento del concerto in programma per questo cinquantesimo anniversario, organizzato proprio da Lang e non andato in porto tra una defezione e l’altra, forse perché indigesto ai grandi organizzatori di eventi musicali mondiali. Forse, a conti fatti, meglio così: quell'atmosfera irripetibile era frutto di una spontaneità organizzativa di altri tempi, una magia fuori da ogni schema il cui risultato sensazionale, iconico e significativo fu chiaro solo anni dopo anche agli stessi partecipanti.
Vanni Paleari
PhWoodstock, 1969
41 notes · View notes
passeracea · 11 months ago
Text
Dovrei potare le piante ma piove, quindi animata da un insolito spirito produttivo decido di contrastare la mia tendenza all'accumulo e dedicarmi alla casa sistemando un armadio che non ha mai avuto un uso specifico. Nel senso ci ho messo le cose provvisoriamente e a caso che tanto poi le sistemo, ma son passati 5 anni e va be avete capito. Oltre a troppe cianfrusaglie e vestiti di due taglie fa che ho già smistato tra beneficenza, mercatini e Vinted nei ripiani in alto ho trovato: una racchetta da tennis, gli scarponi da snowboard, un sacco a pelo, tre clavette da giocoliere, un trivial pursuit, un materasso gonfiabile,  delle ciabatte giganti a forma di dinosauro, un accordatore per chitarra elettrica, un poster di Miss Dronio, delle tende non mie, degli scampoli di stoffa e delle formine per ghiaccio a forma di pene.  Ma come è possibile avere tutte queste cose? Ovviamente molte sono nuove o quasi, per alcune mi sono dovuta concentrare per ricordare da dove venissero o perché le avessi comprate.  In futuro cercherò la forza di affrontare altri armadi. Forse. Tra un po'.
27 notes · View notes
vitaspanata · 8 months ago
Text
Voglio costruire una solid body #70 - END
Tumblr media Tumblr media
Montate le manopole, chiusa l'elettronica con la schermatura e S/N, accordata.
Il socio è felice.
5 notes · View notes
a--piedi--nudi · 5 months ago
Text
Mi piace andare a concerti di artisti che non conosco, in posti piccoli dove non c'è calca. Da qualche anno qui ne organizzano all'aperto, in alto, in mezzo ai boschi. Ho sempre un po' di riguardo, nella mia testa, per gli abitanti delle foreste: perché disturbarli, penso, perché non lasciarli nella pace del vento ma coinvolgerli nelle nostre strane abitudini? Diodato. Mai ascoltato. Spesso non sopportato. Andiamo, ho sentito Renato Zero dire che è in gamba. C'è da camminare un'oretta sotto la pioggia, poi lassù il sereno a ore 16:00: perfetto. Birra, panino, gente tranquilla in attesa, piccolo palco coperto dai gazebo...erano in dubbio, con il tempo non si sa mai. Ai concerti mi piace incontrare gente senza essermi messa d'accordo, andare, sapere che non sei solo mai. Ieri ho visto sorrisi di cui in fabbrica non avevo mai potuto godere. Donne rinate stese sull'erba, appoggiate ai compagni, abbandonate ad occhi chiusi su melodie leggere. Cantano gli uomini, ballano, altri ascoltano soltanto. Chitarra elettrica, chitarra classica, basso, batteria, tastiera e Godano al violino. Sono bravi, alcuni pezzi sono molto belli, altri no. M'interrogo su quando un pezzo diventi canzone, come si fa, cosa succede, tecnica cuore mestiere, pazienza, lavoro artigianale, sapienza, talento. Alcuni pezzi non lo sono diventati "canzone"; rimasti parole lanciate al vento con un po' di musica attorno, ecco, queste non le sopporto, ma vengono suonate e cantate comunque. Diodato ha un bisogno immenso di sentirsi parte di un tutto, di noi, scende dal palco, cammina in mezzo alla gente, fa due parole. Apprezza la natura, parla di Taranto martoriata, del male che facciamo alla terra del cuore che duole nell'assistere al massacro e della necessità d'agire per salvare, salvare, salvarci. Parla d'incontro. La sua voce arriva, chiara, netta, si sente bene ogni singola nota, faccio i complimenti ai tecnici, non succede spesso, dico. Ridono di getto. Sinceramente. Dietro una risata mille pensieri, parole taciute. Esperienza. E'chiaro, ormai, che ho un rapporto particolare con i concerti, forse lo sesso che ho nella vita, ci sono e non ci sono. Sono coinvolta ma solo parzialmente, osservo, ascolto, un piccolo drone curioso e silenzioso; a vote mi perdo ma deve esserci tanta musica a poco canto. Quelle volte vedo forme, colori, storie aliene, figure bellissime. Vedo cose che poi dimentico di annotare. Ieri no. Alla fine mi dispiaceva per lui che doveva scendere dal palco, andarsene, perché funziona così. Mestiere ingrato ho pensato. Come quando ero piccola e guardando il festival dicevo, fra me e me...ma come, un cantate che fa? "Solo" una canzone e poi via? Nel camerino? Mi faceva pietà. Ieri la stessa cosa. Sentivo che voleva restare. Voleva amare. Voleva volare. Si voleva mischiare. Chissà, forse ho solo sentito quella parte di me che non lo sa fare. Fosse così, fosse davvero che ho sentito il mio lato oscuro per un attimo, che Diodato sia, imperfetto, incompleto, immaturo. Che Diodato sia. Amen.
14 notes · View notes
intentosoloavolteggiare · 5 months ago
Text
Ho sogni da sfamare
e onde che parlano il dialetto delle volpi.
Ho una chitarra elettrica di una marca
sconosciuta,
acquistata su Vestro, un po'
di tempo addietro.
Sono furbo come una volpe,
astuto come un folletto:
parlo due lingue, leggo fumetti.
Tra i miei nemici sono il migliore,
risparmio soldi,
coltivo un fiore.
Come non detto.
7 notes · View notes
i-am-a-polpetta · 6 months ago
Text
oggi ho Editato un mini video di qualche secondo dei due concerti di Taylor della settimana scorsa. li guardo e sono felice. felice come quando vado in stazione da sola a mezzanotte a suonare la chitarra per quelle anime perse che tornano a casa con i treni in forte ritardo e per le zanzare della pianura padana. felice come quando di sabato ero a casa da sola a suonare la chitarra elettrica con l'ampli a volume "vetri che tremano". come quando al supermercato mettono una musica che mi piace e la ballo completamente non curante in mezzo alla gente. felice come quando io e papà abbiamo aggiustato quel mangianastro comprato per 5 euro alla bancarella o come quando ho suonato per la prima volta quella canzone alla batteria restando perfettamente in quei quattro quarti o come quando andavo a suonare l'ukulele nel parco vicino a casa dove andavamo da bambini.
in questo preciso periodo che va avanti da diversi mesi, detesto la mia vita, la detesto follemente, così come detesto essere la persona che sono e le decisioni che prendo eppure amo questa cosa che sta vita complicata si scontri sempre con la musica ogniqualvolta io sia a tanto così dal tracollo emotivo.
14 notes · View notes
missdiamantata · 13 days ago
Text
Sono indecisa se portarmi la chitarra elettrica a lezione oppure no...
Oggi non mi hanno saputo dire se devo portare uno strumento...
Mi manca un pò il grande piffero del mio batterista 😆
5 notes · View notes
klimt7 · 1 year ago
Text
The Attitude Song
(Live In Concert)
STEVE VAI
youtube
Tumblr media
.
5 notes · View notes