#Romeo Castellucci
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Romeo Castellucci, Orestie (une comédie organique ?), 2015 (1992 original).
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Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, a Milano.
di Romeo Castellucci
Questo spettacolo nasce dalla considerazione dell’odierna ed estrema solitudine del Volto di Gesù.
Questo spettacolo vuole essere una riflessione sulla difficoltà del 4° comandamento se preso alla lettera. Onora il padre e la madre. Un figlio, nonostante tutto, si prende cura del proprio padre, della sua incontinenza, del suo crollo fisico e morale. Crede, senza conoscerlo, in questo comandamento. Fino in fondo. Fino in fondo il figlio sopporta quella che sembra essere l’unica eredità del proprio padre. Le sue feci. E così come il padre anche il figlio sembra svuotarsi del proprio essere. La kenosis troppo umana di fronte a quella divina.
Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine. Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale. Gli escrementi rappresentano la realtà ultima della creatura, ma anche il vocabolario quotidiano del linguaggio d’amore che il figlio porta al proprio padre.
Questo spettacolo mostra sullo sfondo il grande volto del Salvator Mundi dipinto da Antonello da Messina. Tutto lo svolgimento della scena non è che un piano-sequenza molto semplice che descrive tutti i tentativi del figlio di pulire e ridare dignità al vecchio genitore. Invano. Gesù, il Salvator Mundi, è il testimone muto del fallimento del figlio.
Questo spettacolo ha scelto proprio il dipinto di Antonello a causa dello sguardo che il pittore ha saputo imprimere all’espressione ineffabile del volto di Gesù. Questo sguardo è in grado di guardare direttamente negli occhi ciascuno spettatore. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Questa economia dello sguardo obbliga, perché interroga, la coscienza di ciascuno spettatore come spettatore. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora. Questo ritratto di Antonello cessa di essere un dipinto per farsi specchio.
Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche lo rendono possibile, vede l’ingresso di un gruppo di bambini. Entrano in scena con le loro cartelle di scuola che svuotano presto del loro contenuto: si tratta di granate giocattolo. Uno a uno cominciano a lanciare queste bombe sul ritratto.
E’ un crescendo. Ad ogni colpo corrisponde un frastuono. Nel climax delle deflagrazioni, imitanti degli autentici colpi di cannone, nasce dapprima una voce che sussurra il nome di Gesù, poi si moltiplicano fino a diventare tante e tutte ripetono quel nome. Poi, sul finire dell’azione e come fosse il prodotto di quei colpi, nasce un canto: il “ Gloria Patri – Omnis Una “ di Sisak. I colpi delle bombe diventano la musica del suo nome. In questa scena non ci sono adulti.
Ci sono innocenti contro un innocente. La violenza rimane nel gesto adulto mentre l’intenzione è quella del bambino che vuole l’attenzione del genitore distratto. Il bambino ha fame, come si dice nel salmo 88: Dio non nascondermi il tuo Volto.
Questo spettacolo, quando le condizioni tecniche di ciascuna sala teatrale lo rendono possibile, prevede in un momento l’uso dell’odore di ammoniaca. L’ammoniaca, come si sa, è l’ultima trasformazione possibile, l’ultima fattuale transustanziazione dell’uomo, l’ultima esalazione del corpo umano nella morte: le spoglie dell’uomo si trasformano in gas, in aureola. Il “profumo” dell’uomo. Il suo saluto alla terra.
Questo spettacolo - come tutto il Teatro Occidentale che trova fondamento nella problematica bellezza della Tragedia greca - obbedisce alle sue stesse regole retoriche: è antifrastico, utilizza cioè l’elemento estraneo e violento per veicolare il significato contrario. La violenza qui significa, omeopaticamente, la ricerca e il bisogno di contatto umano; così come allo stesso modo un bacio può significare tradimento. La lezione della Tragedia attica consiste in questo: fare un passo indietro: rendersi disumani per potere meglio comprendere l’umana fragilità.
Questo spettacolo nasce come un getto diretto delle e dalle Sacre Scritture. Il libro dell’Ecclesiaste, la Teodicea del Libro di Giobbe, il salmo 22, il salmo 23, i Vangeli. Il libro della Tragedia appoggiato su quello della Bibbia.
Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero che emana - achiropita, non per mano d’uomo – dal ritratto del Cristo. Tutto l’inchiostro delle sacre scritture qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’ icona ulteriore: quella che scavalca ogni immagine e che ci consegna un luogo vuoto.
Questo spettacolo mostra la tela del dipinto che viene lacerata come una membrana, come un sideramento dell’immagine. Un campo vuoto e nero in cui campeggia luminosa una scritta di luce, scavata nelle tavole del supporto del ritratto: Tu sei il mio pastore. E’ la celebre frase del salmo 23 di Davide. La scrittura della Bibbia ha perso il suo inchiostro per essere espressa in forma luminosa. Ma ecco che quando si accendono le luci in sala si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta in grigio e quasi inintelligibile: un non, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu non sei il mio pastore.
La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore?
Il dubbio di Gesù sulla croce Dio perché mi hai abbandonato? espresso dalle parole stesse del salmo 22 del Re Davide. Questa sospensione, questo salto della frase, racchiude il nucleo della fede come dubbio, come luce. E allo stesso tempo è sempre lei, la stessa domanda: essere o non essere?
O piuttosto: essere E non essere.
Questo spettacolo è una bestemmia, come la croce è bestemmia romana, come la corona di spine è bestemmia romana, come Gesù condannato, perché ha bestemmiato. Nel libro dell’Esodo la sola pronuncia del nome di JHWH è bestemmia. Dante scrive una bestemmia nel canto XXV dell’Inferno. Venerare il volto di Cristo nelle icone era bestemmia e idolatria per i cristiani bizantini prima del Concilio di Nicea. Galileo bestemmia quando dice che la terra gira intorno al sole.
Vedere il proprio padre perdere le feci per casa, in cucina, in salotto è bestemmia.
Questo spettacolo non è esatto, questo spettacolo è merda d’artista.
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'my love is a flesh wound' (Ethel Cain) — 'the suffering they cause us is part of the highest desirable reality.' (Nietzsche)
"A troupe of bare-breasted Amazons shoots their arrows at the symbols of the five senses." — ResMusica, Romeo Castellucci, Tannhäuser in Munich



"Certainly, amor fati will be my last love! Perhaps you will go that far; but before that, you must love the Furies. The Furies are nothing but the unpleasant name for the Graces. The suffering they cause us is part of the highest desirable reality." — Nietzsche
#opera#nietzsche#ethel cain#mothercain#music#art#girl power#womens day#international women's day#my love is a flesh wound#love#musician#artist#romeo castellucci#womens rights#8 march
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A picture from an unknown photographer during a performance of “On the Concept of the Face” a multimedia experience by Romeo Castellucci.
https://chekhovfest.ru/en/festival/projects/performances/j-project-on-the-concept-of-the-face-regarding-the-son-of-god/
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LICEU 2024/2025: REQUIEM (Prohaska-Viotti-Sekgapane-Ulivieri;Castellucci-Antonini)
Malaguanyats noranta minuts de la meva vida, malaguanyats recursos emprats per muntar aquest final de curs d’una parròquia amb possibles, que ha reunit a les catequistes, la canalla de l’esplai, la colla sardanista i els grups de revisió de vida, per fer un happening bastant incomprensible, amb un parell de moments que vorejaven la dignitat emocional i això s��, una banda sonora de Wolfgang…

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#Anna Prohaska#Cor i Orquestra del Gran Teatre del Liceu#David González#Giovanni Antonini#Levy Sekgapane#Marina Viotti#Miquel Genescà#Nicola Ulivieri#Requiem#Romeo Castellucci#Wolfgang Amadeus Mozart
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berenice.
«I tre protagonisti appaiono come le rocce isolate all’interno di quei giardini zen di ghiaia bianca. Isole. Roland Barthes, a proposito di questo testo, ha scritto le parole più belle, riferendosi in particolare al linguaggio di Berenice inteso come nebbia, gas, fumo d’oppio, nelle cui spire i personaggi si narcotizzano al punto di non poter più ritrovarsi. In questo allestimento in particolare…
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Festival delle Colline Torinesi 29: Un mese di spettacoli imperdibili a Torino
Dal 12 ottobre al 10 novembre 2024, il Festival delle Colline Torinesi torna con una rassegna teatrale d'eccezione che include prime mondiali, produzioni innovative e spettacoli che esplorano il confine tra arte, suono e contemporaneità.
Dal 12 ottobre al 10 novembre 2024, il Festival delle Colline Torinesi torna con una rassegna teatrale d’eccezione che include prime mondiali, produzioni innovative e spettacoli che esplorano il confine tra arte, suono e contemporaneità. Il Festival delle Colline Torinesi, giunto alla sua 29ª edizione, prenderà il via il 12 ottobre 2024 a Torino, portando sul palco 15 spettacoli, 7 prime…
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BIO INFO :: NicoNote (It/A) alias artistico creato nel 1996 da Nicoletta Magalotti (1962) Sound poetry artist, performer e cantante, si muove liquida tra i generi e i formati. Agisce nei territori di musica, teatro, installazioni, clubbing con produzioni artistiche e curatele. Dalla new-wave italiana con i Violet Eves la band del suo esordio, molto amata da Pier Vittorio Tondelli, al teatro di Romeo Castellucci e Socìetas Raffaello Sanzio passando per il Morphine Club del Cocoricò e il teatro musicale di Francesco Micheli e molto altro. Ha all'attivo una intrigante discografia dal 1985 ad oggi con tour musicali e teatrali in tutta Europa, Canada, Israele, Argentina, Brasile. Il suo ultimo album dal titolo Limbo Session Vol I con il producer Wang Inc. (Rizosfera, Rough Trade 2021) tra i 10 migliori album dell'anno per la rivista Blow Up, è un progetto tra voce, poesia e improvvisazione. Conduce regolarmente masterclass sulla vocalità. Attesa per maggio 2024 (per l'etichetta New Interplanetary Melodies) l'uscita del suo nuovo Lp dal titolo Régola, un concept album elettronico immersivo, ispirato a Hildegard von Bingen. Syntonic è il suo programma mensile su Radio Raheem.
Info: https://linktr.ee/NicoNote
Ritratto Foto by Enrico De Luigi, 2022
#niconote#nicoletta magalotti#bio info#violet eves#pier vittorio tondelli#romeo castellucci#cocoricò#francesco micheli#rizosfera#rough trade#hildegard von bingen#radio raheem#la voce#sound poetry
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La Metope del Partenone - Romeo Castellucci
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@asslover4 replied to your post “rormano aia mgussign yoru form italy and leo are...”:
Omg one of my guesses was right !! (I was leaning more towards Lazio but nvm lmao)
"The Scorpius constellation is just barely out of sight from Lazio--it's much more visible further south in Campania. My middle name was apparently chosen thanks to that the first time I started 'kicking' my mother had been looking at it.
"One might think my name being Romeo would have some connection to Rome but they were merely inspired by the work of Romeo Castellucci." Which resulted in a comically similar name.
#asslover4#present: romeo#((it's all headcanon anyway lol no right or wrong answers until canon says otherwise!))#((so lazio is fine it's just not what this blog goes by haha))#((i'll answer your headcanon question in a few hours because i wanna do it from my laptop where it's easier to go between posts and asks lol#((and right now i'm out of the house for. idk how long.))
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Romeo Castellucci and Socìetas Raffaello Sanzio - Oresteia 1995
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