#Il giorno del giudizio
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boldlymagnificentperson · 4 months ago
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13esima: S. Satta, Il giorno del giudizio, Adelphi
Roberto Bartolomeoni ci consiglia questo romanzo di Salvatore Satta, considerato il suo capolavoro. Dalla presentazione dell’editore: In Sardegna, in quest’isola di «demoniaca tristezza», una città che è un «nido di corvi», Nuoro, abitata da gente che «sembra il corpo di guardia di un castello malfamato». E in questo paese «che non ha motivo di esistere», una vecchia famiglia, i Sanna Carboni,…
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gregor-samsung · 8 months ago
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“ Nella vecchia casa erano rimasti il piccolo Sebastiano e Peppino (che però l'anno venturo sarebbe sciamato anche lui per gli studi liceali, a Sassari o a Cagliari), e poi trascorreva lunghi periodi Ludovico, che aveva superato la licenza liceale svolgendo il tema Quisque est suae fortunae faber, e sostenendo che non era vero. Del che si era parlato a lungo e ancora si parlava. Purtroppo, dopo lo sforzo, la sua nevrosi si era accentuata, e frequentava poco la facoltà di legge alla quale si era iscritto. Poteva darsi (ma forse anche questo faceva parte della nevrosi) che lo turbasse la vista di quei goliardi sassaresi, che prendevano la vita con tanto impeto e quasi con irrisione, decisi allo studio come alla sbornia, molti dei quali venivano dagli sperduti paesi dell'interno, con l'audacia dei poveri che scoprono il mondo: la sottile trama della sua vita programmata ne restava sconvolta. Fatto si è che passava gran tempo a Nuoro, quasi in un prolungamento di infanzia, e là cominciava a formare, accanto alla letteraria, la biblioteca giuridica, cioè ad acquistare i trattati e le monografie che avrebbe letto quando sarebbe venuta l'ora. Pian piano, per il suo forbito parlare, per la prudenza che mascherava la sua fondamentale incertezza, per le massime eterne attraverso le quali sfuggiva alla pericolosità dell'azione, per la sua stessa precarietà fisica, andava diventando il punto di riferimento nella vita familiare, e lo stesso Don Sebastiano cominciava a consultarlo nelle difficoltà che incontrava, egli che non avrebbe mai chiesto o ascoltato i consigli di uno della famiglia, come ben sapeva nella sua tristezza Donna Vincenza. La quale cullava ancora questo figlio, ansiosa per la sua salute, e astiosa verso Sanna, che non si accorgeva di nulla. “
Salvatore Satta, Il giorno del giudizio, Adelphi, 1979²; pp. 208-209.
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pensierodelgiornoblog · 9 months ago
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“Mentre l’uomo comune cerca di biasimare gli altri e biasimare il fato, il nobile cerca il difetto dentro se stesso.” - I Ching
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sauolasa · 2 years ago
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Caso Stormy Daniels: il giorno del giudizio per Trump. L'ex presidente: "Persecuzione politica"
A istituire il processo è stato il giudice Juan Mechan, una "vecchia conoscenza" di Trump: l'ex presidente, comunque vada. verrà rilasciato su cauzione
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raccontidialiantis · 2 months ago
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Ti spogli per lui
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“Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro si allontana… Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai… Amore non muta in poche ore o settimane ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio… Se questo è errore e mi sarà provato io non ho mai scritto… E nessuno ha mai amato…” (W. Shakespeare)
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Gli regali la gioia dell'attesa. Sei mutevole e imprevedibile, perché sei donna. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno una sorpresa nuova. A volte sono gioie. Più spesso dolori. Ma lui insiste, con te. Perché è facilissimo amare qualcuno che ti blandisca, che non ti contrasti e abbia gli stessi gusti. Però sarebbe un fuoco di paglia, una noia e durerebbe poco.
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L'amore, quello vero e profondo, ha invece il gusto aspro del limone. È il sale cosparso sulle ferite che la tua mente sottile infligge alla sua pelle ogni giorno. È vincere l'odio e la sofferenza. Lui vorrebbe lasciarti ogni giorno. Ma è fatto anche di te. E senza quell'uomo che pure provochi e fai soffrire in continuazione tu stessa saresti solo uno scoiattolo impaurito. Allora anche per questo ogni momento egli ti ama di più. Tu lo capisci. E lo ricambi.
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Perché l'amore, quello sul serio, quello costruito a fatica, non tende a svanire e non sbiadisce. Esiste perché è sudato con coraggio e pazienza, giorno dopo giorno. Quindi o c'è ed è forte, radicato, parte essenziale di due che si amano, o altrimenti sparisce d'improvviso. Adesso finisci di spogliarti: il tuo uomo vuole ubriacare i suoi occhi delle tue forme. Poi la notte porterà il resto con sé.
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Mi spoglio per lui. Sono bellissima. Sono una nuvola di pura grazia e desiderio. Voglio affascinarlo ogni giorno di più. Voglio dargli le gioie che merita, farlo godere della mia carne e sentire che mi brama, che deve avermi di continuo. Questo mi piace, questo adoro, questo placa l'anima mia. Perché i concetti, i pensieri, i gusti, i sottintesi e le baruffe alla fine devono risolversi nell'atto concreto dell'unione.
“Le parole sono nani. Le azioni sono giganti.” (Al Pacino in “Hunters”)
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RDA
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libriaco · 1 month ago
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Tutta colpa di Titivillo
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Di lavoro ne aveva da fare davvero tanto, Titivillo.
Anche se di lui si scrive solo a partire dalla fine del XIII secolo, sappiamo dalle cronache che ogni giorno doveva riempire sacchi e sacchi con i mille errori di copiatura che trovava nelle attività dei monaci amanuensi e calarli giù nelle oscure profondità dell'Inferno. Per i monaci divenne una sorta di demone patrono: pensarono di poter dare a lui la colpa degli errori che commettevano nella loro attività di copisti nello scriptorium, scaricandosene così di dosso la responsabilità. Ingenui (e incolti) non sapevano che laggiù ogni errore trovato nei sacchi di Titivillo veniva catalogato con il nome del copista sbadato o ignorante che aveva sbagliato ed era archiviato per farne poi 'buon' uso nel momento del Giudizio Universale.
A un certo punto Titivillo si deve essere stancato o forse gli amanuensi non erano più così produttivi, e allora si dedicò anche a raccogliere gli errori nei canti dei cori ecclesiastici, nel parlare comune degli uomini di Chiesa e dei fedeli stessi nei sacri luoghi etc.; poi scomparve, anche se la stampa a caratteri mobili continuò a produrre errori, refusi ed errate impaginazioni.
Oggi Titivillus lo si trova, un po' beffato, a fare da logo a qualche Editore o a dei gruppi di meritori digitalizzatori di testi del passato.
Qui, su Wikipedia.
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Nella circonferenza più interna dell'ex libris si legge: Titivillus in culpa est cioè: È colpa di Titivillo.
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rideretremando · 2 years ago
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"Scrivo a tutta la comunità per assumermi la responsabilità di una scelta, evidentemente controcorrente, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi.
Di fronte a questa notizia naturalmente non si può provare alcuna gioia, anzi la tristezza che si prova di fronte ad ogni morte. Ma il giudizio, quello sì, è necessario: perché è vero che Berlusconi ha segnato la storia, ma lo ha fatto lasciando il mondo e l’Italia assai peggiori di come li aveva trovati. Dalla P2 ai rapporti con la mafia via Dell’Utri, dal disprezzo della giustizia alla mercificazione di tutto (a partire dal corpo delle donne, nelle sue tv), dal fiero sdoganamento dei fascisti al governo alla menzogna come metodo sistematico, dall’interesse personale come unico metro alla speculazione edilizia come distruzione della natura. In questo, e in moltissimo altro, Berlusconi è stato il contrario esatto di uno statista, anzi il rovesciamento grottesco del progetto della Costituzione. Nessun odio, ma nessuna santificazione ipocrita. Ricordare chi è stato, è oggi un dovere civile.
Per queste ragioni, nonostante che la Presidenza del Consiglio abbia disposto (https://www.governo.it/it/articolo/bandiere-mezzasta-sugli-edifici-pubblici-e-lutto-nazionale-la-scomparsa-del-presidente) le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici da oggi a mercoledì (giorno dei funerali di Stato e lutto nazionale), mi assumo personalmente la responsabilità di disporre che le bandiere di Unistrasi non scendano.
Ognuno obbedisce infine alla propria coscienza, e una università che si inchini a una storia come quella non è una università.
Col più cordiale saluto,
il Rettore
_____
Tomaso Montanari
Professore ordinario di Storia dell'arte moderna
Rettore dell'Università per Stranieri di Siena
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susieporta · 1 month ago
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Cos’è l’empatia:
L’empatia è non svegliare chi sta sognando.
Alcune speranze sono fragili
alcune illusioni servono per respirare.
Non tutto va spezzato
non tutto va riportato alla realtà.
L’empatia è capire la stanchezza.
Non dire “passerà”
non dire “fatti forza”.
Dire: siediti
ci sono giorni in cui bisogna fermarsi.
L’empatia è sapere che alcune cicatrici hanno voce.
Alcune parlano piano
altre urlano nella notte.
Ascoltarle, senza cercare di cancellarle.
L’empatia è non giudicare la lentezza.
Alcuni arrivano tardi alla felicità
alcuni impiegano secoli a fidarsi.
Bisogna aspettarli senza fretta.
L’empatia è accorgersi della fame invisibile.
Non solo di pane
ma di sguardi, di mani, di presenza.
Alcuni muoiono senza mai dirlo.
L’empatia è un battito di ciglia.
A volte basta quello per dire “ho capito”
senza una sola parola.
L’empatia è non avere paura di amare.
Sapere che forse non sarà ricambiato
che forse sarà ignorato
che forse farà male
ma amare lo stesso
perché è questo che ci rende umani.
L’empatia è essere un porto.
Non una prigione, non una catena
ma un luogo dove si può arrivare
dove si può partire
dove si può restare
senza dover chiedere il permesso.
L’empatia è il contrario del giudizio.
Non è dire cosa andrebbe fatto
non è misurare il dolore
non è spiegare come si sta al mondo.
È dire: se vuoi, sono qui.
L’empatia è non avere paura della nudità.
Mostrarsi senza corazze
senza vernice, senza luci di scena
per dire all’altro:
possiamo essere fragili insieme.
L’empatia è prestare il proprio sguardo.
Far vedere all’altro
che esiste ancora un orizzonte
che c’è sempre un punto
dove il cielo si apre.
L’empatia è tenere stretto un filo invisibile.
Anche quando l’altro si allontana
anche quando non risponde
anche quando sembra aver dimenticato
che c’eri.
L’empatia è l’arte del non invadere.
È essere porta socchiusa
mai muro, mai sbarra
mai chiave imposta nella serratura.
L’empatia è guardare con occhi nuovi.
Sentire il peso di una giornata
nelle spalle di uno sconosciuto
vedere la stanchezza
nelle mani che reggono
una busta della spesa.
L’empatia è bussare piano.
Sapere che ogni anima è una casa
e non tutte vogliono ospiti
non tutte hanno stanze libere.
L’empatia è abbracciare con tutto il corpo.
Non solo con le braccia
ma con il respiro, con il tempo
con la voglia di far sentire all’altro
che non è mai troppo tardi
per essere accolti.
L’empatia è passare una mano
tra i capelli di chi ami.
E farlo come se stessi sistemando
qualcosa nel mondo
come se un gesto semplice potesse
rimettere in ordine anche un giorno difficile.
Andrew Faber
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francesca-70 · 1 year ago
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'Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento, o tende a svanire quando l'altro s'allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca,il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio. Se questo è errore e mi sarà provato, Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato'
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William Shakespeare,sonetto 116
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yellowinter · 6 months ago
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andiamo a vedere l'alba, corriamo tra i campi, in strade senza meta, arrampichiamoci sugli alberi e facciamo le bolle di sapone, urliamo forte e balliamo con la musica del vento, salutiamo il giorno e sfidiamo la notte ridendo, abbracciamoci e lasciamo scorrere le lacrime, i dubbi e le paure, suoniamo come se ogni attimo fosse eterno, disegniamo murales sulla pelle, coloriamo i muri e poi scavalchiamoli, andiamo oltre, parliamo della bellezza del mondo e diamo un nome ai pensieri, non c'è giudizio, non è importante ieri, c'è solo adesso.
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non-sonosoloparole · 2 months ago
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Che ne sai tu...
Che ne sai tu di quello che ho passato
del messaggio che ti ho scritto ma che non ho inviato
Che ne sai tu di come sto ora
delle sfide che ho affrontato fino ad ora
Che ne sai tu della mia più grande cazzata
di dire a tutti quanto cazzo ti odiata
Che ne sai tu delle cose che non ti ho mai detto
tipo che quel libro ancora non l'ho letto
Cosa ne sai tu di quando litigo con certa gente
Solo perché il mio giudizio per loro non vale niente
Che ne sai di quando vado a letto con la faccia piena di botte
Dopo che ti ho vista di giorno per sognarti di notte
Ma che ne sai tu delle canzoni che passano per radio
Quelle che vorrei cantartele ad un concerto in pieno stadio
Che ne sai delle mie lacrime soffocate nel cuscino
Della paura che ho di chiunque mi sta vicino
Che ne sai di me che ho visto di tutto
Persino l'amico più caro sparire nel tuo momento più brutto
Che ne sai dei miei problemi se tu non c'eri
Non ci sarai oggi, né domani figuriamoci se eri presente ieri
Che ne sai della mia vita se non l'hai mai capita
Delle volte che urlavo che volevo farla finita
Che ne sai di noi ora che siamo perfetti sconosciuti
È già tanto che ricordo come ci siamo conosciuti
Che ne sai del mio cuore ora che è ferito
Ha battuto già una volta ma non l'hai sentito
Che ne sai tu della mia tachicardia
Che mi prende di notte e non vuole andare via
Che ne sai delle volte che mi sembra di vederti
Sembra strano ma mi illudo di averti
Che ne sai dei miei sogni se non sei presente
Più ti cerco più mi sei asssente
Che ne sai delle volte che ti cerco ma non lo dico
Di quando mi guardano e mi puntano il dito
Che ne sai di me ora che non ci parliamo
Mandami un sms e dimmi se mi va se ci ripresentiamo
Scusa ma... Che ne sai tu
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kon-igi · 1 year ago
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VITTIMA DEL MATRIARCATO
Dovevano essere i primi anni ottanta e credo di essere stato in quinta elementare o al massimo in prima media, quando un pomeriggio di Agosto in spiaggia a Viareggio mentre tra amici guardavamo una partita di calcetto tra nuvole di sabbia, qualcuno vicino a me indicò una ragazza in bikini bianco, di uno o due anni più grande di noi e mi chiese a bruciapelo 'Quella lì te la tromberesti?'.
Io rimasi un po' spiazzato dalla domanda ma visto che si trattava di una risposta per forza dicotomica e comunque dell'argomento sapevo giusto giusto le basi teoriche, ovviamente risposi di sì.
Il tipo (che non era proprio un amico ma piuttosto una di quelle conoscenze estive estemporanee) sghignazzò e in men che non si dica si avvicinò alla suddetta ragazzina e indicandomi le disse qualcosa a bassa voce.
Dobbiamo dire che allora (come ora) io per le cose mondane non ero certo il più sveglio della cucciolata e quindi non riuscii a collegare quanto avevo detto al tipo poco prima con l'espressione furiosa e sconvolta della ragazza, che con le lacrime agli occhi corse verso il gruppo dei genitori sotto gli ombrelloni, tra cui c'era anche mia madre.
Dovevano essere le tre del pomeriggio ma io posso ancora ricordare che a un certo punto era sera (c'era la mezza luna in cielo) e mia madre non smetteva ancora di urlarmi contro PER LA COSA SCHIFOSA CHE AVEVO DETTO A QUELLA RAGAZZA E CHE MI DOVEVO VERGOGNARE PERCHÉ LEI DI SICURO DI VERGOGNAVA DI AVERE UN FIGLIO COSÌ.
Quando mio padre rientrò a casa ricominciò tutto da capo ma in stereo, con lui a braccia conserte che scuoteva la testa e mi diceva che ERO STATO UNA GROSSA DELUSIONE E CHE QUELLA RAGAZZA AVREBBE SOFFERTO MENO SE LE AVESSI DATO UN PUGNO NELLO STOMACO.
La cosa strana è che non provai nemmeno a difendermi spiegando che in realtà non le avevo detto proprio nulla... ho accettato il fatto di essere stato beccato mentre ballavo il tip tap in un campo minato e il giorno dopo continuai a fare quello che facevo fino al giorno prima ma diffidando di più della gente che faceva le domande stupide.
Vedete, il fatto è che io sono stato cresciuto in un ambiente familiare davvero molto aperto e inclusivo, dove c'era poco spazio per il giudizio frettoloso verso il diverso, il fragile e l'emarginato, quindi quell'episodio più che ingiusto mi parve strano... davvero c'era gente che andava in giro a dire alle donne che le voleva trombare? Ma dov'erano i genitori di queste persone?
E più tardi capii che erano proprio loro a dire queste cose e i figli semplicemente imparavano.
E ne ho conosciuto davvero tanti di figli così (che, per inciso, sono i genitori di oggi da cui altri figli imparano) e a volte non c'è nemmeno stata una responsabilità genitoriale diretta nell'aver insegnato loro certi comportamenti... a volte basta non dare peso, sorridere a certe battute e derubricare certi comportamenti a scherzi presi troppo sul serio.
Perché poi, alla fine, è sempre questione di saper stare allo scherzo, no?
E fatevela 'na bella risata invece di stare sempre a pensare a cose macabre tipo che una donna viene uccisa ogni quattro giorni!
No?
No.
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evolia7 · 9 months ago
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DA RECITARE IL SABATO
INDULGENZE CONCESSE ALL’ANTICA ORAZIONE “PIETATE TUA”
DA RECITARE PER QUATTRO SABATI CONSECUTIVI_
Papa Leone XII, il 9 Luglio 1828, concesse quaranta giorni di Indulgenza a tutti coloro che reciteranno la seguente Orazione.
Concesse inoltre CENTO ANNI (non giorni!) o cento quarantene, quando si recita tutti i sabati del mese.
PREMESSA:
Che meraviglioso tesoro che la Santa Chiesa ci dona, e con la quale possiamo liberare tantissime Anime dal Purgatorio dalle dolorose sofferenze che patiscono anche per lunghissimi anni!
Un di’ in punto di morte capiremo quali enormi vantaggi avremo ottenuto per la nostra anima, con l’applicazione di tali indulgenze alle Anime Purganti.
ORAZIONE:
Ti preghiamo, o Signore, che Tu voglia nella tua infinita misericordia scioglierci dai nostri peccati, e per l’intercessione della Beatissima Vergine Madre di Dio Maria, degli Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i Santi, degnati conservare noi tuoi servi, i nostri paesi e le nostre abitazioni in perfetta santita’; purificare tutti i nostri parenti, amici e conoscenti da ogni peccato, e glorificarli con ogni virtu’; darci la salute e la pace; allontanar da noi tutti i nostri nemici visibili ed invisibili; frenare i desideri della carne, conservare la sanita’ dell’aria, accordare la santa carita’ tanto ai nostri amici, quanto ai nemici; difendere la nostra citta’ ( o paese ); conservare il nostro Sommo Pastore il Papa N.N., tutti i nostri superiori spirituali, i Principi, e difendere da ogni disgrazia tutto il popolo cristiano.
La tua santa benedizione riposi sempre sopra di noi, e a tutti i fedeli defunti concedi la pace perpetua, per Gesù Cristo Nostro Signore.
Così sia.
CONSIDERAZIONI:
Per molti aspetti questa antica Orazione sembra attualissima, ma quello che colpisce in modo particolare sono i CENTO ANNI di Indulgenza concessi a tutti coloro che la reciteranno tutti i sabati del mese.
Se pensiamo che talune anime giacciono da centinaia di anni tra le fiamme del Purgatorio e che puo’ bastare una preghiera come questa, recitata ovviamente nelle condizioni di animo previste dalla Chiesa, a liberarle finalmente da quel luogo di tormento, dovrebbe spronarci a recitarla tutti i sabati ( due minuti appena), ben sapendo poi dell’immenso dono che potremo fare a queste anime cosi’ sofferenti da lunghissimo tempo, e ai benefici che ne ricaveremo per le nostre anime soprattutto nel giorno del giudizio!
PER CHI VOLESSE PREGARLA IN LATINO:
PIETATE tua, quaesumus, Domine, nostrorum solve vincula peccatorum, et intercedente beata semperque Virgine Dei Genetrice Maria cum beato Ioseph ac beatis Apostolis tuis Petro et Paulo et omnibus Sanctis, nos famulos tuos et loca nostra in omni sanctitate custodi; omnes consanguinitate, affinitate ac familiaritate nobis coniunctos a vitiis purga, virtutibus illustra; pacem et salutem nobis tribue; hostes visibiles et invisibiles remove; carnalia desideria repelle: aerem salubrem indulge; amicis et inimicis nostris caritatem largire; Urbem tuam custodi; Pontificem nostrum N. conserva; omnes Praelatos, Principes cunctumque populum christianum ab omni adversitate defende. Benedictio tua sit super nos semper, et omnibus fidelibus defunctis requiem aeternam concede.
Amen
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libero-de-mente · 11 months ago
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MOMENTO LETTERARIO
Dal libro: L’amore dura tre anni di Frédéric Beigbeder
I messaggi sono una forma di tortura molto raffinata. Un giorno senza risposta, pensi a una tattica. Due giorni senza risposta, ti offendi. Tre giorni senza risposta... ti innamori.
Così alcune donne aspettano il Principe Azzurro, questo stupido concept pubblicitario generatore di donne deluse e future zitelle inacidite, mentre solo un uomo imperfetto potrebbe renderle felici.
Ma dovete sapere che ogni uomo dopo i trent'anni, ancora in vita, è un coglione.
Non si è mai soddisfatti: quando una ragazza ci piace, vogliamo innamorarcene; quando ne siamo innamorati, vogliamo baciarla; quando l'abbiamo baciata, vogliamo andarci a letto; quando ci siamo andati a letto, vogliamo vivere con lei in un appartamento ammobiliato; quando viviamo con lei in un appartamento ammobiliato, vogliamo sposarla; quando l'abbiamo sposata, incontriamo un'altra ragazza che ci piace. L'uomo è un animale insoddisfatto, esitante tra diverse frustrazioni. Se le donne volessero giocare d'astuzia, gli si negherebbero, per farsi correre dietro tutta la vita.
Nessuno vi avverte che l’amore dura tre anni. Vi si fa credere che è per la vita, mentre, chimicamente, l’amore scompare nell’arco di tre anni. L’ho letto in una rivista femminile: l’amore è una botta effimera di dopamina, noradrenalina, prolattina, luliberina e oxitocina.
La società vi inganna: vi vende il grande amore mentre è scientificamente provato che questi ormoni cessano di agire dopo tre anni. Del resto le statistiche parlano chiaro: una passione dura in media 317, 5 giorni e, a Parigi, due coppie su tre divorziano nei tre anni successivi alla cerimonia.
Perché tre anni e non due, o quattro, o seicento? Secondo me, questo conferma l’esistenza di quelle tre tappe che Stendhal, Barthes e Barbara Cartland hanno spesso distinto: Passione- tenerezza- noia, ciclo di tre stadi che durano ciascuno un anno,  un triangolo sacro quanto la Santa Trinità.
Chi di voi ha letto questo libro del 1997, oppure visto la trasposizione cinematografica del 2011? Che giudizio date?
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idettaglihere · 3 months ago
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ha un forte istinto protettivo nei miei confronti, mi dà delle attenzioni che pensavo di dover elemosinare mentre a lui viene tutto spontaneo, parliamo per ore di qualsiasi cosa senza la paura del giudizio altrui e affrontiamo tutti i nostri dubbi insieme; glielo ripeto ogni giorno che lui è il mio angelo, che guarisce delle ferite aperte da una vita senza nemmeno accorgersene. non siamo perfetti ma i nostri cuori si calmano quando siamo insieme.
01/01.
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colonna-durruti · 4 months ago
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🛑12 DICEMBRE 1969:
IL PERCORSO DELLA BOMBA
CHE FECE LA STRAGE
GLI ULTIMI DUECENTO METRI🛑
Si è soliti dire che persista più di un mistero riguardo alla strage del 12 dicembre 1969 in piazza Fontana. Nulla di più falso. Sappiamo moltissimo, quasi tutto, di questa tragica vicenda. Non ci si lasci ingannare dalle sentenze. Nelle attività di indagine sono state acclarate le ragioni che ispirarono la strage in funzione di un salto di qualità nel percorso della “strategia della tensione” e messo a fuoco il complesso dei mandanti, tra vertici militari e ambienti Nato, complici ampi settori delle classi dirigenti e imprenditoriali, tentati da avventure eversive. Sono anche stati individuati gli esecutori materiali, ovvero gli uomini di Ordine nuovo, con il riconoscimento delle responsabilità personali di Franco Freda, Giovanni Ventura e Carlo Digilio.
Sulla base delle carte che si sono accumulate, interrogatori, confessioni, incrocio di indizi, sarebbe addirittura possibile ricostruire il percorso compiuto dalla bomba collocata all’interno della Banca nazionale dell’agricoltura. Ne riassumiamo i passaggi fondamentali, omettendo doverosamente alcuni nomi che pur sono emersi. Sono mancati, infatti, quei riscontri inoppugnabili che altrimenti avrebbero determinato dei rinvii a giudizio. Personaggi comunque ad oggi non tutti più processabili, dato il venir meno delle loro esistenze negli anni precedenti le indagini.
DALLA GERMANIA IN ITALIA
Sulla provenienza dell’esplosivo siamo in possesso di due versioni diverse. La prima è stata fornita dal generale Gianadelio Maletti, ex capo dell’Ufficio D del Sid, che in più occasioni (sia nel 2001 a Milano nel corso del dibattimento di primo grado nell’ultimo processo e sia in una lunga intervista nel 2010) ha sostenuto che fosse «esplosivo di tipo militare» e provenisse da una base Nato della Germania, poi transitato con un tir dal Brennero per essere alla fine consegnato a una «cellula» di neofascisti del Veneto. Questa versione è stata in parte ribadita dall’allora vice presidente del Consiglio Paolo Emilio Taviani che nelle sue memorie scrisse testualmente «un americano […] portò dell’esplosivo dalla Germania in Italia».
La seconda versione la fornì Carlo Digilio, l’armiere di Ordine nuovo, che parlò di un esplosivo prodotto in Jugoslavia, il Vitezit 30. Come noto un foglio di istruzioni per l’utilizzo di questo esplosivo fu rinvenuto nell’abitazione di Giovanni Ventura.
DA MESTRE A MILANO
L’esplosivo che sarà alla fine rinchiuso in una cassetta metallica Juwel (poco meno di tre chili), trasportato da due esponenti di Ordine nuovo nel bagagliaio di una vecchia 1100, venne periziato qualche giorno prima del 12 dicembre in un luogo tranquillo ai bordi di un canale a Mestre dall’esperto in armi della stessa organizzazione, Carlo Digilio. Il timore era che potesse deflagrare lungo il tragitto verso Milano. L’esperto li rassicurò a patto che venisse utilizzata un’altra vettura, con sospensioni adeguate. I due gli fecero presente che già si era pensato a una Mercedes di proprietà di un camerata di Padova. Una figura nota nell’ambiente, protagonista di azioni squadriste, con anche un ruolo pubblico nella federazione del maggior partito cittadino di estrema destra. La notte prima del viaggio, destinazione Milano, la Mercedes, di color verde bottiglia, venne posteggiata sotto la casa di un ancor più noto dirigente ordinovista.
L’esplosivo doveva essere consegnato in un luogo sicuro, un ufficio in corso Vittorio Emanuele II con un’insegna posta all’esterno che all’imbrunire si accendeva di un color rosso. Qui la bomba, meglio le bombe (una era destinata alla Banca Commerciale Italiana di piazza Della Scala), vennero assemblate. I temporizzatori che dovevano innescarle, acquistati da una ditta di Bologna, davano un margine di un’ora. Gli uffici in questione offrivano un riparo sicuro, bisognava percorrere solo qualche centinaio di metri per raggiungere i posti prescelti per gli attentati. Nel caso di un qualche intoppo o contrattempo si poteva tornare velocemente sui propri passi e disinnescare gli ordigni. Un’operazione di questo genere non poteva essere certo affidata all’improvvisazione. Non si poteva neanche lontanamente pensare alla toilette di un bar o l’interno di una vettura posteggiata. Troppo rischioso.
DA CORSO VITTORIO EMANUELE II
ALLA BANCA NAZIONALE DELL’AGRICOLTURA
La bomba per la Banca Nazionale dell’Agricoltura venne portata a mano. Chi la trasportava non era solo. Uno di loro se ne sarebbe in seguito anche vantato in una festicciola tra camerati e con l’armiere del gruppo.
Provenienti da corso Vittorio Emanuele II, attraversata la Galleria del Corso, in piazza Beccaria, al posteggio dei Taxi, uno degli attentatori metterà in opera una delle più grossolane operazioni di depistaggio per incastrare gli anarchici. Rassomigliante a Pietro Valpreda farà di tutto per farsi riconoscere dal taxista Cornelio Rolandi. Si farà portare per 252 metri fino in via Santa Tecla, distante 117 metri a piedi dalla banca, per poi tornare al taxi, percorrendo in totale 234 metri a piedi, per non farne 135, ovvero la distanza da piazza Beccaria all’ingresso della Banca nazionale dell’agricoltura. Si farà infine scaricare in via Albricci, dopo soli 600 metri, a soli 465 metri dalla banca.
Forse sappiamo tutto, anche cosa accadde negli ultimi duecento metri o poco più. Sarebbe possibile anche fare i nomi, ma siamo costretti a far finta di non saperli e a raccontare le mosse e gli atti di costoro come in un film o in un romanzo.
SAVERIO FERRARI
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