#Ergastolo
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primepaginequotidiani · 3 days ago
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PRIMA PAGINA Il Resto Del Carlino di Oggi mercoledì, 08 gennaio 2025
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marcopuggini-blog · 1 month ago
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Caso Giulia Cecchettin: Ergastolo per Filippo Turetta | Riflettiamo Insieme, Ospite Lita! Radio PugginiOnAir 04.12.2024
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dievve · 2 months ago
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Il ritorno del boss: Pullarà a Palermo in permesso premio http://dlvr.it/TG1yBr
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paolodechiara · 2 years ago
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pazzoincasamatta · 2 years ago
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nulla osta
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fabriziosbardella · 2 years ago
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La Corte d’assise di Cagliari ha condannata all’ergastolo la dottoressa Alba Veronica Puddu, di 52 anni di Tertenia, in Ogliastra  #ergastolo #interdizione #terapietradizionali #malationcologici #leiene #terapiealternative #omicidiovolontario #ultrasuoni #radiofrequenze #rivitalizzazionidelsangue #fabriziosbardella
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softevral · 3 months ago
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Il Veneto è la Regione dove è nata, cresciuta, nell'omertà popolare, la Mala del Brenta; il Veneto è la Regione dove un assessore all'istruzione, come Elena Donazzan, dopo aver causato il suicidio di un insegnante, è diventata deputata in Europa, invece di stare in galera; in Veneto esiste una cultura cattolico-mafiosa, maschilista, misogina che è causa principale dei femminicidi (è la Chiesa ad essere il mandante degli omicidi).
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Mi sembra di vivere nel film "La notte del 12": nel "caso Turetta" si ripropongono le medesime dinamiche:
- uomini che uccidono donne
- uomini che fanno indagini su uomini che uccidono donne
- uomini che giudicano uomini che uccidono donne
E, inevitabilmente, Giustizia non verrà fatta, perché gli uomini si spalleggiano, porcoddio.
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intotheclash · 1 year ago
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- Certo che ne abbiamo fatte de cose, Fra’, io e te. - Tante, si. -Pensa se avessimo fatto tutto quello che volevamo fare: dove saremmo arrivati, ora? -All'ergastolo.
(al bar)
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pier-carlo-universe · 1 month ago
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Jim McCloskey: Una vita dedicata alla giustizia e alla lotta contro le condanne ingiuste. Il fondatore di Centurion Ministries e la sua missione per ridare libertà agli innocenti
Jim McCloskey è un nome che risuona forte nel campo dei diritti umani e della giustizia.
Jim McCloskey è un nome che risuona forte nel campo dei diritti umani e della giustizia. Con la fondazione di Centurion Ministries, McCloskey ha dedicato decenni della sua vita a combattere contro le condanne ingiuste, restituendo la libertà a decine di persone innocenti. La sua storia è un esempio straordinario di coraggio, determinazione e dedizione a una causa spesso dimenticata. La missione…
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alessandrocorbelli · 2 months ago
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Mafia, continuano i permessi premio: è la volta del boss ergastolano Pul...
Mafia, continuano i permessi premio: è la volta del boss ergastolano Pullarà che non si è mai pentito. Conosce i segreti sui soldi di Dell’Utri.(Digital News 24)-05/11/24  È tornato a passeggiare tra le strade di Palermo il boss Ignazio Pullarà, uno degli uomini che custodisce i segreti dei soldi incassati da Marcello Dell’Utri. Lo storico reggente del mandamento di Santa Maria di Gesù ha infatti…
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primepaginequotidiani · 1 month ago
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PRIMA PAGINA Avvenire di Oggi mercoledì, 04 dicembre 2024
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vintagebiker43 · 1 month ago
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Gino Cecchettin sulla sentenza di ergastolo per Turetta:
"La mia sensazione è che abbiamo perso tutti come società. Non sono né più sollevato né più triste rispetto a ieri o domani. È una sensazione strana, pensavo di rimanere impassibile. La violenza di genere va combattuta con la prevenzione, con concetti forse un po' troppo lontani. Come essere umano mi sento sconfitto".
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ilpianistasultetto · 8 months ago
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Per essere preso a merda in faccia devi essere povero. Piu' sei povero e piu' sterco raccogli. Al povero non serve nemmeno l'avvocato, e' colpevole a prescindere. Piu' sei povero, piu' la gente punta il dito e da` sentenze. Immigrato irregolare? " In galera!".. Hai rubato un'autoradio? "Ergastolo!" Ti sei fatto di cocaina? Chi sei? Il figlio del notaio? Ah, tu no! E tu, di chi sei figlio? Del meccanico? Allora tu si, in galera. Si dice che le carceri "scoppiano" , ma scoppiano di chi? Di colletti bianchi? Di politici? Di tutti i loro figli? Macche'! Per questi il popolo ha solo indulgenza, forse invidia. Per un po' di gogna devi avere le tasche vuote, nemmeno un nichelino. Basta far caso a come la gente giudica un povero ladruncolo che ha appena rubato due pneumatici d'auto da 50 euro o un bancarottiere che ha truffato per milioni di euro. Gli stessi sguardi di 2mila anni fa riservati a Barabba e Gesu'. Un brigante col portafogli gonfio e un poveraccio vestito di stracci..
Niente, non cambia mai niente.
@ilpianistasultetto
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paolodechiara · 2 years ago
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mezzopieno-news · 4 months ago
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L’INDIA CANCELLA L’ULTIMA ESECUZIONE: PENA DI MORTE VICINA AD ESSERE ABOLITA
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L’Alta Corte dello Stato dell’Odisha, in India, ha commutato la condanna a morte di Nabin Dehury in ergastolo, cancellando di fatto l’esecuzione capitale prevista per l’uomo con impiccagione.
Dehury riconosciuto colpevole di triplice omicidio commesso nel villaggio di Lapada il 21 ottobre 2020, è stato condannato alla pena capitale in primo grado il 9 agosto 2023 per estrema brutalità, rientrante nella categoria dei casi per cui la legge indiana prevede la punizione più estrema. I giudici dell’Alta Corte hanno tuttavia dichiarato: “Sebbene l’opinione pubblica si aspetti la condanna a morte dell’appellante, bisogna ricordare che tale opinione non è una circostanza oggettiva relativa al crimine, né al criminale, quindi questa Corte deve esercitare moderazione e svolgere un ruolo di bilanciamento… Siamo dell’opinione che la pena di morte sarebbe sproporzionata, ingiustificata e che l’ergastolo sia la condanna più appropriata”. L’uomo, oggi 51enne, proviene da un ambiente rurale ed economicamente povero, dopo aver perso la proprietà di famiglia, ha ucciso le tre vittime appartenenti ad una stessa famiglia, con la complicità del figlio, anch’egli condannato all’ergastolo.
In India la pena di morte è prevista dalla legge ma è sempre meno applicata ed è contemplata solo in rari casi; dal 2004 sono state eseguite in tutto otto pene capitali nel Paese. L’ultima esecuzione risale al 2020, sebbene l’India abbia votato nel 2007 contro la moratoria per la pena di morte proposta dalle Nazioni Unite. Fino ad oggi, 127 Paesi del mondo hanno aderito alla moratoria sulla pena di morte universale.
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Fonte: Stato dell’Odisha / Orissa High Court; foto di Rawpixel
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curiositasmundi · 7 months ago
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[...]
Luana è morta il 3 maggio del 2021 finendo nell’ingranaggio di un orditoio della fabbrica in cui lavorava, a Montemurlo, in provincia di Prato. Lavorava lì da circa due anni, aveva fatto quella scelta per avere una paga sicura anche per dare stabilità al suo bambino. Si era alzata come ogni mattina alle cinque per andare a svolgere il suo lavoro di apprendista. «Quel giorno lei sarebbe dovuta rientrare a pranzo: era il mio compleanno – ricorda la madre Emma – alle 13.40, mentre l’acqua della pasta stava per bollire, sono arrivati due carabinieri a darmi la notizia: mia figlia si trovava all’obitorio».
La signora Marrazzo si batte per il tema della sicurezza sul lavoro, porta avanti le sue istanze, partecipa ai processi, interviene nelle scuole. «Senza la sicurezza, non si torna a casa. Voglio dirlo ai giovani perché le Istituzioni sono assenti e, mentre i responsabili patteggiano o si salvano, in un modo o nell’altro, con attenuanti e con sospensioni della pena, il nostro, di noi famigliari, è un ergastolo a vita. Ci vogliono pene gravi o gravissime».
«Non si può immaginare il dolore di una mamma che perde un figlio. Non passa, aumenta. Mi aggrappo a mio nipote, non ricordo più com’ero prima di quel giorno. Luana riempiva la casa di gioia, mi manca in tutto. Quella porta non si apre più e così la ritrovo nei ricordi e nel suo cellulare, dove riascolto i suoi audio. Mi manca andare in giro con lei, condividere. Quando riscuoteva lo stipendio era felice e mi portava subito fuori. Aveva tempo per tutti, anche dopo il lavoro. Con suo figlio, con me, con le amiche, con il suo compagno: trovava il tempo per amarci tutti. Non è giusto andare a lavorare per produrre quel poco di più per l’azienda e perdere la vita, lasciare un figlio orfano. I sindacati devono unirsi tutti. Non ho mai ricevuto una lettera da parte dell’azienda e il giorno del funerale hanno lasciato aperta la fabbrica. Non voglio vendetta, ma dare un segnale chiaro».
Sono passati diversi anni, ma di lavoro si continua a morire, come ha scritto Raffaele Bortoliero nel libro “Non si può morire di lavoro – Storia di giovani vite spezzate”. L’autore è impegnato a promuovere la sicurezza sui luoghi di lavoro raccontando le storie di giovani, alcuni studenti lavoratori, che hanno perso la vita lavorando e che nessun Paese civile dovrebbe dimenticare. Così come non si dovrebbero dimenticare le loro famiglie, abbandonate al loro dolore e alla rassegnazione.
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