#borraccia
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madreorchessa · 5 months ago
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Tra il lavoro che è una merda e la casa che è un casino ho trovato cinque minuti per creare qualcosa di cui sono veramente contenta: un nuovo adesivo per la mia borraccia.
Questa sera lo stampo in carta termica adesiva (verrà solo in bianco e nero, ma vabbé) e lo appiccico sulla mia sgargiante borraccia blu che domani lascerò da qualche parte nella segreta speranza che qualcuno lo noti e mi dica che "ahah, buffo il tuo adesivo."
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arcobalenomondovionlus · 8 months ago
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Uso delle borracce nell’Evoluzione tecnologica della Mountain Bike
Le origini della mountain bike risalgono agli anni ’70 nel nord della California, Stati Uniti, dove un gruppo di appassionati ciclisti iniziò a modificare le biciclette da crociera pesanti per affrontare i sentieri di montagna. Queste prime versioni, utilizzate per discese ripide e terreni accidentati, furono conosciute con vari nomi a seconda della regione: “ballooners” in California, “klunkers” in Colorado e “dirt bombers” in Oregon. Joe Breeze, un costruttore di telai per biciclette, fu tra i primi a intuire il potenziale di queste modifiche e sviluppò quella che oggi è considerata la prima mountain bike.
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Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, le aziende di biciclette da strada iniziarono a produrre mountain bike utilizzando materiali leggeri e tecnologicamente avanzati, come l’alluminio M4. La Lawwill Pro Cruiser del 1979 fu la prima mountain bike di serie disponibile sul mercato. Il design del telaio si basava su un prototipo costruito da Don Koski utilizzando un condotto elettrico e un telaio Schwinn Varsity. Queste biciclette, vendute a circa $500, furono prodotte in una serie limitata di circa 600 esemplari.
La Specialized Stumpjumper, prodotta per la prima volta nel 1981, rappresenta un altro importante traguardo nella storia delle mountain bike. Con l’aumentare della popolarità di queste biciclette, figure come Randolph (Randy) Ross, vicepresidente esecutivo di Ross Bicycles Inc., dichiararono che le mountain bike stavano portando un cambiamento radicale nell’industria ciclistica.
Negli anni ’90 e 2000, la mountain bike è passata da uno sport di nicchia a un’attività mainstream, con un circuito di corse internazionali e un campionato del mondo. Competizioni come l’FMB World Tour e il Red Bull Rampage hanno ulteriormente elevato il profilo di questo sport, attirando una vasta gamma di appassionati.
Categorie e Design delle Mountain Bike
Le mountain bike si suddividono in quattro grandi categorie in base alla configurazione delle sospensioni:
Rigida: Mountain bike senza sospensioni anteriori né posteriori, dotate di pneumatici grandi e tassellati e manubrio dritto.
Hardtail: Mountain bike con una forcella ammortizzata per la ruota anteriore, ma con un telaio rigido.
Coda morbida: Mountain bike con perni nel telaio ma senza ammortizzatore posteriore. La flessione del telaio assorbe alcune vibrazioni.
Sospensione completa (o doppia sospensione): Mountain bike con sospensioni anteriori e posteriori, offrendo una guida più fluida su terreni accidentati.
Innovazioni nei Componenti delle Mountain Bike
Negli anni ’80, le mountain bike iniziarono a utilizzare sistemi di ingranaggi avanzati, con un numero crescente di velocità disponibili. Sebbene inizialmente fossero considerate impraticabili, le cassette a 10, 11 e 12 velocità sono ora comuni. I gruppi SRAM e Shimano hanno contribuito notevolmente a queste innovazioni, con il lancio di trasmissioni 1×11 e 1×12 che offrono una maggiore semplicità e leggerezza.
La geometria del telaio della mountain bike, con angoli critici come l’angolo di sterzo e l’angolo del tubo sella, influisce pesantemente sulla maneggevolezza e sull’efficienza della bici. Gli angoli più ripidi sono preferiti per la pedalata in salita e per una maneggevolezza più reattiva, mentre angoli più aperti offrono maggiore stabilità alle alte velocità.
Le sospensioni hanno rivoluzionato il comfort e la performance delle mountain bike. Dalle prime forcelle ammortizzate degli anni ’90 alle moderne sospensioni anteriori e posteriori, questi componenti hanno reso la guida su terreni accidentati meno stressante e più efficiente.
Freni a Disco e Design delle Ruote
I freni a disco, ormai standard nelle nuove mountain bike, offrono una potenza di arresto superiore rispetto ai freni a pattino, specialmente in condizioni avverse. Disponibili in versioni idrauliche e meccaniche, i freni a disco migliorano la sicurezza e la performance.
Le dimensioni delle ruote delle mountain bike sono evolute nel tempo, con diametri che vanno dai tradizionali 26 pollici ai più recenti 29 e 27,5 pollici. Le ruote più larghe offrono una maggiore stabilità e controllo, cruciali per le discipline tecniche come il freeride e il downhill.
Innovazioni nei Pneumatici
I pneumatici delle mountain bike variano in base alle condizioni del terreno e alle esigenze del ciclista. Pneumatici con diversi disegni del battistrada, specifici per condizioni bagnate o asciutte, offrono una trazione ottimale in varie situazioni. I pneumatici tubeless, che eliminano il rischio di pizzicature e permettono una pressione inferiore, sono diventati sempre più popolari.
Le mountain bike continuano a evolversi, con innovazioni che migliorano costantemente la performance e il comfort. Dalle sospensioni avanzate ai freni a disco, passando per le ruote e i pneumatici specializzati, ogni componente è progettato per offrire la migliore esperienza di guida possibile. Per i ciclisti di oggi, le moderne mountain bike rappresentano l’apice di decenni di sviluppo e innovazione, rendendo possibile esplorare terreni sempre più difficili con maggiore sicurezza e divertimento.
L’Importanza delle Borracce per i Ciclisti di Mountain Bike
Un elemento cruciale per i ciclisti di mountain bike è la corretta idratazione durante le escursioni. Qui entrano in gioco le borracce, che sono diventate un accessorio indispensabile. Le borracce, facili da usare e leggere, permettono ai ciclisti di mantenersi idratati senza interrompere la loro corsa.
Durante le lunghe giornate sui sentieri, le borracce si rivelano particolarmente utili. I ciclisti possono scegliere tra borracce di vari materiali e capacità, adattandole alle loro esigenze specifiche. Le borracce moderne sono progettate per essere facilmente accessibili e maneggevoli, permettendo ai ciclisti di bere senza doversi fermare.
L’uso di borracce non è solo una questione di praticità, ma anche di sicurezza. Mantenere un adeguato livello di idratazione aiuta a prevenire crampi e affaticamento, migliorando la performance complessiva e riducendo il rischio di infortuni. Inoltre, molte borracce sono dotate di sistemi di isolamento che mantengono le bevande fresche anche durante le giornate più calde, rendendo l’idratazione ancora più piacevole.
Le borracce sono disponibili in vari design e materiali, dal classico plastica al più avanzato acciaio inox. Alcune borracce sono dotate di filtri integrati, permettendo ai ciclisti di riempirle con acqua da fonti naturali lungo il percorso. Altre hanno valvole anti-perdita che assicurano che l’acqua rimanga all’interno anche sui terreni più accidentati.
L’innovazione nelle borracce continua a progredire, con nuovi modelli che offrono caratteristiche come la facilità di pulizia e la compatibilità con i supporti per biciclette. Per i ciclisti di mountain bike, le borracce rappresentano non solo un accessorio utile, ma un elemento essenziale per garantire una corsa sicura e confortevole.
In conclusione, le borracce sono un componente fondamentale dell’equipaggiamento di ogni ciclista di mountain bike, fornendo idratazione immediata e mantenendo alta la performance durante le escursioni. Con la continua evoluzione delle mountain bike e dei loro componenti, anche le borracce si adattano e migliorano, diventando sempre più efficienti e indispensabili per gli appassionati di questo sport.
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benzinazero · 8 months ago
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Come tenere l'acqua fresca nella borraccia durante un giro in bicicletta
Immagine dai Bikeitalia, guida alla scelta delle borracce per bici. Come tenere l’acqua fresca nella borraccia durante un giro in bicicletta. Ecco tre metodi: Provare con un thermos o una borraccia termica che, dopo averla riempita d’acqua, metti in frigo il giorno prima; durante la tua gita manterrà la temperatura per qualche ora; (Lato negativo: bisogna comprare un thermos o una borraccia…
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Ultima nella finale del torneo di natale 😅 vabbè al prossimo torneo carissimo club ora con addirittura le borracce personalizzate non abbiamo più scuse per non rinnovarlo vero?! Spero di sì 🎳
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veggiechannel · 2 years ago
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Sono un oggetto sempre più acquistato e ormai la maggior parte di noi usa per portare con sé l'acqua nelle borracce. Come e quali scegliere? Ne parliamo insieme al direttore di Terra Nuova Nicholas Bawtree a partire dal recente articolo sul nuovo numero di maggio della rivista.
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sinnettini · 3 months ago
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going in the sinnettini tag on ao3 and seeing so many fics makes me so happy i used to PRAY for times like these 😭 and yes 16 is many shut up when i posted my first one there were 3 fics and 2 of them were in chinese (which is great as well, i just don't speak chinese 😔)
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fenicegadget · 8 months ago
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Nuovo Merchandising Scolastico in Arrivo!
Mentre le scuole sono chiuse, noi siamo al lavoro per creare qualcosa di speciale per voi!
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𝐓-𝐬𝐡𝐢𝐫𝐭 𝐜𝐨𝐨𝐥 𝐩𝐞𝐫 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
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𝐁𝐞𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐝𝐲
Sii parte del tuo team, mostra il tuo orgoglio scolastico e inizia l'anno con stile!
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omarfor-orchestra · 1 year ago
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Mamma ha detto che me lo prende purtroppo il giornale però per un attimo ci ho creduto
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quelchenonhomaidetto · 3 months ago
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una cosa su di me è che mi porto la borraccia dappertutto ma non bevo mai un cazzo
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ros64 · 3 months ago
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The conversation had left him with the unsettling image of his former stepmother, just as he had last seen her—disheveled and en déshabillé, yet as vibrant and radiant as ever. She probably wasn’t his stepmother anymore, but he had liked her. Later, it occurred to him that Claire-now-Fraser was still his stepmother… it was his father who had changed. Damn it. He clenched his teeth as he rummaged through the saddlebag for his canteen. That Scottish bastard had come back from his grave at the bottom of the ocean, throwing everyone and everything into utter chaos… Why hadn’t he just drowned, never to return? Never again.
“At baptism, you’re given a special papist name, and James is yours. And mine, too.”
He froze as if shot in the back. He hadn’t forgotten those words. The stables at Helwater, the warm scent of horses and animal feed, the straw tickling up his stockings. The cold stone floors. He had been crying… Why? All he remembered was a vast sense of desolation, absolute powerlessness. The end of the world. Mac leaving.
He inhaled slowly and pressed his lips together. Mac. The name didn’t bring any face to mind; he couldn’t remember what Mac had looked like. He was a big man, that much he knew. Bigger than Grandfather, bigger than all the footmen and the other grooms. Safety. A sense of constant happiness, like a soft, well-worn blanket.
“Shit,” he whispered, closing his eyes. And even that happiness had been a lie? Back then, he’d been too young to understand the difference between a groom’s deference to his young master and true kindness. And yet…
“‘Filthy papist,’” he murmured, breath catching as though he’d sobbed. “‘And your baptismal name is James.’”
“The only name I had the right to give you.”
He realized he was pressing his knuckles against his chest, against the gorget… but it wasn’t that kind of reassurance he was looking for. No, he wanted the small bumps of the simple wooden rosary he had worn around his neck for years, hidden beneath his shirt where no one could see it. The rosary Mac had given him… along with his name.
Suddenly, he felt his eyes grow wet. He was shocked. You left. You left me alone!
“Shit!” he shouted and struck the saddlebag with his fist, so hard the horse snorted and shied, while a searing pain shot up his arm, blotting out everything else.
La conversazione l’aveva lasciato con l’immagine inquietante della sua ex matrigna, così come l’aveva vista l’ultima volta, scarmigliata e en déshabillé, ma vitale e radiosa come mai. Probabilmente non era più la sua matrigna, ma gli era piaciuta. Dopo, gli venne in mente che Claire ora-Fraser era ancora la sua matrigna... era il padre a essere cambiato. Maledizione. Digrignò i denti, mentre frugava nella borsa da sella alla ricerca della borraccia. Quel bastardo di uno scozzese era tornato dalla sua tomba in fondo all’oceano, gettando tutti e tutto nello scompiglio più assoluto... Perché non era annegato per non tornare mai più? Mai più. «Al momento del battesimo ti viene dato uno speciale nome papista, e James è il tuo. E anche il mio.» Rimase pietrificato, come se gli avessero sparato alla schiena. Non aveva dimenticato quelle parole. Le stalle di Helwater, l’odore caldo di cavalli e del pastone per animali, la paglia che gli saliva lungo le calze facendogli il solletico. I freddi pavimenti di pietra. Lui piangeva... Perché? Tutto quello che ricordava era un enorme senso di desolazione, l’assoluta impotenza. La fine del mondo. Mac che se ne andava. Inspirò, lentamente, e serrò le labbra. Mac. Il nome non gli riportò nessun volto; non ricordava le sembianze di Mac. Era un omone grande e grosso, questo solo ricordava. Più grosso del Nonno, di tutti i camerieri e degli altri staffieri. Sicurezza. Un senso di felicità costante, come una coperta morbida e consumata. «Merda», sussurrò, chiudendo gli occhi. E anche quella felicità era stata una bugia? Allora era troppo giovane per comprendere la differenza tra la deferenza di uno staffiere verso il suo giovane signore, e la vera gentilezza. Eppure... «‘Schifoso papista’», mormorò, e gli mancò il fiato come se avesse singhiozzato. «‘E il tuo nome di battesimo è James.’» «L’unico nome che avessi il diritto di darti.» Si rese conto che stava premendo le nocche contro il petto, contro la gorgiera... ma non era una rassicurazione di quel genere che stava cercando. No, voleva quella delle piccole protuberanze del semplice rosario di legno che aveva portato al collo per anni, nascosto sotto la camicia, dove nessuno poteva vederlo. Il rosario che gli aveva dato Mac... insieme con il suo nome. All’improvviso sentì gli occhi umidi. Rimase scioccato. Te ne andasti. Mi lasciasti solo! «Merda!» esclamò, e mollò un pugno alla borsa da sella, con tanta forza che il cavallo sbuffò e fece uno scarto, mentre una fitta lacerante gli saliva lungo il braccio, cancellando tutto il resto.
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messaggioinbottiglia · 8 months ago
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La ragazza del mare
Ha una maglietta bianca con su scritto "Boston" in caratteri azzurri. Sta stesa su un grande telo e legge un volume dalla copertina rigida. Volta le pagine con calma, al riparto sotto un ombrellone dalle bande gialle e vermiglie. Vicino a lei una voluminosa borraccia semi-trasparente. A tratti si stende e guarda il cellulare: risponde a qualche messaggio, sorride. Va a fare il bagno e poi lascia gocciolare i suoi capelli corvini sulle spalle, sul petto e sul ventre. Rivolge sguardi dolci all'orizzonte e fa innamorare chiunque, per sbaglio o per fortuna, incroci i suoi occhi.
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benzedrina · 9 months ago
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I primi tempi riuscivo a prendere il treno delle 7.43, timbravo alle 8.50 tipo e cominciava la mia giornata lavorativa. Poi ho virato per il treno delle 7.57, ma aveva più fermate, era più lento e timbravo per le 9.14 circa. Infine ho optato per questo bellissimo treno delle 8.14, regionale veloce, rapido e caotico, e timbro per le 9.17. Come treno è "l'ultimo disponibile", se lo perdo, e mi capita, devo chiedere un permesso per entrare più tardi perché sicuramente timbro per le 9.40. Stessa cosa per la colazione, prima facevo le cose con calma, ora, a distanza di qualche mese, è tutto concentrato. Mi sveglio alle 7.30-7.35 dopo tredici sveglie diverse (giuro) e nel giro di 30 minuti faccio colazione, vado in bagno, mi doccio, preparo lo zaino (mai farlo la sera prima, porta sfiga), riempio la borraccia, prendo il pranzo, e boh, altre cose. Il treno, ormai, lo prendo di corsa. Sono 3 settimane che alle 8.12 tipo vedo il treno arrivare in stazione e inizio a correre. 3 settimane non è casuale o saltuario, ormai è abitudine. Corro, arrivo in stazione, la porta apre al solito posto, entro in treno e lui parte. Insomma come tutte le cose della mia vita, parto benissimo e finisco per vivere al limite. Se solo mi avessero messo un po' di ansia, me la vivrei, forse meglio.
Una volta ho letto un giallo giapponese e loro, wow, sono fissati con gli orari dei treni. Infatti il libro era tutto incentrato su delle incongruenze di minuti su dei treni. Lessi le recensioni di chi l'aveva letto e non erano felic. Lo capisco, a me era piaciuto un botto perché trovavo gli orari avvincenti, lo scandire del tempo lo leggevo come se fosse presente, ma effettivamente era un giallo sugli orari dei treni.
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aphfroghat · 4 days ago
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A capitan findus piacciono le cose semplici 💥 come i suoi bastoncini ,,, 100% filetti di merluzzo in una panatura extra-croccante. Bastoncini di capitan findus: solo il meglio per i capitani di domani
E da oggi il pesce di capitan findus è 100% sostenibile. Festeggia con noi e vinci la borraccia termica. Insieme per il futuro degli oceani
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tatrankyy · 5 months ago
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Pensavo che sarei andata in Romania e che all'arrivo sarei andata in qualche cittadina e mi sarei comprata dei vestiti di seconda mano al mercato. Scarpe.
Una coperta. Avrei bruciato tutto quello che avevo. Il passaporto. Magari avrei semplicemente buttato i miei vestiti nell'immondizia. Cambiato dei soldi per strada. Poi sarei salita sulle montagne. Lontana dal passaggio. Per non correre rischi. Avrei attraversato a piedi la terra dei miei avi. Magari di notte. Ci sono orsi e lupi lassú. Mi sono documentata. La sera uno poteva accendere un piccolo fuoco. Magari trovare una grotta. Un ruscello di montagna. Avrei avuto una borraccia con dell'acqua per quando sarei diventata troppo debole per spostarmi. Dopo un po' l'acqua avrebbe avuto un sapore straordinario. Avrebbe avuto il sapore della musica. La notte mi sarei avvolta nella coperta contro il freddo e avrei guardato le mie ossa prendere forma sotto la pelle e avrei pregato di poter vedere la verità del mondo prima di morire. Ogni tanto di notte gli animali sarebbero venuti fino al limite del fuoco e si sarebbero aggirati nei paraggi e le loro ombre si sarebbero spostate fra gli alberi e io avrei capito che quando il fuoco si fosse ridotto in cenere sarebbero venuti e mi avrebbero portato via e sarei stata la loro eucarestia. E questa sarebbe stata la mia vita. E sarei stata felice.
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filorunsultra · 18 days ago
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rideretremando · 4 months ago
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Quest'anno ho due prime.
Non sono certo le mie prime prime, però sono le mie prime prime da qualche anno a questa parte, e in questi anni passati senza prime, credo di essere un po' cambiato, o meglio: un po' invecchiato, nel senso che mi stanco più facilmente.
Mi stancano, per esempio, più facilmente i rumori folli che fanno in continuazione, qualsiasi gesto produce gli stessi decibel di una deflagrazione, mi stancano più facilmente le urla che emettono fortissime e che sempre sostituiscono il tono di voce normale, mi stanca più facilmente la dissonanza prodotta da banco-sedia-zip dello zaino-tappo della bottiglia, anzi della borraccia di metallo, che cade a terra in continuazione con fragore da cantiere navale.
L'altro giorno ho usato una app che serve a contare (tipo quella che hanno le hostess sugli aerei, schiacci un bottone ogni volta che avanzi di un'unità) per farmi un’idea, se non altro approssimativa, di quante volte dicono (urlano): "Prof!" in un’ora.
Lo fanno dalle 94 volte in su.
Dicono prof, prof, prof, come se fosse un tic, e quando lo fa il primo, subito cominciano a farlo il secondo, il terzo, il quarto, e in un attimo la classe intera è preda di una specie di ecolalia, e la parola “Prof!” si riverbera all’infinito, senza mai scemare, tipo orecchio di Dionisio.
Nel dire “Prof!” a volte alzano la mano, più spesso non la alzano, più spesso ancora la alzano ma parlano (cioè dicono “Prof!”) senza aspettare il loro turno, quindi è come se non l'alzassero (dev'essere un tic anche questo).
La alzano quando vogliono dare una risposta che conoscono, ma la alzano anche quando non la conoscono, alzano la mano e basta, perché alzare la mano è un movimento consentito, come bere o aprire e chiudere la zip dello zaino milioni di volte, alzano la mano tanto per fare qualcosa, e comunque anche se alzano la mano e poi aspettano il loro turno per parlare, è del tutto inutile, perché quando gli rispondi non ascoltano.
In generale, non ascoltano niente, mai, zero, non ascoltano neanche un secondo, mentre gli rispondi stanno già rialzando la mano per interrompere la tua risposta alla loro alzata di mano, e così via: un frattale, una mise en abyme.
Nei rari casi in cui la procedura dell’alzare la mano e aspettare per parlare viene rispettata e finalmente arriva il loro turno di parola, certe volte SEMBRA che stiano ascoltando la risposta, ma non è così. Fanno sì con la testa e scrivono qualcosa sul diario, o fingono di farlo, perché un secondo dopo rialzano la mano e richiedono la stessa cosa, identica, che hanno chiesto un attimo prima. Alcuni dicono: "Può ripetere, per favore, non ho capito", ma non intendono davvero dire questo, intendono dire: possiamo fare ancora una ventina di volte questo giochino/movimento/stretching di alzare la mano e abbassarla, rialzarla e riabbassarla?
In questo apeiron da alba del Pianeta Terra che sono le classi prime, dare comunicazioni che richiederebbero sei secondi, come: “Domani portate il libro di antologia”, richiede sei mesi. “Domani” diventa "A secondo quadrimestre, per favore, portate il libro di… ", ma qualcuno ti blocca prima che tu riesca a dire "Antologia", per chiederti: "Prof, posso bere?".
I "Posso bere?" non li ho ancora contati con la app, ma credo sopravanzino di molto i "Prof!" (o almeno questa è la mia sensazione, ma è possibile che sconti un bias, prodotto dal fatto che "Posso bere?" è un'emissione sonora più lunga di "Prof!", e quindi in un certo senso più molesta).
Anche in questo caso, "Posso bere?" non è una vera richiesta, non è un permesso che chiedono venga loro accordato: chiedono "Posso bere?" anche se non devono bere, chiedono "Posso bere?" perché chiedere "Posso bere?" consente loro di alzare la mano e parlare e dire qualcosa e non ascoltare, e infatti anche se dico loro almeno 94 volte al giorno che per quanto mi riguarda possono bere quanto vogliono, che, se gli fa piacere, per me possono pure praticarsi il waterboarding a vicenda, a patto che non mi chiedano più se possono bere, loro continuano a chiedere "Prof, posso bere?". E poi non bevono. Oppure avvicinano solo un po' le labbra alla borraccia, che nel frattempo rovina al suolo con un CLANG tipo acciaierie di Manchester bombardate dalla Luftwaffe, e allora alzano la mano e dicono: "Prof!". E io: "Sì, che c'è?" E loro: "Posso recuperare la borraccia che mi è caduta?". E io: "Sì, certo". E quando la recuperano chiedono: "Posso bere?". E io: "Sì, ma non hai appena bevuto?". E loro: "No, volevo bere, ma poi me ne sono dimenticato" E allora bevi, ragazzo, bevi, quando sale il vento nelle vie del cuore, quando un uomo vive per le sue parole.
Mario Filloley
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