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Campi Flegrei, Musumeci: “L’evacuazione? Prevista solo se l’attività eruttiva è imminente"
Dopo la firma del decreto per la mobilitazione straordinaria dell’area dei Campi Flegrei, il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha rassicurato la popolazione, chiarendo che un’eventuale evacuazione sarà attuata solo in caso di attività eruttiva imminente. Il piano di emergenza e l’azione del governo. Il provvedimento firmato nelle ultime ore prevede un rafforzamento delle misure…
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Lo Stromboli il 4 luglio ha dato vita a una colonna eruttiva alta più di 2 km, portando la Protezione Civile a trasformare l'allerta arancione in allerta rossa per l'isola vulcanica delle Eolie; allo stesso tempo l'Etna il 5 luglio ha prodotto una grande quantità di ceneri e fontane di lava, tanto da portare le autorità a chiudere temporaneamente l'aeroporto di Catania.
Nonostante siano sistemi vulcanici che si sono sviluppati all'interno dello stesso contesto geodinamico alla macroscala, si tratta di due vulcani totalmente indipendenti.
Nel frattempo forte attività vulcanica anche in altre parti del mondo.
Nessuna coincidenza. E' solo il modo che ha Gaia per dirci: "Ve la faccio vedere io cosa è l'emergenza CO2, branco di dementi".
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Esatto. E il wwf Lombardia suca
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L’Etna torna a farsi sentire: tremore in crescita, ma nessun impatto sui voli
Al momento, l’attività eruttiva non sta influenzando il traffico aereo dell’aeroporto di Catania Fontanarossa, che continua a operare regolarmente.
Dalle 21:30 di ieri, il cratere di Sud-Est dell’Etna ha ripreso la sua attività stromboliana. A confermarlo è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo di Catania, che sta monitorando costantemente l’evoluzione del fenomeno. Secondo i modelli previsionali, in caso di emissione di cenere, la nube vulcanica si disperderebbe in direzione Sud-Est. Dal punto di vista…
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Etna, intensa attività eruttiva stromboliana: fontana di lava e cenere. A Catania chiuso l'aeroporto, caos voli. Cosa succede L’Ingv di Catania registra una forte attività stromboliana sull’Etna. Dalla 04.08 della notte scorsa è evoluta infatti, in una spettacolare fontana di lava, la forte attività presente al cratere Voragine. L'attività è attualmente in corso e produce un'emissione di cenere che, in accordo con il modello previsionale, si disperde in direzione Est-Sud-Est. Si osserva inoltre che è iniziato un trabocco lavico dall'orlo occidentale del cratere Bocca Nuova. Dal punto di vista sismico l'ampiezza media del tremore vulcanico è ulteriormente aumentata. Chiuso l'aeroporto di Catania «A causa dell’attività eruttiva e dell’emissione di cenere è stata predisposta la sospensione delle operazioni di volo. Seguiranno aggiornamenti sulla riapertura della pista. I passeggeri sono pregati di contattare la compagnia aerea per informazioni riguardo il volo». Lo rende noto l'aeroporto di Catania che ha bloccato tutti i voli in partenza e in arrivo sullo scalo siciliano. L'attività stromboliana Un'attività stromboliana è presenta al cratere Voragine dell'Etna. Lo rende noto l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, di Catania, sottolineando che le osservazioni delle immagini della rete di videosorveglianza sono fortemente limitate a causa della copertura nuvolosa presente sull'area sommitale. Il modello previsionale di dispersione dell'eventuale nube vulcanica indica una direzione verso Est. Per gran parte della giornata odierna l'ampiezza media del tremore vulcanico è stata caratterizzata da un lieve e graduale trend in incremento, che dalle ore 17 circa si è manifestato in maniera ancora più pronunciata. Intorno alle 17:45 ha raggiunto l'intervallo dei valori alti dove tuttora permane con una tendenza a ulteriore aumento. Il cratere Voragine Il centroide delle sorgenti del tremore vulcanico è localizzato a Sud-Est del cratere Voragine a una quota compresa tra 2.600 e 2.800 metri sul livello del mare. Anche l'attività infrasonica nel corso della giornata ha mostrato un generale trend in incremento con la sorgente localizzata in corrispondenza del cratere Voragine. I segnali delle reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano allo stato attuale variazioni significative. L'attuale attività dell'Etna non impatta, al momento, sull'operatività dell'aeroporto internazionale Vincenzo Bellini di Catania.
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Attività parossistica conclusa, notte tranquilla sull'Etna
Tace, per il momento, l’Etna dopo lo spettacolo dato ieri dal cratere di Sud-Est con la ripresa dell’attività stromboliana, prima, e con fontane di lava ed emissione di cenere, dopo, e facendo emergere una colonna eruttiva alta circa 4.500 metri che ha provocato la caduta di cenere lavica su diversi paesi. I valori del ‘tremore’ interno, che segnala l’energia presente nei condotti magmatici…
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La colossale eruzione a Tonga Nell’arcipelago di Tonga, le attività di soccorso per la popolazione interessata dalla violenta eruzione vulcanica di sabato 15 gennaio, e dal conseguente tsunami, proseguono a rilento a causa dei danni alle strade e al principale aeroporto del paese. Le comunicazioni con le isole sono difficoltose e si teme una crisi umanitaria che potrebbe interessare parte della nazione, in cui vivono 100mila abitanti. Nei giorni prima della potente eruzione, il vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai sembrava essere in una fase di relativa calma, dopo alcuni giorni più turbolenti alla fine del 2021. Tra sabato e domenica, in poche ore ha prodotto un’alta colonna di fumo, una quantità gigantesca di fulmini e infine un’eruzione con la produzione di una potente onda d’urto che ha viaggiato per migliaia di chilometri e contribuito a produrre maremoti. Le onde più grandi hanno causato danni lungo le coste dell’arcipelago di Tonga, mentre altre di minori dimensioni sono state rilevate a migliaia di chilometri di distanza, nel Nordamerica e nel Sudamerica. Secondo gli esperti, un’eruzione di questo tipo con conseguenze praticamente globali si verifica ogni mille anni. (...) Lo Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è in sostanza una grande montagna sommersa, con un’elevazione dal fondale marino di circa 2mila metri. La sua cima è costituita da un’ampia conca (caldera) con un diametro di circa 5 chilometri, quasi completamente sommersa dalle acque dell’oceano. Alcune parti della caldera affioravano dal mare e costituivano un paio di isole di recente formazione e disabitate, che in seguito alle nuove eruzioni hanno subìto profonde modifiche e sono quasi scomparse. Dopo anni di relativa quiete, il 19 dicembre scorso lo Hunga Tonga-Hunga Ha’apai aveva prodotto una serie di esplosioni, con l’emissione di un’alta colonna di polveri e fumo che aveva raggiunto i 15mila metri di altitudine. I geologi avevano preso nota, ma senza preoccuparsi più di tanto, considerata la storia e la tipologia del vulcano sottomarino. Nei giorni seguenti il magma aveva iniziato a fluire con relativa facilità e la lava, la parte ormai priva di gas, aveva iniziato a solidificarsi e a espandere l’isola formata dal vulcano. L’attività era poi tornata ai normali livelli, facendo ipotizzare a inizio 2022 che la fase acuta fosse terminata. (...) Nelle prime settimane dell’anno, la quantità di lampi rilevata era nell’ordine di qualche centinaio o migliaio al giorno, in linea con l’attività dello Hunga Tonga-Hunga Ha’apai. Le cose sono però cambiate tra venerdì 14 e sabato 15 gennaio, quando nell’alta colonna di fumo e polveri hanno iniziato a formarsi decine di migliaia di scariche elettriche. In una sola ora ne sono state registrate più di 200mila, un fenomeno mai osservato prima con questa intensità a conferma della grande attività esplosiva che stava avvenendo sott’acqua. L’alto numero di lampi e fulmini, con tuoni udibili di continuo in diverse isole dell’arcipelago di Tonga, è stato in parte dovuto alla grande quantità di vapore che si è prodotta nelle acque poco profonde della caldera. Raggiunti gli strati più alti dell’atmosfera, si è trasformato in ghiaccio alimentando ulteriormente le interazioni con la cenere in sospensione nell’aria. Le cause dell’altissima quantità di lampi non sono comunque ancora completamente note. Alle 17:15 ora locale (le 5:15 in Italia) di domenica 15 gennaio, il vulcano ha prodotto un’eruzione molto più sostenuta con una gigantesca esplosione, la cui onda d’urto ha viaggiato per migliaia di chilometri. Il fenomeno è stato osservato da alcuni satelliti, le cui immagini in sequenza mostrano efficacemente non solo l’enorme colonna di fumo prodotta, ma anche lo spostamento di polveri e gas spinte dall’onda d’urto. Si stima che la nube eruttiva abbia raggiunto il diametro di svariate centinaia di chilometri e un’altitudine di circa 30mila metri. Le onde di pressione atmosferica generate dalle esplosioni e dai rapidi movimenti dei gas si sono spostate in alta quota viaggiando per migliaia di chilometri, fino a superare il Sudamerica. Le esplosioni e i boati nella nube non sono stati rilevati solamente a Tonga e nella relativamente vicina Nuova Zelanda, ma anche diverse ore dopo a grande distanza. Alcuni hanno segnalato di averli sentiti in Alaska, a oltre 9mila chilometri dal vulcano. (...) Le cause dirette dello tsunami non sono ancora completamente note. Quelli indotti dalle attività vulcaniche sottomarine derivano di solito dallo spostamento in acqua di grandi quantità di roccia, come può per esempio avvenire quando si verifica un crollo di parte di un edificio vulcanico. L’esplosione stessa può comunque avere un ruolo nella formazione delle onde anomale, ma occorreranno giorni per studiare meglio le caratteristiche delle onde d’urto che si sono prodotte e che potrebbero avere influito sulla formazione dello tsunami. Le onde generate dall’eruzione hanno attraversato buona parte dell’oceano Pacifico, con forti ondate in Giappone e lungo le coste di Cile, Perù ed Ecuador. La violenza dell’eruzione ha portato a un marcato cambiamento dello Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, come si vede chiaramente dalle immagini satellitari. Le parti che erano affiorate nel 2014-2015 sono scomparse e due isole, che esistevano ancora prima dell’eruzione del 2009, sono quasi completamente sparite. (...) Il Post
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COMUNICATO DI ATTIVITA' VULCANICA del 2019-09-16 11:53:11 UTC (ore 13:53:11 locali) - ETNA. L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo, comunica che dalle telecamere di sorveglianza e da personale INGV in campo si è osservato che continua l'attività stromboliana al Cratere Voragine. Le esplosioni producono materiale grossolano che raggiunge l'altezza di diverse decine di metri al di sopra dell'orlo craterico, ricadendo anche sul bordo e sui fianchi. A causa dell'accumulo del materiale piroclastico attorno alla bocca, si è formato un cono di scorie all'interno della depressione craterica. Occasionalmente dal Cratere di NE si è osservata cenere estremamente diluita, che si è rapidamente dispersa in atmosfera.
Il flusso di SO2 misurato tramite la rete FLAME-Etna, aggiornato alle 9:30 UTC, sta mostrando un valore medio-giornaliero che si pone su un livello medio-basso e al di sotto della soglia di attenzione delle 5000 t/g.
Nel corso del pomeriggio di giorno 13 settembre, l'ampiezza media del tremore vulcanico ha raggiunto i valori più bassi registrati dall'inizio dell'ultima attività eruttiva. Nei giorni successivi e fino allo stato attuale, l'ampiezza del tremore mostra una modesta tendenza all'incremento, mantenendosi, comunque, entro il livello medio. Relativamente alla localizzazione della sorgente del tremore, dopo aver interessato nella giornata di sabato 14 principalmente l'area del cratere Voragine, dalle prime ore di domenica 15 essa risulta maggiormente ubicata al disotto del cratere di Nord-Est. Al disotto di tale cratere la sorgente si attesta nell'intervallo di profondità 2700-2900 m s.l.m, con una modesta tendenza all'approfondimento. Per quanto concerne l'attività infrasonica, nel corso del fine settimana e fino allo stato attuale, si registra un leggero incremento nel tasso di accadimento degli eventi. Le sorgenti coinvolgono principalmente il cratere Voragine ed in minima parte anche i crateri Bocca Nuova e quello di Nord-Est.
I dati delle reti di deformazione del suolo non mostrano sostanziali variazioni rispetto a quanto riportato nel comunicato del 12 settembre.
Nelle foto si vede il nuovo conetto piroclastico che si sta formando all'interno del cratere Voragine, visto da elicottero nel pomeriggio del 15 settembre (foto di Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo), e dall'orlo meridionale del cratere Bocca Nuova nella serata dello stesso giorno (foto di Francesco Ciancitto, INGV-Osservatorio Etneo).
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Vulcano Etna: quanti anni ha la Valle del Bove
Vulcano Etna: datate per la prima volta in maniera assoluta l’età dell’inizio della formazione della Valle del Bove e la cronologia delle eruzioni laterali successive al collasso. Indagini stratigrafiche e petrografiche, datazioni al carbonio-14 e paleomagnetiche delle colate laviche condotte in diverse cave localizzate allo sbocco della Valle del Bove hanno permesso di datare l'età dell’inizio della formazione della valle e la cronologia delle eruzioni laterali successive alla sua formazione. La ricerca, risultato dello studio multidisciplinare “Age of the Valle del Bove formation and chronology of the post-collapse flank eruptions, Etna volcano (Italy)” condotto da un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con l’Università degli Studi di Urbino, è stata recentemente pubblicata sulla rivista scientifica ‘Journal of Volcanology and Geothermal Research’. Vulcano Etna: la Valle del Bove “La Valle del Bove è una depressione localizzata sul fianco orientale dell'Etna, ampia circa 7 x 4,5 km, caratterizzata da una tipica forma a ferro di cavallo il cui fondo è totalmente coperto da colate laviche generate da eruzioni laterali avvenute nel corso degli ultimi secoli”, spiega Stefano Branca, Direttore dell’Osservatorio Etneo. “Questa depressione è il risultato di fenomeni di collasso multiplo di fianco e relativi fenomeni erosionali che durante l’Olocene hanno generato l’attuale assetto morfologico di questo settore dell’Etna. In particolare, la fase iniziale della formazione della valle è dovuta ad un grande collasso di fianco dell’edificio vulcanico che ha prodotto un vasto deposito detritico che affiora nell’area dell’abitato di Milo, per un’estensione di 4,3 km2, che è parzialmente coperto da una successione lavica e piroclastica”. Il carbonio-14 Il team di ricercatori ha definito per la prima volta l'età del deposito della frana grazie al ritrovamento al suo interno di frammenti di alberi, perfettamente conservati, che sono stati datati con la tecnica del carbonio-14. “Le analisi condotte hanno permesso di datare il deposito della frana tra il 7478 e il 7134 a.C. Contestualmente, abbiamo studiato la successione vulcanica esposta in due cave e, grazie alle datazioni paleomagnetiche, abbiamo ricostruito la sequenza di eruzioni che hanno interessato questo settore del vulcano dopo l’inizio della formazione della Valle del Bove. In particolare, le datazioni paleomagnetiche hanno evidenziato che durante gli ultimi 4000 anni si sono verificate due eruzioni laterali durante la tarda età del Rame (2600-2400 a C) e altre due eruzioni laterali, non riportate nelle fonti storiche, sono avvenute in epoca Greco-Romana e Medievale”, afferma Arianna Beatrice Malaguti, Dottoranda di ricerca dell’Università di Urbino e coautrice dello studio. La ricerca è frutto della lunga e consolidata esperienza dei ricercatori dell’INGV nella datazione delle colate laviche attraverso le indagini realizzate nel Laboratorio ad alta specializzazione di Paleomagnetismo in essere presso la Sezione di Roma 2 dell’INGV, che costituisce il principale laboratorio paleomagnetico italiano ed uno dei più rinomati a livello internazionale. Le attività di ricerca multidisciplinari per le datazioni delle colate laviche storiche dell’Etna sono iniziate dal 2004 e hanno permesso di approfondire le conoscenze dell’attività eruttiva del vulcano in epoca preistorica. Prossimi studi Questa tipologia di attività di ricerca, che coniuga le classiche indagini geologico-stratigrafiche con le datazioni paleomagnetiche, continuerà ad essere applicata sull’Etna allo scopo di ricostruire la cronologia delle eruzioni laterali avvenute durante gli ultimi 4000 anni, riconosciute nella carta geologica del vulcano alla scala 1:50.000 pubblicata nel 2011, al fine di migliorare la comprensione della pericolosità vulcanica. Link: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0377027323000094?viaihub In copertina foto di Websi da Pixabay Read the full article
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Gaia20eae, secondo uno studio, potrebbe essere una stella di tipo EXor
Gaia20eae, secondo uno studio, potrebbe essere una stella di tipo EXor
Gli astronomi europei hanno osservato una sorgente nel cielo conosciuta come Gaia20eae, che recentemente è entrata in una fase di significativa attività eruttiva. I risultati del nuovo studio suggeriscono che questa sorgente può essere una giovane stella eruttiva di tipo EXor. La scoperta è stata dettagliata in un documento pubblicato l’8 dicembre sul server arXiv pre-print.(Qui il PDF.) Gli…

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Etna verso l'arresto dell'attività eruttiva
Si evince dall'analisi dei diagrammi elaborati dall'osservatorio etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Nelle ultime ore l’attività eruttiva dell’Etna ha registrato una significativa diminuzione come dimostrato dall’analisi dei diagrammi elaborati dall’osservatorio etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Da ieri, il tremore vulcanico ha subito un brusco decremento, i fronti lavici sono in raffreddamento e non è più presente alcuna nube di cenere. L’ultimo periodo di attività…
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Si riaccende l'Etna,debole attività stromboliana dal Sud-Est
(ANSA) – CATANIA, 24 MAG – Si riaccende nella notte l’Etna. Dopo la conclusione di una fase eruttiva alle 08.32 di ieri, che aveva portato allo stop ai voli all’aeroporto di Catania per l’emissione di una nube vulcanica e la caduta di cenere, la notte scorsa, all’01.53, è partita una nuova fase eruttiva. Una debole attività stromboliana è infatti presente al cratere di Sud-Est e sono visibili…
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Etna show, nuova potente eruzione nella notte con fontane di lava alte fino a 1 chilometro
Etna show, nuova potente eruzione nella notte con fontane di lava alte fino a 1 chilometro
Altra notte di fuoco per il vulcano attivo più alto d’Europa, la cui attività degli ultimi giorni ci sta regalando uno spettacolo senza fine. Ieri, poco prima di mezza notte, è iniziata una nuova eruzione mozzafiato che si è conclusa soltanto intorno alle 9 di questa mattina. Come chiarito dall’Osservatorio Etneo dell’INGV, l’attività eruttiva si è intensificata intorno alle ore 23.30, generando…
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Etna: intensa attività eruttiva provoca nube di 4.500 metri http://dlvr.it/RX8Rxc
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Eruzione Stromboli, si alza l'allerta sull'isola meridionale

L'eruzione del vulcano Stromboli mette la popolazione dell'isola siciliana in apprensione. Incredibilmente se da una parte la Protezione Civile locale ha alzato l'allerta ad arancione, dall'altra si sta trasformando in una attrazione turistica (poco sicura). Eruzione Stromboli, lava e cenere: la riunione per l'innalzamento del livello d'allerta L'evoluzione dell'eruzione ha inizio nel fine settimana quando l'attività sismica del vulcano che dà il nome all'isola inizia ad intensificarsi fino ad arrivare a discese di lava, cenere nell'aria e piccolo tsunami causati dal contatto della lava con l'acqua del mare. La riunione, indica la Protezione civile, è arrivata "alla luce delle attività odierne del vulcano, ovvero l'inizio di una fase eruttiva con un flusso piroclastico dall'aerea craterica Nord che ha rapidamente percorso la Sciara del Fuoco raggiungendo il mare, generando un crollo parziale della terrazza craterica seguito da un ragguardevole trabocco lavico". Perché è stato disposto il livello arancione? Il passaggio del livello di allerta è basato sulle segnalazioni delle fenomenologie e sulle valutazioni di pericolosità rese disponibili dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Osservatorio Etneo, Osservatorio Vesuviano e Sezione di Palermo), il Cnr-Irea e le Università di Firenze, Palermo, Pisa e Torino. Il Dipartimento condivide le informazioni frutto del potenziamento del monitoraggio con la struttura di protezione civile della Regione Sicilia che, soprattutto in relazione a scenari di impatto locale, "allerta le strutture territoriali di protezione civile e adotta eventuali misure in risposta alle situazioni emergenziali". Cosa vuol dire allerta arancione? L'innalzamento dell'allerta determina il potenziamento del sistema di monitoraggio del vulcano e del raccordo informativo tra la comunità scientifica e le altre componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. Persiste, spiega il Dipartimento, "una situazione di potenziale disequilibrio del vulcano. Si invita, pertanto, la popolazione presente sull'isola a tenersi informata e ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dalle autorità locali di protezione civile". Read the full article
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Etna, cenere a 4.500 metri di quota e attività eruttiva sotto controllo È sempre sotto controllo l'attività eruttiva che interessa il nuovo cratere sud-est dell'Etna che nelle ultime ore ha determinato una notevole emissione di cenere in atmosfera, salita fino a 4.500 metri di quota.
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