#Tendenza moda
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albertciao · 9 months ago
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Tendenza moda donna P/E Sheer x Micro 2024
S/S Sheer x Micro Women Fashion Trend 2024 mostra da Carlo Ferriar
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perfettamentechic · 1 year ago
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Stile "Gorpcore"
Stile Gorpcore: incentrata sull'incorporazione di capi di abbigliamento a tema escursionistico e da montagna. #stilegorpcore #gorpcore #tendenzamoda #perfettamentechic
Gorpcore è una tendenza della moda in cui i capispalla tipicamente progettati per le attività ricreative all’aperto vengono indossati come streetwear. Ovvero … ... indossare abbigliamento outdoor funzionale in uno stile urbano e trendy. Gorpcore include capi tecnici come piumini, scarponi da trekking e felpe. Sebbene la tendenza abbia una base pratica, gorpcore è stata accolta anche per il suo…
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monchery-shop23 · 9 days ago
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💙💙💙 FELPA UOMO 💙💙💙
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andrew-excelleen · 23 days ago
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Corsetti nei Vestiti da Sposa: 3 CONSIGLI
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samisabbadini · 1 year ago
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Sami Sabbadini Skirts
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Website: https://www.samisabbadini.com/
Address: Milan, Italy
Sami Sabbadini è un brand esclusivamente made in Italy, specializzato in gonne per donne e bambine. Offre una linea pret-a-porter con tessuti personalizzati e una linea su misura per eventi speciali, inclusi modelli per taglie curvy. La collezione è visionabile a Milano su appuntamento.
Sami Sabbadini is an exclusive Italian brand specializing in skirts for women and girls. The brand stands out for its unique designs, high-quality fabrics, and personalized luxury experience. With a focus on elegance and attention to detail, Sami Sabbadini offers a range of skirts suitable for various occasions, from casual gatherings to exclusive events.
Facebook: https://www.facebook.com/onsamitable.skirt.79
Instagram: https://www.instagram.com/samisabbadini_skirts/
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abr · 3 months ago
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Siamo il secondo paese industriale europeo, subito dopo la Germania. Ma gli italiani non lo sanno.
In alcuni settori d’eccellenza (la meccatronica e la robotica, la chimica fine, la farmaceutica d’alta specialità, le componentistica auto, la cantieristica navale da diporto, etc.) abbiamo posizioni da primato internazionale, ma per gran parte della nostra opinione pubblica è innanzitutto il turismo ad assicurare la ricchezza dei territori.
Siamo tra i cinque maggiori paesi esportatori del mondo, proprio grazie all’industria e a quella meccanica in prima linea, ma i cittadini per il futuro confidano negli alberghi e nelle opportunità del commercio, nello shopping.
“Dissonanza cognitiva” è il nome di questo fenomeno, un’opinione che fa a pugni con la realtà di fatti e dati. Detta in altri termini, l’Italia non sa bene chi è e come si produce la sua ricchezza e dunque non ha una fondata idea di dove andare.
L’industria scivola ai margini dell’immaginario collettivo, occupa un ruolo periferico nella rappresentazione sociale dello sviluppo. (...)
Ecco il punto: l’Europa può continuare a restare ancorata ai suoi valori e alla sua cultura civile se mantiene una forza industriale di peso e respiro globale. (...) E se dunque investe sulle nuove tecnologie (infrastrutture, ricerca, processi di conoscenza e formazione) e sull’impiego ben strutturato e guidato dell’Intelligenza Artificiale (...).
Serve insistere sull’industria, insomma, (per) evitare il precipizio indicato alcune settimane fa dal “Financial Times”: perdere la sfida competitiva con Usa e Cina e ridursi a essere “il Grand Hotel dei ricchi e potenti del mondo”. Un luogo di storica eleganza. Ma privo di peso e potere. Incapace di decidere sul suo futuro. (...)
Viene da lontano, questo fenomeno di sottovalutazione del peso industriale. Da una diffusa cultura anti-impresa, ostile al mercato, alla fabbrica ma anche alla tecnologia e alla scienza (...). Da una disattenzione culturale verso i fenomeni del lavoro industriale, (...) da un’opinione pubblica incline ai luoghi comuni anti-industriali e segnata da un evidente deficit informativo. E da una tendenza, ben radicata in ambienti economici ed accademici, a insistere sul tramonto dell’industria alla fine del Novecento, per cedere il passo al “terziario avanzato” e alla finanza.
Dati e fatti, soprattutto dopo la Grande Crisi finanziaria del 2008, hanno smentito queste false costruzioni di un immaginario distorto e ridato invece importanza all’economia reale. E l’Italia è cresciuta, più e meglio di altre aree europee, negli anni post Covid, proprio grazie al suo “orgoglio industriale”, investendo, innovando, (...) facendone un asset di competitività e di qualità sui mercati.
Eccola, dunque, la realtà dell’Italia industriale ad alta tecnologia e sofisticata qualità (...), per evitare che la mancata conoscenza dell’Italia industriale alimenti quelle disattenzioni, quelle false percezioni della realtà che contribuirebbero ai rischi di declino economico e dunque sociale e civile del nostro Paese. 
Se ne accorge finalmente anche l'informazione dei finti sapientoni (e fa autocritica pur senza dirlo): https://www.huffingtonpost.it/blog/2024/11/18/news/litalia_e_un_grande_paese_industriale_ma_gli_italiani_non_lo_sanno_e_preferiscono_pensare_al_turismo-17751079/
In realtà manco l'Huff Post dei sapientoni sa che in quanto a export stiamo gareggiando col Giappone e, tolta l'Olanda che non esporta quasi nulla di suo ma lucra sull'in-out di Rotterdam da e verso la Cermania, saremmo sul podio MONDIALE delle bilance commerciali attive. Grazie alle industrie citate ma non solo, grazie anche alle altre eccellenze italiane: MODA & LUSSO, FOOD&BEVERAGE.
Ovviamente l'articolo è stato qui depurato , solita profilassi antibatterica, da false devianze riguardo "svolte green necessarie", no non lo sono anzi rappresentano un freno a mano tirato, verso "grazie alle politiche europee di Draghi", no è un liquidatore fallimentare, e tutti quei "ci vuole più politica per guidare" da dirigisti socialisti: non servono affatto, tutto questo è successo proprio GRAZIE alla distrazione della politica dirigista pre e post covid.
Ah e manca anche l'indicazione fondamentale: ma quale Trump, ma basta con 'ste ridicole scuse - btw, se riaprisse il mercato russo facendo finire la guerra dei Biden, decolleremmo ancora di più e dei dazi ce ne fregieremmo alla grande..
Per evitare che il declino si accompagni al degrado sociale in atto per via dei migranti (la manodopera dequalificata e a basso costo fa calare i salari quindi i consumi, oltre a far soppravvivere aziende decotte e terziario arretrato), la spada di Damocle per l'industria italiana è evitare il crollo economico della Cermania, nostro primo mercato. Ma quale Draghi, è necessario la facciano immediatamente finita con tutto 'sto verde elettrico.
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fashionbooksmilano · 25 days ago
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For your eyes only ?
Eyewear from A to Z
Alessandra Albarello, Francesca Joppolo
Logos, Modena 2007, 208 pagine, 21,5x25cm, ISBN 978-88-7940-747-2
euro 25,00
email if you want to buy [email protected]
Vetri curvi e colorati per vedere al di là dei propri limiti fisiologici. Oggi l’uso degli occhiali è molto diffuso: lenti correttive sono prescritte già in tenera età per correggere difetti visivi di varia natura. Gli occhiali da sole, senza particolari curvature, sono destinati a proteggere gli occhi dai raggi del sole o dalla polvere. Gli occhiali, da strumento per la vista, sono diventati con il passare del tempo anche un oggetto di moda.
Se l’ingresso della moda nell’uso dell’occhiale risale a tre secoli fa, è però a partire dalla prima metà del 20° secolo che l’occhiale occupa un posto di sempre maggiore rilievo nell’uso comune. Grazie soprattutto ai mass media (prima il cinema, poi la televisione e i periodici illustrati) e ai personaggi famosi che indossano specifici modelli, l’uso di occhiali con determinate montature (non importa se per lenti da vista o da sole) è diventato ‘forma di mascheramento’ e simbolo di misteriosità, fascino, seduzione.
L’occhiale è oggi un accessorio moda, al pari di una borsa, di un paio di orecchini o di guanti e ‘fa tendenza’. Per questo, indovinare un particolare modello, in cui prevale il design sul materiale, da abbinare a una grande firma dell’abbigliamento significa ottenere guadagni elevatissimi in un mercato globale alla ricerca di simboli comuni.
16/01/25
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goonslife · 13 days ago
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Festive and Sustainable: Snoopy Christmas Organic Cotton Socks
Il set di calzini natalizi Snoopy unisce l'allegria delle feste alla moda sostenibile. Questi calzini sono realizzati in cotone biologico al 100%, garantendo una vestibilità morbida e confortevole, oltre che ecologica. I design raffigurano l'amato Snoopy in divertenti scene ispirate alle feste, come lo sci e i festeggiamenti con Babbo Natale.
Ciò che rende questi calzini ancora più speciali è la certificazione GOTS, ovvero sono prodotti utilizzando cotone biologico privo di sostanze chimiche nocive, pesticidi e altre sostanze nocive. Ciò li rende una scelta ideale per chiunque desideri fare scelte di moda più sostenibili senza compromettere la qualità o il comfort. L'altezza media dei calzini offre versatilità, rendendoli adatti all'uso quotidiano e aggiungendo un tocco di stravaganza al tuo outfit.
I calzini sono disponibili in un set di tre paia, ognuno con il suo design unico, perfetto per diffondere l'allegria delle feste. Il set è confezionato in una scatola regalo festiva, il che lo rende un regalo di Natale eccellente per i fan di Snoopy, gli appassionati di Peanuts o chiunque ami gli accessori stravaganti e accoglienti. Che tu voglia rallegrare il tuo guardaroba invernale o regalare qualcosa di pratico e gioioso, i calzini natalizi Snoopy soddisfano tutti i requisiti.
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La combinazione di un personaggio classico come Snoopy con cotone biologico rende questi calzini divertenti ed ecologici, riflettendo una tendenza crescente nel consumismo consapevole. Sono un ottimo esempio di come la sostenibilità possa essere incorporata anche negli articoli più festosi e giocosi. Il cotone utilizzato è anche traspirante e delicato sulla pelle, offrendo comfort per le lunghe giornate invernali.
In sintesi, i calzini natalizi Snoopy non sono solo un accessorio, ma una dichiarazione di sostenibilità, comfort e gioia delle festività. Che tu ti stia concedendo un regalo o che tu stia facendo un regalo premuroso e divertente, questi calzini offrono un mix unico di giocosità, qualità e design eco-consapevole che sicuramente strapperà un sorriso a chiunque.
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millepoesie · 2 months ago
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Mi sono dedicata alla magia, ai Tarocchi e all’esoterismo molto prima che diventassero una moda. Un tempo queste cose erano mal viste, e mi sentivo costretta a tenerle per me. Ora invece, con la loro crescente popolarità, mi sento finalmente libera di esprimermi senza timori. Certo, ci sono quelli che si avvicinano solo per seguire una tendenza, ma grazie a questa diffusione è diventato più facile trovare veri appassionati con cui confrontarsi e condividere idee.
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mimicouture · 1 year ago
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Il perché del “SAD GIRL” aesthetic
Penso che ogni movimento, conosciuto o di nicchia che sia, ha origine da altri movimenti a loro volta conosciuti o no.
È un po’ come aprire il vaso di Pandora, o una matrioska, ed anche il più (apparentemente) sciocco e superficiale risulta essere una catena di conseguenze.
Il “sad girl aesthetic” o l’estetica della ragazza triste, è sicuramente molto più che una semplice estetica spopolata su Pinterest o Tumblr.
Che la sua popolarità sia stata dettata da Tumblr non è sicuramente un caso è che abbia preso piede nel 2023 nemmeno.
Potrebbe sembrare strano, ma per parlarne e spiegarne il perché, è necessario partire dagli anni ‘90.
Gli anni ‘90, gli anni delle più iconiche sfilate, delle più caratteristiche collezioni, del sorgere di brand ad oggi super-iper conosciuti che hanno fatto voltare pagina al mondo della moda per scriverne un nuovo capitolo, brand che hanno osato con la femminilità nelle loro collezioni.
Ma, sopratutto, gli anni di Kate Moss e dell’Heroin Chic.
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Forse qui è necessaria aprire una parentesi, è spiegare, per chi non lo sapesse, di cosa tratta l’Heroin Chic.
L’Heroin Chic potrebbe essere considerato uno standard di bellezza, un’ispirazione o una vera e propria realtà, dove il mondo della moda esigeva un’esilità ispirata proprio a quella caratteristica magrezza di chi consuma drogh3, in particolare l’Eroin4.
La magrezza doveva essere estrema, malata, una pelle giallognola/pallida, viso scavato, zigomi alti, capelli non curati e spezzati di proposito per simboleggiare la salute cagionevole.
Un movimento che impone uno standard di bellezza ci mette poco a scavalcare il recinto del mondo della moda ed approdare nel mondo reale, quello di tutti i giorni.
E così, l’heroin chic prende piede nella vita di tantissime donne, proprio in quegli anni dove non c’era nulla di più semplice ed economico che accedere alle droghe
E nonostante la tendenza sia nata dalla modella statunitense Gia Carangi, negli anni ‘90, chi sarebbe potuta essere l’idolo, il simbolo per eccellenza e la diva dell’Heroin Chic?
Non solo la sua magrezza ma anche le sue pellicce stravaganti, calza maglia strappata, sigaretta in mano, trucco sbavato, capelli secchi e deboli, viso secco, stanco ed espressione triste e malinconica. È lei e può essere solo lei: Kate Moss.
Negli anni dove gli acidi costavano un solo dollaro, Kate Moss era l’ispirazione di migliaia di ragazzine e donne.
E da quegli anni ad oggi, non sembra essere cambiato molto: il mondo della moda sembra esigere il ritorno di questa tendenza giudicando dalla passata fashion week.
Le sfilate con corpi meno canonizzati e più inclusivi non hanno avuto la ripercussione desiderata, ed il mondo della moda torna ad appartenere a quella magrezza imposta a cui non si transige.
Questa è la prima parte, la prima argomentazione e se vogliamo la prima “sotto cultura” dell’ argomento principale, e forse come introduzione non è la più azzeccata in quanto sembra non avere nulla a che vedere con l’argomento che sto cercando di affrontare, ma andando avanti, collegare i punti sarà sempre poi facile e sensato.
Senza però allontanarci troppo dal mondo della moda, credo sia necessario parlare ed introdurre il “Ballet Core” (forse è semplicemente sono semplicemente le coquette)
Capire di cosa si tratta credo sia facilmente deducibile in quanto il trend si limita a replicare l’estetica del mondo della danza classica e del ballet.
Rosa, fiocchi, tulle, ballerine che in questo 2023 sono tornate in voga, e credo di non poter parlare di Ballet Core senza nominare “MiuMiu”.
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Potrei stare ore a parlare dell’estetica e della storia di MiuMiu in quanto uno dei miei brand preferiti, ma per questa volta mi limiterò a parlare delle ultime due collezioni che hanno proposto una serie di capi d’abbigliamento ispirasti al balletto, come ad esempio le famosissime ballerine rosa con il nastro vichy.
Non a caso, cercando “Ballet Core” su Pinterest, oltre ad una serie di foto che romanticizzano ciò che veramente è il mondo della danza classica, vi usciranno foto di diversi capi di MiuMiu.
Una scala cromatica ripetitiva e monotona: rosa, bianco, nero e beige.
Toni delicati, infantili e pastello.
Tra queste migliaia di foto, appaino anche foto ritraenti vere ballerine, specialmente quelle appartenenti al balletto russo.
Non è una novità che una delle migliori scuole di danza sia appunto quella del balletto russo, ma non è nemmeno una novità la crudeltà di quel mondo.
Scoprire il mondo del balletto russo è come scoprire un iceberg dove la punta è costituita dalla triste realtà dei disturbi alimentari vissuti da 3/4 delle ballerine.
Ma questa tristezza e malinconia, sono piacevoli agli occhi se romanticizzate e colorate di rosa.
Tutto ciò si rivede anche nel cinema (di cui parlerò dopo) e nei meme e nel senso dell’umorismo.
Non è un caso che i meme di whisper (ad esempio, Bella Hadid che piange come sfondo o foto di lana del rey con scritto she raised me…di cui io stessa sono schiava , guilty) siano il pane quotidiano della generazione z e specialmente di noi ragazze.
Balletto, isteria, magrezza, colori spenti, depressione e la ricerca disperata di attenzioni. Nel mondo della moda la magrezza è dettata dagli uomini per gli uomini, nel mondo reale ognuna di noi avrà pianto per un uomo e i meme tristi di whisper sono quasi sempre per gli uomini (liberateci dalla loro esistenza).
Pensandoci fa un po’ ridere che un movimento che porta il nome di “sad GIRL” aesthetic abbia comunque come target gli uomini.
Se ci pensiamo andiamo anche a tagliarci i capelli per gli uomini quando diciamo di averlo superato e di volere un cambio.
La causa scatenante di questa estetica però non può che essere Tumblr.
Il protagonismo che ha Tumblr in ogni tendenza tossica andrebbe studiata, eppure eccolo qua, un social di nicchia ma non troppo, che hanno in molti ma non tutti.
Il trionfo della romanticizzazione dei disturbi alimentari, dell’autolesionismo, il paradiso delle pro-ana e della depressione.
Dove idealizzare la proprietà tristezza e malinconia se non su Tumblr?
Il successo di Tumblr parte nel 2010, con la moda dei blog e l’affermarsi di tendenze come l’indie sleeze.
Su Tumblr l’estetica della depressione veniva usata non come un urlo d’aiuto, bensì come un richiamo usato per richiamare user su user uguali a te, che soffrono come te o ancora meglio che soffrono più di te (se la fortuna girava dalla tua parte, finivi per diventare la Thinspo di qualche ragazzina).
La tristezza si riduce ad una semplice estetica, foto degli occhi rossi pieni di lacrime, il mascara colato, una rosa bruciata con una sigaretta, le calze a rete ed una croce al petto.
Questo è stato Tumblr fino a (circa) il 2015, quando, una corrente ed una tendenza totalmente diverse hanno iniziato a fare concorrenza non solo a questa ragazza triste, malinconica e magra, ma anche alla moda: Le sorelle Kardashian-Jenner.
Fianchi larghi, full makeup, vestiti attillati, soldi, soldi e ancora soldi.
Forse era il momento giusto per inserire dei corpi più formosi in una realtà riluttante e nel mondo della moda il cambiamento si è visto a partire da Balenciaga
l’entrare in scena di (principalmente) Kim e Kylie prometteva un cambiamento, che però ci ha messo poco a diventare ugualmente tossico.
Magrezza malata da una parte, Chirurgie esagerate dall’altra.
Ma anche chi si proclamava diverso è poi ricaduto nella tendenza dell’Heroin chic.
Il tutto a causa di due cose principalmente: l’operazione per la rimozione del buccal fat (il grasso che si concentra tra gli zigomi e la mandibola) e della “semaglutide”, un farmaco per il diabete che ha come effetto collaterale la perdita di peso.
È approdata tra le celebrità di Hollywood, causando una vera e propria dipendenza, ed è raro trovare qualcuno che non ne abbia fatto uso.
sorelle Kardashian-Jenner incluse.
Come tutto pero, anche Tumblr ha avuto il suo tramonto (2018 circa) e periodo di pausa.
Nonostante ciò, gli user accaniti di Tumblr ci hanno messo poco a trasferirsi su Twitter, l’evil twin (si, ancora più evil).
Tutto ciò che è censurato risiede su Twitter, proprio come una volta faceva su Tumblr.
Rimanendo sempre negli anni 2010 e parlando di fenomeni appartenenti a quegli anni, credo sia d’obbligo parlare della sola, unica, indiscutibile regina: Lana Del Rey.
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Lana debutta proprio nel 2010, una rivoluzione nel mondo del pop ma ancor di più una rivoluzione per le Tumblr girlies che avevano finalmente qualcosa con cui sfamarsi e sfamare le proprie fantasie idealizzate: Relazioni abusive, autolesionismo, amori abusivi alla Bonnie e Clyde, mancanza di amore materno, isteria femminile, tristezza, malinconia, alcolismo…
Peccato però Lana sia sempre stata fraintesa.
Il boom di Lana ed il vero boom di Tumblr sono avvenuti, che coincidenza, nello stesso anno.
Nel 2012 Lana lancia Born To Die, cambiando per sempre il mondo del pop ed il mondo delle ragazze tristi\pro ana.
L’intento di Lana però non è mai stato quello di romanticizzare le tematiche di cui parla nelle sue canzoni, piuttosto quello di raccontarle e raccontarsi, per sfogarsi e costruirsi una persona.
Queste situazioni risultano essere utopiche nelle sue canzoni, proprio perché accompagnate da una melodia, ma sono in realtà situazioni comuni, che sono la realtà di tantissime persone.
Il problema è nato da chi su Tumblr la usava come capro espiatorio per romanticizzare i propri problemi, cuocendole addosso una persona sbagliata.
E come Lana, anche Fiona Apple, Marina (per i più underground) e più di recente Mitski.
E quale sad girl che si rispetti non ha un film preferito?
Black Swan, Maria Antonietta, the Virgin suicides, Mia Goth, Girl Interrupted, Euphoria (solo se la tua preferita è cassie che piange davanti allo specchio).
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Il connubio perfetto tra colori pastello e tristezza.
Film quasi tutti diretti da Sofia Coppola, una regista con la R maiuscola, simbolo e totem delle ragazze tristi.
Nel film “Marie Antoinette” si parla si di tristezza, ma è una tristezza che in pochi si possono permettere: una regina triste immersa in colorati abiti stravaganti, scarpe con il tacco ed acconciature eccentriche.
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Ma Sofia si fa sempre riconoscere, e proprio in questo film fa capire la sua ostilità contro le norme cinematografiche: in una scena del film inserisce un paio di converse (ricordo che il film è ambientato nel 1789).
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Mentre Le Vergini su1cide parla di una tristezza normale, monotona.
Una casa immersa nella natura di Detroit, due genitori severi e cinque sorelle, le sorelle Lisbon.
Forse la loro tristezza non ha un perché, ma non è questa la depressione?
Non servono ragioni, non servono perché.
Tutte e cinque le sorelle finiscono per togliersi la vita.
Drammatico, triste, forse noiosi.
Ma comunque rosa, delicato, drammatico e con un concept tutto suo.
È consiglierei ad ogni ragazza di guardarlo, perché solo noi possiamo capirlo (non solo perché è il mio film preferito, ma we just get it)
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La Coppola protrae in contesti colorati, angelici ed a volte immersi nella natura, i concetti più cupi come la depressione ed il su1cidio.
Il concept di Sofia Coppola è lo stesso che quello di Lana del Rey nella musica e di MiuMiu nella moda.
Il trend della “Sad Girl” è estremamente preciso e concettuale, ha le sue icone, la sua influenza nel mondo della moda, la sua gamma di colori, i suoi meme e la sua musica.
Non è un caso che proprio quest’anno il colore più in voga sia il rosa e non è un caso che tutte noi ragazze ci sentiamo identificate in quei meme, perché ironizzare ed idealizzare tristezza e malinconia è una grande consolazione.
Aprire una pagina di meme e vedere qualcosa di “relatable” è gratificante, anche perché fortunatamente abbiamo superato gli anni dei meme di “sesso droga e pastorizia” e “siamo ragazze” (piangiamo tutta notte perché siamo pretty when we cry…siamo ragazze, ma ragazze tristi💋).
Siamo continuamente mossi dal volerci rivedere in qualcosa, una canzone, un movimento, una ragione sociale.
Ed ecco qui che ci di presenta un trend dove possiamo avere tutto ciò che ha appena citato e possiamo anche ammettere di amare il rosa dopo aver passato tutta l’infanzia a dire di odiarlo (io), possiamo ammettere di essere tristi, possiamo dire “rotting in bed summer” ed esserne orgogliose, possiamo gridare di odiare gli uomini ma mettere una storia dicendo he’s so mine subito dopo, possiamo salutarci dicendo “ehi barbie” ma possiamo anche sfogare la nostra isteria femminile. Ah, possiamo anche andare fiere del mascara colato.
Possiamo piangere liberamente e possiamo pure essere belle mentre lo facciamo (e lo dice Lana Del rey!!!)
Possiamo dire di avere il ciclo e giustificare grazie a lui l’aver scritto a chi non dovevamo (ero solo un po’ silly)
Non è una consolazione?
Tutti pretendono così tanto da noi, ed tutto c’è lo zampino degli uomini, ma in questa tendenza siamo noi è solo noi.
D’altronde siamo ragazze, ragazze felici, sorridenti, malinconiche, romantiche, grandiose, intelligenti ma spesso semplicemente ragazze tristi.
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intotheclash · 1 year ago
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Bobo Rondelli - Non voglio crescere mai
Quando i grandi fan la guerra, non voglio crescere mai! Coi bambini sotto terra, non voglio crescere mai! Quando s'alza la bandiera, io mi butto giù! Forza Italia ora si è desta e non mi sveglio più! Quando vedo Bruno Vespa, non voglio crescere mai! Porta a Porta, porta merda! non voglio crescere mai! Fattorie e Grande Fratello io non li reggo più, a fare sopravvivenza mandateli a Kabul! Quando "fatti una famiglia", non voglio crescere mai! "Devi avere un conto in banca", non voglio crescere mai! La Mercedes con la ganza, tutti a Cuba in vacanza, a seguir la moda stronza e anche il piercing fa tendenza, sento il jazz e vado a danza, io sto qui nella mia stanza e... ...non voglio crescere mai! Quando piange la madonna, non voglio crescere mai! Bush col papa che si abbracciano, non voglio crescere mai! Quando dici "punto e basta", la parentesi s'incazza, e la mafia ora s'è russa, e l'immigrati han sempre colpa, e Del Piero quanto costa? Otto stronzi in una stanza, Carlo steso nella piazza, e un vecchietto in una piazza a raccattar la frutta marcia, lui ha anche fatto resistenza.. lo vedo qui dalla mia stanza e ... ...NON VOGLIO CRESCERE MAI! IO NON VOGLIO CRESCERE MAI!
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abatelunare · 3 months ago
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Di cose da boomer
Quanto segue è sostanzialmente motivato dal mio essere un boomer. Sì, perché quelli della mia età così vengono definiti. Ma sto divagando. Vengo al punto. La deplorevole moda del reboot - tragico indice d'una ancor più tragica penuria di idee decenti - ha colpito anche la serie animata giapponese Urusei Yatsura, meglio conosciuta come Lamù la ragazza dello spazio. Io, purtroppo, ho l'età per aver visto l'originale. E dico purtroppo perché è impossibile ch'io non faccia un raffronto. Tecnicamente è impeccabile. Disegno e animazione sono superbi. Però gli manca qualcosa. Lo spirito che l'animava quando è apparso sugli schermi televisivi. E il doppiaggio. Sono troppo legato alle voci italiane del tempo che fu per non sentirmi respinto da quelle nuove. Che sono poi le stesse di Dragon Ball, One Piece, ecc. Vi dirò di più. Alla luce di questa ributtante tendenza a riscrivere i capolavori dell'animazione - giapponese e non - sono sempre più in apprensione per la nuova versione di Goldrake/Grendizer. Non mi piace veder destrutturato il mio passato. Già la destrutturazione sta facendo danni in ambito culinario. Lasciamola lì. Anzi, eliminiamola proprio.
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valentina-lauricella · 1 year ago
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Ho avuto due grandi amori nella vita, ed entrambi mi hanno rifiutato. Uno di loro si è messo con un'ultraquarantenne con un figlio e il viso rotondo, che mi somiglia ma non è me; l'altro, dopo numerose traversie sentimentali, finalmente ha dichiarato di convivere con il suo amico del cuore, ha scritto che spesso in privato indossa la minigonna e saluta con entusiasmo l'ultima tendenza della moda: le ballerine maschili. Entrambi erano e sono degli artisti, ma ciò non giustifica un bel nulla. Se i miei "amori" parlano di me, si capisce come io abbia sempre sofferto d'immaturità.
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roxan-world · 7 months ago
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Vestire quasi sempre di nero, non è tendenza, non è moda e neppure costume. È uno stile di vita 🖤
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danzameccanica · 6 years ago
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Fra i 14 e i 16 c’era un momento in cui fra i miei amici andava di moda Hatebreeder dei Children of Bodom; anche a quei 2-3 che ascoltavano dance o che non avevano una particolare tendenza alla musica. Ricordo ancora che quando stavamo nelle sale dell’oratorio a muovere i primi passi verso le ragazze, le birre e le sigarette c’era questa colonna sonora. Fra lo scambio dei diari e le partite a biliardino, fra un CD del Red Zone e un Festivalbar poteva capitare che ben due o tre persone volessere ascoltare Hatebreeder allo stereo. Non so se perché era un album che gasava, che ti pompava e spronava con le chitarre e le tastiere; non so se perché all’epoca questo disco doveva per forza riempire la casella di “musica estrema” sulla quale tutti volevano per forza transitare. Ricordo chiaramente che questo album è stato il collante col quale legai con Nico, col quale conobbi il Motta e, più tardi, proprio a causa di queste ondate incontrollate di popolarità i Children diventarono anche la mia nemesi: non li ascoltai per anni perché avevo iniziato a reputarli dei baracconi, degli ubriaconi venduti.
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Hatebreeder è un disco power metal cantato il stile black metal. Non ci piove, se non per il fatto che negli ultimi anni tutte le etichette propendano per un power metal mischiato al death metal. Prendete gli Stratovarius o i Nightwish e metteteci Alexi Laiho che usa degli screaming. Ma cavoli, vi assicuro che ascoltare praticamente in diretta questo disco era di una libidine davvero pazzesco; non riesco a ricordare e a contare le volte che seduto in camera a risuonare con la chitarra "Bed of Razors," all’epoca considerata una delle canzoni più virtuose che riuscivo a capire, metabolizzare, riproporre. Le chitarre di Alexander Kuoppala sono quasi tutte in stile speed-thrash con palm mute mentre il vero protagonista, virtuoso, bello e dannato (all’epoca visto come il fratello imbastardito di Ville Valo degli HIM) è Alexi Laiho con le sue mani velocissime che duettano sempre alle tastiere di Janne Warman; esattamente come facevano i Deep Purple dal vivo ora i Children of Bodom fanno di queste gare taglienti come rasoi le colonne portanti della loro struttura. Alcune scale sono super catchy, quasi da videogame. "Hatebreeder", "Silent Night Bodom Night" e "Warheart" sono diventate fra le canzoni più riuscite dei Bodom e fra le più amate dai fan: viste e riviste centinaia di volte nel DVD del Tokyo Warhearts. Mentre l’omonima traccia è una delle mie preferite di sempre che per qualche motivo non è mai rientrata nelle scalette della band. Questo album meraviglioso si chiude con "Downfall", probabilmente il miglior brano che i Children of Bodom abbiano mai composto, un brano che con le sue scale e le sue battles mi riporta davvero ai primi anni 2000, a quando lo ascoltavo a ripetizione nel walkman per andare la mattina presto in stazione, per andare dalle gemelle di Fratta, per scappare nei paesi limitrofi a trovare i primi compagni di liceo. Intorno al 2000 Hatebreeder (e il disco uscito dopo) ha davvero fatto parte della colonna sonora di un paio di anni della mia vita facendo da sfondo ad amicizie che se ne andavano e ad altre che venivano. Tutte sulle sottilissime lame della chitarra di Alexi Laiho.
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donaruz · 2 years ago
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La grande occasione.
È sbagliata la data di quasi dieci anni, come un candeggio impreciso sul colore dei panni,
No, non era a dicembre di un anno maldestro ma in un giorno preciso di quest’anno funesto.
Lo dicevano i Maya che il tempo è rotondo e domenica sera c’è la fine del mondo.
Sarà un botto improvviso? sarà un urlo di vita? Io spero soltanto non ci sia la partita
Che sarebbe un peccato non vederla finire, con il triplice fischio non possiamo morire.
Vorrei guardare lo show ma seduto là in fondo, quanto costa il biglietto per la fine del mondo?
Ci dobbiamo sbrigare, annullare gli impegni, son saltati i discorsi, i comizi e i convegni,
è l’evento assoluto, questo è l’atto finale, molto più di Sanremo e di Babbo Natale,
il mio bar sotto casa non ha perso un secondo e prepara i mojto per la fine del mondo.
C’è chi ha già pagato per poterla vedere, la diretta su facebook mentre tutto succede,
gli influencer su instagram hanno ore contate, ma col pianeta che esplode fanno soldi a palate
e su Twitter da mesi hanno l’hastag già pronto, questa sera in tendenza c’è la fine del mondo.
E ne parlano tutti, anche in televisione, sarà l’apocalisse ma in mondovisione
E c’è un telefono nuovo con i pixel a milioni, è uscito a febbraio in duemila versioni,
ci faremo le foto, sceglieremo lo sfondo, testimoni oculari della fine del mondo
Ci saranno concerti in qualunque nazione, paghi solo l’ingresso senza consumazione,
sulla muraglia cinese c’è una gran fiaccolata e una messa a San Pietro per Maria immacolata
l’indulgenza plenaria è al 50 di sconto, c’è il black friday in Paradiso per la fine del mondo.
Ci son già le magliette con la scritta “È la fine” te le vende Versace per seimila sterline,
E se indossi le Geox l’universo ti ammira, morirai rilassato mentre il piede respira,
non vestirti di stracci tu non sei un vagabondo, va di moda il griffato per la fine del mondo.
I mercati globali han subito flessioni, l’armageddon in borsa fa crollare le azioni
Mentre gli economisti ribadiscono in coro, con l’estinzione totale sale il prezzo dell’oro
Se sei furbo puoi farci un miliardo rotondo, non è che capita spesso una fine del mondo.
Ma c’è chi non si rassegna e rovina la festa, tutta gente frustrata e anche fuori di testa
Questi vivono ancora con principi e ideali, che non hanno tik tok o altri canali,
l’onestà per ‘sti stronzi è un valore profondo, sono i rompicoglioni della fine del mondo.
Francesco Lollerini 🖋
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