#Dionisiaco
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tenteadores · 3 months ago
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um-andarilho · 9 months ago
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Como eu a amo? Com cada átomo de minha existência. Como eu olho pra ela? Com minha alma gritando para ser egoísta. Eu a amo com esperança. E lhe desejo com desespero.
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zeherili-ankhein · 8 months ago
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That one time Hera turns into an Indian man in the epic to advice Astraeis
Imagine Varun looking at him and going "Daal mein kuch kala hae *squints his eyes*" ☠️☠️☠️
💀💀💀💀💀
And then Varuni would be like “puri daal hi kaali haii...” 💀
But no, imagine the Hera that was like “Indian men are masculine” and saw how much twinks we have and then decided to dress as one cuz what difference would anyone understand XDDDD
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geniuslooci · 2 months ago
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Chiesa di San Lorenzo, Sansepolcro. Deposizione di Rosso Fiorentino. 1528.
L’immagine non illustra, agisce. Una porta per entrare dentro l’anima.
Tensione, squilibrio, frattura. Cristo cade, la scala scavalca il mondo concesso dalla cornice e raggiunge quello di Donatello. Qualcuno trattiene, qualcuno cede, si grida.
La luce è una faglia che si apre nella materia. La forma si lacera, il sacro vacilla. Più vicino alla febbre che alla fede.
Solve et coagula.
Il corpo smembrato deve essere raccolto, riunito, riassemblato.
Cristo, come Dioniso, è un evento psichico.
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the-cult-of-dyonisos · 1 year ago
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 “Creo que en la actividad del artista o el chamán como una canal de escape. Las personas proyectan sus fantasías al respecto y que se conviertan en reales“.
(Jim Morrison, 1969)
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t-annhauser · 2 years ago
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Posologia: ricalcarlo cinquanta volte al dì per un anno e alla fine verrà ad occhi chiusi.
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David (Michelangelo)/1
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3nding · 9 days ago
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Rassegna non rankata dei posti dove ti parcheggiavano i genitori per come me li ricordo
McDonald’s Tiburtina
Tempio dei compleanni per i figli del capitalismo millennial. Pulcini di Sonia, Solletico e della bavosa di Luca Laurenti.
Celebre per la terrificante statua di Ronald McDonald alta dodici metri che ti accoglieva all’ingresso. Roba che se Stephen King l’avesse vista l’avrebbe inserita in IT al posto di quella di Paul Bunyan, il boscaiolo assassino.
Nessun minore ci ha mai messo piede senza avere in tasca un biglietto d’invito staccato da un blocchetto pre-stampato dei Pokemon. Ora che ci penso, probabile che senza essere in lista di una qualche “Festa Lorenzo” nemmeno ti facessero entrare.
Ti piazzavano in questa saletta laterale nelle mani di Erika, una laureanda in psicologia che piuttosto che farti l’animazione avrebbe comprensibilmente preferito sottoporsi al waterboarding con l’aceto nella Cella Cinque di Guantanamo.
La sua pazienza si esauriva al secondo “c’abbiamo fame faccia di salame” che si sollevava sincopato dalla tavolata, da lì in poi il caos erompeva senza controllo.
Al momento dell’ordine un terzo dei presenti si faceva prendere da analysis paralysis: Michela La Principessina scoppiava a piangere di fronte alla scelta tra hamburger e nuggets. Filippetto adottava un approccio più simbolico: si pisciava addosso.
L’arrivo degli happy meal era accolto da acclamazioni trionfalistiche, echi di gol scudetto della Roma e annunciazione del primogenito del Faraone al popolo d’Egitto.
Un silenzio sacrale accompagnava i momenti in cui dita tremanti portavano alla luce la sorpresina, resa scivolosa da grassi saturi e salse che vi si erano riversati sopra nel trasporto degli scrigni di felicità dalle cucine ai tavoli.
In un attimo la sala si trasformava in un suq di baratti e contrattazioni, in cui la teoria del mercato efficiente riallocava questi pupazzoni -la shrinkflation non aveva ancora affondato la sua lama perfida- fino al raggiungimento di una configurazione ottimale al termine della quale ti accorgevi di essere l’unico a ritrovarsi con quattro adesivi e un pastello a cera (il tuo vicino stringeva tra le mani un Mike Wazowski scala 1:1 parlante).
Consumato in fretta il pasto proibito -a casa l’unica merenda confezionata consentita era il cioccorì fair trade a tutela dei campesinos guatemaltechi- e intonato il dionisiaco “scatta la carta mangiati la carta”, arrivava finalmente il rompete le righe che attendevi da giorni.
Come una manciata di biglie impazzite Erika vi scagliava nella sala dei giochi, così da guadagnarsi una sigaretta frettolosa nel parcheggio schivando gli attacchi viscidi dei padri più spregiudicati.
“I giochi” erano un’esperienza totalizzante: la fucina in cui si tempravano caratteri e si forgiavano epiche, in cui alleanze tanto repentine quanto volatili ti insegnavano che in amore, in guerra e tra le palline di plastica tutto è lecito e di nessuno ti puoi fidare.
Un attimo eri con la banda su, nel ponte a cilindro con gli oblò graffiati, padrone del mondo.
Quello dopo eri giù nell’arena della vasca a lottare per la sopravvivenza. Se eri fortunato riuscivi ad alzare lo sguardo giusto in tempo per vedere Massimiliano, con cui avevi condiviso gli onori e la gloria della presa del ponte solo cinque minuti prima, lanciarsi a piedi pari dallo scivolo contro la tua fronte al grido di “lunga vita al re”.
I più sfortunati, beh, loro cadevano senza nemmeno sapere cosa li avesse colpiti.
Relatable Roma Memes, fb
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fallendev0tionvn · 3 months ago
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E comunque come ho detto in una mia ask inglese, viva il cringe, viva il dramma nelle visual novel 💪🏼💪🏼💪🏼
la D immaginaria in Clive sta per drammatico, è lo spirito dionisiaco che accentua il tutto (scherzo gli voglio bene) HWHDHAH🫶
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crazy-so-na-sega · 7 months ago
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mito->poesia->tragedia->metodo scientifico: uno sviluppo straordinario
Il genere tragico in Grecia: riproposizione ed evoluzione del mito arcaico.
La forma della tragedia classica greca è il punto di arrivo di un processo sviluppato a partire da un primitivo nucleo del coro, progressivamente ridimensionato a favore di uno spazio sempre maggiore riservato al dialogo dei personaggi. La tragedia ripropone e riplasma del materiale mitico ereditato dal mondo arcaico. Il suo appellativo si collega etimologicamente alla parola tragos con riferimento al capro, riferimento che è stato interpretato in vari modi quali: a) il sacrificio rituale celebrato alla fine della rappresentazione; b) la maschera indossata dal coreuta, c) il premio dato al vincitore. In ogni caso, si tratta di un riferimento a qualcosa di animalesco, ferino, primitivo, selvaggio (si veda ciò come traccia dell’animalesco selvaggio dionisiaco rispetto all’olimpico armonioso compositore delle passioni rappresentato da Apollo).
La struttura era articolata in un prologo sugli antefatti dell’azione, un parodo, canto di ingresso del coro, gli episodi costituiti da dialoghi con gli stasimi, i canti di stacco tra gli episodi, e l’esodo, canto di uscita. Il coro (12 coreuti ai tempi di Eschilo con uno di loro, il corifeo, dialogante a nome degli altri con gli attori) cantava in armonia con la musica e la danza ( infatti il verbo koreuein significa danzare). Gli attori, tutti di sesso maschile, indossavano maschere, coturni, ovvero alti calzari per essere più visibili agli spettatori e la scena era dotata di macchine teatrali. In genere le rappresentazioni avvenivano in occasioni di feste in onore di Dioniso, dio rurale patrono della fertilità. Erano dei veri e propri festival in cui gareggiavano i poeti tragici con la loro tetralogia (3 tragedie ed un dramma satiresco). C’era una commissione selezionatrice fatta da un arconte ed altri due membri che sceglieva i tre concorrenti per la gara finale, ogni tetralogia veniva rappresentata in una giornata intera e quindi il concorso durava 3 giorni. La giuria per assegnare la vittoria della corona di edera era formata da 1 rappresentante per tribù estratto a sorte da una lista fornita da ognuna delle 10 tribù, che dava una classifica dei concorrenti su una tavoletta, delle 10 poi ne venivano estratte 5 a sorte per avere il vincitore. I contenuti delle opere attingevano ad un patrimonio di racconti mitici tradizionali e la rappresentazione drammatica era fondata sul contrasto, la lacerazione tragica tra protagonista umano e divino e degli uomini tra loro. Tutto il popolo partecipava, lo stato finanziava i poveri con due oboli per indennizzo delle ore di lavoro perdute ed i costi degli spettacolo (scenografia, costumi, attori, coreuti, musicisti) che erano in parte sostenuti anche dalle famiglie ricche, c’era anche un servizio d’ordine dotato di robusti manganelli contro eventuali disturbatori. La partecipazione popolare al "RITO COLLETTIVO" funzionava da presa di coscienza, grazie a questa esteriorizzazione del dramma tragico reso nello spettacolo teatrale, che determinava una presa di distanza, una assunzione di responsabilità collettiva di fronte alle tensioni tremende dell’esistenza umana secondo una visione che affondava le sue radici nei sanguinosi rituali del mondo pre-greco. In questo consiste la CATARSI di cui parla Aristotele: LA RAPPRESENTAZIONE HA UN EFFETTO LIBERATORIO DALLE PASSIONI (i patemata = patemi di animo).
La tragedia si differenzia dal mito per un tratto sostanziale: se nel mito lo scontro è nel mondo divino, qui il piano si sposta sulla violenza tra dei e uomini e degli uomini tra di loro. Questo è testimoniato dal lessico tragico. Sono fondamentali alcune parole chiave ricorrenti nei dialoghi, che mostrano la inconciliabilità nella tragedia di polarità opposte di comportamento: parole da un lato come collera (che però è anche invidia!) (ϕθόνος),e accecamento divino (΄Άτη) , tracotanza (ύβρις), e violenza brutale (βία) , dall’altro legge (νόμος), diritto (δίκη), autorità legale (κράτος), timore (ϕóβος), e pietà (ʹΈλεος), parole che segnano nella loro opposizione il contrasto inconciliabile che caratterizza la tragedia. Viene bollata la tracotanza, si esibiscono i valori morali e le norme etico-sociali cui conformare i comportamenti dei cittadini della polis ed il ricorso al mito serve a rinsaldare il tessuto connettivo della convivenza. Nella trilogia più famosa, l’Orestea, formata da Agamennone, Coefore, Eumenidi, la tragedia si risolve con Oreste portato nella sede suprema della istituzione della polis, l’Areopago, dove Oreste è alla fine assolto e le furiose persecutrici Erinni si trasformano nelle benigne Eumenidi. Si impone la Giustizia, la DIKE, che si esplica nel NOMOS, nella Legge della città, a fronteggiare la violenza, ma ciò non sarà sufficiente se nell’Antigone la legge del cuore e degli affetti si scontrerà con la legge ufficiale della città stessa, che tuttavia prevarrà alla fine. Ma a questo punto, gli Dei c’entrano poco, il conflitto è tra gli uomini, gli Dei sono solo spettatori. I drammi umani riportano le scorie dei drammi divini. Più i conflitti "si umanizzano", più si perde la carica istintiva, travolgente dell’eros e della violenza primitiva e questo porta alla famosa tesi di Nietzsche che ne La nascita della tragedia (1871) vede nelle prime tragedie un equilibrio tra le parti del coro che rappresentano la potenza dionisiaca degli istinti e le parti del dialogo degli attori che moderano con la razionalità apollinea lo scatenamento degli istinti, fino ad arrivare ad Euripide che descrivendo con realismo delle vicende umane fa prevalere il distacco dello spirito superiore ed equilibrato apollineo in contemporanea all’avvento del razionalismo di Socrate in filosofia e la definitiva eclissi del dionisiaco, evento che il filosofo tedesco denuncia come la più grande perdita per tutta la cultura occidentale.
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Più i miti perdono valore di Verità, staccati dal culto dionisiaco, più i paragoni e le similitudini linguistiche, da "strati intermedi" tra il mondo degli dei e quello umano subiranno una trasformazione che costituirà i primi gradini delle deduzioni analogiche di cui il metodo empirico si servirà più tardi.
-Franco Sarcinelli (WeSchool)
-Bruno Snell (le origini del pensiero europeo)
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tenteadores · 5 months ago
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Você já se sentiu como se usasse uma armadura, dia após dia? Que quando as pessoas olham para você, elas veem apenas o brilho do aço em que você tão cuidadosamente se envolveu?
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um-andarilho · 9 months ago
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@um-andarilho
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zeherili-ankhein · 8 months ago
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Gonna have gay shit in the retelling too cuz some Indian soldier shot Dio's lover Hymenaeos HSJSKSJSJS
He got better tho so no worries XD
OMG IMAGINE DIO CRYING TO HYMEN (yea that's what Im nicknaming the twink) AND VARUN SEES THAT AND FOR A QUICK MOMENT IT REMINDS HIM OF IF MITRA GOT WOUNDED LIKE THAT WHAT WOULD HE DO AND-
*dies of hyperventilation*
OMGGG YEAH AND MAYBE THEN HE CAN GO FUND MITRA IDK
Imagine tjem not talking because they chose different sides and then Varuna running to finf Mitra, who definitely fine no garms to him ofc 💀 but the angst 😩🤌🤌😭😭
That nickname is... 💀 I mean T_T
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rinconliterario · 1 year ago
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Durante el encuentro descubro a cada instante en el otro un otro yo: ¿Quieres eso? ¡Vaya, yo también! ¿No te gusta esto? ¡A mí tampoco! Cuando Bouvard y Pécuchet se encuentran no dejan de hacer el recuento, con admiración, de sus gustos comunes: es, uno conjetura, una verdadera escena de amor. El Encuentro hace pasar sobre el sujeto amoroso (ya raptado) la estupefacción de un azar sobrenatural: el amor pertenece al orden (dionisiaco) del Golpe de dados.
Discurso amoroso. Roland Barthes, 1977.
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t-annhauser · 10 months ago
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Il primo Nietzsche: La Nascita della Tragedia
(dove si mostra un Nietzsche ancora mondano e si spiega l'apollineo e il dionisiaco)
Quando il giovane Nietzsche pubblica la sua prima opera, La nascita della Tragedia, non è ancora il Nietzsche solitario e ombroso che si e rinchiuso nella caverna a rimuginare sulle sue dirompenti dottrine (la ridiscesa fra gli uomini dell'illuminato filosofo viene descritta molto allegoricamente nello Zarathustra), ma è il giovane e promettente professore che è stato onorato dell'amicizia del grande vip Richard Wagner e di sua moglie Cosima, nata a Como come Francesca Gaetana Cosima Listz dalla relazione adulterina del compositore Franz Listz con la contessa e scrittrice francese Marie d'Agoul. Il taccuino di Nietzsche annota una lunga serie di impegni mondani, contesse e donne di lettere se lo contendono a suon di inviti nei salotti buoni dell'alta società.
Ma Nietzsche già allora è portatore di idee dirompenti (almeno relativamente al ristretto mondo accademico e dei salottini intellettuali), tanto che l'amico Wagner (allora ancora amico) si sente in dovere di metterlo in guardia: "Ella ha colpito nel giusto! [...] Ma mi preoccupo per lei, e mi auguro con tutto il cuore che Ella non abbia a rompersi il collo."
Ne La nascita della Tragedia Nietzsche mette in bella copia un'idea che aveva precedentemente introdotto in una serie di corsi universitari, l'idea che la tragedia attica e la cultura greca siano percorse dal dualismo di due spiriti, l'apollineo e il dionisiaco. Il dionisiaco non è ancora qui l'unico predominante ma è l'elemento che fa da contrapposizione necessaria all'altrettanto necessario spirito apollineo.
Apollineo è lo spirito della razionalità, del limite, della giustizia, che ordina l'impulso caotico inscrivendolo nella bella forma; Dionisiaco è invece lo spirito primordiale della natura, impetuoso e crudele, non mediato e quindi genuino, non contraffatto.
La tesi è che la tragedia attica di Eschilo (Prometeo) e Sofocle (Edipo) esprime il momento magico in cui l'uomo greco guarda dentro tutto il dionisiaco dramma della vita e lo accetta virilmente senza pessimismo, anzi elevandolo a forma artistica eccellente attraverso la pulsione ordinatrice dell'apollineo: "Questo impulso titanico a divenire per così dire l'Atlante di tutti i singoli e a portarli sul largo dorso sempre più in alto, sempre più lontano, è l'elemento comune fra il prometeico e il dionisiaco. Il Prometeo di Eschilo è sotto questo aspetto una maschera dionisiaca, mentre nella profonda tendenza alla giustizia già accennata Eschilo rivela a chi comprende la sua ascendenza paterna da Apollo, dio dell'individuazione e dei limiti della giustizia. E così la duplice essenza del Prometeo eschileo, la sua natura insieme dionisiaca e apollinea, potrebbe essere espressa in forma astratta così: "Tutto ciò che esiste è giusto e ingiusto, e in entrambi i casi ugualmente giustificato"." (La Nascita della Tragedia, 9)
Ma ahimè, questa sublime forma d'arte, vera e propria parentesi celeste, viene meno con il prevalere del socratismo, con il quale si fa largo l'idea che il tumulto della vita possa essere risolto facendo ricorso alla sola apollinea ragione, capace di spiegarne e governarne moralmente ogni suo aspetto. Qui si avverte dunque un decadimento, sostiene Nietzsche, una negazione della vita nei suoi aspetti più genuini (negazione del dionisiaco) che si esprime dapprima nella tragedia di Euripide, scassinatore della bella tragedia attica, e poi, come è risaputo, nella religione cristiana.
E questa, in buona sostanza, è la base di tutto il pensiero di Nietzsche.
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1sileno · 2 months ago
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Ciao, potresti spiegare il nome del blog ?
ciao, certamente. era un periodo in cui studiavo l'origine della tragedia di Nietzsche e la contrapposizione tra spirito apollineo e dionisiaco mi piacque molto, la trovai una visione esaustiva delle cose. sono rispettivamente l'istinto armonizzante, ordinatore, razionale, e l'altro é spirito di caos, disfacimento e sensualità. ritenendomi sempre stato più apollineo che altro nacque tra me e me il proposito di riequilibrare le cose essendo più dionisiaco. da qui viene il nome "un Sileno", in quanto il Sileno é un personaggio mitico, misto tra uomo e animale, nella mitologia individuato come antecedente e strettamente collegato a Dioniso stesso.
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nociaograzie · 6 months ago
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lui è la fusione perfetta tra l’apollineo e il dionisiaco
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