#vecchie generazioni
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E' da circa due giorni che seguo con "interesse" la teoria del complotto denominata Blue Beam buttata con totale noncuranza sui social come se fosse una verità sodata soprattutto dai boomer: ritengo con cognizione di causa che offrire alle vecchie generazioni la possibilità di iscriversi ai social è stato un enorme errore, perché non sanno assolutamente distinguere la realtà da una stronzata.
#Blue Beam#teoria del complotto#social#social networks#boomer#realtà#stronzata#vecchie generazioni#verità#errore
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The Who - My Generation
youtube
Before I get old
Il rispetto della vecchiaia e la cura e la protezione dei più deboli
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I hope I die before I get old
(talkin’ ‘bout my generation)
Spero di morire prima di diventare vecchio
(parlando della mia generazione)
This is my generation
This is my generation, baby
Questa è la mia generazione
Questa è la mia generazione, baby!
Tratto da My Generation, brano dei The Who risalente al lontano 1965, un anno prima che nascessi io.
Pete Townshend (chitarrista, e autore del gruppo) e Roger Daltrey (il cantante che era biondo e ora è canuto) sono ancora vivi. Hanno una ottantina di anni ciascuno e non lo so se qualche volta capiti loro ancora di cantare che sperano di morire prima di diventare vecchi. D’altronde, se veramente credono in quello che cantano, non capisco perché sono ancora in vita.
Monicelli docet!
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Il resto è tutto qua:
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Le vecchie generazioni avevano un pregio, sapevano stare un passo indietro. Erano generazioni sagge e consapevoli dei propri limiti, generazioni semianalfabete che sapevano riconoscere chi poteva dargli una mano per comprendere meglio le cose: il medico, il prete, il maestro. Oggi no, oggi è tutto diverso. Oggi siamo in una societa' dove l'analfabetismo di ritorno esplode alla massima potenza ma tutti si sentono medici, chirurghi, insegnanti, ingegneri, allenatori di calcio, specialisti di genetica, fisica, idraulica e virologia. Ormai il must e' "l'ho visto su google". Rimane complicato capire dove va l' acca, dove la e con l'accento; di punteggiatura neanche a parlarne e non va meglio con il soggetto o con il congiuntivo. Unica cosa certa è che tutti sanno tutto di covid-19, scie chimiche e che ogni cosa detta dagli scienziati e'una boiata pazzesca.
@ilpianistasultetto
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Anno dopo anno le generazioni degli uomini si fanno sempre più impalpabili, lo vedo nelle generazioni più prossime alla mia, in quelle dei quarantenni, dei trentenni, via via scendendo fino allo zero assoluto, non sanno niente, non provano niente, non valgono niente. Sono culturalmente nulli, con un vocabolario di mille parole al massimo se si escludono gli articoli determinativi, le congiunzioni, le coniugazioni difficili, gli inglesismi coglioni e i passati remoti in disuso, meglio i dialetti, sono più intelligenti di loro. Erano più vivi e rispettabili, oserei dire aristocratici, un pecoraio o una contadina di due secoli fa con tutta la loro sapienza accorta e reale dei fatti del mondo che il più brillante dei dottori usciti dalla fabbrica dei laureati in questo scorcio di inizio millennio. Meglio i pecorai, gli omerici custodi di pecore e sovrani della petrosa Itaca. Prendetelo pure come uno sfogo da vecchi, quando ci arriverete pure voi proverete la mia stessa solitudine, la sensazione di essere rimasti gli ultimi esemplari, come dei neanderthal di fronte a una fracassona genia di uomini all'apparenza più sapiens.
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Europa, 2150:
Bambina: “mamma chi sono questi?”
Mamma: “erano i vecchi abitanti dell’Europa, ormai non esistono più”
Bambina: “come hanno fatto a scomparire? Li avete combattuti?”
Mamma: “no, rinunciarono alla loro terra per paura di essere chiamati -razzisti-, poi smisero di fare figli perché dicevano fosse da -fascisti-, dopo un paio di generazioni scomparvero”
Bambina: “però sarebbe bello stare senza il velo come lei”
Mamma: “shhhh, non ti fare sentire, lo sai che il nostro dio vuole così”
Bambina: “va bene….” Mamma: “ora andiamo a casa, c’è tuo marito che ti aspetta”.
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tornando indietro nel tempo solo per dire a barbero di farsi i cazzi suoi invece che affermare che “i giovani d’oggi vivono tempi decisamente più noiosi e privi di eventi rilevanti rispetto alle generazioni più vecchie”. sono: stanca
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Probabilmente non vivrò mai la sensazione di sentire per la prima volta un genere musicale completamente nuovo come le vecchie generazioni all'epoca della nascita del rock o del jazz. Ma quanto può essere triste questa cosa?
Chissà cosa hanno provato quelli che hanno vissuto l'epoca d'oro della musica, la nostra generazione può solo "accontentarsi" di rimescolamenti, cover, generi ibridi ma mai musica completamente nuova!
È davvero tanto tanto triste.
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Stiamo vivendo in Italia un periodo storico molto interessante: negli ultimi decenni, politica e religione conservatrici hanno continuato, da ogni fronte, a bullizzare le donne affinché facessero figli (anche in condizioni di disagio e povertà) con il solo scopo di garantire che il "patto generazionale" che permette il pagamento delle pensioni reggesse; dal basso, invece, la maggioranza delle donne ha finalmente Reagito non facendo figli.
E' la più grande rivoluzione femminista della Storia.
Politica e religione conservatrici non hanno tenuto conto di due questioni importanti: per fare figli serve necessariamente un welfare socialdemocratico e aziende serie, che garantiscano dignità a tutti gli individui; per tenere in piedi una religione millenaria servono nuovi nati, e i nuovi nati non li ottieni aggredendo una società di donne in maggioranza consapevoli: che ha studiato, che ha goduto di un certa libertà, che ha una Coscienza, che non è disposta a vedersi come una incubatrice.
Niente manifestazioni femminili in piazza; niente cartelli per esprimere il proprio dissenso verso una politica e religione grette che vedono le donne solo come un corpo fatto per procreare e sopportare il carico di una gestione familiare: soltanto un enorme, concreto "vaffanculo" di portata nazionale, che mette in ginocchio i bilanci statali, punisce le vecchie generazioni conservatrici e metterà un punto finale ad una tradizione religiosa capace solo di insegnare ad odiare.
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Non c’è saggezza nel diventare vecchi, ma c’è l’autorevolezza dell’irreparabilità.
La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
può essere il tempo della nostra felicità.
l’animale è morto o è quasi morto.
rimangono l’uomo e la sua anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre.
Buenos Aires,
che prima si lacerava in suburbi
verso la pianura incessante,
è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le sfocate case dell’Once
e le precarie e vecchie case
che chiamiamo ancora il Sur.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quel che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
ma è una dolcezza, un ritorno.
Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
ne avrò letti solo alcuni,
quelli che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
convergono i cammini che mi hanno portato
nel mio segreto centro.
Quei cammini furono echi e passi,
donne, uomini, agonie, resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
ogni infimo istante dello ieri
e di tutti gli ieri del mondo,
la ferma spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
alla mia algebra, alla mia chiave,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.
Jorge Luis Borges, "Elogio dell'Ombra"
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boh ma com'era la cosa che le generazioni precedenti odiano le successive
io più invecchio meno tollero quelli più vecchi di me
per i più giovani provo compassione
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mahmood aveva proprio detto in un'intervista, chiaramente riferita a marco carta, che dichiarare "sono gay" dalla d'urso "ci fa tornare indietro di 50 anni" io purtroppo proprio non reggo quando le celebrità eludono il coming out con le tipiche risposte "ma ormai nella mia generazione non si fanno più differenze, siamo tutti più aperti" che fanno tanto iper progressismo ma in realtà sono scuse vecchie come il mondo, e fanno veramente tornare indietro (hanno fatto dichiarazioni di questo tipo mengoni, mahmood, michele bravi) ora: -è ovvio che le domande dei media sulla vita privata siano fastidiose, ma quanto sarebbe più facile stroncare le speculazioni rispondendo in modo onesto e secco? -inoltre l'idea che nelle nuove generazioni siano tutti più aperti è falsa, l'omofobia nei ragazzini è ancora presente e vivendo in provincia vedo quanta gente anche giovane è ancora non dichiarata, far finta che ormai siano tutti più aperti non aiuta -mahmood e mengoni sono ovviamente out nella loro vita personale, il parziale riserbo lo mantengono solo come personaggi pubblici, per quanto fuori luogo l'outing non può avere chissà quali ripercussioni negative su di loro -in generale sono d'accordo che aver menzionato aneddoti strettamente personali in quel programma fosse fuori luogo, anche dire che sono gay dichiarati è tecnicamente sbagliato visto che non si sono mai dichiarati come personaggi pubblici, MA, mi ha colpito molto vedere sotto al video moltissimi commenti indignati di fan 30-40enni di mengoni, che dicono proprio "lui non ha mai dichiarato niente di tutto ciò!! sono fatti suoi", è molto palese come abbiano percepito il dire che mengoni è gay come un'accusa infamante, mentre è stato riportato come un dato di fatto assolutamente neutro. Cos'è che ci riporta davvero indietro allora? poi negli anni entrambi si sono di fatto esposti in modo indiretto, tra supporto alla comunità, temi lgbt nei video musicali, mengoni è stato paparazzato più volte con uomini, penso proprio il giorno stesso di quel programma è uscita una campagna pubblicitaria esplicitamente gay con mahmood quindi, se la loro idea è che non bisogna fare dichiarazioni apposite, ma solo vivere apertamente, allora menzionare quello che già si sà non lo vedo come un outing grave il modo in cui ne è stato parlato in quel programma è criticabile, ma anche l'ambiguità tenuta da loro dovrebbe esserlo, allora perdona il rant non richiesto, sono solo i miei 2 cent sulla questione
Guarda hai esposto dei punti molto validi e sinceramente non è che io possa controbattere, perché sì, ci son cose che hai scritto che condivido anche io.
L'unica cosa che posso dire è che è una scelta, fa parte della sua sfera personale, e non si può obbligare nessuno a fare coming out, o perché no, a condividere dettagli della propria vita privata se non vuole. Perciò io capisco che ci si possa rimanere male davanti a questa scelta, però è anche vero che noi non siamo nessuno per dirgli "Mahmood devi ufficializzarlo pubblicamente".
E ripeto, molte delle cose che hai scritto le capisco, ma allo stesso tempo non possiamo manco mettere bocca sulle decisioni altrui.
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Il Sole
"L'Alba di una nuova Esistenza".
Quando dei cicli così potenti e millenari si chiudono, non per tutti è una "festa". Per molti si prefigura come un lutto, una sorta di attraversamento del "vuoto di Esistenza".
Non è facile perdere i punti di riferimento interiori. E non è semplice affrontare una "crisi di identità", sia essa umana o spirituale.
Tante conoscenze antiche che un tempo ci aiutavano a comprendere e capire, ci guidavano ad interpretare i linguaggi della Vita, oggi non trasmettono più lo stesso tipo di aiuto.
Tanti messaggi risuonano vecchi, polverosi, superati.
A volte percepiamo i messaggeri come "ingombranti".
Ci infastidiscono le antiche formule sacralizzate e tramandate per generazioni come verità assolute.
Non perché esse non siano state preziose e illuminanti.
Ma perché rievocano e riportano in vibrazione, interpretazioni e manifestazioni umane del Passato che tramite la manipolazione o la superficiale interpretazione di senso, hanno alterato completamente il significato originale, appiattendolo e accomodandolo su schemi altamente disfunzionali.
E poi oramai siamo "pieni zeppi" di contenuti, esposizioni mediatiche, formule di vendita, marketing.
Siamo sovraccarichi di opinioni, messaggi, giudizi, televendite, commenti, formule magiche esistenzialistiche.
Siamo la società della "parola" e dell'"immagine".
Una società che non riflette attraverso il silenzio, ma utilizza impropriamente il piacere immediato, la ricompensa, la visibilità, il colpire, l'attirare, la popolarità, l'immagine vincente.
Marzo ci chiede un passo indietro, un passo dentro l'ascolto interiore.
In sacra contemplazione della nostra Verità.
Non di quella "portata" e annunciata dall'esterno.
Ma di quella che illumina il nostro Cuore. E che giunge alla Mente tramite il Sentito, in un atto di autentico e personalizzato messaggio di Chiamata.
Nel "vuoto di conoscenza", nel "Sentito profondo e sacro", noi inizieremo a conoscere questo nuovo Bambino interiore appena nato.
E a breve saremo pronti a presentarlo, orgogliosi e fieri, anche all'Altro.
Perciò da subito dobbiamo "conoscerci bene".
Tra "pochi istanti" sarà giunto il "destinato tempo" di uscire nel Mondo a braccetto con la nostra nuova Identità.
E' sarà fondamentale esser-ci. Per noi stessi e per gli Altri.
Nella quotidianità, nei respiri, nella presenza, nella creazione del nuovo "noi".
L'individuo sarà sempre più "circondato dalla Relazione".
Dovrà sperimentarsi nel confronto, nell'ascolto partecipato, nella condivisione rispettosa, nello scambio di idee, nella partecipazione attiva alla Comunità.
Non sarà isolato e solo.
Gli Altri non saranno percepiti più come un pericolo per la nostra serenità interiore.
Ammesso che davvero fossero "gli Altri" il "minaccioso problema da risolvere".
Oramai è chiaro che siamo stati noi il pericolo più grande per noi stessi. Noi abbiamo guerreggiato per anni contro il nostro "mostro interiore" che ci divorava da dentro.
Quando abbiamo scelto di deporre le armi e di impugnare la Spada come atto di "affermazione" e non di "negazione o di difesa", abbiamo radicato un potere nuovo: "il diritto all'Esistenza".
Ed insieme ad esso ,giorno dopo giorno, abbiamo smesso di punirci, di infliggerci dolore, di viverci come vittime impotenti di un destino avverso.
Oggi siamo "integri". E "vuoti di identità".
Ma pieni di "noi stessi"
Tutti da scoprire.
Pensavate fosse finita?
Sì. La Guerra è finita. Ma guardandoci intorno, a volte con desolazione e rimpianto, ed altre con occhi luminosi puntati all'orizzonte, sono le macerie ad impressionarci. Ed è la Ricostruzione il punto più critico del viaggio.
Dobbiamo scegliere quale volto dare alla nostra nuova Vita.
E per farlo occorre "ascoltarsi".
Non certo immedesimandoci in ciò che "fanno e dicono" i più audaci o sapienti. O quelli del "marketing" e della vendita di modelli impossibili e impraticabili.
Nessuno oggi "ha capito veramente". Siamo tutti Esseri umani che viaggiano a tentoni, che si riscoprono nel loro potenziale autentico e originale, che rinascono per la prima volta dal grembo materno dell'Amore.
Cosa farò adesso?
Mi ascolterò. E condividerò.
E poi, a tempo debito, "sentirò" e saprò" dove andare.
Mirtilla Esmeralda
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Un esempio di pensiero debole suggestivo. La SUA risposta è ovviamente quella mainstream: SERVONO PIU' IMMIGRATI. E' noiosa francamente inudibile riformulazione dello stantìo: "le risorse ci pagheranno le pensioni".
Caro Gori, faccia i compiti a casa prima di parlare a vanvera, controlli i conti, non più solo dei Paesi "più avanti" del nostro ma anche i nostri. Scoprirà il sistema non solo del welfare ma anche dei consumi interni non può esser retto da gente a carico del welfare system, che prende i soldi pochi e in nero qui ma li spende dove costa meno, cioè a casa loro. Micascemi loro, gli scemi sono quelli che te che glie lo consentono.
la soluzione vera, caro Gori, é come sempre molto lontana e ben più ardua delle SCORCIATOIE, neoschiaviste woke in questo caso: le attuali e nuove generazioni (causa di un sistema pensionistico ottocentesco a schema Ponzi, ma questo è un altro discorso) han necessità di ggiovani che gli paghino le pensioni? CHE FACESSERO PIU' FIGLI, punto e a capo. Con tutte le conseguenze economico-sociali (ma naturali) del caso. Se no ciccia. Spiaze.
Comunque un'altra soluzione emergenziale c'è, è già stata sperimentata: da vecchi non potendo mantenervi vi toglieranno di mezzo anzitempo concentrandovi nelle Rsa, poi qualche finta epidemia e un po' di "vigile attesa", problema pensionati gestito.
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L'unico vero potere sul futuro, anche di una nazione, è sempre stato in mano alle donne: è bastato che molte donne intelligenti si rifiutassero di mettere al mondo anche un solo figlio in Italia, per innescare la crisi di un sistema (di merda) pensionistico che scarica tutto sulle nuove generazioni, permettendo alle vecchie di spendere e spandere senza amore per i più giovani, e mettere in ginocchio una religione cattolica (di merda), che senza nuovi battezzati è destinata solo a morire.
Noi single non siamo il problema: noi siamo LA SOLUZIONE.
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Parlo spesso in dialetto, se ci fosse qualcuno che parlasse il mantovano parlerei tutto il giorno in mantovano, ma ormai sono sradicato dalla mia terra e non ho più speranze: chiamatemi Ismaele.
Questo post è per @fattilinguistici. La sopravvivenza del dialetto nel nord Italia è questione complessa e variegata, per esempio a Milano il bel dialetto parlato ne l'Aldalgisa di Gadda ormai va scomparendo, i milanesi si sono fatti troppo "civili" e mitteleuropei (sarcasmo) e ripudiano il dialetto come una cosa da vecchi e da miserevoli, che li costringe a una mesta vita di provincia (il milanese tipo è assolutamente odioso, si salva solo @egemon). In veneto il dialetto invece non conosce mai crisi, a tutt'oggi è una lingua largamente e orgogliosamente parlata sia in provincia che in città, tant'è che i veneti si sentono un po' un'etnia a parte, non dico tutti, ma un buon numero che contribuisce certamente a fare massa critica (nonno docet: "piove a sece rovese", "vaca miseria impestada fino a i oci"). A Como, dove ogni tanto ritorno, in città si sente parlare dialetto ma solo da persone di una certa età, tra le nuove generazioni va ormai scomparendo sostituito da un odioso accento brianzolo, e il dialetto parlato non va oltre qualche espressione tipica ("pan poss", pane raffermo, e cose del genere). Io che sono intimamente un conservatore e che guardo con struggimento ai miei primi vent'anni di vita in provincia di Mantova, parlo orgogliosamente il dialetto del basso mantovano, ricco di inflessioni venete ed emiliane ("sta 'tenti ca ta strabuchi!", attento che inciampi), e lo rivendico come se fosse la lingua degli hobbit o il nanico delle montagne brumose ("Baruk Khazâd! Khazâd ai-mênu!") e le faccio una testa così anche alla mia compagna che vorrebbe inculcarmi invece qualche parola di cosentino dell'hinterland a me che tutt'al più mastico e parlo un po' di scaleoto, cioè di calabrese imbastardito dal basso campano-lucano ("ma tu parli napoletano!" mi dice quando azzardo un "jamu ninne, guagliò!").
Chiudo con nonna di Scalea che diceva sempre: il nostro dialetto si capisce, non il vostro che non si capisce niente.
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Generale dietro la collina
Per comprendere il pensiero del generale - apro metaforicamente una parentesi sull’etimologia pensiero/generale, che già di per sé fa ridere, perché è un ossimoro. Pensiero è l’atto con l’anima percepisce, riflette, immagina, giudica, ragiona. Generale, rango più alto delle ff.aa., proveniente da una selezione e formazione, avrebbe giurato fedelta’ alla e, sulla Carta Costituzionale.
Ne consegue che il pensiero dell’ufficiale in quota partito xenofobo, appare – con un prima e superficiale lettura, quantomeno in contrasto ai valori sui quali si è impegnato - con l’atto di giuramento, appena terminato il corso in quel di Modena. Ne consegue altresì che, personalmente, inizio a dubitare dell’impegno del giuramento, ormai ridotto a stanca e vuota liturgia tra fanfara, pennacchi e mostrine.
Il pensiero del militare, quindi, meglio a questo punto denominarlo con il sostantivo corretto di milite dell’esercito naz.le repubblicano, posto che egli vanta le lodi del proprio precursore nato a Predappio, non è una boutade elettorale con il solo intento di attrarre a se le simpatie/voti dei nostalgici.
Niente affatto, è molto più profondo, come meglio descrivono, con lungimirante intuito, Piero Calamandrei, negli anni successivi alla liberazione e, Primo Levi, con la celebre intervista RAI del 1970:
· “Non saranno i vecchi fascisti che rifaranno il fascismo…il pericolo non è in loro, è negli altri, è in noi, in questa facilità di oblio, in questo rifiuto di trarre le conseguenze logiche dell’esperienza sofferta, in questo riattaccarsi con pigra nostalgia, alle comode e cieche viltà del passato. Oggi le persone benpensanti di questa classe intelligente – così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlare di antifascismo” (P. Calamandrei 1946 Il Ponte)
· Dove un fascismo, non è detto che sia identico a quello, un fascismo cioè un nuovo verbo, come quello che amano i nuovi fascisti d’Italia, cioè che non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno i diritti, altri no. Dove questo verbo attecchisce alla fine c’è il lager, questo io lo so con precisione” (Primo Levi 1970)
Ancora più incisivo è il libro di L.Falsini – La storia contesa, quando, citando E. Gentile, afferma che è in atto, da tempo e, per nulla sottotraccia, la defascistizzazione retroattiva, intesa come edulcorazione del fascismo e mancato riconoscimento della sua struttura totalitaria: “Assolvendo il fascismo abbiamo cercato di assolvere noi stessi per il consenso dato a un regime totalitario e oppressivo. Ma come dice Henry Rousso, la rimozione di un evento traumatico può produrre il “ritorno del rimosso” che può poi trasformarsi in “ossessione della memoria”.
Ma non basta l’oblio della classe intelligente - sprovvista di intelligenza, infatti si aggiunge anche l’oblio delle nuove generazioni verso il tema del fascismo, che si trasforma in “destoricizzazione della coscienza giovanile” e “delegittimazione del discorso storico” nell’attuale superficiale società contemporanea, dominata da una visione sostanzialmente aproblematica del mondo, dove tutto è lecito e consentito, in nome della libertà di espressione anche di un milite, a cui mancano le più elementari basi di vivere civile.
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