#sballo
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Sapete perché buona parte dei ragazzi o delle ragazze (ma non solo) amano lo "sballo" in discoteca o in generale l'andare in posti molto caotici? Perché questo permette loro di spegnere anche solo per una serata la vita che c'è all'esterno. Permette loro di sopprimere mancanze, disagi, fragilità. E questo è molto diverso dal recarsi in tali luoghi in maniera più "sana".
Peccato che poi, una volta passato quel momento, la vita torna a mostrarsi per quello che è. Le mancanze tornano a farsi sentire, e stesss cosa i vari disagi e la fragilità. Conseguenza? Si torna a stare male come prima, se non peggio.
La cura per i problemi della vita non è mai l'andare a sballarsi o cercare con il rumore di spegnere i pensieri, ma lavorare seriamente su se stessi interiormente. E questo non è per tutti. Si preferisce sviare facendosi ancora più del male e rischiando conseguenze ben poco positive.
#pensieri#riflessioni#scrittori#scrittura#frasi#frasi tumbrl#frasi pensieri#vita#sballo#discoteca#fragilità#disagio#ragazzi#ragazze
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PRIMA PAGINA Tutto Sport di Oggi lunedì, 05 agosto 2024
#PrimaPagina#tuttosport quotidiano#giornale#primepagine#frontpage#nazionali#internazionali#news#inedicola#oggi potassio#sballo#doppio#storia#pazzi#legge#delirio#primato#onore#chiesa#spada#furia
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in tutto questo in mezzo al macello di oggi ci siamo totalmente scordati di commentare il video rivelatore di aprilia con aleix che apre le porte scorrevoli e martino che entra con lo stacchetto tipo una roba grande fratello vip su canale 5
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Vieni a tavola così? Vestita solo di quegli addominali da sballo e con un seno che grida: "torturami, leccami, succhiami?" Dio se mangerei te, adesso. Ma... ho una fame da lupo! Che delizia per gli occhi, sei... Poi per uscire indosserai quel vestitino che... Mmmhhh...
Aliantis
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Soltanto colleghi, io e Anna

Lavoriamo nella stessa azienda da anni entrambi. Io ho più di cinquant'anni e un po’ di… sana pancetta. Anna, il mio capo, ne ha un po’ meno di cinquanta ma è sempre una vera bellezza: piccolina ma con tutte le sue cose a posto e ben soda. Una vera sportiva. In azienda non c'è nessuno che non le sbavi dietro. Malgrado queste differenze, siamo comunque sempre andati molto d'accordo. Tra noi e con gli altri colleghi: battute, frizzi e lazzi quanti ce ne possono stare in una giornata d'impegno costante. Concentrati ogni giorno fianco a fianco, lavorando molto, ma allo stesso tempo stimandoci e aiutandoci reciprocamente. Ognuno poi a casa con la sua famiglia.

Nell'ambito di cambiamenti di rilievo nella nostra area aziendale di competenza, nell'autunno di due anni fa abbiamo dovuto trasferirci in gruppo in Spagna per un paio di mesi di aggiornamento. Eravamo una decina di colleghi e prendemmo alloggio tutti nella stessa struttura, che offriva stanze attrezzate con cucinino a prezzo conveniente. La sera poi: o tutti al ristorante lì vicino, oppure ci si arrangiava; si comperava qualcosa in rosticceria o al supermercato, quindi si cucinava e mangiava in stanza. Due fili di spaghetti, un petto di pollo, inslata: cose così.
Un sabato, tutti erano più o meno in giro per la città più vicina, tranne noi due, che avevamo deciso di prenderci una pausa. Comperata un po' di roba, ci siamo trovati quindi a spadellare e mangiare nella sua stanza da soli, io e lei. Dopo una buona cena, a dispetto delle minime condizioni organizzative, un po' di ottimo vino spagnolo, abbiamo fatto due chiacchiere in libertà e un certo grado di antica confidenza ci ha portati a superare la sottile linea di confine che separa la normale amicizia tra colleghi da sentimenti esclusivi di intimità a due.

Durante una pausa, le ho chiesto a bruciapelo: "Senti un po’: prima che me ne vada a letto, dopo tanti anni, con tutto l'affetto che c'è tra noi due, lontani da casa… me lo dai un bacio?"
"Ma che cazzo dici? Sei scemo?"
"E dai: che ti costa… non lo saprà mai nessuno…"
"Smettila: mi stai imbarazzando e facendo diventare rossa. Ora mi sto arrabbiando. Seriamente…"
"Che scema che sei… sono tristissimo; vabbè: adesso me ne vado."
"No, dai… Con quel muso da bambino deluso... Porca zozza, dai non mi far sentire in colpa… vieni qua… (e mi diede un bacio veloce e leggerissimo sulla bocca)"
"E quello che era? Che siamo: due scolaretti?"

"Porca troia, stasera… Guarda: basta che la finisci. E mi raccomando: che la cosa resti qui, chiaro?"
Quindi mi gettò le braccia al collo e mi diede un bacio da sballo, succhiandomi la lingua e lavorandosela a lungo.
"Mmmmh… va un po’ meglio…"
"Va un po’ meglio? Cazzo dici: t'ho dato un bacio che avrebbe resuscitato un morto… Mo’ mi incazzo…"
"Ma io per la verità volevo baciarti altro: le tue labbra più private… Quelle in basso…"
"Senti: adesso vai dritto dritto a fare in culo, vai… Stasera propriooo…"
"Va bene, un ultimo disperato tentativo: giuro che se me la fai solo vedere, poi me ne vado nella mia stanza… Cazzo: ci conosciamo da quasi venti anni, che c'è di male a vedersi nudi…"

"Dai, smettila: adesso veramente non sei più divertente. E togliti dalla faccia quell'espressione da cane bastonato… Mannaggia la zozza… (Fissandomi muta per venti secondi) Guarda: solo perché ti stimo, perché mi hai sempre aiutato in mille maniere… poi però ti levi subito dal cazzo, ok? Che stasera mi stai proprio a far girare i coglioni ad elica… Ti faccio licenziare, sai? Mando un'email al Personale appena esci..." A quel punto, seduta sul letto si tolse le scarpe. Guardandomi fisso negli occhi, si sfilò i sexy-jeans a pelle, poi le mutandine che mi gettò in faccia e infine allargò le sue gambe: bellissime e nude. Un miracolo d'erotismo proprio lì, davanti ai miei occhi sgranati.

Io allora scesi in ginocchio come se avessi visto la Madonna e mi avvicinai alla sua fica. Ne sentivo l'odore meraviglioso, che era per me un vero e proprio afrodisiaco.
"Aaaah… devo dire che sei proprio stupenda anche qui sotto… sei una strafica, te l'ho sempre detto… sei un vero capolavoro della natura. Sia benedetta tua madre!"
"Seeee: bonasera… Grazie, scemo… Dai… Adesso smamma…"

Anna aveva le guance rosse come un peperone, mentre si scherniva; ma comunque le si leggeva in viso che era molto lusingata dal mio apprezzamento sincero e che era intrisa di un sottile e sensuale piacere, nel sentirsi così manifestamente desiderata. E non accennava a rivestirsi. Muoveva le gambe a destra e sinistra e così facendo apriva e chiudeva la fica.

Era un gioco erotico sottilissimo, insolito e bellissimo: per me e per lei. Bellissima, Anna: che ora si trovava in una dimensione nuova, per giunta a fica nuda, esposta e con qualcuno che non era suo marito, un uomo certamente buono, ma che la dava per scontata, come mi aveva confessato più volte. E tutto ciò le piaceva: non avrebbe mai voluto che me ne andassi, ne ero sicuro. Era felice di farsi ammirare la fica e l'ano nudi dal suo collega fraterno e protettivo. Era diventata in quel momento una docile e indifesa peccatrice, ma si sentiva tranquilla e al sicuro, con me; pur trovandosi lontana da casa e dalla sua immagine ufficiale integerrima di moglie e madre di famiglia.

"Ora per finire la serata in bellezza, posso baciartela rapidamente? Daiiii…. fammelo fare…"
"Noooooo, pazzo! Ma che cazzo dici… non puoi fare sul serio…"
Intanto, allargava un po’ di più le gambe, alzando contemporaneamente il bacino. Avanzava sul bordo del letto fino quasi a cadere, offrendosi chiaramente al mio viso sempre più vicino a quella meraviglia. Ne percepivo l'odore e la vedevo evidentemente umida, palesemente preda del suo desiderio.

"Guarda, Anna: te le sfioro soltanto e rapidamente con la bocca, queste tue labbra deliziose. Poi mi alzo e me ne vado: giuro… fammelo fare: ti prego… ne ho bisogno, stasera… sono lontano da mia moglie, tu da tuo marito… non puoi farmi morire così: mi struggerò di passione, nel letto…"
"Dai, allora. Uffaaaa… ma tu guarda che cazzo mi tocca fare a me, stasera! Sbrighiamo ‘sta cazzo di faccenda. Vai molto veloce, stronzo…"

Non me lo sono fatto ripetere e ho immediatamente incollato le labbra alla sua fica, mettendo le mie mani sui suoi fianchi nudi per attirarla e stringermela tutta. E non intendevo sfiorarla romanticamente: ho iniziato direttamente a succhiarla forte e a mangiarla. Non mi sarei staccato da quel vero paradiso in Terra per tutto l'oro del mondo. Lei diceva debolmente:
"Dai, su: ma che cazzo fai… non dobbiamo… adesso staccati e vattene… daiii…. oooooh... maledetta testa di cazzo: eravamo d'accordo… suuu… dai: alzati…. aaaah…

E sussurrava quelle parole tenendo ben ferma la mia testa contro il suo bacino, che cominciava deliziosamente e sensualmente a muovere. La adoravo letteralmente. Sarei morto, pur di non staccarmi da lei. L'ho odorata, leccata, succhiata e ingoiata per una buona mezz'ora: se la meritava tutta. Giocavo con le sue grandi e piccole labbra; gliele aspiravo forte e le trattenevo, per poi rilassargliele e continuare a leccarla e mangiarla.

Le infilavo la lingua dentro, la penetravo e guizzavo ovunque. Giocavo con la sua clitoride. In breve, avevo il viso cosparso dei suoi dolcissimi umori ma non riuscivo a saziarmene. Inghiottivo tutto. Respiravo l'aria che sapeva della sua fregna: una vera cura per i polmoni e per l'anima, altro che passeggiata in montagna! Anna mugolava di puro piacere, alzando e abbassando di continuo le anche, pur di farsi leccare dall'alto in basso e in profondità. Mi diceva: “continua, cazzo! Non smettere… si: lecca bene la mia passera e il mio buco del culo. Lo desidero tanto… ooooh, se mi piace... mio marito non me l'ha mai fatto… ma tu d'ora in poi non farmelo mancare mai... ti odioooo… ooooh... bastardo...”

Venne a più riprese, inondandomi ogni volta il viso di puro miele di donna. Poi non ce la feci più: mi alzai e crollata ormai ogni barriera scopammo nudi come se fossimo marito e moglie che non si vedevano da un anno. Ci conoscevamo troppo, per non desiderarlo entrambi. La stimo moltissimo e quindi con estremo rispetto e impegno le sfondai letteralmente quella piccola fregna stupenda che avevo sempre desiderato. Lei si concedeva tutta e godendo mi diceva: “non dovrà saperlo mai nessuno, mi raccomando… intanto ficcamelo tutto bene dentro… mmmmmh… dai, mettici anche i coglioni…” Le dissi che poteva stare tranquilla: non avrei mai corso il rischio di sputtanare entrambi in azienda e di rovinare due famiglie.

A quel punto si girò a pancia in sotto, mise un cuscino sotto il bacino che così si sollevò, e allargò le natiche con le mani per offrirmi il culo. Il suo ano, per la magia che solo una donna d'esperienza e innamorata sa fare, si schiuse da solo davanti ai miei occhi stupefatti: era evidente che voleva essere inculata. Quando si dice “ha un culo che parla.” Avevo dato fuoco a un vero vulcano di passione. Volle che le venissi in culo e le sborrai lentamente dentro non so quanti getti! Una dolcissima, insospettabile, nuova puttana era incredibilmente tutta a mia disposizione! Da allora scopiamo almeno una volta a settimana. Non vi dico quanto è brava a succhiarmelo e a ingoiare tutto il mio cazzo! Riesce a farmi venire quando dice lei. Mi è entrata in testa. Sul posto di lavoro massima formalità: nulla di più delle solite battute e assolutamente nessun contatto fisico. Ci bastano gli sguardi di mezzo secondo. E i messaggi di fuoco tramite la nostra chat segreta su Telegram.

RDA
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maurizio
i personaggi italiani durante le trattative
quelli che credono che marc non possa fare le cose da solo
gli odiatori
quella che "Pecco si scazza"
il quarant'enne medio
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il canone del chiasmo per un kallipygos da sballo
Per rendere sensuale una figura, e in special modo nella parte posteriore, mi sono imbattuto per puro caso in una regola antica (e guarda caso greca), la regola del chiasmo, cioè della forma a "chi", cioè a "X". Il mio deretano - cioè quello che stavo idealmente disegnando e non il mio proprio che pure può vantare una bellezza pari a quello del Doriforo di Policleto -, aveva una certa fissità che non riusciva a convincermi, abbassatolo da un lato e tenendolo teso dall'altro, ecco emergere quella particolare e conturbante torsione che così ben conosciamo, istillataci nell'inconscio come una seconda natura a noi fruitori dell'arte occidentale. Quei maledetti greci conoscevano tutti i trucchetti, e noi umilmente ci inchiniamo rendendo omaggio ai nostri maestri.
Venere callipigia, I-II secolo da originale greco del III sec. a.C.
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Ma che bella idea.. (del cazzo)!

Quindi ricapitolando per andare in nave in Giappone da Busan.
DUE ORE DI TRENO VELOCE PER RAGGIUNGERE BUSAN DA SEOUL.
RICHIESTA DI ESSERE AL TERMINAL DIVERSE ORE PRIMA DELL'IMBARCO CHE AVVERRÀ ALLE 7:40PM.
PER POI SALPARE ALLE 22:30PM.
ARRIVANDO A FUKUOKA ATTORNO ALLE 5:30AM MA SENZA POTER SBARCARE CHE L'UFFICIO IMMIGRAZIONE E DOGANE APRE ALLE 7:30AM
Si dirà, almeno l'esperienza della traversata nello Stretto di Corea, su una nave giapponese con standard giapponesi..
Proprio con in mente la qualità giapponese il sottoscritto aveva preso una cabina notte in prima classe (ma è uno sballo! Cit.) da 4 persone in stile giapponese con futon annessi e connessi.
La realtà: la nave è vecchia. Gli interni sono vecchi. I bagni - in comune - sono vecchi. Solo il lenzuolino e la federa del cuscino sono lavati il resto è sporco e macchiato. Il cibo del ristorante di bordo ha pessime recensioni quindi tutti comprano dal mini kombini di bordo o dai distributori automatici. Ci sono una cinquantina di carrelli e messaggi attaccati un po' a cazzo ovunque con il nastro adesivo.
Praticamente un gemellaggio con i servizi di navigazione per le grandi isole in Italia.
La cosa più assurda però resta che dopo aver dormito essenzialmente su un pavimento ci siamo svegliati bene. Sarà stato il medicinale contro il mal di mare? La posizione? O è semplicemente il Giappone ad avere proprietà curative basta arrivarci?
Non lo sapremo mai. Per il resto Giappone mio come ti ho lasciato ti trovo, parafrasando non ricordo quale comico sei "La maggior ragione a sostegno sull'uso delle armi nucleari". Questo naturalmente se ci limitiamo a una visione superficiale stile barzelletta sul turismo di Pennac.
A parte la sorpresa di aver trovato i maggiori templi chiusi a Fukuoka (perché? Boh) e il non esser riusciti a condividere un taxi con le due ragazze italiane, o l'aver dovuto camminare al buio totale sotto una statua del Buddha.. l'esperienza giapponese è stata esattamente come me la ricordassi.
Pulizia, educazione, qualità, ordine, gentilezza. Per dire il centro commerciale della stazione di Fukuoka è come Harrods ma senza la boria e i prezzi da ricconi sauditi.
A Kyoto siamo finiti in un quartiere pieno di hotel così che incontriamo più occidentali che altri.
E devo ammettere che fa strano perché allontanarsi dalla nostra dimensione emiliana, italiana, europea sta aiutando.
Cerco di non aprire le notifiche e gli aggiornamenti delle notizie dal mondo.
Certo farlo da un appartamento grande la somma di tutti quelli avuti in Giappone (che botta di cù) fin'ora aiuta.
Bonus domanda a la "Il giovane Holden" ma come farà lo spruzzino del bidet automatico a sapere sempre esattamente dove si trova il bùs?
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Quando credi di aver trovato il meglio su Tumblr e poi ti devi ricredere... Il blog è uno sballo! Ma quello che genera entusiasmo è tutto il resto, l'essere umano che "si nasconde" dietro al blog. Poche nozioni in una sbirciata a pezzi e bocconi per capire a pelle che qui è un posto diverso dove tornare spesso e volentieri. Buona giornata anima d'artista
Ti giuro che mi hai appena rallegrato la giornata.
Grazie grazie grazie.. sono felice che qualcuno pensi questo di me e del mio blog🤩🥹
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Guardo il Milan e correggo le verifiche. Il mio sabato da sballo
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Ieri sera mi sono scopato Lucia.
- Ma dici sul serio?
- Siii! Era fuori, cioè fuorissima!
Cadeva da tutte le parti e continuava a dire che voleva andare a casa. Allora io le ho detto "guarda, qua c'è casa mia", e così è salita su.
- Cazzo che storia! Che culo! E… scopa bene o… Allora?
- Beh, era proprio fusa. Stamattina non si ricordava niente. Però oh... me la sono scopata tre volte. Cioè... Ho fatto quello che mi andava eh eh…
- E stamattina? Te la sei scopata ancora?
- Ma va! Quella se è lucida mica ci scopa con me.
Ma che gran figa… Oh, appena s'è svegliata, quando ha visto dov'era, è scappata via, moriva dalla vergogna!
- E le tette? Come sono?
- sta buono, che ho fatto le foto, era talmente andata che neanche se n'è accorta! Adesso te le mando…
- Manda! Manda! Che figata!
La maggior parte delle violenze non sono commesse da un tipo col passamontagna che aspetta dietro l'angolo.
Sono attuate da una persona conosciuta,
e in questo dialogo che ho appena descritto ci troviamo con tre protagonisti.
Un violentatore, una donna violentata e un complice.
E la cosa più strana di tutte è che di sicuro nessuno dei tre pensa che quello che è successo si chiama VIOLENZA, ma che sia un qualcosa accaduto ad una festa. Cose da "messi male", cose di una notte da sballo.
E la cosa più normale è che le persone che leggeranno questo penseranno che la colpa sia di Lucia, che non è stata in grado di prendersi cura di sé, di aver bevuto troppo.
Quando ho scritto queste cose i commenti non son tardati ad arrivare. Commenti in cui si scriveva che una ragazza non dovrebbe ubriacarsi, perché poi succede quel che succede.
Allora: immaginate che Lucia stanotte non beva. Si stanca della festa e decida di prendere un taxi che la lasci sotto casa e quando è al portone arriva un tipo, la butta dentro e la violenta. Ma se non beve e prende un taxi qualcuno dirà che Lucia non dovrebbe andare in giro a certe ore della notte.
Immaginate che neanche questo fa. Un pomeriggio esce a correre da sola in un parco. E uno la violenta. E ci sarà gente che dirà che doveva fare più attenzione. Non si esce a correre da sole.
Immaginatevi che non beve, non va in giro di notte, nemmeno esce a correre.
Ma ha un fidanzato, che una notte vuole scopare e lei no. Avete capito come va a finire.
Ehhhh… Allora qualcuno dirà che dovrebbe scegliere meglio i suoi fidanzati.
Il problema non è Lucia, quello che lei fa o smette di fare.
Il problema è il patriarcato.
Il problema è il maschilismo.
E finché tutti non avremo ben chiaro questo, non termineremo mai con questa cosa.
Lucia porta sulle spalle uno zaino pieno di colpe e vergogna: "Non dovevo bere tanto…
Mi fidavo di lui… La colpa è mia per non essere andata a casa prima… etc... etc"
Lucia ha bisogno che le dicano che la colpa di una violenza non è dell'alcool, ne di andare in giro sola, né di vestirsi in un modo o nell'altro, né di uscire la notte.
Lucia ha bisogno di avere chiaro che la colpa di una violenza è di colui che la commette e che lei è una donna LIBERA.
La società deve toglierle questo zaino e metterlo addosso a chi lo dovrebbe portare invece di caricarla come sempre, ancora di merda, che già abbastanza se ne porta addosso.
Dal web
Photo Daniele Deriu
#Noallaviolenza
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(Foto: enjoylifebeauty)
Il vero senso della vita: A) un buon caffè e B) una gnocca da sballo. Il resto sta tutto dieci dB sotto.
Aliantis
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È pazzo di lei

Antonia è una donna libera, annoiata e smaliziata. È bellissima: sposata da pochi anni con un industriale molto più anziano ma benestante. È per questo economicamente indipendente. Niente figli, ha sviluppato però un “vizietto” segreto tanto particolare quanto insospettabile: ogni tanto prende di mira qualcuno e decide di farlo diventare letteralmente scemo dal desiderio. Stavolta tocca a Romolo, il suo vicino di casa: l'ha preso di mira. Lei è una casalinga, Romolo invece lavora a turni e sua moglie presta la sua opera in un'agenzia di viaggi. Quindi capita spesso che di mattina ciascuno di loro due sia solo in casa.

Ogni tanto ella bussa alla porta con una scusa qualsiasi e una volta entrata si presenta agli occhi dell'uomo indossando solo un intimo da sballo coperto da un soprabito, che rapida sbottona. Perfida, si diverte a osservare tutte le reazioni di Romolo. Poi si ricompone e va via. Invariabilmente gli dice: “Mi desideri, vero? Beh, per ora non mi stimoli; in futuro vedremo. Ah: puoi anche raccontarlo in giro, tanto non ti crederebbe nessuno.“ A volte lo vuole in ginocchio e gli fa semplicemente annusare il suo vero, prezioso e personale profumo di donna. Lui esegue diligente e sogna.

Il tapino si bea di quell'aroma celestiale, dell'odore misto di crema per il corpo e sudore intimo. Pazientemente però si frena, non osa, resta al suo posto e le chiede con voce roca, consumata dal desiderio struggente: “quando mi permetterai almeno di leccarti la fica, mia Dea? Ti farò godere, credimi e mi accontenterò.” Ma quella femmina impietosa e sadica gli ride in faccia; poi si alza e se ne va, lasciandosi dietro macerie di passione maschile miste al suo persistente odore di femmina in calore.

Ultimamente gli ha concesso anche di masturbarsi davanti a lei, per osservarlo godere. Presto gli darà ciò che inizia a volere anche lei. Comincia a eccitarsi in modo considerevole, mentre gioca con quell'uomo robusto ma colto e dai modi gentili. Lo sta plagiando e piegando. E finalmente sta vincendo la sua maledetta noia. Romolo rimane per diversi minuti sovrappensiero, con in testa il bisogno fisico e visualizza mentalmente la scena in cui si sogna protagonista mentre assaggia il nettare di quella femmina che lo tiene saldamente in pugno.

RDA
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Sabato sera da sballo: cortisone e collasso per il troppo caldo✅
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La musica trance, anche all'alba, pompa altissima. È uno dei momenti più intensi dello sballo al Rave di Sukkot, o più semplicemente la Festa della Natura, iniziata venerdì verso le ore 23 e durata tutta la notte fino al sabato mattina, vicino al Kibbutz Re'im, poco distante dalla Striscia di Gaza. Sono migliaia i ragazzi israeliani tra i 20 e 40 anni, arrivati da ogni parte del paese, ballavano liberi tra i gazebo del festival organizzato nel deserto nordoccidentale. Nessuno poteva immaginare cosa stesse per accadere da lì a breve. L'assalto di Hamas Tra i presenti qualcuno filma il momento dell'assalto, nel cielo da lontano si vedono delle macchie nere in movimento che si avvicinano, quei punti sono i combattenti di Hamas che usano i parapendii per infiltrarsi in Israele. Quando sono atterrati nella zona della festa scatta il panico generale. La musica non c'è più, lo speaker invita gli ospiti a lasciare l'area lentamente, i primi feriti vengono soccorsi sul posto, poi un nuovo attacco violento di Hamas che lancia i primi razzi, da terra i terroristi sparano colpi di arma da fuoco sulla folla, in migliaia tentano la fuga nel deserto. La fuga sotto i razzi I più fortunati riescono a raggiungere le proprie auto per tentare la fuga, altri invece hanno i mezzi lontani e corrono nel deserto. Una testimone ventenne al Times of Israel ha raccontato le scene di panico di massa mentre i razzi venivano lanciati in alto. La jeep sulla quale è riuscita a fuggire lungo la strada ha recuperato una coppia di giovani bloccata, poi la fuga veloce a sud di Nitzana. Secondo un rapporto del sito di news israeliano Ynet, molti feriti sono stati evacuati proprio negli ospedali del sud. Le amiche salve solo per essersi finte morte Un'altra testimonianza drammatica è quella di una ragazza salvata da un automobilista che l'aveva presa a bordo dopo che 5 uomini armati avevano aperto il fuoco sulla sua auto. Ha raccontato di come il gruppo ha sparato ancora e ucciso anche il conducente. Lei e una sua amica si sono salvate solo perché si sono finte morte. Dopo due ore dall'attacco, le ragazze hanno riconosciuto le voci di alcuni soldati che si muovevano tra i corpi delle vittime del massacro, gli hanno chiesto aiuto e sono state portate in ospedale. Le ragazze prese in ostaggio Durante il brutale attacco alla Festa nella Natura, è stato confermato dagli organi di sicurezza di Israele che decine di partecipanti sono stati catturati e, secondo quanto riferito, alcuni di loro sarebbero stati uccisi. Ci sarebbero anche numerosi dispersi. Come Noa Argamani, catturata mentre era aggrappata alla moto del suo fidanzato. Urla e disperazione, il suo ragazzo Avi Nathan, anche lui prigioniero, non ha potuto fare nulla contro la violenza dei membri di Hamas.
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WILL HERMÈS: “LOU REED RE DI NEW YORK” (parte II)
(Segue) Una ricostruzione indubbiamente affascinante anche senza il bisogno di indagare sulla veridicità di ogni singola sfuriata di Reed o su ogni colossale "sballo" del suo fondatore. Will Hermes ricostruisce anche tutte le dinamiche che portarono Lou Reed nell'orbita di Andy Warhol del loro convulso rapporto. Lou Reed ebbe con lui e con la Factory un rapporto di interscambio profondo e complesso che lo portò anche ad allontanare Warhol dal gruppo. I Velvet Underground devono a Reed quasi tutta la produzione musicale di brani che entrarono nella storia del rock del pop e del punk da una, per così dire, entrata di servizio : mai troppo famosi, al di fuori di quell'universo della cultura underground che era New York, ma che sono passate di diritto nella storia della musica e della poesia: Sunday Morning, I'll Be Your Mirror, Venus in Furs, I'm Waiting for the Man, The Black Angel's Death Song, All Tomorrow's Parties, e sua maestà “Walk in the Wilde Side” che divenne il manifesto di una stagione breve ma intensa. Mi piace a questo proposito ricordare anche le pagine di dettagliata analisi dei testi di Reed, ma anche del suo voluto o non voluto pressapochismo nella tecnica musicale. Così come degne di menzione sono le parti del volume dedicate alla tarda produzione di Reed, come per esempio quel gioiello che è "Songs for Drella", scritto con John Cale, in ricordo di Andy Warhol. Lou Reed non fu mai un personaggio facile, né per la sua poetica, né per la sua "vita spericolata" (questa sì, non quella dei suoi numerosi emulatori farlocchi). In particolare, la sua multiforme identità sessuale lo portò ad avere complesse relazioni sessual-sentimentali con molti dei protagonisti della scena underground (e queer) newyorkese per approdare poi, alla fine della sua vita, ad un rapporto etero (ma non scevro da tentazoni e sperimentazioni) con un altro mostro sacro dell'avanguardia musicale, quella Laurie Anderson che fu anch'essa una musa dell'avanguardia musicale. Nei primi anni Duemila Reed collaborò intensamente con un altro grande dell’avanguardia artistica statunitense, il regista teatrale Bob Wilson che dopo il suo “Einstein on the Beach” del 1976, lavorò con musicisti come Philip Glass, Tom Waits e il guru della musica elettronica Underground newyorkese La Monte Young. Con Lou Reed, Wilson realizzò l’incredibile opera “Time Rocker”, “The Raven, “POEtry” sui testi di Edgar Allan Poe, figura che affascinava non poco Reed, ed altri lavori ancora. Così come non poteva mancare il racconto della contrastata amicizia di Lou Reed con David Bowie. Definire colossale il lavoro di Will Hermes sembra addirittura necessario, pur con tutte le riserve del caso. Libro intenso, ricco di particolari, analitico e non celebrativo, magari in qualche parte discutibile, ma comunque un magnifico lavoro.
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