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PRIMA PAGINA Globo di Oggi venerdì, 07 febbraio 2025
#PrimaPagina#globo quotidiano#giornale#primepagine#frontpage#nazionali#internazionali#news#inedicola#oggi como#spoiler#globo#exija#apenas#legislativo#firmas#lula#esta#caro#contra#pais#reajustes#causas#para#isteria#fato#fala#gaza#idolo#trump
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12 maggio … ricordiamo …
12 maggio … ricordiamo … #semprevivineiricordi #nomidaricordare #personaggiimportanti #perfettamentechic
2020: Michel Piccoli, Jacques Daniele Michel Piccoli, attore, regista e sceneggiatore francese. Fu sposato con Juliette Gréco. (n. 1925) 2019: Susan Player, Susan Elaine Player, modella e attrice statunitense. (n. 1954) 2013: Kenneth Battelle, Kenneth Everette Battelle, più comunemente noto come Mr. Kenneth è stato uno dei principali parrucchieri di New York dagli anni ’50 fino alla sua morte.…
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#12 maggio#Carl Henry Vogt#Claudio Undari#Corrado Racca#Dante Cappelli#Domenica Rita Adriana Bertè#Erich von Stroheim#Ermino Doro di Costa di Vernassino#Jacques Daniele Michel Piccoli#James Gordon#John Robert Rietz#Kenneth Battelle#Kenneth Everette Battelle#Louis Calhern#Massimo Sarchielli#Mia Martini#Mino Doro#Morti 12 maggio#Morti oggi#Mr. Kenneth#Perry Como#Pierino Ronald Como#Ricordiamo#Robert Reed#Ruth Stonehouse#Susan Elaine Player#Susan Player#Teddy Infuhr
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nell’anno novecento e ottanta e due
sul principio del mese di novembre,
gabbati i santi, e gabbati anche i morti,
tra le ore diciassette e le diciotto,
questo settimo giorno, che è domenica,
io qui presente sottoscritto, in Como,
dentro i locali della Media Foscolo,
novanta e nove di via Borgo Vico,
pubblicamente dichiaro e certifico
che per sempre rinuncio all’universo:
testimoniate per me, per un’ora,
e per un’ora, con me, vigilate:
se oggi chiudo e sbaracco e mollo e stacco,
getto la spugna e faccio il punto e a capo,
sarà perché tengo ragioni buone,
che tutte non le vengo a raccontare.
Edoardo Sanguineti, Novissimum Testamentum
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Como, bastonate a un padre di famiglia: fermato gambiano già espulso
Espulso sulla carta e libero si scorrazzare per il paese.
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Non saprei dire di preciso come sia successo e quando, ma per la prima volta in queste feste sento una sorta di scarto, un cambiamento che è avvenuto in sordina nella mia concezione affettiva. Mi spiego (o almeno, ci provo).
Se finora in tutti questi anni quando tornavo a Roma a Natale, dai miei, "tornavo a casa", "dalla mia famiglia", e sentivo che Matteo era in qualche modo il mio "più uno", l'invitato alla nostra tavola e nella nostra tribù, per la prima volta quest'anno in maniera forte, lampante, inattesa, mi trovo a sentirmi parte di un nuovo nucleo, una nuova famiglia che siamo io e lui (e Dakota), che viene prima. "Che viene prima" non è l'espressione corretta, perché non è un primato né temporale né di importanza (e mai lo sarà). E' piuttosto un'appartenenza spontanea e naturale, un binomio in cui "mi siedo meglio", un'intesa in cui ci capiamo al volo, anche senza fiatare; una tribù con un linguaggio proprio, e un codice suo. Sì, insomma, una famiglia. E allo stesso modo, se penso a "tornare a casa", la visione si è ormai ribaltata e non penso alle pareti della casa di Roma, dove ho vissuto così tanti ricordi e che pure oggi non dicono più nulla (o quasi) di me. Penso invece alla nostra casa, a Como, quella che abbiamo costruito insieme un pezzo alla volta, con le nostre energie, i soldi, la fatica... le avventure e soprattutto le dis-avventure che hanno cementato il nostro legame ancora di più, su un piano nuovo, diverso, più complesso e in un certo senso anche più "razionale". Forse l'aggettivo che cerco è: più maturo.
Se penso all'idea di famiglia penso a noi due, a tutte le sfide che quest'ultimo anno ci ha messo davanti, a tutti i momenti in cui avremmo potuto sgretolarci rovinosamente, e forse ci siamo andati vicini, e a tutte le volte in cui invece abbiamo scelto - insieme - di rialzarci, di impegnarci, di lavorarci. Di spendere energie, porci in ascolto, aprirci al dialogo verso l'altro.
In questo senso sento che la maturità è una medaglia a due facce, che porta con sé un significato denso, pesante, travagliato. Che il nostro amore ha perso parte della leggerezza dell'inizio, in cui tutto è "bello e semplice" e le farfalle dentro la pancia svolazzano all'impazzata e sembra quasi che anche il cielo ti sorrida benevolo, complice e guardiano propizio di questo nuovo amore. E' un lutto a cui con immensa fatica mi accosto, e che mi addolora tanto più perché sento di avvertirlo con molta più forza che non il contrario.
E poi c'è, d'altro canto, ciò che il nostro amore ha guadagnato -qualcosa di nuovo e a tratti ingombrante, che è solidità, complicità, compromesso. Radici.
Non è facile per me, con la testa sempre protesa alle nuvole, guardare in basso e scoprire che i miei piedi hanno messo radici che si intrecciano a quelle di un'altra persona. Che non posso più dire "me ne torno a Parigi", "alla mia vita prima di te". Fa un po' paura, mi dà voglia di protestare, scalpitare, reclamare a gran voce: "ma io sono libera!". Spesso e volentieri, l'ho anche fatto. Ho lottato contro questo legame ingombrante con tutta me stessa, con la paura di una bestia in gabbia. Solo per ritrovarmi a capire che quella stessa gabbia non è mai stata l'altra persona né il suo amore per me. Quella gabbia sono sempre e ancora io.
In questi giorni ti ho osservato di nascosto, o di sfuggita, mentre non mi guardavi - e mi sono accorta che ogni piccolo gesto che compi, lo fai con nel cuore noi due; le tue attenzioni, le tue premure, il tuo pensiero sempre un passo più avanti. Quest'anno ci siamo inflitti anche del dolore, a vicenda, ma da questo dolore siamo cresciuti e abbiamo trovato il modo di venirne fuori ancora una volta mano nella mano.
Ripenso spesso a un verso di Cremonini che trovo immensamente calzante:
"Anche quando poi saremo stanchi troveremo il modo per navigare nel buio"
Mi parla di noi. Mi parla del nostro amore, che non è più l'amore cieco delle prime volte, o meglio lo è ancora, in qualche parte dentro di lui, ma è diventato altro, tanto altro. E' la lanterna, il faro, il porto, la bussola. Casa e famiglia.
Lotterò sempre con i legami emotivi, e sempre mi sentirò presa in questa irrisolvibile contraddizione, in antagonismo con ciò che mi àncora, e pericolosamente spersa alla deriva da sola; la mia vita è così: in precario equilibrio su questa dicotomia inscindibile di leggerezza e pesantezza (sarebbe meglio dire gravità, nell'accezione della gravitas latina).
Ma nel mio cuore, durante quest'anno, ho maturato una consapevolezza nuova: queste radici sono forti non per schiacciarmi al suolo, e soffocarmi, al contrario: per permettermi di elevarmi ancora più alta nel cielo.
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Chesney Henry Baker
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(English / Español / Italiano)
At night, in a dark alley, there is a man leaning against the wall with a trumpet in his hands! No need to look at him, impossible not to recognise him immediately: he is the totemic yet monumental Chet Baker. He has that distracted, melancholic air about him, one of those people who seem late to everything but the music. The trumpet shines like a knife in the moonlight, and when he starts playing, time stands still.
Actually Chet does not play, he narrates. He tells of sleepless nights, mistaken loves, half-empty glasses and promises never kept. A voice as thin and fragile as glass, a sound that slips into you and leaves a lump in your throat. Because with him it was not just about jazz, but about life: imperfect perhaps, but wonderfully true.
And then you see it disappear, a shadow fading around a bend. But the sound remains, like an echo that never dies. And today, that would have been his birthday, I like to think that he is still there, in some hidden corner of the world, playing for those with ears and hearts open enough to listen and… get excited!
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De noche, en un callejón oscuro, hay un hombre apoyado en la pared con una trompeta en las manos. No hace falta mirarlo, es imposible no reconocerlo enseguida: es el totémico y monumental Chet Baker. Tiene ese aire distraído y melancólico, una de esas personas que parecen llegar tarde a todo menos a la música. La trompeta brilla como un cuchillo a la luz de la luna y, cuando empieza a tocar, el tiempo se detiene.
En realidad, Chet no toca, sino que narra. Cuenta noches en vela, amores equivocados, vasos medio vacíos y promesas nunca cumplidas. Una voz fina y frágil como el cristal, un sonido que se cuela en ti y te deja un nudo en la garganta. Porque con él no se trataba sólo de jazz, sino de la vida: imperfecta quizá, pero maravillosamente verdadera.
Y entonces lo ves desaparecer, una sombra que se desvanece en un recodo. Pero el sonido permanece, como un eco que nunca muere. Y hoy, que habría sido su cumpleaños, me gusta pensar que sigue ahí, en algún rincón escondido del mundo, tocando para aquellos con oídos y corazones lo suficientemente abiertos como para escuchar y… ¡emocionarse!Y entonces lo ves desaparecer, una sombra que se desvanece en un recodo. Pero el sonido permanece, como un eco que nunca muere. Y hoy, que habría sido su cumpleaños, me gusta pensar que sigue ahí, en algún rincón escondido del mundo, tocando para aquellos con oídos y corazones lo suficientemente abiertos como para escuchar y... ¡emocionarse!
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Di notte, in un vicolo buio, c’è un uomo appoggiato al muro con una tromba tra le mani…! Non serve guardarlo bene, impossibile non riconoscerlo subito: è il totemico quanto monumentale Chet Baker. Ha quell’aria distratta, malinconica, uno di quelli che sembrano in ritardo su tutto, tranne che sulla musica. La tromba brilla come un coltello al chiaro di luna, e quando inizia a suonare, il tempo si ferma.
In realtà Chet non suona, racconta. Racconta le notti insonni, gli amori sbagliati, i bicchieri mezzi vuoti e le promesse mai mantenute. Una voce sottile e fragile come il vetro, un suono che ti scivola dentro e ti lascia un nodo alla gola. Perché con lui non si trattava solo di jazz, ma di vita: forse imperfetta, ma meravigliosamente vera.
E poi lo vedi sparire, un’ombra che si dissolve dietro una curva. Ma il suono rimane, come un eco che non muore mai. E oggi, che avrebbe compiuto gli anni, mi piace pensare che sia ancora là, in qualche angolo nascosto del mondo, a suonare per chi ha orecchie e cuore abbastanza aperti da ascoltare e… emozionarsi!
Source: Emiliano D'Alessandro on Facebook
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Questa è una storia vera.
Credo che fosse una notte estiva di circa diciassette, o forse diciotto, anni fa.
Avevo finito di lavorare abbastanza presto per gli standard a cui ero abituato in quel periodo. A mezzanotte chiusi il ristorante e a bordo della mia auto feci la strada per tornare a casa.
Non avevo cenato e i morsi della fame si facevano sentire, così decisi di fare sosta da Majd, un bravissimo e onesto kebabbaro che sapevo essere l'unico, in una città che chiude i propri locali sempre presto, che potesse darmi da mangiare. E poi il suo panino kebab "sensa salsa picante", come diceva lui, era buonissimo.
Una volta consegnatomi il "malloppo" caldo racchiuso con cura nella carta stagnola ci salutammo, uscii dal suo locale. Preferivo mangiarmelo a casa, non abitavo molto lontano da lui, con comodità e in relax. Mentre il resto della famiglia dormiva.
Appena uscito dal "Kebab di Aladino" sul marciapiede noto una ragazza, uno sguardo di sfuggita per non essere invadente ma che mi era bastato per notare il suo nei miei confronti.
La mia auto era a sette od otto metri da lei, appena oltre le linee gialle che delimitavano la fermala dell'autobus. Un autobus che lei stava aspettando.
Passandole vicino sento la sua voce chiedermi: - Disculpe, el autobús a Borgo Palazzo pasa por aquí?
- No - le risposi con il mio italspagnol - "Por aquí passa l'autobus por la Valle de Seriana Tu tienes la dirección al contrarios" (al contrarios, le dissi proprio così, vi rendete conto?)
Incredibile ma vero mi capì e mi guardò come se fosse terrorizzata per il suo errore.
- ¿Dónde está Via Borgo Palazzo? - mi chiese supplichevole.
Io con il dito le indicai la direzione. Puntando l'indice un po' in alto, visto che davanti a noi a un centinaio di metri passava un cavalcavia.
La ragazza rimase in silenzio e cominciò a guardarsi intorno stringendosi con le braccia incrociate davanti al petto. Avevo compreso che si era smarrita.
- Si quieres te porto io - le dissi.
Mi guardò con uno sguardo che sinceramente non saprei come definire ancora oggi, davanti a lei questo uomo buffo con un kebab fumante nella stagnola le stava proponendo un passaggio. Ed era quasi l'una di notte.
Le chiesi di getto - Come ti chiami? - al diavolo l'italspagnolo
- Maria - mi rispose
- Como mi madre - così d'istinto mi usci di dirle "come mia madre".
Credo che fu quella frase detta senza tanto pensarci, uscita con sincerità che la convinse ad accettare un passaggio da uno sconosciuto, vestito con un completo da uomo nero e una camicia grigia cangiante, con un kebab avvolto nella stagnola in mano.
In auto, mentre la portavo a destinazione, lei seduta al mio fianco stava con il suo corpo pigiata contro la portiera. Come per aumentare la distanza tra di noi.
Era bellissima, davvero. Mi raccontò che veniva dalla Bolivia e che era giunta in Italia da pochi giorni.
Non mi ricordo bene quali parole usai in auto per rassicurarla, per accennare una conversazione con lei. Il lavoro che faceva e perché aveva fatto tardi quella sera.
Mi ricordo bene invece quello che successe quando lei vide che l'avevo portata proprio sotto il palazzo dove abitava. I suoi occhi si illuminarono, si sentì sicura a quel punto. A quel punto, già proprio a quel punto, quello dove mi fermai lei evidentemente capì che l'uomo con la camicia cangiante non era cattivo.
Così prima di scendere e dopo avermi detto "Gracias", fece un gesto che mai mi sarei aspettato. Mai. Mi baciò sulla guancia destra. Un bacio rapido, come rapido fu il suo dileguarsi verso il portone. Però io nel momento del contatto con le sue labbra, allora non avevo la barba, sentii tanto calore e la sua paura che svaniva.
Ogni volta che sento di un femminicidio mi ricordo di questo mio aneddoto, perché mi diventa sempre più chiaro il rischio che Maria corse, la paura che Maria aveva e che io trovavo esagerata.
Perché Maria ha avuto buona sorte quella volta con uno sconosciuto, mentre Giulia ha avuto sfortuna con uno che conosceva molto bene. O pensava di conoscere bene. Ma che, come spesso è accaduto a tante altre sventurate come lei, non si conosce mai bene fino a quando non esce la bestia che vive in quella persona.
Per via di un "no" o di un "è finita".
Quello che posso fare io da uomo, da padre, è educare i miei due figli maschi a essere come quell'uomo goffo e impacciato, con un kebab in mano, che voleva essere d'aiuto verso una ragazza. Non lasciandola sola nel buio in una notte d'estate di diciassette, o forse diciotto, anni fa.
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DETAIL OF THE COLUMNS IN PALAZZO VECCHIO, FLORENCE.
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DETALLE DE LAS COLUMNAS EN EL PALAZZO VECCHIO EN FLORENCIA.
(English / Español / Italiano)
The very famous palace has had different names depending on the political changes in Florence, today it is called Palazzo Vecchio. It was built, to provide a dignified place for the highest offices of the city government, by Arnolfo di Cambio between 1298-1314 and renovated by Giorgio Vasari in the 16th century.
In the course of time the building was extended and modified many times.
The interiors of the Palazzo contain an overwhelming accumulation of art, both in the decoration of the walls and ceilings, and in the many paintings, sculptures, furniture and other furnishings in the rooms.
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El famosísimo palacio ha tenido diferentes nombres dependiendo de los cambios políticos que había en Florencia, hoy se llama Palazzo Vecchio. Fue construido, para dar un lugar digno a los cargos máximos del gobierno de la ciudad, por Arnolfo di Cambio entre 1298-1314 y reformado por Giorgio Vasari en el siglo XVI.
Con el correr del tiempo el edificio fue ampliado y modificado muchas veces.
Los interiores del Palazzo albergan una apabullante acumulación de arte tanto por la decoración de paredes y techos, como por los múltiples cuadros, esculturas, muebles y demás enseres que se encuentran en las salas.
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Il famosissimo palazzo ha avuto nomi diversi a seconda dei cambiamenti politici di Firenze, oggi si chiama Palazzo Vecchio. Fu costruito, per fornire un luogo dignitoso alle più alte cariche del governo cittadino, da Arnolfo di Cambio tra il 1298 e il 1314 e ristrutturato da Giorgio Vasari nel XVI secolo.
Nel corso del tempo l'edificio è stato ampliato e modificato più volte.
Gli interni del Palazzo contengono un'enorme quantità di arte, sia nella decorazione delle pareti e dei soffitti, sia nei numerosi dipinti, sculture, mobili e altri arredi presenti nelle stanze.
SOURCE: Las huellas del pasado
#renacimiento#renaissance#rinascimento#palazzo vecchio#florence#florencia#firenze#arnolfo di cambio#giorgio vasari
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Oggi non voglio scrivere niente. O amontado de coisas da pesquisa está me assustando desde os primeiros segundos em que abri os olhos nessa manhã. Mas refiz um compromisso antigo, escrever. Diminui minha ansiedade e afinal não me custa empenhar uns 10 minutos para digitar quaisquer pensamentos que me atravessam a mente nessa manhã. Ontem gastei muitos minutos (não queria admitir que talvez tenha sido horas) tentando decidir onde escrever. Parece tão simples mas eu insisto em dificultar coisas simples. São tantas possibilidades, sites diferentes, word, blog, e fica tudo um pouco mais difícil quando não se sabe o que quer com a escrita. Quero só escrever. E talvez nem seja questão de querer, acho que preciso escrever. Como o tumblr é um velho conhecido, durante anos nutrimos uma relação de companheirismo, uma relação secreta entre desabafos, segredos, desejos, tédio e ânsia de arrancar do peito palavras que se amontoam lentamente dia após dia, até que de repente estou cheia, com tantas mas tantas palavras e frases na cabeça que mal sobra espaço para pensar. Me perdi. Ah, como o tumblr é um velho conhecido, resolvi voltar pra cá. Algo nessa interface conhecida me faz sentir acolhida mesmo que as coisas que digito me façam sentir um pouco envergonhada e tragam um alívio culposo estranho mas que efetivamente melhora minha mente. Então, deixo aqui essas palavras na esperança que elas se transformem em coragem e me motivem a fazer tudo que preciso fazer hoje. Vamos com medo mesmo.
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PRIMA PAGINA El Mundo di Oggi mercoledì, 23 ottobre 2024
#PrimaPagina#elmundo quotidiano#giornale#primepagine#frontpage#nazionali#internazionali#news#inedicola#oggi como#mundo#laboral#despues#nueva#remontada#amor#pacta#asaltar#aislar#rebajar#elegir#consejo#gobierno#pierde#apoyo#reps#queremos#porrada#canino#maniobra
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Oggi cercavo di fare questa foto centrata in qualche modo.
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Si fermano due signori che, parlando francese, mi chiedono di fargli una foto.
Lui polacco, parlava solo francese e russo. L'altro francese, non ha detto una parola. Io parlo solo italiano e un po' di inglese. Il polacco di inglese sa solo fuck perché un australiano con cui lavorava continuava a dirlo.
In dieci minuti di strada insieme ho capito che stavano andando a cenare vicino a Como, dove avrebbero dormito, che stavano andando a prendere il traghetto, che cercavano prima una tabaccheria. Il francese che non parlava è un viticoltore e produttore di vino, il polacco che mi parlava non ho capito cosa faceva, ma ho capito che gli piace il vino. Domani uno torna a Bordeaux, l'altro prosegue per la Polonia, ma dell'Italia ha visto Bergamo, Venezia, Roma, Firenze, la Sardegna, Agrigento.
Una delle foto che gli ho fatto ha il dito medio del polacco in primo piano.
Quasi arrivo in ritardo a casa per parlare con lui, ma questa è una delle cose che mi piace di più quando vado in giro.
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Olga Suvorova, Enigma-2010
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(English / Español / Italiano)
Born in St. Petersburg (Russia) in 1966, from an early age she excelled in painting with pictures that are clearly influenced by her parents, Igor and Natalia, both famous artists in their city, who today are considered a true artistic dynasty in Russia. In 1998 Olga Suvorova graduated from the St. Petersburg Art Academy named after Ilya Repin, in the studio of A. Mylnikov. Olga Suvorova has created her authentic style of painting: portraits of characters in historical costumes in the style of various epochs, such as Renaissance and Rococo. Her work is reminiscent of the popular 20th century St. Petersburg art movement "Mir Iskusstva" ("The World of Arts"), inspired by the art and culture of the 18th century. The artist constantly participates in exhibitions in Russia and abroad. Her works can be found in private collections in England, America, Germany, China, Russia and other countries.
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Nació en San Petersburgo (Rusia) en 1966, desde muy temprana edad destacó en la pintura con cuadros que están claramente influenciados por sus padres, Igor y Natalia, ambos artistas famosos en su ciudad, que a día de hoy se les considera en Rusia como una verdadera dinastía artística. Nel 1998 Olga Suvorova si è diplomata all'Accademia delle Arti di San Pietroburgo intitolata a Ilya Repin, nel laboratorio di A. Mylnikov. Olga Suvorova ha formato il suo autentico stile pittorico: ritratti storici in costume di personaggi nello stile di vari periodi, come il Rinascimento e il Rococò. Le sue opere ricordano il movimento artistico "Mir Iskusstva" ("Il mondo delle arti"), popolare nel XX secolo a San Pietroburgo e ispirato all'arte e alla cultura del XVIII secolo. L'artista partecipa costantemente a mostre in Russia e all'estero. Le sue opere si trovano in collezioni private in Inghilterra, America, Germania, Cina, Russia e altri Paesi.
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Nata a San Pietroburgo (Russia) nel 1966, fin da piccola si è distinta nella pittura con immagini chiaramente influenzate dai suoi genitori, Igor e Natalia, entrambi artisti famosi nella loro città, che oggi sono considerati in Russia una vera e propria dinastia artistica. Nel 1998 Olga Suvorova si è diplomata all'Accademia delle Arti di San Pietroburgo intitolata a Ilya Repin, nel laboratorio di A. Mylnikov. Olga Suvorova ha formato il suo autentico stile pittorico: ritratti storici in costume di personaggi nello stile di vari periodi, come il Rinascimento e il Rococò. Le sue opere ricordano il movimento artistico "Mir Iskusstva" ("Il mondo delle arti"), popolare nel XX secolo a San Pietroburgo e ispirato all'arte e alla cultura del XVIII secolo. L'artista partecipa costantemente a mostre in Russia e all'estero. Le sue opere si trovano in collezioni private in Inghilterra, America, Germania, Cina, Russia e altri Paesi.
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Sapete che fine fanno in Italia due malviventi pizzicati a rubare in un appartamento, armati di coltelli e che, oltre tutto, hanno pure aggredito i poliziotti? State bene a sentire. Non si tratta di una di quelle barzellette natalizie di pessimo gusto. A Como il giorno di Natale la polizia ha arrestato due marocchini, entrambi irregolari, di cui uno con precedenti di polizia, che nella notte stavano svaligiando una villetta. Quando i poliziotti sono entrati in casa i ladri erano ancora all’interno e rivoltavano nei cassetti. Alla vista dei due agenti, i due malviventi hanno estratto un grosso coltello a testa, minacciato le divise. Tutto bene quel che finisce bene, grazie alla professionalità degli agenti. I malviventi arrestati per furto in abitazione in concorso, detenzione illegale di armi e resistenza a pubblico ufficiale sono stati portati in Questura nelle camere di sicurezza e poi processati per direttissima poco prima del pranzo di Natale. Ovviamente sono stati condannati, a più di due anni di carcere. Poi però ci siamo chiesti: li avranno sbattuti in carcere? Le cronache locali scrivono che, a condanna avvenuta, hanno ricevuto un banale divieto di dimora. Abbiamo chiesto a un poliziotto, Possibile? Cioè: niente carcere? Ci ha risposto: “Purtroppo in Italia funziona così. Noi li fermiamo ma poi escono subito. Anche se, magari, sono stati già arrestati o denunciati in stato di libertà per gli stessi reati”. Chiedo solo: vi pare normale?
L’Iran ci piglia in giro, Repubblica distratta e Cecilia Sala: quindi, oggi… - il Giornale
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LANDMINES IN ANCIENT ROME
MINAS ANTIPERSONA EN LA ANTIGUA ROMA
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(English / Español / Italiano)
This seemingly insignificant object could change the course of a battle or even a war. These were the thistles, also called "tribulus" by the Romans. The idea was simple: four (or more) sharp iron spikes arranged in such a way that no matter how they were thrown on the ground, one spike always remained pointing upwards.
Scattered in large numbers over the battlefield, thistles could stop a cavalry charge, wreak havoc on chariots, drive elephants mad or paralyse infantry.
A weapon so simple, inexpensive and effective that it was used not only in antiquity but throughout the Middle Ages and can be found even today at roadblocks or for more questionable purposes.
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Este objeto de apariencia insignificante podía cambiar el curso de un combate o incluso de una guerra. Se trata de los abrojos, también llamados "tribulus" por los romanos. La idea era simple: cuatro (o más) púas de hierro afiladas dispuestas de forma que se arrojen como se arrojen sobre el suelo siempre queda una púa apuntando hacia arriba.
Esparcidos en gran cantidad sobre el campo de batalla, los abrojos podían frenar una carga de caballería, causar estragos entre los carros de guerra, enloquecer a los elefantes o dejar paralizada a la infantería.
Un arma tan simple, económica y eficaz que fue empleada no sólo en la antigüedad sino durante toda la Edad Media y que podemos encontrar incluso en nuestros días en algunos controles de carretera o con fines más cuestionables.
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Un oggetto apparentemente insignificante poteva cambiare il corso di una battaglia o addirittura di una guerra. Si trattava dei cardi, chiamati anche "tribulus" dai Romani. L'idea era semplice: quattro (o più) punte di ferro affilate disposte in modo tale che, indipendentemente da come venivano gettate a terra, una punta rimaneva sempre rivolta verso l'alto.
Sparsi in gran numero sul campo di battaglia, i cardi potevano fermare una carica di cavalleria, creare scompiglio sui carri, far impazzire gli elefanti o paralizzare la fanteria.
Un'arma così semplice, economica ed efficace che è stata utilizzata non solo nell'antichità, ma per tutto il Medioevo e si può trovare ancora oggi ai posti di blocco o per scopi più discutibili.
Fuente: ArqueoEduca
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Goodbye Pork Pie Hat listen here live at Montreux (1975)
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(English / Español / Italiano)
Few of the most important names in the history of jazz have the same importance as composers, instrumentalists and bandleaders: Duke Ellington, Charlie Parker, Thelonious Monk, Miles Davis or John Coltrane, for example, are equally relevant from whichever angle you look at them. The same is true of Charles Mingus, a musician as personal and influential as an instrumentalist, as brilliant as a composer, or as a reference among the great ideologues and leaders of formation in the history of the genre. Mingus was a genius, one of the few jazzmen to whom such a heavy label can be attached without fear of it being too big for him. Today, 46 years after his death, it is as necessary as ever to vindicate his figure, beyond his biography and his classic albums; beyond Mingus the activist, the visionary composer, the reference of self-publishing, the irate character, the portentous instrumentalist… Beyond all of them is Mingus, a multifaceted genius whose legacy is, without a doubt, one of the richest in 20th century music.
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Pocos nombres entre los más importantes de la historia del jazz tienen la misma importancia como compositores, como instrumentistas y como líderes de banda: Duke Ellington, Charlie Parker, Thelonious Monk, Miles Davis o John Coltrane, por ejemplo, son igualmente relevantes sea cual sea el ángulo desde el que se los mire. Lo mismo ocurre con Charles Mingus, un músico tan personal e influyente como instrumentista, como genial en su faceta de compositor, o referencial entre los grandes ideólogos y líderes de formación en la historia del género. Mingus era un genio, uno de los pocos jazzistas a quienes se les puede colgar tan pesada etiqueta sin miedo a que esta le quede grande. Hoy, cumplidos 46 años desde su muerte, reivindicar su figura es tan necesario como siempre, más allá de su biografía y sus álbumes clásicos; más allá de Mingus el activista, el compositor visionario, el referente de la autoedición, el personaje iracundo, el instrumentista portentoso… Más allá de todos ellos está Mingus, un genio poliédrico cuyo legado es, sin duda, uno de los más ricos de la música del siglo XX.
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Pochi dei nomi più importanti della storia del jazz hanno la stessa importanza come compositori, strumentisti e bandleader: Duke Ellington, Charlie Parker, Thelonious Monk, Miles Davis o John Coltrane, ad esempio, sono ugualmente rilevanti da qualsiasi angolazione li si guardi. Lo stesso vale per Charles Mingus, musicista tanto personale e influente come strumentista, quanto geniale come compositore, o come riferimento tra i grandi ideologi e leader della formazione nella storia del genere. Mingus era un genio, uno dei pochi jazzisti a cui si può affibbiare un'etichetta così pesante senza temere che sia troppo grande per lui. Oggi, a 46 anni dalla sua morte, è quanto mai necessario rivendicare la sua figura, al di là della sua biografia e dei suoi album classici; al di là del Mingus attivista, del compositore visionario, del riferimento dell'autopubblicazione, del personaggio irascibile, dello strumentista portentoso… Al di là di tutto questo c'è Mingus, un genio poliedrico la cui eredità è, senza dubbio, una delle più ricche della musica del XX secolo.
Source: Pasión por el Jazz y Blues. (by Yahvé M. de la Cavada. scherzo,es)
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