#i medici: nel nome della famiglia
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1. Nome e cognome?
2. Quanti anni hai?
3. Dove vivi?
4. Single?
5. Com'è la tua famiglia?
6. La stanza preferita di casa tua?
7. Ti senti sicuro a casa tua?
8. Vivi nella stessa casa in cui hai passato l'infanzia?
9. Quali nomi daresti ai tuoi figli?
10. Ti piacciono i bambini?
11. Ti piacciono gli animali?
12. Top 3 animali che preferisci?
13. Quale animale ti rappresenta meglio?
14. Quale animale ti spaventa di più?
15. Quali sono le tue paure più grandi?
16. Hai mai superato una tua paura nella vita?
17. Qual è la cosa più folle che hai fatto per amore?
18. Ti vorresti sposare?
19. Meglio lasciare o essere lasciati?
20. Meglio amare o essere amati?
21. Nel sesso, meglio dare o ricevere?
22. Qual è l'ingrediente segrete per del buon sesso secondo te?
23. Il posto ideale per fare l'amore?
24. Mai provato attrazione per qualcuno del tuo stesso sesso?
25. Mai provato attrazione per qualcuno del sesso opposto al tuo?
26. Lingerie o nudità?
27. Pagheresti mai per fare sesso?
28. Legalizzeresti droghe e prostituzione?
29. Ti trasferiresti in un'altra nazione se ne avessi la possibilità?
30. Se ti costringessero a lasciare l'Italia, in quale Paese andresti?
31. Cosa ne pensi della politica?
32. Qual è l'ingiustizia più grande del mondo secondo te?
33. Le guerre sono sempre sbagliate secondo te?
34. Quale sarebbe la tua reazione se una persona ti dicesse che è vittima di violenza in famiglia?
35. Cosa pensi dei bulli?
36. Ricordi con piacere i tuoi anni scolastici?
37. Qual era la tua materia preferita a scuola?
38. Avevi un buon rapporto con i professori?
39. Quali tecniche usavi per saltare le interrogazioni?
40. Come si chiamavano i tuoi compagni di banco?
41. Maglio scuola o lavoro?
42. Che lavoro fai?
43. Che lavoro vorresti fare?
44. Sei un procrastinatore seriale?
45. Lavori meglio da solo o in team?
46. Come hai vissuto il periodo della pandemia?
47. Come te la cavi in cucina?
48. Dolce o salato?
49. Quale tipo di pasta preferisci?
50. Frutta o verdura?
51. Quale panino ordini più spesso al McDonald's?
52. Sei vegetariano o vegano?
53. Sei astemio?
54. Il tuo drink preferito?
55. Meglio vino o birra?
56. L'ultima cosa che hai mangiato?
57. Ti va di descriverti fisicamente?
58. Ti va di descriverti caratterialmente?
59. Vai in terapia?
60. Credi che la terapia di coppia sia utile?
61. Ti fidi dei medici?
62. Hai mai messo i punti per qualche ferita?
63. Cosa credi che succeda dopo la morte?
64. C'è qualche caro morto che vorresti riabbracciare?
65. Con quale personaggio storico vorresti passare 24h per conoscerlo meglio?
66. Consigliami tre film
67. Consigliami tre serie TV
68. Consigliami tre videogiochi
69. Consigliamo tre giochi in scatola
70. Il tuo personaggio preferito del signore degli anelli?
71. Il tuo personaggio preferito della Marvel?
72. Il tuo personaggio preferito Harry Potter?
73. Hai mai fatto teatro/cinema?
74. Hai qualche talento nascosto?
75. Meglio lodare o essere lodati?
76. Che modello di telefono hai?
77. A quanto sta la tua batteria?
78. Quale invenzione già esistente avresti voluto inventare tu?
79. Collezioni qualcosa?
80. Hai una morning routine?
81. Sei una persona disordinata od ordinata?
82. Quale lingua vorresti saper parlare?
83. Quale laurea vorresti avere?
84. Di quale sport vorresti essere campione del mondo?
85. Ti piacciono le persone muscolose?
86. Ti piacciono le persone alte?
87. Ti piacciono le persone in carne?
88. Il tuo orientamento religioso?
89. Che ruolo ha Dio nella tua vita?
90. Qual è un difetto che non sopporti negli altri?
91. Qual è un pregio che apprezzi sempre negli altri?
92. Meglio parlare od ascoltare?
93. Quale social usi di più?
94. C'è qualcuno che ti manca?
95. C'è qualcuno che vorresti ti lasciasse in pace per sempre?
96. Cosa diresti al te di dieci anni fa?
97. Quale stagione preferisci?
98. Qual è il tuo colore preferito?
99. Qual è un cartone della tua infanzia?
100. Dimmi a quale domanda vorresti rispondere così te la faccio
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Idee per Natale
Ecco le nostre proposte per questo periodo: si tratta di ristampe di autori noti, da riscoprire o di nuove pubblicazioni. Qualche classico non guasta mai e non manca anche un film e una nuova serie: ce n’è per tutti i gusti. Buone feste!
Appena ristampato da La nave di Teseo, Lo scandalo dell’osservatorio astronomico è diverso dagli altri gialli di Giorgio Scerbanenco: un manoscritto ritrovato dai figli dell’autore e stampato postumo da Sellerio nel 2011. È il sesto giallo della serie di Arthur Jelling, archivista di Boston “prestato” alla polizia, che ama definirsi consulente di giustizia. Un detective timido e intrinsecamente ottimista, che crede nella possibilità di una vittoria del bene sul male. Si distingue perciò dal suo collega Duca Lamberti, che con la serie della “Milano nera” inaugura di fatto il noir italiano, non solo letterario, ma anche cinematografico. Lettura assai gradevole e non priva di tratti ironici.
Dallo scaffale degli scrittori un po' dimenticati ripeschiamo Il tè delle tre vecchie signore di Friedrich Glauser, autore dall’esistenza piuttosto travagliata. Ambientato a Ginevra, città dove l’autore, il Simenon svizzero, visse per un certo periodo. Un bel giallo, scritto molto bene e intricato quanto basta. Diplomatici, poliziotti, medici, avvocati, stregoni, principi indiani e inquietanti vecchie signore si avvicendano in questo noir da leggere tutto di seguito per non perdersi nei suoi avviluppati, ma seducenti meandri.
Giustamente ripubblicato da Sellerio nel 2021, L’ultima corsa per Woodstock di Colin Dexter ci ripropone il saputissimo ispettore Morse, di cui non possiamo non sentire la mancanza. Il cadavere di una vistosa ragazza bionda viene ritrovato nei pressi di un locale assai frequentato. Molti sono i sospettati coinvolti nelle indagini, ma forse nessun lettore potrebbe indovinare l’identità del vero assassino… Finale a sorpresa e qualche lacrimuccia anche per il coriaceo ispettore di Oxford. Giallo di gran classe.
È ambientata a Milano nel 2015 alla fine di Expo l’ultima fatica di Paolo Roversi Una morte onorevole: il fascinoso commissario Botero, detto Amish per la sua nota avversione verso la tecnologia, deve sbrogliare l’intricata matassa di un delitto “vip”, consumato in un albergo extra lusso durante una festa privata destinata al divertimento di ospiti selezionatissimi; ça va sans dire, la fastosa suite è dotata di un’ampia quanto pericolosa piscina. Una curiosità: il nome del terrorista polacco che perseguita Botero e la sua squadra, Kaminski, ci pare un omaggio al giallista americano Stuart M. Kaminsky, che ha ambientato gran parte dei suoi romanzi nel mondo di Hollywood, e di cui abbiamo avuto modo di parlare in un altro post.
Ben tre sono i libri di Simenon recentemente pubblicati da Adelphi: la raccolta di racconti tradotti per la prima volta in italiano La cantante di Pigalle, in cui il maestro del giallo introduce una giovane investigatrice dilettante, Lili, figlia di un ex dirigente della Squadra anticrimine. La prima novella, Sette crocette su un taccuino ha vinto il premio Edgar Allan Poe e ha avuto diverse trasposizioni cinematografiche. La porta, un ménage di coppia in cui apparentemente non succede nulla fino a che la situazione non esplode perché le difficoltà del protagonista hanno scavato negli anni un solco fatto di silenzi, incomprensioni e soffocanti abitudini che non può più essere ignorato. In fondo cos’è la gelosia, se non una profonda insicurezza che ci fa sentire immeritevoli di un amore ricambiato? Simenon, come sempre, fine psicologo. In Malempin non solo il passato, come scrisse André Gide, “fa luce sul presente”, ma lo condiziona in maniera particolare, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con la famiglia. Ed è proprio la malattia del figlio a scatenare nel protagonista, il dottor Malempin, una ridda confusa di ricordi ancora da interpretare: è uno scavo “alla ricerca del tempo perduto”, un ritorno all’infanzia, scatenato da un evento traumatico.
È tornato, attesissimo dai suoi numerosi fan, il commissario Soneri in Vuoti di memoria di Valerio Varesi: l’indagine sul presunto omicidio di un mafioso lo porterà a interrogarsi sugli scherzi della memoria, in un alterno rincorrersi tra ricordi personali e amnesie altrui. Come sempre, scritto molto bene: “Il commissario Soneri pensava a tutto ciò osservando la gramigna forare l’asfalto per riappropriarsi della sua parte di sole. Appariva ammirevole la caparbietà con cui crivellava il sarcofago di bitume che la ricopriva crescendo a chiazze come la barba di un adolescente”. Curiosamente, anche Soneri come Botero è allergico alla tecnologia.
La trama di Bébi, il primo amore di Sándor Márai (appena ripubblicato da Adelphi) ricorda quella di Morte a Venezia di Mann: si tratta cioè di un amore “tardivo”, per non dire quasi senile considerati i tempi in cui la storia è ambientata, di cui la letteratura è ricca, basti ricordare lo splendido Un amore di Buzzati e il classico Senilità di Svevo. “Appena ventottenne e al suo proimo romanzo, Márai si rivela un acutissimo indagatore d’anime, e un magistrale narratore”.
La serie dell’ispettore Stucky, magistralmente interpretato da Giuseppe Battiston (già soprannominato il Colombo italiano) in una Treviso seducente e godereccia, ha riportato in auge i gialli di Fulvio Ervas. Autore di sette romanzi e dieci polizieschi, dalle sue opere sono stati tratti due adattamenti cinematografici: Finché c’è prosecco c’è speranza, sempre interpretato da Battiston (2017) e Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores, con Valeria Golino, Diego Abatantuono e Claudio Santamaria (2019). Commesse di Treviso, per citare solo uno dei gialli dell’ispettore Stucky, è ambientato proprio durante il periodo natalizio.
#scerbanenco#glauser#paolo roversi#colin dexter#georges simenon#valerio varesi#sandor marai#fulvio ervas#giuseppe battiston#thomas mann
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Sharon, bimba di 18 mesi muore in ospedale dopo il ricovero: «Un angelo è volato in cielo» Dramma assurdo in provincia di Caserta. La comunità di Santa Maria a Vico è sotto choc per la morte della piccola Sharon L., bambina di diciotto mesi di Santa Maria a Vico deceduta nel reparto di Pediatria dell’ospedale Civile di Caserta. La bimba era arrivata venerdì mattina al pronto soccorso pediatrico casertano, accompagnata dai genitori, disidratata e con vomiti. I medici di turno avevano disposto il ricovero nel reparto di Pediatra. Sharon aveva i parametri normali come si evince dalla cartella clinica; ma la mattina di domenica sono sopraggiunti nuove difficoltà respiratorie. Il medico rianimatore e il cardiologo di turno sono intervenuti cercando di capire cosa stesse realmente accadendo. Ma, nel giro di qualche minuto, nonostante le manovre rianimatorie, il cuoricino della bambina ha smesso di battere. Poco prima, i medici di Caserta avevano chiesto il trasferimento all’ospedale Monaldi di Napoli essendo la situazione apparsa molto critica. Il lutto ha colpito due comunità: Santa Maria a Vico e Arienzo «Una notizia triste per due comunità, unite dal dolore per la scomparsa improvvisa di un piccolo angelo volato in cielo - commenta il sindaco di Arienzo Giuseppe Guida - A nome mio e di tutta l'Amministrazione Comunale, le più sentite condoglianze ai genitori e alla famiglia». Anche la protezione civile arienzana "si associa al dolore che ha colpito la famiglia Lettieri", si legge in un post sui social. Anche l'istituto Galilei di Arienzo, dove il nonno lavora come collaboratore scolastico, "partecipa al lutto che ha colpito la famiglia per la prematura perdita".
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Caterina de' Medici, la duchessina
Prima parte
Lorenzo II de' Medici duca di Urbino era a capo della Repubblica di Firenze dal 1516 grazie a suo zio Papa Leone X. Questa posizione di potere lo avvicinò a Francesco I di Francia tanto che il regnante combinò per lui le nozze con la principessa francese Maddalena de La Tour d'Auvergne, contessa di Boulogne. Da questo matrimonio che mescolava il sangue dei Medici con quello dell'alta aristocrazia francese nacque, mercoledì 13 aprile 1519 a Firenze, una bimba a cui fu dato il nome di Caterina Maria Romula de' Medici. Purtroppo la madre morì il 28 aprile di febbre puerperale e poco dopo, il 4 maggio, morì anche Lorenzo, malato da tempo. La bimba fu trasferita a Roma per essere più vicina allo zio Papa Leone X e fu allevata in un primo periodo da sua nonna Alfonsina Orsini. Quando la Orsini morì furono le zie di famiglia Clarice de' Medici e Maria Salviati a proseguire la sua crescita che si accompagnò ai due Medici fuori letto Ippolito e Alessandro. Rimase l'unica erede della famiglia Medici e assunse il titolo di duchessa di Urbino che i fiorentini trasformarono nel nomignolo "duchessina".
Francesco e Caterina de' Medici Dopo la morte di Papa Leone X ,e le alleanze del nuovo pontefice Adriano VI con gli Asburgo, la piccola Caterina si ritrovò senza il ducato di Urbino. Fu con l'elezione di Clemente VII nel 1523, il cugino Giulio di Caterina, che la "duchessina" assieme ad Alessandro si trasferi a Firenze nel palazzo Medici Riccardi. Clemente VII strinse alleanza nuovamente con i francesi per opporsi all'imperatore Carlo V ma subirono duramente nella battaglia di Pavia tanto che la rivalsa di Carlo V fu tale da arrivare al famoso sacco di Roma il 6 maggio 1527 ad opera dei legionari lanzichenecchi. Allo stesso tempo i fiorentini si scontrarono con il Cardinal Passerini che reggeva il governo imposto dal pontefice. Clemente VII fu quindi costretto a scendere a miti consigli con Carlo V che per proteggere il patrimonio mediceo nella città di Firenze mise la stessa sotto assedio. Caterina era divenuta un ostaggio e passava di monastero in monastero, fu addirittura proposto di esporla nuda sulle mura di Firenze perchè venisse uccisa dai proiettili nemici, o peggio cederla ad un bordello. Per fortuna giunse al monastero delle Murate dove le benedettine se ne presero cura con amore sino a che, terminato l'assedio, Caterina poté ricongiungersi al cugino papa Clemente VII tornando a Roma. Gli anni passarono e Caterina viveva sicura alla corte papale dove il cugino, più preoccupato delle alleanze che di Caterina, cercava per lei uno sposo. Furono vagliati vari candidati, ma durante il vaglio il re di Francia, Francesco I di Valois seppe di questa ricerca matrimoniale e decise di proporre il suo secondogenito Enrico, duca d’Orléans. Clemente VII ne fu entusiasta, i Medici si stavano per imparentarsi con la famiglia reale francese.
Il 23 ottobre 1533 la tredicenne Caterina de' Medici arrivò a Marsiglia ed incontrò il giovane Enrico di quattordici anni. Le nozze furono celebrate il 28 ottobre e la notte, alla presenza del papa e di Francesco I, il matrimonio fu consumato. Morto Clemente VII dopo appena un anno dalle nozze il nuovo pontefice Paolo III ruppe ogni alleanza e si rifiutò di pagare la doto promessa tanto da far pronunciare a Francesco I la frase: "Ho ricevuto la ragazza tutta nuda". Francesco però si sbagliava, non aveva ricevuto la dote, ma Caterina si dimostrò ricca di quella cultura italiana che cambiò radicalmente le più rozze abitudini francesi, senza parlare della sua azione politica. Caterina infatti divenne una buona amica della sorella di Francesco I, Margherita di Navarra, ed anche delle sorelle del marito, Margherita e Maddalena. Lo stesso Francesco I la prese a benvolere colpito dalla sua cultura ed intelligenza unità ad una modestia ed un affetto incondizionato, tanto da volerla nella cerchia di favoriti. Fine prima parte presto la seconda: Caterina de' Medici, regina madre.
Jacopo Cioni Read the full article
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Caro Enea, bel cicciottino di 2 kg e mezzo, cucciolo di specie umana, super-millenial, classe 2023. Piccolo avannotto che dai le tue prime bracciate nel mare tempestoso della vita.
Perché la tua mamma dopo averti tenuto nella sua pancia per nove mesi ha pensato che saresti stato meglio lontano da lei. Credo che questa decisione le sia costata molto cara, sai Enea. Così ti lasciato in una culla per la vita a Milano.
Le culle per la vita non ci sono solo a Milano sai. Ci sono in tante città d’Italia. Ci sono a Napoli, Varese, Parma, Padova, Firenze e Roma. Più di una in ogni regione. E funzionano così: Appena la mamma appoggia il bambino in quella piccola cuccia calda scatta un sensore collegato con l’ospedale più vicino che allerta i medici che intervengono subito.
Per questo non credere mai a quelli che dicono che la tua mamma ti ha abbandonato. Non ti ha abbandonato, ti ha affidato. Son due verbi molto diversi sai…quando crescerai lo capirai.
Abbandonare significa mettere in pericolo, fregarsene di cosa succederà dopo, vuol dire che non te ne importa niente.
Affidare invece è diverso. È avere così tanta fiducia nell’altro da chiedergli di custodire la cosa che più ti sta a cuore.
Semplicemente le mani di mamma hanno incontrato altre mani. È stata una catena d’amore Enea caro.
Non succede solo a te sai. Pensa che in Italia capita a 400 bambini all’anno. E la maggior parte trova una nuova famiglia già dall’ospedale.
Sai, per noi adulti la vita è un casino e a volte siamo costretti a fare cose che non vorremmo. Sembra strano dirlo a te che di settimane su questa terra ne hai così poche ma ti assicuro che più invecchi più le cose si complicano.
Non so come mai la tua mamma l’abbia fatto e se vogliamo davvero rispettarla non dobbiamo neanche chiedercelo. Al contrario. Dobbiamo custodire il suo segreto con rispetto, silenzio e soprattutto compassione.
Sappi comunque che mamma, con il suo gesto pieno di amore e di dolore, ha messo in moto una catena di protezione che nei decenni in Italia abbiamo reso sempre più forte…
E che parte dagli ospedali, fino ad arrivare ai tribunali dei minori, agli assistenti sociali, ai genitori affidatari, a quelli adottivi.…
E questa catena sta dentro una cosa che si chiama Stato e serve apposta per tutelare i diritti di tutti, neonati, bambini, mamme e papà perduti e fragili. Famiglie tradizionali e famiglie non tradizionali.
Perché non è vero che la società non esiste. Esiste eccome. E dobbiamo fidarci di lei.
Porti un nome importante, Enea, il nome di un signore fuggito da una città in fiamme per cercare una nuova vita e una nuova casa… la stessa cosa è capitata a te… quell’altro Enea ce l’ha fatta, sono sicura che ce la farai anche tu.
Ti auguro di diventare tutto ciò che si sogna da bambini: astronauta, calciatore, Harry Potter, pilota di Ferrari, dentista di Leoni in Africa, rockstar come i Maneskin…sosia di Chiattillo o mimo ai semafori.
Sono certa che avrai al tuo fianco una mamma e un papà al 100% che ti ameranno moltissimo. Ti ameranno un botto. Non dubitarne mai neanche un secondo.
Purtroppo la vita a volte somiglia alla scuola guida: le partenze in salita sono difficili, certo, ma se impari a farle, poi non ti spaventa più nulla.
Benvenuto pulcino di Pasqua. Ti riempiamo di baci. Luciana.
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· · ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⤹ 𝐞𝐭𝐡𝐚𝐧 𝐡𝐮𝐠𝐡𝐞𝐬 ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀ ⠀ ‧‧‧‧ ʟɪғᴇ ʙɪᴛᴇs › ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀hamptons, ny ‧‧‧ 07.08.2024 ─── ㅤㅤ ㅤㅤ ㅤ [ ... ] ㅤㅤㅤㅤㅤㅤ A quel suono, a quel nome, gli occhi dei due si focalizzarono l'una sull'altro come se in quelle due semplici sillabe vi fosse racchiusa una storia, segreti che nessuno avrebbe voluto raccontare. L'uomo si concentrò maggiormente sulla sua ospite, la osservò prendere coraggio, mentre le proprie spalle diventavano sempre più tese ad ogni secondo che trascorreva. Non importava quanto tempo fosse passato dalla sua rottura con Peyton, l'affetto che provava per la piccola di casa Bellinger era autentico, e avrebbe sempre fatto parte di lui. Rimase in silenzio, come se potesse governare il senso di protezione che gridava nel suo petto prima che la donna continuasse a parlare. ㅤㅤㅤㅤㅤㅤ ᴘᴇʏᴛᴏɴ ᴠɪʀɢɪɴɪᴀ « So che metterti al corrente di questa cosa, significa metterti in una posizione scomoda, e sai che non vorrei mai interferire con il tuo lavoro, ma non sapevo a chi rivolgermi. E' stata ricoverata, e nessuno della famiglia oltre a me e Preston ne è a conoscenza ed io… ─ Da quanto ho capito, dalle analisi che le hanno fatto in ospedale è emerso una sorta di dipendenza, non so nemmeno la sostanza, ma tant'è… E' così piccola, e Dio… Che razza di sorella sono diventata? Come posso non essermi accorta di nulla? Mi ha presentato perfino la dottoressa che la seguirà nella cura, ma… So di doverti chiedere molto, e so anche di metterti n una posizione difficile, ma tu… » ㅤㅤㅤㅤㅤ Un silenzio seguì le parole affannate della italo americana, un silenzio che si riversava nelle iridi cerulee dell'uomo che osservava con attenzione la donna che in qualche modo faceva ancora parte della sua vita. La mente cominciò a vorticare freneticamente, tutti gli scenari possibili presero vita nella di lui mente e solamente quando vide una lacrima rigare la gota della Bellinger, si ridestò. ㅤㅤㅤㅤㅤ ᴇᴛʜᴀɴ ʀᴀʟᴇɪɢʜ « Perché me lo dici solamente ora? Non la sento da un po' ma non pensavo… ─ Peyton, respira per cortesia. Lascia perdere me, hai fatto bene a dirmelo… E ti prego, non devi colpevolizzarti di nulla, Piper è una persona piena di vita, con quel sorriso che è capace di stenderti e contagiarti in egual misura, sono certo che ci sia una spiegazione… Andrà bene. Chiederò a qualche amico, e proverò a mettermi in contatto con i suoi medici, andrà tutto bene Peyton… Farò tutto il possibile, intesi? » ㅤㅤㅤㅤㅤ Nessuno dei due parlò, nessuno dei due permise che la voce e le parole potessero rompere quello sguardo così carico di significato che gridava sostegno, comprensione ma anche molta paura.
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Nome completo: Friederich Heinrich Karl Haarmann
Soprannome: Il vampiro di Hannover, il macellaio di Hannover
Nato il: 25 Ottobre 1879
Morto il: 15 Aprile 1925
Vittime accertate: 27
Vittime sospette: oltre 50
Modus operandi: adescava con vari pretesti ragazzini che uccideva durante rapporti omosessuali, spesso azzannandoli alla gola. Si disfaceva dei cadaveri spacciando la carne per suina. Probabili episodi di cannibalismo.
Fritz Haarmann è, insieme a Peter Kurten e Karl Grossman, uno dei serial killer tedeschi più famosi di tutti i tempi. Anche lui, come i suoi due "compari" di malefatte, ha agito prevalentemente agli inizi del XX secolo e ha mostrato una spiccata predilizione per le pratiche legate al cannibalismo e all'emofagia.
Fritz Haarmann nasce ad Hannover nel 1879. È il sesto figlio di una famiglia molto particolare: il padre è un ferroviere scontroso e dal carattere chiuso, tanto da essere soprannominato dai compagni "Olle l’imbronciato", e la madre è di sette anni più vecchia di lui ed è autoritaria e invalida: passerà gli ultimi 12 anni della sua vita senza potersi alzare dal letto.
Sin da piccolo, Haarmann si lega molto di più a lei che al padre, che non ha rapporti con nessuno, neanche in famiglia, e passa gran parte del suo tempo a bere nelle osterie. Vivendo in simbiosi con la madre, il bambino cresce manifestando una tendenza all’omosessualità: gioca con le bambole e si comporta in maniera ambigua, travestendosi spesso da donna.
A 16 anni, il padre, infastidito dai suoi modi effeminati, lo spedisce in una scuola militare dove però Haarmann rimane ben poco, a causa di marcati sintomi di epilessia.
Congedato e ritornato ad Hannover, non passa molto tempo prima che Haarmann venga accusato di aver molestato un ragazzino più piccolo di lui: viene chiuso in un istituto psichiatrico dove è giudicato frenastenico, alienato e socialmente pericoloso.
Ne scappa dopo soli 6 mesi di permanenza.
Di nuovo ad Hannover, Haarmann passa il resto dell’adolescenza in contrasto con il padre: quest’ultimo lo ritiene pazzo e vuole rinchiuderlo in un manicomio. Fritz lo accusa di un omicidio di un macchinista mai avvenuto per allontanarlo da casa e ben presto entra a far parte di giri malavitosi compiendo furti e rapine.
Il periodo difficile sembra finire quando instaura una relazione con una ragazza, Erna Loewert, ma l’illusione dura poco: quando viene a sapere che la ragazza è rimasta incinta la abbandona per arruolarsi nell’esercito, nel 1900.
Anche qui Haarmann ha continui problemi. Dopo un primo periodo in cui viene addirittura segnalato come uno dei migliori fucilieri della compagnia, dopo una caduta in un'esercitazione presenta gli stessi problemi che aveva avuto durante il periodo di permanenza nella scuola militare. Soffre di vertigini, spesso ha frequenti crisi e i medici militari lo giudicano affetto da schizofrenia giovanile. Nel 1903 viene congedato onorevolmente per le sue doti di tiratore e per il suo comportamento e lui ricomincia la solita vita dissoluta divertendosi a molestare frequentemente ragazzini.
Si presenta come un ragazzo instabile, pieno di complessi, e nonostante fosse nato in una famiglia benestante, non riesce mai a sfruttare tutte le occasioni di lavoro che il padre trova per lui. Fallisce come apprendista fabbro e torna in strada. Viene rimandato più e più volte a scuola, senza successo. Viene allontanato da diversi datori di lavoro per quella sua aria indifferente e distratta.
Nel 1914 il tribunale di Hannover lo condanna a 5 anni di carcere per un furto in un deposito. In prigione Haarmann si comporta da detenuto modello e riesce a ottenere la libertà condizionata nel 1917, ma una volta fuori dal carcere si unisce a una banda di trafficanti, mentre contemporaneamente collabora come informatore per la Polizia.
D’ora in poi si spaccerà spesso per "l'agente Haarmann".
Siamo nel 1918. Friedel Rothe scappa di casa dopo aver litigato aspramente con i suoi genitori. Il ragazzo, insieme a due amici, Helmut e Hans, incomincia a vivere alla giornata. Mentre tutti e tre stanno bevendo una bibita in un bar, Fritz Haarmann si avvicina loro spacciandosi per un agente giudiziario, ma il suo fine è ben chiaro: per diverse volte i ragazzi, in cambio di qualcosa da mangiare, lo seguono nel bosco per soddisfare le sue esigenze omosessuali.
Una sera, però, Friedel segue Haarmann fino al suo appartamento, al numero 27 della Cellestrasse. Quest’ultimo vuole subito avere un rapporto con il ragazzo, ma nel corso dell’atto si dimostra violento e irruente, fino a sconfinare nell’orrore in preda alla sua passione e ad azzannare la gola di Friedel. Haarmann serra sempre di più la mascella imprigionando il respiro del ragazzo che man mano si fa più lieve. Prova piacere e inquietudine quando ingoia il sangue della sua vittima, e quando Friedel esala l’ultimo respiro si sente confuso ma allo stesso tempo soddisfatto.
Haarmann non sa perché lo abbia fatto, né sa dire se si senta in colpa o se si senta eccitato dal suo gesto: è ancora troppo sconvolto.
Ma gli è piaciuto.
Sistema il cadavere sul pavimento e con i suo attrezzi da macellaio lo sventra e mette le sue viscere in un secchio. Taglia gli arti, il membro e la testa al cadavere e asciuga il sangue a terra con dei vecchi stracci. Svuota il secchio nella Leine, il fiume di Hannover , conserva la testa e vende e regala ai vicini di casa il resto del corpo spacciandolo per carne suina.
La scomparsa di Friedel mobilita la Polizia che ben presto arriva a far visita all’appartamento di Haarmann, che viene scoperto mentre sta molestando un ragazzino di 14 anni. Sia lui che il giovane vengono arrestati per atti di offesa al pudore e all’onore sessuale, ma è fortunato: sotto la stufa, incartata con dei giornali, giace ancora la testa mozzata di Friedel e i poliziotti non se ne accorgono.
Dopo un breve periodo in carcere, una volta uscito Fritz Haarmann deve cercarsi una nuova sistemazione: ne cambia parecchie, perché i padroni di casa lo cacciano sempre dopo poco, infastiditi dai frequenti incontri che lui organizza a casa con numerosi ragazzini minorenni. Finalmente, dopo una lunga ricerca, egli si sistema al numero 47 della Nikolstrasse.
Nel 1919 Haarmann ha quarant'anni e conosce Hans Grans, un ragazzo di bell’aspetto, alto, snello e con i capelli biondi. Lo avvicina per una prestazione sessuale: Hans è scappato di casa e sono giorni che non ha un riparo e da mangiare, e così accetta. Haarmann lo accoglie nel suo appartamento e se ne innamora. I due iniziano a frequentarsi spesso, fino a diventare quasi una coppia stabile ma, per evitare gli sguardi dei vicini e le voci che girano sul loro conto, sono costretti a cambiare più volte sistemazione per trovare maggiore tranquillità per il loro amore incompreso.
La ricerca di un tetto sotto cui stare, dopo varie sistemazioni precarie, finisce nel 1921, quando si stabiliscono nel numero 8 della Neue Strasse, un quartiere buio e mal frequentato dove ben presto diventano il punto di ritrovo e di appoggio di tre prostitute: Elli, Anni e Dorchen, delle quali diventano buoni amici.
C’è un gran giro di persone che veleggia attorno a quel palazzo, si intrecciano vari tipi di commercio, quasi misteriosamente. Fritz Haarmann è sempre pieno di vestiti e di carne ed è sempre pronto a regalare la sua merce ai vicini o a venderla alla stazione. Macellaio? Commerciante? Protettore? Chi è Fritz Haarmann?
I vicini non sanno dargli una connotazione precisa, ma lui si comporta bene, è sorridente e si chiude un occhio per i suoi comportamenti e per le sue attività misteriose. Inoltre i tempi sono tremendi, la vita è sempre più insostenibile, l’inflazione in Germania lascia poco spazio a questi pensieri e i regali del caro signor Haarmann sono come manna dal cielo...
Fritz Haarmann: la bacinella sospetta
Hannover, 1923. Fritz Franke arriva in città con Paul, un amico, con l’intenzione di ripartire subito per Berlino. I due ragazzi arrivano alla stazione e chiedono informazioni a un agente di polizia: l’agente Haarmann!
Questi lascia andare Paul a un ostello e porta a casa con sé Fritz. Hans Grans, a cui ha detto di voler restare solo quella notte, conosce i piani di Haarmann e sa cosa sta per succedere al giovane berlinese: cerca di parlarne con Dorchen, ma lei non capisce di cosa lui stia parlando e la discussione finisce lì.
Il giorno seguente, la stanza sulla Neue Strasse è chiusa a chiave e ha le finestre sbarrate. All’interno si sentono rumori di seghe e mannaie: Haarmann sta lavorando sul corpo di Fritz. Lo stende per terra e lo squarta, mette le viscere nel secchio, taglia la testa e gli arti, e dopo aver sminuzzato i resti li conserva in una busta. Pulisce tutto e chiama Hans: ha nuovi vestiti da vendere alla stazione.
E nuova carne.
Hans, che non riesce più a sopportare la situazione, prova a parlare nuovamente con Dorchen, ha una gran voglia di raccontare tutto: le dice che il ragazzo di Berlino ha fatto una brutta fine. La prostituta non ci crede: conosce anche lei Haarmann, sa che è un tipo strambo ma non se lo immagina a uccidere ragazzi.
Ma c’è un particolare che la insospettisce: una bacinella piena di carne sotto il lavabo della stanza.
Quando non c’è nessuno in casa, insieme a Elli ne prende un pezzo e lo porta a far esaminare alla centrale di polizia di Hannover. Gli agenti però non danno credito a due prostitute e le allontanano bruscamente.
Sospettare di Haarmann? Il loro informatore? Impossibile...
20 marzo 1923. L’agente Haarmann offre riparo ad un giovane apprendista, Wilhelm Schultze, 16 anni. Wilhelm non torna più a casa.
23 maggio 1923. Il quindicenne Ronald Huch incontra l’agente Haarmann e si fida di lui. La sua carne viene regalata ai vicini di casa.
30 maggio 1923. È il turno del tredicenne Ernst Ehremberg. Ernst è scappato di casa per sfuggire alle punizioni del padre e segue l’agente Haarmann che si offre di proteggerlo. Si perdono le sue tracce.
Il viavai di ragazzini intorno al numero 8 della Neue Strass inizia a essere sospetto: tutti quei sacchi di carne non si sa da dove arrivino. Fritz Haarmann capisce che forse è meglio cambiare aria. La padrona di un ristorante sulla Rothe Reine numero 2 ha una stanza libera nel palazzo, è un affare e lui non se lo lascia scappare.
24 agosto 1923. Heinrich Struss, 18 anni esce di casa nel pomeriggio, incontra l’agente Haarmann e non fa più ritorno a casa.
24 settembre 1923. Tocca a Paul Bronischewski, un ragazzo di Graz che fa tappa ad Hannover e lì rimane.
29 settembre 1923. Richard Graf , 17 anni, sta cercando un lavoro per scappare dalla vita infame che è costretto a fare. L’agente Haarmann ce l’ha un posto per lui. Nella Bacinella.
12 ottobre 1923. Wilhelm Erdner, 16 anni, segue di buon grado l’agente Haarmann. La sua ultima tappa è la Rothe Reine numero 2.
24 ottobre 1923. Christoph Wolf, 15 anni, è per strada a fare delle commissioni con il fratello maggiore, si allontana per andare in bagno e non ritorna più.
Anche i nuovi vicini di Haarmann si accorgono che c’è qualcosa che non va. I secchi pieni di viscere, le buste nere che lui trascina fuori dalla stanza, i ragazzini che porta sempre con sé e tutta quella carne che regala sempre come si spiegano?
Nessuno lo sa. Nessuno osa pensare.
Fritz è un brav'uomo, generoso e, a parte il baccano che fa con le seghe e le accette a notte fonda, non dà nessun tipo di problema. Ma il sospetto rimane...
10 novembre 1923. Adolf Hannappel, 17 anni, viene dalla campagna per lavorare in fabbrica. Nessuno lo vedrà mai arrivare in città. A parte l’agente Haarmann.
6 dicembre 1923. Adolf Hennies ha 19 anni e ha voglia di cambiare vita, vuole realizzare i suoi sogni, diventare importante, ma incontra Haarmann e scompare per sempre.
5 gennaio 1924. Ernst Spiecker, 17 anni, gironzola per strada per svolgere alcune commissioni in tribunale. Alla stazione incontra un simpatico agente dal viso sorridente. La sua carne verrà regalata al ristorante sotto casa.
15 gennaio 1924. Heinrich Koch ha 19 anni e frequenta il giro degli omosessuali ad Hannover: incontra un uomo che gli promette una somma sostanziosa per un rapporto sessuale e accetta. Haarmann getterà i suoi resti nella Leine.
2 febbraio 1924. Willi Seger, 19 anni, è un teppistello che si prostituisce per guadagnare qualche soldo. Il suo ultimo cliente è Haarmann.
8 febbraio 1924. Hermann Speichert incontra a 16 anni il suo carnefice. E finisce nella Leine in un sacco di plastica nero.
Haarmann ormai è conosciutissimo nel quartiere, ha sempre qualcosa da regalare ai vicini, scarpe, cappotti, camicie, ha un guardaroba vastissimo ed è sempre cordiale con tutti. Certo, si sa che non è un tipo "normale", che è omosessuale, ma invece di gridare allo scandalo i vicini lo sopportano, tanto è innocuo...
6 aprile 1924. Alfred Hogrefe, 17 anni, è povero ma di bell’aspetto. Quando l’agente Haarmann gli offre del denaro per stare un po' con lui accetta. Una, due, tre volte. Poi non torna più a casa. 21 aprile 1924. Hermann Bock ha 22 anni: bazzica spesso la stazione e conosce Haarmann perché a volte lavora per lui. Un giorno lo segue a casa sua e nessuno più ha notizie di lui.
26 aprile 1924. Haarmann si infatua di un giovane omosessuale, Robert Witzel: lo porta a casa e durante il rapporto sessuale gli azzanna la gola soffocandolo. Deprezza il cadavere e lo getta nella Leine.
9 maggio 1924. Heinz Martin scappa dalla sua cittadina di periferia e arriva ad Hannover, dove conosce alla stazione l’agente Haarmann, che lo porterà con sé a casa per ucciderlo e depezzare il suo cadavere e venderlo al mercato.
24 maggio 1924. Scompare Fritz Witting. Esce di casa per cercare un lavoro e non vi fa più ritorno.
26 maggio 1924. Haarmann non riesce a placarsi e adesca un bambino di 11 anni, Friederich Abeling, promettendogli dei regali. Friederich però non ottiene nessun giocattolo: i resti del suo cadavere vengono gettati in uno stagno.
5 Giugno 1924. L’apprendista fabbro Frederich Koch di 16 anni non torna più da scuola. L’agente Haarmann l’ha portato con sé.
14 giugno 1924. L’ultima vittima di Haarmann è Erich De Vries, 17 anni. Erich è rimasto chiuso fuori di casa e chiede aiuto all’agente Haarmann, che lo porta con sè nella stanza sulla Rothe Reine numero 2. Sparisce nel nulla come tutti gli altri.
Il 17 maggio 1924 un gruppo di bambini che gioca vicino al castello di Hannover trova un teschio umano.
Il 29 dello stesso mese il fiume Leine porta alla riva altri pezzi di cadaveri.
Scatta il panico in città, ma le autorità investigative placano la folla spiegando che probabilmente i resti provengono dall’istituto anatomico di Gottinga. La spiegazione è plausibile e i cittadini si tranquillizzano.
Pochi giorni dopo, però, sempre nei pressi del fiume Leine emergono altre teste.
Ben presto si collegano i corpi emersi al grande numero di ragazzi scomparsi. La polizia decide di prosciugare il fiume e il risultato è sconvolgente: sul suo letto vengono ritrovate circa 500 ossa appartenenti ad almeno 12 corpi diversi.
È caccia al mostro.
Haarmann non è sospettato, ma il 23 giugno 1924 si presenta alla polizia per consegnare un giovane di 15 anni, Karl Fromme: non ha voglia di ucciderlo, vuole solo fargli passare qualche brutta ora. Quando arriva alla stazione di polizia però Fritz Haarmann viene accusato dal ragazzino di averlo molestato sessualmente e di colpo diventa il sospettato numero uno per la catena di delitti.
Durante gli interrogatori, egli si contraddice spesso, ma riesce a cavarsela senza troppa difficoltà spiegando che il gran numero di vestiti che possiede è dovuto al fatto che è un commerciante e contrabbanda ingenti capi d’abbigliamento.
�� troppo effeminato per essere un assassino, pensano gli agenti, e infatti Haarmann appare più come una donna che come un uomo: sbatte le ciglia, cammina in modo strano.
Ma i genitori di Robert Witzel, scomparso il 26 aprile, si accorgono che Haarmann ha addosso il cappotto del figlio.
Dopo una perquisizione, gli agenti scoprono che nella tasca del soprabito ci sono ancora i documenti del giovane Robert.
Haarmann viene allora incarcerato.
Il processo incomincia il 4 dicembre 1924 e dura 14 giorni.
Haarmann è accusato di 23 omicidi e a difenderlo c’è solo un avvocato assegnatogli d’ufficio, dopo che tutti gli altri disponibili avevano rifiutati l’incarico. Il procedimento giudiziario viene pubblicizzato il meno possibile, perché con esso viene messa in dubbio la serietà e la professionalità della polizia tedesca che nei confronti degli omicidi si era comportata sempre con inerzia, quasi dando il via libera ad Haarmann.
L’imputato riconosce subito i suoi omicidi, ma a volte collabora aggiungendo altri particolari e altre invece cerca di scaricare le colpe sul suo compagno Hans.
Altre volte ancora, poi, da innamorato cerca di difenderlo da ogni tipo di condanna. Il suo comportamento è sempre freddo e distaccato: un minimo segno di cedimento lo accusa solo quando la madre di una vittima riconosce gli abiti insanguinati del figlio e colta da crisi sviene sotto gli occhi del giudice.
Durante il processo ha un ruolo non indifferente il filosofo e psichiatra Theodor Lessing. Questi sostiene che il comportamento delle forze dell’ordine nei confronti del caso Haarmann è stato deplorevole e accusa con foga sia il sistema di polizia tedesco, corrotto e inutile, che la teoria di quegli psichiatri che ritenevano Haarmann una persona normale, sebbene crudele. Secondo Lessing, invece, Haarmann aveva delle turbe sessuali che lo portavano a desiderare la morte dei suoi compagni.
Lo stesso Haarmann durante il processo ammette che per lui era più facile uccidere quando amava una persona e la sofferenza e la morte delle persone amate o desiderate gli procuravano un piacere fisico che gli impediva di placare la sua follia omicida.
Il processo si conclude il 19 dicembre 1924. Haarmann viene giudicato colpevole di 24 omicidi e condannato a morte. Anche Hans viene condannato a morte, per istigazione all’omicidio di due vittime. Haarmann accetta la sentenza senza battere ciglio, mentre il suo amante ricorre in appello e riesce a farsi commutare la pena in soli 12 anni di carcere.
Il 15 aprile 1925, Fritz Haarmann viene ghigliottinato nella prigione di Hannover. La sua testa è ancora conservata nell’università di Gottingen e il suo corpo seppellito nel cimitero di Hannover.
Prima di morire aveva chiesto: "Seppellitemi al centro del mercato e scrivete sulla lapide: Qui giace Haarmann, l’omicida di massa."
Non è stato per fortuna accontentato.
Ma Haarmann è stato comunque pubblicamente ricordato dal regista Fritz Lang nel suo film thriller del 1931 M, il mostro di Dusseldorf. La pellicola, considerata uno dei capolavori dell'espressionismo tedesco, vede il personaggio principale del film, un malato serial killer interpretato da Peter Lorre, ispirato proprio a lui e a Karl Grossman.
Fonte: http://www.latelanera.com/serialkiller/serialkillerdossier.asp?id=FritzHaarmann&pg=4
Autore dell'articolo: @francescopetrullo
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Droga zombie: dopo la strage in America, l'Italia prepara un piano
Droga degli zombie: è chiamato così lo stupefacente che in America ha già fatto centinaia di migliaia di morti e che da poco è sbarcato anche in Italia. Il nome esatto è Fentanyl ed è largamente usato in ambito ospedaliero. La diffusione in Italia è agevolata da medici compiacenti e dalla possibilità di acquistarlo in farmacia. Cos'è il Fentanyl Il Fentanyl è un analgesico appartenente alla famiglia degli oppioidi. Ottenuto da sintesi chimica, la sua potenza è 100 volte superiore a quella della morfina. Una dose da 100 μg di fentanyl, per fare degli esempi, equivale circa a 30 mg di eroina, 800 µg di fentanyl equivalgono a 200 mg di morfina pura e a 35 mg di metadone. La sua azione è più rapida rispetto alle altre droghe ma molto meno duratura. In medicina è utilizzato per trattare il dolore cronico, fa da anestetico in chirurgia, in associazione a un agente ipnotico, prima di eseguire un intervento chirurgico, o in occasione di endoscopie e manovre invasive simili, in oncologia come analgesico. Il Fentanyl è usato, impropriamente, anche come sostanza stupefacente. E' definita la droga degli zombie poiché, dai numerosi video girati negli Stati Uniti, dopo l'assunzione, le persone assumono le sembianze di zombie: si immobilizzano e iniziano a piegarsi su loro stessi. Droga dello zombie: la strage in America Proprio negli Stati Uniti è scattata una vera emergenza Fentanyl. Da sempre alle prese con dipendenze da antidolorifici (grazie anche a prescrizioni troppo facili), l'America ha registrato negli ultimi anni un picco di morti per overdose e si stima che il 70% di queste morti sia stata causata proprio dal Fentanyl. Secondo le stime ufficiali, nel 2022 l'oppiaceo sintetico ha provocato 100.000 morti. Per essere letale sembra, infatti, basti una dose di appena 2mg. I sequestri record della sostanza (circa 6 tonnellate di polvere e 59,6 milioni di compresse) non sono bastati a fermare la strage. 100.000 sono, invece, le dosi intercettate nell'ambito di un'operazione antidroga condotta nel nostro Paese, nel piacentino, da dove la droga partiva all'interno di libri. Il Fentalyn veniva spruzzato in libri destinati ai detenuti di un carcere americano i quali la assumevano mangiando le pagine opportunamente segnalate. Il piano di prevenzione del governo La droga dello zombie è arrivata, dunque, anche in Italia dove si sta diffondendo rapidamente. La sua gestione è molto facile: medici compiacenti prescrivono il farmaco a spacciatori che lo acquistano in farmacia. Il prezzo di acquisto si aggira intorno ai 5 euro, quello di rivendita può aumentare anche di 10 o 15 volte. Inoltre, il Fentanyl è la droga più acquistata sul dark web. Per prevenire il dilagare del fenomeno, come avvenuto negli USA, il governo sta per varare un piano sull'uso improprio del Fentanyl. Il rischio, come specificato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è quello che la criminalità organizzata si impossessi di questo business illegale. Secondo la nostra intelligence, la 'ndrangheta lo starebbe seriamente valutando. In copertina foto di Andrea da Pixabay Read the full article
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Blaise Pascal, matematico del Seicento
Uno degli studiosi più noti ed amati dei Seicento francese… Blaise Pascal nacque il 19 giugno 1623 a Clermont-Ferrand, in Francia, da una famiglia di ottima condizione sociale. Il padre, Etienne Pascal, lo iniziò agli interessi scientifici e facendogli frequentare le riunioni dei circoli culturali parigini, poi si trasferì con i figli a Rouen, in Normandia, poiché era stato nominato Commissario del re per le imposte. Da piccolo Blaise mostrò precocemente le sue straordinarie doti di intelligenza e, a soli sedici anni, scrisse un Trattato delle coniche, purtroppo in seguito andato perduto, queste prime prove intellettuali divennero fondamentali per gli studi successivi. In particolare, l'assiduo studio della geometria lo portò ad elaborare il teorema che porta il suo nome, concernente l'esagono inscritto in una conica qualsiasi, oltre ad essere considerato uno dei padri della robotica e del calcolo computazionale, grazie a una serie di risultati raggiunti a soli diciotto anni. La passione per il calcolo e il desiderio di allargare le potenzialità di quest'ultimo, infatti, lo spinsero a progettare la prima macchina calcolatrice, anche per aiutare il padre che, oberato di lavoro, aveva bisogno di eseguire dei calcoli in maniera più rapida. Parallelamente agli interessi scientifici e filosofici, Pascal coltivò un intenso spirito religioso e un'intensa riflessione teologica, tanto da essere considerato uno dei più grandi pensatori cristiani degli ultimi quattro secoli. La prima conversione di Pascal si fa risalire al 1646, anno che vide un grave peggioramento della sua incerta salute, ciò lo spinse a mettere sulla carta le sue riflessioni, che parlano delle sue esperienze sull'esistenza del vuoto e del timore da questo procurato. Del 1648 rimase celebre l'esperimento che Blaise fece effettuare dal cognato il 19 settembre, dove dimostrò che la pressione dell'atmosfera sulla colonna di mercurio di un barometro torricelliano diminuisce con l'aumentare dell'altitudine. Intanto, sua sorella Jacqueline prese la strada del convento e nel 1652 divenne monaca, entrando nel convento femminile di Port-Royal, istituto già noto per la famosa scuola di logica a cui anche Pascal aderì. Tormentato da forti cefalee, Pascal, su consiglio dei medici, dovette osservare un regime più mondano, lasciando momentaneamente perdere l'intenso studio. A seguito dei contatti con la sorella Jaqueline, lo studioso ebbe una nuova crisi mistica che si risolse nella notte del 23 novembre quando, dopo un'intensa esperienza religiosa, scrisse il Memoriale. Nel gennaio del 1655 Pascal si recò a Port-Royal, dove lavorò alla Conversione del peccatore e, tra il gennaio del 1656 ed il marzo del 1657 scrisse le Provinciali, raccolte poi in volume, per difendere Port-Royal dalla accuse degli antigiansenisti, mettere in ridicolo la morale dei Gesuiti e di criticarne a fondo i presupposti filosofico-teologici. Al 1658 risalgono gli importanti Scritti sulla Grazia, dove rivela una gran conoscenza teologica mentre, in parallelo, continuando a lavorare al progetto di una Apologia del Cristianesimo, mai terminata, infatti i frammenti furono poi raccolti nei Pensieri, pubblicati per la prima volta nel 1669. Dopo un lungo ritiro nell'eremo di Port-Royal, Blaise Pascal morì il 19 agosto 1662, a soli trentanove anni. Read the full article
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Traute Lafrenz
https://www.unadonnalgiorno.it/traute-lafrenz/
Traute Lafrenz è stata l’ultima testimone della straordinaria esperienza della Rosa bianca, il coraggioso gruppo di giovani donne e uomini che si è battuto contro il nazismo durante la Seconda guerra mondiale, apportando un contributo inestimabile alla ricostruzione morale della Germania nel Dopoguerra.I suoi membri, che praticavano la non violenza, manifestarono la loro opposizione diffondendo le loro idee con la parola, con pubblicazioni e con la diffusione di volantini.Traute Lafrenz nacque ad Amburgo il 3 maggio 1919, si era avvicinata agli ideali anti-nazisti quando frequentava il liceo, grazie alle lezioni di Erna Stahl, insegnante illuminata che dopo essere sospesa dalla scuola dai nazisti, nel 1935, continuò a organizzare lezioni informali a casa sua, utilizzando l’arte e la letteratura come strumenti per discutere i pericoli del regime hitleriano.
Quando, nel 1941, si trasferì ad Amburgo per studiare medicina, entrò nel movimento clandestino dopo aver conosciuto Alexander Schmorell e Sophie e Hans Scholl.
Ha trasportato e distribuito i volantini destinati a risvegliare le coscienze, che sfidando il regime, ne denunciavano i crimini, incitando al sabotaggio dello sforzo bellico. Un atto di grande coraggio in un periodo storico in cui nessuna forma di dissenso era accettata che è costato la vita a tre dei suoi compagni.
Il 22 febbraio 1943, infatti, Sophie e Hans Scholl, insieme a Cristoph Probst, vennero decapitati dopo aver diffuso i volantini all’università di Monaco. Lei andò al funerale sfidando il divieto nazista che ne impediva la partecipazione a chi non faceva parte della famiglia.
Pochi giorni dopo venne arrestata e, per quasi due anni, detenuta in quattro carceri diverse prima di essere liberata dalle truppe statunitensi il 15 aprile 1945. Era in attesa di affrontare un nuovo processo che, molto probabilmente, si sarebbe concluso con la sua condannata a morte. Il tribunale del popolo nazista era intenzionato a schiacciare senza pietà le ultime forme di resistenza al regime.
Nel 1947, si è trasferita negli Stati Uniti dove, completati i suoi studi in medicina, sposò Vernon Page, medico con cui ha avuto quattro figli. Ha dedicato il resto della sua vita alla medicina, raccontando soltanto di rado le sue esperienze del tempo di guerra.
Seguace delle teorie del filosofo austriaco Rudolf Steiner, è stata una figura di spicco nel movimento antroposofico americano e tra i primi medici a praticare un approccio medico olistico ispirato da questa visione.
A Chicago ha diretto la Esperanza Therapeutic Day School per bambini svantaggiati fino alla morte del marito, nel 1995, quando si è trasferita a Charleston, in South Carolina, dove è morta il 6 marzo 2023.
Soltanto quando ha compiuto cento anni, nel 2019, le è stata conferita la Croce al Merito della Repubblica Tedesca con la motivazione: di fronte ai crimini dei nazisti, ebbe il coraggio di ascoltare la voce della sua coscienza e di ribellarsi contro la dittatura e il genocidio degli ebrei.
Centinaia di scuole e strade portano il suo nome, nel 2003 è stata nominata la quarta tedesca più amata della nazione.
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Muore dopo morso ragno violino, il calvario di Giuseppe: un mese in ospedale, poi torna a lavoro e si sente male Una notizia che “toglie il respiro”. Giuseppe Russo, 23 anni, è morto all’ospedale Policlinico di Bari in seguito ad una serie di complicanze legate al morso di un ragno violino avvenuto un mese fa. Il giovane, originario di Collepasso in provincia di Lecce, era stato morto il 13 luglio scorso e, dopo aver manifestato febbre alta, è stato ricoverato per diverse settimane all’ospedale Panico di Tricase. Morso ragno violino, Giuseppe morto per shock settico e insufficienza multiorgano Le condizioni di salute di Russo sarebbero migliorate nei giorni scorsi, tanto da spingere i sanitari a dimettere il 23enne. Tornato a casa, Giuseppe ha ripreso la vita di sempre, tornando anche a lavorare. E qui, mentre era intento in alcuni lavori di giardinaggio per conto della sua ditta, che c’è stata una ricaduta tanto da spingere i medici, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni, a trasferirlo al Policlinico di Bari dove il suo cuore ha smesso di battere nella mattinata di sabato 17 agosto. Era ricoverato nel reparto di rianimazione e il decesso sarebbe riconducibile a shock settico e insufficienza multiorgano. “Ci sono notizie che tolgono il respiro ed è difficile trovare le parole giuste per esprimere vicinanza e cordoglio ad una famiglia che improvvisamente e troppo presto perde un figlio” le parole della sindaca di Collepasso, Laura Manta. “Tutta la nostra comunità si stringe commossa al dolore che ha colpito Antonio e Rosaria per la perdita del caro Giuseppe. Un angelo di soli 23 anni che da oggi veglierà su di voi. Le più sentite condoglianze da parte mia e da parte di tutta la nostra comunità ai familiari e ai parenti”. Come riconoscere il ragno violino Il ragno violino, noto scientificamente come Loxosceles rufescens, è una delle specie di aracnidi più velenose presenti in Italia. A causa del suo aspetto apparentemente innocuo, spesso passa inosservato, ma è importante saperlo riconoscere. Questo piccolo ragno può raggiungere una lunghezza massima di 4-5 cm, comprese le zampe. Può raggiungere i 7 mm di dimensione. Il ragno violino è timido, non aggressivo, e di solito si allontana quando percepisce la presenza umana. Per questo motivo, i morsi di ragno violino sono rari e avvengono solo quando il piccolo aracnide si sente attaccato. Ha un colore marrone-giallastro e presenta una macchia distintiva sul prosoma che ricorda la forma di un violino, da qui il nome. Preferisce ambienti caldi e attivi di notte. In inverno, tende a rifugiarsi nelle case in cerca di temperature più miti, mentre in estate può essere trovato anche nei giardini e negli spazi aperti. Cosa fare in caso di morso del ragno violino Non è una specie aggressiva e, alla presenza dell’uomo, tende ad allontanarsi. Ma può pungere nel caso in cui si senta minacciato: ad esempio se schiacciato involontariamente dentro scarpe, lenzuola o abiti. Il suo morso è indolore, ma dopo qualche ora sulla parte della pelle punta può comparire una piccola arrossatura. Tutto dipende dalla quantità di veleno che rilascia. La puntura può provocare prurito e bruciore e il morso può necrotizzarsi in 48-72 ore. Nei casi più gravi, possono verificarsi febbre, rash curtanei ed ecchimosi. In caso si riscontri ciò si consiglia di chiamare il centro antiveleno per essere valutati.
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Famiglia Aldobrandini
Aldobrandini antica nobile famiglia fiorentina, trapiantata a Roma nel XVI secolo. In seguito, si chiamarono del Papa, quando Ippolito Aldobrandini da Fano, del ramo proveniente dalle Marche (dove suo padre Silvestro si trovava esiliato con sua moglie, per i suoi sentimenti antimedicei), venne eletto Pontefice nel 1592, con il nome di Clemente VIII. Nel medio Evo, questa famiglia si divise in tre rami: i Bellincioni furono molte volte eletti alle Magistrature della Repubblica Fiorentina. A Firenze ebbe notorietà con Aldobrandino (1388 - 1453, Magistrato dei Priori (1417), fu dei sedici Gonfalonieri di Compagnia dal 1422 al 1453 (Gonfaloniere di Compagnia porta bandiera della Milizia Urbana), dei Dodici Buonomini nel: 1429 – 1436 – 1436 – 1446, commissario a Montepulciano nel 1428, Gonfaloniere di Giustizia della Repubblica Fiorentina nel 1434. Ramo Aldobrandini di Lippo (forse derivati dai Bellincioni); gli Aldobrandini di Madonna dal quale discese Ippolito poi Papa Clemente VIII. La famiglia attiva in Firenze si arricchì con il commercio. Il mercante Benci Aldobrandini sposò Giovanna “Bugiazza” nata Altoviti, chiamata così per la sua bontà e la dedizione a fare carità (in queste opere pie si unì anche il marito), si guadagnò l’appellativo di “Madonna”. La coppia da sposati, visse nelle case della famiglia in campo Corbolini (l’attuale piazza Madonna degli Aldobrandini), chiamata familiarmente dai fiorentini “Piazza Madonna”. I due coniugi unirono le loro abitazioni e proprietà. Successivamente ampliate dai loro discendenti fino ad erigere nel XVIII secolo il Palazzo Aldobradini del Papa, ancora oggi esistente. Partigiano dei Medici, fu fra coloro che richiamarono dall’esilio Cosimo, mandatovi da Rinaldo degli Albizzi. Giovanni figlio di Aldobrandino (1422- 1481) tenne la carica di Gonfaloniere della Repubblica nel 1476, distaccatosi dall’appoggiare i Medici, fu costretto a ritirarsi dalla vita politica cittadina. Nel 1480 venne inviato come capitano alla città di Sarzana dove vi trovò la morte. Salvestro (1499 – 1558), studiò legge a Pisa, avversario dei Medici, fu fra coloro che cacciarono Ippolito e Alessandro nel 1527, dando vita all’ultima Repubblica. In quel periodo ricopri la carica di primo Cancelliere alle Riformagioni. Con la caduta della Repubblica e il ritorno dei Medici, nella persona di Alessandro primo Duca, venne arrestato e esiliato a Faenza, da lì nel 1533 venne trasferito a Bibbona, da dove riuscì a fuggire trasferendosi in un primo tempo a Rome in seguito a Napoli.
Papa Clemente VIII Ippolito Aldobrandini A Napoli nel 1536, si trovava Carlo V, ospite del Viceré Don Pedro di Toledo. Si unì ad altri fuorusciti fiorentini nell’ambasceria presso l’Imperatore, per perorare le sorti della loro patria. Ma l’intento dei fiorentini non ottenne il risultato sperato, e furono costretti ancora all’esilio. Salvestro passò a Fano, Bologna, e Ferrara. In seguito, Alessandro Farnese Paolo III lo chiamò a Roma, dove in seguito fu nominato avvocato concistoriale. Ippolito suo figlio venne creato cardinale. Con l’aiuto del Farnese poté dedicarsi agli studi universitari presso le città di Padova, Perugia e Bologna. Pio V dimostrò benevolenza verso la famiglia Aldobrandini, li prese sotto la sua ala protettrice. Ippolito ebbe i titoli di: Prefetto di Castel S. Angelo, avvocato concistoriale, uditore del Camerlengo, nel 1569 uditore di Rota al posto del fratello Giovanni nominato vescovo di Imola e poi Cardinale. La nipote del cardinale Ippolito, Olimpia nata a Roma nel 1567 unica erede dei beni dei genitori Pietro Aldobrandini e Flaminia Ferracci, inquanto suo fratello Pietro venne creato cardinale dallo zio Papa Clemente VIII. Nel 1587 sposò Giovanni Francesco Aldobrandini principe di Meldola e Sarsina. Da questo matrimonio nacquero otto figli: Silvestro diventato cardinale, Margherita sposò Ranuccio Farnese IV duca di Parma e Piacenza, Elena sposò Antonio Carafa della Stadera, Giorgio principe di Meldola e Sarsina (titoli ereditati dal padre), Caterina Lesa sposò Marino Caracciolo, Ippolito cardinale, Pietro duca di Carpineto, Maria sposò Giovanni Paolo Sforza. Poi nel 1467 Olimpia sposò Camillo Pamphili. Con l’estinzione dei Pamphili beni di Margherita, passarono definitivamente ai Borghese. Con l’elezione di Ippolito a Papa, gli Aldobrandini si trasferirono definitivamente a Roma, con il dichiarato nepotismo del Pontefice, ne beneficiarono con vari titoli ecclesiastici. Per riconoscenza aggiunsero al cognome l’appellativo del Papa.
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Beethowen, malattie e segreti di famiglia dal suo DNA
Il DNA dei capelli di Beethoven svela il segreto di famiglia. Gli scienziati hanno utilizzato ciocche di capelli del compositore per saperne di più sulla sua salute e sui suoi antenati. L'imponente capigliatura di Ludwig van Beethoven sta fornendo nuovi indizi sui suoi problemi di salute e sui suoi antenati. Gli amici conservavano le ciocche dei capelli del compositore come ricordo e alcuni frammenti di ricordi strappati al suo letto di morte. Quasi due secoli dopo, un team internazionale di ricercatori ha affermato di aver utilizzato alcuni di quei filamenti per sequenziare il genoma di Beethoven, l'insieme completo del DNA trovato in ogni cellula.
Foto: William Meredith/Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies, San Jose State University I ricercatori hanno riferito in un articolo pubblicato mercoledì sulla rivista Current Biology che speravano che lo studio del suo DNA potesse aiutare a determinare la causa della progressiva perdita dell'udito di Beethoven, dei disturbi gastrointestinali cronici e della grave malattia del fegato culminata nella sua morte all'età di 56 anni nel 1827. Storici e studiosi di medicina hanno cercato a lungo nei diari e nelle lettere di Beethoven indizi sui suoi problemi di salute. Sono stati ispirati da un documento trovato un giorno dopo la sua morte a Vienna in uno scomparto nascosto della sua scrivania. Rivolto ai suoi fratelli, Beethoven chiese che i dettagli sui suoi disturbi medici fossero resi pubblici dopo la sua morte. I ricercatori non hanno trovato una causa genetica per la sordità o il mal di stomaco di Beethoven. Hanno trovato il rischio genetico per la malattia del fegato e l'evidenza di infezione da epatite B, che può portare a cicatrici del fegato note come cirrosi. L'analisi ha anche rivelato scoperte inaspettate sugli antenati di Beethoven e sulle origini di alcune ciocche di capelli. Nel 1994, i membri dell'American Beethoven Society, allora guidati dal musicologo William Meredith, autore del giornale, acquistarono una ciocca di capelli di Beethoven da Sotheby's a Londra. I capelli, chiamati riccioli di Hiller, dal nome del collega compositore Ferdinand Hiller che li tagliò il giorno del funerale di Beethoven, furono esposti all'Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies della San Jose State University in California. Alcuni visitatori hanno chiesto se fosse stato testato per il DNA. Alcune ciocche sono state inviate per essere testate, ma la tecnologia per estrarre il DNA dai capelli non era abbastanza avanzata per fornire risposte, ha detto il dottor Meredith. Nel 2014, il dottor Meredith ha dichiarato di essere stato avvicinato da Tristan Begg, un antropologo biologico e fan di Beethoven che si era offerto volontario presso il centro di Beethoven come studente universitario. Il signor Begg ha proposto di rilanciare il progetto del DNA testando la ciocca di Hiller e altre ciocche di capelli di Beethoven. Un membro del consiglio di amministrazione dell'American Beethoven Society, Kevin Brown, ha acquistato più ciocche di capelli di Beethoven per i test, inclusa quella utilizzata dagli autori dell'articolo per sequenziare il genoma di Beethoven.
Un ricercatore di Beethoven ha acquistato più ciocche dei capelli del compositore, incluso un campione noto come Stumpff lock. Foto: Kevin Brown
Il blocco Stumpff è stato uno dei campioni che i ricercatori sono stati in grado di attribuire a Beethoven e utilizzare per il sequenziamento. Foto: Anthi Tiliakou Hanno usato otto serrature attribuite a Beethoven per lo studio. Il test del DNA combinato con registrazioni dettagliate di come e quando sono state ottenute le serrature ha portato il gruppo di biologi, genetisti, genealogisti e immunologi a concludere che cinque serrature erano autentiche, ha affermato Begg, l'autore principale dell'articolo. Gli altri tre blocchi mancavano di DNA sufficiente per i test o hanno prodotto risultati del DNA che hanno portato i ricercatori a concludere che non potevano essere di Beethoven. La ciocca di Hiller, la più famosa del gruppo, è stata determinata per essere i capelli di una donna, hanno riferito gli scienziati. La ciocca di Hiller è stata oggetto di "Beethoven's Hair: An Extraordinary Historical Odyssey and A Scientific Mystery Solved", un libro pubblicato nel 2001. È stato tradotto in 19 lingue ed è diventato la base per un film. I capelli, esposti per anni al centro Beethoven di San Jose, sono stati rimossi dalla vista in attesa dei risultati dello studio, ha affermato il dottor Meredith, che è il direttore fondatore emerito del centro. I ricercatori del gruppo hanno anche rintracciato e prelevato campioni di saliva per i test genetici da cinque parenti maschi di Van Beethoven in Belgio. Avevano buoni documenti genealogici che dimostravano un antenato comune con il compositore: Aert Van Beethoven, nato nel 1535. Hanno confrontato il cromosoma Y del genoma di Beethoven con quello dei cinque uomini viventi della linea Van Beethoven. Il cromosoma Y di un maschio rimane quasi identico a quello di suo padre e viene tramandato di generazione in generazione. I cinque Van Beethoven viventi erano imparentati tra loro, ma non con Ludwig van Beethoven, hanno scoperto i ricercatori. La scoperta indica che tra la nascita del figlio di Aert Van Beethoven intorno al 1572 a Kampenhout, in Belgio, e la nascita del famoso compositore 200 anni dopo a Bonn, in Germania, il padre di un Beethoven non era il genitore biologico del bambino. I ricercatori hanno affermato di non sapere in quale generazione il legame biologico sia stato interrotto. Un altro autore dello studio, Maarten H.D. Larmuseau, genetista della Katholieke Universiteit Leuven in Belgio e specialista in "paternità di coppia extra", quando un padre che alleva un figlio non è un genitore biologico, ha affermato che gli studiosi hanno messo in dubbio la paternità del padre di Beethoven, il cui certificato di battesimo non è mai stato trovato .
I ricercatori suggeriscono che la probabile causa della morte di Beethoven, la cirrosi epatica, fosse potenzialmente il risultato di un eccesso di ferro ereditario, un forte consumo di alcol e/o un'infezione da epatite B. Foto: Daniel Gebhart de Koekkoek per The Wall Street Journal Gli uomini viventi di Van Beethoven sono rimasti scioccati nell'apprendere che probabilmente non sono biologicamente imparentati con il compositore, ha detto il dottor Larmuseau. "Ho ricordato loro che esiste ancora una connessione legale e genealogica con Beethoven, ma le persone apprezzano anche la connessione biologica e ora non c'è più", ha detto. Il dottor Larmuseau, che ha lavorato per trovare parenti attraverso database di test del DNA dei consumatori e documenti genealogici, ha affermato di aver identificato 145 persone con il cognome Van Beethoven. Il test del DNA dei consumatori potrebbe rivelare nuovi parenti che hanno lo stesso cromosoma Y di Beethoven, aprendo altre strade di indagine sui suoi antenati, ha affermato il dottor Larmuseau, che intende continuare a indagare sul lignaggio di Beethoven. I dati di sequenziamento dei cinque blocchi corrispondenti sono disponibili in un database pubblico a disposizione dei ricercatori. Beethoven non si è mai sposato e non ha discendenti legali conosciuti. Gli studiosi hanno suggerito che una persona a cui si riferiva nelle sue lettere come la sua "amata immortale" fosse una donna sposata e che sua figlia fosse la figlia di Beethoven. Sua figlia è morta senza avere figli, secondo gli studiosi. Poiché più geni sono collegati alle condizioni di salute, i ricercatori possono confrontare i risultati con il genoma di Beethoven per raccogliere nuove informazioni sulla sua salute, ha affermato Johannes Krause del Max Planck Institute, che ha lavorato per sequenziare il genoma di Neanderthal oltre al progetto Beethoven. La cirrosi sembra essere la probabile causa della morte prematura di Beethoven, ha affermato il prof. Ian Gilmore, uno specialista del fegato presso l'Università di Liverpool, che non è stato coinvolto nello studio. Il documento suggerisce potenziali cause della condizione tra cui l'emocromatosi, un eccesso di ferro ereditario, il consumo pesante di alcol e l'infezione da epatite B. "La verità sta probabilmente nell'interazione tra molti di questi", ha detto il prof. Gilmore. Erica Buurman, direttrice dell'Ira F. Brilliant Center for Beethoven Studies, ha detto che vorrebbe rimettere in mostra i riccioli di Hiller. "Il nostro scopo è aiutare a raccontare la storia dell'eredità di Beethoven", ha detto. "Questa ciocca di capelli lo fa ancora." Scrivi ad Amy Dockser Marcus a [email protected] Read the full article
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The trouble with historical shows is that you know exactly how they're going to end, who's going to die, but you watch them anyway, you love them anyway and you get attached to the characters anyway.
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