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saintmeghanmarkle · 6 months ago
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JAN MOIR on fire: Meghans become just another pay-per-view plugger turning her high profile into high profit by u/Von_und_zu_
JAN MOIR on fire: Meghan’s become just another pay-per-view plugger turning her high profile into high profit Between not launching her lifestyle brand, not being invited to A-list events and not visiting the UK with her husband, where does Meghan find the time to be an international businesswoman, that is what I want to know.This week, the Duchess of Sussex interrupted her trade and industry schedule to give an interview to the New York Times. How unlike her, is what you are thinking, and I agree.Meghan breached her ongoing quest for privacy, piercing that pearly shell of seclusion and confidentiality, to talk to one of the few publications in the world — along with People magazine, her trusty in-house trumpet — that she knows will treat her waffly pensées and latest commercial undertakings with respect and deference, rather than openly laugh in her face.And so it came to be.\**Meghan would not tell the newspaper how much she put into the brand, nor what ownership percentage she now has in the company, but Cesta confirmed it was a minority stake.So I am guessing that it was sixpence, a free jar of jam and a signed photograph of the Duke and Duchess being presented with their Golden Grifters of 2024 award.Why are we all here? I've lost my thread. Oh, yes — to salute Meghan's 'ability to move merchandise', a talent which was breathlessly admired by the NYT, as if the Duchess were a shiny fashion truck barrelling down the highway of hip.Which, as it turns out, is exactly how she sees herself.\**However, the exiled Duchess has had to wait until now to fully monetise that regal power and fully invest in herself — while also helping struggling fashion brands establish themselves, of course. Of course.'I support designers that I have really great friendships with, and smaller, up-and-coming brands that haven't gotten the attention that they should be getting,' she said.Unknowns such Oscar de La Renta and Givenchy, along with St Ella of McCartney and an obscure apprentice tailor from Milan called Mr G Armani, are all so grateful for her help. As, indeed, are Cesta.\**The Duchess also told the newspaper that, when it comes to being a businesswoman, she is a dolphin, not a shark.And also that she is better than you, but you knew that already.\**Like all influencers — which is what she has become — Meghan always seems to be invested in the higher purpose of self-valourising while imposing her superior taste on the scabby masses for clicks and cash.Look. Plenty of celebrities and even some royals get clothes and accessories for free — but that is not enough for the Sussexes. I imagine long Montecito nights of the soul when Meghan and Harry just burn with pure fury at the thought of anyone else, from handbag maker to napkin embroiderer to dress designer, making money out of them.So perhaps it should be no surprise to anyone that she seems to be turning herself into just another pay-per-view professional plugger, a walking billboard in a perennial marketing campaign for herself, a duchess who has transmogrified her high profile into a high profit, with a price on everything from her ethical diamond earrings to the soles of her shoes.The problem is that, collectively and individually, Harry and Meghan haven't got any actual talent to monetise — all that is left to milk is the very fact of their celebrity itself.For he is a prince who will never be crowned and she is an actress who will never get a part. And it was always, always coming to this sad point. https://ift.tt/2Yd3cUs post link: https://ift.tt/J8CvZrl author: Von_und_zu_ submitted: August 30, 2024 at 04:27AM via SaintMeghanMarkle on Reddit disclaimer: all views + opinions expressed by the author of this post, as well as any comments and reblogs, are solely the author's own; they do not necessarily reflect the views of the administrator of this Tumblr blog. For entertainment only.
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multiverseofseries · 3 months ago
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L'amica geniale 4, episodi 3 e 4: Lila e Lenù, donne e madri insieme
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L'ultima immagine del secondo episodio de L'amica geniale 4 ci ha mostrato Lenù tornare con le sue due figlie, Dede ed Elsa, nel rione di Napoli che l'aveva vista nascere e che si era lasciata alle spalle anni prima. Il terzo episodio riparte proprio da quelle strade, rumorose e piene di macchine. Sei anni senza essere lì, indirizzata verso un'altra vita che ha deciso di lasciare per amore di un uomo, Nino Sarratore, che vive una vita parallela. O meglio, che ha una vita, un lavoro, una moglie e dei figli. E poi ha anche Lenù da cui ritorna la sera tardi, a pancia già piena, fingendo che quella sia la loro quotidianità, tra le bambine da mettere a letto e il letto da condividere.
Capitolo 27, Compromessi
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Irene Maiorino e Alba Rohrwacher
Il terzo episodio, intitolato Capitolo 27, Compromessi, vede Lenù fare ritorno anche tra le mura domestiche, in quella casa modesta dove era stata bambina, e dalla madre la cui salute è sempre più cagionevole. La colpa per Immacolata è della figlia che l'ha fatta ammalare quando ha deciso di lasciare Pietro per un altro e mandare in frantumi la facciata di rispettabilità che il matrimonio dava a lei e, per osmosi, alla sua famiglia. "Non è più come una volta. Puoi essere una persona per bene pure se lasci tuo marito e ti metti con un altro", cerca di spiegarle invano la figlia. Ma per la madre quelle sono parole al vento e non fa altro che confrontarla con Lila che, negli anni, è diventata una donna da rispettare e temere. L'unica che è riuscita a mettere sotto scacco i fratelli Solara e costruirsi una sua professione redditizia.
L'amica di sempre e la spina nel fianco di Lunù. Perché "il rione prima ancora che i parenti era Lila". Un rapporto complesso, viscerale, conflittuale. Così vero che Lenù per un anno scompare da lei per non esserne assorbita, perché ancora impossibilitata a ricongiungersi con il passato. Ma il rione è un microcosmo e non inciampare l'una nell'altra è impossibile. E come sempre la schiettezza di Lila non si fa attendere ricordandole che quella che vede dalla finestra dell'appartamento di via Petrarca è acqua impestata. Lenù deve solo guardare più da vicino per rendersene conto.
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Lino Musella è Marcello Solara
Ma Nino l'affabulatore ha un'ascendente troppo forte e riesce a riportarla via per un viaggio a New York, complice anche una piccola casa editrice che ha deciso di pubblicare il suo libro. Così Lenù torna dall'amica per chiederle di tenere le sue bambine mentre i due sono dall'altra parte del mondo. Quello che accade al suo rientro le legherà ancora più profondamente. Entrambe le donne scoprono di essere incinte. E questo diventa un altro momento all'interno della serie per tornare alla riflessione sui cognomi dei figli e sull'appartenenza. L'aspetto più interessante è che ad aprire il discorso sia Dede, ancora bambina e simbolo di una generazione futura che, si spera, abbia più diritti e consapevolezza delle donne e madri che l'hanno preceduta.
Alla notizia della gravidanza Nino si dice entusiasta. "Fidati di me" dice a Lenù spaventata da quella che poteva essere la sua reazione. I due arrivano a festeggiare nella casa della famiglia di lui dove la donna si ritrova faccia a faccia con Donato Sarratore, padre di Nino e uomo con il quale Lenù, ancora ragazzina, perse la verginità su una spiaggia di Ischia in una delle sequenze più difficili da metabolizzare di tutta la serie. Un incontro capace di mettere a disagio noi spettatori così come la donna che si sente ancora gli occhi di quell'uomo addosso.
E mentre la storia dell'Italia continua a puntellare il racconto e a darci le coordinate temporali - in questo episodio con la strage alla stazione di Bologna - il privato dei personaggi ci riporta a mamma Immacolata che, in un corridoio di ospedale, confida a quella figlia così tanto giudicata e spesso trattata con durezza che è "la sua unica vera figlia". Ma fa di più: le dice che si è fermata. E ha ragione. Dopo la pubblicazione del romanzo, il successo, gli attestati di stima, Lenù ha perso la sua bussola interiore mandata in tilt dall'arrivo di Nino Sarratore nella sua vita.
Capitolo 28, Terremoto
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Una scena dell'episodio 4
Con il quarto episodio, Capitolo 28, Terremoto, entriamo in un'altra fase della vita e dell'amicizia di Lila e Lenù. Le pance che crescono insieme e le due amiche hanno ripreso a condividere un rapporto stretto su base quotidiana. Ma per Lila l'amica si cela dietro una doppia identità: una per lei e una per la sua famiglia, da intendersi principalmente come Nino. L'uomo amato da entrambe in momenti diversi delle loro vite e osteggiato da Lila che ne riconosce il marcio da lontano. "Cosa sapeva Lila di Nino che io non sapevo?" è la domanda che ossessiona Lenù alla quale cercherà di dare una risposta.
Un episodio in cui ritroviamo le due amiche fianco a fianco sullo schermo assistendo alle dinamiche che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle precedenti stagioni. La complicità da un lato e lo scrutarsi continuamente dall'altro. Lenù assiste al potere di Lila nel rione e come quel cumulo di strade che chiamano casa si stia trasformando ancora una volta con l'arrivo della droga introdotta da Marcello Solara (Lino Musella).
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Renato De Simone e Irene Maiorino
Ma è la seconda parte dell'episodio a rapire per la sua violenza e bellezza. La storia entra prepotentemente nel racconto con il terremotò dell'Irpinia del 1980. Lila e Lenù, insieme, si ritrovano in un appartamento in cui tutto inizia a tremare. Una scossa lunga, apparentemente infinita, e il tentativo di lasciare il palazzo. Ma Lila sembra impietrita e solo con l'aiuto dell'amica riesce a scendere le scale e mettersi in salvo. Sedute al riparo in un auto, le due vedono i volti che affollano il rione disperarsi, cercare riparo, farsi forza a vicenda. E in quell'abitacolo arriva il punto finora più alto della stagione. Il monologo/confessione di Lila.
La donna, che già aveva manifestato problemi in gravidanza secondo la ginecologa dettati dalla sua testa, si confida con Lenù. E l'interpretazione di Irene Maiorino è di quelle difficili da dimenticare. "I contorni delle cose e delle persone sono delicati, si spezzano come fili di cotone", racconta Lila. E allora per arginare quei momenti è costretta a "coperture grandi e piccole" tutte fatte per restare nascosta, per non fermare la sua testa. Lila "deve fare, disfare, coprire, ricoprire e poi alla fine rompere, spezzare". La granitica Lila mostra la sua fragilità all'amica che le promette di restarle accanto.
Superata quella notte di terrore le due vanno alla ricerca di notizie di Nino. Arrivano fino al palazzo in cui abita con la sua famiglia. E il portiere spiega loro che se ne sono andati. Quando Lenù riuscirà a sentirlo al telefono, l'uomo confessa di essere scappato con i suoi figli. Quella frase, tagliente come una lama, trafigge in due la donna, come la crepa che il terremoto ha lasciato impressa sul soffitto della sua casa. "Il mondo è tornato al suo posto".
L'amica geniale: due episodi che parlando di maternità e identità
Sono fatti di contrasti Compromessi e Terremoto. Lenù, piena di sensi di colpa eppure consapevole che la sua identità di donna non può essere soffocata dalla maternità, torna ad essere figlia di una madre che la tiene a distanza. Non per mancato amore, ma per la consapevolezza che quella figlia speciale che è riuscita ad affrancarsi dal rione e dare un lustro al loro cognome si è impantanata nelle sabbie mobili di una relazione che non può andare né avanti né indietro.
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Lenù e Lila
E proprio il cognome tramandato di padre in figlio torna ad essere al centro della conversazione. Dede, grazie alle parole di Lila, riflette sull'eredità che passa anche attraverso la linea tratteggiata dei documenti e riconosce, ancora bambina, la necessità di includere la madre - così come tutte le madri - in quell'atto dalla forte valenza simbolica. Un racconto personale ed intimo che coinvolge gli Airota e i Greco, ma che si fa universale e quindi politico.
La doppia gravidanza delle due protagoniste le riavvicina dopo anni di silenzi, tensione e risentimenti. E diventa anche la cartina di tornasole per testare la presenza e l'impegno di Nino nella vita di Lenù. Ma Lila nel mettere la pulce nell'orecchio all'amica circa il suo compagno continua a scavare al suo interno come una goccia. L'arrivo del terremoto e la sua ondata di distruzione è anche una metafora di ciò che si agita all'interno delle due donne. Un tumulto di emozioni e paure che lasciano segni indelebili nelle loro vite. Un caos interiore a lungo tenuto a bada e finalmente liberato con tutta la sua veemenza.
Conclusioni
Gli episodi tre e quattro della stagione finale de L'amica geniale, Compromessi e Terremoto, ci regalano una ritrovata complicità e vicinanza tra Lila e Lenù. Merito anche della scoperta delle rispettive gravidanze. E il tema della maternità continua ad essere fortemente esplorato nella stagione grazie al rapporto tra Lenù e sua madre Immacolata, la riflessione sui cognomi dei figli e l'appartenenza. La storia lasciata sullo sfondo emerge di volta in volta con avvenimenti più o meno determinanti nelle vite delle protagoniste, dalla strage di Bologna al terremoto dell'Irpinia. Infine, nel quarto episodio Irene Maiorino è protagonista di un monologo/confessione in cui dimostra tutta la sua bravura.
👍🏻
Il rapporto tra Lenù e sua madre Immacolata.
La riflessione sui cognomi dei figli e l’appartenenza.
La ritrovata complicità di Lila e Lenù.
Il monologo/confessione di Lila.
👎🏻
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fannylikestoscribble · 7 months ago
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Hey!
Guess who got offered a spot in an illustrated magazine?
My friend is working on this illustrated fashion magazine and asked if I would be interested in making a few pieces for the alt/goth section, and I am, but I'm also interested in some athletic fashion, especially since I got into an accident 8 months ago and have to do a lot of physical therapy, so I asked if I could do some athletic designs for disabled people, as the paralympics are happening in our beautiful country this year, and disability visibility is important, and he agreed!
So thank you so much to Florian for this amazing opportunity, and representation in fashion!
Oh and his magazine is open for other artists, there's a whole contest for everyone to present their art, you'll see it all on his DeviantArt linked below.(It is all in French.)
Salut!
Devinez qui a une place dans un magazine illustré?
Mon ami travaille sur ce magazine de mode illustré et m'a demandé si je serais intéressée à réaliser quelques pièces pour la section alternative/gothique, et je le suis, mais je suis aussi intéressée (un peu) par la mode athlétique, surtout depuis que j'ai eu mon accident Il y a 8 mois et je dois faire beaucoup de physiothérapie, alors j'ai demandé si je pouvais faire des dessins de sportives pour les personnes handicapées, car les Jeux paralympiques ont lieu cette année dans notre beau pays et la visibilité des handicaps est importante, et il a accepté!
Donc merci beaucoup à Florian pour cette opportunité et représentation dans la mode!
Oh et son magazine est ouvert aux autres artistes, il y a tout un concours pour que tout le monde présente son art, vous verrez tout sur son DeviantArt le lien est en dessous.
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there-is-cromwell · 1 year ago
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“and all things will go on well.”
There is a commotion at the door before a clerk darts into the room. You were just in a meeting with the committee of police, headed by the abbé Fauchet, and although you arrived here only two hours or so ago, this whole debacle has already severely tested your nerves. “Sir? There are a great number of grenadiers, formerly of the French guards, at the place before the Hôtel de Ville and they demand to speak to you!”, the young clerk reports, slightly out of breath.
Oh, not again, you think angrily. Since your arrival at the scene, you have been occupied with keeping the National Gurad from committing mutiny and marching with the people of Paris to Versailles. You have, thus far, managed to keep them from marching, but they are growing more and more restless by the hour, and you already feel your authority slipping, no matter what you are going to say. The grenadiers are the professional core of the National Guard. You do not need them rebelling as well. But you are resolved to do your utmost to keep them from leaving the city and joining the angry mob.
“Gentleman, if you will excuse me?”, you bow to the assembled men and head out onto the place in front of the Hôtel de Ville.
As soon as you step outside, you see the mass of soldiers who have gathered here. A young man makes his way across the crowd towards you and salutes respectfully in front of you. You acknowledge his show of respect. “And who are you, Sir?”, you ask the young man while eyeing him thoughtfully.
“My name is Mercier, General, I was chosen to speak to you on behalf of my comrades and fellow men.”
You nod sternly. At least there is order amongst the men. That is most often a good sign. “Well then Mercier, you have my undivided attention. Say what you have to say.”
“My general, the king deceives us all, and you as well as others: we must depose him: his child shall be our king; you shall be regent, and all things will go on well.”
You stare at the young men, dumbfounded for a moment. The soldiers want you to become regent? They want to overthrow the king and put you in his stead – well, his son, but that would only be a formality? You? Regent over all of French?
You are sure, this is the most foolish decision you could make. Besides, you have no desire for power yourself, let alone the regency.
This is an unconventional idea; you have to admit – but it might just work out. As regent you might be able to guide this Revolution towards success and away from bloodshed and radicalism.
Historical Context:
This scene happened almost exactly as described here. La Fayette wrote in his Memoirs:
At the same time, about eleven o’clock in the morning, while he was in the hall of the committee of police, presided by the abbé Fauchet, a great number of grenadiers, formerly French guards, presented themselves, followed by an immense crowd calling loudly for him. He came forward. A young man, named Mercier, speaking for the rest, advanced and said: “My general, the king deceives us all, and you as well as others: we must depose him: his child shall be our king; you shall be regent, and all things will go on well.”
Marquis de La Fayette, Memoirs, Correspondences and Manuscripts of General Lafayette, Vol. 2, Craighead and Allen, New York, 1837, p. 322.
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dillinger · 2 years ago
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AGNÈS VARDA
LA POINTE COURTE, FROM PHOTOGRAPHS TO FILM
CLOÎTRE SAINT-TROPHIME
3 JULY - 24 SEPTEMBER 2023
09.00 AM - 07.00 PM
BILLETTERIE
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Agnès Varda cherished a particular fondness for Sète. Sétoise by adoption as a teenage refugee there during World War II, she returned to the town every year until the beginning of the 1960’s. She began in 1947 as an amateur photographer, then turned professional. Her Rolleiflex captured friends, sailors, the quays of the southern town, water jousts on the canals… and soon the fisherfolk and narrow traverses of Pointe courte, the working-class neighborhood by the Étang de Thau that anchors her first film, shot in 1954.
Agnès Varda’s contact sheets reveal her photographic journey. When we compare the 800-odd photos she took in Sète with the painstaking selection the young woman undertook in 1953 to prepare her film, we begin to see her vision. These are not film stills of the shooting or the set, but images antedating the idea of the film or forming part of its conception. These reference and scouting photographs, collected on nine sheets, were her inspiration for scenes, atmospheres, even particular shots. Her favorite subjects and motifs are confirmed by their reappearance in contemporary or subsequent prints.
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Alternating a graphic and a realist style, Agnès Varda produced a radical film, appreciated by cinephiles and critics of the time. Many saluted the originality of its script and especially the daring of its maker, known as the official photographer of the Festival d’Avignon and the Théâtre National Populaire. Produced on a shoestring, La Pointe Courte’s artistic independence broke with the codes of the era’s cinema to the point of being qualified as a precursor of the Nouvelle Vague.
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With her first photography show in June in her courtyard on the rue Daguerre (Paris 14) and the shooting that summer of her first film, 1954 crystallized for Varda the connection between these two modes of expression, announcing a unique body of work.
Carole Sandrin
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CURATOR: CAROLE SANDRIN, ASSISTED BY ELISA MAGNANI. WITH THE HELP OF ROSALIE VARDA AND THE CINÉ-TAMARIS TEAM: SHÉRINE EL SAYED TAIH, JULES MARTIN. EXHIBITION COPRODUCED BY THE INSTITUT POUR LA PHOTOGRAPHIE DES HAUTS-DE-FRANCE AND THE RENCONTRES D’ARLES.  WITH SUPPORT FROM KERING | WOMEN IN MOTION.
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bandidosba · 1 month ago
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A Bandidos Barbershop, oferim serveis professionals estilisme capilar a Andorra per a homes que volen lluir un look impecable i actualitzat. Els nostres barbers experts no només són mestres en tallats tradicionals, sinó també en les últimes tendències d'estilisme capilar, adaptant-se a les necessitats i preferències de cada client.
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lescroniques · 7 months ago
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La Dra. Quéliz destaca la importància de l'atenció primerenca
revistamercado.do La Dra. Mabel Quéliz és una otorrinolaringòloga reconeguda per la seva especial dedicació a la salut auditiva. Amb una sòlida trajectòria professional, es distingeix per la seva constant formació, l’atenció personalitzada a cada pacient i una visió integral del benestar…[…] (revistamercado.do)
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catalunyafarmacia · 7 months ago
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simofoto · 8 months ago
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Amedeo Modigliani. ARTISTA CONTROCORRENTE fece della femminilità dipinto.......pittore più originale nell'arte
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Apic//Getty Images
Amedeo Modigliani (Livorno, 1884 - Parigi, 1920) rientra in una categoria di artisti che decisero di lasciare il paese natale per traferirsi in Francia. Parigi, all’inizio del Novecento, era la culla della cultura, della modernità, nonché luogo di scambio e aggiornamento per poeti, scultori, pittori, filosofi. In questo clima, vivace e florido, giungono artisti da tutta Europa, come il rumeno Constâtin Brâncuși (Pestisani, 1876 – Parigi, 1957), il russo Marc Chagall (Vitebsk, 1887 – Saint Paul de Vence, 1985), il russo Chaïm Soutine (Smiloviči, 1893 – Parigi, 1943) e l’italiano Amedeo Modigliani, che entrano in contatto con personalità già affermate quali Pablo Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), Georges Braque (Argenteuil, 1882 – Parigi, 1963), Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954), il poeta Guillaume Apollinaire, André Derain e molti altri. Sempre a Parigi, negli stessi anni, soggiornano alternamente alcuni dei principali esponenti del futurismo, come Umberto Boccioni, Gino Severini, Carrà, Ardengo Soffici, a ulteriore dimostrazione della grande vitalità dell’ambiente in cui non necessariamente tutti entravano in contatto tra loro, ma potevano giovarsi della fervente temperie culturali.
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Amedeo Modigliani nel suo studio
Modigliani all'interno della cornice degli artisti bohémien europei del primo '900. Centro nevralgico di questo movimento era Parigi, città in cui Modigliani visse e in cui venne a contatto con alcuni gruppi d'avanguardia, come ad esempio i fauves.
L'opera di Modigliani risentì inizialmente dell'influenza di Picasso e del cubismo novecentesco, di cui però non fece mai parte, e arrivò a sviluppare uno stile profondamente personale diverso dalla maggior parte delle correnti artistiche dell'epoca.
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Amedeo Modigliani nel suo studio, fotografia del 1915 di Paul Guillaume
La libertà di stampa e di azione che la città di Parigi offriva, favorì l’avvicendarsi di quella scia di artisti non soddisfatta delle opportunità che il paese natale offriva loro. Nei manuali di storia dell’arte si trovano spesso classificati Brâncuși, Chagall, Soutine e Modigliani come appartenenti alla “Scuola di Parigi”, sebbene il loro fosse un modo comune di vivere e di pensare, più che una scuola. Un altro aspetto che li accomunava, oltre all’essere artisti forestieri in Francia, era il vivere nello stesso quartiere parigino, ossia Montparnasse, in un edificio soprannominato “l’alveare”, adibito a studio per gli artisti che non si erano arruolati in guerra; anche la partecipazione al Salon, famosa esposizione organizzata a Parigi già dal 1667, rappresentava un fattore di comune accordo.Un’esistenza, quella di Modigliani, non particolarmente fortunata: l’artista livornese di origini ebraiche fu infatti colpito, già in tenera età, da gravi problemi di salute. E la sua scelta di fare l’artista di professione fu rapida e senza ripensamenti.
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Il 12 luglio 1884 , a Livorno , nasceva Amedeo Modigliani. Nella sua città , da giovanissimo, apprese la passione per la pittura grazie anche al primo insegnamento del maestro Giovanni Fattori. Ma fu a Parigi, dove andò nel 1906, che ampliò le sue vedute e formò il suo stile unico e rivoluzionario tra i quartieri di Montmartre e Montparnasse.
Fu dura la vita parigina di Modi', sempre al verde poiché spendeva tutto quanto aveva per droga e alcool e sempre a combattere contro la tubercolosi che lo affliggeva. Tanti lo ricordano come il pittore maledetto, ma tutti conoscono i suoi ritratti di donne languide dai lunghi e sinuosi colli , con gli occhi senza pupille e dagli intensi colori, di cui riusci' a cogliere la bellezza, rendendole immortali. Quelle donne che tanto lo amarono fra le quali, più di tutte, una giovane ragazza di nome Jeanne Hebuterne , anche lei pittrice, che per lui abbandonò la sua famiglia e lo sposo' contro il parere di ognuno.
Dalla loro unione, molto contrastata dai parenti di lei, nacque una bambina che fu chiamata Jeanne come la mamma .Ma la malattia non lascio' scampo a Modigliani, anche per la miseria in cui era costretto a vivere e il 24 gennaio 1920 , neanche a 36 anni, il pittore morì mentre la sua giovane moglie, di nuovo incinta, era al nono mese di gravidanza. Per il funerale del pittore gli amici fecero una colletta per pagarne le spese , la disperata Jeanne ,invece, non riuscendo a superare il suo dolore si suicidò
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----gettandosi nel vuoto dal quinto piano uccidendo lei e il suo bambino in grembo.Fu seppellita con una frettolosa cerimonia dai suoi parenti che, neanche dopo la morte della figlia seppero esseri compassionevoli e non vollero riconoscere la nipotina.La piccola Jeanne fu adottata da una zia, sorella di Modigliani , e da grande sposò in prime nozze Mario Levi, fratello di Natalia Ginzburg.Jeanne Modigliani trascorse gran parte della sua vita a curare la memoria del padre, ricostruendone la biografia e provvedendo, anche se in ritardo ,a riunire i resti dei suoi genitori nello stesso cimitero di Pere-Lachaise , a ParigiL' epitaffio sulla tomba del padre recita : "Colpito dalla morte nel momento della gloria", quello sulla tomba della madre :"Devota compagna sino all'estremo sacrificio"...
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Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume (1916; olio su tela, 81 x 54 cm; Milano, Museo del Novecento)
famoso per essere veloce, per cui chiudeva un'opera in massimo 1 o 2 sedute.
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Amedeo Modigliani, Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) (1918; olio su tela, 46 x 29 cm; collezione Jonas Netter)
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Amedeo Modigliani, Nudo seduto (Beatrice Hastings?) (1916; olio su tela, 92 x 60 cm; Londra, Courtauld Gallery)
L’arte di Modigliani, dalla conoscenza di Brâncuși alle ultime opere
Modigliani comincia a dipingere nella sua Livorno in uno stile simile a quello dei macchiaioli, ma la sua arte cambierà radicalmente dopo il soggiorno a Parigi e in seguito, con la raggiunta maturità, si osserverà un ulteriore cambiamento a livello stilistico, dovuto all’assestamento delle scelte operative. La somma d’influenze che caratterizzeranno la sua produzione lo faranno giungere a una produzione che difficilmente si può incasellare in un genere preciso: la sua è un’arte caratterizzata da semplicità e purezza formale. Fondamentale per l’arte di Modigliani è la conoscenza di Constântin Brâncuși, che porta l’italiano a dedicarsi quasi totalmente alla scultura, sebbene sarà poi costretto dalla sua malattia a tornare sulla pittura, essendo la scultura un’attività molto più faticosa e debilitante per il fisico dell’artista. Della produzione scultorea sono inconfondibili le particolari figure allungate, ma anche la riduzione al minimo, in termini di semplicità delle linee e delle forme. Questi elementi di purezza formale sono desunti proprio dall’arte dello scultore rumeno.
Nella Testa del 1911-12 circa è ben evidente la volontà da parte dell’artista di deformare quello che dovrebbe essere un normale volto umano. Le proporzioni sono totalmente sconvolte, a favore un appiattimento o allungamento di naso, bocca, occhi. Tutto è teso verso la schematizzazione, senza alcun tipo di decorazione. Le sembianze che assumono le opere di Modigliani riecheggiano le maschere africane, l’arte primitiva già molto indagata dai fauves francesi, un gruppo di artisti attivi nel biennio 1905-07, ma anche dai cubisti, accomunati dalla geometrizzazione delle forme. Tuttavia, la sua pittura, fatta di grazia, contorni pronunciati, tendenza all’allungamento delle proporzioni, denota anche l’ispirazione che l’artista desume dal suo retroterra cultura, e in particolare dai grandi artisti toscani del passato come Simone Martini (Siena, 1284 – Avignone, 1344 c.a.), ma anche Filippo Lippi (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469) e Sandro Botticelli (Firenze, 1445 – Firenze, 1510), autore della famosa Primavera conservata alla galleria degli Uffizi di Firenze.
Dopo l’abbandono della scultura, gli elementi “scultorei” della sua produzione passano alla pittura, tanto che i soggetti dei suoi dipinti cominceranno ben presto a riflettere le ricerche di purezza formale che Modigliani andava seguendo nella scultura. È quanto si nota anche nei suoi numerosi ritratti, dove i soggetti vengono resi con forme schematiche e secondo una geometrizzazione tesa a trasmettere al riguardante gli elementi più riconoscibili dei connotati del soggetto, ma sono anche caratterizzati da una straordinaria acutezza nella loro penetrazione psicologica. Con altre opere, come i suoi famosi nudi, Amedeo Modigliani riuscirà anche a ottenere risultati straordinariamente intensi e liberi, oltre che sensuali.
Modigliani non appartiene, di fatto, a una corrente precisa, né egli stesso ha mai dichiarato di essersi rifatto ai grandi maestri. Al contrario sceglie esplicitamente di non volersi avvicinare né all’avanguardia futurista, tantomeno a quella francese. Ma è indubbio lo sguardo e l’attenzione alle tendenze che allora circolavano nella Parigi metropolita all’inizio del Novecento. Il suo lavoro risulta di fatto isolato rispetto alle varie tendenze. La critica si è tuttavia sempre divisa sul suo conto: leggi anche un approfondimento sull’importanza storica dell’arte di Amedeo Modigliani.
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Amedeo Modigliani, Cariatide (1911-1912; olio su tela, 77,5 x 50 cm; Düsseldorf, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen)
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medeo Modigliani, Testa (1911-12; pietra calcarea, 89 cm; Londra, Tate Modern)
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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato (1917; olio su tela, 60,6 x 92,7 cm)
Dove vedere le opere di Modigliani
Diversi musei in molte città italiane ospitano opere di Amedeo Modigliani. Dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (dove si trova un suo famoso ritratto di Anna Zborowska, moglie di Léopold), si arriva a Milano dove è possibile vedere qualche suo dipinto sia presso la Pinacoteca di Brera, sia nel Museo del Novecento, e poi ancora alla Galleria d’Arte Moderna. Molte opere di Modigliani si trovano in Francia, in ragione del fatto che qui l’artista lavorò per la maggior parte della sua carriera: solo al museo LaM di Lille si trovano sei opere di Modigliani, che sono state di recente oggetto di una campagna d’indagini. Cinque importanti ritratti, tra cui quello di Paul Guillaume, si trovano invece a Parigi, al Musée de l’Orangerie. I nudi più famosi sono invece quelli conservati nelle raccolte statunitensi, in particolare il Reclining Nude del Metropolitan Museum of Art e il nudo del Guggenheim di New York.
MODIGLIANI, LE DONNE
Modigliani nella sua vita ebbe numerose amanti e due figli, mai riconosciuti. Beatrice Hastings fu una delle sue prime amanti, che ritrasse anche in un dipinto. La donna da cui, a quanto pare, ebbe il primo figlio fu Simone Thiroux, ma la vera donna della sua vita fu senza dubbio Jeanne Hébuterne, anche lei pittrice e modella, soprannominata “noix de coco” cioè noce di cocco, per la bellezza del suo viso e i lunghi capelli castani.
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Ritratto di Jeanne Hébuterne di Amedeo Modigliani, 1919
La vita di Modigliani non fu semplice: la tubercolosi non gli lasciava tregua, e faceva uso frequente di alcool e sostanze, come molti facevano nella Parigi dell'epoca. Questo aspetto ha contribuito a creare la figura del Modigliani "maledetto".
Per cosa è famoso Modigliani?
Nell'immaginario comune, per cosa è famoso Modigliani? I tratti iconici dei soggetti dipinti dall'artista sono i nudi e i ritratti riconoscibili per i colli lunghi e gli occhi. Questi ultimi, in genere, hanno una forma allungata, sono scuri oppure addirittura senza pupille. Per l’artista gli occhi non possono essere rappresentati perché sente di non poter dipingere ciò di cui non è a conoscenza, ossia l'anima di chi ha davanti e sta posando per lui. Dispensatore di numerosi aforismi, una sua frase celebre recita: «Con un occhio cerca nel mondo esterno, mentre con l'altro cerchi dentro di te». Un fatto per cui il pittore è singolarmente celebre tutt'oggi sta nell'essere uno degli artisti le cui opere sono maggiormente falsificate.
Nella produzione di Modigliani i quadri di nudo ne rappresentano una consistente fetta. Sono opere in cui si legge la stessa purezza delle forme che l'artista applica alle sculture. Ciò avviene anche nei suoi famosi ritratti: schematici e sintetici, al contempo non dimenticano di sviscerare una profonda analisi psicologica dei soggetti rappresentati.
In "Nudo rosso", opera del 1917 conservata oggi presso una collezione privata milanese, si nota la capacità del pittore di rendere essenziali le forme. Una donna distesa taglia in obliquo la superficie della tela, mentre le sue braccia, il ventre e i seni sono definiti da un accenno minimo di chiaroscuro. Ciò che rende la plasticità della figura al meglio è la sinuosa linea di contorno. I colori vengono stesi in maniera densa: sono presenti soprattutto tre grandi campiture di giallo chiaro, rosso e blu. Ciò che trasmette l'opera è un senso di carnalità e serenità. Il discorso è valido anche per "Nudo sdraiato", dello stesso periodo, anch'esso presente in una collezione privata cinese.
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timriva-blog · 8 months ago
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Què és la ‘fatxansietat’ que pateixen els francesos davant la possible arribada de l’extrema dreta al poder?
Professionals de la salut mental alerten de l’angoixa de molts ciutadans per la incertesa del futur Escrit per Ketty Calatayud Una de les moltes definicions de l’ansietat diu que és una resposta natural a l’estrès, una sensació de por i preocupació pel que ha de venir. Segons l’Organització Mundial de la Salut, “tothom pot sentir ansietat alguna vegada a la seva vida, però les persones amb…
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practiques-oriolvilar · 9 months ago
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Juny
Durant el mes de juny, m’he dedicat intensament a assistir a la meva tutora de pràctiques en el procés de tancament dels números dels HRC (Healthcare Revolution Congress). Aquest esdeveniment ha estat finançat per la Fundació de l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, una institució que gestiona els espais del Recinte Modernista de Sant Pau. Aquesta ubicació emblemàtica no només és on es troba el nostre Hub, sinó que també va ser el lloc elegit per realitzar l’esdeveniment, oferint un marc històric i cultural idoni per a la celebració del congrés.
Per tal de poder rebre l’ajuda econòmica necessària, hem hagut d’elaborar una memòria descriptiva molt detallada del congrés. Aquesta memòria no només incloïa informació bàsica sobre els participants, els assistents, els ponents i les empreses col·laboradores, sinó que també contenia un balanç econòmic exhaustiu. En aquest balanç, s’hi detallaven tant les despeses com els ingressos associats a l’esdeveniment. Aquest apartat ha estat especialment laboriós, ja que hem hagut de recopilar i organitzar totes les factures i justificants de pagament corresponents. Cada document havia de ser verificat per tal de demostrar el cost real de l’esdeveniment i així assegurar-nos de poder rebre l’ajuda econòmica.
El finançament del congrés no ha vingut només de la Fundació de l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau, sinó que també hem comptat amb el suport de l’Ajuntament de Barcelona i d’ACCIÓ, l’agència per a la competitivitat de l’empresa. Per a cadascuna d’aquestes entitats finançadores, hem hagut de preparar una versió adaptada de la memòria descriptiva. Tot i que els elements principals eren els mateixos, cada entitat requeria petites modificacions per tal d’ajustar-se als seus criteris específics i requisits formals. Durant aquest procés, vaig adquirir una comprensió més profunda sobre la importància de la precisió i el detall en la gestió financera d’esdeveniments, així com sobre la coordinació necessària entre diferents equips i entitats per assolir un objectiu comú. Va ser una experiència molt enriquidora que em va permetre desenvolupar habilitats valuoses tant a nivell professional com personal. Amb la finalització del mes de juny, també han conclòs les meves pràctiques al Barcelona Health Hub. Estic molt orgullós de poder comunicar-te que, gràcies a la feina realitzada durant aquest període, m’han ofert un contracte de mitja jornada per continuar treballant amb ells. Aquesta oportunitat em permetrà seguir creixent professionalment dins d’una organització innovadora i compromesa amb el sector de la salut digital, aportant el meu granet de sorra en projectes futurs i contribuint al creixement del Hub.
En resum, el mes de juny ha estat un període de treball intens i d’aprenentatge continu. He pogut col·laborar en un projecte de gran envergadura, com és el HRC, i he après molt sobre la gestió d’esdeveniments i el finançament. El reconeixement del meu esforç en forma d’un contracte de treball és una fita important en el meu camí professional, i estic emocionat per les noves oportunitats i reptes que aquesta nova etapa em proporcionarà.
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objecteiespai · 9 months ago
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clinicaalbores00 · 9 months ago
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Clínica Albores: Your Premier Clínica Dental in Sanlúcar de Barrameda
Sanlúcar de Barrameda, un poble encantador conegut per la seva importància històrica i les seves vistes costaneres impressionants, també acull un dels consultoris dentals més estimats de la regió: la Clínica Albores. Amb una aposta per l'excel·lència i un enfocament centrat en el pacient, la Clínica Albores destaca com la destinació principal d'atenció dental integral a Sanlúcar de Barrameda.
Una tradició d'excel·lència La Clínica Albores s'ha construït una reputació en oferir serveis dentals d'alta qualitat adaptats a les necessitats úniques de cada pacient. La clínica està equipada amb tecnologia d'última generació i compta amb un equip de professionals altament qualificats que es dediquen a mantenir els més alts estàndards d'atenció dental. Tant si necessiteu revisions rutinàries, procediments de restauració avançats o millores estètiques, la Clínica Albores ofereix un espectre complet de serveis dentals dissenyats per garantir una salut bucodental òptima.
Serveis dentals integrals A la Clínica Albores els pacients poden accedir a una àmplia gamma de tractaments dentals:
Atenció preventiva: exàmens de rutina, neteges i tractaments preventius per mantenir les dents i les genives sanes.
Odontologia restauradora: solucions per a les dents danyades o que falten, incloent obturacions, corones, ponts i implants.
Odontologia Estètica: Millora l'aspecte del teu somriure mitjançant el blanquejament de les dents, les carilles i l'ortodòncia.
Odontologia Pediàtrica: Atenció dental suau i eficaç a mida dels nens, assegurant la seva salut dental des de ben primerenca edat.
Serveis d'urgències: tractament ràpid i eficaç per a les emergències dentals per alleujar el dolor i abordar problemes urgents.
Enfocament centrat en el pacient La Clínica Albores es dedica a crear un ambient acollidor i còmode per a tots els pacients. Entenent que visitar el dentista pot ser una font d'ansietat per a molts, la clínica posa èmfasi en l'atenció compassiu i l'educació del pacient. L'amable personal de la Clínica Albores es dedica el temps a explicar els procediments, atendre les preocupacions i oferir plans de tractament personalitzats que s'alineen amb les necessitats i objectius de cada pacient.
Tecnologia i Tècniques Avançades Amb els últims avenços en tecnologia dental, la Clínica Dental en sanlucar de barrameda Albores assegura que els pacients rebin els tractaments més efectius i eficients disponibles. Des de la radiografia digital fins a l'odontologia làser, la clínica utilitza eines i tècniques d'avantguarda per millorar la precisió i la comoditat dels procediments dentals.
Compromís comunitari La Clínica Albores no és només una consulta dental; és una part vital de la comunitat de Sanlúcar de Barrameda. La clínica participa activament en iniciatives locals de salut i programes educatius, esforçant-se per promoure la consciència sobre la salut bucodental i millorar el benestar general de la comunitat a la qual serveix.
Programeu la vostra visita avui Viu l'atenció i l'experiència excepcionals de la Clínica Albores. Tant si sou un veí de llarga data de Sanlúcar de Barrameda com si sou un nou visitant d'aquesta bonica població, la Clínica Albores és el vostre soci de confiança per aconseguir i mantenir un somriure sa i radiant. Agenda la teva cita avui mateix i fes el primer pas cap a una salut dental òptima.
Per a més informació o per reservar una cita visita la web de la Clínica Albores o truca al seu amable equip. El vostre viatge cap a una salut dental excel·lent comença aquí.
Per a més informació:-
clínicas dentales en Sanlúcar de Barrameda
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neorurals · 1 year ago
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Aquí us deixem algunes imatges corresponents a la segona edició del nostre taller de cuina comunitària celebrat al Taller de Cuina de la Pobla de Segur que s'ha impartit de nou per aclamació popular dels nostres talleristes del mes de març. Durants aquests 5 dies hem pogut gaudir de la sabiduria de la nostra cuinera professional, la Carla Benages Dills, la qual ha compartit receptes de cuina d'hivern, totes elles molt saboroses. Esperem poder repetir aquests tallers en un futur proper. També volem agraïr la incansable feina de gestió de la Cooperativa Alba Jussà per haver-nos portat i acompanyat als nostres talleristes, un col·lectiu de persones en risc d'exclusió social i amb problemes de salut mental. Us esperem veure ben aviat a totes! Moltes gràcies també al Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya, el qual ens ha permès durant tot aquest any 2023 celebrar diferents tallers en l'àmbit de la cultura comunitària. Ha estat un autèntic goig participar i esperem repetir l'experiència ben aviat.
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tastatast · 2 years ago
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Reale
LA LOCALITZACIÓ
El Reale està situat a Castel di Sangro, a la província de L’Aquila (Abruzzo), al centre d’Itàlia i ben bé a la frontera entre les regions de Molise (també a l’Adriàtic) i Lazio. En un instant es passa del mar als Apenins i el paisatge canvia completament. Era el mes de novembre i les ciutats costaneres com la turística Pescara estaven poc concorregudes. La tardor és per a gaudir de l’interior dels Abruzzo, del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga i dels seus boscos amb les precioses coloracions marronoses, groguenques i vermelloses de les fulles dels arbres. 
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Obert l’any 2000 a Rivisondoli, el poble del costat de Castel di Sangro, des del 2011 el Reale està ubicat en un monestir del segle XV, a gairebé 1.000 metres d’alçada, que en Niko Romito i la seva germana Cristiana van convertir en l’Hotel Casadonna. Es tracta d’una possessió d’unes 6 ha, amb 9 meravelloses habitacions, una vinya experimental, arbres fruiters i un jardí d’herbes aromàtiques. Aquí, també hi ha l’Accademia Niko Romito, la seva escola de cuina, dirigida per en Fabio Bucciarelli, i on implementa el Metodo Niko Romito (certificat per la Universitat La Sapienza de Roma), un mètode que demostra com menjar bé integrant el gust i la salut, respectant la sostenibilitat ambiental i econòmica i evitant el malbaratament d'aliments no només és possible, sinó necessari.
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Estem a hora i mitja de Nàpols i a unes dues hores i mitja de Roma, no estem incomunicats però la sensació és de desconnexió, d’isolació i d’una pau i tranquil·litat monàstiques. Un ambient que ha decorat Leonardo di Carlo (de Pescara) seguint molt bé la filosofia i l’estil de cuina dels germans Romito, austera, sòbria i discreta però intensa i concentrada i sempre molt neta. Mantenint l’estructura del monestir i molts dels paviments de pedra antics, han afegit fusta, ferro, vidre, ceràmica antiga i pocs però bastant cridaners elements decoratius que s’acaven camuflant entre les simetries i les línies minimalistes. 
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LES PERSONES I LA HISTÒRIA
Niko Romito, nascut l’any 1974 a Castel di Sangro mateix, és cuiner per casualitat. Va estudiar Economia a Roma i, tot i que no va acabar la carrera, anava per broker. Però l’any 1998 va haver de tornar a Rivisondoli perquè el seu pare, que havia obert una trattoria feia dos anys a l’antiga pastisseria familiar, es va posar malalt i va morir sobtadament. La idea era tancar el restaurant però, finalment, amb la seva germana Cristiana, van decidir tirar-lo endavant. Sent un principiant com a cuiner, va anar a estudiar a l’escola de cuina Étoile di Sottomarina (al Lazio) i, tot seguit, va fer unes pràctiques amb cuiners com la Valeria Piccini del Rescautant Caino (Montemerano, Toscana) i en Salvatore Tassa del restaurant Colline Ciociare (Acuto, Lazio). En resum, un cuiner bastant autodidacta i profundament lligat al seu territori que domina allò material però també el filosòfic.
Pel que fa a la seva germana Cristiana Romito (1972), directora de Casadonna i maître del Reale, la història és similar. Traductora del francès a l’alemany de formació, quan el pare va morir prematurament i el va rellevar juntament amb el seu germà Niko, va estudiar a la Gambero Rosso i, també, el diploma de Sommelier a l’Associazione Italiana Sommelier. Al llarg dels anys, Cristiana ha desenvolupat la seva pròpia visió de la sala i de l’hospitalitat aconseguint un acolliment familiar i atent, dut a terme amb molta naturalitat, sense rigidesa i amb un equip al menjador que és present però discret. Un equip que és explicatiu sense ser invasiu i, quan t’interesses per més contingut, es mostra coneixedor dels plats, els productes, les elaboracions i la filosofia del restaurant però també del seu entorn. En són un clar exemple el gran professional de l’accoglienza Gaetano di Loreto, el sommelier Gianni Sinesi i cambrers com Michele Chianese i Simone Dell’Isola. En resum, la Cristiana ha aconseguit que l’hospitalitat al Reale sigui una cosa natural i no un protocol a seguir.
LA CUINA
Una cuina que requereix moltíssima atenció.
Una cuina aparentment simple, senzilla, que es mostra amb naturalitat, sense artificis ni ostentació, sense complicacions però sí amb complexitat. Trobo que la complexitat a la cuina és bona però que les complicacions no ho són mai. M’avorreixen enormement aquests plats tant complicats de fer, que requereixen un munt d’elaboracions, on s’han manipulat els ingredients fins a l’extrem i on, al final, el producte queda totalment desmillorat i el conjunt és anodí. Per sort, la cuina d’en Romito no té complicacions innecessàries. Es nota, per això, que la simplicitat romitiana és el resultat d'un viatge complex que ha dut a terme per aconseguir eliminar allò superficial, sempre tenint com a objectiu final el plaer. De fet, les racions són molt correctes, no són pas d’una única mossegada. 
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Una cuina amb moltes essències i extraccions on aconsegueix fer una radiografia d’un producte i comprimir-ne (o sintetitzar-ne) el seu gust, sempre d’una manera neta, pulcre i translúcida, és a dir, reduccions que no estan caramel·litzades, sense Maillard. Niko Romito condensa l’essència de la substància i te la serveix al plat en forma d’aquestes essències però també en forma de gelatines, brous, pols, glassejats, lacats, emulsions, salses, purés o simplement escaldant el producte i servint-lo amb amb una única salsa. Són plats amb molt pocs ingredients. Un less is more molt ben dut a terme.
Una cuina amb molt poc greix i molt poc sucre (factor que valoro cada dia més, tant durant com després de l’àpat) que, a la vegada, ofereix sabors hiperconcentrats i tècniques complexes que seria incapaç d’esbrinar si no fos perquè expliquen l’elaboració del plat. 
Una cuina moderna però que utilitza tant processos tradicionals com tècniques d’avantguarda. Una cuina estètica, elegant i bella visualment però amb contingut i substància per sobre de la forma i l’embolcall. No em sembla que es tracti d’una cuina vegetal més que fa una oda a les tendències, sinó que és el resultat dels esforços de més de 20 anys, de recerca, innovació, estudi, prova i error, filosofia i reflexió. A més, Romito és un cuiner amb qui m’hi entenc des de molts punts de vista. A l’hora de descriure les sensacions d’un plat, per exemple; perquè sembla que tasti vins, és a dir, parla d’aspectes com la verticalitat, la profunditat, la lleugeresa, el cos i l’estructura d’un plat. 
Gust, color, temperatura… una cuina que em va impressionar físicament i emocionar espiritualment. Adrenalina i eufòria. Un cuiner que demostra una gran capacitat analítia i un procés de reflexió sobre com s’expressa el gust dels productes i el per què de cada pas d’una tècnica. Una cuina amb un llenguatge propi, amb un clar segell distintiu, amb una forta personalitat. 
La proposta és a través d’un únic menú degustació, que és 100% vegetal des del 2022, i d’uns plats a la carta, on no hi ha verdures i només hi figuren els plats de carn i peix. Una manera ben curiosa d’oferir la seva cuina, sobretot si menges a la carta ja que, si fas el menú vegetal, sí que pots afegir fins a 3 plats de proteïna; però si menges a la carta, només menges carn i peix i no hi ha cap “entrant”. Pel que fa a la data de creació dels plats, en qualsevol de les dues opcions hi ha tant plats clàssics com novetats.
Per aquest motiu i perquè és el cuiner d’Itàlia (i pràcticament d’Europa) que més interessant em semblava, vaig voler menjar-hi dos dies seguits. Per què no? Després de tant de temps seguint-lo des de lluny i amb la llarga llista de plats que volia provar, no podia fer-hi un àpat només. Això em passa sovint, organitzes un viatge expressament per conèixer-lo, parlar amb ell, menjar la seva cuina, conèixer la seva regió, els seus productes i els seus productors, les seves maneres… Per què començar a buscar restaurants satèl·lit que molt provablement tampoc gaudirem quan el que volia era més Niko Romito? Doncs, ja que hi anàvem, hi vam menjar el primer dia el menú afegint-hi 1 plat de proteïna i, el segon dia, a la carta.
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EL MENÚ “DEGUSTAZIONE REALE”
Infusio di cavolo nero.
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Un brou de col negra, gingebre i llimona. Calent, àcid i aromàtic.
Foglia di broccolo e anice.
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Sí, sí, una fulla de bròcoli, la que et tallen a la mateixa parada del mercat. D’una fulla tant menystinguda com aquesta, Niko Romito n’ha fet un plat que ha donat la volta al món. Simplement escaldada en aigua i sal i refredada ràpidament per a fixar el color i l’estructura. El glassejat és una reducció del mateix bròcoli i una extracció d’anís. Un dels plats més nous de Romito, del 2022.
Servei de pa:
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Un pa fet amb farina d’una varietat antiga de blat dels Abruzzi, la Saragolla (una varietat de Triticum Turgidum Durum, blat dur o forment). Un pa boníssim, que arriba calent a taula, cruixent per fora i molt humit per dins perquè està fet com si fos una polenta.
Uns grissini primíssims fets de Solina i mel de castanyer.
La Solina també és una varietat de blat antic (Triticum aestivum, xeixa o blat tou), concretament de la part del Gran Sasso que pertany a L’Aquila (Abruzzo).
Zuppa di patate.
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Una sopa de patata feta amb 2 tipus de patate di Avezzano (L’Aquila): agria (agra convencional) i Laura (una patata rossa, vermella per fora però groga per dins).
Amb l’agra fan el brou que hi ha a la base, que està fet amb herbes i espècies i filtrat amb te negre, que li aporta la part fumada al plat.
Amb la vermella en fan les elaboracions sòlides que hi al centre: un puré amb pell de llimona, ratllada, en dauets i, per sobre, una pols feta amb les pells.
Un plat deliciós. A partir d’un únic producte, dues varietats, diferents elaboracions, diferents coccions, diferents textures (aigua, crema, ratllada, daus, pols granulosa) i on tots els ingredients que no fossin la patata (te negre, ginebró, romaní, llimona) també es notaven. Complexitat i senzillesa.
Lenticchie, nocciola e aglio.
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Llenties, avellanes i oli d’all.
A la base, l’aigua de cocció (al vapor) de les llenties solidificada amb farina de les mateixes. Semblava una mena de gelatina cremosa. Després, una emulsió feta amb avellanes que tenia una textura com de royale. Després, les pròpies llenties (ben petites i dures, cruixents). I, per sobre, un oli d’all.
Per una banda, el producte. Unes llenties excepcionals del preciós borgo medieval de Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) plantades a uns 1.200-1.500 msnm i que vam visitar per comprar llenties de l’Azienda Agraria Matergia de Barisciano. Si podeu, el primer cap de setmana de setembre hi fan el festival Sagra delle Lenticchie, segur que deu ser un moment molt maco per visitar el poble.
Per altra banda, el plat en conjunt, una delícia. Però que ben executat, quina finesa (tacte i textura) i quina intensitat de sabor (sembla que a alguna banda hi hagi llenties rostides però un rostit netíssim, pur)! Quedo meravellada per la bellesa gustativa.
Pane.
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Des de l’any 2013, presenten el pa com un plat més del menú. En aquest cas, era el pane da frigo (da frigorifero), és a dir, de nevera, una novetat d’en Romito. 
Un producte que també ven al Laboratorio, un pa fet de farina blanca i patata. La veritat, tenia moltes ganes de tastar-lo i el vaig trobar bo però no en vaig saber apreciar l’excepcionalitat.
Rapa rossa, uva fragola e rucola.
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Remolatxa, raïm de la varietat Isabella Grossa i ruca, un plat que estrenaven aquell dia al menú. 
Una remolatxa, primer cuita al vapor sencera i, després, ja tallada, cotta al cartoccio (en papillote amb carta stagnola, paper de plata) a una brasa Josper juntament amb herbes i espècies. Finalment, s’acaba a la planxa, volta i volta. El resultat és una remolatxa una mica crua i crocant, lleugerament rostida, una mica fumada. 
A la base, un suc de raïm passificat i fermentat uns 5 dies, fet amb uva fragola (Isabella Grossa, una varietat negra de raïm de taula vitis labrusca), que li dóna acidesa i que em recorda la llimona i tot. 
Per sobre, la ruca amanida amb extracte de la mateixa.
Que curiós, m’ha vingut l’olor d’aquests peixos fets a la brasa amb vinagre, llimona, oli… M’ha vingut olor de “las aguas” secretes d’Elkano. És estrany el comentari però va ser així. De les millors remolatxes de la vida.
Ravioli con ricotta di pecora, burro di manteca e tartufo bianco di San Pietro Avellana (Molise).
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Uns raviolis (al vapor o escaldats?) de ricotta d’ovella, “mantecats” amb mantega de llard (o mantega de saïm, mantequilla de manteca de cerdo, manteca butter) i, finalment, amb tòfona blanca laminada per sobre.
La ricotta d’ovella és del famós criador i formatger Gregorio Rotolo (Scanno, als Valle Scannese, L’Aquila), que té unes 1.500 ovelles (també, cabres i vaques) al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, pasturant lliures a 1.740 msnm des de fa més de 50 anys.
La mantega de llard és la famosa mantega que serveixen als meravellosos esmorzars de Casadonna i és de Sebastiano Trotta de l’Azienda Trotta (a uns 1.400 msnm a Capracotta, Molise); està ficada a dins d’un formatge estirat, és a dir, de pasta filada (pasta filata, pulled-curd cheese), com si es tractés del caciocavalo. Cosa que fa que sigui menys greixosa, més àcida i, per tant, més lleugera que la mantega convencional.
Grata sorpresa per la qualitat de la tuber magnatum de Molise. I, per descomptat, del seu preu!
Cavolfiore gratinato.
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Un plat del 2016. Una coliflor cuita al vapor, reposada uns dies, triturada i concentrada per a obtenir-ne una salsa reduïda que serveix per a amanir altres coliflors en diverses textures: crua, en puré, guisada i gratinada. Un plat extraordinari, extremadament complet i deliciós. Feia olor de romaní. Trobar el plaer màxim en una “simple” coliflor, d’una manera similar a la que en Miró contempla i troba la bellesa màxima en l’objecte quotidià. Potser esteu pensant en el plat de coliflor d’en Pellicer. Ja seria aquesta la idea però, en el cas de la d’en Romito, amb més tècnica i aconseguint una dimensió més enllà, no és només un plat de coliflor en diferents textures i temperatures.
Cipolla rossa, Montepulciano e pane raffermo (pane vecchio).
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Ceba vermella, Montepulciano i pa “ranci” o pa sec del dia abans.
Molla de pa del dia anterior empapat amb aigua de ceba vermella; després, es deixa reposar en fred per tal de caramel·litzar lleugerament l’exterior. Finalment, es torna a empapar però ara en una reducció de ceba vermella i, a continuació, amb vi de Montepulciano d’Abruzzo i gotes de sàlvia.
Per posar-nos objectius i descriptius, no vaig notar gaire el gust de vi de Montepulciano, sinó una olor de romaní. Em va fer pensar en “el millor de la sopa de ceba” d’en Jordi Vilà. Però només puc dir: uau!
Carciofo e rosmarino.
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Un plat del 2014 que explora, una vegada més, el principi de l’estratificació, que disposa el mateix producte en diferents elaboracions, una sobre l’altra, disposant-les en capes superposades i exprimint els gustos de cada una. 
Una carxofa dels Abruzzi que semblava bullida. Era molt metàl·lica, potser era massa verda (d’immaduresa)? Amb un glassejat d’una reducció de carxofa. En qualsevol cas, no sé per què però haguéssim pogut prescindir d’aquest plat.
Capellini laccati ai porri.
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Capellini, una pasta primíssima, ben al dente (es quedava entre els queixals), ben calenta (perquè no ens la mengem eixuta) i molt ben glassejada amb porro. Picantet de srirasha i de pebre negre. D’una senzillesa que genera lleugeresa i equilibri.
Piccione fondente e pistacchio.
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Un plat que vam afegir al menú, tal com es permet. Un colomí dels Abruzzo cuit sencer a menys de 70ºC en un brou de colomí, d’un en un. Aquesta temperatura de cocció permet mantenir tots els sucs a dins la carn.
Un pit de colomí amb gust de sang, tot i que no en porta. La pell és fondente; això no vol dir que porti cacau sinó que no és cruixent i és tova com la carn, cosa que li dóna continuïtat i sembla que la carn es fusioni amb la seva pell. 
A la base, una reducció del brou de colomí. 
En un lateral del plat, una emulsió verda que diuen que només és de festuc. Potser és que tinc tant interioritzat que l’acompanyament del colomí sigui el seu fetge, que em va semblar que també portava farsa. En qualsevol cas, va ser d’una intensitat i densitat delicioses.
Serveixen el plat amb un ganivet que es fa mirar, de la Coltelleria Saladini (del poble medieval Scarperia e San Piero, a Florència, conegut per la fabricació de ferro afilat i ganivets).
Scarola (indivia) arrosto.
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Encara estem parlant sobre si era una escarola o una endívia (era Cichorium endivia var. latifolia). El cas és que aquest tall d’un dit de gruix estava marinat en una aigua aromatitzada amb patata i, després, fet al forn per generar la part cruixent. A la base, el líquid verd és una salsa d’escarola. 
Sembla ben bé una suprema d’escarola arrebossada, tèbia, cruixent i sucosa, farcida de patata líquida (és com si el midó de la patata entrés a les fibres de la fulla). Excepcional, sembla que et mengis patates rostides amb romaní.
PRE-POSTRES:
Gel di porcini, mandorle e tartufo nero.
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A la base, una mena de gelatina bastant líquida d’un brou doble de vedella i fungo porcino (boletus edulis).
A sobre la gelatina, una làmina cruixent feta amb ametlles i pols de te negre.
A sobre, una emulsió blanca d’ametlles.
Finalment, tòfona de Molise laminada per sobre.
Un plat que serveixen fred. No he trobat gust concret de boletus ni de tòfona ni d’ametlla però sí una olor general de bosc o sotabosc.
POSTRES:
Crespella caramellata, crema e clementine.
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Una mena de crêpe Suzette desconstruïda i farcida amb crema pastissera. Tres “raviolis” de mandarina enfornada, farcits d’una crema pastissera molt lleugera, sense llet i a base d’aigua. Per sobre, un caramel de mandarina. A la base, un suc de mandarina. Boníssim, unes postres gustoses, on hi juguen, una vegada més, dues temperatures i, a més, poc dolces, més aviat àcides, fresques i airoses però aromàtiques i profundes.
PETITS-FOURS:
Meló.
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Uva Thompson: una varietat de raïm que em va sorprendre que servissin perquè és un creuament sense llavors que s’acostuma a utilitzar com a concentrat de raïm o, fins i tot, per a destil·lar. No és de la seva vinya experimental, és d’uns veïns, però no la valoro gaire. I, pel que vaig comprovar, com a raïm de taula, tampoc.
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Cialdina (dues galetes) amb una crema de xocolata, caramel, cafè i pebre negre.
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Al got una infusió de llimona, gingebre i llorer.
Vam beure una ampolla de Bianco Sacrisassi 2019, de l’Az. Agr. Le Due Terre (DOC Friuli Colli Orientali). Una maceració pel·licular poc extrema però molt intensa aromàticament que es va adaptar perfectament a tot el dinar. 
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En resum, Romito diu que L’essenziale è invisibile agli occhi. I així va ser. Quina intensitat, tant aromàtica com gustativa! Com tracta les verdures! 
Vaig menjar molts dels plats que feia tant que volia tastar: la fulla de bròcoli amb anís, la sopa de patata, les llenties amb avellanes i oli d’all, els raviolis de ricotta amb la manteca di burro, la coliflor gratinada, el pa amb ceba vermella i Montepulciano, l’endívia rostida… com a plat nou, una remolatxa sensacional i el pa de frigo. Tot excepcional!
Quina simplicitat, puresa i equilibri però, a la vegada, complexitat, sofisticació i una intensitat agosarada des de la primera mossegada (m’encanta que comencin amb aquesta seguretat i contundència) que a priori semblarien impossibles (acidesa-salabror-amargor). Realment, porta les verdures a una altra dimensió. 
Va superar les expectatives que tenia. M’havia estat mirant i llegint els seus plats durant molt de temps i no em podia pas imaginar aquests gustos, aquests glassejats, aquestes essències i textures! Em repeteixo, però ja ho diu ell que l’essencial és invisible als ulls.
Bé, l’essencial és invisible als ulls però quin espai més ben adaptat a la seva cuina! Pura coherència, tant narrativa com estètica. I els colors de la tardor als Abruzzo…
...el dia següent.
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bandidosba · 2 months ago
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