#8 febbraio 1848
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pier-carlo-universe · 2 months ago
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L’8 Febbraio 1848: Gli studenti di Padova protagonisti della prima insurrezione politica. Un giorno che segnò l'inizio di una stagione di rinnovamento politico e sociale
L’8 febbraio 1848 a Padova rappresenta un momento cruciale nella storia italiana. Considerata la prima insurrezione motivata politicamente, questa data vede protagonisti gli studenti dell’Università di Padova, che si fecero interpreti e artefici di un cambiamento epocale.
L’8 febbraio 1848 a Padova rappresenta un momento cruciale nella storia italiana. Considerata la prima insurrezione motivata politicamente, questa data vede protagonisti gli studenti dell’Università di Padova, che si fecero interpreti e artefici di un cambiamento epocale. Questo evento inaugurò una stagione di rinnovamento culturale e politico, anticipando il fervore che avrebbe caratterizzato…
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paoloxl · 7 years ago
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 «Woman's Day» negli Stati Uniti (1908-1909)  Clara Zetkin Nel VII Congresso della II Internazionale socialista, tenuto a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907, nel quale erano presenti 884 delegati di 25 nazioni - tra i quali i maggiori dirigenti marxisti del tempo, come i tedeschi Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, August Bebel, i russi Lenin e Martov, il francese Jean Jaurès - vennero discusse tesi sull'atteggiamento da tenere in caso di una guerra europea, sul colonialismo, sulla questione femminile e sulla rivendicazione del voto alle donne. Su quest'ultimo argomento il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l'introduzione del suffragio universale delle donne», senza «allearsi con le femministe borghesi che reclamavano il diritto di suffragio, ma con i partiti socialisti che lottano per il suffragio delle donne». Due giorni dopo, dal 26 al 27 agosto, fu tenuta una Conferenza internazionale delle donne socialiste, alla presenza di 58 delegate di 13 paesi, nella quale si decise la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste: Clara Zetkin fu eletta segretaria e la rivista da lei redatta, Die Gleichheit (L'uguaglianza), divenne l'organo dell'Internazionale delle donne socialiste. Sciopero delle camiciaie di New York Non tutti condivisero la decisione di escludere ogni alleanza con le «femministe borghesi»: negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse, nel febbraio del 1908 sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non avrebbe avuto «alcun diritto di dettare alle donne socialiste come e con chi lavorare per la propria liberazione». Fu la stessa Corinne Brown a presiedere, il 3 maggio 1908[1], causa l'assenza dell'oratore ufficiale designato, la conferenza tenuta ogni domenica dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman's Day», il giorno della donna. Si discusse infatti dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Quell'iniziativa non ebbe un seguito immediato, ma alla fine dell'anno il Partito socialista americano raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l'ultima domenica di febbraio 1909 all'organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909.[2] Verso la fine dell'anno, il 22 novembre, si vide a New York iniziare un grande sciopero di ventimila camiciaie, che durò fino al 15 febbraio 1910.[3] Il successivo 27 febbraio, domenica, alla Carnegie Hall, tremila donne celebrarono ancora il Woman's Day.[4] La Conferenza di Copenaghen (1910) Aleksandra Kollontaj Il Woman's Day tenuto a New York il successivo 28 febbraio venne impostato come manifestazione che unisse le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto femminile. Le delegate socialiste americane, forti dell'ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, proposero alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste, tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910 - due giorni prima dell'apertura dell'VIII Congresso dell'Internazionale socialista - di istituire una comune giornata dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Manifesto tedesco relativo alle locali manifestazioni della Giornata della Donna dell'8 marzo 1914, la cui richiesta principale era il diritto di voto[1] Negli ordini del giorno dei lavori e nelle risoluzioni approvate in quella Conferenza non risulta che le 100 donne presenti in rappresentanza di 17 paesi abbiano istituito una giornata dedicata ai diritti delle donne: risulta però nel Die Gleichheit, redatto da Clara Zetkin, che una mozione per l'istituzione della Giornata internazionale della donna fosse «stata assunta come risoluzione». Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l'ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei - Germania, Austria, Svizzera e Danimarca - la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911[5] su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. Secondo la testimonianza di Aleksandra Kollontaj, quella data fu scelta perché, in Germania, «il 19 marzo 1848, durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato e cedere davanti alla minaccia di una rivolta proletaria. Tra le molte promesse che fece allora e che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne». In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, data in cui cadeva il quarantennale della Comune di Parigi[6], così come a Vienna, dove alcune manifestanti portarono con sé delle bandiere rosse (simbolo della Comune) per commemorare i caduti di quell'insurrezione.[7] In Svezia si svolse il 1º maggio 1911, in concomitanza con le manifestazioni per la Giornata del lavoro[1]. La manifestazione non fu ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi: in Russia si tenne per la prima volta a San Pietroburgo solo nel 1913, il 3 marzo, su iniziativa del Partito bolscevico, con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij, e fu interrotta dalla polizia zarista che operò numerosi arresti; l'anno seguente gli organizzatori vennero arrestati, impedendo di fatto l'organizzazione dell'evento[1]. In Germania, dopo la celebrazione del 1911, fu ripetuta per la prima volta l'8 marzo 1914, giorno d'inizio di una «settimana rossa» di agitazioni proclamata dai socialisti tedeschi, mentre in Francia si tenne con una manifestazione organizzata dal Partito socialista a Parigi il 9 marzo. L'8 marzo 1917 Le celebrazioni furono interrotte dalla prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l'8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra[8]: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo ormai completamente screditato e privo anche dell'appoggio delle forze armate, così che l'8 marzo 1917 è rimasto nella storia a indicare l'inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell'apertura del III congresso dell'Internazionale comunista, fissò all'8 marzo la «Giornata internazionale dell'operaia». In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d'Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all'ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l'anno precedente, che ricordava l'otto marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo. La confusione sulle origini della ricorrenza e l'ufficializzazione dell'ONU Modifica La connotazione fortemente politica della Giornata della donna, l'isolamento politico della Russia e del movimento comunista e, infine, le vicende della seconda guerra mondiale, contribuirono alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione. Così, nel secondo dopoguerra, cominciarono a circolare fantasiose versioni, secondo le quali l'8 marzo avrebbe ricordato la morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York[9][10], facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l'incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini[11], in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica[12]). Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857[13], mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York. Nonostante le ricerche effettuate da diverse femministe tra la fine degli anni settanta e gli ottanta abbiano dimostrato l'erroneità di queste ricostruzioni, le stesse sono ancora diffuse sia tra i mass media che nella propaganda delle organizzazioni sindacali.[7][14][15][16] Con la risoluzione 3010 (XXVII) del 18 dicembre 1972[17], ricordando i 25 anni trascorsi dalla prima sessione della Commissione sulla condizione delle Donne (svolta a Lake Success, nella Contea di Nassau, tra il 10 ed il 24 febbraio 1947), l'ONU proclamò il 1975 "Anno Internazionale delle Donne". Questo venne seguito, il 15 dicembre 1975, dalla proclamazione del "Decennio delle Nazioni Unite per le donne: equità, sviluppo e pace" ("United Nations Decade for Women: Equality, Development and Peace", 1976-1985), tramite la risoluzione 3520 (XXX)[18]. Il 16 dicembre 1977, con la risoluzione 32/142 [19] l'Assemblea generale delle Nazioni Unite propose ad ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all'anno "Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale" ("United Nations Day for Women's Rights and International Peace") e di comunicare la decisione presa al Segretario generale. Adottando questa risoluzione, l'Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l'urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L'8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, divenne la data ufficiale di molte nazioni. In Italia Manifestazione femminista italiana del 1977 Nel settembre del 1944, si creò a Roma l'UDI, Unione Donne in Italia, per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d'Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro e fu l'UDI a prendere l'iniziativa di celebrare, l'8 marzo 1945, la prima giornata della donna nelle zone dell'Italia libera, mentre a Londra veniva approvata e inviata all'ONU una Carta della donna contenente richieste di parità di diritti e di lavoro. Con la fine della guerra, l'8 marzo 1946 fu celebrato in tutta l'Italia e vide la prima comparsa del suo simbolo, la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, secondo un'idea di Teresa Noce,[20] di Rita Montagnana e di Teresa Mattei.[21] Carica di polizia contro un corteo femminista Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda e del ministero Scelba, distribuire in quel giorno la mimosa o diffondere Noi donne, il mensile dell'Unione Donne Italiane (UDI), divenne un gesto «atto a turbare l'ordine pubblico», mentre tenere un banchetto per strada diveniva «occupazione abusiva di suolo pubblico».[22] Nel 1959 le senatrici Luisa Balboni, comunista, Giuseppina Palumbo e Giuliana Nenni, socialiste, presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l'iniziativa cadde nel vuoto. Il clima politico migliorò nel decennio successivo, ma la ricorrenza continuò a non ottenere udienza nell'opinione pubblica finché, con gli anni settanta, in Italia apparve un fenomeno nuovo: il movimento femminista. Femminismo. L'8 marzo 1972 la manifestazione della giornata della donna a Roma si tenne in piazza Campo de' Fiori: vi partecipò anche l'attrice statunitense Jane Fonda, che pronunciò un breve discorso di adesione, mentre un folto reparto di polizia era schierato intorno alla piazza nella quale poche decine di donne manifestanti inalberavano cartelli con scritte inconsuete e «scandalose»: «Legalizzazione dell'aborto», «Liberazione omosessuale», «Matrimonio = prostituzione legalizzata», e veniva fatto circolare un volantino che chiedeva che non fossero «lo Stato e la Chiesa ma la donna ad avere il diritto di amministrare l'intero processo della maternità». Quelle scritte sembrarono intollerabili, così che la polizia,senza il consueto e di legge squillo di tromba e caricò, manganellò e disperse le pacifiche manifestanti.[23] -in molte città d'Italia sono state intitolati a 8 Marzo strade e giardini.
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troppostanca · 8 years ago
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La top 20 del Guardian, i venti libri che hanno cambiato il mondo
1. Stephen Hawking, Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo Un popolare saggio scientifico dell’ astrofisico britannico, pubblicato nel 1988. L’intento del libro è di rendere nota e comprensibile la moderna teoria cosmologica, fornendo dapprima al lettore le basilari nozioni della fisica, corredate da un esauriente profilo storico. Nonostante il genere di nicchia, il saggio divenne un best-seller, vendendo in tutto il mondo oltre nove milioni di copie e rendendo estremamente popolare il suo autore.
2. Mary Wollstonecraft, La Rivendicazione dei diritti della donna Scritto dalla femminista britannica del diciottesimo secolo Mary Wollstonecraft, è una delle prime opere di filosofia femminista. In essa, l’autrice risponde a quegli intellettuali, teorici politici ed educatori dell’epoca che hanno voluto negare l’istruzione delle donne.
3. Immanuel Kant, La Critica della ragion pura Uno degli scritti più importanti del filosofo prussiano. La Critica della ragion pura viene definita come un’analisi critica dei fondamenti del sapere.
4. George Orwell, 1984 1984 (Nineteen Eighty-Four) è uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949 ma iniziato a scrivere nel 1948 (anno da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre). È stato definito il romanzo distopico per eccellenza
5. Charles Darwin, L’origine delle specie (Titolo completo: Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita) è una tra le opere cardini nella storia scientifica, e indubbiamente una delle più eminenti in biologia.
6. Edward Said, Orientalismo Un saggio pubblicato nel 1978, che tentò di spiegare e ridefinire le modalità con cui l’Europa rappresenta, nella sua storia, l'”Oriente”.
7. Rachel Carson, Primavera silenziosa Pubblicato nel settembre del 1962, il libro è comunemente ritenuto una sorta di manifesto antesignano del movimento ambientalista e descrive con tanto di ricerche e analisi scientifiche i danni irreversibili del DDT e dei fitofarmaci in genere sia sull’ambiente che sugli esseri umani.
8. Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista Scritto fra il 1847 e il 1848, fu pubblicato a Londra il 21 febbraio del 1848. La prima e parziale traduzione italiana fu pubblicata nel 1889. Una successiva traduzione, ancora parziale, nel 1891, mentre nel 1892 fu pubblicata a puntate nel periodico “Lotta di classe”, ad opera di Pompeo Bettini, la prima traduzione completa del Manifesto.
9. William Shakespeare, Opere complete Shakespeare, fatta eccezione per i due poemetti giovanili Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia, non curò mai la pubblicazione delle proprie opere. I Sonetti e altre sedici composizioni teatrali, frutto probabilmente di trascrizioni clandestine, furono pubblicate senza il consenso dell’autore prima della morte di Shakespeare (1616). Nel 1623 gli attori ed amici di Shakespeare John Heminge e Henry Condell curarono un’edizione in-folio intitolata Mr. William Shakespeare’s Comedies, Histories & Tragedies, successivamente denominata “First Folio”. La stampa include tutte le opere teatrali di Shakespeare attualmente riconosciutegli
10. Germaine Greer, L’eunuco femmina Edito nel 1970 e divenuto un bestseller internazionale, fu accolto da critiche sia positive che negative. Rimane ancora oggi un libro importante nella letteratura femminista
11. EP Thompson, Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra Edward Palmer Thompson è stato uno storico, scrittore e pacifistabritannico. Di idee socialiste, è noto per i suoi lavori sui movimenti radicali britannici di fine Ottocento e inizio Novecento, e in particolare per il suo libro The Making of the English Working Class (1963), una pietra miliare della storia sociale e della storia del lavoro
12.  Albert Einstein, La teoria della relatività generale Si basa essenzialmente sulla nozione che tutte le leggi della fisica possono essere espresse da equazioni «covarianti», cioè da equazioni che conservano la stessa forma matematica indipendentemente dal sistema di riferimento scelto e dalle variabili spazio-temporali usate. Per il resto della sua vita Einstein si dedicò all’elaborazione di una teoria «del campo unificato», vale a dire di una teoria che potesse render conto sia delle forze gravitazionali sia di quelle elettromagnetiche. Le tre appendici alla fine del volume rappresentano, appunto, i successivi tentativi compiuti da Einstein in tal senso fino a poco prima della sua scomparsa.
13. Desmond Morris, La scimmia nuda La fama mondiale per Desmond Morris arrivò nel 1967 con la sua pubblicazione La scimmia nuda. Il libro è rivoluzionario per lo sguardo sconvolgente e al contempo molto scientifico con il quale affronta l’evoluzione del comportamento umano sin dalla preistoria, analizzando l’uomo in quanto primate. Pur essendo l’unica scimmia priva di peli (da qui l’aggettivo nuda) il comportamento dell’uomo è sostanzialmente analogo a quello degli altri primati. Ristampato numerose volte e tradotto in molte lingue, il libro continua ad essere un best-seller.
14. Niccolò Machiavelli, Il Principe Il Principe (titolo originale in lingua latina: De Principatibus, “Riguardo i Principati”) è un trattato di dottrina politica scritto da Niccolò Machiavelli nel 1513, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per mantenerli e conquistarli. Si tratta senza dubbio della sua opera più nota e celebrata, quella dalle cui massime (spesso superficialmente interpretate) sono nati il sostantivo “machiavellismo” e l’aggettivo “machiavellico”.
15. Platone, La Repubblica La Repubblica (in greco antico Πολιτεία, traslitterato in Politéia) è un’opera filosofica in forma di dialogo, scritta approssimativamente tra il 390 e il 360 a.C. dal filosofo greco Platone. Ha avuto enorme influenza nel pensiero occidentale.
16. Thomas Paine, I diritti dell’uomo I diritti dell’uomo (Rights of Man) è un’opera di Thomas Paine del 1791. Il libro asserisce in sintesi che un popolo deve rovesciare il regime che non è in grado di salvaguardare i diritti dell’individuo e gli interessi della nazione.
17. Simone de Beauvoir, Il secondo sesso Il secondo sesso (Le Deuxième Sexe) è un saggio della scrittrice francese Simone de Beauvoir pubblicato a Parigi nel 1949 (Gallimard editore) e in Italia, dalla casa editrice il Saggiatore, nel 1961. È una delle opere più celebri e più importanti per il movimento femminista e, ai giorni nostri, è spesso citata come riferimento nei discorsi femministi.
18. Richard Hoggart, The Uses of Literacy Quando una società diventa più ricca, si perdono altri valori? Le competenze che l’istruzione e l’alfabetizzazione sono state spazzate via dalla cultura pop? I media ci costringono in un mondo superficiale e materiale – o possono essere utilizzati a fin di bene? Il libro pone queste domande.
19. Adam Smith, La ricchezza delle nazioni La ricchezza delle nazioni o Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni, pubblicata il 9 marzo 1776, è la principale opera di Adam Smith, ritenuto il fondatore dell’economia politica liberale.
20. John Berger, Punti di vista Nel corso della storia, nessuna società è mai stata dominata dai messaggi visivi quanto la nostra. Eppure, paradossalmente, siamo sempre meno capaci di vedere le immagini per quello che sono. Da un lato accettiamo acriticamente i messaggi della pubblicità, dall’altro attribuiamo alle immagini dei quadri del passato un’importanza e un contenuto che va oltre ciò che tali immagini realmente mostrano. Da quando l’opera d’arte è diventata riproducibile attraverso mezzi meccanici, essa ha perso gran parte dell'”aura” che le derivava dall’essere unica e originale. Quello che resta sono le semplici immagini, a prescindere da chi le ha create, e il loro linguaggio, che può essere utilizzato per vari scopi. John Berger dimostra come le opere d’arte del passato e la pubblicità moderna siano due mondi molto più vicini di quanto ci hanno insegnato o siamo abituati a credere
Definizioni da Wikipedia, Ibs, laFeltrinelli.com
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sciscianonotizie · 7 years ago
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Appuntamenti nei teatri di Genova
Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto nella sua tournée italiana, dal 27 febbraio torna in scena al Teatro della Corte “Intrigo e Amore” di Friedrich Schiller. La regia dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Genova, è di Marco Sciaccaluga, con protagonisti Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Enrico Campanati, Andrea Nicolini, Orietta Notari, Stefano Santospago, Simone Toni, Mariangeles Torres e con Marco Avogadro, Daniela Duchi, Nicolò Giacalone. La scena e i costumi sono di Catherine Rankl, le luci di Marco D’Andrea, le musiche di Andrea Nicolini. La versione italiana è di Danilo Macrì. Siamo nel Settecento, nella Germania preromantica dello Sturm und Drang. Il nobile Ferdinand, figlio del potente ministro Von Walter, s’innamora ricambiato della borghese Luise Millerin, figlia di un umile violoncellista. Il padre del giovane cerca in ogni modo di ostacolare l’unione e di convincere Ferdinand a sposare la favorita del principe, anche per ottenere una promozione. Il sentimento sincero e profondo del figlio però, non lo fa desistere dal desiderio di sposare Luise. Il ministro dunque, escogita un bieco intrigo, messo in atto con la complicità del suo segretario Wurm (in italiano significa “verme”) che condurrà la vicenda verso un epilogo drammatico. Scritta nel 1783 quando Schiller aveva solo 24 anni, “INTRIGO E AMORE (Kabale und Liebe)” è la storia di un legame profondo e impossibile, di una passione indomabile, di intrighi e gelosie, di corruzione e libertà: c’è tutto questo nel dramma di Schiller, il cui nucleo è il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità dell’essere umano, oggettivato nell'incontro-scontro fra due classi, la nobiltà ricca e la piccola borghesia povera. Gli aspetti melodrammatici di “INTRIGO E AMORE” diedero lo spunto a Giuseppe Verdi, per comporre, nel 1848, la “Luisa Miller”, ispirata proprio al testo di Schiller. “INTRIGO E AMORE” sarà in scena al teatro della Corte fino a sabato 3 marzo. Dal martedì al sabato alle ore 20.30. Per tre giorni, dal 7 al 9 marzo, al Teatro Duse c’è una straordinaria opportunità: quella di assistere a due spettacoli teatrali, provenienti da Edimburgo, recitati nella loro lingua originale. Si comincia con “A YOUNG WOMAN WHO LIVED IN A SHOE”, scritto e diretto da Laura Pasetti, che va in scena mercoledì 7, giovedì 8 e venerdì 9 marzo alle ore 10.30. Ispirato ad un’antica filastrocca inglese che parla di un’anziana donna costretta a vivere con i suoi figli dentro ad una scarpa, lo spettacolo racconta l’analogo disagio vissuto da una giovane emigrante che fuggendo dalla sua terra, affronta un lungo viaggio, pieno di insidie per cercare un luogo dove poter vivere sicura e protetta. Le recite di questo spettacolo sono riservate alle scuole. Si prosegue con “A BENCH ON THE ROAD”, stessa autrice e regista, che va in scena giovedì 8 marzo alle 19.30 e venerdì 9 marzo alle 20.30. Una raccolta di storie vere, di donne immigrate in Scozia fra metà ‘800 e il secolo scorso. Storie autentiche, raccontate attraverso una sequenza di quadri che sottolineano eventi fondamentali: la Grande Guerra, l’ascesa del Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, per uno spettacolo di forte impatto visivo accompagnato da musiche italiane e scozzesi. Laura Pasetti è un’attrice, regista e docente, diplomata alla Scuola di Teatro diretta da Giorgio Strehler nel 1990. “A Young man who lived in a shoe " e “A Bench on the road”, prodotti da Charioteer Theatre e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, offrono agli studenti un percorso didattico sul tema dell’immigrazione e al pubblico di tutte le età, la preziosa occasione di assistere alla messa in scena di testi teatrali recitati in madre lingua. Entrambi gli spettacoli sono fuori abbonamento. Biglietti: intero €15, ridotto €12, studenti €10. Per informazioni e prenotazioni 010/5342302 o [email protected] Questa sera, Martedì 6 marzo alle ore 20.30 al Teatro della Corte debutta “DELITTO E CASTIGO”, di Fedor Dostoevskij, diretto dal regista russo Konstantin Bogomolov. Lo spettacolo prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione è interpretato da un cast interamente italiano composta da Anna Amadori, Marco Cacciola, Diana Höbel, Margherita Laterza, Leonardo Lidi, Paolo Musio, Renata Palminiello, Enzo Vetrano. La scena e i costumi sono di Larisa Lomakina, le luci sono di Tommaso Checcucci. La versione italiana è curata da Emanuela Guercetti. Konstantin Bogomolov, quarantatreenne regista russo dallo stile irriverente, provocatorio e spiazzante, è tra le voci più lucide ed originali della sua patria. Vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali e autore di spettacoli presentati nei più importanti festival e teatri europei, non è nuovo ad adattamenti teatrali di Dostoevskij (“I fratelli Karamazov” e “L’idiota” sono i suoi precedenti lavori). Bogomolov affronta questo romanzo allontanandosi dalle influenze formali di ambientazione russa e attualizzando la vicenda. Nella sua versione di “DELITTO E CASTIGO” il protagonista non è più un giovane intellettuale incapace di adeguarsi alle regole imposte dalla società russa ottocentesca, bensì un immigrato africano, indolente e privo di qualsiasi ideologia, che si macchia dell’assassinio non di una vecchia usuraia ma di una donna bianca e di sua figlia. La sorella di Raskol’nikov fa la governante in una famiglia molto agiata; Sonja è, anche qui, una prostituta che cerca di persuadere il protagonista a convertirsi al cristianesimo; un poliziotto è un appassionato lettore di Nietzsche, con evidente riferimento al nichilismo che contraddistingue azioni e pensiero del protagonista. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro della Corte da martedì 6 a domenica 11 marzo. Dal martedì al sabato alle ore 20.30. Domenica ore 16. La recita del giovedì inizia alle 19.30. http://dlvr.it/QJxPrp
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accadde...oggi: nel 1829 nasce Teresa Cibele Legnazzi
accadde…oggi: nel 1829 nasce Teresa Cibele Legnazzi
Teresa Cibele Legnazzi (Padova, 8 febbraio 1829 – Padova, 5 maggio 1905) è stata una patriota italiana.
Figlia di Vincenza Malinardo e di Luigi, non si hanno notizie sulla sua giovinezza e sulla sua educazione. Intelligente, alacre e pronta, dotata di fierezza e nobiltà[1] il giorno del suo diciannovesimo compleanno era l’otto febbraio 1848, giorno in cui studenti, donne e cittadini si…
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sciscianonotizie · 7 years ago
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