#terzogenito
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Mashle 14
Finn cerca di aiutare il fratello, ma lui non ne vuole sapere. Nel frattempo, Lance e Dot cominciano inaspettatamente a litigare tra di loro ignorando Epidem, il terzogenito che in realtà dovrebbero affrontare. Su Mash incombono le grinfie malefiche di un cerbero e di un crudele detenuto, mentre il destino del mondo viene affidato al devoto animo di Lemon…
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Accadde oggi: il 21 maggio 1471 nasce Dürer
21 maggio 1471: ecco il giorno in cui a Norimberga nacque Albrecht Dürer, il più celebre artista tedesco di tutti i tempi. Raffinato letterato, grande disegnatore, incisore e sublime pittore, Dürer era il terzogenito di Barbara Holper e dell’orefice Albrecht Dürer il Vecchio. Dovete sapere che fu proprio il su’ babbo a insegnargli i primi rudimenti dell’incisione influendo il suo talento fuori…
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#accadde oggi#antonietta bandelloni#art#artblogger#arte#bellezza#drawing#english#life#masterpiece#Michelangelo Buonarroti#renaissance#rinascimento
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Oggi Marlon Brando avrebbe 100 anni, ritratto di un mito che non si scalfisce
Cento anni fa, il 3 aprile 1924 a Omaha, nel Nebraska, nasceva il terzogenito del produttore di pesticidi e materie chimiche Marlon Brando Senior. Il bambino aveva lo stesso nome del padre che detestò per tutta l’infanzia; per distinguersi si faceva chiamare Bud, finché col nome di Marlon Brando divenne celebre cancellando così la memoria del papà. Il figlio considerava invece la madre Dorothy la…
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Enrico Toti, eroe della prima guerra mondiale
Uno dei personaggi più noti della storia italiana della Grande Guerra… Enrico Toti nacque il 20 agosto 1882 a Roma, nel quartiere San Giovanni, terzogenito di Nicola, ferroviere di Cassino, e Semira Calabresi. Nel 1897 Enrico si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca e rimase in Marina fino al 1905, prima sulla corazzata Emanuele Filiberto, poi sulla nave Barbarigo e infine sull’incrociatore Coatic. In seguito Tori venne assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista, ma il 27 marzo 1908 fu investito da un locomotore in manovra presso la stazione di Colleferro e gli si dovette amputare la gamba sinistra poco sotto il bacino. Rimasto invalido e disoccupato a 26 anni, Enrico, con forza d’animo e un notevole spirito d’intraprendenza, avviò una serie di piccole attività artigianali e si allenò con nuotate nel Tevere e giri in bicicletta, inoltre viaggiò in Europa e in Africa sulle due ruote, lavorando come artista e attrazione nelle fiere e nei circhi. Allo scoppio della guerra mondiale, vedendo molti amici partire volontari, Toti chiese per ben tre volte alle autorità militari di poter essere arruolato, ricevendo però un netto rifiuto, così decise di volontariamente al fronte e con la sua bicicletta nel luglio 1915 raggiunse Cervignano, cittadina del Friuli austriaco occupata dall’Esercito italiano, sede del comando della 3a armata e di ospedali, uffici e magazzini militari. In breve il giovane fraternizzò con militari e graduati, compiendo piccoli servizi e ricevendo in cambio vitto e alloggio, oltre a svolgere alcune mansioni per conto degli uffici del comando di tappa, tra cui il ritiro della posta nei punti di raccolta dei reparti e il trasporto all’ufficio ferroviario di Cervignano, dove la corrispondenza era vagliata, censurata e poi smistata. Enrico frequentava uffici e officine militari e passava le serate con i soldati nelle osterie del paese inoltre, eludendo la sorveglianza dei militari, valicò il limite territoriale dove erano relegati i borghesi, per dirigersi verso le zone degli scontri ma un giorno, intercettato da una pattuglia di carabinieri, fu fatto ritornare a Cervignano e successivamente rispedito a Roma. Dopo e un’appassionata lettera al comandante della 3a armata, che era Emanuele Filiberto di Savoia, duca d’Aosta Enrico riuscì a ritornare nuovamente a Cervignano nei primi mesi del 1916 e il 6 aprile ebbe il permesso di rimanere nella cittadina per lavorare all’ufficio postale militare presso il comando d’armata. Grazie al legame con soldati e ufficiali il giovane riuscì a farsi portare con il reparto in prossimità delle trincee, tra cui cave di Selz presso Monfalcone. In seguito, Toti passò dai ricoveri del 14° reggimento fanteria a quelli del III battaglione Bersaglieri ciclisti, con il compito di raccogliere la posta e consegnare giornali, sigarette, generi di conforto portati dalle retrovie, inoltre sbrigava piccole commissioni per i soldati che non potevano allontanarsi dal reparto. Il 6 agosto 1916, durante la sesta offensiva dell’Isonzo che portò alla presa di Gorizia e al crollo del primo fronte carsico, il III Bersaglieri fu incaricato di attaccare le trincee austro-ungariche di Quota 85, a est di Monfalcone, così Toti chiese e ottenne dai superiori, seppur in maniera informale e, il permesso di partecipare all’assalto. Durante l’azione Enrico fu visto sparare con il moschetto contro le mitragliatrici avversarie, poi, quando fu colpito, morì fra le braccia dei compagni. La storia di Enrico Toti resta viva ancora oggi, infatti nel 1958 la città di Gorizia gli dedicò una statua in bronzo in piazza Cesare Battisti e la Marina militare italiana intitolò al giovane eroe il primo sommergibile del dopoguerra, costruito nei cantieri di Monfalcone, in servizio dal 1968 al 1999, che è esposto dal 2005 presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Read the full article
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10 lug 2023 08:22
“AVEVAMO FATTO DELLE STRISCE, MA È DOPO IL DRINK CHE SEI DIVENTATA STRANA” – SUBITO DOPO ESSERSI SVEGLIATA NEL LETTO DI LEONARDO LA RUSSA, IL 19 MAGGIO, LA 22ENNE CHE LO ACCUSA DI VIOLENZA SESSUALE HA SCRITTO A UN'AMICA: “MA CHE PROBLEMI HO. O MI HANNO DROGATA? FACCIO TROPPI CASINI”. RISPOSTA “LO CONTINUAVI A BACIARE, IO TI HO CHIESTO SE LUI TI PIACESSE O MENO, E TU MI FAI ‘SÌ LO AMO’. POI HAI URLATO ‘FACCIAMO UNA BOTTA’. IO TI HO SPIEGATO CHE L'ABBIAMO FINITA" - "PENSO CHE TI ABBIA DROGATA, MA TU NON MI ASCOLTAVI. SPERO CHE LO DENUNCI, MA STAI ATTENTA, SUO PADRE È IL PRESIDENTE DEL SENATO"
1. TUTTE LE CHAT DELLA RAGAZZA CHE ACCUSA LEONARDO LA RUSSA: «MI HA DROGATA, PER FORZA. HO PAURA MA VADO AVANTI»
Estratto dell’articolo di Giuseppe Guastella e Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
«Dopo quasi due mesi sono ancora impaurita», ma la paura di cui parla la 22enne che ha denunciato di aver subìto violenza sessuale dal terzogenito di Ignazio La Russa nella casa del presidente del Senato dopo una serata in discoteca a Milano non è tanto di rivivere psicologicamente il dramma, quanto un timore per certi versi più difficile da scrollarsi di dosso: «Ho paura di essere finita in una cosa più grande di me. Ma ho detto solo la verità, voglio affrontare questa vicenda sino alla fine».
E ribadisce al suo legale […] di aver denunciato «perché penso si debba avere il coraggio di affrontare le conseguenze di una violenza senza vergognarsene». Dai tanti, lunghi messaggi che scambia dal letto stesso in cui l’ha lasciata Leonardo La Russa la mattina del 19 maggio, si comprende con chiarezza che a convincerla di essere stata drogata è il racconto dell’amica con la quale era andata a ballare.
Chat che documentano tre circostanze: lei sembra davvero non ricordare nulla; l’amica è una testimone diretta di quello che è successo in discoteca; e se la ragazza prende coscienza di aver avuto rapporti sessuali con il figlio di La Russa, è perché proprio il giovane glielo avrebbe rivelato quella mattina.
«Amo (amore, ndr) mi sono risvegliata da La Russa... (...) ma che problemi ho... o mi hanno drogata. Non mi ricordo bene, non va bene, faccio troppi casini. Non sono normale, raccontami di ieri»: è da poco passato mezzogiorno e la 22enne si è appena svegliata nuda nel letto.
Non ricorda nulla, ma il 19enne, dichiarerà dopo, le ha detto che avevano avuto un rapporto sessuale sotto effetto di stupefacenti dopo che si erano incontrati la sera nella discoteca Apophis di Milano. «Mi sto prendendo male, ma davvero, troppo. Cosa è successo? Amo mi sono svegliata qui da lui e non ricordo nulla. Aiuto...» scrive all’amica. È solo il primo messaggio della chat che proseguirà finché non si recherà di pomeriggio nel centro anti violenze della clinica Mangiagalli. Leonardo è fuori dalla stanza quando l’altra le chiede a bruciapelo: «Tu sei da lui ora?», «Avete fatto sesso?», «scappa, scherzi, va’ via subito», quasi le «urla».
Le racconta che a un certo punto della serata l’aveva vista perdere il controllo di sé stessa. «Amo penso che lui ti abbia drogata, ma tu non mi ascoltavi ieri» perché «sei corsa via e non ti ho più trovata». La ragazza è sconvolta: «Dio santo, davvero? Cosa è successo? Non ricordo nulla».
Stava «benissimo» […]. Almeno «fino a quando lui ti ha offerto il drink, tu eri stata normale, eri stranormale. Avevamo fatto delle strisce (probabilmente di cocaina, ndr) anche lì all’Apophis», ma «non è quello che ti ha fatto diventare strana», perché «è dopo il drink che sei diventata strana strana. Lo continuavi a baciare», e «io ti ho chiesto se lui ti piacesse o meno, e tu mi fai “Sì lo amo” (...) Poi hai urlato “facciamo una botta”, io ti ho spiegato che l’abbiamo finita assieme (forse si riferisce ancora alla droga, ndr)». Ricorda solo le «strisce» che avevano consumato, il resto è buio totale.
È questo uno dei punti cardine dell’inchiesta del pm Rosaria Stagnaro e dell’aggiunto Letizia Mannella: la giovane, che già era sotto effetto della coca che aveva assunto volontariamente, è stata drogata anche con una sostanze versata di nascosto nel suo bicchiere? […] L’amica ha […] tentato di portarla via dal club, ma non c’è stato verso. «Ti ho detto che volevo andare a casa e ti ho chiesto di accompagnarmi fuori» e «alle tre ho chiamato un taxi, ti ho anche chiesto se volessi tornare con me, ma dicevi di voler stare con lui». Da quel momento l’ha persa di vista.
«Amo, mi ha drogata, per forza», si convince in quel momento la 22enne. Nella querela depositata dall’avvocato Benvenuto, la giovane afferma di aver cominciato allora a tremare: «Ho paura, me ne sto andando», messaggia all’amica che, evidentemente molto preoccupata, le consiglia: «Amore tu ora torna esattamente a casa tua».
«Perché mi succedono ste cose?», si chiede lei mentre l’altra la interroga con crudezza: «Pensi ti abbia stuprata?». Perché «c...o ti ha sicuramente drogata. Comunque, che m...a, sempre odiato». La risposta è ancora una volta la stessa «Non mi ricordo nulla amore, ma niente proprio», mentre si fa strada il timore per quello che potrebbe succedere dopo: «Lascia stare. Che non esca la cosa», «spero non mi abbia vista nessuno».
[…] «Che vergogna, amo mi dovevi portare via», dice la 22enne quasi rimproverando l’amica, che infatti reagisce: «Amore ci ho provato, ma sai che sei più forte di me. Sei letteralmente scappata correndo via», […] «te l’ho detto più di una volta ma non ragionavi proprio», «non so come spiegarlo, non eri tu. Amore posso solo immaginare, che m...a». Lei quasi crolla sullo schermo del cellulare: «Mi viene da piangere», «aiuto cosa mi ha fatto…».
«Spero lo denunci», le dice l’amica. «L’abbiamo fatto, da come dice (Leonardo, ndr)», ma «non mi ricordo nulla». Sembra ancora titubante su cosa deve fare: «Denuncio… come?». L’altra: «Ti ha per forza drogata», «non può essere c (forse: cocaina, ndr). Non ti fa quell’effetto. Non era mai successo tutte le altre serate», commenta dimostrando che le due «strisce» della sera prima non sarebbero state un caso isolato.
[…] «Mi ha drogata. Mi ricordo tutto perfettamente fino a un certo punto (...). Ma ti rendi conto... Che vergogna. Sto uscendo. Non ho parole... Inizia pure a girarmi la testa… Sono terrorizzata, sto aspettando (che Leonardo) mi porti le mie cose», «vestiti e cose varie. No, me ne vado». La chat si interrompe. Riprende alle 15.18 quando la 22enne sta andando alla Mangiagalli: «Vado in ospedale. Sta venendo mia madre a prendermi». E l’amica le dà l’ultimo consiglio: «È giusto che denunci la cosa, però stai veramente attenta, suo padre è il presidente del Senato».
2. CASO LA RUSSA, LA TESTIMONE: «SONO AMICA DI ENTRAMBI, MAI VISTO LEO CON DELLA DROGA. IL DJ? GIURO, NON SO CHI SIA»
Estratto dell’articolo di Andrea Galli per il “Corriere della Sera”
A domanda, ci risponde. «Sì, sono un’amica di entrambi». «No, da quando è uscita la notizia non ho sentito nessuno dei due, mi è sembrato poco opportuno». Qui parla senza che ci sia prima un nostro quesito: «In ogni modo Leonardo lo conosco bene, davvero bene, abbiamo frequentato insieme l’università a Londra, e con me, così come con tutte le altre, non ha mai superato il confine, se intende quello che dico: uno che sta al suo posto, che non va contro le volontà delle donne...».
Altri interrogativi. Il primo: la droga. «Leonardo e la droga? Ma no, impossibile, le due cose non c’entrano nulla. O almeno, io adesso mi sto riferendo al nostro comune vissuto, ignoro come siano andati i fatti nella sua abitazione, e non mi permetto di avanzare sospetti in una oppure nell’altra direzione, però con la droga non l’ho mai visto». Dopodiché: lei era in quel locale, giusto? «No». Ma viene collocata lì. «Eh, forse c’ero, forse non c’ero. Guardi, non mi ricordo». E ancora: chi è il ragazzo che ha dormito nell’appartamento di Leonardo e avrebbe partecipato alle violenze? «Non ho idea. Glielo giuro».
Il Corriere ha cercato le tre amiche della coetanea che ha denunciato Leonardo Apache La Russa per stupro. Quelle appena lette sono le frasi della ventenne che, nel parziale ordine cronologico stilato dagli investigatori, è stata la seconda a comparire con il suo ingresso nell’esclusivo club Apophis [...] : è stata lei a ricordare alla coetanea l’eventualità del versamento di droga nel suo bicchiere; era stata appunto lei, in precedenza, a condividere frammenti della serata prima dell’arrivo all’Apophis e magari, ma è una mera ipotesi, anche condividere, oppure essere una spettatrice dell’evento, l’assunzione di sostanze stupefacenti.
Saranno magistrati e poliziotti ad aggiungere elementi al fascicolo, a cominciare dalle deposizioni di queste tre ragazze. E risulta scontato che quel tema, l’ipotetica droga nel calice, e magari versata da La Russa, necessiterà di ramificati dettagli. Sull’argomento non intende pronunciarsi la terza ventenne, la quale, sempre nella scansione temporale degli investigatori, è entrata in scena per ultima.
Ovvero con la chat in cui era stata informata dalla coetanea delle ore trascorse a casa di Leonardo, e con il suo invito ad andare in Mangiagalli per la visita. Di più: si era proposta di raggiungere l’amica e accompagnarla di persona nella clinica. [...]
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Il figlio di Totò Riina torna a vivere a Corleone: chi è Salvo Riina Jr
DIRETTA TV 12 Aprile 2023 Il figlio del capo dei capi torna a vivere in Sicilia. Da anni il terzogenito di Toto Riina ha finito di scontare una condanna a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, riciclaggio ed estorsione, ma ha sempre vissuto lontano dal suo paese. 29 CONDIVISIONI Salvo Riina, il figlio del capo dei capi che porta lo stesso nome di suo padre, è tornato a Corleone,…
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SABATO 04 MARZO 2023 - ♦️ 🔸 SAN CASIMIRO 🔸♦️ San Casimiro (Cracovia, 3 ottobre 1458 – Hrodna, 4 marzo 1484) è venerato come santo patrono della Polonia e della Lituania[1] dalla chiesa cattolica, che lo ricorda il 4 marzo. Casimiro della nobile famiglia dinastica dei Jagelloni, nacque a Cracovia nel Wawel, il famoso palazzo reale della città. Terzogenito di Casimiro IV re di Polonia, e della regina Elisabetta d'Austria, nipote di Ladislao II di Polonia. Suo nonno materno era Alberto II d'Asburgo, Re di Boemia, d'Ungheria, e "Re dei Romani" nel Sacro Romano Impero. Dall'età di nove anni ricevette la propria educazione da Giovanni Dlugosz, storiografo e canonico di Cracovia, e da Filippo Buonaccorsi (anche conosciuto come Callimachus). A tredici anni gli fu offerto il trono d'Ungheria dalle fazioni avverse al Re Mattia Corvino al momento in carica. Casimiro, inizialmente entusiasta di difendere i territori cristiani dai Turchi, esternò la propria disponibilità in tal senso e si recò in Ungheria per essere incoronato. La sua nomina aveva legittimazione per il fatto che suo zio Ladislao III, Re di Polonia e di Ungheria, era stato ucciso nella battaglia di Varna nel 1444. Appena seppe però della contrarietà del Papa Sisto IV alla sua incoronazione, contrarietà legata all'obiettivo di non accrescere le tensioni già elevate con l'Impero ottomano, Casimiro fece ritorno nella propria terra polacca. Suo padre, Re Casimiro IV, iniziò allora ad indirizzarlo verso la politica interna della Confederazione polacco-lituana e sugli affari pubblici del regno e quando suo fratello Ladislao ascese al trono boemo, Casimiro diventò l'erede designato per il trono polacco. Nel 1479 il Re si recò per 5 anni in Lituania, lasciando di fatto il figlio al potere in Polonia. Dal 1481 al 1483 amministrò lo Stato con grande saggezza ed equilibrio. Suo padre nel frattempo cercò di combinare il suo matrimonio con la figlia dell'Imperatore Federico III, ma Casimiro preferì rimanere celibe. Per la sua grande devozione religiosa, si esponeva a frequenti e prolungati digiuni che forse minarono il suo stato di salute. Indebolito nel fisico, fu colpito dalla tubercolosi, dalla quale non riuscì più (presso Tradizioni Barcellona Pozzo di Gotto - Sicilia) https://www.instagram.com/p/CpXs42_I3Wv/?igshid=NGJjMDIxMWI=
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I Quattro Fratelli Yuzuki 2
Hayato, primogenito e caposaldo della famiglia. Mikoto, calmo e controllato. Minato, il terzogenito ultra-vivace. E infine Gakuto, piccolo e saggio. Sono i quattro fratelli Yuzuki, che si supportano a vicenda dopo la morte improvvisa dei genitori. Ad aiutarli c’è la famiglia Kirishima, a cui sono molto legati. Ma ora che Uta si è trovata il suo primo fidanzato… Non potrà più divertirsi con…
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Da ingegneria alle arti marziali. Dall'agricoltura all'OSTETRICIA. Oggi la famiglia Lenzini da il benvenuto al suo primo azzurro di 3,96 kg!! Buona Vita Gabriele!! #maschietto #nato #bravamamma #esiamoa3 #terzo #terzogenito #perfortunanonpartoriscoio #benvenuto #hagiàfame #mutuopersfamarlo #maschio #figlio #fratellino #amore #amoredipapà #amoredimamma #stravolti #sonno #grazie #graziemamma #grazieostetrica #graziedottori (presso Policlinico San Pietro) https://www.instagram.com/p/CIDjpTygZem/?igshid=1cwdy9l0pqbkm
#maschietto#nato#bravamamma#esiamoa3#terzo#terzogenito#perfortunanonpartoriscoio#benvenuto#hagiàfame#mutuopersfamarlo#maschio#figlio#fratellino#amore#amoredipapà#amoredimamma#stravolti#sonno#grazie#graziemamma#grazieostetrica#graziedottori
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Marlon Brando, 100 anni fa la nascita del divo eretico di Hollywood
Cento anni fa, il 3 aprile 1924 a Omaha, nel Nebraska, nasceva il terzogenito del produttore di pesticidi e materie chimiche Marlon Brando Senior. Il bambino aveva lo stesso nome del padre che detestò per tutta l’infanzia; per distinguersi si faceva chiamare Bud, finché col nome di Marlon Brando divenne celebre cancellando così la memoria del papà. Il figlio considerava invece la madre Dorothy la…
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POST PER TOLKENIANI - Fonte "IGNORANZA EROICA" su Facebook
Sulla misteriosa figura di Tom Bombadil si è detto e scritto molto. Critici, saggisti, filologi e fanatici di ogni tipo si sono interrogati per collocare questo bizzarro personaggio all'interno della cosmogonia tolkeniana.
Quello che potrebbe sembrare solo un anziano buffo affetto da fancazzismo cronico e forte Asperger in realtà nasconderebbe un segreto molto più profondo e oscuro.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!»
Le migliori menti di Ignoranza Eroica hanno vivisezionato a fondo testi, epistolari e saggi e sono giunti a questa conclusione tombale e chiarificatoria sulla figura allegorica di Tom Bondadil:
Per prima cosa dovete sapere che il professor John Ronald Reuel Tolkien provò a piazzare storie e pubblicazioni su Tom Bombadil presso i suoi editori per tutta la vita, ma con risultati deludenti. Oltre al cameo estemporaneo e apparentemente privo di senso ne “Il Signore degli Anelli”, Tom Bombadil compare solamente nella raccolta di poesie a lui dedicata: “Le Avventure di Tom Bombadil”.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!»
La realtà è che Tom Bombadil rappresentava una vera e propria ossessione per John Ronald Reuel Tolkien. Nell'intimità delle mura domestiche, pare che lo stimato professore vestisse di frequente i panni del personaggio, raccontando storielle su Tom Bombadil ai figli prima di coricarsi e importunando la moglie durante pranzi e cene con quella vocina buffa e inquietante.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!»
È cosa nota che i figli malsopportassero questi atteggiamenti da parte del padre, e che li vivessero quasi come una forma di tortura al limite della persecuzione. In particolare Christopher, il terzogenito, era terrorizzato dalla figura di Tom Bombadil.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong, salta ancor, salice bal billo!»
John Ronald Reuel Tolkien, all'ennesimo rifiuto da parte del suo editore, deriso, frustrato e umiliato, architettò una delle più geniali truffe editoriali della storia, una sorta di cavallo di Troia letterario. Concepì una storia epica, costruì un worldbuilding solido e profondissimo, scrisse migliaia di pagine raccolte in una trilogia destinata a forgiare canoni e generi, ma lo fece con l'unico scopo di celare al suo interno la figura di Tom Bombadil.
Un vero e proprio troll ante litteram.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong, salta ancor, salice bal billo!»
Ebbene sì, "Il Signore degli Anelli" altro non è che l'imballaggio, il rivestimento, la buccia, la carrozzeria per il vero motore della narrativa di John Ronald Reuel Tolkien: il suo amato Tom Bombadil.
Quello che fece poi Christopher alla morte del padre con la pubblicazione del “Silmarilion”, de “I Racconti Perduti” e via discorrendo, altro non fu che un maldestro tentativo di camuffare la colpa del padre, una vera e propria damnatio memoriae, un modo per esorcizzare una volta per tutte l'incubo ricorrente di Tom Bombadil, che lo condusse sull'orlo della pazzia.
«Ehi dol! Bel Dol! Suona un dong dillo!
Suona un dong, salta ancor, salice bal billo!
Tom Bom! Bel Tom! Tom Bombadillo!»
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Antichissima Fiera Delle Grazie 2023 a Curtatone
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Nel weekend dal 12 al 16 agosto la frazione di Grazie del comune di Curtatone, in provincia di Mantova, propone l’appuntamento con l’Antichissima Fiera delle Grazie, giunto quest’anno alla sua 49° edizione. La Fiera delle Grazie è il cuore di un Concorso Internazionale tra Madonnari che prende il via la notte del 14 agosto con la benedizione dei gessetti degli artisti da parte del Vescovo. Per ore i Madonnari si mettono all’opera nel piazzale del Santuario e la fiera termina nel giorno di Ferragosto, con la proclamazione del vincitore, sono previsti più di 200 Madonnari provenienti dall’Italia e dall’estero.. In programma si sono anche appuntamenti musicali e di spettacolo e approfondimenti culturali, il mercato, il luna park, e lo spettacolo pirotecnico-musicale di chiusura, oltre all’immancabile cotechino , cibo tipico della fiera. La storia della Fiera delle Grazie inizia con l’edificazione del Santuario voluto da Francesco Gonzaga nel 1399 e consacrato nel 1406, quando fu assegnato ai Frati Minori di San Francesco, come l’adempimento di un voto per la cessazione della peste. La Fiera delle Grazie fu invece ufficialmente istituita l’11 agosto 1425 tramite un comunicato di Granfrancesco Gonzaga, primo marchese di Mantova. Per tutto il Quattrocento, la Fiera era vista come una festa religiosa, anche se col tempo divenne un’importante occasione per i commerci della zona. Nel 1519, per la Fiera, Ferrante Gonzaga, terzogenito di Francesco II ed erede della Corte di Curtatone, per il Santuario delle Grazie commissionò a Giulio Romano una pala d’altare dedicata all’Assunzione di Maria Vergine. La Fiera delle Grazie dal 1563, grazie al duca Guglielmo Gonzaga, divenne fondamentale per gli scambi locali, con l’arrivo nelle merci ammesse di ori, argenti, gioie, broccati, drappi di seta, panni di lana, tutti con la possibilità di essere vendute liberamente. Nel 1591 i frati francescani, vista l’importanza della Fiera, fecero erigere sul lato ovest del piazzale di fronte al Santuario un portico, per favorire i pellegrini, ma anche le attività di vendita dei mercanti presenti alla manifestazione. Verso la seconda metà del Settecento, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria modificò drasticamente la struttura amministrativa e giudiziaria della Fiera, che era spesso d’intralcio al mercato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Fiera riprese con un rinnovato successo, ma, con l’avvento delle nuove macchine agricole, visse un periodo di declino. Ma fu nel 1973 che la fiera rinacque, quando Gilberto Boschesi e Maria Grazia Fringuellini invitarono sul sagrato del Santuario i Madonnari, che con i loro gessetti colorati rinnovarono il successo della fiera, creando effimeri ma straordinari capolavori. Nel 1991, papa Giovanni Paolo II visitò il Santuario di Grazie, dove gli venne presentato un grande dipinto realizzato sull’asfalto dai Madonnari, basato su un disegno di Kurt Wenner, che fu firmato dallo stesso pontefice. Read the full article
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8 lug 2023 19:40
‘GNAZIO E I TRE PICCOLI “INDIANI”, LA MILANO DEL CLAN LA RUSSA: APACHE, IL PIÙ PICCOLO DEI FIGLI DEL PRESIDENTE DEL SENATO GIOCA A FARE IL RAPPER E ORA E’ INDAGATO PER VIOLENZA SESSUALE - IL MEDIANO, COCHIS, È IN POLITICA. IL PIU’ GRANDE, GERONIMO, OCCUPA DIVERSE POLTRONE - QUANDO 'GNAZIO DISSE A LEONARDO APACHE: "SE LO ACCHIAPPO CON LA DROGA LO AMMAZZO" - E L'ALTRO: "PAPÀ, NON SAI UN CAZZO DEI RAPPER"... -
Estratto dell’articolo di Paolo Berizzi per repubblica.it
Apache, il trapper “sottovalutato” (dal titolo di un suo pezzo). Geronimo, il “presidente” collezionista di poltrone amante della velocità. Cochis, il “politico”. Se fosse un romanzo sarebbe “tre piccoli indiani”. Sottotitolo: figli vivaci di padre gagliardo. Oppure – un po’ per scherzo me nemmeno troppo - gioventù “bruciata” e maturità dorata. Volendone emendare i tratti per renderla più presentabile, la storia dei La Russa jr sembra la continuazione di una tradizione di famiglia un po’ spericolata. Che vede nel padre, Ignazio Benito la Russa, il più autorevole interprete.
Esuberanza giovanile, testa calda, azzardi, inciampi. Surfando sopra le righe, e sempre nell’orbita del potere. L’attualità impone di partire dal più piccolo dei La Russa Bros: lui, Leonardo Apache. Il terzogenito che fa brutto con la trap. L’“artistoide” di casa (Geronimo dixit) che adesso la casa la sta facendo tremare. Ma non più per il volume della musica politically uncorrect. Accusato di avere violentato una 22enne, a “Larus” – nome d’arte – tocca subire il contrappasso che, ironia del caso, gli sbatte addosso direttamente dal suo brano più conosciuto. “Sono tutto fatto, sono tutto matto, ti fotto pure senza storie”, canta insieme a Apo Way, un altro trapper, ne “I sottovalutati”.
(...)
L’eredità politica del presidente del Senato, al momento, pare risiedere nel destino di Lorenzo Cochis. L’anno scorso è stato eletto nel parlamentino di zona in centro città ed è chiaramente capogruppo di FdI. Molto meno istintivo e fumantino del padre. Guai però a toccargli il tema auto e automobilisti. Una fissa, in famiglia. Geronimo La Russa, 43 anni, figlio di primo letto di Ignazio, è avvocato e presidente dell’Automobile Club di Milano. A 14 anni volantinava per il Fronte della Gioventù, a 25 è nel cda della Premafin di Ligresti che dei La Russa è stato la vera fortuna. Poltrone, poltrone.
Anche al Milan, grazie all’amica Barbara Berlusconi con cui fonda la onlus Milano Young (La Russa è anche in H14, la holding dei tre berluschini, Barbara, Eleonora, Luigi). In un’intervista Geronimo raccontò di un’adolescenza molto agitata e con «un po’ di problemi». Spericolato, gli piace correre con qualunque cosa a motore, macchine, motorini, barche. «Il sabato sera si usciva tutti insieme, in discoteca, oppure in giro a fare casino».
Qualche casino, in effetti, l’ha combinato. Molti anni fa dopo un incidente in auto insieme ad amici saltò fuori della droga: per lui non ci fu alcuna conseguenza. Negli anni ’90 GL faceva parte di un gruppo di fighetti che si imbucavano alle feste per vandalizzarle.
Li chiamavano i “vandali del sabato sera”. 15 marzo 1997: compleanno di Carolina Vecchioni, figlia del cantautore. I vandali portano via gioielli, soprammobili e maglie Lacoste. «Sì, arrivai con una ventina di amici – raccontò La Russa -. Ci furono dei furti. Anche tre miei amici, è stato accertato. Non li frequentai più». Tra le persone a lui più vicine, l’europarlamentare FdI Carlo Fidanza che ha recentemente patteggiato 1 anno e quattro mesi per corruzione. Quando chiesero a Geronimo se aveva mai fatto il saluto romano rispose così. «Una volta, quando mi sono vestito da Balilla a Carnevale. E un’altra volta quando mi mascherai da Giulio Cesare».
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Palazzo del Porfirogenito
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Dell’intero complesso del Palazzo delle Blacherne oggi sono visibili alcuni resti che sono stati restaurati recentemente. Parliamo del Palazzo del Porfirogenito edificato alla fine del XIII sec. da Costantino Porfirogenito, terzogenito di Michele VIII Paleologo, per farne la residenza della dinastia dei Paleologhi dopo la riconquista bizantina del 1261.
Finita l’era bizantina il luogo venne utilizzato dagli ottomani per custodirvi degli animali esotici. Successivamente nel corso dei secoli é stato trasformato in una fabbrica di ceramiche e poi usato come ricovero. Infine venne abbandonato.
Dopo un restauro il Palazzo del Porfirogenito é ritornato a vivere come museo, il cui nome é Tekfur Sarayı Müzesi. Sono ospitate principalmente le testimonianze dell’epoca ottomana quando in questo luogo venivano realizzate opere in ceramica, alcune anche di pregevole fattura. Alcuni di questi lavori sono visibili al Louvre di Parigi e al British Museum di Londra. Altre testimonianze di epoca bizantina, a parte la struttura, sono davvere minime.
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Biografia di Yaman al-Badri
Yaman al-Badri (6 ottobre 1996) è il terzogenito dell’agente della CIA Israeliano Ibrahim al-Badri e di Asma.
È il fratello minore di Hufaiza e Omayma ma è fratello maggiore di Hassan e Fatima.
Suo fratello maggiore Hufaiza è il leader dell’Afghanistan mentre Yaman ha il ruolo di ministro di guerra ed esteri ma inoltre è anche daltonico che sarebbe una malattia che non gli fanno distiguere per esempio il colore rosso dal verde.
L’8 marzo 2018, Yaman si lascia con Barbara Palvin comprendendo che lui stesso non la ama più come una volta.
Parenti
Awad Ibrahim Alí al-Badri (nonno)
Ibrahim al-Badri (padre,presubilmente morto)
Asma (madre)
Hufaiza al-Badri (fratello)
Omayma al-Badri (sorella)
Hassan al-Badri (fratello)
Fatima (sorella)
Alì al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Hagar al-Badri (sorellastra da parte del padre)
Barack "Barackino" al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Osama e Ines al-Badri (fratellastri gemellini da parte del padre)
Hamza al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Vincent al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Hamza Noor (fratellastro da parte del padre)
Anwar al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Khalid al-Badri (fratellastro da parte del padre)
Abu Ahmed al-Sammarai (cugino)
Ahmed al-Maktoum (cognato)
Barbara Palvin (ex fidanzata)
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Durer cosa si conosce di lui?
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"Das malt Ich nach meiner Gestalt / Ich war sex und zwanzig Jor alt / Albrecht Dürer", vale a dire " Questo l'ho dipinto io secondo il mio aspetto, quando avevo 26 anni. Albrecht Dürer"
E proprio perché, dopo tutto, nessuno inventa mai nulla, ecco apposto sotto questa scritta il "marchio di fabbrica" ante litteram dell'autore, costituito dalla sigla "A.D." stilizzata in forma di porta perché il cognome Dürer deriva per l'appunto dal sostantivo "Tur", che in tedesco significa porta.
Nel 1498 la notorietà del cosiddetto "Raffaello tedesco" e la sua conseguente ascesa sociale erano cresciute in maniera tanto rapida e inaspettata, che il ragazzotto imberbe e un po' rustico che soltanto sei anni prima si era autoritratto con in mano un fiore d'eringio aveva lasciato spazio ad un giovane uomo visibilmente desideroso di celebrare se stesso, insieme alla sua raggiunta agiatezza economica.
Così infatti l'artista ci si presenta nello splendore degli anni, con un'espressione fiera ma non altezzosa, nel classico profilo ruotato di tre quarti. L'estrema cura nell'acconciatura dei lunghi capelli biondi e della barba di foggia molto attuale, ma soprattutto la scelta degli eleganti abiti e dei guanti in tinta con la carnagione chiara, ci trasmettono l'immagine di un bel giovane dai tratti distinti, colto e pronto a partecipare a qualsiasi evento mondano, anche in compagnia degli appartenenti alle classi sociali più elevate.
Albrecht Dürer nacque il 21 maggio del 1471 a Norimberga da un orafo di origini ungheresi che in Germania s’era stabilito nel 1455, sposando quando era già quarantenne la figlia del suo datore di lavoro, una ragazzina di quindici anni che gli avrebbe regalato ben diciotto figli, di cui però soltanto tre sarebbero giunti all’età adulta.
Albrecht, terzogenito della coppia, seguì le orme paterne imparando la tecnica dell’incisione su metalli che gli sarebbe tornata molto utile in futuro quando, accanto all’attività di pittore, si sarebbe dedicato anche a quella di incisore, ben più redditizia della prima.
Sentendosi però più portato all’uso di matite e pennelli, il ragazzo ottenne dal padre il permesso di frequentare la bottega di Michael Wolgemut, il più importante pittore della Norimberga di quegli anni, presso il quale eseguì i primi disegni che sarebbero poi serviti come base delle preziose incisioni su legno realizzate per conto del suo datore di lavoro.
Nel 1490, anno d’esecuzione della prima opera certa che di lui ci sia arrivata (“il “Ritratto del padre”), iniziò un lungo viaggio di studio ed autopromozione che l’avrebbe tenuto lontano dalla Germania per quattro anni, trascorsi fra Paesi Bassi, Svizzera ed Alsazia, durante i quali poté mantenersi grazie alla vendita delle sue opere.
Ciò gli permise nel 1494, una volta tornato a Norimberga, di sposarsi con Agnes Frey, iniziando un rapporto coniugale che però non sarebbe mai stato felice a causa dell’enorme differenza caratteriale e culturale fra i due. Se Agnes infatti ambiva a trascorrere una vita tranquilla nell’intimità familiare, Albrecht invece aspirava alla notorietà e al successo, per i quali non esitò a sacrificare il proprio ménage matrimoniale partendo già pochi mesi dopo le nozze per il suo primo viaggio in Italia.
Padova, Mantova, Pavia, ma soprattutto la splendida Venezia di fine Quattrocento furono le città da lui visitate nel 1494 durante quel “Gran Tour” che gli permise di conoscere una realtà nuova, che lo colpì per cosmopolitismo e vivacità culturale dei luoghi visitati, oltreché per l'enorme considerazione che gli artisti godevano allora nel nostro Paese, a differenza di quanto accadeva in Germania.
L’amore per l'Italia, Paese in cui si sentiva ammirato e corteggiato, l’avrebbe indotto a tornare una seconda volta a Venezia nel 1505, dove bello e famoso com'era divenne l'ospite ricercatissimo delle feste più esclusive e delle cene di gala, fino a suscitare le gelosie di molti colleghi italiani, con la sola eccezione dell’anziano Giovanni Bellini che invece gli testimoniò stima e benevolenza acquistandogli persino alcuni lavori.
Quando il 6 aprile del 1528 un attacco malarico lo condusse alla tomba, la sua fama era tale che molti artisti minori, per vendere i loro quadri, li siglavano apponendo il suo famoso monogramma in forma di porta stilizzata, così anticipando di qualche secolo i moderni “taroccatori” delle grandi firme.
Accompagna questo scritto l’”Autoritratto con guanti” di Albrecht Dürer, 1498, Museo del Prado, Madrid.
(P.s.: testo di Anselmo Pagani)
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