#prelibatezze
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Tributo a due eccellenze del varesotto: risotto con pesce persico del lago Maggiore e pesche sciroppate di Monate.
Amo cucinare, per me la preparazione dei pasti è un rito, una sorta di pratica meditativa alla quale dedico molta attenzione e cura, facendomi trasportare dal cuore nella scelta degli ingredienti e privilegiando i piatti tipici lombardi che, oltre ad essere delle eccellenze, fanno parte delle nostre radici e tradizioni.Recentemente ho voluto rendere onore a due laghi a me molto cari, preparando…

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Una volta un tizio che si autodefiniva "incel" mi disse che ero una ragazza molto gentile e l'unica che si era comportata bene con lui è mi auguró tante belle cose e di non diventare come "le altre ragazze". Nelle settimane successive trovai un lavoro piú redditizio, un appartamento migliore e strinsi diverse amicizie che durano tutt'oggi e quindi mi sono convinta che questi famosi incel siano in realtà una specie casta sacra tipo i monaci viandanti il cui aspetto o attitudine inizialmente repellente è una specie di prova da superare. Se un Incel arriva alla tua porta, devi ospitarlo e offrirgli prelibatezze ricche e grasse da mangiare, mandandolo poi via con dei doni. Una benedizione di un incel può curare i malati o purificare una famiglia da una maledizione posta su di essa. A chiunque non mostra ospitalità a un incel o lo ferisce in qualche modo è sicuro che presto si abbatterà su di lei una grande disgrazia.
Ulteriore prova della natura divina di questi esseri é che non ho piú visto quell'incel da quando infatti è scomparso in un lampo travolto da una luce accecante, probabilmente asceso al devaloka della tradizione hindú o un altro luogo mistico del genere... o forse è solo stato investito da un autobus e io ero troppo drogata per capirlo non ne sono sicura ma vabbé non ha improtanza, importante e comportarsi bene col prossimo.
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Storia di Carla
Sequel di
"Un sogno che sembrava troppo reale"
Capitolo 1 - Parte seconda
Alle 20,00 in punto, suonai il campanello, dopo pochi secondi Mary mi venne ad aprire, rimasi di stucco nel vederla, era tutta in tiro, truccata, in un tubino nero che avvolgeva tutto il suo corpicino e ai piedi un tacco 12. Le chiesi se stesse uscendo per andare a qualche festa. Mi disse di no, si era preparata per me. La festa era per noi due. Le porsi il pacco regalo che avevo preso per lei, si girò e mi fece strada, la seguii avvolta dalla scia del suo profumo. Pose il pacco sul divano e ci accomodammo a tavola. Era tutto pronto, la tavola era imbandita di tante prelibatezze, c’erano persino due candele. Mi commossi, e le dissi che questo sinceramente era troppo. Capivo la sua felicità nell’accogliermi nella sua casa, ma comunque le dissi che per il futuro si doveva comportare in modo del tutto normale. Mi gustai tutta la cenetta, devo riconoscerlo Mary è una cuoca sopraffina, sapeva come prendermi per la gola. Le chiesi come fosse andata la sua giornata. Mi guardò con i suoi grandi occhioni da cerbiatta, arrossi, era molto emozionata, mi alzai e per darle fiato e la baciai con passione. Si alzò e ci dirigemmo verso il divano. Prima di accomodarci le chiesi di spogliarmi, volevo sentirmi libera dei panni e soprattutto delle scarpe. Mi sfilò la giacca, e con molta delicatezza mi sfilò la gonna che cadde ai miei piedi, mi slaccio la camicetta e mi fece rimanere solo con la biancheria intima. Mi sedetti sul divano e mi liberò delle scarpe, il mio strumento di tortura e di piacere. Mi guardava con quegli occhi che lanciavano fiamme di lussuria, le sue dita tremanti mi accarezzarono i piedi, che beatitudine, le mie dita potevano muoversi liberamente, assaporai quei secondi beati in cui si possono piegare le dita indietro e distenderle, si chinò e mise il suo naso tra le dita, per odorare il mio sudore misto a cuoio e pelle, un odore corroborante, vitale, vivo. Mugolava di piacere, mentre io gemevo e muovevo le dita dei piedi contro il suo viso, spingendo le dita tra le sue labbra, aprì la bocca e iniziò a succhiarle una alla volta soffermandosi sull’alluce, e mimando un bocchino.

La mia eccitazione era arrivata al limite, mi sentivo colare, le ordinai di finirla altrimenti sarei venuta e non lo volevo in quel modo. Lei era ancora vestita, mi misi dietro di lei, le ordinai di non muoversi e iniziai a baciarle il collo e con le mani le tirai giù la zip del suo tubino che delicatamente scivolò ai suoi piedi, rimase solo in lingerie, si era preparata alla perfezione. Posai la lingua sulla sua nuca e mentre la leccavo le procuravo brividi su tutto il corpo, tremava indifesa, come una cerbiatta tra le fauci di una leonessa.
Iniziai a scendere con la bocca lungo la sua schiena, la coprii con baci e piccoli morsi, le liberai le spalline e le slacciai il reggiseno, lei immobile, aveva l’ordine di non muoversi. Mi spogliai completamente e mi misi davanti a lei, volevo che mi vedesse, mi offrii nuda ai suoi occhi, non doveva toccarmi, poteva solo guardarmi. Deglutì, era rossa in viso, bruciava di passione avrebbe voluto toccarmi ma non poteva. Era la mia schiava ubbidiente. Godevo del potere che avevo su di lei, la sentivo completamente mia. Appoggiai la mia nudità alla sua, le sfiorai le sue labbra con le mie, una toccata e fuga, fu un bacio leggerissimo, la tenevo sui carboni ardenti, avrebbe voluto la mia lingua dentro, ma non avevo nessuna intenzione di farlo, mi piaceva tormentarla, mi piaceva sentirla fremere dalla voglia, la stavo educando a ubbidire alla sua padrona, le stavo insegnando che cosa fosse la disciplina e come doveva controllarsi . La baciai di nuovo le labbra, stavolta non si mosse, mi sporsi senza farla sentire il mio corpo e le morsi le labbra, un piccolo grido di dolore, sobbalzò, le ordinai di non fiatare. Continuai nella mia azione alternando morsi e leccate, mentre con le mani le sfiorai il seno, i suoi capezzoli si fecero durissimi e irti, notai che le stava piacendo questo gioco tra padrona e schiava. Mi allontanai e mi piegai per prendere in bocca i suoi capezzoli, due ciliegine rosse, ne presi in bocca uno dei due e lo morsi, le sfuggì un gemito, mi staccai subito, e le ricordai che non doveva fiatare, doveva stare zitta mentre soffriva e godeva. Ripresi in bocca il suo capezzolo e cominciai a succhiarlo, stavo colando di brutto, sentii un ruscello che scorreva lungo le mie gambe e notai che non ero la sola a colare in oltre lei ai suoi umori aveva anche quelli di Dicky che le erano rimasti dentro. Feci scendere una mia mano lungo il suo corpo continuando a succhiarle il capezzolo, fino ad arrivare al tanga, mi staccai, lei allargò le gambe. Mi rituffai sull'altro capezzolo, mentre con la mano m’insinuai in mezzo alle sue cosce, era bagnata, sentii attraverso il tessuto del suo tanga il suo piacere. Le diedi il permesso di baciarmi con la lingua.

Ci baciammo, le nostre lingue s’intrecciano come due serpenti in amore, entravamo con le nostre lingue alternativamente nelle nostre bocche e mentre giocavamo con le lingue, la mia mano scese sul suo pube e poi in mezzo alle sue gambe, sentivo il suo lago caldo, allargai delicatamente le sue labbra per arrivare al clitoride, bagnai il dito nei suoi umori e cominciai a passarlo sul suo clitoride, la sentii sospirare nella mia bocca e fermai la sua lingua tra i denti per farla smettere di sospirare, mi sentivo che stavo per esplodere, sentii le sue mani sul mio corpo, non ne poteva più, mi staccai da lei, le dissi che l’avrei punita, perché a lei era vietato toccarmi, lei doveva solo guardarmi, era stata avvisata.
Mi allontanai e cominciai a masturbarmi con un piacere sublime, un miscuglio di eros e orgia del potere, le mie mani correvano lungo il mio corpo e poi mi soffermavo con una sul mio seno e con l’altra in mezzo alle gambe. Mi guardava mentre lo facevo e con pochi tocchi da maestra infilai due dita dentro di me, tremai tutta, sentivo che stavo venendo, la vidi rossa in viso, tremante, con respiro corto, avrebbe voluto farlo anche lei, ma le era stato proibito. Venni con un urlo liberatorio. Raccolsi con la mano i miei succhi, le ordinai di aprire la bocca e le feci assaggiare il mio nettare, le misi in bocca le dita ancora gocciolanti e lasciai che assaggiasse il sapore della ma figa. Me li succhiò avidamente mimando un bocchino. Il suo corpo era in preda agli spasmi, iniziò a barcollare, la ressi e l’accompagnai a sedersi sul divano. Le ordinai di allargare le gambe, affondai la mia testa in cerca della mia ricompensa, mi bagnai il viso con i suoi umori e dello sperma del cane, che fuorusciva abbondantemente. Sentii lo sperma leggermente salato e più denso di quello umano. Quel sapore lo riconoscerei tra mille altri, mi fa sempre l’effetto di inebriarmi. Mi bastarono due colpetti con la punta della lingua sul suo clitoride per farla venire con l’urlo. La vidi contorcersi mentre grugniva e ringhiava proprio come una cagna in calore. Era sfinita, sicuramente non aveva mai goduto in questo modo. Le dissi che ora era doppiamente schiava di Dicky e di me. Ora aveva scoperto la sua vera natura. Mi sedetti sul divano e le ordinai di accucciarsi ai miei piedi, come avrebbe fatto una brava cagna dopo il suo orgasmo. Le accarezzai i capelli e le guance e le dissi che era stata brava. Dopo che si calmò, le ordinai di prendere il dono che le avevo portato e di seguirmi in camera da letto per poterci distendere sul letto.

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🇫🇷 Allarme batteri fecali nella Senna. Rinviata la finale del triathlon maschile
Per fortuna gli atleti possono sempre passare il tempo assaggiando le prelibatezze etniche che si trovano per strada, appoggiate su splendidi e puliti vassoi... Lavati nella Senna... 😂
Quando diciamo che l'occidente è una fogna, lo diciamo a ragion veduta... 😂
Vi Arsenale k
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Io, certe sere, mi sembra di avere nella testa una pianura buia, rischiarata appena da luci lontane, smorzate dalla nebbia. La mia testa stanca è i campi della bassa padana tra un paese e l’altro, quando guidavo per tornare a casa dopo l’ultimo turno serale. Le luci di radi lampioni scalfiscono a malapena quel buio bianco. Le luci parlano in modo apparentemente sconnesso e misterioso. Dentro una luce c’è lo scaffale con le caramelle all’orzo di quando, da bambino, entravo con mia madre nella farmacia del paese. Una luce si alza, dice “Van Basten!”, poi si risiede e sparisce. Una luce gialla evapora come un’infuso alla camomilla. Le fa eco la luce di fronte, col suo vapore ma di bagno, la sua camomilla infusa in uno shampoo, di quelli che schiarivano i capelli di chi già era biondo. Il verde di un semaforo è l’ortica di uno shampoo diverso, ma anch’esso fuori commercio. Una luce più lontana sbrodola nell’atmosfera e prende la forma della Cecoslovacchia ancora intera. Tutti i lampioni della via sono ora la cartina politica appesa nella mia classe, in quarta elementare, nel 1989. Due luci rosse, emesse dai fari posteriori dell’auto che mi precede, mi guardano come un Caron dimonio con occhi di bragia stampato in una Divina Commedia illustrata di fine anni Settanta, che non ho mai visto, ma è facile da inventare. Una luna crescente, su in alto, prova anch’essa a farsi largo con la sua aurea leggera di platino. Una nuvola più alta della nebbia arriva e se la inghiotte a poco a poco, come il serpente col topo. Appare un’insegna al neon, il contorno luminoso disegna tre parole: CUORE-DI-CANE, tutto in maiuscolo, coi trattini a separare le parole. Sotto, più in piccolo, tutto in maiuscolo: uuuu-uh!, colorato in rosso, col punto esclamativo in bianco. Una luce fugace, arancione di semaforo, sferza il metallo di un segnale stradale, poi si schianta in un canale, infine rimbalza sulle mie ciglia, in un lampo. La luce arancio intenso richiama la resistenza elettrica rovente di un vecchio tostapane. C’erano sere in cui anche mamma non aveva voglia di cucinare, papà non c’era. “Stasera facciamo i toast”. Io e i miei fratelli, felicissimi. Mamma era giovane, ci cucinava un sacco di prelibatezze, ma noi bambini eravamo più contenti di mangiare due fette tostate di pane bianco in cassetta con dentro il prosciutto cotto e il formaggio fuso. Quest’ultimo aveva una doppia funzione: formaggio, ma anche collante per saldare fra loro le fette di pane. I toast per cena non erano un ripiego, erano una festa. Ecco: non c’è nebbia, in questo tratto. Quasi non me n’ero accorto.
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Giorno 162 - Giorno 168
andate a correre al mattino presto
questo articolo
vedere le preparazioni per la ripresa di alcune scene cinematografiche
sentirsi bene fisicamente
donare, fare beneficenza, essere utili al prossimo, aiutare (menzione speciale alla ricerca scientifica)
pranzare con gli gnocchetti freschi al pomodoro pizzutello
le prelibatezze di chicchisani alla granmadre
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Sweets for Queens da Renato Morselli Tramite Flickr: Nella raffinata pasticceria, il proprietario riconobbe la Regina Elisabetta II. Con coraggio, le offrì una selezione di prelibatezze. La Regina, affascinata, si concesse un sorriso. Assaggiando una sfogliatella, i sapori danzarono sul suo palato. Quel gesto semplice legò due mondi. In the refined pastry shop, the owner recognized Queen Elizabeth II. Boldly, he offered her a selection of delicacies. The Queen, fascinated by her, allowed herself a smile. Tasting a sfogliatella, her flavors danced on her palate. That simple gesture linked two worlds.
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Libri che vanno letti 45
Georges Simenon è un grande scrittore. A prescindere dai generi letterari con cui si è misurato. E debbo confessare una cosa. Preferisco le sue opere non gialle. Certo, i romanzi e i racconti aventi quale protagonista il commissario Maigret sono belli. Ma mi sono venuti a noia. Preferisco la sua scrittura mainstream (termine che ritengo osceno, ma l’ho sguainato perché non ne avevo pronti di migliori).

L’età del romanzo ve lo caldeggio perché ho sempre trovato interessanti le idee degli scrittori sul proprio lavoro e su quello altrui. Il libro racchiude infatti una serie di scritti sul romanzo in generale e sui romanzi di Simenon in particolare. L’autore che apre le porte del proprio laboratorio, in sostanza. Non so se riuscirete a trovarlo. Perché l’editore Lucarini - che rendeva pubbliche autentiche prelibatezze - ha chiuso i battenti da tempo. (Fra l’altro, ho trovato il volume da ragazzo, in una libreria che anch’essa non esiste più, probabilmente per manifesto e palese disinteresse della persona che lo gestiva). Vi chiedo scusa. Ma non è colpa mia se quello che pubblicano adesso è molto meno interessante di quello che leggo di solito e mi sento di segnalarvi. È colpa degli editori.
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MERCATINI DI NATALE
Tanta Solidarietà, Arte, Cultura e Volontariato nella domenica che ha allietato i solbiatesi in attesa delle prossime festività natalizie.
Infatti, durante la giornata, si è potuto sostenere le tante associazioni solbiatesi presenti: PRO LOCO, ALPINI, AVIS, AIDO, Protezione Civile, Comitato Genitori, G.S. Solbiatese, MastrArtisti, ANPI e Croce Rossa Italiana, ricevendo in cambio tante prelibatezze.
Si è potuto anche rivivere la storia bicentenaria del Cotonificio di Solbiate attraverso i nuovi pannelli posti sulla cinta di un altro racconto della storia solbiatese l'ex Asilo, oggi sede del Gruppo Anziani Solbiatesi, dove oltre al bellissimo albero realizzato con al tecnica della "mattonella", nella Sala Verde nuova Mostra collettiva degli Artisti Solbiatesi: Laura Mior, Gianluigi Cremona, Alberto Castelnuovo, Giuseppe Catone, Antonio Filippini, Massimo Ranieri e Pasquale De Marchi. Mentre nella suggestiva cornice della chiesa detta del Sacro Cuore si è svolta la personale di Marco Roncari, l’ex sindaco di Fagnano Olona dopo i tanti impegni è ritornato alla sua passione per la pittura. Senza dimenticare la suggestiva musica dei Christmas Quartet Crazy Jazz degli Angels Gospel Choir.
Grazie a Tutti!

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Quando i veneziani camminano sull'acqua.
Questo fine settimana a Venezia c'è la festa più bella di tutto l'anno. La festa del Redentore. Fu creata dopo la grande peste del 1575 e in ringraziamento a nostro Signore di averla superata fu costruita la chiesa del Redentore. Dalla mia adorata Giudecca viene costruito ogni anno il ponte votivo fino alle Zattere, l'isola di fronte. Tutti i veneziani lo attraversano in segno di ringraziamento. E la sera lungo le fondamenta del canal vengono allestiti tavoli dove si cena o per chi possiede una barca ci si riunisce lì in attesa dei fuochi d'artificio. Ovviamente ognuno prepara le specialità tipo sarde in saor e altre prelibatezze, buon vino e allegria. E quando posto qualsiasi foto del Redentore non è per la chiesa, che è molto bella, ma perché c'è sempre ritratta la mia casa. Ricordi e tanto amore. Giudecca mon amour. ❤️
Viva, viva el Redentor... dedicata al mio Signore.
cywo
#foto Greg Vance

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Terapeuta mi aveva dato un compito in queste settimane: una specie di diario alimentare emotivo. Prendere nota di emozioni e stati d'animo durante questi giorni di festa durante i pasti. Come mi avrebbe fatto sentire un pezzo di cioccolato se lo avessi mangiato, le varie prelibatezze a pasquetta e l'alcol ingerito. Insomma "prendi nota" così mi ha detto. E più o meno l'ho fatto
O meglio sto tirando le somme ora, e devo dire che in realtà a pasquetta al cibo non ci ho proprio pensato, mi sono goduta la fantastica giornata in compagnia e non mi son proibita nulla. Ora però quei maledetti pensieri incominciano a tornare. Ora che le feste son finite e siam tornati alla solita routine, due giorni non bastano e sono pochi per riprendere è vero, eppure oggi ho prestato più attenzione. Mentre mi allenavo, quando mi son svegliata, persino prima, quell'occhio critico sulla pancia, sul pantalone, su quelle forme...combattendo contro la voglia di cioccolato e perdendo poi a mani basse perché si un pezzetto l'ho mangiato alla fine e allora è proprio lì che parte tutto il meccanismo nella testa e vorrei automenarmi perché
1 era solo un pezzetto dai
2 poi però non lamentarti
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le cimici non hanno senso di esistere e se mi dite che ci sono animali che si nutrono di queste prelibatezze, che cambino pure dieta
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO
42° 57' 16.35'', 13° 53' 22.43''
COM'È..
SAN BENEDETTO DEL TRONTO?
LA RIVIERA DELLE PALME...
San Benedetto del Tronto
..è una deliziosa località balneare situata lungo la costa adriatica dell’Italia centrale, non è solo famosa per le sue splendide spiagge e il clima mite, ma anche per la sua ricca tradizione enogastronomica.
Con una combinazione di pesce fresco, prodotti locali e specialità regionali, questa affascinante città offre un’esperienza culinaria indimenticabile per i visitatori che desiderano immergersi nella cultura gastronomica delle Marche.
Pesce fresco e frutti di mare: Essendo una località di mare, San Benedetto del Tronto vanta una vasta scelta di pesce fresco e frutti di mare.
Il porto locale è uno dei più importanti della regione e le barche dei pescatori tornano quotidianamente con una varietà di prelibatezze dal mare.
Gamberi, calamari, moscardini e triglie sono solo alcuni dei deliziosi frutti di mare che si possono gustare nei ristoranti locali.
I piatti tradizionali come il “brodetto alla sambenedettese” (zuppa di pesce) o l'”acciuga ripiena” (acciuga farcita) sono assolutamente da provare per apprezzare appieno la cucina di mare di San Benedetto.
Prodotti locali: L’enogastronomia di San Benedetto del Tronto si basa anche sulla ricchezza dei prodotti locali delle Marche.
L’olio d’oliva extravergine, i formaggi, le verdure fresche e le carni di alta qualità sono solo alcune delle specialità che caratterizzano la regione.
La zona circostante la città è conosciuta per le sue colline fertili, dove si coltivano uve prelibate per la produzione di vini di qualità.
Un bicchiere di vino marchigiano, come il famoso Verdicchio dei Castelli di Jesi, o l’Offida Pecorino Docg, si abbinano perfettamente a una cena a base di prodotti locali.
Specialità regionali:
Oltre ai prodotti locali, San Benedetto del Tronto offre anche alcune specialità regionali che meritano di essere assaggiate.
Le Olive Ascolane, ad esempio, sono una prelibatezza tipica delle Marche. Si tratta di olive farcite con una miscela di carne macinata, formaggio e aromi, che vengono poi impanate e fritte.
Un altro piatto imperdibile è la “vincisgrassi”, una lasagna marchigiana con ragù di carne, besciamella e formaggio fuso.
Ristoranti e trattorie:
San Benedetto del Tronto ospita numerosi ristoranti e trattorie che offrono una vasta gamma di piatti tradizionali e innovativi.
Dalle piccole trattorie familiari ai ristoranti gourmet, c’è qualcosa per tutti i gusti e le preferenze. Molti di questi locali si trovano lungo il lungomare, offrendo ai visitatori la possibilità di gustare prelibatezze culinarie mentre godono di una vista spettacolare sull’Adriatico.
San Benedetto del Tronto è una destinazione imperdibile per gli amanti dell’enogastronomia che desiderano scoprire le delizie culinarie delle Marche.
Con pesce fresco, prodotti locali di qualità e specialità regionali uniche, questa affascinante località balneare offre un’esperienza gastronomica indimenticabile.
Visitare i ristoranti e le trattorie locali è un modo perfetto per assaporare la cucina tradizionale e immergersi nella cultura enogastronomica di questa splendida città costiera.

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77. Qual è il tuo appuntamento ideale?
Ci sono diversi scenari che ho vagliato più volte a dire la verità non ho quindi in mente un unico prototipo in mente.
Forse quello che più mi piacerebbe sarebbe un pic nic al mare:
dopo essermi preparata con cura, qualcosa di elegante, ma comodo e semplice, seguire la persona in spiaggia dove stendere una o più coperte sulle quali adagiare il cesto con tutte le prelibatezze (panini, torta salata, qualche formaggio, frutta e qualcosa di dolce, acqua ovviamente). Sedersi sulla coperta con i piedi sulla sabbia ancora calda, lambiti dalle onde del mare, mentre il sole tramonta tingendo il cielo di rosso, fino a sfumare nel blu. Mangiare con tutta calma, parlando, sfiorandosi le mani, abbracciandosi, magari con un po' di musica in sottofondo, qualche canzone, un altro boccone di cibo e così via fino ad essere sazi. Ammirare le prime stelle in cielo e magari contemplare le costellazioni, passeggiare un po', disegnare nella sabbia e fare un bagno, poi riporre tutto e rientrare a casa felici e con l'odore del mare addosso.
Qualcosa di semplice in ogni caso.
Grazie della domanda.
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