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PRIMA PAGINA La Sicilia di Oggi lunedì, 20 gennaio 2025
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An Intimate Moment ❤️🔥
Andrew and Mary in his apartment
I kinda think after this scene Mary had her first with Andrew
The Fanart is by: @ysa-sensei
#zsakuva#sakuverse#andrew marston#andrew x listener#andrew zsakuva#zsakuva andrew#andrew x mary#mary colette fontaine#fan art#Spotify
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L'ascensore
Sei il mio vicino di pianerottolo, ultrasessantenne molto ben tenuto e anche decisamente attraente. Io sono single, mai stata sposata e lavoro in questa città da tre mesi. Faccio i turni nella sede distaccata di un ente governativo di cui non posso parlare per ragioni di segretezza. Tutto è iniziato un mese fa per caso, quando nell'ascensore del palazzo eravamo in sei.
Io ero in fondo, vicina a te e tu avevi tua moglie e gli altri davanti a te, rivolti verso la porta. M'hai inavvertitamente sfiorato il fianco. Dapprima quindi c’è stato questo contatto puramente casuale. Poi visto che non dicevo nulla, sempre più sfacciatamente e in modo progressivo hai spostato la tua mano, decisa e sicura sul mio culo. Spudorato e incosciente. Uomo vizioso, non hai saputo resistere alla tentazione e al profumo della carne fresca, eh?
E io la nuova arrivata non potevo certo reagire: sarebbe stato uno scandalo. Poi ritrovala un po’ tu un'altra casa in zona lavoro… Allora mi sono limitata a guardarti fisso negli occhi, ad avvampare e diventare viola. Poi come se nulla fosse, un tuo sorriso e: “buona giornata, signorina!” Nei giorni a seguire, se ci trovavamo da soli in ascensore, ormai avendo capito che non avrei opposto resistenza, mi ti buttavi direttamente addosso affamato di me per quei quindici o venti secondi.
E io come una bambola passiva e connivente ti lasciavo fare. Per qualche perversa e a me ben nota ragione ho iniziato a desiderare sempre più quel tuo contatto raro e imprevedibile, quelle tue mani maschili forti che mi si infilavano nella blusa: sul seno, tra le gambe e dentro gli slip. E poi adoravo quell'odore di maschio maturo che restava sui miei vestiti subito dopo.
Ho preso quindi a girare per casa sempre vestita con una gonna corta ma ampia, scarpe e calze autoreggenti: quando sentivo la porta di casa tua far rumore, dallo spioncino controllavo se fossi tu. Allora uscivo direttamente, come se dovessi andare da qualche parte e mi infilavo nell'ascensore con te, per godere di quel breve mio essere tua segreta puttana a metà.
Il giorno in cui hai capito poi che non portavo più gli slip per facilitarti sei diventato pazzo di me! Adesso siamo già andati molto avanti: ogni tanto, se c'è tua moglie ma desideri palpare il mio corpo, con una scusa vieni a casa mia e per un minuto o due mi frughi, mi baci sul collo e m'infili la lingua in bocca. Poi scappi via. Se lei non c'è invece, vengo io da te. Ma il bello è che nel compiere le nostre manovre oscene, non ci diciamo neanche una parola!
Tra noi continuiamo a darci rigorosamente del lei. Comunque non andiamo mai oltre le tue ardite esplorazioni: mi infili le dita ovunque, mi porti all'orgasmo e intanto mi lecchi il collo e le spalle. Col dovuto rispetto formale tra vicini! Ormai mi sbottono sempre la camicia un po’ più e ti offro anche i miei bellissimi seni di trentacinquenne soda. Lecchi e succhi le mie mammelle avido. Indugi con la lingua e le labbra sui capezzoli turgidi.
Mi ricopri di saliva. Poi dopo massimo cinque minuti tutto finisce, io mi ricompongo e tu mi dici: “come va, signorina? Posso offrirle un caffè?” E parliamo tra noi in modo rispettabile di tutto il resto: condominio, lavoro, governo, cose varie. Come se tra i nostri corpi non fosse successo nulla! Oh, uomo d'altri tempi: quanto ti voglio! Desidero ardentemente prendertelo in bocca e farti uscire di testa, da quanto ti farò venire.
Strana sorte, mi tocca. Sarà il destino, il karma o forse la mia natura molto particolare, ma ho sempre preferito gli uomini molto più grandi di me. Da giovane ho perso la verginità con mio zio cinquantenne, il marito della sorella di papà che mi prendeva sempre in giro e mi considerava una bamboccia. O almeno così mi pareva. Sebbene spesso, abbracciandomi affettuosamente, la sua mano si posasse casualmente e spesso sulle mie natiche o sul mio seno, indugiandovi un po’ troppo a lungo.
Ma magicamente, non appena fui diciottenne le sue attenzioni su di me si acuirono, anche se in presenza altrui non lo dava troppo a vedere. Io però me ne accorsi e, disorientata ma finalmente lusingata nel mio essere donna, presi a provocarlo in continuazione. Perché mi piaceva da morire e volevo mi scopasse. Mi vestivo sexy e molto appetibile solo per lui.
Gli sedevo sulle ginocchia o direttamente in grembo, facevo la svampita innocente e scherzando lo toccavo. Ovunque. Mi adagiavo su di lui e potevo sentire la sua erezione. Mi accoccolavo, poi mi giravo e lo baciavo: dalle guance pian piano sono riuscita a conquistargli le labbra. Gli prendevo la mano e me la mettevo sotto la gonna sulla fica nuda oppure dentro i pantajazz tra le natiche: volevo perdesse il controllo e approfondisse, frugandomi i solchi adorati.
Poi, dopo le guance appunto riuscii a mettergli la lingua in bocca, mentre intanto gli toccavo l'uccello ancora nei calzoni. Sino ad allora avevo avuto solo vaghe fantasie, sempre su uomini molto più grandi di me. Per lui invece da tempo provavo un vero e inarrestabile desiderio, un vero scompiglio ormonale. Anche perché odiavo mia zia e volevo renderla cornuta di vero cuore. Sapevo che lo tradiva da anni. Chissà se lui ne era a conoscenza.
Ormai comunque l'avevo puntato. E lo volevo. Vivevamo nella stessa palazzina e quando nessun altro era in casa mia o sua, iniziai a stuzzicarlo intensamente e con assiduità. Per giorni e giorni. Poverino, che torture! Sudava freddo, quando c'ero io. Ma comunque alla fine, quando si decise, andammo in campagna e invece di aprirmi la fica, come prima volta lui mi volle sfondare il culetto.
Erano ovviamente gli ultimi scrupoli di coscienza, prima del suo totale crollo morale. Alla fine, nessun uomo può resistere a una donna giovane e bella che gli si offra. Nessuno. Solo in seguito, dopo quasi due settimane da quella prima volta, abbiamo preso a scopare in modo canonico, di nascosto e regolarmente.
Ma grazie a quella prima esperienza, oggi la cosa che più adoro è prenderlo in culo. Uscivo, giocavo e scherzavo con gli amici della comitiva e ovviamente coi miei cugini, ma appena mi era possibile fottevo col loro padre. Ogni tanto lui aveva dei rimorsi, voleva troncare.
Ma bastava che da seduta lo guardassi innocente col dito in bocca, che mi togliessi le mutandine, allargassi le gambe e gliela facessi vedere che non ragionava più, letteralmente. Di converso, ho sempre inspiegabilmente attratto come una calamita sempre e soltanto uomini molto più grandi di me. Sarà il karma, o il destino...
Mai un coetaneo che mi corteggiasse! Eppure sono tuttora molto più che carina, senza falsa modestia. Ma tornando a noi due, Dio come desidero le tue mani tra le cosce e dappertutto! Quanto desidero sentire la tua lingua passare nel mio solco intimo, tra la fregna umida e il buco del culo.
E il tuo membro dentro di me. Devi deciderti a prendermi, prima o poi, tontolone. Dovrai pur tradire tua moglie: c'è sempre una prima volta. Anche in tarda età. Soprattutto in tarda età, quando i freni inibitori sono ormai logori e di fatto quasi inesistenti. Mi vuoi, questo è palese. Sei in pensione, lei invece ancora insegna. Domani mattina sono libera.
Verrò da te vestita per non fare prigionieri. Mi chinerò a gambe dritte e busto appoggiato sul divano. Non porterò gli slip. Sarò profumatissima, allargherò le gambe in segno di resa d'amore. Solleverò la gonna e offrirò alla tua vista il mio culo ben aperto. Sarò senza reggiseno, sbottonerò la camicetta per lasciare libere alla tua presa le mie mammelle.
Ti dovrà pur venir la voglia di tuffare il naso tra le mie natiche, di leccarmi l'ano, la fica e poi affondare il tuo uccello dentro di me. Dove più ti piacerà. So che sei ancora efficiente, sessualmente potente: quando mi ti butti addosso ti tocco i calzoni all'altezza dell'inguine e sento la tua virilità ben dura. Allora usala, cazzo! Fottimi. Sfondami. Fammi sentire la tua troia. Ma sei scemo? Alla tua età, quando ti ricapita più una storia così…
RDA
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IL DUBBIO
Anno 2040. Dopo l'ennesimo insuccesso televisivo in una trasmissione per famiglie, strategicamente posizionata in prima serata sulla rete ammiraglia, con la benedizione del Presidente Rai che era - guarda caso - anche il figlio diciottenne del Presidente del Consiglio, un dubbio si fece strada per la prima volta nella mente di Pino Insegno: "Vuoi vedere che la mia carriera non è decollata per motivi che non c'entrano nulla con l'ostracismo della sinistra?".
[L'Ideota]
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conosco questa ragazza che è veramente molto carina, pensavo avesse 23/24 anni e ho appena scoperto che ne ha 33 e ha due figli
poi magari vedo una diciottenne e sembra che abbia 28 anni
questa vita è un inganno
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T. non si fida di nessuno.
Ha deciso di indossare una corazza che lo tiene al sicuro dal male che c'è fuori ma anche intrappolato nel male che ha dentro. È pieno di rabbia e aggressività passiva, ti guarda negli occhi come per metterti alla prova, ha la cocciutaggine e l'inflessibilita di un qualsiasi diciottenne, con l'aggravante che quello che ha vissuto lui, gli altri diciottenni nemmeno negli incubi.
Parla veloce e in ottimo italiano, l'ha imparato in fretta per non dover dipendere da nessun interprete. È come un fiume in piena e ogni tanto inciampa e si ritrova a raccontare dei giorni nel deserto, della gamba maciullata, di quei sei compagni di viaggio morti nel naufragio, quando la barca si è ribaltata. Uno di questi era suo cugino, lo ha visto andare giù senza poter fare niente, si è tenuto a galla per 45 minuti prima di essere soccorso.
SONO DISPERATO, dice di sé stesso. E intende dire che non ha speranza, nessuna aspettativa e nessuna paura, perché l'inferno l'ha già visto.
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⚠️ A CHE "GIOCHINO" STANNO GIOCANDO?
📰 Tajani rilancia di nuovo lo "Ius Scholae", un modo come un altro modo per dire: vogliamo regalare la cittadinanza perché abbiamo bisogno di manodopera per il nostro sistema industriale allo sfascio.
❗Nel calcolo però mancano i grandi successi dell'integrazione: stupri, omicidi, rapine. In Italia come in Europa: solo ieri in Francia è stata assassinata Philippine, una ragazza diciottenne. Ennesima vittima europea di questo sistema di sfruttamento a trazione culturale marxista e liberale.
‼️ Nel calcolo mancano i migliaia di studenti italiani che verranno surclassati da un mercato del lavoro completamente cannibalizzato dal caporalato e il ribasso degli stipendi, aprendo alle sole due opzioni possibili: precariato o emigrazione.
📣 NO IUS SCHOLAE
TAJANI GO HOME
bloccostudentesco.org
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Oggi è il 13 Ottobre, ed in questo giorno, nel 1921, a Monsummano Terme (PT), nasceva Ivo Livi, conosciuto in tutto il mondo con il nome d'arte di Yves Montand, grande cantante ed attore italiano naturalizzato francese. La famiglia, socialista, scappò dall'Italia a causa dell'avvento del Fascismo nel 1923 ed emigrò a Marsiglia, dove, non ancora diciottenne, Ivo si esibì per la prima volta. Nel '44 si trasferì a Parigi assumendo il nome d'arte di Yves Montand. Grazie a Jacques Prevert ebbe la prima grande occasione cinematografica in “Mentre Parigi Dorme”. Lavorò tra gli altri con registi del calibro di Gillo Pontecorvo, George Kukor, Costa-Gravas, Claude Lelouch, Vincente Minnelli e Jean-Luc Godard.
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Nell'estate 1950, nei giorni che precedettero il suo suicidio nella camera dell'albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 agosto 1950, Pavese trascorse le vacanze a Bocca di Magra, vicino a Sarzana, in Liguria, meta estiva di molti intellettuali, dove instaurò una relazione con l'allora diciottenne Romilda Bollati sorella dell'editore Giulio Bollati, appartenente alla nobile famiglia dei Bollati di Saint-Pierre (da qui il soprannome Pierina) conosciuta nelle settimane prima tra i corridoi della casa editrice Einaudi. I due si innamorarono, come testimoniano i manoscritti dello scrittore, e in particolare una lettera d'amore indirizzata alla giovane, ma questo "guizzo" non bastò a tenere accesa la fiamma della "candela" ormai "bruciata dai due lati".
"Cara Pierina, ma tu, per quanto inaridita e quasi cinica, non sei alla fine della candela come me. Tu sei giovane, incredibilmente giovane, sei quello che ero io a vent’otto anni quando, risoluto di uccidermi per non so che delusione, non lo feci – ero curioso dell’indomani, curioso di me stesso – la vita mi era parsa orribile ma trovavo ancora interessante me stesso. Ora è l’inverso: so che la vita è stupenda ma che io ne sono tagliato fuori, per merito tutto mio, e che questa è una futile tragedia, come avere il diabete o il cancro dei fumatori. Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo?
E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi e la fantasia pronta e decisa, e il gusto delle confidenze altrui. E che sono al mondo da quarantadue anni? Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l’ho bruciata tutta da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto. Tutto questo te lo dico non per impietosirti – so che cosa vale la pietà, in questi casi – ma per chiarezza, perché tu non creda che quando avevo il broncio lo facessi per sport o per rendermi interessante. Sono ormai aldilà della politica. L’amore è come la grazia di Dio – l’astuzia non serve. Quanto a me, ti voglio bene, Pierina, ti voglio un falò di bene. Chiamiamolo l’ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora. Io lo vorrei – in fondo non voglio che questo – ma mi chiedo sovente che cosa ti consiglierei se fossi tuo fratello. Purtroppo non lo sono. Amore."
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Quella sera c'erano ancora quaranta gradi e l'umidità si sentiva addosso come la sente la pelle di una vecchia scarpa buttata dentro l'argine di un fiume ma non era il caldo il mio pensiero. Il mio pensiero era la sua assenza. Accidenti! Quella donna mi faceva sentire come un diciottenne in deficit d'amore. Quelle donne che fanno venire la voglia di chiedergli gli occhi perche' i tuoi hanno finito il sole. Quel tipo d'amore memorabile e potente, non quello concreto e realistico che viviamo quando si diventa adulti. Era una vita che non mi sentivo cosi.. ma si, cosi..cosi romantico. Finisco la brioche calda comprata da Romoletto su viale Spartaco. Risalgo in auto, parto e canticchio dietro il brano che esce dall'autoradio.. @ilpianistasultetto
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PRIMA PAGINA Gazzetta Del Sud Calabria di Oggi domenica, 27 ottobre 2024
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Dopo mesi in cui non entro volutamente su Instagram, social che ho amato e poi odiato, vado sull’archivio delle mie storie, e mi ritrovo un visetto diciottenne che sorride (il mio), mentre cammino apparentemente spensierata tra le strade di Londra con mia sorella. In realtà non stavo bene per niente, non stavamo bene per niente.
I nostri genitori si erano separati da poco, lasciandoci nella confusione più totale, io avevo iniziato a soffrire di attacchi di panico e avevo un peso nel petto costante. Mia sorella venticinquenne, invece, era incinta e lo avrebbe saputo pochi giorni dopo, il dieci agosto duemiladiciotto. Il suo compagno era in vacanza, lei aveva appena trovato un lavoro migliore, che le piaceva davvero.
Quel momento è stato uno spartiacque, per lei, per me, per il nostro rapporto.
Io ero in uno stato costante dissociativo, senza mappe e senza bussole per orientarmi, e sorridevo in faccia al sole, con un musetto dolcissimo, inconsapevole che quell’ingenuità l’avrei pagata cara di lì a poco.
Lei invece, più seria, pallida e vestita di nero, al mio fianco ma distante, una mamma all’improvviso, dopo che i medici le avevano detto che aveva pochissime probabilità di rimanere incinta. Spiazzata, sola in questa sensazione straniante, di un mondo di ragazza che senza preavviso si stava trasformando in un mondo di tante responsabilità.
Le nostre vite erano così separate.
Ora è cambiato tutto.
Nessuna di noi due è felice.
Guardo quel boomerang all’infinito, e vedo due ragazze così diverse da ora. Così perse, e ora così severe con loro stesse e con gli altri.
Non ho nostalgia in realtà. Perché non tornerei indietro per nulla al mondo. Non eravamo felici, su Instagram si però.
Allo stesso tempo, tornerei indietro, per salvare il nostro rapporto, tornerei indietro se potessi con la testa di ora.
Ma non posso.
Ora non ci parliamo.
E la cosa che odio di più, è che non è colpa nostra.
Io la foto l’ho ripubblicata lo stesso.
Mi sorella l’ha vista subito.
Non ha risposto.
Ma va bene…
Forse l’amore incondizionato funziona così.
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If Andrew has a series in the 90s I would definitely cast Hugh Grant for the role no doubt and if there was a theme song or ending song it would be this. Idk the song is just so good for a series for Andrew.
This is just my imagination
#zsakuva#sakuverse#andrew marston#andrew x listener#andrew zsakuva#zsakuva andrew#andrew x mary#mary colette fontaine#Spotify
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Cari razzisti #dimmerda: “Si è sempre i meridionali di qualcuno” (cit.)
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come mai su Tumblr ?
Why not?
Dovresti chiederlo alla me diciottenne.
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Ve lo ricordate, Valerio? Che fu internato perché disobbediva al regime?
Guarda cosa ho condiviso: Ve lo ricordate, Valerio? Che fu internato perché disobbediva al regime? - Il Giornale d'Italia @Mi Browser | https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/543234/ve-lo-ricordate-valerio-che-fu-internato-perche-disobbediva-al-regime.html
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