#bere come se non ci fosse un domani
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libero-de-mente · 1 year ago
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- Ma tu, da giovane, eri uno intraprendente in discoteca a rimorchiare ragazze?
- Avoja.
- Ah, pure intraprendente di natura eri.
- Avoja.
- Cos'è che ti spingeva a essere così intraprendente? La passione, gli ormoni, la curiosità o semplicemente la sete di conquista?
- La sete, proprio quella.
- Quindi l'adrenalina ti scatenava come un cavallo pazzo, da quanto ho capito.
- Avoja.
- Se tu dovessi usare una parola per ricordare quei momenti così eccitanti. Come un profumo al naso, o un particolare alla vista, o una sensazione al tatto o ancora un suono particolare di quei momenti quando ti avvicinavi a una lei, che definizione useresti?
- Quello del gusto.
- Ah già, tra i cinque sensi c'è anche il gusto.
- Avoja.
- Allora vai col gusto, dimmi che sapore ricordi?
- Negroni!
- ...
- Avoja.
ps altrimenti col cavolo che trovavo il coraggio
pps avoja
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dinonfissatoaffetto · 1 year ago
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Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementi
un'altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti coi giornali, i suoi guaìti commenti.
Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anzi più chiari, più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l'educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.
Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere come questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall'angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni
siano le antiche speranze della salvezza;
o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente
la sorte di ogni altro, non volgare
letteratura ma vita che si piega al suo vertice,
senza né più virtù né giovinezza.
Potremo avere domani una vita più semplice?
Ha un fine il nostro subire il presente?
Ma che si viva o si muoia è indifferente,
se private persone senza storia
siamo, lettori di giornali, spettatori
televisivi, utenti di servizi:
dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,
in compagnia di molti sommare i nostri vizi,
non questa grigia innocenza che inermi ci tiene
qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.
È nostalgia di futuro che mi estenua,
ma poi d'un sorriso si appaga o di un come-se-fosse!
Da quanti anni non vedo un fiume in piena?
Da quanto in questa viltà ci assicura
la nostra disciplina senza percosse?
Da quanto ha nome bontà la paura?
Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura
che dice: domani, domani... pur sapendo
che il nostro domani era già ieri da sempre.
La verità chiedeva assai più semplici tempre.
Ride il tranquillo despota che lo sa:
mi calcola fra i suoi lungo la strada che scendo.
C'è più onore in tradire che in esser fedeli a metà.
- Giovanni Giudici
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unafarfallablu · 2 years ago
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Soffermiamoci un attimo a parlare di questa mia amica che (per comodità chiameremo X)
E di questo suo ragazzo che sempre (per comodità chiameremo Y)
X È fidanzata con Y da circa due anni,
X è sempre stata una ragazza che amava cucinare e (fortunatamente) anche mangiare, solare, bella, spigliata, libera (punto cardine di questo discorso)
Y è un ragazzo amante di se stesso, ego smisurato, e prima di lui solo ed esclusivamente la palestra e il fitness, per il resto, è lui la persona più importante.
Sta di fatto, che l’altro ieri mi interrogavo, mentre li guardavo fare aperitivo (per modo di dire) l’una affianco all’altra, di come X sia da due anni a questa parte (tó che coincidenza) dimagrita, con gli occhi un po’ spenti e il bisogno quasi doverso di controllare l’andamento della sua vita, i suoi capelli sempre in ordine, il vestito che deve mettersi a posto ogni 2x10, il rossetto (che non ha mai indossato prima di Y) e i grammi di pasta e il fatto che se ha fatto aperitivo alle cinque, allora deve assolutamente non mangiare più niente fino a domani, per lei che una volta si finiva una teglia di parmigiana. (o quasi)
Ad un certo punto della giornata di ieri, Y ha fatto raccomandazione a X di non bere la coca cola, e di “prediligere l’acqua naturale che è più sana.” Davanti a tutti tra l’altro, come se non bastasse, qualche secondo dopo avergli “consigliato” di non bere bevande zuccherate, gli ha tolto il bicchiere della coca avvicinandogli una bottiglietta d’acqua.
Aspetto il momento giusto per parlare con X, per provare quantomeno a fargli accendere un minuscolo campanello d’allarme sul quel poveraccio d’animo tutto muscoli che da due ha palesemente spento la sua luce.
Nel frattempo però, io mi sono ricordata di A…
Il mio A, che mio non è mai stato poi, e di tutte le volte in cui mi sono lamentata con lui per il mio corpo, per le gambe troppo grosse, le braccia enormi e la pancia non perfettamente piatta come le altre ragazze. E mi sono ricordata di tutte le cose sbagliate di A, dei suoi difetti, che sono tanti e forse più grandi di me.
Il mio A è fissato con la palestra, si sveglia tutti i giorni alle nove per allenarsi almeno un paio d’ore, mangia sano, ha un fisico prettamente asciutto, le spalle grandi e i muscoli belli in vista e non si ricorda neanche l’ultima volta che ha mangiato una crêpes.
A sa che amo mangiare, che a volte non sto attenta per niente, che mangio troppe caramelle e almeno cinque biscotti inzuppati nel latte. Lui mi prende in giro, mi dice che faccio come i bimbi, la merenda alle quattro del pomeriggio.
Eppure in tutti questi anni, non mi ha mai, neanche per una volta detto che forse è meglio non bere coca cola e/o mangiare meno biscotti nel latte. Ad A non piace più mangiare a notte fonda, è un vizio che si è tolto da molto, eppure quando parliamo dei giri in macchina che dobbiamo fare, poi lui conclude sempre con “andiamo a mangiare qualcosa.”
Silenziosamente allora io, ripensando ad A e a tutte le volte che mi sprona a mangiare di più se a pranzo ho mangiato solo del riso, a quella volta in piena estate in cui mi ha detto “mangia e bevi acqua che fa caldo.” E a quelle volte che mi ricorda che a lui il mio corpo piace anche se mangio caramelle, io alla fine mi sono sentita estremamente fortunata.
Io e A non abbiamo una bella storia, direi piuttosto una grande storia, fatta di una strada piena di fossi, e dio solo sa come facciamo entrambi a camminarci sopra come se fosse asfalto liscio.
Eppure, se in giro c’è questo tipo di amore, quanto sono fortunata io a raccontare che A sparisce nel nulla ed è un assoluto coglione, ma è capace di prendersi cura della mia luce in un modo tutto suo.
Grazie A, sei la cosa più incasinata che ho avuto dalla vita, ma se non ci fossi stato tu avrei mangiato meno caramelle.
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canesenzafissadimora · 11 months ago
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Se…
Quel “se”
che fa la differenza
è sempre più sottile
che se amare fosse semplice come bere
e se domani
o il giorno appresso
o l’altro ancora
dico se…
quando sei affaccendata
all’improvviso pensi a me
e se…
una giornata diventa lunga
bada che dico se…
una giornata in cui
non mi senti
diventa lunga
e poi se…
immagini anche
solo per un attimo
noi due abbracciati
e solo se…
lo immagini
se amare fosse facile
se…
non ci fosse la paura
attenta
ho detto se…
se tutto questo accade
a nostra insaputa
e se…
pensare a te
per riflesso
distende la mia bocca
in un sorriso
insomma se…
mi capita di non sapere cosa dire
o se le ore non bastano
per dirci e raccontarci
e anche stare zitti a volte
sapendo che ascolti il mio silenzio
eppure dobbiamo dormire
e mangiare
e fare il resto
non so come dirlo
ma se…
quel “se” in sospeso
fosse ormai una piuma
allora forse…
Francesco Ruffino
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rideretremando · 2 years ago
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LA RIVOLUZIONE PASSIVA CHE CI HA RESI TUTTI BERLUSCONIANI
Domani, 12 giugno 2023
Il 26 gennaio 1994 Silvio Berlusconi annuncia al pubblico la decisione di “scendere in campo”. Pochi in Italia credono nel suo destino politico, molti sono certi che si tratti di un fuoco fatuo. In un paese nato e cresciuto con partiti strutturati, sembra inconcepibile che un avventuriero, che ha messo in piedi un partito come fosse una catena di distribuzione alimentare, possa avere una qualche speranza di arrivare a palazzo Chigi. E si sbagliano.
Un errore che rivela quanto poca attenzione venisse prestata allora al peso del pubblico generalista da parte di chi si occupava di politica.
L’inventore della “tivù spazzatura”, com’era detta senza tanti giri di parole la televisione commerciale, aveva già fatto breccia nella mentalità degli italiani e delle italiane quando lui scese in campo. Proprio come la “Milano da bere”, che era già emblema di una società libera da “lacci e lacciuoli”, spregiudicata ed edonistica.
Homo novus in politica, Berlusconi non era un self-made man come recitavano i depliant di Forza Italia che trovavamo nelle buche delle lettere. Era parte dell’establishment della Prima repubblica, non solo perché amico personale di Bettino Craxi. Aveva ricevuto tanti favori dai politici prima che il pool di Mani Pulite guidato da Antonio di Pietro li atterrasse.
Nel 1984 la Corte costituzionale si era pronunciata per l’incostituzionalità di quello che passò alla storia come “decreto Berlusconi” che permetteva alle emittenti locali di trasmettere su tutto il territorio nazionale. Nel 1990, la legge che porta il nome del socialista Oscar Mammì codificò e regolò nel nome del nobile principio del “pluralismo” quello che era a tutti gli effetti un duopolio.
Quattro anni dopo, il Partito socialista avrebbe chiuso i battenti insieme agli alleati del “pentapartito” guidato dalla Democrazia cristiana di Arnaldo Forlnai.
La prateria d’opinione lasciata libera dai partiti era enorme e già usa al potere televisivo, quello che Giovanni Sartori avrebbe poi battezzato videocrazia. La scesa in campo del tycoon milanese era tutto fuorché un fulmine a ciel sereno e sarebbe stata tutto fuorché un fuoco fatuo.
Ciononostante, il 28 marzo 1994, giorno della vittoria elettorale di Forza Italia, rappresenta uno spartiacque. Una di quelle date che segnano, si potrebbe dire con le parole di Montesquieu, «un impercettibile passaggio da una costituzione a un’altra» pur senza alcun cambio di costituzione, perché ha effetti profondi nella vita di una società, mettendo in moto aspirazioni e timori, lotte tra «chi difende la costituzione che declina e chi porta avanti quella che sta prevalendo».
E in quelle lotte, che mai si sono spente, si formarono un nuovo linguaggio politico e nuovi leader, e vennero sconquassate generazioni e culture politiche. Berlusconi fu il Perón italiano.
Conquistò l’opinione pubblica mettendo la famiglia sul palco, la sua vita privata (costruita per la vendita del prodotto elettorale) nei depliant. Creando le condizioni per una permanente attenzione scadalistica da parte dei media che anni dopo l’avrebbe travolto. Coniando slogan tanto dirompenti quanto all’apparenza avulsi dalla realtà.
Berlusconi entrò in politica con parole di fuoco contro la partitocrazia, alla quale egli doveva molto; e contro il comunismo, che era già tramontato prima ancora della Bolognina.
Ma quegli slogan non erano avulsi dalla realtà, se si considera che Berlusconi era esterno alla classe politica (e poteva quindi tuonare contro la partitocrazia) e che l’idea di una democrazia sociale e di una responsabilità dell’economia verso il bene pubblico era ancora parte della cultura politica diffusa, che egli da liberista qual era identificava col “comunismo”. Nel linguaggio gramsciano quella di Berlusconi fu una rivoluzione passiva.
Gli slogan di Forza Italia aggredivano quella che era una mentalità resiliente. Canovacci di una politica modellata sul Colosseo, che da allora le televisioni misero in scena ogni sera: un politica del “contro” che, scrisse Alessandro Pizzorno, aveva dismesso il giudizio politico per quello estetico, morale e sentimentale, imponendo fatalmente di stare “con” o “contro”, senza mai ragionare sulle questioni sostanziali e sulle vie migliori per attuarle o respingerle. La politica della ragione pubblica era finita.
E per questo, Berlusconi determinò non solo l’identità politica sua ma anche quella dei suoi avversari, costringendoli a imitarlo per combatterlo. Perfezionò una diade identitaria di successo, usata dalla Lega di Umberto Bossi contro i meridionali e poi da Matteo Salvini contro i migranti, fino alla presidenza del Consiglio di Giorgia Meloni. “Noi” contro “loro”, dove i “loro” di Berlusconi erano i giudici, le istituzioni e chi non stava dalla sua parte, quella della libertà contro lo statalismo.
Quello schema retorico populista non sarebbe più scomparso. Avrebbe allevato generazioni di leader di partito di lotta e di governo, a destra e a sinistra. Ha visto giusto Giuliano Ferrara che nel suo Il Royal Baby. Matteo Renzi e l’Italia che vorrà, scriveva che il «teatrino della Leopolda è l’equivalente digitale del cielo azzurro di Forza Italia». Stesso stile stessa politica stesso progetto.
Ferrara scriveva nel 2015, vent’anni dopo la svolta populista dell’allora capo di Fininvest. Il cui impatto restò persistente nonostante le parentesi dei governi tecnici che, da allora e a intervalli regolari, hanno messo in stand by il populismo consentendogli di rigenerarsi invece di indebolirlo.
Il 1994 fu difficile da digerire, soprattutto per quella generazione che, emersa dall’Italia fascista, pensava alla politica come a una sfera autonoma dai poteri tradizionalmente intolleranti dei limiti dello stato: quello religioso e quello economico.
La commistione tra gli affari di Berlusconi e i governi di Berlusconi non placarono mai le critiche, né del resto fu mai risolta, e preoccupò i due maggiori pensatori politici viventi, Norberto Bobbio e Giovanni Sartori. I quali faticarono a collocare Berlusconi nelle classiche categorie della politica.
Era un cesarista? Un despota? Un sultano? Un patrimonialista? O tutte queste cose insieme, indicative di una leadership che usciva dall’alveo dei partiti e di un uso del potere che mal tollerava limitazioni istituzionali, appellandosi direttamente alla “sovranità degli elettori”. Ai quali Berlusconi si rivolgeva dalle sue tivù e da quelle di stato, siglando con il pubblico contratti e accordi.
Nel 1994, Bobbio diede alle stampe l’Elogio della mitezza dove consegnava un’immagine di sé che è diventata iconica: l’intellettuale democratico è “uomo di dubbio e di dialogo”, un “mediatore” in consapevole ambivalenza tra il realista e l’idealista.
La mitezza, una qualità impolitica, era possibile solo se i diritti di libertà erano saldi. E così, Bobbio avrebbe speso gli ultimi dieci anni della sua vita (morì nel 2004) a lottare contro Berlusconi, proprio nel nome di quella mitezza che non aveva agio di godere perché avvertiva che l’Italia democratica era a rischio. Bobbio chiamò Forza Italia un “partito fantasma”, un “partito che non c’è” che violava la regola della trasparenza e della pubblicità: «Come vi si accede? Quali gli obblighi dell’iscritto?».
Giudicò i club di Forza Italia «comitati elettorali, cioè partiti alla vecchia maniera», e si chiedeva: «Ma composti da chi? Diretti da chi? Finanziati da chi? Una democrazia che si regge su una rete di gruppi semi-clandestini è davvero un’invenzione senza precedenti. Bella forza, Italia».
Gli faceva eco Sartori, meno militante ma non meno castigatore di Berlusconi. Sulle orme di Max Weber rispolverava la categoria del sultanato, una forma di dispotismo (e Contro i nuovi dispotismi era il titolo di una collezione di saggi bobbiani uscita nel 2004). Dispotismo e sultanato stavano a indicare l’anomalia della democrazia italiana, che sembrava non avere nei fatti un governo della legge. Il tempo avrebbe mostrato che non si trattava di una anomalia solo nostra.
anti-berlusconismo si consolidò in coincidenza con la proposta berlusconiana di riforma costituzionale. L’appello che lanciò Bobbio con Alessandro Galante Garrone, Alessandro Pizzorusso e Paolo Sylos Labini a votare contro la Casa delle libertà «per salvare lo stato di diritto», segnò una stagione politica nella quale la Costituzione divenne oggetto del contendere tra schieramenti politici, e che avrebbe segnato i successivi due decenni, con altri progetti di riforma, ultimo quello targato Renzi-Boschi. Da un berlusconismo a un altro, si potrebbe dire senza timore di essere faziosi.
Poiché, come nel caso di Perón, con Berlusconi venne inaugurata una nuova forma di politica. Berlusconismo è oggi una categoria politica e una ideologia, un modo di fare politica e di gestire l’immagine del leader politico. Designa anche una concezione del ruolo dello stato e delle istituzioni come meno distanti, nell’illusione che ciò convenga a tutti. Una specie di trickled-down della politica, con una vicinanza tra società e stato ottenuta direttamente dal leader.
Quando venne eletto Donald Trump, nel 2016, commentatori e giornalisti americani non ebbero difficoltà a incasellarlo come un esempio di berlusconismo, il patrimonialismo nell’età del capitalismo finanziario.
Nadia Urbinati (troppo buona)
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missmelancholya · 3 months ago
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Purezza candida,
Sotto rovi insanguinati e lastre di metallo.
La bambina che corre e canta felice,
La mamma che non la rincorre.
La bambina che cade,
Il papà che la sgrida.
La bambina piange,
Le dicono di smettere.
Lei non riesce.
Ed eccomi con tutta la mia empatia,
"mettiamo un cerottino tesoro"
La bambina mi guarda e mi ama.
Oddio mi ama.
Cosa sta succedendo?
Io non volevo che mi amasse, io volevo solo aiutarla e andarmene ora si farà le aspettative che io resti a prendermi cura di lei.
A me non va di farlo ma mi dispiace.
Io devo andare a una festa.
"ti prego resta"
Rinuncio alla festa.
Inizio a provare nervoso,
La bambina gioca felice e mi chiede di guardarla
Lo faccio, come se fosse un dovere.
Io le voglio bene ma sento un peso che non è mio.
Parlo con i genitori, ma non mi ascoltano
Dicendo che loro sono bravi e non hanno sbagliato nulla, che è lei che si lamenta per niente.
Povera piccola, così svalutata e mancata di rispetto.
"guarda mi dispiace ma io devo andare"
"ti prego non lo fare"
"non posso rimanere ho da fare" e nel mentre mi si spezza il cuore.
"gioca con me!"
"non posso ora tornerò domani"
"io domani non ci sarò più"
"perché?"
"perché diventerò grande"
"non puoi crescere in un giorno"
"devo farlo perché nessuno ci sarà a mettermi un cerotto e i bambini non sanno farlo da soli"
"stai attenta a non cadere"
"ma se gioco corro e vivo serena c'è sempre la possibilità di cadere, quindi non posso essere felice"
"ma certo che puoi essere felice devi solo stare più attenta*
La bimba cresce, e non la trovo più.
La bambina ormai è diventata grande,
È la capa di un azienda enorme,
Gestisce tutto con estremo controllo.
Le faccio un saluto e mi complimento con lei.
Mi guarda e finge di non riconoscermi.
Vedo la tristezza nei suoi occhi ma non piange più.
Dysnomia è diventata grande non giocherà più con le bambole di pezza, ora ha gli umani.
Il suo riflesso allo specchio non è più lo stesso, Black Heart appare li.
"chi è quella?"
"sono io"
"ma tu eri diversa"
"ora non più, siamo in due"
Passano gli anni, la incontro per strada,
L'azienda ha fallito perché si divertiva troppo a giocare con le persone.
Ora è triste e sta male.
"è tutta colpa mia, ora mi merito di essere una fallita e stare sola"
"quindi ti ricordi di me?"
"si, ho mentito."
"lo sapevo ma io ti ho aspettato"
"hai tempo da sprecare!"
Il riflesso si fa confuso quale sono io e quale è lei?
"non essere arrabbiata, non potevo rimanere"
"potevi ma non volevi farlo"
E aveva ragione, non volevo.
"perché non volevi?"
"perché avevo paura."
"di cosa? Di me?"
"no, di affezionarmi a tal punto da sacrificare me stessa*
"mh"
"non era mio compito starti vicino, io volevo fare la mia vita..."
"e allora perché mi hai aiutata per poi abbandonarmi?"
"non volevo darti questa impressione, io ho solo visto che stavi soffrendo e volevo aiutarti"
"ma poi hai smesso di farlo"
"hai ragione, ma perché avresti dovuto imparare tu"
"ma ero solo una bambina!!!"
"già....e nessuno te lo ha insegnato."
"come lo sai?"
"sono la te del futuro."
"in che senso?"
"non potevo riparare il danno, e non potevo portarti con me"
"perché?"
"perchè eri troppo pesante."
"mi stai ferendo."
"lo so."
"ma non ti importa...
che mi succederà nel futuro?"
"sembra che non mi importi, ma non sarei qui se non fossi importante. Nel futuro sarai la stessa bambina di una volta."
"quindi tu saresti la me bambina?"
"Si. Sarai di nuovo felice." -mentivo dovevo proteggerla.
I suoi occhi si riempiono di gioia, e ora dovevo sopportare il senso di colpa di averle mentito.
"quando sarò di nuovo felice?"
"non posso dirtelo" - magari un giorno sarà davvero così anche per me, non sto mentendo in questo modo no? Sto offrendo speranza. A chi voglio darla a bere sto prendendo in giro pure me stessa.
"scusa. La verità è che hai ragione, ho sbagliato."
"mh?"
"io non sono felice"
"ma magari potremmo esserlo insieme in futuro."
Il mio cuore si fermó davanti alla verità non soffriva, anzi offriva speranze.
"non puoi aggrapparti a me"
"Chi ha detto che non sarai tu a farlo?"
"non è un gioco dysnomia..."
"non sto giocando Eleonora!"
"e allora perché non giochiamo?"
"perché sono grande non voglio più giocare!"
"non si è mai troppo grandi per smettere di giocare..."
"cosa dici?"
"io ho solo abbandonato quella parte e ne soffro"
"siamo troppo diverse"
"ma siamo la stessa persona!"
"io ti odio."
"allora odi te stessa."
"BASTA!"
"non arrabbiarti..."
"tutti mi dicono sempre come devo sentirmi o come non devo, io sono arrabbiata."
Aveva ragione, ero diventata come chi mi aveva ferito.
"mi dispiace che tu sia arrabbiata"
E si calmó e iniziò a piangere.
"ora perché piangi?"
"perché nessuno mi aveva mai ascoltata."
"e questo ti rende triste?"
"si, perché sento quanto mi è mancato tutto ciò."
"forse sei commossa"
"no, penso solo tu mi stia mentendo perché non è possibile che a qualcuno importa se sono arrabbiata o meno"
"ma non ti sto mentendo"
"lo hai sempre fatto!"
"per proteggermi"
"da cosa?"
"dalla verità."
"ma la verità è un bene! Forse non ti fidavi tu di me, avevi paura tu che io non avrei retto la verità"
E aveva nuovamente ragione. Ero io quella che non si fidava di lei. Una ragazzina emotiva incontrollabile piena di problemi mentali. Eccomi, sono la solita stronza. Non la sopporto. Crea solo problemi.
"non hai mai fatto molto per essere affidabile ti aggrappavi a me e mi cadevi addosso!"
"ERO UNA BAMBINA!!!"
"e io non volevo una bambina!!!"
"mi odi?"
Ora dovrei dirle di no, e invece si.
"mi hai reso la vita complicata..."
"io???"
Forse non era stata lei.
"mi dispiace"
"non ti dispiace!!!! Di cosa ti dispiace?"
"di non essere stata in grado di prendermi cura di te"
I suoi occhi tornarono lucidi.
"qualcuno si è mai preso cura di te?"
"no, sono te."
"ecco perché non sei stata in grado di farlo con me! Non potevi salvarmi!"
"mi fa piacere tu lo abbia capito."
"quello che non capisco io invece è perché ora non possiamo essere felici?"
"perché pensiamo di non meritarlo."
"perché non lo meritiamo? Cosa abbiamo di male?"
"dys, se mi leggessi dentro sapresti che di male c'è tantissimo."
"smetti di giudicarti..."
"lo hai fatto anche tu quando eri davanti al fallimento della tua azienda, hai creato bh per non sentirti in colpa tu, ma in fondo ci odiamo"
"NO. IO E BH CI VOGLIAMO BENE, mi è solo sfuggita di mano la situazione, io mi stavo solo difendendo."
"guarda che lo so che ti stavi anche divertendo, ti ricordo che sono te."
"non io! Bh si divertiva!"
"BH sei tu! Vuoi la verità? Impara ad accettarla bambinetta del cazzo! Senza di me saresti ancora meno di ora..."
"grazie allora. Mi dispiace di averti deluso e fatto arrabbiare, è sempre stato così deludo tutti."
"tutto deludono noi!"
"noi stesse ci deludiamo."
"le aspettative sono il problema su noi e sugli altri."
"ma sei tu che ti fai aspettative perché allo stesso tempo ha paura di deludere quelle degli altri"
"hai ragione!" - un bambina mi dava filo da torcere, quanto schifo ero arrivata a fare?
"sento quello che pensi. Mi stai svalutando e mi prendi in giro dicendomi "hai ragione"!"
Aveva ragione di nuovo. Eppure non riuscivo a riconoscerle il merito e lei non riconosceva il mio.
"invece si che lo riconosco!"
"mi hai detto che ti ho abbandonata!"
"hai ragione dobbiamo entrambe migliorare"
"non riesco ad amarti è più forte di me"
"io ti odio mi tieni in gabbia!"
"finché non ci vorremmo bene non saremmo mai felici"
"ma tu fingi di volermi bene!"
Aveva dannatamente ragione.
"non so perché lo faccio!"
La scissione del mio ero era sempre più pesante. Non collaboravano, si spingevano per avere il controllo. Da sole non c'è l avrebbero MAI fatta.
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mymbness · 7 months ago
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Ho organizzato un regalo carino.
Te lo darò tra un mese e sono già qui che aspetto il momento in cui morirò dalla voglia di vederti felice.
Sto aspettando di farti felice e mi scordo che io ti faccio felice sempre. E come lo so? Me lo dici tu.
Tu me lo dici sempre, io inizio a crederci un po'.
Quindi sono tre ore che ti scrivo e che penso a come farti ancora più felice.
E son qui a morire dalla voglia di morire un po' di più, nel vederti felice, di sentirmi esplodere il cuore.
Quanto vorrei che fosse già domani.
Quanto vorrei svegliarmi già la notte e far finta di andare a bere l'acqua, per poi farti il caffè al mattino.
Quanto vorrei fosse già la domenica tra un mese, come se un anno fosse volato o non fosse nemmeno esistito.
Tu mi hai preso il cuore e lo hai messo sopra una nuvola.
Io ti ci porto tra un mese su un gradino più alto di questo paradiso in cui viviamo, la mia la tua la nostra vita.
Quanta dolcezza.
13/9/24
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deathshallbenomore · 3 years ago
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change of perspective! I could be the very lgbt thing to happen to you. and yet! what are you doing to make that happen, eh?
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pianeta-grabov · 2 years ago
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Sono stanca, questa settimana mi ha distrutta.
Ma è Natale no? Bisogna festeggiarlo.
Devo festeggiare qualcosa che non sento, non sento il Natale, non sento la famiglia, non sento gli amici, non sento quel senso di gioia che dovrebbe darti la vita, non sento nulla.
Sento solo la voglia di uscire bere e fumare come se non ci fosse un domani, sento il bisogno di poter essere triste senza preoccuparmi di altre persone che mi dicono di essere felice.
Mi sento uno schifo.
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lunamagicablu · 2 years ago
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Non cedete alle menzogne, non sostate dove vogliono loro, amatevi tutti senza badare alla forma, ne al colore, perchè in questo mondo esistono forze troppo forti se vengono ascoltate…Ma tanto deboli se vengono ignorate.Possiamo cambiare il nostro cuore, cambiare il cuore significa cambiare il mondo, e noi, esseri umani, abbiamo bisogno di riprenderci il mondo, come terra, come madre, non come luogo dove camminare, bere o mangiare.Per ogni umano che li ascolta, dieci persone perdono la vita, vuol dire che ogni minuto dieci cuori si fermano, per mano del potere, per mano del denaro e del bisogno di ricchezza, per ogni discriminazione che facciamo verso qualcuno, loro si rafforzano, per ogni risata verso qualcuno di diverso, loro hanno pieno potere su di noi…Il nostro compito, è quello di tirare fuori lo sguardo del male, solo verso coloro che riescono a dire al cielo quando deve piovere o quando distruggere tutto, verso coloro, che sanno fermare i cuori senza toccarli, e riescono, a rendere triste, povero e violento un popolo, come se non ci fosse un domani, senza preoccuparsi delle conseguenze, perchè quando la tua tavola è piena, per quella degli altri non esiste nessun avanzo ne briciola di pane…Ed io, sinceramente sono stanco di guardare questo mondo che non è più circolare, ma è illuminato da tre punte che divulgano menzogna, a capo delle religioni e di tutto quello che ascolti e guardi.Imparate a chiudere gli occhi e parlarvi con l’anima e i battiti del cuore, solo così potremmo ritornare ad essere ciò che eravamo prima, e ciò che saremo in futuro…Esseri umani consapevoli di esserlo!
(Ejay Ivan Lac)
art by Kaighost02/ DeviantArt
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Don't give in to lies, don't stop where they want, love each other regardless of shape or color, because in this world there are forces that are too strong if they are listened to...But so weak if they are ignored.We can change our hearts, changing hearts means changing the world, and we human beings need to take back the world, as land, as a mother, not as a place to walk, drink or eat.For every human who listens to them, ten people lose their lives, it means that every minute ten hearts stop, by the hand of power, by the hand of money and the need for wealth, for every discrimination we make towards someone, they get stronger, for every laugh at someone different, they have full power over us…Our task is to bring out the gaze of evil, only towards those who manage to tell the sky when it should rain or when to destroy everything, towards those who know how to stop hearts without touching them, and manage to make the poor sad and rape a people, as if there were no tomorrow, without worrying about the consequences, because when your table is full, for that of the others there is no leftover or crumb of bread…And I'm honestly tired of looking at this world that is no longer circular, but is illuminated by three points that spread lies, at the head of religions and everything you listen to and look at.Learn to close your eyes and speak to each other with your soul and heartbeats, only in this way can we return to being what we were before, and what we will be in the future...Human beings aware of it!
(Ejay Ivan Lac)
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libero-de-mente · 3 years ago
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DIMMI CHE PASS HAI E TI DIRÒ DOVE POTRAI ENTRARE
Dal 1° febbraio obbligo del green pass, vediamo di far chiarezza tra i vari tipi di pass e i luoghi dove sarà richiesto:
- GREEN PASS BASE per accedere a certi servizi come quelli postali, bancari e finanziari o per poter entrare in negozi e attività commerciali.
- GREEN PASS RAFFORZATO per accedere anche a trasporti e mezzi pubblici, ristoranti e bar, università, matrimoni.
- GREEN PAX per accedere ai luoghi di culto quali chiese, santuari, luoghi di preghiera ed enoteche.
- SUPER GREEN PASS per accedere agli stessi luoghi permessi con il green pass rafforzato, ma con la possibilità in più di indossare un costume e una mantellina da supereroe. Consigliato per le feste di compleanno o carnevale.
- SEX PASS per accedere a case di tolleranza, nightclub, motel per incontri lascivi, "camporella" (con distanza di 5,37 metri tra un auto e l'altra). Inoltre con il sex pass si può entrare in qualsiasi pertugio aggrada.
- PASSERBELLONI MAZZANTI VIEN DAL MARE Per varare navi e imbarcazioni di qualsiasi stazza in tutta libertà.
- FREEZER PASS per accedere al frigorifero, verranno monitorate le volte che si aprirà la porta, la lettura del QR code darà subito riscontro al vostro nutrizionista.
- DRINK PASS per accedere a superalcolici e frigobar. Bere per non pensarci, in questo periodo poi.
- MC PASS si potrà accedere ai fast food, all you can eat e mangiare come se non ci fosse un domani.
- MEGA GREEN PASS una cosa grande, enorme... guardate manco ve lo immaginate. Lasciate perdere.
- GREEN ESTICASS per coloro a cui non gliene frega niente di niente. - GREEN PASSANAX per stare calmi, molto calmi e tamponi come se non ci fosse un domani.
- GREEN PASSANREMO per accedere all'Ariston di Sanremo per guardare il Festival con Amadeus e Fiorello
- GREEN TELEPASS per non essere contagiati dal covid varianti A1 e A4.
- IBRA PASS il QR code forte che vibra come Ibra. Apprezzato da molti nei preliminari.
- GREEN PASSPOTËMKIN in realtà non lo usa nessuno, evidentemente è una cagata pazzesca.
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ambrenoir · 3 years ago
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🌟LE REGOLE DI PARACELSO Anno 1500🌟
Alchimista, astrologo , filosofo, rivoluzionario, medico dell'anima.
1- La prima è quella di migliorare la salute.
Questo richiede una respirazione il più spesso possibile profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni, all'aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno, a piccoli sorsi, circa due litri di acqua; mangiare tanta frutta; masticare i cibi il più perfettamente possibile; evitare alcool, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un’abitudine che dovete alla vostra dignità.
2- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.
Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone maldicenti,viziose, vili, mormoratori, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni.
L’osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima; è l’unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.
3- Fate tutto il bene che vi è possibile.
Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo le vostre forze e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.
4- Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico. La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall’odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi parlerà immediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la imperfezione del veicolo che gli si offre oggi per manifestarsi, la debole carne.
5- Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz'ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente. Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte possono cambiare un’intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.
6- È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali.
Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite; per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.
7- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.
Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni.
Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate
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intotheclash · 3 years ago
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"E piantala di sbirciare cosa fanno le donne, Tonino! Sembri un cazzo di pervertito! Dacci una mano, piuttosto, altrimenti, invece che per cena, si finisce domani per pranzo." Urlò Bomba, fingendo disappunto.
Tonino non lo degnò della benché minima attenzione e continuò nella contemplazione. "Guardate come sono belle le nostre donne! Se ne stanno lì a ridere e a bere come se fossero amiche da sempre."
"E noi schiavi, chiusi in cucina!" Disse Pietro, intento a pulire una montagna di vongole.
"Assistendo a tanta armonia, nessuno potrebbe supporre che è la prima volta che si incontrano. C'è poco da fare: sono una razza superiore! Noi  ci crediamo chissà che cosa, ci sbattiamo, ci incazziamo, cerchiamo di darci da fare, ma loro rimangono sempre un passo avanti a noi! La verità è che, senza di loro, saremmo già belli che fritti da un pezzo."
"Senti, filosofo dei miei coglioni, se davvero vuoi friggere qualcosa, vieni a darmi una mano con questo lattarino. Tu lo passi nella farina e io nell'uovo, o viceversa, hai anche la facoltà di scegliere. Nota bene quanto sono magnanimo." Disse ancora Bomba, con le mani vergognosamente impiastricciate.
"Eccome se sei magnanimo! Tutto quello che comincia con magna, tu lo sei. E lo fai!" Lo prese in giro Pietro, mentre salava l'acqua per la pasta.
Vorrei, " Rispose Tonino, intento a rollare un bel cannone, "Vorrei davvero, ma non posso. Come vedi, io mi occupo della verdura."
"Ancora? Cazzo, Tonì, stai sempre con la verdura in mano. I vegani ti fanno una sega. Però guarda come ti sei ridotto!"
"Taci, ignorante di uno sbirro. La verdura è la regina indiscussa della dieta mediterranea. La verdura è vita! Fatti dare una mano dal Maremmano, che è l'unico con le mani in mano."
"Veramente io il mio lo avrei già fatto. Ho pulito tutte le alici, le ho condite, le ho cosparse di pane grattugiato e le ho infornate. Ora tocca al forno completare l'opera. Organizzazione ed efficienza, è il mio motto." Rispose serio il Maremmano.
"Infatti, nel non fare un cazzo la tua organizzazione è imbattibile." Disse Bomba, "Su, dammi una mano se davvero vogliamo cenare!"
"Insomma, quand'è che si mangia?" Fu l'accorato appello che giunse dal reparto delle donne.
"Forza, sbrighiamoci, che la mia Fata ha fame!" Ordinò Pietro, accelerando i preparativi.
"Come avrà fatto quello splendore ad innamorarsi di te è un enigma destinato a rimanere irrisolto."  Lo stuzzicò Bomba.
"Altro che mistero di Fatima." Aggiunse Tonino.
"Mi viene in mente quell'aforisma sulla bellezza, anche se non riesco a ricordare il nome dell'autore. Quello che dice: per essere perfetta le mancava soltanto un difetto."
"Che cazzo c'entra?"
"Lei è decisamente perfetta. E tu sei il suo difetto!"
Era la prima sera che trascorrevano insieme, dopo almeno due decenni, se non tre. Eppure si sarebbe detto che fosse passato soltanto un giorno. Forse, a dispetto di tanti paroloni spesi un po' da tutti, l'amicizia è tutta qui: un tempo fuori dal tempo e non soggetto alle sue leggi.  Un tempo di mezzo, in attesa all'incrocio della vita, che non si lascia fregare dalla direzione da prendere. Un tempo elastico, dove non esiste l'uniforme, qualsiasi sia l'accezione del termine, dove tutti i punti sono equidistanti da tutti gli altri, finché sollecitazioni esterne ed interne non lo fanno tendere, scombinando, e a volte esasperando, le distanze, gli umori, i ricordi, le speranze, i sogni fatti e quelli subiti. Ma appena si allenta di nuovo la tensione, tutto torna com'è sempre stato e scompare persino la memoria della tensione. Un tempo che quella serata limpida e gelida di quasi fine anno incarnava alla perfezione.
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susieporta · 3 years ago
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LE REGOLE DI PARACELSO
1- La prima è quella di migliorare la salute.
....Questo richiede una respirazione, il più spesso possibile, profonda e ritmica, riempiendo bene i polmoni all'aperto o davanti a una finestra aperta. Bere ogni giorno a piccoli sorsi, circa due litri di acqua, mangiare tanta frutta, masticare i cibi il più perfettamente possibile, evitare alcol, tabacco e medicine, a meno che, per qualche motivo grave, non siate sottoposti a qualche trattamento medico. Fare il bagno giornalmente dovrebbe essere un'abitudine che dovete alla vostra dignità.
2- Bandite assolutamente dalla vostra mente, per qualsiasi ragione, tutti i pensieri di pessimismo, rabbia, rancore, odio, noia, tristezza, vendetta e povertà.
Fuggire come la peste ogni occasione di trattare con persone maldicenti, viziose, vili, mormoratrici, pigre, pettegole, vanitose o volgari e inferiori per naturali limiti di comprensione o per argomenti sensuali che costituiscono la base dei loro discorsi o occupazioni. L'osservanza di questa regola è di decisiva importanza: si tratta di cambiare la trama spirituale della vostra anima. E' l'unico modo per cambiare il vostro destino, perché questo dipende dalle nostre azioni e dai nostri pensieri. Il caso non esiste.
3- Fate tutto il bene che vi è possibile.
Aiutate ogni infelice ogni volta che potete, ma non nutrite mai un debole per qualsiasi persona. Dovete tenere sotto controllo le vostre forze e fuggire da ogni forma di sentimentalismo.
4- Dobbiamo dimenticare ogni offesa, anzi, sforzatevi di pensare bene del vostro più grande nemico.
La vostra anima è un tempio che non dovrebbe mai essere profanato dall'odio. Tutti i grandi uomini si sono lasciati guidare da quella soave Voce Interiore, ma questa non vi parleràimmediatamente, ci si deve preparare per un certo tempo, distruggendo la sovrapposizione di strati di vecchie abitudini, pensieri ed errori che pesano sul vostro spirito, che è divino e perfetto nella sua essenza, ma impotente per la imperfezione delveicolo che gli si offre oggi per manifestarsi, la debole carne.
5- Dovete raccogliervi ogni giorno, dove nessuno può disturbarvi, anche per mezz'ora, seduti più comodamente possibile, con gli occhi socchiusi e non pensare a niente.
Questo rafforza fortemente il cervello e lo Spirito e vi metterà in contatto con influenze benefiche. In questo stato di meditazione e di silenzio, arrivano spesso le idee più brillanti, che a volte, possono cambiare un'intera esistenza. Con il tempo tutti i problemi che sorgono saranno risolti vittoriosamente da una Voce Interiore che vi guiderà in questi momenti di silenzio, da soli con la vostra coscienza. Questo è il demone di cui parlava Socrate.
6- È necessario mantenere il silenzio assoluto su tutti i vostri affari personali.
Astenersi, come se si fosse fatto un giuramento solenne, dal riferire agli altri, anche al vostro più intimo, di tutto quello che pensate, ascoltate, conoscete, imparate, sospettate o scoprite; per lungo tempo almeno, si dovrebbe essere come una casa murata o un giardino recintato. È una regola della massima importanza.
7- Non temete gli uomini e non abbiate paura del domani.
Mantenete il vostro cuore forte e puro e ogni cosa andrà bene. Non pensate mai di essere soli o deboli, perché ci sono dietro di voi potenti eserciti, che non potete concepire nemmeno nei sogni. Se vi elevate nello spirito, nessun male potrà toccarvi. Il solo nemico che dovete temere siete voi stessi. La paura e la sfiducia nel futuro sono le madri funeste di tutti i fallimenti e attraggono le cattive influenze e con esse il disastro. Se studiate con attenzione le persone di buona fortuna, vedrete che, intuitivamente, esse osservano gran parte delle regole sopra enunciate.
Molti di coloro che ammassano ingenti ricchezze, è certo che non sono del tutto delle buone persone, nel senso della rettitudine, però possiedono molte di quelle virtù che sono menzionate sopra. D'altro canto, la ricchezza non è sinonimo di benedizione, potrebbe essere uno dei fattori che conduce alla felicità, per il potere che ci da per compiere grandi e nobili opere, però la benedizione più duratura può essere raggiunta solo attraverso percorsi diversi, dove non domina mai l'antico serpente della leggenda, il cui vero nome è Egoismo.
Conclusione
Non lamentatevi mai di niente, dominate i vostri sensi, fuggite sia dall'umiltà come dalla vanità. L'umiltà vi sottrae le forze e la vanità è tanto dannosa, che è come se dicessimo "peccato mortale contro lo Spirito Santo."
Paracelso
N. B. Credo che l'umiltà dannosa di cui parla Paracelso sia
la sfiducia in se stessi, la disistima, il senso d'inferiorità ...
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malacarneineterno · 3 years ago
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Quando nemmeno bere come se non ci fosse un domani mette un freno a quel pugnale che ti scava le ossa.
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mudimbi · 4 years ago
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LA MIA SECONDA PRIMA VOLTA
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Sono agitato? Forse.
Sì, credo di sì.
È passato così tanto tempo che non ricordo nemmeno più come ci si agita. Credo di esserlo un po', ma forse non abbastanza.
Non manca tanto allo spettacolo. Non so. Due ore, Forse tre. Credo quattro.
Le prove sono andate così così, nel senso che sono andate bene credo, ma anche quelle non mi ricordo più com'è che andavano una volta. Ricordo che non gli davo nemmeno peso "tanto lo so come si fa, figurati se mi servono le prove". Oggi non mi ricordo nemmeno più come si fanno le prove. Dovrei stare attento ai volumi? Mi sento troppo? Mi sento troppo poco? Ci sono le spie, ma io non canto più con le spie non so da quanto. Usavo gli in-ear. Gli in-ear mi hanno rammollito. Sono un viziatelo da in-ear. Sta a guardare. No, ora dimostro a me stesso che sono ancora quello tosto di una volta, che cantava nei rave sotto cassa, nelle serate d'n'b gonfio di droga o nelle dancehall in spiaggia ubriaco e fumato. Sono sempre io. Ce la facevo una volta, ce la faccio ancora. Spero.
"Pier mi puoi alzare solo un po' la voce in spia?"
"Purtroppo no, perché dalle spie esce quello che esce anche fuori e se alzo la voce a te la alzo anche al pubblico."
"Ah."
Sono fottuto.
Sono fottuto.
Sono in un mare di merda.
Già non so se mi ricordo i testi. Quanto tempo è passato dall'ultima volta? Credo fosse l'estate del 2018. Cristo è dal 2018 che non tengo un microfono in mano?! Ma com'è possibile?! Ma che sono stato criogenizzato per tutto questo tempo?!
E poi io la maggior parte delle canzoni che canterò stasera non le ho mai cantate proprio se non quando le ho registrare, due anni fa. Sono fottuto, lo sento.
Sono due settimane che le canto tutti i giorni e tutti i giorni sbaglio qualcosa. Le ho cantante anche un paio d'ore fa, in camera. Stavolta mi sono anche mosso un po' per vedere se mi reggeva anche il fiato mentre mi muovevo. Risultato? Sono in un mare di merda. Avrei dovuto farmela qualche corsetta. Non sono più il ghepardo di una volta. Fottuto divano. Fottuto lockdown. Fottuto io più che altro.
E poi sono un po' preoccupato per i testi. Perché questo non è il mio pubblico. A proposito:
"Ste ma che tipo di pubblico c'è stasera?"
"Vario."
"Ah."
Che cazzo vuol dire vario? Sicuro che al primo "troia" che dico mi arriva una shitstorm di proporzioni bibliche. Però con Gio abbiamo rivisto la scaletta. Credo che così qualche speranza di salvarmi ce l'ho. Iniziare con Ballo era decisamente troppo hardcore. La mia idea era entrare a gamba tesa, ma non sapevo che prima di me ci sarebbe stato uno spettacolo di burlesque. Entrare in scena dopo due ore di burlesque con un "Tra te e la tua amica non so chi è più troia. Girate in due tu succhi lei ingoia." a un non so che di terroristico. Io non faccio musica per questo. Meglio entrare con Il mago. Così mi scambiano per un bravo ragazzo.
Quanto manca?
Un'ora.
Diciamo un'ora.
Bello il burlesque, non l'avevo mai visto.
Sono agitato? Non capisco se sono agitato o meno. Sta a guardare che cinque minuti prima di salire sul palco mi viene il cagotto. Sicuro. Matematico.
Però ho voglia di salire sul palco. Sì, mi sa che ho voglia. Vorrei salire ora. Però ora sul palco c'è Gonzalo completamente nudo con palle e pisello in un sacchetto tempestato di paillettes. Forse aspetto a salire.
Ma non manca molto.
Sento che da un momento all'altro inizio ad agitarmi. Che tra l'altro avrei anche ragione a farlo. Mi agitavo prima quando ero in tour da tre anni, provavo in continuazione le mie canzoni, cantavo con gli in-ear, avevo un...microfono radio! Cazzo non hanno il microfono radio! Glielo avevo anche chiesto! È l'unica cosa che avevo chiesto. Non canto con il microfono a filo dal 2013. Sicuro che con quel filo mi lego per le caviglie come un agnellino. Sicuro. Una volta l'ho strappato con i piedi mentre saltavo sul palco. Che giovane. Che energia. Ok devo ricordarmi di muovermi poco per due motivi: il fiato e il cavo. Ok. Ma se non mi muovo che cazzo faccio? Magari canto.
"Mudimbi!"
Che è?! Ah devo salire. Cazzo, mi sono scordato di agitarmi. Merda. Partiamo male.
Ecco il microfono col cavo. Che bello, mi ci posso impiccare. Ora dico qualcosa di simpatico.
Fatto.
Vabbè cantiamo.
Il mago la so abbastanza dai. Sarà che l'ho cantata sul peggiore, nel senso di ansia, dei palchi. Direi che su questa sono a prova di bomba. Dai sto andando bene, anche il fiato regge. Si alla fine ho fatto bene a cambiare la scaletta. Ballo è complicata anche a livello di fiato, oltre al fatto che non l'ho mai cantata prima in pubblico. Il mago è il migliore dei rodaggi. Ah ok, questo è il buco strumentale dopo il secondo ritornello. Faccio il balletto. Mi sento un coglione. Madonna mi sembro un ciocco di legno. Che schifo. Mi dispiace che sta gente abbia pagato per vedere sta roba. Vabbè. Devo cantare lo special adesso. Comunque dai, è quasi finita. Intendo questa canzone. Alla fine la prima ce la siamo quasi tolta.
"...il mago, c'est moi!"
Finita.
Mo che cazzo dico?
Improvviso.
Meglio se improvviso che quando mi preparo le cose sembro ancora più legnoso di quanto già non mi senta.
Comunque gli devo far capire che le cose che dico non vanno prese alla lettera. Per forza, glielo devo far capire, che sennò entro domani finisco a testa in giù su una croce. Simpatia. La butto sulla simpatia e sul non prendermi troppo sul serio che io sto qua a cantare canzoni mica a fare un comizio.
Simpatia...simpatia...
Chissà se gli sto rimanendo simpatico? Secondo me invece gli sto andando più sul cazzo che altro. Fammi cantare va.
"Muoviti muoviti come se nessuno qui guardasse te."
Cazzo questa è tosta. Parte in extra-beat. E io non so manco se mi basta la saliva che c'ho in bocca. Alla fine de Il mago mi si stava attaccando il labbro superiore alla gengiva tanto mi si era seccata la bocca dall'agitazione. Devo ricordarmi di bere.
Oh ce l'ho fatta. Ho fatto l'extra-beat. E non è stato manco na merda dopotutto. Dai che un po' ho capito come regolarmi con queste spie. Però mi sento sempre un ciocco di legno. Ma com'è che facevo prima? Mi ricordo che ero così agile, così sciolto. Bò.
È già finita?
Cazzo.
Quindi adesso Ballo.
Faccio una premessa? Non la faccio? La faccio breve che le premesse mi stanno sempre sul cazzo, sembra che ti stai a giustificà quando nessuno t'ha ancora detto niente. E che c'hai la coda di paglia?
Ok vado. La canto.
"..........................troia..........................."
Nessuna m'ha tirato una scarpa.
Forse non l'hanno sentito.
Effettivamente l'ho detto veloce.
Vabbè mejo così.
"......ma non è colpa mia se sei una vacca quella non è una vulva è una baracca..."
Aridaje.
Ma che c'avevo quando ho scritto sta canzone? Perché io lo so il significato che sta dietro alle parole che uso, ma davanti a un pubblico che non conosco, dopo quasi tre anni, un po' di ansia che all'improvviso parta un plotone della morte per asfaltarmi mi viene.
".......mi avvicino alla vecchia puttana..."
Ho finito!
Basta. Ce la siamo tolta dal cazzo.
Madonna.
Però sono vivo. Senza segni di percosse. E la gente? La gente era presa bene. Non li vedo tutti perché c'ho i fari puntati al centro delle pupille che anche se mi muovo mi seguono, ma ho percepito della presa a bene.
Dai.
Dove sono quei due ragazzi che mi sono venuti a salutare prima? Mi sa che mi avevano detto dove si sarebbero seduti ma forse l'ho dimenticato. Vabbè, meglio quello che i testi delle canzoni. Comunque mi ha fatto troppo piacere vedere che almeno due stronzi si ricordano di me e si sono fatti la sbatta di venirmi a vedere stasera. Chissà se l'hanno capito che ero veramente felice e anche un po' imbarazzato? Magari avranno pensato che recitassi, il finto cordiale. Sono contento che almeno loro due siano venuti per me stasera.
"Supercalifrigida!"
Questa me la canto davvero da Dio. Bé la canto da quando avevo diciott'anni, se non canto bene questa non canto bene niente. Il fiato c'è. Non mi devo nemmeno muovere troppo, perché questa mi piace cantarla stando abbastanza sul posto. Granitico. La canto da paura. Quanto gli voglio bene a questa canzone. È stata la mia croce e la mia fortuna. Al mio funerale suonate questa per favore. Ma poi, posso dirlo? La canto molto meglio adesso che quando l'ho registrata. Senti che voce che ho adesso. Riesco a tenere un timbro molto più basso, senti come vibra. Quando l'ho registrata c'avevo na voce di uno a cui non sono ancora scese le palle. Forse la devo ri-registrare va.
"...ma siccome tutte le cose belle finisco, siamo già arrivati all'ultima canzone."
Ammazza, già è l'ultima.
Qua mi devo impegnare. El Matador è complicata. Devo fa un sacco di voci diverse. Non so se me le ricorde tutte. Vabbè mo qualcosa m'invento. Oh, comunque alla fine sbaglio sbaglio, mica ho sbagliato così tanto. Sì giusto 2 parole mangiate, ma tanto la gente mica sta a sentì a me, figurati.
Ok vado.
"Sono il più amato dai poveri. Apro ricoveri. Regalo vestiti Coveri."
Dinamicità fratello, dinamicità. Qua ti devi muovere. Ma non mi ricordo come si fa cazzo. Quando torno a casa mi guardo due tutorial di danza.
Aspetta, qui mi ero preparato un passo.
Eccolo.
No.
Non lo sto facendo come me l'ero preparato.
Vaffanculo Michel.
Ok, tra un po' c'è un altro momento identico. Ci posso riprovare.
Eccolo.
Vai.
Lo sto a fa uguale a prima porca di una troia puttana.
Vabbè a casa me lo provo.
Tanto loro non lo sanno che volevo fare un'altra cosa, quindi tranquillo.
Finito.
Non ci sto a capì un cazzo.
Ma com'è andata?
Già che non ho sentito un vaffanculo per me è stato un successo.
"Bis!"
Che ha detto?
"Bis!"
Ma sai che ti dico? Ma chi cazzo se ne frega, stasera vale tutto. So arrivato vivo fino a qua. Famo il primo bis della mia vita.
Supercalifrigida.
Che bellezza. Non avevo mai fatto un bis. È una bella sensazione. È bello vedere che la gente non vuole farti scendere dal palco. Forse non ho fatto così schifo come penso. Che poi non penso di aver fatto schifo. Sicuramente sono stato sottotono per i miei standard. Ma è pure passato del tempo. E c'ho pure n'età.
"Grazie!"
E adesso che succede?
Devo scendere dal palco, ok. Ma dopo?
Mi spaventa questa parte.
Scendere dal palco è sempre un momento decisivo. Più che salirci. Parlo per me almeno.
Scendo pieno d'adrenalina. Pieno di entusiasmo. Pieno di speranza.
Speranza in cosa? In qualcuno che mi dica "Cazzo sei stato bravissimo! Hai spaccato!". Perché io sono il primo a dire che dei complimenti non me ne frega niente, ma solo finché me li fanno.
Comunque ora vedremo.
Spero che vado bene.
Spero davvero che vada bene.
Sono agitato? Forse.
Sì, credo di sì.
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