#il cerchio della vita
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Clara con Ivana Spagna e il coro di voci bianche del teatro regio di Torino - Il Cerchio della Vita
La Disney è ovunque anche a Sanremoooo
#pensieri per la testa#persa tra i miei pensieri#Disney#disneyana#the lion king#il re leone#il cerchio della vita#Ivana Spagna#coro voci bianche#Clara#Sanremo#serata duetti#serata cover#cover
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E anche la quota millenials l’abbiamo presa
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#BUONGIORNISSIMO!!!!#il leak era vero allora#devo ammettere che mi aspettavo qualcosina in piu non mento#PERO vedo delle perlissime tipo MR RAIN E I GVD!!!!!!!!!#il medley di tiziano ferro!!!! con BRESH#CLARA CHE CANTA L CERCHIO DELLA VITA#okokokok
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Spesso la vita ci mette all'angolo... Non ci dà possibilità di scelta... Ci fa sentire inadeguati e in balia del nostro destino... Ci fa abbassare la testa e restare lì impauriti... Pensando di non essere mai abbastanza... Di non avere la forza interiore per affrontare le insidie che ci cadono addosso da tutti i fronti... È tutta un illusione della nostra mente e delle nostre paure... Noi possiamo voltarci... Noi dobbiamo farlo... Possiamo uscire da quell'angolo e affrontare tutto... Alzare la testa e andare avanti... Cambiare i nostri pensieri ci cambia la vita... Amare la vita ci cambia i pensieri... Esci dall'angolo e chiama a te cose belle... La vita è un cerchio e stare all'angolo ti porta solo all'autodistruzione... Esci e entra nel tuo circolo vitale... Dagli aria... Dagli sogni... Nutrilo... Pensa positivo e il mondo sarà tuo... 🖤
~ Virginia ~
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Tema: l’esperienza sessuale che vorrei rivivere
Svolgimento:
Qualche hanno fa conobbi, su un sito di incontri, Giorgio, uno psicoterapeuta
Lo incontrai reticente, ma dopo 2 ore passate con lui ero già convinta su come dovesse andare la serata
A parte l'oggettiva bellezza, di sicuro il suo lavoro, lo aiutava a rendersi interessante e affabile
Se aggiungiamo poi che il suo campo è la sessualità e le parafilie, bè... Con me, aveva pane per i suoi denti
La faccio breve: scopammo in macchina, nel parcheggio di piazza della Repubblica, a Porta Palazzo
Nei giorni successivi scoprii che era sposato e con una "lolita" come amante
Chiacchierando mi confidò di avere un amico dai tempi dell'università, anche lui psichiatra e complice di giochi spregiudicati e deontologicamente inappropriati
Ma vabbè!
Mattia, l'altro Doc, si accupava di disturbi alimentari
Considerando le mie inclinazioni sessuali e il mio passato da grande obesa (e annessa bulimia) devo aver pensato che fossero la coppia giusta per me
Mi convinsero ad incontrarli insieme e così feci, una sera di fine Agosto
La sera fu una figata, perché seduti ad un tavolino in pieno Quadrilatero, giocammo a rimbalzarci provocazioni
Mi facevano aprire le gambe, scostare le mutandine per fargliela vedere
Bevevano il loro drink facendomi sentire al centro di tutto
Erano eleganti, entrambi belli e affascinati ed io rapita dal loro modo di fare
Una coppia ben collaudata ed entrambi consci delle proprie potenzialità
Sapevo che c'era una camera d'albergo che ci attendeva e il cerchio si sarebbe chiuso con un triangolo perfetto
Prima però mi costrinsero a corteggiare la cameriera, giovane e carina, per portarcela in camera con noi
Le congiunzioni stavano andando esattamente come volevamo e, carichi come molle, pregustavamo la nottata che ci attendeva.
Poi, a Giorgio, è arrivata una telefonata
La sua amante, impazzita di gelosia per non so quale motivo, aveva pubblicato, per ripicca su fb, qualcosa che lo metteva in relazione con lei e, la moglie, era venuta improvvisamente a conoscenza di cose che probabilmente avrebbe preferito non sapere!
Sotto gli occhi di tutti, tra l'altro.
Insomma un puttanaio.
Io mi sono ritrovata con un uomo fuori controllo che urlava al telefono per le vie di Torino e un altro eccitato come un riccio, pronto a buttarlo ovunque.
Li ho caricati in macchina e abbandonati in Piazza Castello, con la promessa di risentirci
Ma indovinate com'è andata?
Niente, nella mia vita è entrato l'uomo del deserto e piano piano mi sono dedicata a lui.. Poi vabbè, il covid, l'Afghanistan, l'Oreste come un'ombra nella mia vita, hanno mandato tutto nel dimenticatoio
Giorgio mi ha riscritto un paio di volte, ma vederlo così turbato e incapace di gestire quella situazione, mi fece ricredere su di lui
Non basta una laurea in psichiatria per saper restare centrati e non mandare in merda la propria vita!
Se poi ti scopi delle schegge impazzite di 18 anni...
Cmq.. Per rispondere
Io vorrei viverla/riviverlo (MMF) una situazione a tre, come quella
Mi manca, tra le esperienze fatte..
—___--
l'ho scritto di getto nel bagno dell'ufficio, non ho corretto, non ho riletto
Perdonate errori e strafalcioni 😉
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Un announced mezzo fa sono andato a uni stage di fisica con il liceo e ci hanno "incastrati" in una conferenza del CICAP (comitato italiano controllo affermazioni sulle pseudoscienze) e il tizio che ce l'ha fatta ha detto che qualche cerchio nel grano lo hanno fatto loro (lol) e la gente era straconvinta che fosse un messaggio degli alieni in occasione della visita del papa nella località dove erano stati fatti i cerchi (lol x2) (era stato un puro caso perché quelli del CICAP avevano dovuto spostare la data dei cerchi causa pioggia)
E quella stessa gente si andava a sdraiare nei cerchibe diceva di sentire la forza degli alieni (lol x3)
Quindi non devi chiedere agli alieni, ma scrivere al CICAP
Una delle conferenze più belle della mia vita finora
Immagina che bello sbattersi a fare una crop circle (che penso richieda molto tempo) e vedere poi sti fanatici che si sdraiano in mezzo a concime e serpentelli perchè vogliono entrare in contatto con gli alieni. dio che bella la fauna umana
comunque adesso gli scrivo. ma in ogni caso, per parcondicio, lo continuo a chiedere anche agli alieni. che ricomincino a servire cunto pure loro
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Storia Di Musica #355 - King Crimson, Red, 1974
L'ultima storia dell'anno riguarda un disco che è uno dei capolavori di tutti i tempi. Riscoperto negli ultimi anni, per tutta una serie di avvenimenti che andrò a raccontarvi, chiude il cerchio del progressive di una delle band che lo fecero nascere: i King Crimson.
Di quella band che nel 1969 sconvolse il mondo della musica con In The Court Of The Crimson King è rimasto solo il genio di Robert Fripp, che in 5 anni cambia 7 formazioni diverse. E il disco di oggi nasce dopo l'ennesimo cambio di formazione. Concluso un tour americano di tre mesi nel 1974, Fripp, Bill Bruford (batteria) e John Kenneth Wetton (basso, voce e chitarra) decidono a maggioranza di allontanare il violinista David Cross. Rimangono un trio, e iniziano a pensare ad un nuovo disco. In Gran Bretagna Fripp ha un incontro che gli sconvolge la vita: legge gli scritti di John G. Bennett, allievo diretto di Gurdjieff. Bennett, che era un matematico, voleva nei suoi lavori integrare il proprio sapere scientifico con le conoscenze acquisite in materia di filosofie orientali e misticismo con la frequentazione del grande maestro greco-armeno. Fripp ne rimase folgorato, e nei decenni successivi organizzerà nei campi studio di Bennett corsi di chitarra divenuti leggendari: non prendere la chitarra per settimane intere, fare meditazione prima di ogni sessione, persino accordature tutte particolari per suonare lo strumento. Ma l'incontro con Bennett provocò anche altro: Fripp dichiara finita l'esperienza King Crimson, Bruford e Wetton hanno totale carta bianca per l'ultimo lavoro.
Quello che poteva essere l'inizio di una tragicomica esperienza, si rivela invece un trampolino creativo potentissimo: ne nasce fuori un disco dove il progressive e il jazz rock, cardini di quel suono così unico, sono la base di partenza per una musica più muscolare, scarna, drammatica. Bruford e Wetton chiamano musicisti sessionisti per le registrazioni, alcuni grandi amici dei nostri ed ex componenti: Ian McDonald, con il suo sax, uno dei fondatori della band, Mel Collins, anche lui ex Crimson, e Mark Charig che tra il 1970 ed il 1971 suona negli storici album Lizard e Islands, in quest'ultimo è suo un fenomenale assolo di cornetta nella title track. Le registrazioni di Red, colore della passione, della morte, della rinascita, iniziano nel luglio del 1974, e ne vengono fuori 40 minuti di musica straordinaria. Red è l'inizio già spiazzante: la band è in formazione power trio, il brano gira intorno ad un potente riff, tra i migliori di Fripp, fino a quando verso metà brano entra in scena un violoncello (strumento che apparirà anche in altri brani). Chi sia l'esecutore è ancora oggi un mistero, perchè non è segnato nei crediti sull'album e persino nei registri degli Olympic Studios di Londra dove iniziarono le registrazioni. Una recente teoria vuole che fosse nientemeno che Julian Lloyd Webber, fratello del famosissimo Andrew Re dei Musical, ma è una balla. Fatto sta che a 50 anni rimane ancora il mistero! Il disco continua con Fallen Angel, dove compare una rara chitarra acustica, è un brano sugli Hells Angels, dove un uomo chiede al fratello di unirsi alla terrificante banda per poi vederlo pugnalato tragicamente per le strade di New York. One More Red Nightmare è il lato horror del disco: l'incubo di uno schianto aereo, con il riff a salire vertiginosamente e gli interventi al sax di McDonald, un brano drammatico e potentissimo. Providence è una live session improvvisata al Palace Theatre di Providence, Rhode Island, il 30 giugno 1974, dove suona e comprare nei crediti anche David Cross. Ma sono gli ultimi, monumentali 12 minuti di Starless la pietra miliare di questo capolavoro: originariamente pensata per il precedente album, che si intitola Starless And Black Bible, è divisa in una parte cantata dove ritorna il caro Mellotron, un tema di chitarra elettrica e il sax di Mel Collins; nella seconda parte inizia il ritmo di un basso iconico (per gli appassionati puristi, in tempo 13/8 e dall'armonia diminuita) dove la chitarra di Fripp arriva nel cielo più oscuro, senza stelle appunto, un abisso celeste e non terreno.
All'epoca, quando uscì, il 5 Ottobre, si sapeva già da un'intervista al New Musical Express che il gruppo non esisteva più. Persino la copertina, così intima e minimalista rispetto alla magia delle loro precedenti, non attirò l'attenzione dovuta. Il disco ebbe pochissimo successo. Ma negli anni a seguire, visti anche i futuri e numerosi ritorni di Fripp a sigla King Crimson, il disco ha finito per ammaliare intere generazioni di musicisti: figura non solo come ultimo apice del prog, che verrà di lì a poco colpito a morte dal punk, ma è considerato il capostipite di tutte le varianti che da fine anni '80 riproposero i suoni articolati, la maestria strumentale, l'atmosfera tenebrosa e cinematografica. È un disco mondo, probabilmente anche più mistico e profondo di quello pensato dai musicisti, che ancora sfida a cercarci dentro a 5 decenni di distanza, nelle sue profondità recondite e terribili. Come si fa con ogni cosa che non ci lascia indifferenti. Tanto che un giovane produttore, Butch Vig, lo fece ascoltare ad un giovane musicista, che disse: "è il miglior album nella storia del rock". Quel musicista era Kurt Cobain.
Un grande abbraccio a quelli che leggono sempre, a quelli che spero si appassionino, ai curiosi ogni tanto. Buon anno e alle prossime storie musicali!
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Vorrei scrivere un elogio sulla stranezza. Vorrei trovarlo scritto sui muri delle città, una scritta romantica e ribelle un pò sbavata e tutta storta fatta di nascosto come la maggior parte delle cose belle.
Cerchiamo di nascondere le nostre stranezze chiudendole nelle segrete buie e fredde dove si affollano parti che cercano spazio e venti per far sentire le loro voci. Tutto ciò che è esiliato bussa forte per tornare a casa e la vita ci insegna che le rivoluzioni belle se ne infischiano dei controlli, seguono correnti opposte rivendicando diritti per troppo tempo negati.
Non è mai la stranezza ad essere patologica, ma il grado di sofferenza e limite che porta con sé.
Allora chiediti se quella stranezza è davvero un problema per te, per la tua vita ed il tuo funzionamento nel mondo, ppure ciò che ti opprime è piuttosto lo sguardo, severo e giudicante, tuo o degli altri.
Allora, forse, Essere strani è un atto di resistenza, forse c'è della tenace bellezza nell’essere fuori misura, nell’inciampare, nel non sapere dove mettere i piedi, nel fuori luogo, nel particolare che ci rende umani.
Possiamo abbracciare le nostre stranezze , possiamo abitarle teneramente, possiamo amarle e scoprirle amabili.
La mia terapia ha preso il volo quando tutto ha iniziato a tornare a casa.
Ci sono tutti, tutti quanti,
non in fila e nemmeno
in cerchio,
ma mescolati come farina e acqua
nel gesto caldo che fa il pane: io è un abbraccio
Chandra Livia Candiani
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“ Calvino in un passo celebre di Se una notte d’inverno un viaggiatore, cap. XI, ha passato in rassegna i vari tipi di lettore e di letture. E sono tanti. Nessuna scelta eccelle, sovrasta. Le vie per percorrere un testo sono svariate. Chi vede o cerca una cosa non ne vede o cerca un’altra. Ci sono critici di prim’ordine la cui prensile lettura dei testi consiste principalmente in una sorta di sondaggio degli impulsi esistenziali; sorvolando sulle analisi dell’espressione formale, ci fanno ogni volta trovare nei testi che commentano le figure cangianti dei sentimenti e della vita, della nostra felicità o della nostra malinconia, della nostra fedeltà o del nostro disordine; da loro impariamo che l’interpretazione è sempre un alludere al cerchio della vita mutevole che ci gira intorno, ora al suo solido senso ora alla sua fugacità, per cui la letteratura finisce per contare come vita vera; penso a certi saggi di Magris su Borges, Svevo o Musil, dove non interessava tanto farci sapere che cosa significhi per Borges o Svevo o Musil quel loro testo, quella descrizione, quel tema o quello stile, ma che cosa significhi per noi. Ciò mi serve per tornare a ribadire che la lettura dei testi non ha mai fine, i punti di vista sono infiniti. Nessuno ha la parola definitiva. Il contenuto di un testo artistico è inesauribile e imprevedibile, sempre in fuga, tutto non si può capire. “
Gian Luigi Beccaria, In contrattempo. Un elogio della lentezza, Einaudi (collana Vele), 2022. [Libro elettronico]
#letture#leggere#citazioni#saggistica#scritti saggistici#libri#Se una notte d’inverno un viaggiatore#Italo Calvino#sentimenti#Jorge Luis Borges#felicità#malinconia#fedeltà#letteratura#Aron Hector Schmitz#Italo Svevo#Claudio Magris#fugacità#storia della letteratura#Robert Musil#punti di vista#lentezza#intellettuali italiani contemporanei#In contrattempo#linguistica#dibattito culturale#lettura#divulgazione#complessità#testi
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La vera e unica domanda ora è chi accidenti sta ascoltando il Cerchio della Vita alle 2:15 di notte?!? Ho dei vicini disneyani da quando????
#pensieri per la testa#persa tra i miei pensieri#pensieri#Disney#per la classifica stendiamo un velo pietoso va#se volevamo anche solo sperare di vincere l'eurovision gli unici brani in gara: cuoricini (anche se basic) e tu con chi fai l'amore#e se migliorata la coreo anche pelle diamante#e invece che ci andiamo a fare con Olly dai#ma almeno non ha vinto Cristicchi almeno questo ho temuto seriamente fin dalla prima sera#lion king#re leone#il cerchio della vita#circle Life
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Alla fine ghostiamo tutti qualcuno e veniamo ghostati a nostra volta da qualcun altro, è il cerchio della vita ragazzi.
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"Siamo fatti per vivere. I lutti ci gettano nel vuoto, ma in quella disperazione c’è la luce del passato".
Da quello che alcuni suoi allievi raccontano, sarebbe stata questa l’ultima parola di Jacques Lacan.
Fine dei giochi, azzeramento, sparizione.
Non a caso l’ultimo dei suoi celebri Seminari porta come titolo premonitore Dissoluzione. Annuncio non solo della fine della sua Scuola
– che egli scioglierà, appunto, poco prima di morire.
–ma anche della fine della sua presenza in questo mondo. Annuncio, appunto, della sua imminente scomparsa.
Scomparire è una forma radicale della separazione.
Quando mancano le parole, quando c’è troppo dolore, quando tutto appare compromesso, quando tutto è divenuto impossibile da sopportare, quando si è alla fine delle nostre forze, quando è accaduto l’irrimediabile, quando muore qualcosa in cui abbiamo profondamente creduto, allora la separazione può assumere la forma netta e gelida della sparizione.
«Scompaio» significa interrompere per sempre i legami con il mondo così come l’ho conosciuto.
L’ascia del tempo ha tagliato d’un solo colpo la corda che ci legava alla vita.
Non resta che scomparire, farla finita, spegnere tutto.
Nel caso della morte questa scomparsa non è – fatta eccezione per i soggetti suicidari, che decidono di darsi la morte – l’esito di una scelta, ma quello di una condanna, di un’imposizione subita.
Non sono mai “io” che decido di scomparire, ma è la legge della morte che lo esige. Non c’è più tempo per me, non c’è più tempo per la mia vita.
La morte ci costringe a scomparire, a dissolverci, a ritornare, come direbbe ancora il Qoèlet biblico, alla polvere dalla quale proveniamo.
Il cerchio si chiude: l’essere, uscito dal nulla, ritorna nel nulla. Accade agli uomini, come ci ricorda sempre il Qoèlet, allo stesso modo in cui accade ai cavalli, ai cani, alle formiche, ai leoni, agli uccelli nel cielo.
Quante volte abbiamo sentito dire:
«È scomparsa», «È scomparso», come a sottolineare che chi se n’è andato ha sciolto ogni legame con noi, non è più reperibile, raggiungibile, non può più essere contattato.
E quante volte abbiamo avuto difficoltà a trovare le parole giuste per commentare questo
annuncio.
Impossibile, infatti, trovarle. Meglio tacere.
Non a caso Roland Barthes, in Frammenti di un discorso amoroso, ha descritto la separazione come l’allontanamento nello spazio di due navicelle che non possono più intercettare i messaggi dell’una verso l’altra.
Allontanamento siderale, distanza incolmabile, scomparsa dal radar.
Si scompare come l’aereo precipitato a Ustica o come l’inquietante colonnello Kurtz in Apocalypse Now di Francis Ford Coppola. È vero:
la scomparsa, se vuole essere davvero tale, deve occultare la traccia, deve impedire il ritrovamento o il ritorno.
-Prova a scomparire seguendo questa modalità anche il protagonista di un noto romanzo di Georges Simenon dal titolo La fuga del signor Monde, che dall’oggi al domani decide di lasciare bruscamente l’ordine borghese e indifferente della sua famiglia. Ritira tutti i soldi che ha sul conto e prende il primo treno, senza dare spiegazioni a nessuno.
-Accade al protagonista di Dissipatio H.G. di Guido Morselli che, dopo aver tentato di suicidarsi, ritorna nella sua città pronto a ricominciare a vivere ma, beffardamente, non trova più nessuno: tutto il genere umano (H.G. sta per Humani Generis) si è nel frattempo dissolto, si è dissipato senza alcuna ragione, è sparito dalla faccia della terra.
La scomparsa è una separazione che viene spinta verso il suo fondo più oscuro. Non ci sono più tracce di chi se n’è andato, non ci saranno più contatti, non ci sarà più alcuna possibilità di ritrovamento.
Questo significa che chi scompare se n’è andato davvero senza lasciare nulla di sé, senza desiderio di ritornare né speranza di essere ritrovato, con la volontà determinata di non appartenere più al mondo cui apparteneva.
Tutto questo sembra risuonare nell’ultima parola attribuita a Lacan: «Scompaio». Trascinare via con sé tutto quello che si è stati, nessun resto, nessuna traccia, nessuna nostalgia.
--La vita come separazione--
La morte fisica del nostro corpo non è la sola esperienza che noi possiamo fare della morte.
Esistono infatti innumerevoli morti che costeggiano le nostre vite.
Questo significa che ciascuno di noi ha fatto molteplici esperienze di cadute, separazioni, scomparse, abbandoni, perdite.
La nostra vita appare circondata da tutte le perdite che l’hanno segnata, dalle ferite che le separazioni le hanno impresso, dai fantasmi dei nostri morti.
Per la psicoanalisi le esperienze che annunciano quella della morte sono associate all’angoscia di castrazione.
Non a caso Freud descriveva il divenire della vita umana come una serie successiva di tagli:
-dalla placenta
-dal cordone ombelicale
-dal seno
-dalle proprie feci
-dalla propria madre
-dal proprio corpo infantile, eccetera.
In ognuno di questi passaggi evolutivi qualcosa è destinato a perdersi irreversibilmente.
Per questa ragione nel mito biblico l’umano (Adam), per poter entrare in un legame con l’Altro (Eva), deve essere in primo luogo tratto fuori da se stesso, deve poter perdere una parte di sé (la famosa “costola”), deve esporsi alla propria mancanza e alla dinamica del desiderio che lo conduce verso l’altro da sé.
Ma come accade, per esempio, nello svezzamento, non è solo l’oggetto (il seno) che si stacca dal soggetto, ma è anche un pezzo del soggetto che in questo tempo
di separazione si perde a causa della perdita dell’oggetto.
Ogni taglio ha topologicamente due bordi:
+la separazione non si limita a dividere il soggetto dall’oggetto perduto, ma lo divide altresì da una parte di se stesso. Precisamente quella parte che aveva aderito di più all’oggetto confondendosi con esso. Ecco perché quando finisce un amore ci si sente perduti.
Non si perde, infatti, solo l’oggetto amato, ma si perde, insieme a quell’oggetto, il senso del mondo e, di conseguenza, una parte significativa di noi stessi.
Qualcosa muore, si spegne, si stacca, non esiste più.
-Sicché la perdita dell’oggetto trascina con sé anche il soggetto, spogliandolo di una porzione del suo essere.
Di qui lo sguardo smarrito, vuoto e angosciato che vediamo sul volto di chi sta vivendo il lutto di una separazione. Al vuoto lasciato dalla perdita dell’oggetto che si è aperto nel mondo corrisponde il vuoto che si è aperto simultaneamente nel soggetto.
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oggi è successa una cosa assurda, alla mia laurea c’è stato il mio primo collega di lavoro (circa 5 anni e mezzo fa) quando facevo il meccanico sui treni, sua sorella si è laureata nella mia seduta e me lo sono ritrovato lì, lui che era l’unica persona gentile con me in un ambiente nepotista e fondato sul nonnismo, sulla cattiveria e sull’arroganza, me lo sono trovato lì davanti (mi è venuto lui incontro) e l’ho abbracciato spontaneamente nonostante non lo vedessi da anni e lui mi ha ricordato di quando gli dissi “antò io me ne vado, questo posto non fa per me, vado a studiare giurisprudenza” mi ha guardato sorridendo e mi ha detto “caspita allora ce l’hai fatta davvero e pure in 5 anni”
penso sia stato uno dei momenti più toccanti della mia vita, quasi come un cerchio che si chiude
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La vita è come un cerchio e ogni fine è anche un inizio.
Non potevo scegliere modo migliore per celebrarmi nei miei nuovi anni: ricordarsi cosa significa mettersi in strada. Oggi, ancora, ringrazio il suo essere maestra di vita. Rinnovo la mia attenzione al rispetto dei miei tempi, al prendere fiato, all'apprezzare il silenzio, a godere dei colori, a non vedere la meta e a starci, sicuri che una direzione c'è. A vigilare sui miei passi e su quelli di chi mi accompagna, non dimenticando di alzare lo sguardo perché i segnavia (sia dei sentieri sia della vita) stanno in alto. Rammento a me stessa il prezzo ed il valore della vera essenzialità. E con questo spirito continuo.
#frasi#frasi belle#riflessioni#pensieri#scrivere#pensiero#amore#amarsi#persone#dolore#segnavia#sguardo#vita
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