#forse non è la felicità
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succhinoallapesca · 10 months ago
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Ma in che senso Billie Joe Armstrong al concerto di Taylor Swift scusateeee
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lady--vixen · 14 days ago
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succede che...
succede che un giorno, durante un'ecografia, la dottoressa che te la sta facendo ti dica che il tuo cancro aggressivo e bastardo abbia una particolarità: si annida nel fegato. aveva usato proprio questa espressione "si annida". m'è rimasto in mente. certo che m'è rimasto in mente. prova a non pensarci, se ti dicono una cosa del genere. ti hanno anche detto che colpisce il cervello, ma il verbo esatto, in questo caso, non lo ricordi. invece "annidarsi" ti resta in testa. poi un giorno - l'anno scorso - un dottore riccioluto, durante un'ecografia ti trova un "angiomino" sul fegato. angiomino (altra bella espressione) nuovo nuovo, mai visto prima. tutto ok, comunque.
solo che... solo che, anche se non vuoi, la tua testa inizia a pensare. mica volontariamente, no, in background, niente più che un rumore di fondo. e pensa: e se non fosse un angioma? se fosse quella parola innominabile che si annida nel fegato?
e con questi ameni pensieri sono andata a fare i controlli (con 2 mesi di ritardo e pagando, altrimenti avrei dovuto aspettare l'anno prossimo, come minimo)
in sala d'attesa vedo che alle ecografie c'è la dottoressa faccia di pietra e mi prende subito male. so chi è. qui ormai gli ecografisti li conosco tutti e lei è quella con la mano più pesante. non la voglio. non voglio essere qui. lasciatemi andare! mi estraneo. sulle poltroncine della sala d'aspetto fisso un punto nel vuoto e non ci sono più. non riesco a leggere, non riesco a scrivere o guardare il cellulare. niente. una tipa cerca di attaccare bottone e io nemmeno mi giro. lasciatemi stare, sto cercando di raccogliere le forze, non vedete? le forze per alzarmi da qui e attraversare il corridoio sulle mie gambe quando mi chiameranno.
e mi chiamano. però mi chiamano da una porticina laterale che era rimasta chiusa tutto il tempo. pare l'abbiano aperta apposta per me. riesco ad alzarmi e percorrere quei due metri e... vedo il riccioluto. lo saluto dicendo "il mio doc preferito!" e lo dico con un sollievo che lui non può capire. al limite lo può fraintendere, ma non lo può capire se non è mai stato da questo lato dell'ecografo, dove le espressioni dei dottori sono lette e interpretate come gli antichi auspici. è il mio preferito, perché è un dottore con la mano leggera, non mi fa il solletico e non mi fa male.
forse resto in apnea, forse lo sono da ieri, ma mi sembra di riuscire a respirare solo quando dice "è tutto a posto".
è tutto a posto e io amo i fiori, le nuvole e i temporali. è tutto a posto e noto solo ora che il dottore è seduto sul lettino di fianco a me e mi accarezza un braccio per dirmi che è tutto ok e lui è felice di potermelo dire. e aggiunge: "l'angioma è davvero solo un angioma". quindi la mia preoccupazione mi si leggeva in faccia.
piangerei di felicità, se non avessi i dotti lacrimali rinsecchiti. mi fa strano, adesso, rispondere alla domande sui miei hobby sdraiata nuda su un lettino, ma non riesco a smettere di sorridere. è tutto ok e allora penso che una volta a casa comprerò quello shampoo che per scaramanzia non ho comprato prima. perché non si sa mai, perché la notte è buia e assassina, perché volevo essere prima sicura di non dovermi rapare a zero. di nuovo.
è tutto ok. mi alzo dal lettino e lui mi stringe la mano. mi vien da ridere, perché sono nuda, perché per la felicità gli salterei al collo e inizierei a ballare. è tutto ok mentre mi rivesto ed esco sotto la pioggia. è tutto ok mentre scrivo un messaggio per dire che è tutto ok.
è tutto ok.
almeno per la prima parte degli esami. ne mancano altri la prossima settimana, ma una cosa alla volta.
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der-papero · 1 month ago
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Aumentano, per mia enorme felicità, i momenti in cui io e Lilly siamo da soli, seduti sul divano o mangiando una torta insieme in una Bäckerei, e parliamo di quello che sentiamo, cosa ci rende felici, cosa ci rende tristi, cosa sogniamo, cosa temiamo, quei discorsi che tanto avrei voluto fare con una figlia, e che adesso non mi rendo conto manco io di come sia stato possibile che diventasse il mio presente.
Proprio l'altra sera, mentre eravamo immersi nei nostri discorsi, mi lancia una domanda complicatissima:
Sei il mio ultimo papà? O dovrò andare di nuovo via quando sarò grande?
Modulo sempre il mio comportamento con chi ho di fronte, perché gli adulti elaborano, quasi sempre la versione opposta a quella che avevi in mente, perché bisogna dimostrare di essere più intelligenti e furbi di chiunque, ma lei per fortuna non è una adulta, e le ho detto l'unica verità possibile, ovvero che se merito di essere suo padre non avrà alcun bisogno di andare via, sceglierà lei chi la rende felice, e potrà restare con me finché vorrà, e che spero sia quanto più a lungo possibile.
Caso voglia che questa domanda sia arrivata proprio la sera di quella giornata dove ho incontrato il suo vero padre, un ragazzo di circa 25 anni che ha avuto Lilly quando ne aveva 20, mi ha raccontato tutto quello che gli è successo negli ultimi 4 anni, non aveva la più pallida idea di cosa fare e ha preferito dimenticare quella scelta perché non si sentiva pronto. Dove mi ha stretto il cuore è stato quando mi ha raccontato di tutte le volte che Lilly cercava un suo abbraccio e lui si è girato dall'altra parte, oltre all'immagine pesante in sé da gestire è stata la prova del perché io ho impiegato tantissimo tempo a costruire la mia fiducia con lei, per mesi mi ha rifiutato, era come se fossi trasparente ai suoi occhi, nonostante tutti i miei sforzi di cercare un contatto con lei, quando il vero motivo era che aveva semplicemente perso fiducia in quello che per lei rappresentava l'idea di padre, e si era rassegnata all'idea di non averne uno, forse pensava di non meritarlo. Dico queste cose senza alcun giudizio verso questo ragazzo, ho il doppio dei suoi anni e sto imparando solo adesso cosa voglia dire prendersi cura in modo profondo di qualcuno, non oso nemmeno immaginare la sensazione di panico che possa aver provato all'epoca e che l'ha portato a scappare via, a non cercare più per tanto tempo un contatto con la propria figlia, al punto tale che non ha più ricordi di lui (sarà un casino organizzare il suo primo incontro), e che adesso che ha scelto di rivederla, a maggior ragione che la legge tedesca non gli perdona questo errore e non si torna più indietro, si rende davvero conto di cosa abbia perso.
E forse questa è l'unica cosa che mi rende diverso, non migliore, è che io di persone importanti nella mia vita ne ho perse, a ragione o a torto, per scelta o per caso, e mi ricordo di ognuna di queste, ognuna mi ha lasciato dentro una cicatrice, e la somma di tutte loro è il filo che mi lega a questa bimba di quasi 5 anni.
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canesenzafissadimora · 2 months ago
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Bisogna imparare a convivere anche con le cose che non si superano.
Perché è inutile stare ad ascoltare i bei discorsi sul tempo che guarisce le ferite, sulle cose belle che verranno, sulla vita che ti sorprende quando meno te lo aspetti.
Ci sono segni che non si cancellano, lividi che non passano, vuoti che non si possono riempire. Cose rotte che resteranno rotte.
Bisogna solo far propria l'idea che niente sarà come prima, mai più.
Che la vita che verrà è nuova, anche se non come l'avevamo immaginata.
Forse ci saranno diverse felicità, nuove occasioni, nuovi spunti.
Ma non c'è alcuna cosa al mondo che possa farci tornare chi eravamo prima che accadesse quello che non possiamo più cambiare e che ci ha cambiati per sempre.
È l'unica certezza. Per sempre.
Bisogna imparare a convivere con tutto quello che non avevamo nemmeno mai immaginato, nascendo di nuovo, in un modo innaturale, perché ce lo impone il turbinio dell'esistenza, la forza che nemmeno sapevamo di avere.
Spezzati. Ma vivi.
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raccontidialiantis · 3 months ago
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Con lei
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Se sono a due metri da lei, ancora ragiono. Se mi trovo nel raggio d'azione del suo odore, già inizio a perdere la razionalità. Quando poi siamo nudi, a contatto di pelle, sono nel suo totale e completo controllo. Cerco di non farglielo capire. Spero non realizzi mai che potrebbe farmi fare tutto ciò che vuole. O forse spero ci arrivi, prima o poi, tanto la amo.
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Non solo il mio corpo, ma la mia stessa anima è tutta sua. La adoro e se decidesse di non amarmi più, la mia vita non varrebbe più nulla. Se mi sveglio al mattino e non la vedo accogliermi col suo splendido sorriso, mi interrogo, mi torturo in silenzio e la giornata prende una brutta piega. Lo so: non è normale dipendere emotivamente e psicologicamente dall'umore di qualcun altro.
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Ma tu dimmi: cosa è “normale” in fatto d'amore? È risaputo che la più forte droga che esista per un essere umano è un altro essere umano, no? E le follie più grandi, le svolte più imprevedibili nelle vite degli esseri umani, non sono per la maggior parte dovute a una questione d'amore? Mi chiedi se sono felice… no che non lo sono. Tu conosci qualcuno che lo è forse? Tu lo sei? Felicità è morta di autocompiacimento.
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E comunque, amare vuol dire in massima parte soffrire, dando così un qualche valido senso alla propria vita. Con rari sprazzi di gioia. Il resto non vale neppure la menzione, a confronto. Credimi se te lo dico, da tuo amico: spero con tutto il cuore che questa maledetta dipendenza, questa dolcissima condanna a vita, questa gabbia dorata capiti anche a te. Sinceramente. Ora devo andare. Ci vediamo domani mattina. Stammi bene. La birra te la offro io, ovviamente��   cameriere, il conto per favore…
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RDA
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Ricordo ancora il momento in cui ho implorato l’amore. Ho perso i miei colori. Mi sono accontentato del “forse”, del “vedrò se posso” e del “sono stanca”. Ho sopportato il dolore di ogni no, e nel tempo ho iniziato a credere che forse, solo forse, è quello che merito. Ci è voluto un po’ di tempo, ma quando finalmente mi sono reso conto che mi sto lentamente trasformando in questa anima spezzata che ho sempre temuto di essere, ho fatto del mio meglio per alzarmi e andarmene. Passo dopo passo, ho trascinato i piedi, ed è stato allora che ho imparato che una delle cose più difficili da fare nella vita è allontanarsi dalle cose che hai sempre desiderato. Ma l’ho fatto. L’ho fatto perché ogni giorno sembrava che stesse piovendo e volevo vedere di nuovo il sole. L’ho fatto per i giorni in cui ridevo così tanto che mi faceva male lo stomaco. L’ho fatto perché volevo credere che nonostante la persona incasinata che sono, nonostante tutte le cicatrici e i buchi nel petto, merito un’altra possibilità di felicità. So che ci è voluto un po’, ma non potrei essere più orgoglioso.
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yomersapiens · 20 days ago
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Voglio scrivere una storia d’amore ambientata nel mondo del calcio. C’è questo arbitro che è molto bravo nel suo mestiere. Cerca sempre di essere il più corretto possibile ed è inflessibile e le sue decisioni vengono rispettate. Si è costruito una fama durante gli anni per il suo sguardo attento e la capacità di comprendere ogni situazione in pochissimi istanti. Durante una partita succede che un promettente giovane attaccante di una squadra in lizza per il primo posto subisca un fallo molto grave, però questa volta l’arbitro non è convinto subito. Non è riuscito a guardare con precisione cosa è accaduto, era distratto, dalla bellezza del giovane attaccante. Gli si avvicina e gli chiede se si sia fatto male. Il giovane si contorce per terra e i suoi occhi sembrano sinceri, è prossimo alle lacrime. L’arbitro dice “Non stai fingendo, vero?”. Il giovane dice di no. “Mi sono fatto male sul serio. Forse si è rotto qualcosa”. L’arbitro decide di credere a quegli occhi così espressivi. La sua mano si ferma sul polso del giovane, lo stringe. Gli sussurra “Voglio crederti” e concede un calcio di rigore importantissimo alla sua squadra. Tra le urla di dissenso dello stadio il giovane attaccante viene portato fuori in barella. La partita si conclude con la vittoria della sua squadra proprio grazie a quel calcio di rigore. L’arbitro rimane ossessionato da quello sguardo, da quel frangente in cui i due si sono sfiorati, dalla voce sincera del giovane talento. Decide di fare qualcosa di non professionale, ma deve capire se anche il giovane ha sentito la stessa scintilla. Deve averla sentita, si ripete. Si apposta in macchina sotto casa del talento e aspetta. Passano ore, l’arbitro si spazientisce, ma poi lo vede arrivare. Sono passati pochi giorni dalla partita, chissà cosa gli è stato diagnosticato, forse una rottura o una lacerazione di un tendine. Invece il giovane arriva camminando senza nessun problema, anzi, saltella dalla felicità. L’arbitro si sente tradito, esce dalla macchina urlando “Tu mi hai mentito! Volevi solo un rigore!!!” il giovane non capisce, si sente messo alle strette, non sa come difendersi e decide di fare l’unica cosa sensata in quel momento. Afferra la testa dell’arbitro e lo bacia. L’arbitro si calma, smette di parlare. Il giovane non lo molla, il bacio è sincero tanto quanto i suoi occhi. “È vero, non mi sono fatto male come pensavo, ma quello che provo per te, potrebbe farci molto più male…” l’arbitro non sa cosa dire. Allora anche lui non è riuscito a smettere di pensare a quel momento! Ma può credergli? Potrà mai davvero fidarsi di un calciatore, o questo amore è maledetto e sarà sempre condizionato dal dubbio? Si pone tutte queste domande. L’istinto cerca di metterlo in guardia per prevenire ogni errore, ma il suo corpo vuole solo lasciarsi andare e fidarsi. Guarda il giovane talento e dice “Andiamo via da qui, non ci possono vedere insieme”. Poi insomma non so quello che sarà ma mi piacerebbe parlare degli spogliatoi e farne un film dove si capisce quanto ogni sport sarebbe più interessante se la gente la smettesse di competere e ci si desse più bacini.
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angelap3 · 20 days ago
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La calma è quando smetti di inseguire e lasci che le cose ti trovino. Sì, anche l’amore, anche la felicità, anche le chiavi che avevi perso.
La calma è un respiro profondo prima di rispondere.
Perché tra il fiato che entra e quello che esce, c’è sempre spazio per un po’ di saggezza.
La calma è un messaggio che non controlli mille volte.
L’hai scritto, l’hai mandato. Il resto non dipende da te.
La calma è un viaggio senza fretta.
È guardare fuori dal finestrino senza contare le fermate, senza chiedere quando si arriva.
La calma è un caffè che aspetta di essere bevuto.
Non scappa, non insiste. Ti aspetta, al caldo, come fanno le cose belle.
La calma è un abbraccio che dura più del necessario.
E alla fine capisci che il necessario, era proprio quel tempo in più.
La calma è un giorno senza notifiche.
Nessun bip, nessun trillo, solo il suono dei tuoi passi che vanno chissà dove.
La calma è una goccia che scava la pietra.
Non ha fretta, non fa rumore, ma vince sempre lei.
La calma è quando guardi il mare e lui ti guarda dentro. E vi capite, senza dire niente.
La calma è lasciare andare le cose che stringono troppo.
Anche le scarpe strette, anche le relazioni scomode, anche quel pensiero che pesa.
La calma è sapersi dire “ci penso domani” senza sensi di colpa.
Perché domani è un giorno bellissimo, anche se non lo conosci ancora.
La calma è la voce di chi sa aspettare.
Non alza il tono, non si affanna. Ti arriva addosso come un soffio, e ti cambia la giornata.
La calma è quando smetti di accelerare un abbraccio.
E ci resti dentro fino a scioglierti, fino a diventare un pezzo di quell’altro cuore.
La calma è l’arte di non rovinare il momento giusto con la fretta sbagliata.
Tipo un bacio dato troppo presto, tipo un sogno lasciato a metà.
La calma è la consapevolezza che il sole sorge sempre. Anche dopo una notte lunga, anche se non lo vedi, lui è lì.
La calma è camminare senza meta.
Perché a volte non serve arrivare, basta andare.
La calma è un libro letto piano.
Una pagina alla volta, con gli occhi che si perdono nelle virgole.
La calma è sapere che la strada giusta è quella dove ti senti leggero.
E che se pesa troppo, forse hai sbagliato direzione.
La calma è il coraggio di dire “oggi no”.
E non dover spiegare il perché.
La calma è fidarsi.
Di sé, del tempo, del fatto che alla fine tutto torna. Anche la pace, anche te stesso.
Andrew Faber
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i-am-a-polpetta · 3 months ago
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se il mio orologio fosse un pochettino Più smart vorrei avesse modo di calcolare oltre alle calorie, ai passi, ai battiti, anche il mio livello di tristezza. credo che in questi giorni rasenterebbe l'apice della depressione, portandomi a piangere al telefono mentre lavoro, al supermercato in fila per pagare, in cucina mentre sto preparando un dolce, non so forse cacao amaro e lacrime è la nuova combinazione gourmet che mancava nella pasticceria italiana. alle 19.37 ho guardato l'orario mentre seduta continuavo a piangere e mi sono detta che avrei voluto tracannare tutti i farmaci che ho nella valigetta per non voler arrivare nemmeno a domani. mi ritrovo su quel pavimento, lo stesso di qualche anno fa a riflettere a tutte le cose che sono successe in questi giorni. sono devastata in ogni modo e maniera possibile. devastata come quella serie tv, non mi devastano però le domande ma le affermazioni, gli avvenimenti, le pastiglie di una terapia nuova che non riesco a reggere. dormo 4 o 5 ore per notte e mi hanno detto che sono troppe poche. ma voi vi siete mai sentiti come una discarica in mezzo al mare? perché così mi sento: in bilico costante tra l'essere e il percepire, non distinguere le gioia e la felicità da allucinazioni e paranoia. mi si chiudono gli occhi mentre il cuore rallenta, ho ricorso a vecchi metodi per non soffrire troppo. ma ce l'avete presente quel film che dice che il dolore esige di essere vissuto? io sono fatta di dolore, frammenti di ciò che rimane di un'esistenza finta, superficiale, orientata a scannarmi, prosciugarmi la testa di buoni pensieri per morire lentamente sotto i colpi di una frusta che doveva punirmi per non aver vissuto quel dolore intensamente come avrei dovuto. incatenata da me stessa e costretta ad ascoltare voci che non esistono, vedere cose che non ci sono, silenzi che parlano e vite parallele che vanno peggio di quella originale. mi si chiudono gli occhi, non per sempre, però spero abbastanza da passare l'inverno e immaginare che la mia discarica fatta di immondizia, lavatrici spaccate nemmeno Più buone per lavaggi del cervello, stracci di cuore e pezzi rotti di emozioni si riempia di fiori. ti ho amato con tutta me stessa come mai nella mia vita, spero tu abbia la pazienza di aspettare e starmi vicina mentre questo ammasso di detriti, brandelli di vita spezzata, polmoni triturati dall'asma troppo tagliente degli attacchi di panico e questo cuore guasto possano un giorno ricominciare a muoversi in sintonia per farmi tornare a respirare.
ti prego resta e abbi pazienza.
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marquise-justine-de-sade · 2 months ago
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«Io sono un uomo molto logico, vede.
Sono un ragionatore. Non per nulla vengo da una città di avvocati, credo anzi che sarei stato un meraviglioso avvocato.
E secondo logica, dico: stabilito che le disgrazie sono fatte per gli uomini, perché arrabbiarsi contro le disgrazie?
Sarebbe come arrabbiarsi perché piove, o perché c’è il sole, o perché si muore.
La morte esiste, la pioggia esiste, la cecità esiste: e ciò che esiste va accettato.
Disperarsi a che serve? A vederci meglio? Bisogna adattarsi: prima per esempio scrivevo a mano, ora detto al magnetofono.
Prima leggevo molto. Ora mi faccio leggere.
E poi proprio cieco non sono: da un occhio, sì, non vedo quasi nulla, ma dall’altro vedo la periferia. Cioè, se mi metto di profilo, io frego l’occhio e la vedo come se stessi di faccia. Posso anche recitare e, infatti, vede: continuo a lavorare, lavoro. Né questo mi rende infelice. Signorina mia, ciascuno ha da portare una croce e la felicità, creda a me, non esiste.
L’ho scritto anche in una poesia.
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Felicità
Vurria sapé che d’è chesta parola.
Vurria sapé che vvo’ significà.
Sarra` gnuranza 'a mia, mancanza 'e scola, ma chi ll'ha 'intiso maje annummena`"
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" Forse vi sono momentini minuscolini di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte.
La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza."
Oriana Fallaci e il grande Totò
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mccek · 1 year ago
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“Nonoo” questa mattina sei venuto a mancare e dopo aver lottato per altri tre mesi, anche se in ospedale ti avevano dato pochi giorni, ininterrottamente non hai mai mollato quel filo sottile che divide la vita dalla morte; anche contro le tue volontà a testa alta col tuo carattere (in cui non mi rispecchiavo) sei riuscito a tenerti vivo, ahimè, purtroppo, la morte vince si tutto, non ha pietà.
Fin da piccolo il tuo sogno era di vedermi guidare, cosa che se pur col tempo ho saputo apprezzare non ho mai amato fare come te, prima che l’infarto ti colpisse definitivamente ti avevo fatto una promessa, di portarti a vedere un gran premio di formula uno, da noi tanto amata, questo seppur per evidenti problemi economici non mi avrebbe mai impedito di non farlo, però non avresti avuto le forze, anche se immagino che ti saresti commosso, anche se una persona come te era difficile vederla piangere.
Abbiamo avuto periodi in cui ci costruivamo mentalmente dei muri invisibili e proprio per la differenza del nostro carattere questo ci ha ferito entrambi, fuori sicuramente eravamo orgogliosi ma il problema poi è sempre dentro, quel peso che a lungo andare ti consuma fino a trasformalo in malattia.
Col senno di poi siamo bravi tutti, tu hai le tue responsabilità e io le mie, non esistono santi, nessuno di noi due ha vinto o perso, nonostante abbiamo sofferto, ci siamo riavvicinati pian piano, con più fiducia e lo abbiamo fatto raccontandoci la mia, la nostra infanzia, nostra perchè alla fine hai passato davvero tanti anni assieme a me quando ero piccolo, io non dimentico i tuoi errori nonno, ma nemmeno il bene che mi hai fatto, la tua immensa disponibilità per me e la mamma quando aveva bisogno di essere portata per lunghi anni su e giù in ospedale, sappi che queste cose rimarranno impresse nella mia testa, perché col tempo, forse crescendo, anche se ancora mi vedo, sai, un po’ bambino, quel Mattia che era il tuo idolo, che doveva essere il migliore di tutti, ma che in realtà voleva solo essere come tutti, e che quei tutti avessero il mio stesso cuore, quella bontà che col tempo è pian piano svanita.
Chi si dimentica di tutta quella gente che ci Incontrava in bici la mattina presto?
La tua felicità negli occhi, nel vedere come tutti si fermassero a guardarmi, a parlarmi e a sottolineare il fatto che il sorriso non mi mancasse mai.
Si andava a prendere il pane, ne volevo subito un pezzo, ci fermavamo a vedere tutti i cani della via con la speranza che rispondessero alle mie parole, e restavo lì convinto fino a quando sentivo abbaiare e tu mi davi conferma delle loro risposte.
Che periodi, cercavo sempre mia mamma, purtroppo per via del lavoro per me era come stesse via intere settimane ma in realtà così non era, però tu ben sapevi quanto io sia legato a mamma, e tranquillo ricorderò sempre quanto anche tu lo fossi, anche se spesso avevi qualcosa da ridere per via del tuo carattere ricorderò le tue ultime parole: “La mamma è la donna più intelligente che ho conosciuto, fin troppo buona e disponibile per tutti, voglio che lei lo sappia”.
Potrei scrivere un libro, non un poema su ciò che abbiamo vissuto insieme, sei stato la mia infanzia, il mio periodo preferito, lo rivivrei mille volte, nonostante il tuo modo di essere, ma chi sono io per giudicare? Certo, quello che penso lo dico, come hai sempre fatto tu, ma allo stesso tempo non mi nasconderò mai come non giudicherò mai!
Ora stai vicino alla nonna, e assieme fatemi il regalo più grande, che non sono i soldi, non sono una vita di successi, ma la speranza di vedere vostra figlia, mia mamma, stare un po’ meglio.
Solo questo.
Il pensiero rimbomberà sempre nella mia testa, fra cose belle e cose brutte, ma per vivere di questi tempi, bisogna affidarsi solo all’amore, lo sai nonno no?
Quella piccola parte di odio che io ho sempre avuto verso la mia generazione, e tu, verso chi ben sapevi, era molto simile, però se fossi qui so che con un sorriso, e magari una lacrima, diresti: “Qua te ghe rason”.
Ciao caro nonno, ti voglio bene❤️
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clarissasworld · 2 months ago
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Ho provato,
che dire, a farmi scegliere.
Ho sperato.
Dovevo.
Era una possibilità, capisci?
Come fare a metterla via, a dimenticarla.
Forse aspettando, forse non era il momento.
Forse io e te abbiamo un altro tempo.
Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me.
È l’idea che almeno una volta succeda, no?
Hai presente?
Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
A me è successo questo..
non sono riuscito a fare finta di niente,
non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene.
Anche se sapevo di non potere.
Anche se era rischioso.
Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo.
Solo per essere sicuro.
Verresti?
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_Italo Calvino 
Gli amori difficili
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armandoandrea2 · 1 month ago
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Il postino dei messaggi in bottiglia viveva solo in cima ad un’altura con un albero soltanto a fargli ombra. Tutto il tempo teneva gli occhi fissi sulle onde, in cerca di un luccichio di vetro». Quello del postino è un lavoro che conduce nell’intimità delle persone, bisogna saperlo fare con discrezione e rispetto: si entra nelle vite degli altri ed è necessario farlo in punta di piedi, a maggior ragione se il messaggio è contenuto in una delicata bottiglia di vetro. Grazie ad un retino il postino raccoglie messaggi che sembrano venirgli incontro e poi parte, affinché ogni parola giunga a destinazione. Perché, sapete, chi manda un messaggio in bottiglia spesso sa che il destinatario è molto lontano: «A volte doveva viaggiare finché la bussola non arrugginiva e la solitudine diventava tagliente come una squama di pesce». Ma la fatica è tutta ripagata perché i messaggi che consegnava («il più delle volte») «rendevano le persone piuttosto felici». Che raro e meraviglioso lavoro il suo!
Quotidianamente assisteva a piccole schegge di luminosa felicità: era lui a portarle nella sua tracolla, lui le aveva delicatamente raccolte tra i flutti, lui le affidava gratuitamente a colui al quale erano destinate.
Sarà stato forse contagiato da quelle schegge, perché «tutte le volte che apriva una bottiglia, sperava di vedere il proprio nome campeggiare in cima al foglio», ma puzzava di pesce lui, di sali, «di sogni di marinaio». «Nessuno gli avrebbe mai scritto un messaggio. Però gli sarebbe piaciuto». Finché un giorno nel retino rimane impigliata una bottiglia un con messaggio, ma senza destinatario: «Questo invito potrebbe non arrivare in tempo, ma sto organizzando una festa. Domani alla marea della sera in riva al mare. Per piacere, verrai?».Il postino percorre in lungo e in largo la sua città, interroga i destinatari abituali delle missive, tutti esprimono rammarico e stupore di fronte una lettera così compita, ma nessuno riconosce il mittente. Il postino è addolorato: è la prima volta che non riesce a svolgere il suo lavoro e forse gli pare di aver sbriciolato quella scheggia di felicità che qualcuno gli aveva affidato. Così la sera dopo, stringendo tra i guanti rossi una manciata di conchiglie, si presenta all’invito, per scusarsi. E quando arriva «Eccoti!». L’abbraccio degli amici a cui il postino tante volte aveva regalato la felicità sono tutti lì: erano loro i mittenti della lettera? Hanno solo colto l’occasione? Non lo sappiamo. Sappiamo però che la felicità è contagiosa e non si può fare a meno di chiedere che riaccada:«alla fine quando sorsero le prime stelle e poi la luna, il postino raccolse la bottiglia che non era riuscito a consegnare. “Forse” si disse con la bocca piena di torta, “sì, forse riproverò a consegnarla domani”
Michelle Cuevas
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solosepensi · 1 year ago
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Discorso all’umanità
Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare ne conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo” – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi ,voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!
Hannah puoi sentirmi? Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto Hannah le nuvole si diradano, comincia a splendere il sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto Hannah l’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.
Charlie Chaplin - Discorso all’umanità
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smokingago · 13 days ago
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Ho provato, che dire, a farmi scegliere.
Ho sperato. Dovevo.
Era una possibilità, capisci?
Come fare a metterla via, a dimenticarla.
Forse aspettando, forse non era il momento.
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Forse io e te abbiamo un altro tempo.
Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me.
È l’idea che almeno una volta succeda, no?
Hai presente?
Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
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A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene.
Anche se sapevo di non potere.
Anche se era rischioso.
Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?
Italo Calvino, Gli amori difficili
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perpassareiltempo · 9 months ago
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Credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse.
Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?
Lev Tolstoj
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