#cattedra di pietro
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Benedetto XVI "Il Papa non è un sovrano assoluto", Discorso dalla Cattedra
“il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo. Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi,…
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Professore di Treviso bullizza i suoi alunni
Un insegnante di educazione fisica, a seguito della denuncia delle famiglie dei suoi ex alunni della scuola media San Pietro di Feletto, deve rispondere per abuso dei mezzi correttivi (Reato ai sensi dell'Art. 571 del Codice Penale), avvenuti tra il 2017 e 2020.
Il professore faceva spesso body shaming e usava frasi omofobe e abiliste.
Il docente è stato già condannato per lo stesso reato a 2 mesi di reclusione
Conosco da vicino storie di professori che sminuiscono i suoi alunni e questo è un altro aspetto dell'istruzione italiana che sta avendo grossi problemi.
Un adolescente, oltre ad essere istruito, deve essere accompagnato per la sua crescita personale e l'amor proprio cosa che, in questo caso, non esiste, purtroppo.
Se il professore è recidivo a questo reato perchè ho ottenuto nuovamente la cattedra ?
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Di sposarsi, Maria Gaetana non ne volle mai sapere.
Terza dei 21 figli di Pietro Agnesi, patrizio milanese arricchitosi con l’industria della seta, rimase presto orfana della mamma Anna Brivio, sfinita da otto gravidanze ravvicinate.
Pochi anni più tardi, a seguirla nella tomba fu la seconda moglie del padre, spirata dopo il secondo parto.
Soltanto la terza consorte riuscì a sopravvivere al marito, seppure sfiancata dalla titanica impresa di aver messo al mondo 11 pargoli in 12 anni di matrimonio.
Ovvio che lei, a prendere marito, non ci pensò nemmeno anche perché fin da bambina il più grande desiderio di Maria Gaetana fu di consacrarsi a Dio, diventando monaca.
Se non lo fece, fu soltanto per ubbidire al babbo che di lei proprio non voleva privarsi al costo di concederle, una volta diventata ragazza, di poter “vestire semplice e decoroso, recarsi ad ogni suo arbitrio in Chiesa e totalmente lasciare i balli, i teatri e i profani divertimenti”.
Dopo tutto, ciò che maggiormente premeva a Maria Gaetana, nata a Milano il 16 maggio del 1718, oltre alla preghiera, erano gli studi, in particolare di matematica e fisica.
Intelligentissima, già a 9 anni traduceva il latino a vista e a 12, di fronte all’uditorio composto dai numerosi invitati alle “dotte adunanze” organizzate dal padre nel salotto di casa, recitava versi e orazioni in greco, francese, spagnolo, tedesco e persino ebraico.
Ventenne, sostenne davanti a un nutrito numero di professori le 191 tesi pubblicate nelle sue “Propositiones Philosophicae”, raccogliendo plauso unanime tanto che la sua fama ben presto valicò le Alpi giungendo sia nella Francia dei “Lumi”, che nell’Austria dell’Imperatrice Maria Teresa d’Asburgo cui Maria Gaetana nel 1748 dedicò le sue “Instituzioni Analitiche ad Uso della Gioventù Italiana”, ricevendone in cambio un anello di diamanti.
Si trattava del primo vero e proprio manuale di algebra, geometria e calcoli differenziali mai scritto in Europa “ad usum studentium”, un’opera colossale in due volumi per un totale di oltre mille pagine subito tradotta in francese e inglese, nota anche perché per la prima volta vi si descriveva una curva particolare, poi denominata “la versiera di Agnesi”.
Il successo fu immediato e clamoroso, tanto che l’eco di Maria Gaetana giunse anche a Roma, dove Papa Benedetto XIV da buon bolognese aveva già preso sotto la sua ala protettrice la concittadina Laura Bassi, prima docente donna dell’Università di Bologna.
Papa Lambertini nel 1750 avrebbe voluto insignirla della seconda cattedra “al femminile” dell’Ateneo bolognese, quella di matematica, ma si sentì opporre un garbato rifiuto dall’interessata che, dopo la morte del padre, decise di vendere tutti i suoi averi e farsi povera fra i poveri per soccorrere indigenti e bisognosi sull’esempio della sorella Paola, fondatrice del milanese “Ospedale Fatebenesorelle”.
Diventata suora laica, pur continuando a dispensare pareri ai matematici e fisici che la consultavano da tutta Europa, nel 1771 Maria Gaetana fu nominata dal Cardinale Pozzobonelli, Arcivescovo di Milano, “visitatrice” delle ospiti donne del neo istituito “Pio Albergo Trivulzio”, di cui nel 1783 avrebbe assunto la direzione per mantenerla sino alla morte.
Quando spirò il 9 gennaio del 1799, lo storico monzese Antonio Francesco Frisi le dedicò un “Elogio” sul cui frontespizio campeggiava la seguente frase latina, tratta dal “De Agricola” di Tacito: “Dissimulatione famae famam auxit”, che significa “Dissimulando la sua fama, l’accrebbe”.
Senza dubbio il miglior epitaffio per una Donna meritevole di ben altri riconoscimenti, che l’intitolazione di qualche strada di periferia.
Accompagna questo scritto un’effigie postuma di Maria Gaetana Agnesi.
(Testo di Anselmo Pagani. Riproduzione consentita se indicante il nome dell’autore).
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Basilica di San Pietro: ultimato il restauro del Baldacchino e della Cattedra del Bernini
Dopo nove mesi di lavori, è giunto al termine il restauro che ha interessato sia il Baldacchino del Bernini che la Cattedra. Per la data del 27 ottobre saranno rimossi i ponteggi e le telature che hanno celato alla vista i due capolavori. Durante la Messa conclusiva del Sinodo celebrata da Papa Francesco proprio in quella data, ci sarà la presentazione ufficiale dei due restauri ma non…
#antonietta bandelloni#art#artblogger#arte#bellezza#Bernini#english#giubileo2025#restauro#Roma#scultura
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Giuseppe Sarto nacque a Riese, nella diocesi di Treviso, il 2 giugno 1835. Dopo l’ordinazione sacerdotale fu inviato come cappellano nella parrocchia di Tombolo, dove rimase per nove anni; per altri otto svolse il ministero di parroco a Salzano, e successivamente fu nominato canonico e cancelliere della curia vescovile. Nel 1884 venne eletto vescovo della diocesi di Mantova. Con la sua intensa azione pastorale anticipò, a Mantova, alcune delle linee che avrebbe adottato in seguito come pastore della Chiesa universale: promosse la vita del seminario, la pratica dei sacramenti, il canto liturgico e l’insegnamento del catechismo. Nel 1888 convocò il Sinodo diocesano. Il 5 giugno 1892 fu chiamato alla sede patriarcale di Venezia e il 3 agosto 1903 fu eletto alla cattedra di Pietro, assumendo il nome di Pio X. E’ il pontefice che nel Motu proprio “Tra le sollecitudini” (1903) affermò che la partecipazione ai santi misteri è la fonte prima e indispensabile della vita cristiana. Difese con forza l’integrità della fede cattolica, propose e incoraggiò la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell’Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro. Morì il 21 agosto 1914. Pio XII lo beatificò nel 1951 e lo canonizzò nel 1954. Il suo corpo è venerato nella basilica Vaticana.
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Venezia. Il benvenuto del Presidente della regione a Papa Francesco: sarà in visita a Venezia nella giornata di domenica 28 aprile.
Venezia. Il benvenuto del Presidente della regione a Papa Francesco: sarà in visita a Venezia nella giornata di domenica 28 aprile. "Sono certo di rappresentare i sentimenti di tutti i Veneti nel dare il benvenuto nella nostra regione, a Venezia, a Papa Francesco. La sua visita nel Veneto ci onora e ci riempie di gioia, assumendo un valore che va ben oltre l'aspetto religioso che pure rimane fondamentale perché chi vive in questa terra, anche se non credente o di altra fede, non può non cogliere il valore di una storia e di una cultura millenaria legata al Cristianesimo da cui derivano la nostra identità, il nostro senso di solidarietà e la nostra forza di comunità. Così come anche il laico riconosce la statura della personalità del Pontefice e trova spunti di profonda riflessione in ogni suo appello. Per questo lo accogliamo a braccia aperte". Così il Presidente della Regione del Veneto saluta l'arrivo di Papa Francesco che sarà a Venezia, domenica prossima 28 aprile. Prosegue il Presidente: "Quando Sua Santità sarà in Piazza San Marco avrà davanti a sé numerosissimi veneti accorsi per incontrarlo. Sono i rappresentanti degli oltre 4 milioni di persone che vivono in questa regione, diventata negli ultimi decenni uno dei primi distretti produttivi d'Europa e del Mondo. Una terra che ha conosciuto il dramma dell'emigrazione con la diaspora di intere famiglie ma che si è conquistata un benessere diffuso con il duro lavoro, la forza di volontà, in una visione di collaborazione e di progresso. Caratteristiche ereditate da una società rurale e povera ma che si contraddistingueva per carità, semplicità, laboriosità, impegno e attenzione verso il prossimo come hanno testimoniato universalmente i suoi predecessori, tutti di origine contadina, che nel secolo scorso sono usciti dal Patriarcato che si affaccia sulla piazza per essere eletti alla cattedra di San Pietro: Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I, tutti e tre saliti agli onori degli altari. Siamo figli di quella tradizione, quella del 'prendersi cura' come conferma l'alto numero di Veneti, almeno 1 ogni 5, impegnati nel sociale, svolgendo in prima persona attività di volontariato". "Dall'Evangelista Marco abbiamo ereditato il simbolo del Leone Alato che qui a Venezia ha la sua più alta espressione e di cui è disseminato tutto il Veneto – conclude il Presidente della Regione -. Quel simbolo contiene un messaggio: 'Pax Tibi'. Secondo la tradizione, è stato il saluto alle spoglie del Santo giunte in questa terra, ma da sempre è anche un auspicio di Pace. Quella pace che Papa Francesco, in questi anni, non ha mai smesso di difendere e invocare e di cui il mondo, oggi più che mai, dimostra di avere tanto bisogno. Un appello che sono certo farà suo anche domenica, sostenuto dalla volontà e dalle speranze di pace di noi Veneti".... #notizie #news #breakingnews #cronaca #politica #eventi #sport #moda Read the full article
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La fede è un dono
Oggi la liturgia ci fa festeggiare la “Cattedra di San Pietro” e proprio per questo ci fa leggere questo brano del vangelo di Matteo in cui Gesù inchioda i suoi discepoli con una domanda decisiva: «Voi chi dite che io sia?». La verità è che la risposta giusta la dà Pietro ma non perché è preparato ma perché come gli dice Gesù “né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta…
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➡️🌼🙏Giovedì 22 Febbraio 2024
👉🌼❤️🌺CATTEDRA DI SAN PIETRO (f); S. Pascasio; S. Margherita da Cortona
1.a di Quaresima
1Pt 5,1-4; Sal 22; Mt 16,13-19
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla
👉🕍📖❤️VANGELO
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
+ Dal Vangelo secondo Matteo 16,13-19
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.❤️🙏
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FESTA DELLA CATTEDRA DI SAN PIETRO
E’ la ricorrenza in cui si celebra la missione affidata da Gesù a Pietro e il suo ruolo di pastore. La storia ci ha tramandato l’esistenza di 2 cattedre dell’Apostolo: prima del suo viaggio e del suo martirio a Roma, la sede del suo magistero fu infatti ad Antiochia. La liturgia celebrava questi 2 momenti in 2 date diverse: il 18 Gennaio, Roma, e il 22 febbraio, Antiochia. La riforma del…
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A Perfect Day
Insegnare non è scendere in miniera. O forse sì? La prima cosa che ho pensato mettendo piede in quella scuola è stata che sarei diventata presto sorda, e già mentre lo pensavo non avevo più voce. La seconda, che quello non è un lavoro per tutti, probabilmente non il mio -e me lo dicevo perché non lo volevo, ci ero capitata per caso e mi ci toccava ballare. Invece ora che vorrei farlo mio, vorrei proprio che fosse il lavoro che fa per me, io lo sento resistermi. Anzi, lo sento che mi sovrasta, che mi schiaccia, mi assorda: avverto tutto il suo stridore nelle orecchie, la violenza di un'ora passata a minacciare note sui diari di bambini che si ostinano a non volermelo dare, il diario, e che avrebbero bisogno, dal primo all'ultimo, di un sostegno: e invece... invece questa è l'ora di inglese, signori, per chi non vuole farla e pure per chi vuole. Mi ascolto, a un certo punto di quell'ora interminabile (quante volte mi sono detta che l'orologio si doveva essere rotto), sento me stessa, come se fosse un'altra persona che parla, mi sento pronunciare ad alta voce la frase inaccettabile "no va beh, io così non ce la faccio". Davanti a bambini dell'età di Agnese, una resa vergognosa. E io invece voglio farcela, io voglio riuscirci, e torno a casa arrabbiata delle mie stesse urla, della mia mancanza di tenerezza: torno a casa senza voce. Però ci provo ancora, ogni mattina arrivo e mi parcheggio sotto quella madonna e rido sotto ai baffi dei miei pensieri, rido quando vedo qualche mio alunno che entra, alla spicciolata, dal cancello e mi chiedo chi mai sarà quello lì, dei centoventi che mi spettano, ché in giacca a vento non lo riconosco mica: rido quando entrando dalla porta mi assalgono le bambine piene di abbracci, tutti per me. Rido perché loro mi hanno già perdonata. Poi torno a casa e piango di pura stanchezza e di rabbia, perché uno di quei centoventi che mi spettano mi ha lanciato il diario sulla cattedra, un altro mi ha urlato come al mercato del pesce, e io invece di stare lì in mezzo al mercato vorrei soltanto mettermi in un angolo. Invece di piangere per causa loro, io vorrei andare in fondo a tutta la mia stanchezza fisica, alla mia voce che manca, alle mie corse da una classe all'altra, e trovare, finalmente, il mio dolore: io vorrei piangere mio padre, ogni tanto, vorrei il tempo di piangerlo. Ė un piacere che mi spetta, dopotutto, un mio privilegio. Mi arrabbio ancora di più perché sento che quello mi viene sottratto giornalmente dai registri, dai diari, dalle mense e dalle ricreazioni. Poi però mi ricompongo: infatti so benissimo che in realtà è stato mio padre a lanciarmi in mezzo alla vita mandandomi i suoi piccoli sicari, ovvero i miei piccoli carnefici: è lui che deve avermi messa sulla strada di quella scuola fondata da una suora del suo paese, lo stesso paese dove lui adesso è tornato; quella scuola dove suo zio, il professore di latino al seminario, era ospite quando veniva a Roma, ospite proprio delle stesse piccole suore che mi pagano lo stipendio per qualche mese. Quella stessa scuola che sono andata a vedere esattamente un anno fa per mandarci, magari, Agnese: e sentendo parlare le docenti di inglese mi chiedevo cosa mai mancasse a me per insegnare a centoventi. Allora eccomi, presente: vediamo un po'cosa mi manca. Io sono sicura che lui ride mentre io sono in classe, ride di gusto e ride d'amore, e sono sicura che quelle urla da mercato del pesce che mi lanciano Edoardo e Pietro e Francesco e Lucio e Lorenzo sono lui. Ma è difficile, è un lavoro totalmente fisico e io a volte vorrei solo mettermi in un angolo, da sola, a tenere aperte le mie ferite, belle aperte.
Poi è successo: in mezzo alla confusione dei miei giorni di fatica è arrivato il giorno perfetto, e mi ha colta di sorpresa. Senza nessuna aspettativa per via della grande stanchezza che ho in corpo sono andata a teatro con Cristina: a maggio lei mi aveva regalato un biglietto per Cats e io, guardandolo tra le mie mani, riuscivo solo a chiedergli dove sarebbe stato mio padre allora, in quel giorno di ottobre, il giorno dello spettacolo: la linea del tempo. Inoltre io sono piena di pregiudizi nei confronti dei teatranti, devo ammetterlo. E così, piena di pregiudizi e povera di aspettative, sono andata a teatro domenica che neanche sapevo a quale teatro andavo, e mio padre ormai non c'era più. Quando abbiamo superato via Merulana e ho capito che non era il Brancaccio la nostra meta, mi sono come svegliata improvvisamente: stavamo andando oltre San Giovanni, stavamo entrando proprio nel cuore di Roma, io e la mia piu cara amica, e la città bellissima era lì, sotto agli occhi, fuori dai finestrini, così tanta da vedere che direi proprio che era tutta, ma proprio tutta. E lo sentivo bene, lei mi stava completamente lavando via qualunque pregiudizio. Ci sono arrivata così in via Sistina, pronta per il teatro: e subito mi sono arresa alla sua bellezza. Aveva qualcosa, quella musica. Qualcosa che mi ha costretta a ridere di gusto tutto il tempo: mi ha costretta ad applaudire; mi ha fatto venire come una voglia incontenibile di ballare sul momento, davanti a tutti, e poi l'urgenza di riempire quanto prima tutte le mie mancate aspettative, di colmarle di informazioni di date di nomi; e soprattutto mi ha fatto venir voglia di tornarci, con Agnese, e domani infatti ci torno. Ma il giorno perfetto non era tutto dentro al teatro: era fuori, sulla via che abbiamo preso per arrivarci, a teatro. Via Sistina se ne sta come appesa sopra Roma, e tu Roma non la vedi da lì. Ma sai che c'è, sai che sei sopra piazza di Spagna, appeso: stai letteralmente per caderci dentro, tutto il tempo. Io ci penso spesso, i sabati pomeriggio in cui non riesco a liberarmi da casa mia, dalla spesa che c'è da fare, dal riposo che bisogna concedersi, o da un semplice raffreddore di bambina: io penso spesso che il centro è lì, tutto il tempo, con il sole e con la pioggia, tanto la domenica quanto il mercoledì, al tramonto e anche all'alba, che tu sia vivo o che tu non ci sia arrivato al giorno dello spettacolo, quello sta lì: una vittoria inaudita sulla linea del tempo. Eppure a me non dà fastidio la sua sfacciataggine: io piuttosto sento che mi aspetta, anzi mi chiama, e quando finalmente sono al suo cospetto, mi abbraccia: siamo soli, io e lui, in mezzo alla gente. E lì sopra via Sistina, è come giocare a nascondino con lui: tu ora vai a teatro, ma io dopo ti prendo. Sapere, tutto il tempo dentro quella platea, che fuori mi aspetta la scalinata di piazza di Spagna, la casa di Keats, la barcaccia e i caldarrostari sempre fuori stagione, i negozi impossibili di Via Condotti e in fondo Via del Corso, e poi ancora più giù tutta, tutta la città con tutte le sue chiese; sapere di poterla prendere poi, pur senza poterla vedere adesso, è come concedermi un piacere proibito: un piacere solo mio. E poi alla fine salire fino a Trinità dei Monti e cercare di tenerla dentro gli occhi, tutta, come se fosse un bel mare trasparente nel quale stai per tuffarti, invitante. E ti accorgi a un certo punto di non essere sola, ché vicino a te c'è la tua amica, e mai avresti pensato di averla con te in quell'abbraccio, ci siete capitate per caso: oppure è il centro che vi ha prese? vi ha fatto tana? Su quella soglia, in bilico sopra al trampolino, ti senti come dentro a un sogno, la città che desideri è ai tuoi piedi e tu puoi averla tutta, puoi cominciare ad assaggiarla da dove ti pare: ha come un potenziale infinito. Quello allora non è più il giorno perfetto, no: quello è diventato improvvisamente il dominio del sogno, e tu lo abiti, per una sera, con la tua amica più cara. Cos'altro si può chiedere a un giorno perché quello sia perfetto?
E invece Cats aveva ancora una sorpresa in serbo per me, ben oltre la fine dello spettacolo e le immersioni al tramonto per le strade di Roma: Cats lo ha scritto da T.S. Eliot. Questo l'ho scoperto tornando in macchina più tardi, mentre Cristina mi riportava a casa e io cercavo di colmare le mie mancate aspettative con date e nomi sul telefono. T.S.Eliot: ho dovuto cliccare su quel nome scritto in blu su Wikipedia perché non riuscivo a credere che fosse proprio lui, T.S. Eliot: il poeta. Ma è mai possibile? Io ero stata tutta la sera in compagnia di un poeta, vorrei proprio dire di un mio poeta, e neanche lo sapevo. Forse nessuno degli spettatori lo sapeva, che non eravamo soli, lì dentro. E avrei forse dovuto immaginarlo già quando arrivando in macchina abbiamo incrociato Via Veneto, i suoi caffè eleganti e dimenticati, e ho pensato: ecco i caffè di Cardarelli in paltò, il poeta. Una premonizione? E così allora va a finire che il giorno perfetto è un giorno trascorso insieme ai poeti, e io neanche lo sapevo. Infatti quella musica aveva qualcosa, non mi ero sbagliata: era il dominio della poesia, il dominio del sogno, dentro e fuori dal teatro, dall'inizio alla fine della giornata, proprio fino al cancello di casa mia.
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Benedetto XVI Catechesi integrale dedicate agli Apostoli
Benedetto XVI Catechesi integrale dedicate agli Apostoli
Cari Amici, dal 15 marzo al 13 dicembre 2006, Benedetto XVI ha dedicato una serie di Catechesi sugli Apostoli iniziando con una Catechesi monumentale sulla Cattedra di Pietro il 22 febbraio, terminando con Timoteo e Tito, i frutti santi della predicazione di san Paolo. Tutto il materiale qui raccolto viene dalla fonte ufficiale del sito Vaticano alla sezione dedicata a Benedetto XVI, alla voce…
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#apocalisse#Benedetto XVI#catechesi#cattedra di pietro#Chiesa#dodici apostoli#papato#San Paolo#tito e timoteo#Tradizione
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Vi chiedo di pregare per la speranza e dire il Mio Santo Rosario tutti i giorni per tutti coloro che governano a Roma. Dovete pregare per tutti coloro che gestiscono la Chiesa cattolica. Vi prego di includere l’uomo che siede sulla Cattedra di Pietro, perché egli ha un grande bisogno delle vostre preghiere http://messaggidivinamisericordia.blogspot.com/2015/09/15-marzo-2013-madre-della-salvezza.html ºººº — ��� █ July 19, 2023 at 09:56AM
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Custodi di arte e fede: Basilica di San Pietro a Roma
Il simbolo per eccellenza della cristianità nel mondo… La prima Basilica di San Pietro venne eretta intorno al 320 dall’imperatore Costantino, nel luogo dove, secondo la tradizione, fu sepolto l’apostolo Pietro. Dalla metà del XV secolo ebbe inizio il lungo processo che, in circa duecento anni e con il concorso di artisti come Bramante, Michelangelo e Bernini, avrebbe portato al rifacimento della basilica costantiniana. Anche l’attuale piazza San Pietro con il colonnato si presentava in tutt'altra forma, infatti il suo attuale aspetto è un capolavoro ideato da Gian Lorenzo Bernini. L’imponente facciata seicentesca di Carlo Maderno rende l’idea delle dimensioni della Basilica, ancora oggi una delle chiese più grandi al mondo, lunga 115 metri e preceduta dalla scalinata a tre ripiani, con lesene e colonne corinzie ed è sormontata da un attico coronato da tredici colossali statue. Al centro si trova la Loggia delle Benedizioni, dove il papa benedice i fedeli nelle occasioni più solenni ed è annunciata al mondo l’elezione di ogni nuovo pontefice, mentre la Porta Santa, la cui apertura dà ufficialmente inizio all’Anno Santo, è l’ultima sulla destra. Progettata da Michelangelo e completata da Della Porta e Fontana nel 1588-89, la cupola sorprende per dimensioni e, giunti sulla terrazza, la scala di 330 gradini porta a un corridoio circolare, dal quale si possono vedere da vicino i mosaici realizzati dal Cavalier d'Arpino nel 1605. Entrando nella basilica, nella prima cappella della navata destra si ammira il più famoso dei capolavori di questo tesoro, La Pietà di Michelangelo, in marmo, realizzata dall’artista a 23 anni, che affascina per perfezione tecnica e per l’impatto emozionale. Al centro della Basilica, sopra l’altare papale, c’è il Baldacchino in bronzo del Bernini, commissionato da Urbano VIII Barberini, con le colonne tortili, tra i cui viticci si posano le api Barberini, simbolo della famiglia. Sui basamenti di marmo che sostengono le colonne è raffigurato per sette volte il viso di una donna, dal concepimento alla nascita di un bambino, che raffigurato nell’ultimo fregio, opera del giovane Borromini per magnificare la Mater Ecclesia, Chiesa Madre di tutte le altre chiese. Nella Confessione sottostante del Maderno, 99 lampade perenni illuminano la tomba di Pietro e, sulla parete absidale, la Cattedra di San Pietro è conservata all’interno di una maestosa composizione barocca, realizzata dal Bernini, la grande custodia è in bronzo dorato, sorretta da statue bronzee raffiguranti i Dottori della Chiesa greca e latina mentre, al di sopra, un tripudio di angeli e putti, fra nuvole e raggi saettanti, filtrati dalla luce della finestra ovale a vetri bianchi e gialli su cui spicca la colomba, simbolo dello Spirito Santo. Tra i monumenti più importanti c’è la tomba di Pio VII nella cappella Clementina, opera di Bertel Thordvaldsen; la tomba in bronzo dorato di Innocenzo VIII, realizzata dal Pollaiolo, il più antico dei monumenti funebri presenti nella basilica; il monumento a Urbano VIII di Bernini; il monumento a Clemente XIII di Antonio Canova e la stele funeraria nota come Monumento Stuart. All’interno della Basilica c’è il Museo del Tesoro della Basilica di San Pietro, nove sale espositive con opere ideate tra il IV al XIX secolo, ordinate secondo un criterio cronologico, oltre a paramenti sacri ed oggetti preziosi offerti per devozione alla Basilica vaticana. Parte integrante della Basilica sono le Grotte Vaticane, ubicate tra il pavimento della basilica costantiniana e quello attuale, dove si trovano le sepolture di molti Pontefici, come Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Dalle grotte, in cui si succedono cappelle, statue, monumenti e tombe, si accede alla Necropoli precostantiniana in cui, insieme ai mausolei del II-IV secolo, si trova un monumento modesto, ma chiave della Chiesa di Roma, come la tomba di Pietro. Read the full article
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29 giugno: la vestizione della scultura di San Pietro
Ogni 29 giugno, in occasione delle celebrazioni di San Pietro e Paolo, la scultura in bronzo di San Pietro attribuita ad Arnolfo di Cambio viene vestita con abiti pontificali. La vestizione con il piviale e la tiara viene effettuata anche il 22 febbraio, in occasione della festa della Cattedra di San Pietro. E’ una tradizione che ha origini assai remote. Sembra risalire al Medioevo quando alla…
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#29giugno#accadde oggi#antonietta bandelloni#artblogger#arte#considerazioni#english#madeinitaly#Michelangelo Buonarroti#Roma#San Pietro e Paolo#scultura#Vatican
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Video. San Pio X, a 120 anni dalla sua elezione sulla cattedra di san Pietro
«Il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nell’indifferenza teorica o pratica per l’errore o per il vizio in cui vediamo immersi i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale» (san Pio X).
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Il cinema sale in cattedra con «Valori in Serie», al via il progetto del Liceo «Giannone» finanziato da Ministero della Cultura e Ministero dell’Istruzione
CASERTA – Buona la prima per il progetto «Valori in Serie» che ha preso il via questa mattina co una proiezione presso l’Auditorium Provinciale di Caserta e che vede protagonisti gli allievi del Liceo «Pietro Giannone» e dell’Istituto Comprensivo «Dante Alighieri» di Caserta in un percorso di educazione all’immagine e di laboratori professionalizzanti intesi a comprendere meglio le professioni…
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