#Archivio Storico / ristorante
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sciscianonotizie ¡ 6 years ago
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Se è vero che il cibo è un aggregatore di persone, anche se di culture diverse, è altrettanto vero che la cucina napoletana lo fa ancora di più! Questa importante funzione del cibo era già nota all’epoca dei Borbone, quando sia “O’ Scarpariello” (il ciabattino) che il “Monzù” (il cuoco di corte) preparavano i pasti utilizzando ingredienti comuni ma in ambienti diversi (il primo per strada, il secondo nelle spaziose cucine patrizie). Infatti gli ingredienti più conosciuti sono essenzialmente quelli semplici e genuini, che venivano poi maggiormente elaborati per le pietanze destinate ad imbandire le tavole dei nobili. Coesisteva, quindi, una cucina assai raffinata che si era sviluppata soprattutto grazie ai Borbone, che favorirono una fusione fra la cucina napoletana e quella francese concretizzando dei risultati spettacolari e di gran gusto.  E’ dedicato alla cucina napoletana borbonica il ristorante dell’”Archivio Storico”, locale napoletano che omaggia la cultura borbonica in ogni suo angolo: le sale principali sono dedicate ai Re Borbone delle Due Sicilie Carlo, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II  e Francesco II (con le rispettive Regine) ed all’ultimo pretendente al trono, l’erede legittimo, Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro e Gran Maestro di tutti gli Ordini Dinastici. Da  più di un anno il locale – tra i più frequentati di Napoli, essendo tra l’altro collocato in uno dei quartieri più inn della Città, ovvero il Vomero – divulga un patrimonio culinario che Luca Iannuzzi – ideatore del progetto, attento conoscitore della storia del Regno delle Due Sicilie e Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio –  ha riscoperto indagando nei testi dell’epoca e riproposto con l’ausilio di professionisti del gusto del calibro di Pasquale Palamaro, chef stellato che ha firmato il nuovo menù “di classe” dell’Archivio.
Il menĂš
4 antipasti, 5 primi piatti, 6 secondi, due zuppe, 4 dolci, due menù degustazione: tutte pietanze ispirate alla cucina napoletana di corte, riscoperte nei testi che parlano della storia dei Borbone e sapientemente reinterpretate dallo chef. Ad esempio la “Parmigiana”, piatto le cui origini sono contese da  Napoli, Parma e Sicilia: l’etimologia del nome deriverebbe dal termine siciliano “parmiciana” (le parmiciane sono le aste di legno che sovrapposte formano le persiane); tuttavia la ricetta di questo piatto è contenuta nel “Cuoco Galante” di Vincenzo Corrado (1733), che utilizzava le zucchine come ingrediente principale,  e poi ripresa Ippolito Cavalcanti che utilizzava invece le melanzane per assemblare la pietanza. Perciò nel menù dell’Archivio questo piatto diventa “Parmigiana di melanzane vista nell’Orto di Ippolito Cavalcanti”. Altro esempio, le zuppe: in particolare durante il regno di Ferdinando I si diffusero molto le zuppe di mare essendo il re goloso di pesce, che pescava egli stesso nelle acque sotto Posillipo; tuttavia questo piatto era spesso anche sulle tavole dei più poveri, veniva preparato con il pesce rimasto invenduto dai pescatori. Inoltre presso la corte borbonica era in uso uno gnocco realizzato con mandorle tritate, latte e mollica di pane (gli gnocchi di patate arrivarono solo dopo le importazioni di patate dall’America; furono Alessandro Volta a portare la nuova ricetta nei salotti del re e Vincenzo Corrado a convincere i Borbone a investire nella diffusione della coltura del tubero per sfamare la popolazione dopo la carestia della rivoluzione del 1799). Dunque, la zuppa di “mare” e gli gnocchi di patate sono due capisaldi della tradizione napoletana che formano un connubio perfetto nel piatto ideato dallo chef Palamaro, ovvero la “Zuppa di scampi con gnocchi di patate ripieni di mozzarella”. Ancora, un altro esempio di  ingrediente comune alla cucina di corte e a quella popolare: il pollo. Il “Pollo alla Marengo” (che nel menù dell’Archivio diventa “Pollo ruspante e gamberi rossi laccati su mais piccante ed erbe amare “) era un ricco e prelibato secondo piatto, le cui origini risalgono al 1800 quando Napoleone Bonaparte sconfisse l’esercito austriaco a Marengo e chiese a Dunand, il suo cuoco, di creargli un piatto che fosse buono e nutriente. Non avendo materie prime a disposizione, improvvisò una pietanza con ciò che riuscì a reperire nelle vicine campagne: un pollo, dei gamberi di fiume, qualche pomodoro, delle uova, del pane raffermo e del cognac. Napoleone, soddisfattissimo, richiese questo piatto a Dunand dopo ogni battaglia e divenne per il condottiero un portafortuna.
La nuova drink list: tra le new entry anche il “Babà Punch”
Inverno. Un ambiente elegante, un’atmosfera calda, e un cocktail “rassicurante” (che emana i profumi e sprigiona i sapori della nostra terra) sono gli ingredienti giusti per accendere le serate napoletane. La nuova drink list dell’Archivio Storico, ad opera di Salvatore D’Anna, bar manager della struttura, è pronta a riscaldare tutti i palati della città e ad alleviare dalle fatiche che il freddo e i frenetici ritmi lavorativi impongono.
Una drink list in parte diversa dalle precedenti, il cui filo conduttore è l’energia dei sapori della tradizione. Cocktail pensati per raccontare a chi li degusta (in orario aperitivo domenicale, cena settimanale e post-cena) la storia, la cultura, le tradizioni della Napoli Borbonica e di quella moderna. Tra questi il “Babà Punch” ottenuto con Rum Jamaicano, Rum Speziato, Oleo Saccarhum, Pisto mix, succo di limone, the, cannella, arancia. Il punch è da sempre una presenza fissa della drink list dell’Archivio Storico. Questa versione partenopea della nota bevanda alcolica è nata da un’osservazione di Salvatore D’Anna che, curiosando nelle cucine del locale (che oltre ad essere premium bar, è anche ristorante) ha notato delle similitudini  tra la preparazione della bagna per il babà dell’Archivio Storico (il “Lazzarone”) e le tecniche di preparazione del punch.  “Ho da sempre avuto una grande ammirazione per la pasticceria e per i maestri pasticcieri napoletani – spiega il bar manager -, ho colto così l’occasione al volo e ho cercato di replicare il piacere che si prova nel gustare un babà al rum in questo punch. Qualche piccolo aggiusto qua e là (ad esempio far riposare zucchero e scorzette di agrumi insieme), la scelta del mix di rum (quello jamaicano si deve sentire) e della tipologia giusta di the, l’utilizzo delle spezie usate per insaporire i dolci della pasticceria napoletana come il pisto, e il Babà punch è pronto!”.
Altre new entry della drink list del locale – ispirate dai sapori, dalla cultura e dalla storia di Napoli – sono:
–        Il “Crisommola Negroni” con Jin  Aperol, Vermouth dry, liquore all’albicocca, Orange bitters;
–        L’”Espresso fizz” con Rum chiaro, liquore al caffè, zucchero, succo di limone, soda al caffè espresso;
–        Il “San Gennaro” con Scotch Whisky, Islay single malt whisky, Porto Rosso, Cherry brandy, succo d’arancia;
–        Il “Piennolo” con Vodka e Bloody Mary mix mediterraneo.
  Pasquale Palamaro
Lo chef Pasquale Palamaro, nato nella splendida isola di Ischia nel 1978, era destinato alla qualifica di “stellato” sin agli esordi della sua carriera: vanta, infatti, importanti collaborazioni con nomi illustri del panorama culinario, italiano ed internazionale, come gli chef stellati Aimo e Nadia, Ugo Alciati, Alfonso Iaccarino, Antonino Cannavacciuolo, Anthony Genovese. Uno scambio continuo che ha portato il giovane chef a consolidare la sua cucina come specchio gustativo del territorio in cui vive, ovvero il meridione d’Italia. Il 2013 rappresenta, per la carriera dello Chef Palamaro, una pietra miliare: viene, infatti, insignito dell’ambita stella Michelin grazie al suo encomiabile lavoro presso l’”Indaco”, il ristorante dell’Albergo della Regina Isabella per cui è Executive Chef.
Cucina Borbonica “di classe” all’Archivio Storico di Napoli Se è vero che il cibo è un aggregatore di persone, anche se di culture diverse, è altrettanto vero che la cucina napoletana lo fa ancora di più!
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lecasediaidaemichele ¡ 4 years ago
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L.u.c.c.a Center of contemporary art. È un museo e centro espositivo legato all’arte moderna e contemporanea nella città Toscana di Lucca. Aperto nel 2009, il centro che occupa cinque piani all’interno di Palazzo Boccella, un edificio cinquecentesco sito nel centro storico di Lucca, a breve distanza da piazza dell’Anfiteatro, ospita una reception, otto sale espositive per mostre temporanee su una superficie complessiva di 217 metri quadri , un ristorante, un negozio e bookshop, uffici per il personale,sala riunioni ed un archivio. Le gallerie espositive sono state progettate come spazi bianchi e neutri, volutamente asettici, pensati per esporre lavori artistici di tipologia e dimensioni assai diversi : dipinti, installazioni, sculture, fotografie e opere di videoarte. Uno degli spazi al piano terra, il Lounge è specificatamente destinato all’esposizione di lavori di artisti giovani ed emergenti . Dalla sua apertura il L.U.C.C.A Center of Contemporary Art, che non possiede una propria collezione permanente, ha ospitato mostre dedicate a vari temi e movimenti artistici. Oltre a mostre temporanee il programma del centro comprende anche incontri, attività didattiche e laboratori artistici particolarmente rivolti ai bambini , scuole e famiglie . L’imbuto , ristorante ospitato nel Museo è guidato dal cuoco, una stella Michelin, Cristiano Tomei. (presso Via Della Fratta) https://www.instagram.com/p/CDoksQ7Dkop/?igshid=zrbshc34cich
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vesuvianonews-blog ¡ 5 years ago
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La cucina borbonica di Pasquale Palamaro all’Archivio Storico. Là dove gli “uermiculi aglio e uoglie” sono i “Vermicelli alla Borbonica” e la braciola viene farcita con la pizza di scarole…
La cucina borbonica di Pasquale Palamaro all’Archivio Storico. Là dove gli “uermiculi aglio e uoglie” sono i “Vermicelli alla Borbonica” e la braciola viene farcita con la pizza di scarole…
La cucina borbonica, ovvero la cucina tradizionale napoletana, piace, a tal punto che oggi i piatti che la rappresentano  sono ricercati da tutti i turisti che giungono a Napoli e imitati un po’ ovunque nel mondo (quasi quanto la pizza)  perché i profumi e i sapori che li caratterizzano sono evocatori ed appetitosi.
Questo dato di fatto è alla base del successo dell’Archivio Storico, ristorante e…
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tmnotizie ¡ 7 years ago
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SAN BENEDETTO – Sabato 3 febbraio è San Biagio, patrono dei funai e l’ amministrazione comunale come ogni anno, vuole ricordare chi, con il suo lavoro, ha dato la suo impronta allo sviluppo economico di San Benedetto. Da una veste prettamente istituzionale, ora la Festa dei Funai apre le sue porte a tutta la città. Ed il programma ne è la testimonianza. Si inizia, infatti sabato mattina alle 10 presso il Museo della Civiltà Marinara con un’attività didattica per le scuole intitolata “Tra ruote e linguette”. Alle 17.30 in piazzetta Pazienza ecco Funai e Retare con gli attori della Ribalta Picena e la mostra fotografica, affissa sulle vetrate de ristorante Sasushi e che resterà visibile al pubblico fino a domenica 4 febbraio.
“La Festa dei Funai –dice il sindaco Pasqualino Piunti– rappresenta la nostra tradizione. La crescita economica della città passa anche attraverso il mestiere del funaio che va ad interagire e integrarsi con la pesca. Ci teniamo molto a questa ricorrenza perchè da rilevanza ad uno dei mestieri funzionali a tutto l’ indotto economico cittadino”.
“Quest’anno –aggiunge l’assessore alla cultura Annalisa Ruggieri– portiamo la festa al centro di San Benedetto. Oltre alla parte riservata alle scuole che si svolgerà all’ interno del Museo della Civiltà Marinara, sabato pomeriggio in via Mazzocchi, nella piazzetta Pazienza si rivivranno quei tempi con la rappresentazione degli attori di Ribalta Picena ed alla mostra fotografica sui funai che sarà allestita sulla vetrata del Sasushi gentilmente concessa da Sandro Assenti”.
“La festa di San Biagio e dei funai –spiega Giuseppe Merlini dell’ Archivio Storico Comunale- fa parte della tradizione sambenedettese, insieme a quelle del Patrono e della Madonna della Marina. Don Francesco Sciocchetti che acquistò l’altare della chiesa di San Filippo di Ascoli Piceno nel 1910 iniziò questa tradizione. Per quanto riguarda la mostra fotografica un sentito ringraziamento va a Guerrino Di Berardino che ha recuperato vecchie immagini del tempo”.
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virginialunare ¡ 7 years ago
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LA NUVOLA LAVAZZA NEL PROCESSO DI RIGENERAZIONE DI TORINO
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Lavazza, una delle eccellenze nel mondo del caffè e azienda italiana con 125 anni di storia, ha recentemente inaugurato il suo nuovo centro direzionale a Torino a pochi passi dalla sede storica della società. L’intervento si inserisce in un generale processo di riqualificazione del quartiere Aurora, che ha visto nella realizzazione del nuovo centro direzionale Lavazza il motore di un’intera operazione di riqualificazione dell’area.
L’imponente edificio moderno, inserito nel crocevia di alcune importanti arterie viarie del capoluogo piemontese, integra perfettamente le sue linee sinuose con il tradizionale razionalismo degli edifici del secolo scorso.
Il progetto ha avuto inizio nel 2008 con la scelta da parte della società di “investire” tempo, energie e risorse nella realizzazione della nuova sede: la visione strategica del management dell’azienda è stata quella di identificare un’area nella stessa zona di Torino dove l’impresa aveva da sempre il suo quartier generale, che aveva rappresentato fino al 1965 un esempio di stabilimento innovativo grazie al  ciclo di lavorazione “a caduta” che permetteva di trattare diverse tonnellate di caffè al giorno tramite un processo di produzione verticale, prima che venisse aperto il più grande stabilimento di torrefazione d’Europa a Settimo Torinese.
Ma torniamo alla nuova sede degli uffici direzionali. Solo alcuni numeri per inquadrare l’operazione:
15.000 mq di uffici su una superficie dell’isolato di 18.500 mq;
1.600 mq di museo e archivio storico;
6.600 mq di spazio multifunzionale (4.000 mq destinati ad area eventi, bistrot, ristorante gastronomico, sale congressi e 2.600 mq che ospitano lo IAAD con 500 studenti);
3.500 mq di piazza verde;
130 milioni di € di investimento, attraverso un leasing in costruendo che permetterà alla società di ripagare l’investimento in 16 anni.
La scelta della location è caduta sull’ex-area industriale Enel, una grande superficie in disuso che è stata oggetto di recupero in collaborazione con le istituzioni locali e dei cittadini. In questo contesto la nuova sede si è sviluppata come una Nuvola su un intero isolato della città di Torino, tra via Bologna, largo Brescia, corso Palermo e via Ancona, coprendo una superficie costruita di circa 30.000 mq.
Dopo un concorso di idee che ha visto coinvolti quattro studi di progettazione, è stato scelto il progetto proposto da Cino Zucchi Architetti. Il masterplan dell’intervento ha compreso non solo la nuova sede con tutti gli uffici Lavazza e i servizi ricreativi ad essi connessi, ma anche il recupero di due edifici industriali preesistenti.
In uno verrà ospitato il museo aziendale dedicato alla storia del marchio, curato da uno studio di architettura specializzato nella realizzazione di musei d’impresa. L’altro, invece, è uno spazio multifunzionale attualmente già utilizzato in parte come mensa aziendale aperta al pubblico, in grado di proporre un’offerta gastronomica variegata che spazia dallo street food, alla cucina tradizionale e al vegetariano. Nei mesi vi aprirà anche un ristorante sotto l’egida dello chef stellato Ferran Adrià, con la scenografia di Dante Ferretti, che potrà anche essere utilizzato per grandi eventi. L’edificio, dal 2015, ospita anche lo IAAD, l’istituto di arte applicata, che così come gli altri immobili si trova in una grande piazza-giardino aperta all'uso collettivo.
Le fasi della realizzazione dell’intervento sono partite dalla demolizione dei manufatti, in parte interrati, di archeologia industriale presenti sul sito e dalla parziale manutenzione di alcune porzioni delle preesistenze. L’operazione, effettuata in stretto coordinamento con la Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte, è stata seguita dalla bonifica del sottosuolo per raccordare l’area dell’intervento al parcheggio pubblico interrato, di circa 180 posti auto a cui si aggiungono i 200 posti auto del parcheggio interrato sotto l’edificio principale ad uso esclusivo del personale Lavazza.
Nel corso dei lavori, nell'area tra Corso Palermo e via Ancona, è stata ritrovata la Basilica Paleocristiana di San Secondo, emersa a seguito della demolizione del preesistente capannone. I pilastri dell’edificio, quindi, poggiano su micro pali mentre le antichità sono protette da una struttura metallica e da una vetrata che rende visibili gli scavi dal marciapiede.
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Le successive fasi di cantiere hanno riguardato la realizzazione dell’involucro, che è l’elemento caratterizzante l’intervento. Innanzitutto è stato usato un sistema per facciate continue leggere a montanti-traversi.  Poi sono presenti altri elementi vetrati di maggiori dimensioni, chiamati “macro elementi” o “macro figure”, che arrivano fino a terra contribuendo alla schermatura dai raggi solari e creando un notevole effetto chiaroscurale nelle diverse stagioni e ore del giorno. Infine, alle chiusure verticali di facciata, si aggiunge una complessa copertura vetrata dal duplice andamento curvilineo, i cui lucernari portano illuminazione naturale al sottostante atrio di ingresso dell’edificio, da cui parte la scala principale caratterizzata da un andamento fluido che sale fino al terzo piano dove si apre una terrazza da cui poter godere di una vista panoramica su Torino e sulle montagne circostanti.
Le opere di urbanizzazione hanno riguardato l’incrocio di Corso Palermo, via Bologna e Largo Brescia e si caratterizzano per una singolare modularità di tante isole che, nella loro materialità, ricordano i chicchi di caffè.
Indubbiamente è stata un’operazione importante, sia dal punto di vista tecnologico e architettonico ma anche dal punto di vista di scambio e dialogo con la città. Infatti, anche se l’isolato è rimasto chiuso per due anni, in questo lasso temporale il dialogo con i residenti della zona è stato comunque intenso per informarli sul procedere del cantiere, sia grazie al sito internet che ad incontri ed aggiornamenti sull'andamento dei lavori. Per il dialogo con la città e con l’amministrazione comunale è stata molto importante la volontà dell’azienda di rimanere a poca distanza dalla sede storica e la voglia di restituire qualcosa di importante alla città grazie alla riqualificazione di quell'area in disuso.
Ancora una volta un dialogo intelligente tra pubblico e privato ha consentito di dare vita ad un’operazione di successo sia dal punto di vista architettonico, che di quello della riqualificazione e rigenerazione urbana.
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aneddoticamagazinestuff ¡ 8 years ago
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Intervista a Giovanni Guareschi
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Intervista a Giovanni Guareschi
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Descrizione sequenze:
Guareschi beve un bicchiere di vino
un oste prepara la pasta per le lasagne aiutato da una cuoca
il personale del ristorante prepara i piatti
un cameriere serve un piatto di affettati a Guareschi e al giornalista seduti al tavolo
il giornalista intervista Guareschi che gli presenta i suoi due figli: Carlotta e Alberto
Guareschi beve ed inizia a rispondere alle domande del giornalista
lo scrittore mostra il menĂš al giornalista
Guareschi continua a parlare delle sue molteplici attivitĂ , in particolare della serie di romanzi dedicati al personaggio di Don Camillo
il cameriere serve il caffè
Guareschi brinda e beve al termine dell’intervista
Archivio Storico Luce http://www.archivioluce.com
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sciscianonotizie ¡ 5 years ago
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Prosit per il 2019, cin cin al 2020: la nuova carta dei vini “sostenibile” dell’Archivio Storico
Il vino proposto dice molto della personalità di un ristorante, capace di trasformare un pasto in un percorso memorabile. La nuova carta dei vini di Archivio Storico, locale napoletano tutto progettato sulla storia dei Borbone, redatta da Tommaso Luongo (sommelier e presidente della delegazione napoletana dell’Associazione Italiana Sommelier) con il team di Archivio Storico...
Source
source http://www.ilmonito.it/prosit-per-il-2019-cin-cin-al-2020-la-nuova-carta-dei-vini-sostenibile-dellarchivio-storico/
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sciscianonotizie ¡ 6 years ago
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Le LL.AA.RR. hanno apprezzato il progetto ristorativo di Luca Iannuzzi, che al Principe Carlo di Borbone ha dedicato uno spazio del suo locale
I Principi Carlo e Camilla di Borbone hanno festeggiato a Napoli il loro ventesimo anniversario di matrimonio e i 25 anni del Movimento Neoborbonico. Il Principe Carlo di Borbone, Capo della Casa Reale Borbone Due Sicilie, con la moglie Camilla e le figlie Maria Carolina e Maria Chiara, con la Principessa Beatrice, hanno condiviso parte di questi festeggiamenti con parenti, amici e rappresentanti del Movimento presso l’ “Archivio Storico”, locale napoletano che omaggia la cultura borbonica in ogni suo angolo: le sale principali sono dedicate ai Re Borbone delle Due Sicilie Carlo, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II  e Francesco II (con le rispettive Regine) ed all’ultimo pretendente al trono, l’erede legittimo, Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro e Gran Maestro di tutti gli Ordini Dinastici. Così sabato 3 novembre tra un brindisi, una chiacchiera e qualche foto, i Principi – che hanno particolarmente appezzato il progetto ristorativo di Luca Iannuzzi, che oltre ad essere il patron del’Archivio Storico è anche Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio – hanno degustato e apprezzato anche alcuni piatti proposti nel menù del ristorante. Da  più di un anno, infatti, il locale divulga un patrimonio culinario che Luca Iannuzzi ha riscoperto indagando nei testi dell’epoca e riproposto con l’ausilio di professionisti del gusto del calibro di Pasquale Palamaro, chef stellato che ha firmato il nuovo menù “borbonico” dell’Archivio. Domenica 4 novembre le Loro Altezze Reali si sono recate presso la Chiesa di San Ferdinando per visitare il “presepe degli artisti” in cui è stata collocata una nuova statuina raffigurante l’ultimo re Napoli, Francesco II di Borbone. La famiglia reale ha poi preso parte alla Santa Messa per la festività di San Carlo, festa onomastica del Principe e della figlia, Principessa ereditaria, presso la Basilica di San Francesco di Paola in piazza del Plebiscito a cura della delegazione campana del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Questa cerimonia è significativamente legata alla storia di Napoli ed è l’emblema del profondo rapporto tra le tradizioni religiose, il popolo napoletano e la dinastia che fece grandi la Città e il Sud. La festa onomastica del Re e dei suoi familiari era celebrata con devozione autentica, affetto e partecipazione così come l’allestimento del presepe era un rito che dai Borbone in poi diventò una grande e diffusa tradizione artistica e culturale ancora oggi vivissima.
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I Principi Carlo e Camilla di Borbone all’Archivio Storico Le LL.AA.RR. hanno apprezzato il progetto ristorativo di Luca Iannuzzi, che al Principe Carlo di Borbone ha dedicato uno spazio del suo locale…
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sciscianonotizie ¡ 7 years ago
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vesuvianonews-blog ¡ 6 years ago
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L’Archivio Storico di Napoli secondo cocktail bar d'Italia nella classifica Barawards 2018
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L’Archivio Storico, noto premium bar e ristorante napoletano, si è classificato secondo ai Barawards 2018, il premio che valorizza le eccellenze dell’ospitalità made in Italy. “Essere sul podio dei Barawards 2018 è per noi una grande soddisfazione – commenta Luca Iannuzzi, patron del locale -, è un traguardo che abbiamo raggiunto anche grazie ai numerosi voti dei clienti che affollano ogni sera…
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vesuvianonews-blog ¡ 6 years ago
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“A’ Bona Crianza” per il 2019
“A’ Bona Crianza” per il 2019 #A’BonaCrianza #cocktail
L’Archivio Storico, famoso premium bar e ristorante napoletano classificatosi secondo ai Barawards 2018, il premio che valorizza le eccellenze dell’ospitalità made in Italy, propone un brindisi alternativo per le feste. A’ Crianza è il cocktail di benvenuto che viene offerto agli ospiti dell’Archivio. Per il brindisi di fine anno o per il primo aperitivo del 2019 il bar manager Salvatore D’Anna ne…
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aneddoticamagazinestuff ¡ 8 years ago
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Intervista a Giovanni Guareschi
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Intervista a Giovanni Guareschi
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Guareschi beve un bicchiere di vino
un oste prepara la pasta per le lasagne aiutato da una cuoca
il personale del ristorante prepara i piatti
un cameriere serve un piatto di affettati a Guareschi e al giornalista seduti al tavolo
il giornalista intervista Guareschi che gli presenta i suoi due figli: Carlotta e Alberto
Guareschi beve ed inizia a rispondere alle domande del giornalista
lo scrittore mostra il menĂš al giornalista
Guareschi continua a parlare delle sue molteplici attivitĂ , in particolare della serie di romanzi dedicati al personaggio di Don Camillo
il cameriere serve il caffè
Guareschi brinda e beve al termine dell’intervista
Archivio Storico Luce http://www.archivioluce.com
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