ravenclaw, pureblood old generation, scottish, 15 years old, aquarius
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intervista;
« Hai lasciato la spilla più ambita di Hogwarts » perché no, quella da Prefetto fa un po’ schif. « Come ti senti? »
« Sto bene. » risponde con sorrisetto tranquillo, ed il muovere del capo. La mano libera picchietta un paio di volte sulla spilla da prefetto, per l’appunto dicendo anche « Credo che pure questa sia una spilla piuttosto ambita, tipo. » stringendosi appena nelle spalle. « Punti di vista suppongo, mh? » chiaramente ed aggiunge, dopo un colpetto di tosse. « Cioè, un po’ mi spiace di aver lasciato la squadra, ovvio, però non rimpiango la decisione che ho preso, ecco. »
« Tipo, non è una cosa così semplice, c’è un sacco di roba da imparare e da studiare, e da affinare la tecnica.. sai le bacchette non sono solo un pezzo di legno che ci fa fare le magie, nono. Sono tutto! »
« Avresti voglia di spiegarmi meglio quel “sono tutto”? »
« Se tu puoi esprimerti come strega, lo fai attraverso la bacchetta, ecco. Inoltre, non è il solo modo che ci consente di essere maghi e streghe più o meno forti, la bacchetta dice tutto sulle persone. Cioè, dai, come pensi di essere tu, Maegan con una bacchetta diversa da quella che hai? Una lealtа diversa, un legno o un’anima differente da quella?! [...] Se tu dovessi cambiare, cambi il tuo modo di essere, di pensare.. la bacchetta lo sente e se non è adatta alla persona che sei, dovrai cambiarla, tipo. »
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«Hai rovinato tutto»

« - stai di nuovo male »
« io non starò mai meglio. Non posso guarire. » è un sussurro, il suo. Andando a trattenere appena il respiro e facendosi man mano sempre più piccolo, avvicinando le gambe al proprio busto e piegando appena la schiena in avanti.
« è… è una cosa grave? » in un tono che se voleva essere neutrale nelle intenzioni, è ampiamente sporcato da un qualcosa di molto simile a un misto tra preoccupazione e paura della risposta stessa.
« mh » qualche secondo e finisce per stringere i pugnetti forte, scaricando poi tutta la tensione in quello che è un gesto brusco e impulsivo: la schiena che va a sbattere all`indietro. Stringe i denti e le labbra, e pare non riuscire ancora a rispondere alla domanda. Le manine ora in grembo, con l`elastico che finisce tra le dita e lo sguardo abbassato su questo. E sono istanti lunghissimi che passano, sia soggettivamente che oggettivamente parlando. Istanti nei quali va a fare dei respiri lenti, calcolati, il petto che si alza e abbassa mentre sembra stia quasi prendendo consapevolezza di quello che andrà a dire. « sono un Mannaro » così, di botto. Che appare serio e appunto razionale, così tanto che sarebbe impossibile pensare che possa star scherzando. Pronunciato con una certa fretta e ad un tono basso ma estremamente chiaro, e ci vuole qualche attimo in più per far sì che il suo stesso dire arrivi al cervello con conseguente reazione. Nemmeno la guarda con la coda dell`occhio, e qualsiasi cosa succeda « io » il respiro che va a farsi più veloce, con quel dolore acuto al petto e il tremore che prende tutto il corpo. La vista che va ad appannarsi e la schiena che torna a piegarsi un poco in avanti, forse per nascondere quegli occhi che diventano prima rossi e poi lucidi, o solo in un gesto - ancora una volta - istintivo « mi dispiace Meg » detto in un affanno, andando ad appoggiare la mano a terra mentre le gambe cadono come un peso morto, lateralmente. Apparendo ora come se gli mancasse realmente il respiro.
Svuotata. Inerme. Senza alcuna parola formulabile. Occhi che si sgranano e nocche che impallidiscono per la forza con cui si è aggrappata ai suoi stessi pantaloni. Non dice nulla. È dopo qualche istante che semplicemente inizia a scuotere la testa. No. Il volto impassibile e la testa che non sembra voler cessare di muoversi. Quelle scuse le arrivano come un eco lontano, nonostante Seb sia a qualche centimetro da lei. Non dice nulla. Non ancora. Per lunghi istanti, mentre nella sua testa rimbombano quelle tre parole, in un loop infinito e senza un vero e proprio senso. Senza che assumano davvero il significato che hanno. « No » secco. Ecco tutto ciò che ha da dire dopo un tempo troppo lungo. No. Non è possibile semplicemente. « Non è vero » dura nel tono, e anche nel volto, che rimane fisso davanti a sé, senza il minimo accenno a voler guardare il ragazzo. Anche se la serietà altrui non può essere fraintendibile, Maegan sarebbe capace di negarlo a vita. Perché semplicemente non può essere un Mannaro. Non Sebastian.
Lei dice che non è vero e lui pare stufo delle sue stesse bugie. E i pugni si stringono, le palpebre calano e « E` VERO » arrabbiato, lo urla, seppur ancora dia le spalle a Meg. La stessa che comunque riuscirà a vedere - o almeno sentire - il pugno sbattere per terra, seguito da un girarsi di scatto, verso di lei. Finendo seduto sulle ginocchia, di fronte a lei, incastrando il suo sguardo in quello altrui - se possibile « è vero » ad un tono ora leggermente più pacato, seppur il corpo intero fremi di rabbia e di voglia di spaccare qualcosa. Il respiro che si mantiene veloce, gli occhi arrossati e lucidi, seppur ancora riesca a trattenere le lacrime. « sparisco una volta al mese Meg. Sto di merda per l`Antilupo prima e dopo per la Muta. E` vero » le sputa in faccia la verità in una parlantina veloce ma sempre chiara, preso però da quelle emozioni estremamente amplificate dalla Piena, insieme all`impulsività alla quale probabilmente si pentirà di aver dato corda. Un peso sul petto che gli spezza la voce, rendendola appena tremolante « questi » e si indica le nocche arrossate, quei piccoli graffi « sono perché non riesco a gestire la rabbia » mordicchiandosi con lo stesso nervosismo il labbro inferiore, ma tenendo lo sguardo puntato in quello chiaro di lei; pretendendo pure, in qualche modo, che questo venga ricambiato. « i graffi del mese scorso, quelli sul braccio, erano per la Muta. Il caldo » e alza una mano, mostrando il palmo sbiancato, lì dove ci sono solo i segni delle unghie che ha infilato poco prima « sempre colpa dell`essere un Mannaro. » andando a deglutire, con il petto che ancora si alza e abbassa troppo veloce. E con le mani che riprendono a tremare torna ad abbassare lo sguardo « se non fosse vero non lo direi »
« STAI ZITTO » urlato, mentre gli occhi si fanno lucidi nel giro di un secondo. Le mani che vanno alle orecchie, e gli occhi che vengono strizzati forte, mentre si concentra semplicemente sulla respirazione.
Non pone chissà quale attenzione all`altra finché non è quell`urlo ad arrivargli dritto in faccia. A zittirlo davvero, a far sì che tutta la sua attenzione vada ora su di lei, bloccandolo a favore di un andare ad osservarla. E il tutto è come un coltello dritto nello stomaco. Fa più male vederla così che sentire quelle che sono le sue colpe. Con il respiro che torna ad essere irregolare, più veloce, mentre le lacrime seguono quelle di lei. I pugni stretti mentre si allontana appena, andando a sedersi e mettere distanza tra i due, quasi avesse paura di farle un ulteriore male.
Gli occhi azzurri cielo, hanno assunto una sfumatura più rossastra, e due grandi lacrime solcano le rispettive guance. « Tu » e un piccolo singhiozzo la interrompe « Tu- mi hai fatto innamorare di te » e se queste sono le parole più dolci che abbia mai riferito al Quartino, il tono è carico di dolore e rabbia. « E’ passato un anno Sebastian » dal loro primo momento alla Rimessa. « IN UN ANNO NON HAI MAI TROVATO UN GRAMO DI MOMENTO PER DIRMELO? » ed ecco altre lacrime che cadono inesorabilmente, ma non sembra abbia finito di parlare. « MI HAI INGANNATA PER UN ANNO » e questo se possibile lo urla ancora più forte. « Sei un cazzo di mannaro » e questo lo dice quasi in un sussurro, come se dovesse ripeterselo ancora un volta per metabolizzarlo meglio. « Sei classificato come Creatura Oscura dal Ministero e non ti sei nemmeno preso la briga di farmelo sapere? »
Parole che fanno male, seppur non quanto gli procuri dolore vedere l`altra in quelle condizioni. « io - » ed è troppo difficile proseguire, con quelle lacrime che continuano a scendere, il respiro mozzato, qualche singhiozzo mentre il dolore allo stomaco aumenta man mano. Un dolore acuto alla testa nel sentire tutti quegli odori, i rumori, il suo cuore battere come se dovesse uscirgli dal petto e la nausea che prende posto insieme a tutto il resto « non volevo. Non volevo farti del male. Io te lo giuro Meg. »
« LO HAI FATTO PERO’ » le hai fatto male, anche se non volevi. « COME TI SEI PERMESSO DI AVVICINARTI COSI’ TANTO A ME?! ». Il tempo di raccogliere per lo meno lo zaino, e lasciando sul pavimento di pietra piume e bigliettini vari, ed eccola pronta ad uscire dal casotto, che è diventato troppo stretto. Passi svelti, e pesanti, ma è all’uscio che si blocca, mentre le lacrime scendono. Ancora e ancora. « Hai rovinato tutto »
I'm the newest member of the broken hearts club We hate every little thing about the people that we love
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«e non dubita che cognomi come quello dello della MacGillivray lo imparerà presto»
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we’ve made every mistake / only you know the way that I break
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«Beh sì.» Che l’ha fatto per Meg. «Si impegna per organizzare queste cose, ed è la mia migliore amica.»
— Nico about Meg

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« Siamo come… come dei fili di colore diverso, solo che per noi il colore sta per il carattere. A volte ci scontriamo e ci ingarbugliamo come un gomitolo strano, però alla fine siamo insieme »
— Cràbblus, aprile 2077

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« Quindi, ora me lo dici chi è che vuole la Nephilia, e per cosa? » domanda al Grifondoro, indicando all`indietro col pollice destro Wes e Meg « E perchè la vogliono anche loro, soprattutto ».
« Ehh, non lo so se si può dire, cioè » si stringe nelle spalle, sfoderando un sorriso da buffone mentre non fa altro che lasciare la ragazza ulteriormente sulle spine « Che dici, ci possiamo fidare? » chiede consiglio a Wesley, sollevando le sopracciglia e facendola molto più losca di quanto sia in realtà.
« Mhh ci devo pensare un altro po` »
« Eeeh… io non so mica se posso aiutarvi allora… » strascina le parole in maniera canzonatoria, scoccando uno sguardo anche verso Wes come a capire cos`abbia da dire lui sul potersi fidare di lei « Beh, considerato che abbiamo il Capitano Anti Molliccio, direi che non mi serve sapere altro » in una perculata palese ma non cattiva.
« Te stacci vicino, mi raccomando » avvertimento che suona piuttosto serioso per i suoi standard « Che sennò saltano fuori gli Gnomi e ti mangiano i piedi » salvo poi stemperare il tono con un pizzico di macabra ironia.
Un sorriso tutto per il Grifondoro quando la avverte di starle vicino (anche per sempre, coff), che però va un po’ a perdersi quando cita gli gnomi. Si guarda i piedi, per un attimo, manco glieli avessero già mangiati e « Ma che schifo ». Storce un po’ il nasino però, quando arriva il momento delle istruzioni e « Io che faccio? ».
« Non farti ammazzare »

Si guarda pure i piedi, per un attimo, che sia mai che davvero arrivino gli gnomi a mangiarseli e « Che tipo di animali abitano la Foresta? ».
Con una ironica tempistica, la domanda di Maegan riceve una limpida risposta: d’improvviso, quando la corvonero ha la testa abbassata a cercare l’orma di poco prima, qualcosa arriva a tutta velocità contro la sua fronte. Il colpo è doloroso per un attimo, per via dell’impatto, che tuttavia risulta più di taglio che un secco frontale. Nondimeno, le procura un piccolo taglio proprio all’angolo della fronte, verso la tempia. Che sarà stato?
L`incantesimo gli riesce e lui va subito a recuperare il suo ramo, solo che un fruscio lo distrae facendogli sgranare gli occhi. « L`AVETE SENTITO? » ecco che inizia già a impanicarsi ricercando subito, in primis, lo sguardo di Tris e poi lanciando un`occhiata preoccupata verso Meg.
« Oh stai bene? » subito preoccupato le mette le mani sulle spalle abbassandosi un attimo. « Mi sa che non ti ci dovevo portare » ora si sente in colpa, mannaggia.
Il tutto, naturalmente, è condito da un’accompagnamento di fiabesca ed infantile risata. Cosa dicevamo sul tornare al castello prima che l’albero torni a muoversi?
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13 Febbraio
[ come promesso arriva un gufo nel pomeriggio. Nessun biglietto, né altro. Solo una busta con tre foto magiche. Nella prima Meg e Seb che sorridono - con addosso corrispettivamente la felpa dei ww e il cappello dei tornados - mentre il grifondoro va a molestare il fianco della ragazza con una manina, perché sì. Nella seconda invece il cappello è scomparso (e pure il fiocco bellissimo), solo la felpa sembra che non venga proprio toccata. Il tentativo è “farne una divertente”, e se per Meg significa fare una faccia scema, per Seb significa va caricarsela in spalla proprio come ha fatto durante la camminata nel Passaggio. Ed è proprio questo che viene catturato dalla foto: Seb che la solleva con quel super fisico (!) e Meg che scoppia a ridere. La terza foto, invece, ritrae solo Maegan. Un tentativo (un po’ malriuscito) di far provare a Seb la macchina foto: quando però il Grifondoro ha scattato Meg stava ancora spiegando il tutto. Ma non appena comprende che la foto sta per essere scattata, ecco che si apre in un largo sorriso - anche se forse un pochino impacciato. Sempre nella felpa un po’ troppo grande dei WW ]
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Durante la mattinata di sabato 13 Marzo 2077 | Scale

Un grande caos è esploso per i corridoi e per le scale più prossime al secondo piano durante la mattinata: pare che un cospicuo gruppo di studenti abbia organizzato niente meno che una partita al famoso nascondino, creando del momentaneo scalpore e qualche lamentela per il disordine lasciato tanto negli studenti nei paraggi che nei quadri e fantasmi di zona. Alcuni studenti del sesto anno giurano di aver sentito Pix, particolarmente colpito, dire nelle ore successive che non vedeva così tanto baccano dai tempi dei gemelli Weasley.
A partire da Sebastian McNamara che ha volato direttamente alla tana a cavallo della sua scopa rischiando di tagliare qualche testa ed arrivando fino alla presunta organizzatrice, Maegan MacGillivray, che è stata vista fare lo slittino per le scale mentre rincorreva, bloccata da catene, un improbabile trio formato da Wesley Hilliard, Cornelia Harris e Corine Flanagan, il gruppo di gioco era alquanto disomogeneo ed articolato. Particolarmente rilevante, anche se non ai fini della partita, è stata la presenza della prefetta Alyce Gray che, insieme al suo gatto, ha tenuto sotto controllo la situazione e lasciatosi sfuggire sotto le zampe due studentesse più piccole, Blythe Quinn e Liusaidh Campbell. Un grande duello, invece, pare essere avvenuto nei pressi della Sala Trofei, da cui sono usciti malconci Cecilia Ballentine e Dominic Murphy, ricorsi fino all’ultimo da Yara Lynch. La primissima giocatrice che ha salvato la pellaccia è invece stata Alexa Knox che, dopo essere sfuggita dalle grinfie di Cheryl Roberts al costo di qualche punto sul pannello dell’amicizia, ha raggiunto la tana solo per ritrovarsi con una mano incastrata dentro la porta dell’Ufficio dei Prefetti e dei Caposcuola. E se non si tratta di karma, si tratta dello zampino di Niall OGallagher e delle sue rune. Insieme al serpeverde, di guardia al secondo piano sono rimasti anche Bentley Jones e Tarquin MacTavish, alle prese con una sospetta scia di lumache gommose. C’è chi dice che anche Beatrice Perisher e Victoria White abbiano partecipato, anche se le due secondine si sono volatilizzate per tutto il tempo della sfida, riapparendo magicamente ai loro tavoli durante il pranzo. Fonti con amicizie ai piani bassi infine riportano che a Gisty, uno degli elfi delle Cucine, sia venuto quasi un infarto quando due studentesse, Priscilla Howard e Blythe Wharton, si sono scontrate nel tentativo di raggiungere la tana per prime, l’una come nascosta, l’altra come cercatore. In ultimo, ma non per importanza… pare che le grida di vendetta di Jonas Grayhare, imbozzolato ed incollato al pavimento dell’Aula di Incantesimi come lo spuntino di un’Acromantula, risuonino ancora oggi per i corridoi.
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Comunque dicevano che la prima regola era non parlare del club (09/04)

Mani appoggiate sul bordo del banco, e testina alta con un bel ghignetto stampato in volto. « Non tutti sanno il motivo di questa convocazione » e ora gli occhietti guizzano in particolare su CECI, EMILE e NICO « Ho avuto un’idea » oh no « e lo sto proponendo solo a voi perché mi fido » e quindi non potete deluderla (!), e qui lo sguardo cade inevitabilmente sulla BFF, per ovvie ragioni. « Non voglio girarci troppo intorno » e quindi niente chiacchiere inutili sulle caramelle oggi « Ma dovete giurarmi che non direte niente a nessuno, e dimostrarmi quindi che ho fatto bene a scegliere solo voi » e qui ora lo sguardo cade su TUTTI quanti. Manco stesse mettendo su l’Esercito di Silente sotto la Umbridge (…). Però è davvero seria, e gli occhietti passano su TUTTI, nessuno escluso, con un sopracciglio un po’ alzato in attesa del loro giuramento solenne.
Emile: Non dice nulla, ma annuisce. E poi, visto il tono con cui MAEGAN ha parlato della cosa, diciamocelo, bara anche un poco. O ci PROVA. Magari sfrutta anche il silenzio, o il fatto che benché siano in tanti, sono sicuro meno che a lezione. Ma cerca con gli occhi la figura della CORVONERO mentre, invece, a livello empatico, sembra PROVARE a sondare le emozioni altrui. E` inpratico, ancora, e ignorante su quello che sa fare, soprattutto. Ma lo ha fatto, oramai, abbastanza volte da capire come concentrarsi. CERCA di abbassare quello sputo di barriera empatica che giusto i mesi ad Hogwarts gli hanno concesso, in favore della singola emozione maggiore che MAEGAN prova. Perché se sotto quel tono serio c`è da preoccuparsi, almeno si preoccupa subito, oh. Che stia pensando di andare in guerra praticamente lo si evince da due cose: la rigidità muscolare, e il fatto che miracolosamente se ne sia pure stato zitto. Nico: Lui è uno di quelli che non sa il motivo, sì… infatti all’ “ho avuto un’idea��� va subito a muovere la mano destra col palmo in alto in direzione della CORVONERO, come a dirle di proseguire e pure spedita che mica abbiamo tutto il giorno. « Ma se ti fidi » e qui la situazione cambia. « non devo dimostrare proprio niente. » Poi dai Meg… lui, con i segreti… ha l’accesso vip. Per stavolta si abbasserà a queste quisquilie. « Ti giuro che sarò una tomba. » Magari non letteralmente, ecco. « Poi appunto tu devi fidarti della mia parola. » Quindi siamo da capo a dodici, cara MEG. « Spara. Chi dobbiamo seppellire? » B: Quando arriva la richiesta di un giuramento solenne (?) non perde tempo, staccandosi dal banco e facendo un paio di passetti avanti mentre la mano destra va a posarsi contro il petto – lì dove sotto la pelle c’è il cuoricino giallonero. « Giuro solennemente » di non avere buone intenzioni « Di non rivelare o parlare con nessuno a parte i presenti di quello che faremo » gli angoli delle labbra vanno a piegarsi spontaneamente verso l’alto, quasi non resistesse alla tentazione di ghignarsela « O vedremo. Va abbastanza bene o vuoi che mi inchino anche? Sai, per effetto » apposto « Comunque sai che non dico niente a nessuno. » lo sai, vero? Se l’è fatto il Silencio, pure se metaforico. Bly: «Non così tanto formali, su» guardando l`altra BLYTHE «Nessuno di noi vuole essere beccato, è già un buon motivo per tenere il becco chiuso.» si stringe nelle spalle alzando le sopracciglia, una certa ovvietà nel tono di voce «Però potremmo comunque decidere cosa succede alle spie, così, per precauzione» un sorrisetto malizioso le incurva le labbra, mentre squadra i compagni uno a uno. Che kattivah. Yara: Fa eco a NICO nella sua risposta quando MEG finisce di parlare aggiungendo a voce alta «Puoi fidarti» mentre fa cenno affermativo con la testa come per dare forza alle sue parole «Non siamo mica JONAS o BRAN che andiamo a raccontare tutto ai professori» e no, la frecciatina ai due infami non poteva mancare. Ceci: «Giuro di stare zitta molto zitta.» … «Solennemente.» la parola le piaceva, la sta rubando all’altra TASSA. Con una manina che si porta al petto, per dimostrare estrema sincerità, proprio. Però è vero, è sincera. «E’ morto qualcuno?» prioritario. Perché ha sentito NICO parlare di sepolture. Un’occhiata più lunga a EMILE, dato che lo vede zitto – e una alla WARTON, visto che parla di spie. Curiosità, eh, che vuole sapere anche lei cosa succede. Continua a starsene molto accigliata e addocchiare MAEGAN, manco avesse paura di perdersi la spiegazione principale. Liù: Il suo giuramento si limita ad un cenno del mento, anche se è la punizione per le spie proposta dalla WHARTON che le fa offrire a quest’ultima un lieve incurvamento di un angolo delle labbra, fino a che la testa ruota verso YARA quando apre bocca e quel mezzo sorriso si spegne « Tu piuttosto. Sei una cornacchia con il becco largo. » sbuffa pure, gentilissima proprio eh.
Quello sguardo serio, infatti, cade al primo giuramento solenne che arriva proprio da CANARINO, per lasciare spazio al solito ghigno malandrino. Di quelli che non promette niente di buono, ma tant’è. « Se vuoi » fare l’inchino, è ben accetto, e un guizzo di sopracciglia testimonia il suo divertimento alla cosa. « Ma vi ho detto che mi fido » e questo è per rispondere a NICO chiaramente, « voglio che siate convinti e che non vi tiriate indietro – o se lo fate » e fa anche una piccola pausa ad effetto « che rispettiate il segreto » questo è il succo, anche se qui non facciamo nessuna fatica a contare ciecamente su TUTTI i presenti in stanza. Un sorriso a chi ha promesso cieca fiducia, e anche a LIU’ nonostante il solo cenno di testa. « Sapete che c’è il club di duello per i grandi, no? » e fa anche una pausa in attesa di cenni e assensi vari « Ecco, io non penso sia giusto che noi veniamo esclusi » e lo pensa solo lei sulla base del niente, ma okay. (…) « Non voglio litigi » categorica, un’altra volta « Se avete qualcosa contro l’altro avrete modo di sfidarvi come dei veri maghi e streghe » e quindi senza insulti « usando la vostra bacchetta e un po’ di fantasia ». (…) « Appuntiamoci tutte le idee » quindi sia i nomi, sia i loghi sia tutte le cose bellissime che vengono proposte e che aumentano l’entusiasmo della piccoletti. « SIII, il nome in codice! » necessario diremmo qui, e ora lo sguardo divertito cade su YARA (sempre che l’incanto abbia fatto effetto) e « potremmo chiamarci Languelingua » lo dice divertita, ma insomma lei la proposta la fa. Anche se la regia dice che sono accette idee migliori. « Per il simbolo mi fido ciecamente di voi » e guarda chiaramente CECI e LIU’ « fatene uno grinzafichissimo!!!! » perché loro devono essere i più bellissimi. L’attenzione viene spostata su CANARINO e « Non ammetterei » al torneo « tutti coloro che pensano che un Impulsus sia magia nera » e fuori quindi i moralisti vari « e coloro che potrebbero fare da spioni » ciao team serpeverde.
Nico: E anche sul nome ha da ridire, sbuffando nel sentire il “Languelingua”. «O Mangialumache magari.» È ironico ovviamente, è per far capire quanto non apprezzi l’altro nome (?) «L’idea dei colori delle 4 case è bella. I nastrini non so… forse è eccessivo» o da femmine. B: « Piace anche a me l’idea dei quattro colori. Però i nastrini » occhiata verso NICO « Sono un tocco di classe, mica possiamo tenerci uno stemma noioso con scie colorate e basta » insomma go big or go home. La proposta di MEG le fa scappare una mezza risata, portandola a spostare lo sguardo su di lei « Non male come nome. Però non pensate sarebbe un po’ sospetto? Immaginate dire tipo davanti ad un professore, “ehi, più tardi ci troviamo per il Languelìngua?” » poi sguardo veloce verso il GRIFONDORO « O Mangialumache » annuisce nel dargli ragione, per bocciare il nome – senza cattiveria MEG, ti amiamo sempre – ovviamente. « Però ammetto di non avere idee migliori quindi… possiamo pensarci su, senza fretta » prova a proporre con un sorriso di default. Bly: «Non possiamo lanciarci incantesimi senza senso, un duello ha un certo… Ordine, di solito» contesta con l`aria offesa, ma non va oltre. È d`accordo sul nome, annuisce distrattamente «Per me va bene tutto» scrolla le spalle «Anche il simbolo sì, fate come volete.» e liquida la questione con un gesto della mano, lei vuole solo punire i traditori. Ceci: Lo sguardo è verso LIU’ «Siii» approva, l’enfasi sulle i aggiuntive segnala l’entusiasmo annesso. «Potremmo tenere le scie – e magari i nastri fanno tipo – non so. Stendardi? Cioè, non proprio nastrini, più nastri grossi. Da stendardo.» ah, chiarissimo. «E secondo me le scie dovrebbero essere con i glitter, ma perché brillano e perché sono carini, capito.» no. Però è per il go big or go home, anche se sta cercando di mediare tra le idee che ha sentito. Cosa medi, non si sa. «Però basterebbe dire che vogliamo incontrarci per esercitare il – Mangialumache, e sarebbe meno sospetto? Se dovessero sentirci. Anche se non dovrebbero sentirci.» come risolvere il problema alla base, perché non sembra avere problemi.
« Va bene ci penseremo! » ecco, tutti quanti! « Se a qualcuno viene in mente lo dice » ma a chi? E dove? e quando? Panico. (…) « Dobbiamo decidere un giorno preciso » sì, ecco. Necessario « E magari possiamo fare dei gruppi ? » proposta avanzata proprio a caso eh, date tutte quelle antipatie scomode nel gruppo. « Sto ancora calcolando tutto. » stratega proprio « Dobbiamo trovare anche un modo per comunicare in fretta fra di noi » e ora guarda NICO affinchè lo segni. Galeoni magici? Ah no. « E poooi, sì, qualcuno si deve occupare di capire quando incastrare gli incontri » e guarda EMILE, che aveva avanzato al proposta e magari vuole farlo lui (!).
Nico: «Gli stendardi sono meglio dei nastri» ammette, molto tranquillamente proprio. «È meglio così secondo me» risponde a LIU stavolta. «Devono essere persone di cui possiamo fidarci! Dovremo anche esporre gli altri studenti per questa cosa, e se finissero per fare la spia e mettere nei guai non solo noi, ma pure i più grandi?» Potrebbe essere un problema, quindi meglio mantenere il cerchio ristretto, che è anche più facile per gli incontri. B: Uno scrollare di spalle segue invece la risposta di CECI su cui sposta sugli occhi, arricciando il naso « Oppure possiamo seguire il consiglio di quel vecchio film babbano su un… club segreto di botte? Comunque dicevano che la prima regola era non parlare del club » un bacio a chi la capisce, con tutto il cuore. Bly: «Perfetto allora, quando sarai certa aggiornarci» con un piccolo cenno del capo, che qua se ci muoviamo troppo esplodiamo. Stringe le labbra «Per gli incastri potrei pensarci anche io, se non lo vuole fare EMILE» propone così, almeno fa qualcosa, lancia uno sguardo al tassorosso «O potremmo farlo insieme, comunque un modo si trova.» annuisce convinta.

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« come hai fatto scusa? »
La figura di Maegan la individua subito sul divano intenta a scrivere qualcosa e subito un sorriso gli si forma sulle labbra. « Ma te lo sai che Ulrick stava alla festa di San Valentino la settimana scorsa? » esordisce così mentre le parole vengono un po` distorte dall`arrivo di uno sbadiglio improvviso che non si preoccupa neanche troppo di coprire con la mano. « Secondo me stava cercando qualche tipa » e già il pensiero lo fa ridacchiare.
« Siiiii, l’ho visto! » e al Tasso non si fa nessun problema a rivelare la sua illegale presenza all’evento, anzi. Ovviamente ridacchia pure lei all’idea di Ulrick che va alla ricerca di qualche bella donzella e « secondo me se la voleva sposare lui quella fantasmina lì »
« Scusa ma in che senso l`hai visto? » eh? « Che ne sai te? » e ora la guarda un po` più serio.
E dato che è da una settimana che aspettava di raccontarglielo, appena arriva l’occasione annuncia la sua ultima bravata tutta piena di orgoglio manco fosse una grifolagna. « Lo so perché… c’ero anche io!» e ora alza anche le sopracciglia in direzione dell’altro in attesa di una qualche reazione di sorpresa, per poi continuare « Sono venuta ad Hogsmeade!!! Cioè alla festa sono rimasta poco perché – beh, era noiosissima. C’era solo gente morta» e arriccia anche il nasino, perché tutti quei fantasmi non sono stati di suo gradimento « Peròò poi sono andata da Zonko e Mielandia ed è stata grinzafichissimo!!!» e l’entusiasmo di tutta quell’avventura è percepibile nelle parole dell’altra.
E se lui è confuso, lei invece sembra parecchio divertita nel raccontare il suo illegalissimo aneddoto. « Ma che stai a di » fa scioccato sgranando anche un po` gli occhi prima di scuotere la testa esterrefatto. « Non ci posso credere » mormora salvo poi ridacchiare perché Meg è sempre piena di sorprese. « Come hai fatto scusa? » perché quella è proprio la cosa fondamentale. « Ceh ma poi io non ti ho visto. E con chi stavi? Ma ti hanno beccato? »
Nel momento in cui le dice che non ci può credere, lei non fa altro che allargare quel sorriso già troppo grande, sempre con quell’aria da furbetta da chi ne sa una più di Cosetta. «Siii, giurissimo sulle mutande di Merlino che è tutto verissimo» e va anche a mettersi una mano sul petto, giusto per rendere solenne il tutto. Le domande a fiume la fanno un po’ ridacchiare, ma aspetta che le faccia tutte prima di iniziare a spiegare il tutto «Alloooora, volevo giusto parlartene il prima possibile! C’è un passaggio che parte dal Platano Picchiatore!!! Lo conoscii?» e ovviamente si esalta ancora di più quando si parla di posti segreti, visto che per ora i pochi che conosce li ha sempre divisi col Tasso davanti a lei « Comunque sono arrivata grazie a quello!! L’ho percorso da sola e sono sbucata dalla botola… quindi ho fatto così » e quindi ha risposto alla prima domanda « E in realtà mi ha beccata Alyce… la prefetta Grifondoro, ma ci ho già parlato e ha detto che non farà la spia» e ora ecco che si amplia il sorriso nuovamente «Quindi nessuna punizione!!!» e la consideriamo una vera e propria vittoria.
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La guarda dall`alto al basso e « ora devi farmi vedere quanto sei carina con la felpa » scusateee? E probabilmente si accorge dopo delle sue stesse parole, visto quella contrazione della fronte che viene corrugata per qualche istante.
Ma è all’affermazione di lui che sgrana un po’ gli occhi e deve proprio trattenere una risata, data l’espressione confusa del terzino stesso. «Allora» e nel dirlo inizia a togliersi lentamente il mantello «Mettiamo in chiaro che io sono carina con tutto» e lo dice proprio convinta «e poi ricorda:» e ora va ad appoggiare il mantello a terra con non curanza (come se non fosse sporco e polveroso..) « non me la vedrai mai più addosso» e ora finalmente mostra la tanto amata felpa rossa dei WW aprendo le braccia, e con tanto di giravolta su stessa.
Con la nomina di molestissimo che si merita, torna ad accorciare le distanze, andando quindi a fermare la giravolta e piazzare le mani lì sui fianchi, in particolare ad altezza del girovita con le dita che vanno a sfiorare in un tocco morbido la schiena, così da poter portarsela ancora più vicina mentre abbassa la testolina, allungandosi appena per sussurrarle all`orecchio « tanto lo so, che la metti per dormire » con un sorriso furbo che va ad alzare gli angoli delle labbra mentre se ne torna a vederne eventuali reazioni. Non che lasci chissà quanto tempo prima di avvicinare le sue labbra a quelle altrui.

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Finisce la cioccolata in pochi sorsi, normalmente non lo farebbe ma «Vieni con me a studiare da qualche parte?» eh sì, qualche volta la bimba si dedica addirittura allo studio «Ho un sacco di roba arretrata, non voglio che le mamme decidano di mandarmi una strillettera.» che già non ha un bel rapporto con le lettere urlanti.
«A STUDIARE?» shock, shock because «MA DA QUANDO STUDIAMO?» e usa il plurale perché le cose loro le fanno sempre in due. e forse è solo per questo che – con tanta malavoglia e sbuffi ripetuti – si alza e la segue a “studiare”. O meglio Meg copierà cose, e la infastidirà il più possibile, che lei di studiare non ne ha proprio voglia, ma di stare con Blythe sì.
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12/2076
[ Un pacchetto giallo con sopra un fiocco blu. All'interno Seb troverà la loro foto fatta in dragonviola in una cornice nera e semplice: ]
Gira la macchina fotografica con l’obbiettivo puntato verso di loro che hanno i faccini vicini vicini e « okay tra tre secondi eh » e infatti un forte « click » è ben udibile dall’oggetto. Meg sorride e basta, niente facce buffe. E subisce pure quel dito sulla guancia con uno sbuffetto divertito. Una foto favolosa. « poi te ne do una copia! »
A quei tre secondi conta uno, conta due e con la mano che non è impegnata a toccarle la guancia con fare molesto va a punzecchiarla sul fianco, così da farle il solletico che così su quella foto ci sarà un po` di disagio e un po` di quel sorriso caruccino di lei quando ride. Bene, ora che ha rovinato la foto lui è contentissimo e « sii! »
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19/12/2076 – Rimessa
« tu mi hai ignorato »

E quindi entra quasi di corsa nel luogo speciale e subito fa scattare la testa verso il solito posto in cui lui si siede. « Sei qui » e le esce come un sospiro di sollievo. e si azzarda pure a fare un piccolo sorriso, nella speranza che venga ricambiato.
“Sei qui” e lui va a fare spallucce ed arricciare le labbra, alzando nel mentre la testolina un poco. Sono movimenti lenti i suoi, compreso quell`accennare con il mento al posto lì vicino a lui, in un invito silenzioso ad avvicinarsi.
Non rompe quel pesante silenzio. O almeno, non subito. Fa scorrere ancora un po’ di secondi, che però a lei sembrano minuti interi. « … non ho capito » cosa non lo specifica, perché probabilmente se glielo chiederà nemmeno saprà dare una risposta sensata.
« nemmeno io » schietto e freddo, lo sguardo che rimane puntato davanti a sé. Va a far scivolare le braccia attorno alle sue gambe in un semi-abbraccio, lasciando così l`incrocio e girando la testolina verso Meg, con il labbro che continua ad essere morso; stringe le labbra e « io non ci ho capito un ca**o » puntandole gli occhi addosso, con quel tono freddo e con una piccola nota di tristezza, come le stesse richiedendo qualche sorta di spiegazione.
Deglutisce lievemente e poi fa intercorrere altri secondi di silenzio, perché non sa cosa dire. Lo guarda e basta in quel tempo, cercando di fargli capire che lei non è a suo agio a parlare così e di queste cose « non ho capito cosa è successo sta mattina… » e non solo quello « cioè poi dopo mi hai ignorata tutto il tempo pure a pranzo » perché no, niente sguardi complici come sempre. « … ho sbagliato qualcosa? » e si mordicchia un po’ il labbro inferiore, perché tutte queste parole sono una fatica pronunciarle.
« tu mi hai ignorato » un tono che non lascia trapelare chissà cosa se non una freddezza che con tutta probabilità è pure volontaria; e si mordicchia il labbro ancora, il capo rivolto in avanti e lo sguardo perso davanti a sé.
« ma noi ci ignoriamo sempre quando siamo con altri » e questo lo dice con la stessa freddezza di lui nella voce. Lo sguardo sul Secondino si posa per un attimo, con quasi un’aria accusatoria, ma dura poco, visto che poi torna a guardare il muro.
« non è vero » la smentisce subito, schietto e impassibile « noi non ci ignoriamo. I biglietti? Gli sguardi? » eh, quelli non significano nulla, Meg? Perché per lui significano ed è chiaro, il tono ancora più duro e che si è alzato un poco, come la stesse effettivamente accusando in quel cercare di incrociare lo sguardo altrui - rimanendo freddo, con la mascella stretta « io quelli che ignoro non li guardo, non gli scrivo » e non gli sorride, coff. Va a serrare le labbra dopo averle sputato quelle parole con una nota evidente di rabbia, deglutendo prima di concludere che « faccio come hai fatto tu questa mattina » il tono stanco e la testolina che va ad appoggiarsi al muro dietro di sé, lo sguardo puntato davanti a sé, il capo sollevato.
« Ce li scambiamo di nascosto. » e ora anche lei fa emergere quella rabbia che è dalla mattina che sta cercando di contenere, senza nemmeno sapere il perché sia in quello stato « nessuno lo sa » e assottiglia anche un po’ gli occhi, perché non sarà lei a interrompere quel contatto visivo.
« nessuno lo sa » le fa eco « però.. » però? Ma nulla, non sa bene cosa dire e boccheggia un paio di volte, evidentemente in difficoltà, finendo solo per serrare le labbra e mordere l`interno di queste. […] In fin dei conti però è quella domanda ad importargli veramente, la stessa dove da` per scontato più del dovuto a quanto pare, e con una pazienza che nemmeno gli appartiene « perché mi hai ignorato? » sincerissimo e forse con un po` di insicurezza che palesa andando ad abbassare le palpebre e fare un respiro un po` più profondo, come se dovesse mantenere la calma. Iridi di nuovo su di lei « se non vuoi parlarmi quando ci sono gli altri è okay » va a staccare le mani dalle gambe per infilarle nelle tasche, andando a stringersi nelle spalle « ma tu non mi guardavi proprio, Meg »
Alla confusione aggiungiamo quella rabbia latente che cova da ore e il risultato non è dei migliori. Perché se lei lo guarda impassibile, lei non riesce a non trasmettere tutto quello che sente attraverso gli occhietti azzurri che ormai sono fissi su quelli di Seb. « però » e lo ripete quasi con uno sbuffo ironico. C’è sempre un però no? e quello del Grifondoro è la sua fidanzatina Serpeverde, o almeno nella testolina di Meg è così. L’occhiata confusa la coglie e ci rimane così male che sposta lo sguardo altrove. Perché a lei sembrava di essere stata chiara fino a quel momento, e aver dimostrato quello che sente per l’altro. attraverso ogni sguardo e ogni “bigliettino stupido”. Però poi è lei quella confusa a quel “perché mi hai ignorato”, una confusione che si tramuta in vero e proprio disagio quando le fa notare che nemmeno lo guardava. E figurarsi se lo guarda. Lei deglutisce un paio di volte e poi apre pure la boccuccia, ma non esce niente. Non subito almeno. Respira un pochino più profondamente, come se si stesse preparando ad andare in apnea.
« io voglio parlarti sempre »
anche quando ci sono gli altri, e così facendo svia la domanda scomoda sì, perché è chiaro che non ha intenzione di dover ammettere ad alta voce cose che non ammette nemmeno a se stessa.
Va ad incupirsi a quello sbuffo ironico, scambiando un`altra occhiata interrogativa forse con un po` di imbarazzo, ancora. No, lui non sta capendo proprio nulla, e non capisce quello sbuffo ironico che fa vacillare tutta quella sicurezza che ha sempre ostentato con la Corvonero. E pur di schiarirsi le idee va a mettere da parte orgoglio, rabbia, quell`essersela presa e tutto il resto, a favore del mostrarsi insicuro, sì, e ben lontano dall`essere menefreghista come, infondo, vorrebbe. Lo sguardo vaga su di lei senza però mostrarsi troppo insistente, osservandone le reazioni ma cercando di passare inosservato - ci prova, diciamo. Ed in tutta quella confusione forse, ad un certo punto, capisce che qualcosa che non va c`è. Nemmeno il tempo di pensare all`esplicitare qualcosa di sensato, però, che gli arriva dritto al cuore quell`ammissione dell`altra e lui come reazione va a distendere le labbra in un mezzo sorriso quanto più dolce ci sia, una sorta di tranquillità che mantiene però quella nota di tristezza a stonare leggermente. Va a girarsi un pochino, dandole ora il busto ma rimanendo con le manine nelle tasche
« Meg » è così che cercherebbe di richiamare il suo sguardo, l`espressione addolcita « che succede? »
« Niente » non succede niente, e se il tono è per un attimo secco e deciso, qualche secondo dopo sputa fuori quello che ha veramente da dire « Sei fidanzato » … « cioè – non ci sarebbe niente di male » mettiamo le mani avanti che qua l’orgoglio lo richiede « però perché non mi hai detto che stavi con quella? » quella vipera velenosa sì. « siamo… amici, no? » ecco diciamola così « perchè non mi hai detto niente? » e lo guarda per un attimo con la coda dell’occhio. A te la parola MacNamara.
Va ad aggrottare le sopracciglia a quel “niente” seriamente confuso, andando poi a sollevare le sopracciglia « cos » fidanzato? Che ci mette pure un paio di attimi in più a far girare le rotelline, ed ecco che va a rilassarsi evidentemente, le sopracciglia che si sollevano quasi fosse stupido mentre il suo sorriso va ad allargarsi sornione, tentando di trattenere una risata con chiari difficoltà - il tutto ben visibile all`altra. Così come quel tirare fuori le mani dalle tasce e lasciare che le gambe si incrocino davanti a lui, andando a picchiettarle la spalla con il ditino « Meg » attirando la sua attenzione « guarda che Heaven è solo mia amica. » alzando pure le sopracciglia […] « non pensavo… » sorriso furbo, piegando il capino in quel « che credessi alle ca**ate che dicono alla Radio » prendendola palesemente in giro.
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« Quindi? Ci stai? » passiamo ai fatti Quinn, e ora lo sguardo è proprio incastrato in quello dell’altra, in attesa di un verdetto.
E ora è il momento del verdetto per davvero. Non abbassa lo sguardo, tenendo gli occhi in quelli di Meg, ma torna a farsi pensierosa e fa passare anche qualche secondo. Insomma se la prende comoda, la verità è che ci sta pensando. « Ma sì, dai. Potrebbe essere divertente. »
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( bigliettino in risposta sempre a cena ) Sei la migliore aiutante del mondo. Wes
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