#due occhi diabolici
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...questi giorni, nella rilettura de "Il Pendolo di Foucault" di Umberto Eco, mi sono imbattuto in un passo che ho sempre adorato, un passo molto illuministico, fondamentale per la vita dell’uomo su questo pianeta, una lezione magistrale su come la meraviglia, la verità e la bellezza sulla Terra siano semplici e non è necessario cercare misteri e complicazioni che non rendono migliori le cose ma finiscono semmai per alterarle in maniera patologica.
Lo so è un brano un po’ lungo….ma vi prego leggetelo perché è una meraviglia assoluta e fornisce strumenti per questo tempo. Funziona anche se uno non ha letto il libro ed offre momenti di vera e geniale comicità...
“Mi salvò Lia, almeno per il momento.
Le avevo raccontato tutto (o quasi) della visita in Piemonte, e sera per sera tornavo a casa con nuove notizie curiose da aggiungere al mio schedario degli incroci. Lei commentava:
“Mangia, che sei magro come un chiodo.” Una sera si era seduta accanto alla scrivania, si era divisa il ciuffo in mezzo alla fronte per guardarmi dritto negli occhi, si era messa le mani in grembo come fa una massaia. Non si era mai seduta così, allargando le gambe, con la gonna tesa da un ginocchio all’altro. Pensai che era una posa sgraziata. Ma poi le osservai il volto, e mi pareva più luminoso, soffuso di un colorito tenue. L’ascoltai – ma non sapevo ancora perché – con rispetto.
“Pim,” mi aveva detto, “non mi piace il modo con cui vivi la storia della Manuzio. Prima raccoglievi fatti come si raccolgono conchiglie. Ora sembra che ti segni i numeri del lotto.”
“È solo perché mi diverto di più, con quelli.”
“Non ti diverti, ti appassioni, ed è diverso. Sta’ attento, quelli ti fanno diventare malato.”
“Adesso non esageriamo. Al massimo son malati loro. Non diventi mica matto a fare l’infermiere del manicomio.”
“Questo è ancora da dimostrare.”
“Sai che ho sempre diffidato delle analogie. Adesso mi trovo in una festa di analogie, una Coney Island, un Primo maggio a Mosca, un Anno Santo di analogie, mi accorgo che alcune sono migliori delle altre e mi chiedo se per caso non ci sia davvero una ragione.”
“Pim,” mi aveva detto Lia, “ho visto le tue schede, perché le debbo riordinare io. Qualsiasi cosa i tuoi diabolici scoprano è già qui, guarda bene,” e si batteva la pancia, i fianchi, le cosce e la fronte. Seduta così, le gambe larghe che tendevano la gonna, frontalmente, sembrava una balia solida e florida – lei così esile e flessuosa – perché una saggezza pacata la illuminava di autorità matriarcale.
“Pim, non ci sono gli archetipi, c’è il corpo. Dentro la pancia è bello, perché ci cresce il bambino, si infila il tuo uccellino tutto allegro e scende il cibo buono saporito, e per questo
sono belli e importanti la caverna, l’anfratto, il cunicolo, il sotterraneo, e persino il labirinto che è fatto come le nostre buone e sante trippe, e quando qualcuno deve inventare qualcosa di importante lo fa venire di lì, perché sei venuto di lì anche tu il giorno che sei nato, e la fertilità è sempre in un buco, dove qualcosa prima marcisce e poi ecco là, un cinesino, un dattero, un baobab. Ma alto è meglio che basso, perché se stai a testa in giù ti viene il sangue alla testa, perché i piedi puzzano e i capelli meno, perché è meglio salire su un albero a coglier frutti che finire sottoterra a ingrassare i vermi, perché raramente ti fai male toccando in alto (devi essere proprio in solaio) e di solito ti fai male cascando verso il basso, ed ecco perché l’alto è angelico e il basso diabolico. Ma siccome è anche vero quel che ho detto prima sulla mia pancina, sono vere tutte e due le cose, è bello il basso e il dentro, in un senso, e nell’altro è bello l’alto e il fuori, e non c’entra lo spirito di Mercurio e la contraddizione universale. Il fuoco tiene caldo e il freddo ti fa venire la broncopolmonite, specie se sei un sapiente di quattromila anni fa, e dunque il fuoco ha misteriose virtù, anche perché ti cuoce il pollo. Ma il freddo conserva lo stesso pollo e il fuoco se lo tocchi ti fa venire una vescica grossa così, quindi se pensi a una cosa che si conserva da millenni, come la sapienza, devi pensarla su un monte, in alto (e abbiam visto che è bene), ma in una caverna (che è altrettanto bene) e al freddo eterno delle nevi tibetane (che è benissimo). E se poi vuoi sapere perché la sapienza viene dall’oriente e non dalle Alpi svizzere, è perché il corpo dei tuoi antenati alla mattina, quando si svegliava che era ancora buio, guardava a est sperando che sorgesse il sole e non piovesse, governo ladro.”
“Sì, mamma.”
“Certo che sì, bambino mio. Il sole è buono perché fa bene al corpo, e perché ha il buon senso di riapparire ogni giorno, quindi è buono tutto quello che ritorna, non quello che passa e va e chi s’è visto s’è visto. Il modo più comodo per ritornare da dove si è passati senza rifare due volte la stessa strada è camminare in circolo. E siccome l’unica bestia che si acciambella a cerchio è il serpente, ecco perché tanti culti e miti del serpente, perché è difficile rappresentare il ritorno del sole arrotolando un ippopotamo. Inoltre se devi fare una cerimonia per invocare il sole, ti conviene muovere in circolo, perché se muovi in linea retta ti allontani da casa e la cerimonia dovrebbe essere brevissima, e d’altra parte il circolo è la struttura più comoda per un rito, e lo sanno anche quelli che mangiano fuoco sulle piazze, perché in circolo tutti vedono nello stesso modo chi sta al centro, mentre se un’intera tribù si mettesse in linea retta come una squadra di soldati, quelli più lontano non vedrebbero, ed ecco perché il cerchio e il movimento rotatorio e il ritorno ciclico sono fondamentali in ogni culto e in ogni rito.”
“Sì, mamma.”
“Certo che sì. E adesso passiamo ai numeri magici che piacciono tanto ai tuoi autori. Uno sei tu che non sei due, uno è quel tuo affanno lì; una è la mia affanna qui e uni sono il naso e il cuore e quindi vedi quante cose importanti sono uno. E due sono gli occhi, le orecchie, le narici, i miei seni e le tue palle, le gambe, le braccia e le natiche. Tre è più magico di tutti perché il nostro corpo non lo conosce, non abbiamo nulla che sia tre cose, e dovrebbe essere un numero misteriosissimo che attribuiamo a Dio, in qualunque posto viviamo. Ma se ci pensi, io ho una sola cosina e tu hai un solo cosino — sta’ zitto e non fare dello spirito — e se mettiamo questi due cosini insieme viene fuori un nuovo cosino e diventiamo tre. Ma allora ci vuole un professore universitario per scoprire che tutti i popoli hanno strutture ternarie, trinità e cose del genere? Ma le religioni non le facevano mica col computer, era tutta gente per bene, che scopava come si deve, e tutte le strutture trinitarie non sono un mistero, sono il racconto di quel che fai tu, di quel che facevano loro. Ma due braccia e due gambe fanno quattro, ed ecco che quattro è lo stesso un bel numero, specie se pensi che gli animali hanno quattro zampe e a quattro zampe vanno i bambini piccoli, come sapeva la Sfinge. Cinque non parliamone, sono le dita della mano, e con due mani hai quell’altro numero sacro che è dieci, e per forza sono dieci persino i comandamenti, altrimenti se fossero dodici quando il prete dice uno, due, tre e mostra le dita, arrivato agli ultimi due deve farsi prestar la mano dal sacrestano. Adesso prendi il corpo e conta tutte le cose che spuntano dal tronco, con braccia, gambe, testa e pene sono sei, ma per la donna sette, per questo mi pare che tra i tuoi autori il sei non sia mai stato preso sul serio se non come doppio di tre, perché funziona solo per i maschi, i quali non hanno nessun sette, e quando comandano loro preferiscono vederlo come numero sacro, dimenticando che anche le mie tette spuntano in fuori, ma pazienza. Otto — mio dio, non abbiamo nessun otto…. no, aspetta, se braccia e gambe non contano per uno, ma per due, per via del gomito e del ginocchio, abbiamo otto grandi ossa lunghe che sballonzolàno in fuori, e prendi queste otto più il tronco e hai nove, che se poi ci metti la testa fa dieci. Ma sempre girando intorno al corpo ne cavi fuori tutti i numeri che vuoi, pensa ai buchi.”
“I buchi?”
“Sì, quanti buchi ha il tuo corpo?”
“Be’,” mi contavo. “Occhi narici orecchie bocca culo, fa otto.”
“Vedi? Un’altra ragione per cui otto è un bel numero. Ma io ne ho nove! E col nono ti faccio venire al mondo, ed ecco perché nove è più divino di otto! Ma vuoi la spiegazione di altre figure ricorrenti? Vuoi l’anatomia dei tuoi menhir, che i tuoi autori ne parlano sempre? Si sta in piedi di giorno e sdraiati di notte — anche il tuo cosino, no, non dirmi cosa fa di notte, il fatto è che lavora diritto e si riposa sdraiato. E quindi la stazione verticale è vita, ed è in rapporto col sole, e gli obelischi si rizzano in su come gli alberi, mentre la stazione orizzontale e la notte sono sonno e quindi morte, e tutti adorano menhir, piramidi, colonne e nessuno adora balconi e balaustrate. Hai mai sentito parlare di un culto arcaico della ringhiera sacra? Vedi? E anche perché il corpo non te lo permette, se adori una pietra verticale, anche se siete in tanti la vedete tutti, se invece adori una cosa orizzontale la vedono solo quelli in prima fila e gli altri spingono dicendo anch’io anch’io e non è un bello spettacolo per una cerimonia magica…”
“Ma i fiumi…”
“I fiumi non è perché sono orizzontali, ma perché c’è dentro l’acqua, e non vorrai che ti spieghi il rapporto tra acqua e corpo… Oh insomma, siamo fatti così, con questo corpo, tutti, e per questo elaboriamo gli stessi simboli a milioni di chilometri di distanza e per forza tutto si assomiglia, e allora vedi che le persone con sale nella testa se vedono il fornello dell’alchimista, tuto chiuso e caldo dentro, pensano alla pancia della mamma che fa il bambino, e solo i tuoi diabolici vedono la Madonna che sta per fare il bambino e pensano che sia un’allusione al fornello dell’alchimista. Così hanno passato migliaia di anni a cercare un messaggio, e tutto era già lì, bastava si guardassero allo specchio.”
“Tu mi dici sempre la verità. Tu sei il mio Me, che poi è il mio Sé visto da Te. Voglio scoprire tutti i segreti archetipi del corpo.” Quella sera inaugurammo l’espressione “fare gli archetipi” per indicare i nostri momenti di tenerezza.
Mentre già mi abbandonavo al sonno, Lia mi toccò una spalla. “Dimenticavo,” disse. “Sono incinta.”
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Trauma (1993) – The EOFFTV Review
Dario Argento’s 12th feature as director, his first full length film shot entirely outside Italy after his half of the anthology Due occhi diabolici/Two Evil Eyes (1990) made with George A. Romero, plays better today than it did in 1993. Coming on the back of a run of films regarded by many as Argento at his peak, from his debut L’uccello dalle piume di cristallo/The Bird With the Crystal Plumage…
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ORIGINAL PICS on Set ‼️
Il Fantasma dell’opera
Suspiria
Due Occhi Diabolici
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Due occhi diabolici (1989)
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Two Evil Eyes: The Black Cat (Dario Argento, 1990)
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Two Evil Eyes / Due occhi diabolici (1990, Dario Argento, George A. Romero)
4/15/20
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“The Black Cat”
Two Evil Eyes / Due Occhi Diabolici (1990) dirs. Dario Argento & George A. Romero
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October Horror Films 2019 | Day 23 | Due occhi diabolici (Two Evil Eyes) (dir. George Romero and Dario Argento; ADC Films/Gruppo Bema 1990)
Trailer:
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Block: Anthologies
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Due occhi diabolici (Two Evil Eyes, 1990)
"You're superstitious. I think it's because she's a black cat. You know where those superstitions began, don't you, it was in the Middle Ages. The Inquisitors burned women and black cats because they thought they were witches, 'til finally there weren't many black cats left. Cats remember, so they don't trust."
#due occhi diabolici#two evil eyes#george a. romero#dario argento#body horror tw#italian american coproduction#horror film#anthology film#edgar allan poe#adrienne barbeau#ramy zada#bingo o'malley#e. g. marshall#harvey keitel#madeleine potter#john amos#tom atkins#sally kirkland#martin balsam#jonathan adams#depending on what you read this was either meant to be a four way collaboration with wes craven and john carpenter or episodes of a cable#series based on the work of poe with other episodes by michele soavi and richard stanley (who was to direct a version of amontillado with#michael gambon as fortunato and jonathan pryce as montresor so add that to the list of amazing films that never got made)#whichever it was meant to be it ended up being this. two short films stuck together. romero argento poe and cameos from genre faves#tom savini e.g. marshall tom atkins and kim hunter. it should be brilliant then! its not. but it is good. just uneven. stylistically the tw#films are very different. romero's take on m. valdemar is a little workmanlike but a good cast and assured handling keep it engaging#argento's black cat is much more creative but also much more hit and miss. the ott effects and grotesque crime scenes take away a bit from#the film but the last ten minutes in which keitel must escape his house whilst handcuffed to a corpse is argento at his very best#confident stylish and incredibly tense. his cast is good again but be warned contains some unpleasant scenes of a cat being treated horribl#although the credits ensure us that the cat actor wasn't mistreated at all it's still a difficult viewing experience at times
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Il fatto è che, per quanto mi manchino i tuoi occhi, non posso dimenticarmi di quello che mi facesti.
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Trailer for Dario Argenot & George A. Romero’s Two Evils Eyes (1990) (aka Due occhi diabolici) [source]
A horror flick written & directed by George Romero and Dario Argento. The film is split into two separate tales, both based largely on the works of Edgar Allan Poe. The first part, "The Facts in the Case of M. Valdemar", was directed by Romero and stars Adrienne Barbeau, and showcases Romero’s traditional mix of horror with social commentary, especially capitalism. The second part, "The Black Cat", was directed by Argento and stars Harvey Keitel, and blends a number of Poe references into a new narrative. Both of the tales were filmed in and take place in contemporary Pittsburgh. Romero collaborator Tom Savini provides the film's special make-up and gore effects, and appears (uncredited) briefly in "The Black Cat" segment portraying a serial killer who looks like Edgar Allan Poe.
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Adrienne Barbeau (Adrienne Jo Barbeau) — (11/06/1945 - ) Local de Nascimento: Sacramento (EUA) Atriz
Filmes:
Alguém Me Vigia (Someone's Watching Me!/1978)
The Darker Side of Terror (1979)
A Bruma Assassina (The Fog/1980)
O Monstro do Pântano (Swamp Thing/1982)
Creepshow: Arrepio do Medo (Creepshow/1982)
O Enigma de Outro Mundo (The Thing/1982)
Terror na Ponte de Londres (Bridge Across Time/1985)
Open House (1987)
Cannibal Women in the Avocado Jungle of Death (1989)
Dois Olhos Satânicos (Due occhi diabolici/1990)
Roedores da Noite (Burial of the Rats/1995)
O Convento (The Convent/2000)
Seita da Escuridão (Ring of Darkness/2004)
Unholy (2007)
War Wolves (2009)
Alice Jacobs Is Dead (2009)
Tales of Halloween (2015)
Hell's Kitty (2018)
Big Legend (2018)
Malevolence 3: Killer (2018)
The Chain (2019)
Exorcism at 60,000 Feet (2019)
Hoax (2019)
Gates of Darkness (2019)
Hellblazers (2022)
Curta-metragem:
Little Willy (2019)
Oddities (2023)
Séries de TV:
Ilha da Fantasia (Fantasy Island/1978 - 1983) - Midnight Waltz/Let Them Eat Cake - The Pug/Class of '69 - Return to Fantasy Island
Além da Imaginação (The Twilight Zone/1985) - Teacher's Aide/Paladin of the Lost Hour (1985) ... Ms. Peters (segment "Teacher's Aide")
Monsters (1989) - All in a Day's Work
Sabrina, a Aprendiz de Feiticeira (Sabrina the Teenage Witch/2001) - The Gift of Gab
The Chronicle (2002) - Tears of a Clone (2002)
Dexter (2009) - Living The Dream (2009)
Monstro do Pântano (Swamp Thing/2019) - Long Walk Home (2019)
Creepshow (2019) - Gray Matter/The House of the Head (2019)
American Horror Stories (2021)
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Two Evil Eyes / Due Occhi Diabolici (1990) dirs. Dario Argento & George A. Romero
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ROMERO DAYS #7: Two Evil Eyes (1990)
ROMERO DAYS #7: Two Evil Eyes (1990)
Lo ripeterò: sì, facciamo quello che tecnicamente è e non è un film di Romero, nel senso che sono due storie di Edgar Allan Poe, una diretta da Romero ed una da Dario Argento. “Quale Dario Argento?” potreste chiedervi, “quello di Suspiria o quello di Dracula 3D?” La prima storia è diretta da Romero, ed è un adattamento della storia corta di Poe “I Fatti Riguardanti il caso Valdemar”, con…
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