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Marzia Dell'Aria
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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Nacque a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, il 6 luglio 1907.
Un evento terribile, il 17 settembre 1925, all'età di 18 anni, cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra sul mondo. Frida all'uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro per tornare a casa e pochi minuti dopo rimase vittima di un incidente causato dal veicolo su cui viaggiava ed un tram. L'autobus finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell'incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l'osso pelvico spezzato in tre punti. Inoltre, un corrimano dell'autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina. Nel corso della sua vita dovette subire ben 32 operazioni chirurgiche. Dimessa dall'ospedale, fu costretta ad anni di riposo nel letto di casa, col busto ingessato. Questa situazione la spinse a leggere libri sul movimento comunista e a dipingere. Il suo primo lavoro fu un autoritratto, che donò al ragazzo di cui era innamorata. Da ciò la scelta dei genitori di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che potesse vedersi, e dei colori. Iniziò così la serie di autoritratti. "Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio" affermò. Dopo che le fu rimosso il gesso riuscì a camminare, con dolori che sopportò per tutta la vita. Fatta dell'arte la sua ragion d'essere, per contribuire finanziariamente alla sua famiglia, un giorno decise di sottoporre i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell'epoca, per avere una sua critica.
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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Cocktail ben assortito di genialità e delirio, pittore del surreale e di mondi onirici, Salvador Dalì ha avuto una vita segnata dalla stranezza fin dal principio. Nato a Figueras il giorno 11 maggio 1904 - il nome completo è Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Pùbol - dopo tre anni dalla morte del primo fratello, il padre pensò bene di chiamarlo allo stesso modo, forse per non essere mai riuscito a dimenticare il primogenito. Una circostanza un po' "malata", che non ha certo giovato all'equilibrio mentale del piccolo Salvador, il quale, natìo della Catalogna, appena adolescente espone alcuni dipinti presso il teatro municipale della sua cittadina, riscuotendo un significativo apprezzamento critico.
Nel 1921 si iscrive all'Accademia di belle arti di San Fernando a Madrid, dove stringe amicizia con il regista Luis Buñuel e il poeta Federico Garcìa Lorca. Con quest'ultimo trascorre l'estate a Cadaqués nel 1925. L'anno successivo soggiorna a Parigi, dove incontra Pablo Picasso, e viene espulso dall'Accademia. La sua prima pittura è connotata dalle influenze futuriste, cubiste, e soprattutto dall'opera di Giorgio De Chirico. Negli anni successivi il suo sodalizio artistico e intellettuale con Lorca e Buñuel produce lavori di scenografia teatrale e cinematografica, come i due celebri film "Un chien andalou "e "L'âge d'or".
Sul piano pittorico ben presto la sua attenzione viene attirata dalle riproduzioni di dipinti di Max Ernst, Miró e Tanguy, i maestri dell'inconscio tradotto su tela. Nel 1929 entra finalmente nel gruppo dei surrealisti e nel 1931, insieme a Breton, elabora gli "oggetti surrealisti a funzione simbolica". Ma il surrealismo di Salvador Dalí è comunque fortemente personalizzato: ispirato a De Chirico ed imbevuto di richiami alla psicanalisi freudiana, é caratterizzato da una tecnica minuziosa, levigata e fredda.
Nel 1930 pubblica "La femme visible", saggio dedicato a Gala, sua moglie dal 1929, modella e musa per tutta la vita. Questo libro segna un nuovo orientamento di Dalí, che inizia a coniugare un realismo quasi accademico con un delirio deformante, talvolta macabro. Qualche anno dopo si scontra con i surrealisti a proposito del dipinto "L'enigma di Guglielmo Tell", sinché nel 1936 avviene una prima rottura con il gruppo di Breton, che diventerà definitiva tre anni dopo. Nel frattempo Dalí aveva partecipato all'Esposizione internazionale dei surrealisti a Parigi e ad Amsterdam.
Tra il 1940 e il 1948 vive a New York, insieme a Gala Éluard, occupandosi di moda e design. In questi anni ha occasione di esporre le sue opere al Museum of Modern Art insieme a Miró e di contribuire, con il disegno delle scene, al film di Alfred Hitchcock "Io ti salverò". Al termine del soggiorno statunitense rientra in Europa insieme a Gala.
Nel 1949 prosegue l'attività scenografica per il cinema collaborando con Luchino Visconti. Nel decennio sucessivo espone in Italia, a Roma e Venezia, e a Washington. Nel 1961 viene messo in scena a Venezia il Ballet de Gala, con coreografie di Maurice Béjart. Sono molte le esposizioni negli anni successivi, a New York, Parigi, Londra, sino all'importante antologica a Madrid e Barcellona nel 1983.
Sette anni dopo espone le sue opere stereoscopiche al Guggenheim Museum e a maggio del 1978 viene nominato membro dell' Accadémie des Beaux-Artes di Parigi. L' anno seguente si tiene una retrospettiva di Dalí al centre Georges Pompidou di Parigi, trasferita poi alla Tate Gallery di Londra. Il 10 giugno 1982 muore Gala e nel luglio dello stesso anno gli viene conferito il titolo di "archese di Pùbol" Nel maggio del 1983 dipinge "La coda di rondine", suo ultimo quadro. Nel 1984 riporta gravi ustioni a causa dell'incendio della sua camera al castello di Pùbol, dove ormai risiede stabilmente. Salvador Dalì muore il 23 gennaio 1989 nella torre Galatea a causa di un colpo apoplettico.
In rispetto alle sue volontà viene sepolto nella cripta del Teatro-Museo Dalí a Figueras. Nel suo testamento lascia allo Stato spagnolo tutte le opere e le sue proprietà. Viene organizzata una grande retrospettiva postuma nella Staatsgalerie di Stoccarda, trasferita poi alla Kunsthaus Zurich.
Biografia presa da http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=886&biografia=Salvador+Dal%EC
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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“Non ho mai smesso di considerarmi un fotografo che scrive.”
Ferdinando Scianna started taking photographs in the 1960s while studying literature, philosophy and art history at the University of Palermo. It was then that he began to photograph the Sicilian people systematically. Feste Religiose in Sicilia (1965) included an essay by the Sicilian writer Leonardo Sciascia, and it was the first of many collaborations with famous writers. Scianna moved to Milan in 1966. The following year he started working for the weekly magazine L'Europeo, first as a photographer, then from 1973 as a journalist. He also wrote on politics for Le Monde Diplomatique and on literature and photography for La Quinzaine Littéraire. In 1977 he published Les Siciliens in France and La Villa Dei Mostri in Italy. During this period Scianna met Henri Cartier-Bresson, and in 1982 he joined Magnum Photos. He entered the field of fashion photography in the late 1980s. At the end of the decade he published a retrospective, Le Forme del Caos (1989). Scianna returned to exploring the meaning of religious rituals with Viaggio a Lourdes (1995), then two years later he published a collection of images of sleepers - Dormire Forse Sognare (To Sleep, Perchance to Dream). His portraits of the Argentinean writer Jorge Luis Borges were published in 1999, and in the same year the exhibition Niños del Mundo displayed Scianna's images of children from around the world. In 2002 Scianna completed Quelli di Bagheria, a book on his home town in Sicily, in which he tries to reconstruct the atmosphere of his youth through writings and photographs of Bagheria and the people who live there.
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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Boulevard du Temple - Daguerre, 1838
Si tratta probabilmente della prima fotografia conosciuta di una persona vivente. Rappresenta, innanzi tutto, una via trafficata. Tuttavia, poiche' il tempo di esposizione e' di oltre 10 minuti, il traffico e' passato troppo rapidamente e non appare nell'immagine. Vi appare soltanto l'uomo in basso a sinistra, il quale e' rimasto fermo per il tempo necessario a farsi lucidare le scarpe. Come la maggior parte dagherrotipi, l'immagine e' invertita lateralmente (come in uno specchio).
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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Guernica - Pablo Picasso, 1937. Il dipinto qui sopra rappresenta, secondo Picasso, la guerra civile spagnola del 1937. Fece si che il mondo venisse a conoscenza di ciò che stava accadendo a quel tempo in Spagna. Il dipinto, fece il giro del mondo in pochissimo tempo.
Guernica di Pablo Picasso Le figure sono piatte, le forme sgraziate, deformate, i movimenti e i gesti sono esasperati. Nella metà di sinistra del quadro tutto è orrore, morte, disperazione. Il toro, simbolo della brutalità, è impassibile e trionfante, vincitore sull'uomo, che è simboleggiato dalla testa spezzata della statua, come se si trattasse di una corrida al contrario. Il cavallo è il popolo che trafitto e colpito a morte si contorce per il dolore. Una mano stringe inutilmente una spada che è spezzata, cioè inservibile contro i tedeschi. Una madre grida il proprio dolore straziante e abbraccia il figlio morto. Nella metà di destra una donna fugge da una casa in fiamme e altre donne implorano che sorga una nuova luce, vera non artificiale che possa far rinascere un fiore che appassisce accanto alla spada. Il quadro è dipinto in bianco nero e grigio, non c'è colore, simbolo di realtà, di vita, perché Picasso vuole dimostrare che la morte è nel quadro. Diventa quindi il grido di dolore contro tutte le guerre.
Ufficiale: «Avete fatto voi questo orrore, maestro?» 
Picasso: «No, è opera vostra»
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marziadellaria-blog1 · 8 years ago
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"For me the camera is a sketch book, an instrument of intuition and spontaneity, the master of the instant which, in visual terms, questions and decides simultaneously. In order to ‘give a meaning’ to the world, one has to feel oneself involved in what one frames through the viewfinder. This attitude requires concentration, a discipline of mind, sensitivity, and a sense of geometry – it is by great economy of means that one arrives at simplicity of expression "
- Henri Cartier-Bresson
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